TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

ASSEDIO E DISTRUZIONE DI CARTAGINE

Data: 149 a.C. - 146 a.C.
Luogo: CARTAGINE (Colonia fenicia dell'Africa, sull'dierno golfo di Tunisi)
Eserciti contro: ROMANO e CARTAGINESE
Contesto: TERZA GUERRA PUNICA
Protagonisti:
M. MANILIO (Comandante romano)
L. MARCIO CENSORINO (Comandante romano)
L. CALPURNIO PISONE (Console romano)
L. OSTILIO MANCINO (Ammiraglio romano)
P. CORNELIO SCIPIONE EMILIANO (Console romano)
LELIO (Comandante romano)
ASDRUBALE (Comandante cartaginese)
ASDRUBALE (Nipote di Massinissa, comandante cartaginese)

La battaglia:

Durante la prima metà del II secolo a.C., Roma e Cartagine vivevano in modo pacifico. Roma seguiva una politica di non aggressione e i rapporti commerciali e diplomatici facevano sì che i due popoli imparassero a conoscersi meglio. A provocare la rottura di questa armonia, alla fine, fu l'ambizioso Massinissa.

Questi, dopo Zama, era stato ricompensato dai Romani con l'impero numida dello sconfitto Siface e con l'acquisizione di tutti i territori da lui posseduti. Massinissa, gradualmente ma sistematicamente, procedeva ad occupare territori e colonie marittime di Cartagine, la quale si appellava, il più delle volte inutilmente, a Roma.

A Cartagine i contrasti di parte si allargavano e il partito popolare riuscì a far esiliare i capi della fazione favorevole a un accordo con Massinissa. Quando quest'ultimo tentò di imporre il rientro degli esuli, i Cartaginesi, oltrepassati i limiti della sopportazione, dichiararono guerra al re della Numidia, violando così il trattato di Zama.

Un durissimo scontro terminò con un lieve vantaggio dei Numidi, costringendo i Cartaginesi a dichiararsi pronti a negoziare, con i buoni uffici di Scipione Emiliano, che era da poco giunto per procurarsi alcuni elefanti. I negoziati fallirono e alla fine la fame e le malattie costrinsero i Cartaginesi a capitolare, accettando di cedere il territorio contestato. Ma mentre i superstiti si accingevano ad evacuare la zona, furono attaccati a tradimento dal figlio del re, Gulussa; solo pochi riuscirono a fuggire a Cartagine.

La causa della terza guerra punica tra Roma e Cartagine, come detto, fu la violazione, da parte di quest'ultima, del trattato di Zama, quando essa attaccò Massinissa.

All'inizio del 149 a.C. Roma dichiarò guerra a Cartagine, e un esercito di circa 80 mila uomini sbarcò a Utica: M. Manilio, noto oratore, comandava le forze terrestri, mentre il suo collega L. Marcio Censorino era a capo della flotta. Fra i tribuni militari cera P. Cornelio Scipione Emiliano, che tre anni più tardi avrebbe distrutto Cartagine.

Dopo che i consoli romani respinsero duramente un appassionato appello alla clemenza, pronunciato da Bannone, le porte della città vennero serrate e le mura presidiate. Furono liberati gli schiavi e vennero nominati due generale: l'esule Asdrubale fu persuaso a dimenticare il passato e a prendere il comando delle truppe dislocate nella campagna, mentre la difesa della città fu affidata ad un altro Asdrubale, nipote di Massinissa.

La richiesta di tregua di un mese fu respinta dai Romani. I consoli attesero per qualche tempo che la città, disarmata, si arrendesse. Infine, nell'estate del 149 a.C., Manilio e Censorino mossero contro la città con l'esercito e la flotta. Subito si resero conto di avere di fronte un ostacolo più duro del previsto. Le mura di Cartagine erano quasi inespugnabili e la sua posizione naturale era pressochè inattaccabile.

La città copriva la metà meridionale di una penisola che si protende da ovest nel golfo di Tunisi; il versante settentrionale è protetto da ripide alture. A sud di queste alture si trovano i sobborghi della città, chiamati Megara, poi la collina di Byrsa su cui si ergeva la cittadella, quindi la parte più bassa con la piazza del mercato e i porti e, infine, oltre le mura meridionali, una lingua di terra sabbiosa che formava una barriera lungo il lago interno di Tunisi. L'istmo che collegava la penisola con il continente era stretto ed era attraversato dalla triplice fortificazione delle mura occidentali della città, alte 14 metri e larghe 10.

Il console romano Manilio si accampò a nord dell'istmo, mentre Censorino si era disposto con la flotta alla sua estremità meridionale, nel lago di Tunisi. Dopo un assalto senza esito dall'istmo, si diede inizio ad un assedio vero e proprio, ma l'aria malsana del lago stagnante costrinse Censorino a spingersi oltre la barriera di sabbia, in mare aperto, dove la sua flotta subì dei danni in seguito a un attacco cartaginese.

Quando Censorino ritornò a Roma per le elezioni, il nemico attaccò di notte l'accampamento del suo collega Manilio, e solo grazie all'abilità di Scipione si potè rimediare alla difficile situazione.

Nel 148 a.C., il console L. Calpurnio Pisone giunse in Africa con l'ammiraglio L. Ostilio Mancino per assumere il comando delle operazioni, in sostituzione di Manilio e di Censorino. Con scarsi risultati, i nuovi arrivati attaccarono le città che rimanevano ancora fedeli alla capitale. Per di più Mancino si trovava in difficoltà. Sbarcato sulla costa a nord di Cartagine, era penetrato nel sobborgo di Megara, ma era stato tagliato fuori e costretto in una difficile posizione.

Tale era il malcontento a Roma per la conduzione della guerra che, quando Scipione decise di candidarsi all'edilità curule, fu proposto ed eletto console dal popolo, sulla base dei suoi successi militari.

Al suo arrivo in Africa, giusto in tempo per liberare Mancino, Scipione decise di prendere per fame la città, ormai accerchiata, con un assedio ininterrotto.

Nel frattempo Asdrubale riuscì a occupare una forte posizione sull'istmo, davanti alle mura occidentali della città. Scipione si accampò di fronte; poi, allo scopo di conquistare il controllo dell'istmo, effettuò un attacco notturno contro la parte nord-occidentale delle mura.

Nella primavera del 147 a.C., circa 4000 romani penetrarono a Megara: ciò causò un tale panico che Asdrubale si rifugiò in fretta nella città, abbandonando la sua posizione avanzata.

Nell'inverno del 147 a.C. Scipione sconfisse un piccolo presidio nemico nella città di Nepheris, conquistandola. A questo punto le tribù libiche si affrettarono ad arrendersi a Roma. L'agonia di Cartagine era ormai vicina.

Nella primavera del 146 a.C., Scipione diede l'ordine dell'assalto finale. Mentre Asdrubale appiccava il fuoco alla parte meridionale del porto, dove si aspettava l'attacco, il comandante romano Lelio riuscì più a nord a sfondare le mura. Da qui avanzò verso la piazza del mercato, mentre i difensori fuggirono verso la collina di Byrsa.

Per sei giorni e sei notti i Romani avanzarono gradualmente nella parte alta della città, bruciando e distruggendo tutte le abitazioni. Dopo sette giorni la cittadella si arrese e 50 mila tra uomini e donne furono ridotti in schiavitù.

L'incendio di Cartagine divampò per più di dieci giorni; le rovine furono rase al suolo; sul luogo fu passato l'aratro e nei solchi fu sparso del sale.
Cartagine era stata cancellata dalla faccia della terra

 

le altre battaglie, 
in costruzione fra breve qui

Bibliografia: “MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"-  Curcio Editore
Istoria dell'Antica Grecia e Romana, Conti Ed. 1822.
“Storia d'Italia” - Montanelli - Fabbri Editori.


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