TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA  DI MIDWAY

Data: 4 GIUGNO 1942
Luogo: MIDWAY (Arcipelago della Polinesia)
Eserciti contro: AMERICANO e GIAPPONESE
Contesto: SECONDA GUERRA MONDIALE
Protagonisti:
CHESTER WILLIAM NIMITZ (Comandante in capo della flotta americana del Pacifico)
RAYMOND SPRUANCE (Ammiraglio americano)
FRANK J. FLETCHER (Ammiraglio americano)
YSOROKU YAMAMOTO (Comandante in capo della flotta giapponese)
CHUICHI NAGUMO (Ammiraglio giapponese)
TAMON YAMAGUCHI (Ammiraglio giapponese)

La battaglia

Nel giugno del 1942, all'epoca della battaglia di Midway, Ysoroku Yamamoto è l'eroe nazionale giapponese. Ammiraglio comandante in capo della flotta, ha ideato e diretto il 7 dicembre 1941 l'attacco a Pearl Harbor. Un'azione moralmente infame sul piano dell'onore militare, perché condotta prima della dichiarazione di guerra di Tokio agli Stati Uniti, in tempo di pace e dunque qualificabile come un'aggressione di banditi a un uomo ignaro e indifeso. Ma, dal punto di vista bellico, un'azione straordinariamente efficace, in quanto ha messo fuori combattimento una buona porzione della flotta americana del Pacifico.

Midway è un piccolo arcipelago del Pacifico, il più settentrionale della Polinesia. E' formato da un atollo e da due isolette. Apparteneva agli Stati Uniti dal 1867 e la marina americana vi manteneva una sua base dal 1903. Nel 1942, all'epoca della battaglia, a Midway c'era un aeroporto militare, con un distaccamento di marines e qualche cacciatorpediniere alla fonda. Ma Midway era anche un avamposto della difesa degli Stati Uniti nel Pacifico. Avendo in mano questo arcipelago, il Giappone avrebbe potuto decidere ed effettuare qualunque mossa in quell'emisfero, dallo sbarco nelle Hawaii alla occupazione delle Aleutine, fino al bombardamento aeronavale delle coste della California.

Ysoroku Yamamoto prepara il suo piano d'attacco a bordo della supercorazzata "Yamato", l'ammiraglia della flotta nipponica, la nave più potente del mondo. Da parte americana, dopo Pearl Harbor, il comandante in capo della flotta del Pacifico, ammiraglio Husband Kimmel, viene silurato dal presidente Roosevelt; al suo posto viene nominato l'ammiraglio Chester WILLIAM NIMITZ.

Per difendere Midway, l'ammiraglio Nimitz ha allestito due formazioni. La Task Force 17, al comando dell'ammiraglio Frank J. Fletcher, con la portaerei "Yorktown", due incrociatori e sei caccia, e la Task Force 16, con le portaerei "Enterprise" e "Hornet", sei incrociatori agli ordini dell'ammiraglio Thomas Kinkaid e nove caccia, più diciannove sommergibili comandati dall'ammiraglio Robert H. English. Questa Task Force 16 avrebbe dovuto essere agli ordini dell'ammiraglio William Hasley ma, proprio alla viglilia della battaglia di Midway, l'ammiraglio Hasley si ammala. Viene sostituito con il contrammiraglio Raymond A. Spruance.

Alle 5.34 del 4 giugno 1942, al largo delle Midway, un ricognitore americano scopre le portaerei giapponesi, al comando dell'ammiraglio Chuichi Nagumo, il protagonista dell'attacco a Pearl Harbor. Immediatamente il comandante giapponese fa partire centootto aerei. Verso le 6.30 questi apparecchi arrivano su Midway per distruggerla, ma non trovano nessun velivolo nemico a terra. Si sono alzati tutti per intercettare i giapponesi. I piloti americani non hanno speranza di poter tornare da quella missione, perché i loro mezzi sono troppo antiquati per reggere il confronto con il nemico. Eppure partono con ammirevole coraggio e finiscono per la maggior parte distrutti.

Nel frattempo, un ricognitore giapponese segnala a Nagumo la presenza di una formazione americana di dieci navi, quella di Fletcher, che getta nel panico l'ammiraglio giapponese. Inoltre, alle 9.20, sopra la formazione giapponese si presentano gli aerosiluranti e i bombardieri americani inviati dall'ammiraglio Spruance. Ne deriva un combattimento aereo accanito e la prima ondata si conclude per gli americani in un disastro: di ventinove aerosiluranti i giapponesi ne abbattono venticinque senza che neppure un siluro abbia colpito le portaerei nipponiche. A questo punto Nagumo ordina alla sua squadra di virare di novanta gradi e di mettere la prua contro la formazione degli Stati Uniti, per attaccarla. Spruance aveva anticipato la partenza dei suoi apparecchi dopo aver saputo dell'incursione su Midway, contando astutamente di cogliere il nemico durante i preparativi per una seconda ondata. Ha visto giusto, e sebbene il primo passaggio dei suoi aerei si sia risolto in una grave disfatta, Nagumo è stato attaccato in piena crisi e i suoi piani sono saltati. Subito dopo partono anche le squadriglie di Fletcher, ma purtroppo non trovano i giapponesi e sono costrette ad atterrare a Midway per esaurimento di carburante. Una nuova ondata di aerei di Fletcher subisce la stessa sorte dei primi mandati da Spruance: trentacinque aerosiluranti tutti abbattuti dai caccia e dalla inesorabile contraerea giapponese.

Invece di perdersi d'animo di fronte a questi risultati disastrosi, Spruance insiste, convinto di tenere in pugno il nemico. Stavolta fa decollare i bombardieri in picchiata agli ordini del capitano di corvetta Clarence McClusky e del tenente Max Leslie. Alle 10.24 Leslie si lancia sulla "Kaga", seguito da un secondo apparecchio, e sgancia sulla portaerei giapponese una bomba da cinquecento chili, centrandola in pieno. E una strage. Muoiono bruciati sulla nave in fiamme duecentoquarantotto uomini, la "Kaga" è squarciata, i suoi aerei saltano in aria come birilli. Intanto McClusky ha colpito l "Akagi", la nave dell'ammiraglio Nagumo, su cui poi finiscono altre due bombe devastatrici.

L'ammiraglio nipponico è in preda a un attacco isterico, un vero e proprio collasso nervoso. Per trasbordarlo in tempo sull'incrociatore "Nagara" è necessario saltargli addosso, legarlo e imbavagliarlo; e dal ponte di questa nave gli tocca anche assistere all'attacco americano alla "Soryu", la quale segue la stessa sorte della "Kaga" e della "Akagi".

La "Kaga", dopo una lunga agonia, salterà in aria e scomparirà negli abissi del Pacifico alle 19.25, quando la "Soryu" era colata a picco da un quarto dora, con il suo comandante carbonizzato e dopo che l'equipaggio, gettatosi in mare, era perito quasi tutto nelle fiamme della nafta che bruciava intorno alla portaerei. Quanto all "Akagi", verrà finita con un siluro da un sommergibile giapponese alle 3.25 del 5 giugno per ordine di Yamamoto, mentre andava alla deriva. Del suo equipaggio erano morti quasi mille marinai.

Per i giapponesi, una catastrofe. Gli restava soltanto la portaerei "Hiryu" al comando dell'ammiraglio Yamaguchi, uno dei più brillanti ufficiali della Marina del Sol Levante. Yamaguchi non vuole ammettere la sconfitta. Alle 11 del mattino del 4 giugno, l'ammiraglio fa levare in volo diciotto bombardieri e li dirige contro la "Yorktown" di Fletcher. Con freddo coraggio i piloti giapponesi si lanciano all'assalto e colpiscono con tre bombe la portaerei americana, tanto gravemente da costringere Fletcher ad abbandonarla e a trasferirsi sull'incrociatore "Astoria". La formazione aerea giapponese viene distrutta, ma due siluri centrano ancora la Yorktown e l'equipaggio deve abbandonarla, perché la portaerei va alla deriva. La finirà il siluro di un sommergibile nemico e colerà a picco alle 6 del mattino del 7 giugno, unica vittoria sul conto dei giapponesi.

Ma è soltanto un attimo. Spruance fa partire, per vendicare Fletcher, ventiquattro bombardieri perché attacchino la "Hiryu". Alle 17 precise la sola portaerei giapponese superstite è nel mirino di questi apparecchi e un attimo dopo viene colpita in pieno dalle loro bombe, mentre incendi ed esplosioni devastano i depositi dei proiettili nelle stive. L'ammiraglio Yamaguchi si fa legare al ponte e ordina ai superstiti di salvarsi e di lasciarlo solo. Così si inabissa con la sua nave, insieme con quattrocentosedici marinai rimasti imprigionati nei locali delle macchine.

La battaglia di Midway era finita. Era durata, sostanzialmente, cinque minuti esatti, dalle 10.25 alle 10.30, il tempo impiegato da McClusky e da Leslie per colare a picco le tre portaerei dell'ammiraglio Nagumo.

Midway segnò un'autentica rivoluzione nella storia delle battaglie navali moderne. Per la prima volta le due flotte contrapposte non vennero neppure a contatto, le navi non spararono un solo colpo l'una contro l'altra, i grandi cannoni rimasero muti e inutilizzati e soltanto aprirono il fuoco le mitragliere della contraerea. Chi decise le sorti dello scontro furono gli aerei.

Con questa vittoria gli americani avevano vendicato Pearl Harbor

Ecco come Thaddeus V. Tuleja nel libro "L'inferno di Midway" descrive come l'alto comando della flotta americana del Pacifico affrontò lo scontro di Midway:

"...Quando prese il comando della flotta del Pacifico, dopo Pearl Harbor, Nimitz trovò "troppo pessimismo" nella base hawaiana. Né fu scosso da un pubblico americano deluso che chiedeva causticamente che cosa stesse facendo la marina mentre la flotta giapponese navigava impunemente dove voleva. Tranquillissimo, Nimitz si limitava a pronunciare un'espressione hawaiana: "hoomanawanui", siate pazienti.

L'ammiraglio Nimitz era disperatamente a corto di navi: la "Lexington" riposava in fondo all'oceano, e la "Yorktown" dopo i colpi incassati nel Mar dei Coralli stava tornando a Pearl Harbor per essere riparata. La linea di difesa che gli era stata affidata era spaventosamente lunga, estendendosi dal Mar dei Coralli in direzione nord per più di 4000 miglia marine, fino alle nebbiose Aleutine. E anche se fosse stato più o meno in grado di opporre una nave a ciascun'altra di Yamamoto, Nimitz avrebbe dovuto comunque aspettare che l'ammiraglio giapponese scoprisse le sue carte, prima di poter schivare il primo colpo.

Ma Nimitz disponeva di un'arma magica che gli incauti giapponesi gli avevano inconsapevolmente messo a disposizione: il loro poco segreto sistema di comunicazioni navali...La ripetizione di segnali di richiamo da parte di varie navi giapponesi e comandi navali già identificati, i tipi di codice usati e la lunghezza e frequenza dei messaggi, misero ben presto Nimitz sul chi vive, facendogli capire che Yamamoto stava preparandosi per un'ampia azione con la sua flotta E così accadde che in aprile il personale del servizio informazioni fu in grado di arrischiare l'ipotesi che probabilmente Midway era ciò a cui Yamamoto mirava"

 

( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
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Bibliografia:
 “MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"-  Curcio Editore
"La Seconda Guerra Mondiale - Arrigo Petacco


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