TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA DI ARBELA

Data: SETTEMBRE 331 a.C.
Luogo: GAUGAMELA (villaggio a 100 km da Arbela)
Eserciti in campo: MACEDONE e PERSIANO
Contesto: CONQUISTA DELL’ASIA DA PARTE DI ALESSANDRO MAGNOProtagonisti:
ALESSANDRO MAGNO (re di Macedonia)
DARIO III (re di Persia)
PARMENIONE (generale macedone)
BESSO (generale persiano)
ARSINE (generale persiano)
MAZEO (generale persiano

La battaglia:

La battaglia di Arbela, avvenuta verso la fine di settembre del 331 a.C., si inserisce nel contesto della conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno. Quest’ultimo, re di Macedonia, si apprestava a scontrarsi con l’esercito persiano guidato da Dario III, nella più importante battaglia di tutta la sua campagna asiatica.

Arbela era un’antica città del’Assiria e, in realtà, la battaglia ebbe luogo presso un villaggio, distante circa cento chilometri dalla città, chiamato Gaugamela, non lontana da Ninive.Alessandro Magno e i suoi 30 mila soldati rimasero sbigottiti nel vedere di fronte a loro il più numeroso esercito messo in campo dalla Persia nella sua intera storia: più di 200 mila uomini.

Essendo lo schieramento persiano il doppio per estensione del suo, Alessandro collocò, dietro il suo fronte di battaglia, una seconda linea di fanteria per evitare il rischio di un accerchiamento.

Alessandro si pose al comando dell’ala destra ed affidò al generale Parmenione l’ala sinistra; al centro dello schieramento macedone c’era la temibile falange, protetta ai lati dalle fanterie leggere.Dalla parte persiana il re Dario III assunse il comando del centro del suo schieramento, mentre ai suoi comandanti in capo Besso e Arsine l’ala sinistra, e al generale Mazeo l’ala destra.

L’inizio della battaglia vide la cavalleria macedone, guidata dallo stesso Alessandro, riuscire a sfondare l’ala sinistra nemica, provocando un cedimento nelle file persiane, coinvolgendo anche il centro guidato dallo stesso Dario. Ma proprio nello stesso momento, l’ala destra persiana assalì con impeto travolgente l’ala sinistra nemica del generale Parmenione, il quale, da quel gran stratega e coraggioso che era, riuscì, in parte, a tamponare la falla creatasi nel suo schieramento, ma, allo stesso tempo, era impedito a seguire Alessandro nel sostenere l’avanzata.

Vedendo l’esercito macedone in palese difficoltà, il generale persiano Mazeo riuscì a penetrare con i suoi uomini nello schieramento nemico, arrivando fin nelle retrovie. Ma, invece di dare battaglia, i soldati persiani pensarono soprattutto a saccheggiare il campo di Alessandro, arraffando tutto quello che c’era di prezioso. Fu questo un grave errore che costò ai persiani, così vicini alla vittoria, una disfatta senza precedenti. Alessandro Magno, accortosi che il suo generale Parmenione era in difficoltà, ritornò sui suoi passi con la cavalleria e, come una furia, piombò sui nemici, intenti nel saccheggio, massacrandoli.

Il re persiano Dario III, colpito dall’irruenza degli avversari, sospese il combattimento e si diede alla fuga.Sul terreno i persiani lasciarono, secondo stime attendibili, circa 90 mila morti ed altrettanti furono i prigionieri; mentre da parte macedone, i morti furono poche centinaia di uomini.

Il giorno dopo la battaglia, Alessandro Magno entrò in Arbela e si impossessò di tutto il materiale e dei tesori dei persiani.

Dario III verrà fatto assassinare, quattro mesi dopo, dal suo generale Besso; Alessandro Magno, invece, morirà otto anni dopo, il 13 giugno 323 a.C., per una misteriosa febbre, non ancora trentatreenne.

Ecco come Plutarco descrive l'attacco di Alessandro Magno alla Battaglia di Arbela, nel libro "Vite parallele. Vita di Alessandro e Cesare" :

"...La cavalleria mosse di carriera contro i barbari e con essa avanzò la fanteria, ondeggiando con impeto come un immenso maroso. Prima ancora che i soldati di prima linea potessero venire alle mani, i barbari volsero le spalle. Alessandro li inseguì tenacemente, ricacciandoli fino al campo, dove si trovava Dario. Questi, spettatore di episodi così terrificanti, quando la milizia da cui era protetto gli fu rovesciata addosso e si accorse che era molto difficile voltare il cocchio e fargli superare quegli impedimenti, perché le ruote erano trattenute dai cadaveri nei quali si impigliavano. Abbandonato il cocchio e montato su una cavalla, si diede alla fuga".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
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Bibliografia: 
“MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"- Curcio Editore
Istoria dell'Antica Grecia e Romana, Conti Ed. 1822.
“Storia d'Italia” - Montanelli - Fabbri Editori.


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