TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA  DI EL-ALAMEIN

Data: 23 OTTOBRE - 4 NOVEMBRE 1942
Luogo: EL-ALAMEIN (Località egiziana a 100 km da Alessandria)
Eserciti contro: INGLESE e ITALO-TEDESCO
Contesto: SECONDA GUERRA MONDIALE
Protagonisti:
ERWIN ROMMEL (Comandante dell'Afrika Korps)
ETTORE BASTICO (Generale italiano)
HAROLD ALEXANDER (Comandante inglese del settore mediorientale)
BERNARD LAW MONTGOMERY (Generale britannico, comandante dell'Ottava armata)

su questo stesso sito:  IL DIARIO DI ERWIN ROMMEL

La battaglia

Il 22 giugno e il 7 agosto del 1942 sono le due date fondamentali per la storia della battaglia di El Alamein.

Il pomeriggio del 22 giugno il comandante dell'Afrika Korps, generale Erwin Rommel si incontra a Gambut con il suo collega italiano generale Ettore Bastico, per discutere quali decisioni sono da prendere circa l'offensiva italo-tedesca in corso. Il giorno precedente è stata riconquistata la fortezza di Tobruk: trentacinquemila inglesi con sei generali si sono arresi. La sera stessa Rommel viene nominato feldmaresciallo.

Tornando alla riunione degli alleati italo-tedeschi, viene deciso di seguire la linea di condotta di Rommel: proseguire l'offensiva e infliggere in Egitto il colpo decisivo agli inglesi, non lasciando loro il tempo di ricostituire le loro difese.

Il 7 agosto dello stesso anno è l'altro giorno decisivo per le sorti di quella che sarà la battaglia di El Alamein. In conseguenza delle sconfitte subite sul fronte dell'Africa settentrionale a opera di Rommel, il primo ministro britannico Winston Churchill decide di sostituire sia il comandante del settore mediorientale, Auchinleck, sia il comandante dell'Ottava armata, Ritchie. Al posto del primo designa il generale Harold Alexander e al posto del secondo il generale W. Gott. Ma lo stesso giorno della sua nomina, Gott viene abbattuto da un caccia tedesco mentre compie un volo di ricognizione sulle postazioni del fronte libico e così il problema del comando dell'Ottava armata si ripropone con raddoppiata urgenza. Lo risolve, nonostante qualche perplessità di Churchill, il capo di Stato Maggiore britannico, sir Alan Francis Brooke, che sceglie, per il posto di Gott, Bernard Law Montgomery. Sarà la determinazione di questo generale, apprezzato ma non sopravvalutato, a dare una mentalità vincente alle rassegnate truppe inglesi dell'Africa settentrionale e, in una straordinaria vampata d'orgoglio, a rovesciare la situazione.

Ai primi di luglio Rommel si è visto bloccato dai rinfrancati inglesi a El Alamein, una stazioncina ferroviaria diroccata distante cento chilometri da Alessandria, nel pieno deserto.
Ma entrambi i due schieramenti restano in stallo. Hanno necessità di consolidarsi.
Montgomery sospende gli attacchi, Rommel pure. Anzi ne approfitta per prendersi qualche giorno di licenza e vola a Berlino, lasciando il comando al generale Stumme.

Alla vigilia della battaglia di El Alamein, l'Asse dispone di ottantamila uomini, di cui ventisettemila tedeschi, duecento carri armati e 345 aerei (129 tedeschi e 216 italiani). Di contro, Montgomery può schierare duecentotrentamila uomini, oltre mille carri armati e 1000 aerei. Dunque la superiorità britannica si può calcolare almeno nella misura di uno a tre.

Dal nord verso sud lo schieramento dell'Asse (italo-tedesco) era il seguente: a nord le divisioni di fanteria "Trento", "Bologna" e "Brescia". All'estremità sud, la divisione paracadutisti "Folgore", appena giunta in Africa settentrionale. Alle spalle della "Folgore", la divisione "Pavia". In prima linea, a sostegno delle forze italiane, la 164ma divisione tedesca e la brigata paracadutisti del generale Ramcke. Le unità di manovra, tenute in seconda schiera, erano a nord la divisione corazzata "Littorio" e la 15ma Panzerdivision, e a sud la divisione corazzata "Ariete" e la 21ma Panzerdivision. Di riserva, la divisione "Trieste" e la 90ma divisione tedesca.

Ecco invece lo schieramento adottato da Montgomery. A nord, il 30mo Corpo d'Armata, a sud il 13mo e, alle loro spalle, il reparto meglio addestrato e meglio armato, ossia il 10mo Corpo d'Armata corazzato. Nel 30mo Corpo figuravano le divisioni indiana, neozelandese, australiana e sudafricana; nel 13mo, oltre a due divisioni inglesi, due brigate francesi e una brigata greca.

Il piano di Montgomery consiste nell'attaccare il centro del settore nord, dov'erano schierate la "Trento" e la 164ma divisione tedesca, tentando di sfondare nel tratto tenuto dagli italiani, ritenuti più deboli e peggio armati dei loro camerati germanici. Ciò fatto, aprire due corridoi nei campi minati, attraverso i quali far passare i mezzi corazzati che dovevano eliminare i panzer nemici. I carri avrebbero protetto l'avanzata della fanteria e avrebbero spazzato via i reparti dell'Asse di prima linea. In un secondo tempo era prevista la distruzione delle truppe italo-tedesche di copertura. Infine dovevano essere eliminate le riserve.
Il piano di Montgomery è una una finta a sud poi attacco in forze a nord. Nei giorni precedenti nel prepararsi, aveva mascherato e mimetizzato (addirittura  avvalendosi di uno sceneggiatore cinematografico - Barkas- e di un illusionista - Maskelyne-) un fortissimo concentramento a nord (86 battaglioni di fanteria 150.000 uomini, alcune migliaia di automezzi, 3247 cannoni, migliaia di tonnellate di rifornimenti, 1350 carri armati. 1200 aerei) mentre ha predisposto un altro contingente di molto inferiore e disordinatamente a sud, che ha tratto in inganno Rommel prima di partire; più che convinto che gli inglesi con le forze che disponevano a sud non potevano non prima di novembre scatenare un offensiva. 

Assente Rommel, la battaglia comincia alle 21.40 precise del 23 ottobre 1942, in una notte di luna piena, quando i mille cannoni di Montgomery aprono il fuoco simultaneamente lungo il fronte, concentrando il tiro sulle postazioni di artiglieria sulle truppe dell'Asse.

Alle 22 esatte inizia l'azione delle fanterie. La prima fase, quella dell'urto, va dalla notte del 23 fino al 26 ottobre. La resistenza dei tedeschi e degli italiani è accanita, superiore al previsto. Tuttavia, all'alba del 24 ottobre il 30mo Corpo d'armata britannico ha raggiunto gli obiettivi che gli sono stati assegnati, ma le sue fanterie sono stanche e provate e non possono contribuire ad assicurare il passaggio dei carri armati nel varco aperto nel settore nord.

Stumme lasciato al comando da Rommel probabilmente fu disperato. Muore -secondo alcune fonti- di aploplessia, con un un colpo di rivoltella alla tempia, secondo altri. 
Rommel subito messo al corrente a Berlino, deve accorrere subito in Africa,  dove giunge il 26 ottobre, trovandosi davanti una situazione gravissima.

Il 27 ottobre Rommel dedica questa lettera alla moglie, convinto che sia finita: "La battaglia infuria e probabilmente sfonderemo ad onta di tutte le gravi difficoltà. Potrebbe anche darsi che naufragheremo, nel qual caso tutto il corso della guerra ne verrebbe sfavorevolmente  influenzato poiché tutta l'Africa del Nord cadrebbe in mano degli inglesi. Ciò potrebbe avvenire nel corso di pochi giorni e pressoché senza battaglia. Noi facciamo tutto quanto è umanamente possibile per vincere. Purtroppo la superiorità del nemico è enorme. Che la cosa ci riesca, che io vinca o meno la battaglia è nelle mani di Dio. La vita è dura per uno sconfitto, io guardo dritto innanzi verso il mio destino poiché la mia coscienza è tranquilla. Quanto era umanamente possibile fare io l'ho fatto, e non mi sono risparmiato personalmente. Dovessi rimanere sul campo di battaglia, desidero rendere grazie a te e al ragazzo per tutto l'amore e la tenerezza che avete voluto donarmi nella mia vita". (lettera riportata nel DIARIO DI ROMMEL - vedi)

L'avanzata riprende il 28 nei corridoi, sotto il fuoco rapido e micidiale dei cannoni anticarro tedeschi. I carri armati inglesi posti fuori combattimento si contano già a decine. E' il momento culminante. Il 28 sera i carri inglesi distrutti sono circa trecento. La 1ma divisione corazzata inglese, al di là del corridoio, rischia a un certo punto di venire attaccata e respinta dalla 21ma divisione Panzer tedesca. Allora Montgomery spinge verso nord la 7ma divisione corazzata e ordina alla 9 divisione australiana di colpire anch'essa a nord. La situazione non si presenta certo brillante. Il comandante dell'Ottava armata pensava di sfondare in un arco di tempo di una decina di ore e invece i suoi calcoli si stanno rivelando sbagliati.

Il 31 ottobre Montgomery dà l'avvio a quella che definisce "l'Operazione Supercharge", ossia il colpo d'ariete. Nel frattempo Rommel studia la possibilità di ripiegare su Fuka, a ventiquattro chilometri dalle prime linee: ma capisce che la sua armata così duramente provata e quasi a secco di carburante corre il rischio di essere completamente disfatta.

La sera del 2 novembre i carri armati del feldmaresciallo sono soltanto trenta. Bisognerebbe ripiegare subito, ma il 3 ottobre gli arriva un perentorio ordine di Hitler, con il quale si impone all'Afrika Korps di farsi uccidere sul posto piuttosto di indietreggiare di un metro. Così Rommel manda a tutti i reparti l'ordine di resistere a ogni costo, e rifiuta di accettare le implorazioni dei suoi generali, impegnati a dimostrargli l'assurdità di una condotta del genere.

Il ripiegamento suggerito da Rommel a Hitler non era un capriccio da codardo, Rommel abile in campo aperto, capace di rivoluzionare i piani prestabiliti nel pieno della battaglia voleva stanare gli inglesi, affrontarli a viso aperto. Una sfida insomma.
Ecco cosa scrive il suo aiutante nel Diario: "...se date cinque carri armati a me e cinque a lui (Montgomery) mettendoci in una zona isolata del deserto con uguali riserve di benzina, allora vedrete chi di noi due è più bravo!".  

Il 4 novembre Montgomery è in piena avanzata e ha aggirato ormai lo sbarramento anticarro italo-tedesco. Il generale tedesco von Thoma, in prima linea, si consegna agli inglesi: non si è più sentito di condividere il massacro imposto da Hitler ai suoi uomini. Alle 15.30 giunge a Rommel un messaggio: la divisione italiana "Ariete" non esiste più, si è immolata per tenere le posizioni. Gli inglesi hanno aperto una breccia ampia venti chilometri. Alle 8 di sera, quando apprende che la brigata corazzata britannica è già arrivata alla litoranea, Erwin Rommel decide l'unica soluzione possibile: la ritirata.

La ritirata sarà un altro capolavoro del feldmaresciallo, perché nonostante la sconfitta subita Montgomery non riuscirà ad accerchiarlo e a distruggere definitivamente l'Afrika Korps. Comincia qui l'odissea dei settantamila superstiti della battaglia di El Alamein: tremilaquattrocento chilometri nel deserto, invano inseguiti dal nemico fino alla Tunisia.

Quando a Rommel viene annunciato lo sbarco di un corpo di spedizione di centomila americani in Algeria e in Marocco, capisce d'essere preso tra due fuochi e di non avere, né lui né l'Afrika Korps, più alcuno scampo. Si tratta soltanto di contare i giorni che mancano alla fine.
Gli aiuti sempre richiesti, Hitler li invierà in Tunisia, quando ormai era troppo tardi.
L'occupazione della Tunisia influì ben poco sulle successive sorti generali del conflitto.
William Shirer nella Storia del Terzo Reich scriverà: " Se il Fuhrer avesse mandato qualche mese prima soltanto un quinto di quelle truppe e di quei carri armati a Rommel, probabilmente la "volpe del deserto" in quel momento si sarebbe trovata al di là del Nilo, lo sbarco angloamericano nell'Africa del Nord non avrebbe avuto luogo e il Mediterraneo sarebbe stato irrimediabilmente perduto per gli alleati, e così sarebbe stato salvaguardato il punto vulnerabile del corpo dell'Asse"
Altrettanto gravisswimo errore di Mussolini: se avesse mandato in Africa invece che in Russia soltanto un quinto delle truppe dell'ARMIR, in una sera di novembre avrebbe cenato al Cairo. 

Gli ultimi a cedere ad El Alamein furono i paracadutisti della "Folgore, abbarbicati al terreno a sud, ai margini della depressione di El Qattara. Avevano di fronte quel 13mo Corpo d'armata che, secondo la versione inglese, doveva impegnarsi soltanto per dar vita a un falso scopo, mentre in realtà dovette combattere una delle più dure e logoranti battaglie locali di sfondamento dell'intero fronte. Quelli della Folgore resistettero per tredici giorni senza cedere un metro. 
Erano partiti dall'Italia in cinquemila, erano rimasti, tra ufficiali e truppa, in trecentoquattro. Alla resa, ebbero l'onore delle armi e il nome della loro divisione restò da allora leggendario.
La BBC inglese a battaglia conclusa, l'11 novembre così commentò: " I "resti della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane".

Così si concluse la battaglia di El Alamein, che provocò la morte di tredicimilacinquecento inglesi, di diciassettemila italiani e di novemila tedeschi. Fu una delle battaglie più decisive della seconda guerra mondiale, perché mise fine alla minaccia italo-tedesca sul Canale di Suez, consentì il dominio assoluto del Mediterraneo agli inglesi, cancellò dallo scacchiere un intero fronte e, in prospettiva, aprì la strada al secondo fronte, ossia allo sbarco in Sicilia destinato a riportare gli alleati in Europa.


Ecco come David Irving, nel libro "La pista della Volpe", descrive le ultime azioni della battaglia di El Alamein che portarono Rommel a ordinare la ritirata:

"...Nella notte tra il 1° e il 2 novembre, segni certi rivelarono che Montgomery stava per sferrare la mazzata decisiva. Verso le 22, circa 200 cannoni aprirono il fuoco di sbarramento contro un settore limitato delle difese di Rommel, mentre ondate di bombardieri pesanti colpivano la stessa zona e obiettivi nelle immediate retrovie. Fu una lunga, fredda notte, durante la quale il feldmaresciallo vide il deserto continuamente illuminato a giorno dai bengala. Il Quartier Generale dell'Afrika Korps venne colpito: tutte le comunicazioni telefoniche con esso furono interrotte, lo stesso generale Thoma restò leggermente ferito; le comunicazioni via radio erano disturbate al punto da riuscire praticamente impossibili. Alle 5 del mattino, Rommel si recò sul posto per vedere che cosa stesse accadendo. Correva voce che, all'una, massi di carri e fanteria avessero sfondato a ovest di Quota 28 su un fronte di circa un chilometro e stessero avanzando irresistibilmente attraverso i campi minati, tentando di aprire una breccia e operare uno sfondamento definitivo. Nel settore era tuttora in corso una sanguinosa battaglia, ma le fanterie italo-tedesche che vi erano schierate erano assai inferiori per numero e potenza di fuoco.

Spuntò il giorno e Rommel potè vedere i relitti di decine di carri nemici sparsi sui campi minati, ma dietro a questi centinaia di altri mezzi corazzati si stavano ammassando per irrompere nei varchi".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
& Francomputer

le altre battaglie, 
in costruzione fra breve qui

Bibliografia:
 “MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"-  Curcio Editore
"La Seconda Guerra Mondiale - Arrigo Petacco
"Storia del Mondo Romano - Howard H. Scullard


El Alamein 1942 - El Alamein 2001
Io c'ero

Io ci sono tornato. Sono un maresciallo di P.S. in pensione da qualche anno. Sono siciliano di Mazara del Vallo e quest'anno, l'8 Gennaio ho compiuto 78 anni. Sono un reduce della battaglia di El Alamein. A 58 anni da quel grande evento militare, era mio sacro dovere, sentito nel mio essere più profondo avvicinare il mio cuore e la mia mente al grande silenzio che avvolge quei soldati d'Italia, che , con disperato coraggio e tenacia onorarono il nome e la bandiera deI nostro paese sul conteso terreno di EI Alamein. Io c'ero! La, nel deserto egiziano, ove mille pezzi d'artiglieria ed oltre mille carri armati nemici, si avventarono contro le truppe italiane gettando nella lotta una straripante superiorità di uomini e mezzi in un rapporto di sei a uno, una inesauribile scorta di munizioni, uno schiacciante dominio aereo. Quella battaglia decisiva della guerra d'Africa ha trasformato EL Alamein in un "simbolo", racchiudendovi lo spirito di quegli eroi che tali sono stati e tali rimarranno nel tempo. Ero lì, sono tornato: ferito nel corpo e nello spirito. Sono un reduce, un fortunato pilota carrista ad EI Alamein sono ancora presente, con lo spirito, con la preghiera, ricordando i caduti che giacciono colà.

Dopo tanti anni ci sono ritornato, ho camminato ancora su quella terra, per confondere i ricordi e le lacrime con la sabbia infuocata ad onorare quella parte di me che è rimasta con quei soldati. Ho provato una così grande commozione nel visitare il torrione ottagonale che contiene al suo interno le spoglie dei caduti che mi sono ritornati nella memoria i nomi dei miei compagni carristi che ben conoscevo. Le spoglie dei soldati italiani raccolte nel sacrario sono una minima parte dei caduti nell'inferno di pietra e desolazione. Soldati che suscitarono l'ammirazione dello stesso esercito nemico e del mondo intero per i molti episodi di eroismo che contrassegnarono le ultime fasi della battaglia. Spero che questa mia testimonianza serva a far si che anche a quei morti sia rivolta ogni tanto una preghiera, un pensiero, un ricordo. Mi chiedo dove sono adesso i superstiti (pochi, credo). Sono stati soldati che, superato il comune coraggio e la fase dell'audacia, hanno dimostrato d'essere veri eroi, limpidi, valorosi. M'è parso di riconoscere il mio carro, su cui avevamo scritto "o uomo, favilla di Dio, se hai l'animo ingombro di paura seguirmi non potrai! " L'ho cercato sulla prora del carro, mi è sembrato di intravederne le tracce, non ne sono sicuro.., ma per me, quello che era li nel mausoleo sarà per sempre mio!

Pilota carrista 4° battaglione Carri M 13/40 133° Carristi
Un giovanissimo d'allora. VITO BRUNO Via delle Telecomunicazioni, 9
Mazara del Vallo(Trapani) Tel. 0923/651127

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Sulla tragedia di EI Alamein, vedi anche la tragedia di alcuni prigionieri, che imbarcati sulla nave inglese "Laconia", mentre venivano trasportati in Inghilterra, furono attaccati dagli americani, affondati, e nuovamente bombardati durante i soccorsi.
Morirono quasi tutti, affogati, o mangiati dai pescicani dopo ore e ore in acqua.
vedi: "LA TRAGEDIA DELLA LACONIA"

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Adesso a El-Alamein c'è un sacrario (precisamente a quota 33), dove i soldati italiani resteranno in eterno per ricordare una grande pagina di eroismo. Nel piccolo cimitero, al Km 42 della "pista dell'acqua", dove combattè la Folfore, una lapida ricorda:
"Fra le sabbie non più desrte sono qui di presidio i ragazzi della "Folgore", fior fiore di un popolo e di un esercito in armi. Caduti per un'idea, senza rimpianto, onorati nel ricordo dello stesso nemico, essi additarono agli italiani nella buona e nella avversa fortuna, il cammino dell'onore e della gloria.
Viandanti, arrestati e riverisci.
Dio degli eserciti accogli gli spiriti di questi ragazzi in quest'angolo di cielo che riserbi ai martiti e agli eroi".

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Commovente è la poesia "Via Marina" scritta da Aldo De Gioia nel suo libro "Zibaldone Napoletano". Inizia e termina con questi versi:

"In un radioso mattino d'estate
un cinquantenne, capitato per caso
in Via Marina, ripensa alla sua infanzia
osservando il luogo dal quale
il padre partì per la guerra......

Tra le canzoni in voga si cantava
"Tornerai" ma nessuno tornò ed
il bimbo attese invano il papà....

Il cinquantenne volge il pensiero
a El-Alamein, nel cui sacrario riposa
il padre, partito in un mattino
di sole ormai nell'oblio.


Una lettrice leggendo i versi gli scrisse:

"Sono stata ad Al Elamein nello scorso novembre, ho visto il Sacrario. Ho trovato la tomba di un giovane soldato che non conoscevo: mio padre, partito appena ero nata.
In quel sacrario ho detto "papà", un nome mai pronunciato prima di allora....Mi trovo protagonista per quella "Via Marina" di cui lei parla. La terrò con me per sempre! (Maria Notari (Brindisi 1989)



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