TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA DI CANNE

Data: 2 AGOSTO 216 a.C.
Luogo: CANNE (villaggio della Puglia, 15 km da Barletta)
Eserciti in campo: ROMANO e CARTAGINESE
Contesto: 2a GUERRA PUNICA
Protagonisti:
LUCIO EMILIO PAOLO (Console romano)
TERENZIO VARRONE (Console romano)
LUCIO ATTILIO (generale romano)
MINUCIO RUFO ( generale romano)
GNEO SERVILIO ( generale romano)
ANNIBALE (generale, comandante dell’esercito cartaginese)
ASDRUBALE (generale cartaginese)
MAARBALE (generale cartaginese)
MAGONE (generale cartaginese)
ANNONE (generale cartaginese)
GISCONE (generale cartaginese)

La battaglia:

La battaglia di Canne, avvenuta il 2 agosto del 216 a.C., che vide fronteggiarsi l’esercito romano e quello cartaginese, è da considerarsi il più importante evento bellico dell’antichità. L’esercito cartaginese, guidato dall’abile generale Annibale, era disceso in Italia due anni prima passando dalle Alpi, sconfisse i romani al Ticino e al Trasimeno, ma, indebolito dalle battaglie, non attaccò Roma e si diresse, attraverso le Marche, in Puglia.

L’esercito romano per mesi aveva rincorso questo temibile nemico senza mai attaccarlo, ma cercando di logorarlo con azioni di guerriglia. Canne era un piccolo villaggio della Puglia, sulla sponda destra del fiume Ofanto, poco distante da Barletta, che, abbandonato dai suoi abitanti, era diventato un piccolo presidio dei romani, i quali utilizzarono le casupole come magazzini per il grano e per altre derrate alimentari.

L’esercito romano inviato per sconfiggere definitivamente Annibale era composto da circa 100 mila uomini, la maggior parte dei quali giovanissimi, inesperti all’arte della guerra. Di contro, l’esercito cartaginese poteva contare su circa 50 mila soldati, la metà dei romani, e per di più senza l’aiuto di quelle terribili macchine da guerra che erano gli elefanti, perché dei trentasette pachidermi con cui nel 218 a.C. Annibale aveva varcato le Alpi, a Canne non ne rimaneva nemmeno uno. Erano tutti morti.

L’esercito romano era guidato, com’era d’uso all’epoca, da due consoli, Lucio Emilio Paolo e Terenzio Varrone, che assumevano il comando a giorni alterni. Una consuetudine questa che, come vedremo di seguito, costerà molto cara ai romani. Il giorno della battaglia il comando dell’esercito veniva assunto da Terenzio Varrone che, come stratega, era infinitamente inferiore al suo collega Lucio Emilio Paolo, il quale quel giorno non aveva voce in capitolo. 

Davanti all’immenso esercito romano, che Varrone, commettendo un grosso errore tattico, aveva schierato su un fronte di soli due chilometri, Annibale aveva disposto una sola fila di soldati lungo tutto il fronte, senza rinforzi alle spalle. Questi, destinati ad essere massacrati al primo urto contro i romani, erano per lo più galli e spagnoli, mentre più indietro, ai lati, il generale cartaginese mette le fanterie cartaginesi e libiche; la sua cavalleria pesante, comandata dal fratello Asdrubale, viene contrapposta, a sinistra, a quella romana, comandata dal console Lucio Emilio Paolo, mentre a destra, quindi contro Terenzio Varrone, colloca la cavalleria leggera numida, comandata da Maarbale.

Annibale resterà al centro, con al suo fianco l’altro suo fratello Magone e i generali Giscone e Annone.Varrone, che non riesce a capire che lo schieramento avversario così sottile non può essere che un tranello di Annibale, dà l’ordine alla fanteria pesante romana di muovere all’attacco e con un urto violentissimo travolge quella sottile schiera di galli e spagnoli e si incunea nel varco così apertosi.

La cavalleria leggera romana di Lucio Emilio Paolo viene attaccata da quella pesante di Asdrubale e, non avendo possibilità di manovra, essendo chiusa da un lato dal fiume e dall’altro dalla sua stessa fanteria che avanza, viene decimata ed anche il console cade sul campo da coraggioso.Mentre il grosso della fanteria pesante romana viene massacrato dalle due ali di fanti punici e libici, Annibale ordina alla cavalleria leggera numida, agli ordini di Maarbale, l’attacco contro la cavalleria pesante di Terenzio Varrone, il quale si vede precludere qualsiasi via di ritirata dall’arrivo della cavalleria di Asdrubale, libera di inserirsi nella manovra dopo aver spazzato via Lucio Paolo Emilio. 

Secondo i piani di prestabiliti di Annibale, la sua famosa manovra “a tenaglia”, sta per chiudersi con successo. Ad uno ad uno cadono tutti i comandanti dell’esercito romano: Emilio Paolo, Minucio Rufo, Gneo Servilio. Si salva solo Terenzio Varrone, il maggior responsabile della disfatta che, una volta tornato a Roma, incredibile a dirsi, verrà lodato e ringraziato dal Senato e potrà proseguire nella carriera politica e militare.

Tornando alla battaglia, l’esercito romano, ormai abbandonato a sé stesso, circondato da tutte le parti, viene massacrato in una mischia gigantesca. Una carneficina.E’ sicuramente la prima volta nella storia che in una battaglia campale esca vincitore chi dispone esattamente della metà delle forze dell’avversario.I morti romani furono circa 50 mila, 28 mila i prigionieri e pochissimi i superstiti; dalla parte cartaginese, invece, i morti furono circa seimila, di cui quattromila erano i galli destinati a sostenere il primo urto della fanteria pesante romana.

Al tramonto era tutto finito. Annibale diede ordine al fratello Magone di portare la notizia della vittoria a Cartagine. Adesso ci si aspetta che egli marci su Roma, ma, al contrario, forse per troppa prudenza e cautela non attaccherà mai l’Urbe.

Ecco come Polibio descrive una fase della battaglia di Canne nel libro "Storie" :

"Quando le avanguardie entrarono in azione, il combattimento fra le forze armate alla leggera ebbe, in un primo tempo, esito pari: non appena però i cavalieri iberi e celti dell'ala sinistra vennero a contatto con la cavalleria romana, ne seguì una battaglia veramente barbarica: essi non lottavano infatti, secondo l'usanza, con conversioni e mutamenti di fronte, ma, una volta entrati nella mischia, smontavano da cavallo e combattevano avvinghiati corpo a corpo ai nemici. Le forze cartaginesi infine riuscirono superiori e, benchè i romani combattessero tutti con disperato coraggio, ne uccisero nella mischia la maggior parte e respinsero i rimanenti lungo il fiume, menandone strage e colpendo senza pietà; le forze di fanteria allora, ricevute negli intervalli le milizie leggere, cozzarono le une contro le altre ".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
& Francomputer

Bibliografia: 
“MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"- Curcio Editore
Istoria dell'Antica Grecia e Romana, Conti Ed. 1822.
“Storia d'Italia” - Montanelli - Fabbri Editori.


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