I VICHINGHI, 
BARBARI CIVILISSIMI

Un popolo predatore che invase l'Europa per fame ma rivelò caratteristiche e personalità sorprendenti

 di CARLO SANGALLI 

8 giugno 793: I monaci dell'isola di Lindisfarne, a nord-est dell'Inghilterra, se ne stavano tranquilli come d'abitudine svolgendo le normali attività di tutti i giorni. Stavano mettendo da parte il fieno per l'inverno approfittando della bella giornata e nulla faceva presagire quanto sarebbe avvenuto di lì a poco. Verso mezzogiorno spuntarono all'orizzonte delle navi dall'aspetto singolare che puntavano decise verso la costa; nessuno ci fece caso più di tanto poiché era normale che le imbarcazioni si fermassero sull'isola, chi per chiedere soccorso, chi per lasciare donazioni o rifornimenti, per aiutare i mansueti ecclesiastici.

Lindisfarne era infatti considerato uno dei principali luoghi di pellegrinaggio d'Inghilterra, dunque non era affatto strano vedere arrivare delle navi sconosciute. Ma questa volta era diverso. In poco tempo si scatenò l'inferno, gli occupanti delle navi irruppero a terra brandendo asce e spade, si scagliarono contro gli abitanti del luogo e li uccisero in maniera agghiacciante, senza che questi riuscissero a difendersi. La maggior parte morirono sotto i colpi della spada, alcuni però vennero atrocemente torturati, furono uccisi anche i servi del monastero e le loro famiglie, le poche donne che risiedevano sull'isola furono vittime del trattamento peggiore. Terminata la strage gli stranieri saccheggiarono tutto quello che trovarono e finalmente soddisfatti della loro spedizione tornarono da dove erano venuti. Questo racconto, probabilmente in parte "colorito" dalle cronache britanniche dell'epoca, ha un'importanza storica notevole. 

Quell'8 giugno l'Europa civile fece conoscenza dei vichinghi. Da allora e per due secoli e mezzo chiunque volesse governare sul nord del vecchio continente non poté fare a meno di fare i conti con questo popolo barbaro nei costumi, ma straordinariamente progredito nelle tecniche di combattimento e di navigazione. Da allora in poi gli assalti si susseguirono a ritmo impressionante e la loro dinamica era sempre la stessa: le navi comparivano improvvisamente all'orizzonte e, prima che la popolazione potesse organizzare la benché minima difesa, i loro occupanti erano già a terra; dopo c'erano solo morte e distruzione. Gli invasori rubavano tutto ciò che poteva interessarli, donne comprese, e distruggevano il resto, poi come erano comparsi, altrettanto velocemente sparivano. Erano dei pirati contro cui non ci si poteva difendere, anche perché ci vollero circa vent'anni solo per scoprire da dove venivano.

Non esistono certezze sull'etimologia della parola vichinghi, ma la diverse ipotesi proposte coincidono nell'individuarne l'origine in qualche termine bellico o marittimo, mentre prima della comparsa del termine "vichingo" venivano chiamati Normanni, Ascomanni, gente del nord e così via: insomma dalla loro denominazione risultano evidenti due cose: che i vichinghi non erano degli stinchi di santo e che provenivano dalla Scandinavia. In effetti fino ad allora la penisola che occupa l'estremo nord dell'Europa era sconosciuta al resto del continente; essa era un pezzo di terra che stava là, si sapeva che era popolato, che era freddo e inospitale, ma a nessuno era mai venuto in mente di esplorarlo, anche perché pareva impossibile trarre qualche vantaggio da un territorio con tali caratteristiche.

Da alcuni secoli, cioè da quando emigrarono i goti, i burgundi e le altre popolazioni nord germaniche che invasero l'Europa, la Scandinavia era per così dire, fuori dalla storia. La migrazione aveva lasciato ampi territori praticamente inabitati, solo pochi villaggi, e dalle cronache non trapela nulla che lasci presagire un'invasione come quella che effettivamente avvenne. Proprio questa carenza di informazioni rende difficile capire perché si sia arrivati a questa esplosione, tanto improvvisa quanto violenta.
L'ipotesi più probabile è quella del sovrappopolamento: in quattro secoli di vita pacifica probabilmente la comunità norvegese, ma anche danese e svedese, è talmente cresciuta numericamente che le scarse risorse fornite dalla terra non bastavano per sfamare tutti: per questo un popolo che non aveva mai avuto rapporti con l'esterno decise di andare a vedere cosa trovava altrove; e quello che trovò se lo prese. La costa settentrionale della Francia, l'Inghilterra, l'attuale Benelux, la Germania ed i paesi del Baltico, ma anche la stessa Spagna, ebbero la sfortuna di essere i territori più vicini alla Scandinavia, non poterono dunque evitare di diventare il bersaglio preferito dei vichinghi.

I vichinghi erano barbari, non esiste altro modo per definirli, anzi la parola barbaro assume con essi un significato quanto mai pieno. La loro cultura era scarna, la loro lingua semplice e colorita, l'organizzazione gerarchica andava poco oltre quella della tribù, erano dei popoli organizzati in forma di villaggio, ma nonostante tutto ciò erano talmente abili nella navigazione e feroci nel combattere che sconfissero ogni loro avversario fino oltre l'anno mille. Una tale imbattibilità derivava anche dal fatto che loro non attaccavano per brama di conquista o per motivi politici, le loro invasioni erano dettate dalla necessità di approvvigionamento o per cercare terre coltivabili, erano rapine e ruberie veloci ed inattese, che terminavano con la ritirata dei vincitori. L'arabo Ibn Faldan durante un suo viaggio a Bulgar, città sul Volga che divenne uno dei principali centri del commercio dei vichinghi, ebbe modo di incontrare dei mercanti scandinavi e nelle sue memorie li descrive così: "Mai prima d'ora ho veduto uomini di complessione fisica più perfetta, essi sono alti come palme da dattero e hanno i capelli fulvi." Racconti analoghi sono piuttosto diffusi tra coloro che incontrarono i guerrieri svedesi, ma questa fama non è poi così meritata: in effetti gli studi sugli scheletri rinvenuti hanno dimostrato che i vichinghi erano sì più alti della media dell'epoca, ma la loro statura media si aggirava attorno al metro e settanta.

Inoltre il clima di provenienza non favoriva certo la perfezione fisica. Reumatismi, artrite e altre malattie causate dal freddo dovevano rappresentare una piaga non indifferente per quei popoli che non eccellevano certo nella scienza medica; noi sappiamo che i neonati deboli o malaticci venivano esposti al freddo perché morissero (similmente a quanto avveniva a Sparta), ma nonostante ciò ci sono giunti numerosi scheletri con le ossa deformate o con altre tare, dal che dobbiamo dedurre che non doveva essere semplice vivere in certe condizioni. Certo è facile immaginare che ben altro fosse l'aspetto fisico dei guerrieri che saccheggiavano le città europee: probabilmente tali scorribande erano appannaggio solo dei più forti e valorosi tra essi, anche perché nella società vichinga la forza era la massima virtù; ma l'immagine di tali combattenti non coincideva del tutto con il vero aspetto dei popoli scandinavi.

Comprendere quale fosse la struttura della società vichinga non è facile per una persona che vive in un mondo così diverso da quello. In effetti modi e usanze di quel popolo non sono sopravvissuti più di tanto e la civilizzazione ha portato dei cambiamenti significativi nei loro costumi, mentre si è del tutto persa la componente più "barbara" di quella cultura. Merita un rapido accenno la lingua vichinga, in particolare quella usata in Norvegia (ma le altre non erano molto diverse). È interessante notare il fatto che la lingua vichinga fosse figurativa all'estremo grado, procedeva per eufemismi e anacoluti, in contrasto con la rudezza di chi la parlava. Qualche esempio risulterà più chiaro di mille parole: il fuoco era il "devastatore dei boschi", le dita dei piedi "i rami del corpo", l'avambraccio "la terra dei falchi" (perché su di esso si teneva il falcone da caccia); la fantasia raggiungeva i suoi livelli più alti per i due capisaldi della società vichinga: la nave e le armi.

La prima era chiamata "cavallo marino", "fenditrice di spuma" o "destriero dell'onda", tra le armi la spada era detta "folletto dello scudo" o "ramo di sangue", mentre le frecce erano le "api feritrici". Come si vede le immagini erano le più disparate e spesso curiose, testimonianza comunque di un linguaggio piuttosto arcaico e rudimentale. Al vertice del sentire sociale vichingo c'era la forza; essa era la virtù più apprezzata ed il valore più ricercato. Una volta fu chiesto ad un guerriero nordico in cosa credesse: "Nella mia forza e in nient'altro", fu la sua lapidaria risposta". Questa citazione è indicativa del costume di quel tempo di quel tempo; l'educazione era indirizzata fin dal principio a suscitare uno spirito battagliero ed al vichingo, fin dall'infanzia, erano imposte regole severissime. Naturalmente alla base di tale educazione c'era l'esercizio fisico: nuoto, tiro dei sassi, lotta, arrampicamento sulle montagne ed altre discipline venivano praticate per molte ore al giorno, estate o inverno che fosse. Fin da ragazzo il vichingo imparava che l'uomo libero si distingueva dal servo per il modo di portare le armi, non doveva mai perderle di vista, se possibile neanche quando dormiva.

Un altro passatempo molto praticato era il duello, in particolare ne esisteva una forma, chiamata "guerra sull'isola" che riscuoteva grandissimo successo tra le popolazioni scandinave: essa aveva regole ben precise, che non è il caso di elencare, ma fondamentalmente si trattava di un duello uno contro uno con la spada e nient'altro. Se poi qualcosa andava storto e ci si faceva male, non aveva importanza. La vita non aveva praticamente alcun valore per il vichingo; a parte quella degli schiavi, che erano considerati alla stregua di oggetti, dunque si poteva fare di loro ciò che si voleva, anche l'esistenza degli altri uomini liberi non importava più di tanto ai consociati. Tra gli antichi nordici il comandamento "non uccidere" non significava nulla: le stesse sagre nordiche, che raccontano gli episodi degli dei e degli eroi della mitologia, sono costellate di episodi sanguinosi raccontati con una naturalezza raccapricciante.

Bisogna però fare dei distinguo: anche se era permesso uccidere un uomo, il codice d'onore vichingo esigeva però che nell'uccidere un proprio pari si rispettassero alcune regole. L'uccisione alle spalle o con la protezione del buio era proibita e corrispondentemente vendicata; nei casi più gravi si arrivava alla proscrizione o all'esilio. Anche la rapina doveva compiersi per così dire a viso aperto. Essa doveva essere un gesto per la conquista di una preda, dove un certo impiego della violenza lo distinguesse dal semplice e spregevole furto. Come si vede è più o meno il contrario di quello che accade oggi, dove il furto fatto con maestria è in fondo oggetto di ammirazione, mentre la rapina o qualsiasi atto violento sono, giustamente, deplorati. Tra i vichinghi invece vigeva l'onore: non è facile spiegare cosa fosse per loro l'onore, ma non c'è dubbio che avesse una posizione di rilievo nella vita di un uomo; non si trattava però di una questione di rispetto di sé, quanto di rispetto altrui nei propri confronti. In pratica ogni vichingo si sentiva in dovere di non cedere davanti a nessuno e di impegnarsi con tutto sé stesso anche nel caso di trascurabili offese. Oltre alla forza e l'onore c'era solo un'altra cosa che contava nella vita di un vichingo: la famiglia, la sippe.

La sippe era metà della sua vita, nonché l'unica istanza sociale verso la quale sentiva di avere dei doveri: Essa era più di una famiglia, sia per la composizione, dato che vi rientravano tutti i parenti, consanguinei e non, sia per l'importanza: era la "carta d'identità" di un vichingo, quella che lo faceva riconoscere ed essere stimato. La sippe andava difesa più della propria vita (l'uomo passa, la sippe rimane, dicevano), le offese dovevano essere vendicate, ciò che un uomo faceva si ripercuoteva sempre sulla sippe, aumentandone o diminuendone il prestigio. Quando i vichinghi organizzavano le loro spedizioni di guerra si sceglievano un capo, che altri culture definivano re ma in realtà era più vicino alla figura del generale; questi era il capofamiglia della sippe più rispettata ed egli si gloriava del suo prestigio. E' persino superfluo precisare che di solito questa elezione era il risultato di lunghe e sanguinose faide familiari. La posizione della donna era invece del tutto diversa e secondaria, né poteva essere diversamente in una società basata sulla forza.

La donna imparava l'ubbidienza, a ottemperare alle esigenze e alle richieste della famiglia, sottomettendosi all'etica creata dalla società maschile. L'educazione di una ragazza era finalizzata a due semplici scopi: che imparasse le arti della padrona di casa e che arrivasse illibata al matrimonio. Naturalmente il matrimonio era contrattato dalla famiglia e soddisfaceva motivazioni economiche, politiche o di qualche altro genere, ma non d'amore. In questo senso non c'era però disparità tra uomini e donne: anche il giovanotto intenzionato a sposarsi, nella scelta della futura moglie si lasciava guidare da motivi razionali e da considerazioni di politica della sippe. Le nozze venivano rigidamente contrattate, tra le famiglie c'erano lunghi incontri durante i quali si raggiungeva un accordo, spesso attraverso vivacissime discussioni. Poi, quando il patto era sancito, ci si dedicava a banchetti e libagioni che facevano da punto di partenza della futura vita insieme. 

Scopo principale del matrimonio vichingo era la procreazione dei figli per assicurare alla sippe un futuro florido: Se consideriamo che tra i principali motivi dell'inizio dell'era delle calate vichinghe in Europa c'era il sovrappopolamento, possiamo ben dire che lo scopo è stato raggiunto in pieno. Quando si cerca di descrivere l'organizzazione di una società, l'aspetto da cui non si può assolutamente prescindere è quello religioso. È fin troppo ovvio che studiando il culto di un popolo si riesce a comprendere il perché di determinate usanze. I vichinghi non fanno certo eccezione. Il fatto curioso è che la mitologia nordica è ancora molto conosciuta, sia in quelle terre dove è nata, sia nel resto del mondo. Gli dei del Valhalla, l'Olimpo vichingo, sono rimasti impressi nell'immaginario collettivo e ancora oggi vengono evocati nel cinema e nella letteratura: esiste un genere letterario, il cosidetto fantasy, che pesca a piene mani dalla religione nordica per costruire le sue trame.

Odino e Thor, ma anche folletti, elfi e maghi sono oggi protagonisti di molte fiabe, anche un po' cruente, ma forse non tutti sanno che furono gli dei e gli eroi venerati dai vichinghi. Questa continua rielaborazione è probabilmente stata stimolata dal fatto che la mitologia nordica è un grande lavoro composito, nel quale ogni episodio ha il suo valore drammatico. In realtà gli dei vichinghi sono molto simili a quelli germanici, i quali a loro volta pescarono nella religione indoeuropea, dalla quale hanno avuto origine tutte le religioni, ivi compresa quella Greca e quella indiana (Thor ha caratteristiche molto simili ad Ercole, in Odino si riscontrano molti tratti dionisiaci).

Il "successo" dell'accezione nordica di quest'unico ceppo è da ascrivere probabilmente ad un motivo ben preciso: i vichinghi si sono creati degli dei a loro immagine e somiglianza, che vivono nella stanza illuminata dal focolare, mangiano e bevono, combattono e amano, soffrono e gioiscono. Sono dei che hanno spade e corazze, che forgiano armi e giocano a scacchi, proprio come fanno gli uomini. Le loro gesta erano raccolte nell'Edda, la "bibbia" vichinga, che in realtà era più simile ai poemi omerici, che non rimase mai inalterata; esistevano le saghe, che narravano le gesta degli uomini e degli eroi e provvedevano ad aggiornare i culti scandinavi, rivelandosi uno strumento di una duttilità incredibile. Per esempio quando i vichinghi si affacciarono sulla scena europea iniziò automaticamente la loro evangelizzazione.

Numerosi monaci si recarono nella loro terra per portare la parola di Dio, alcuni ricevendo un trattamento letteralmente barbaro, altri con maggiore fortuna. E quando il cristianesimo prese piede tra i vichinghi ecco che nelle saghe cominciarono a comparire personaggi di evidente matrice biblica. In effetti la storia militare vichinga non conosce sconfitte, ma la fine del loro dominio coincise con l'evangelizzazione dei loro re, e di conseguenza di tutta la popolazione. In pratica la cultura e la tradizione europea, seppero arrivare laddove le armi non sarebbero mai riuscite. Non era mio intento, nell'accingermi a scrivere questo articolo, tracciare una cronistoria dei vichinghi citando battaglie, conquiste e date. Tuttavia non avrebbe senso descrivere le usanze di un popolo senza dargli una collocazione storico-geografica. Lo spazio che ho riservato a questo scopo è volutamente poco, né ho intenzione di essere completo nella mia esposizione. Ciò che invece cercherò di fare è tracciare un quadro generale delle imprese vichinghe, teso ad illustrare più che altro quale fu il loro raggio d'azione e come agivano.

Quelli che fino ad ora sono stati annoverati con il nome di vichinghi, vanno divisi in tre grossi gruppi, peraltro corrispondenti alla divisione odierna della Scandinavia: gli svedesi, i norvegesi e i danesi. Questi tre ceppi ebbero ognuno un suo territorio di espansione e non si scontrarono quasi mai tra loro, sembrerebbe quasi che un giorno si siano messi d'accordo nel dividersi l'Europa ed ognuno abbia rispettato questo patto. Naturalmente non è così, poiché la divisione ha motivazioni geografiche: ogni gruppo attaccò le terre a lui più vicine. Gli svedesi percorsero tutta l'Europa dell'est da nord a sud. Sbarcarono prima di tutto dall'altra parte del Baltico, dove oggi stanno Estonia, Lettonia e Lituania, e da qui proseguirono verso sud. I loro possedimenti arrivarono fino al confine con l'impero bizantino, fondarono città, costruirono porti e bonificarono vaste regioni. Crearono il regno di Kiev, in Ucraina, che ben presto divenne uno degli stati più ricchi dell'epoca, grazie soprattutto a un florido commercio e all'abilità nella navigazione dei fiumi dei suoi fondatori.

Sul loro cammino i vichinghi svedesi incontrarono solo popolazioni barbare, per lo più riunite in piccoli villaggi, che si arrendevano facilmente all'invasore. Fu dunque un'invasione relativamente pacifica, che portò più vantaggi che disagi alle popolazioni occupate, anche se chi provò a ribellarsi ebbe di che pentirsene. Comunque le calate svedesi portarono ricchezza e addirittura civiltà dato che vennero fatte su un territorio ancora più arretrato di quello scandinavo. Ben altro fu invece il tenore dell'invasione norvegese: la posizione geografica di partenza fece sì che questo ceppo vichingo si spostasse gradatamente verso ovest. Lo sbarco cominciò con le isole a nord della Gran Bretagna, le Shetland, le Ebridi, le Far Oer, ma ben presto si allargò al territorio scozzese. La punta nord della Scozia è chiamata Sutherland (Terra del sud) proprio perché quando i vichinghi la conquistarono lo fecero arrivando dal nord, dunque per loro era il territorio più a sud tra i loro possedimenti. In questo caso non si può parlare di invasione incruenta; la conquista delle isole britanniche fu il frutto di una strage senza precedenti. In particolare quando si spostarono in Irlanda i norvegesi rasero al suolo letteralmente tutto ciò che gli capitò a tiro; la pacifica e religiosa comunità gaelica fu annientata.

All'incirca nell'830 la conquista fu completata ed i norvegesi si insediarono stabilmente in Irlanda dove fondarono una città che diventò in breve tempo la più grande e ricca di tutta l'isola: Dublino. Il loro regno durò però solo una quarantina d'anni poiché gli irlandesi trovarono un insperato aiuto da parte dei danesi, che nel frattempo avevano conquistato l'Inghilterra e riuscirono a riconquistare la loro terra. A questo punto occorre una puntualizzazione: mentre Svezia e Norvegia erano rimasti due gruppi di tribù, la Danimarca si era organizzata in forma di Stato. Ciò è dovuto al fatto che i danesi, quando si trovarono a confinare con l'impero carolingio, furono costretti a riunirsi per difendersi dal pericoloso vicino; quindi mentre norvegesi e svedesi cercavano terra da coltivare, ben presto i danesi cominciarono a costruirsi un regno che arrivò ad assumere dimensioni notevoli.

Comunque, quando l'Irlanda fu riconquistata, una parte dei suoi occupanti, che non voleva sottostare all'imposizione danese, decise di emigrare e continuò il suo viaggio verso ovest. Qui vi trovò ovviamente l'Islanda dove ben presto organizzò uno stato libero (930 ca.); questo territorio, da sempre popolato da un insieme di famiglie senza alcuna organizzazione politica, venne trasformato in stato affinchè non si ripetesse quello che era appena successo in Irlanda: in pratica venne stipulato un patto di unione contro l'aggressione degli invasori. Da questo momento in poi l'Islanda divenne il quarto ceppo della civiltà vichinga, peraltro di gran lunga il più pacifico. L'avvenimento più significativo avvenne nel 960: un tale Erik Thorvaldsson fu condannato a tre anni di esilio per un omicidio e questi con le sue navi fece ancora una volta rotta verso ovest. Sbarcò sulla costa sud-ovest della Groenlandia (Gronland significa Terra verde) dove disse di aver trovato boschi e campi da coltivare. Quando tornò in patria raccontò meraviglie di questa nuova terra, tanto che convinse una nutrita schiera di suoi compatrioti a trasferirvisi. Qui fu fondata una nuova comunità a capo della quale fu posto Erik stesso, passato alla storia con il soprannome di Erik il Rosso.

Inutile dire che coloro che seguirono Erik nella nuova terra non ci misero molto a capire che di verde c'era ben poco, ma tutto sommato la vita andava avanti bene poiché la costa dove si erano insediati era la più vivibile dell'isola groenlandese. Infine c'è un ultimo episodio che non può essere tralasciato: nel 985 Bjorn Herjulfsson tornò in Islanda dopo un lungo viaggio e scoprì che i suoi genitori avevano seguito il Rosso nella sua spedizione; chiese dove dovesse dirigersi per ritrovarli e gli dissero di proseguire verso ovest. Ma Bjorn prese una direzione diversa da quella che aveva trasportato Erik 25 anni prima e si trovò su una rotta molto più a sud. Un rotta che lo condusse ben più lontano: in America. Peccato che una volta arrivato qui, non trovando i suoi genitori, decise di tornare indietro per arrivare in Groenlandia.

Quando finalmente si ricongiunse ai suoi amati parenti raccontò di questa terra che aveva veduto e suscitò la curiosità del grande Erik. All'incirca nell'anno mille cominciò la prima spedizione colonizzatrice dell'America: la terra risultò effettivamente verde ed ospitale, ma questa volta la colonizzazione fallì: dobbiamo ricordare che Islandesi e Groenlandesi avevano perso la ferocia dei loro avi ed erano diventati un popolo pacifico di grandi navigatori. Quando provarono a insediarsi in America dovettero scontrarsi con la ferocia degli indigeni, che li ricoprirono di frecce, e decisero che il gioco non valeva la candela. Perciò com'erano arrivati tornarono indietro.

Infine la Danimarca. Si è già detto che essa si organizzò in forma di stato per difendersi dall'attacco di Carlomagno. Così i danesi si costruirono una tale forza d'urto che decisero di assumere il ruolo di attaccanti Quando il regno franco fu diviso in tre parti i danesi entrarono da nord e percorsero tutto lo stato; arrivarono persino ad assaltare Parigi, desistendo dall'assedio in cambio di buona parte del territorio a nord della Francia: nacque così il regno di Normandia. Contemporaneamente i danesi avevano però conquistato anche l'Inghilterra e nel 1015, sotto Canuto il Grande, il loro regno raggiunse la massima estensione e tale grandezza durò per circa 50 anni: nel 1066 Guglielmo il conquistatore riuscì a tornare sul trono inglese (ma Guglielmo, che era nato in Normandia, aveva origini vichinghe) e più o meno nello stesso periodo cominciò l'evangelizzazione che portò i danesi nell'alveo della civiltà.


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 di CARLO SANGALLI 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI  

L'epopea dei vichinghi, di R. Portner - Ed. Garzanti, 1972
I vichinghi
, di J. Bronsted - Ed. Einaudi, 1976
I vichinghi e l'America
, di Wahahlgren - Ed. Bompiani, 1991

vedi qui altre pagine "STORIA CRONOLOGICA" dei VICHINGHI > >

e qui le pagine dei NORMANNI > >

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