TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA


Battaglia di:   MOSCOVA-BORODINO-BERESINA - di JENA -


BATTAGLIA  MOSCOVA-BORODINO-BERESINA  

Data: 22 GIUGNO-16 DICEMBRE 1812
Luogo: RUSSIA
Eserciti contro: FRANCESE e RUSSO
Contesto: GUERRE NAPOLEONICHE
Protagonisti:
NAPOLEONE BONAPARTE (Imperatore di Francia)
ALESSANDRO I (Zar di Russia)
LOUIS-ALEXANDRE BERTHIER (Capo di Stato Maggiore francese)
GIOACCHINO MURAT (Comandante della cavalleria francese)
JACQUES-ETIENNE MACDONALD (Maresciallo francese)
LEFEBVRE (Maresciallo francese)
MORTIER (Maresciallo francese)
DAVOUT (Maresciallo francese)
OUDINOT (Maresciallo francese)
NEY (Maresciallo francese)
EUGENIO DE BEAUHARNAIS (Vicerè dItalia)
MICHAIL KUTUZOV (Comandante in capo delle forze russe)
MICHAIL BOGDANOVIC barone BARCLAY DE TOLLY (Generale russo)
PETR IVANOVIC BRAGATION (Generale russo)
ALEKSANDR TOMASOV (Generale russo)

La campagna

Quando nel 1812 Napoleone invade la Russia, nessuno al mondo, dai tempi di Carlomagno, ha mai avuto tanta potenza.

Nel 1805 ad Austerlitz ha sbaragliato gli austro-russi, dopo aver distrutto ad Ulma l'armata austriaca di Mack, costringendo Vienna, col trattato di Presburgo, a cedergli il Veneto, il Tirolo, il Trentino, l'Istria e la Dalmazia. Nell'ottobre del 1806 il re di Prussia, Federico Guglielmo III, ha osato sfidarlo. Il 14 dello stesso mese Napoleone ha distrutto il suo esercito a Jena e ad Auerstadt; il 27 è entrato a Berlino, un mese dopo, il 28, a Varsavia.

Gli restano i russi, che gli sono sfuggiti ad Austerlitz. Li sconfiggerà ad Eylau l8 febbraio del 1807 e a Friedland il 14 giugno dello stesso anno.

Il 25 giugno 1807, su una zattera ancorata al centro del fiume Niemen, a Tilsit, Napoleone e lo zar di Russia si incontrano. La pace firmata il successivo 7 luglio sancisce per Napoleone una grande vittoria: la Russia aderirà al blocco continentale contro l'odiata Inghilterra, unica nazione a resistergli.

Nel 1811 lo zar Alessandro I rompe l'alleanza con Napoleone, riaprendo le frontiere alle merci britanniche. Alla fine dello stesso anno nasce la Sesta Colazione antinapoleonica. Riunisce Russia, Inghilterra, Spagna e Portogallo. L'Austria, questa volta, è a fianco di Napoleone.

Come sempre l'imperatore francese anticipa le mosse degli avversari.

Il 22 giugno del 1812 Napoleone dichiara guerra alla Russia e raduna il suo esercito d'invasione in Polonia, sulle rive della Vistola. Oltre mezzo milione di uomini, un esercito mai visto prima nella storia, formato per metà da francesi e metà da alleati. Molti dei generali che comandano questi ultimi sono stati più volte in passato sconfitti da Napoleone.

Verso la fine di giugno l'esercito napoleonico penetra in Russia e avanzando nell'immensa pianura non incontrano truppe russe ma solamente qualche contadino allibito o indifferente.

L'armata procede, in quel deserto, col caldo soffocante, su due ali e un centro. Il capo di Stato Maggiore è il maresciallo Louis-Alexandre Berthier; comandante della cavalleria Gioacchino Murat, re di Napoli; comandante dell'artiglieria, il generale Lariboisiere. L'armata di sinistra è affidata al maresciallo MacDonald. Al centro l'armata principale con Napoleone e i veterani di Francia e la Guardia imperiale, e i marescialli Lefebvre, Mortier, Bessières, Davout, Oudinot, Ney. Al suo fianco l'armata d'Italia del vicerè Eugenio de Beauharnais. Infine, all'estrema destra, il corpo d'armata austriaco affidato al generale Schwarzenberg.

Dall'altra parte, i russi sono divisi in tre armate. La prima è agli ordini del generale Bogdanovic; la seconda è comandata dal generale Bragation, uno degli sconfitti di Austerlitz, e la terza, di riserva, dipende dal conte Tomasov. Il comandante supremo dell'esercito russo, all'inizio delle ostilità, è il ministro della guerra Barclay de Tolly.

Dopo circa due mesi di avanzata su un terreno che il nemico brucia e devasta prima di abbandonarlo, ecco che lo zar Alessandro, stanco di veder le sue truppe ritirarsi e non capendo che si tratta di una manovra strategica, il 20 agosto sostituisce Barclay de Tollay e pone al comando supremo dell'esercito il generale Kutuzov, già comandante delle forze russe ad Austerlitz. Ma quello che lo zar non immagina è che il nuovo capo supremo continuerà la strategia del suo predecessore, portandola fino alle estreme conseguenze.

Intanto l'esercito di Napoleone continua l'avanzata senza incontrare resistenza. Per la campagna di Russia aveva previsto una durata di venti giorni, ma già comincia a rendersi conto che ne occorreranno molti di più.

Il 13 agosto Napoleone passa il fiume Dniepr e viene a sapere che le armate di Barclay e di Bragation, circa duecentomila uomini in tutto, sono riuscite a riunirsi a Smolensk. Napoleone cerca di circondare la città e di prenderli in trappola, ma Bragation sfugge ancora una volta, mentre Barclay riesce a resistere per due giorni, il 17 e il 18 agosto, all'attacco del corpo davanguardia del maresciallo Ney. Quando i francesi entrano nella città, la trovano in fiamme e abbandonata dai russi. Non cè più niente. Napoleone aveva sperato di impossessarsi a Smolensk delle riserve dei russi, indispensabili per la sopravvivenza della Grande Armèe. Invece, nulla.

Lasciata Smolensk, Napoleone si trova di fronte, il 7 settembre, nei pressi del villaggio di Borodino, sulle sponde del fiume Moscova, centoquarantamila russi con duecento cannoni al comando di Kutuzov. Napoleone ha con sé centotrentamila soldati e quattrocento cannoni.

L'imperatore ha schierato le sue forze con il principe Eugenio all'ala sinistra, il maresciallo Davout alla destra, il maresciallo Ney al centro, la Guardia di Riserva. Murat comanda la cavalleria.

Alle sei di mattina le artiglierie francesi aprono il fuoco ed immediatamente si scatena la lotta su un fronte lungo tre chilometri. Eugenio si impadronisce subito di Borodino, mentre Ney e Davout attaccano la formidabile difesa del centro russo, detta la "Grande Ridotta".

I combattimenti sono cruenti e le perdite molto alte. Un primo successo francese è la conquista della posizione detta delle tre Frecce. Adesso bisogna prendere la Grande Ridotta. Inizia l'attacco il principe Eugenio, consapevole di dover vincere ad ogni costo. E' un massacro. Eugenio conquista la Grande Ridotta, poi la perde. Nel frattempo una delle divisioni del principe Eugenio cede e cè il rischio di un crollo dell'intero fronte francese.

Ancora una volta è la cavalleria, nel pomeriggio, a risolvere la battaglia. Il suo comandante in capo, Murat, manda all'attacco i cavalleggeri ed espugna definitivamente la Grande Ridotta. Ora bisognerebbe completare la vittoria inseguendo il nemico e distruggerlo. Allora sì che lo zar Alessandro dovrebbe rassegnarsi a chiedere l'armistizio. Per far tutto questo Napoleone dovrebbe scatenare all'attacco la Guardia, ma egli tergiversa, non vuole precludersi la possibilità di lanciare forze fresche all'assalto di Mosca. Rifiuta l'impiego della Guardia e commette un grave errore, perché i russi riescono a ripiegare convinti, tutto sommato, di essere i vincitori. Ognuna delle due parti grida vittoria e Napoleone nomina Ney principe della Moscova e dall'altra parte lo zar crea Kutuzov maresciallo.

Le perdite sono spaventose. I russi morti sono quarantacinquemila, i feriti ventimila. I francesi, diecimila morti e ventimila feriti

Per i francesi è stata la battaglia della Moscova, per i russi la battaglia di Borodino.

Il 14 settembre 1812 i francesi entrano a Mosca. Lo zar Alessandro ha accettato il parere di Kutuzov di non fermarsi a difenderla, di abbandonarla al nemico. Il governatore Rostopcin ordina di dar fuoco alla città. I francesi, investiti dall'immenso incendio, tentano di salvare il salvabile. Ma inutilmente. Mezza Mosca sarà devastata e ci vorranno quattro giorni prima che l'incendio venga domato. Le diserzioni e il malcontento tra le truppe di Napoleone cresce di giorno in giorno. L'imperatore, visto l'avvicinarsi del grande freddo, ordina la ritirata. Il 19 ottobre i francesi lasciano Mosca. Dei cinquecentomila uomini partiti, ora la Grande Armèe ne conta poco più di duecentomila.

Napoleone ha lasciato di retroguardia il maresciallo Mortier con diecimila uomini, per proteggere la partenza dell'armata.

La colonna francese in ritirata, un'immensa striscia di "spettri" punta verso sud su Kaluga, ma, improvvisamente, il 24 ottobre Kutuzov le sbarra la strada a Malojaroslavez. I russi sono superiori numericamente e il combattimento dura ben diciotto ore senza sosta. Il principe Eugenio, con la sua armata, riesce ad aprirsi la strada permettendo alla colonna, il 25 ottobre, di riprendere la marcia.

Intanto Kutuzov continua nella sua azione di logoramento e il primo novembre attacca nuovamente Eugenio a Viasma e poi a Krasnoi. Nonostante che il principe si batta sempre bene, il ripiegamento in qualche caso diventa fuga. La marcia dei francesi in ritirata si è trasformata in tragedia, sconfitti, soprattutto, dal terribile inverno russo. Quando il 9 novembre Napoleone arriva a Smolensk il termometro segna dodici gradi sotto zero, e dieci giorni più tardi scenderà oltre i trenta. Nelle vicinanze della città cè Kutuzov, la sua ombra.

Dopo Smolensk la Grande Armèe è ridotta a soli cinquantamila uomini efficienti. Napoleone arriva a Orsa il 19 novembre con Murat e Eugenio. Ora si dovrà varcare la Beresina, affluente di destra del Dniepr, sperando che il letto ghiacciato del fiume sopporti il peso delle truppe.

Alle spalle dei francesi ci sono tre corpi d'armata russi, al comando di Kutuzov, che pedinano i francesi in ritirata e aspettano di distruggerli quando arriveranno al fiume e là rimarranno bloccati.

Nel frattempo i francesi riescono a scoprire un guado e si apprestano ad attraversarlo. Ma bisogna resistere agli attacchi dei russi. Mentre le truppe dei marescialli Oudinot e Ney tengono a bada il nemico, il 26 novembre inizia l'attraversamento della Beresina. Tra una confusione enorme. Napoleone passa il fiume nel pomeriggio del 27 novembre, sotto i colpi delle artiglierie russe.

Per l'intera giornata del 28 novembre continua il transito dei soldati, mentre il generale francese Victor li protegge combattendo eroicamente contro i cosacchi che assalgono i suoi uomini con micidiali cariche. Nella tarda mattinata del 29 novembre tutto è finito. I morti francesi sono circa ventimila, i russi hanno perduto diecimila uomini. I ventimila rimasti di un esercito di cinquecentomila uomini si dirigono verso Vilna.

Il 5 dicembre Napoleone parte per Parigi e nomina Murat suo successore alla guida dei resti della Grande Armèe.

Il 16 dicembre i resti dell'esercito francese passano il Niemen e sono in salvo in Polonia. I morti del colossale disastro superano i trecentomila, in cinque mesi di campagna.

L'ultimo soldato di Francia a varcare il ponte sul Niemen è il maresciallo Ney, il più coraggioso, il più irriducibile dei marescialli.

Così si conclude la campagna di Russia e così comincia la fine di Napoleone.

Ecco come il conte de Rochechouart, che serviva nell'esercito russo, descrive le sofferenze sopportate dai due eserciti durante la terribile ritirata nel libro "Souvenirs" in "Napoleone Bonaparte":

"...La notte tra il 28 e il 29 novembre fu spaventevole. Al nevischio che ci accecò per tutta la durata del combattimento, succedette, quasi senza transizione, un freddo di 18 gradi che andò via via aumentando fino alla nostra entrata a Vilna, dove il termometro di Rèaumur, cosa inaudita in quella stagione e anche in quel paese, giunse a 29 gradi...Noi seguivamo così da vicino l'esercito francese che i furieri del nostro quartier generale arrivavano al momento in cui l'ultima casa che aveva abitato l'imperatore Napoleone era abbandonata dai suoi i quali di mutuo accordo, per così dire, con i nostri furieri che non li inquietavano menomamente, li lasciavano prendere possesso della stessa casa, per stabilirvi il quartier generale russo. Dal primo dicembre in poi, non si parlò più di battersi, ma di marciare il più rapidamente possibile verso Vilna. Dapprima, il 30 novembre, mi trovai sul posto dove l'esercito francese aveva effettuato il passaggio della Beresina. Nulla al mondo avrebbe potuto essere più triste e più straziante. Si vedevano i cadaveri ammonticchiati di una folla diuomini, di donne, di bambini, di soldati di tutte le armi e di diverse nazioni, cavalli, calessi, cannoni, cassoni sfondati prima dall'artiglieria del corpo di Wittgenstein, di quello di Kutuzov, di quello di Platov e infine del nostro, che giacevano ancora lì, gelati, schiacciati dai fuggiaschi e finiti dalla mitraglia russa".

 


BATTAGLIA  DI JENA  

Denominazione: BATTAGLIA DI JENA e AUERSTADT
Data: 14 OTTOBRE 1806
Luogo: JENA (Città della Germania, nella Turingia orientale)
Eserciti contro: FRANCESE e PRUSSIANO
Contesto: GUERRE NAPOLEONICHE
Protagonisti:
NAPOLEONE BONAPARTE (Imperatore dei francesi)
FEDERICO GUGLIELMO III (Re di Prussia)
DUCA DI BRUNSWICK (Comandante in capo dell'esercito prussiano)
Principe HOHENLOHE (Generale prussiano)
ERNST von RUCHEL (Generale prussiano)
DAVOUT (Maresciallo francese)
MURAT (Maresciallo francese)
SOULT (Maresciallo francese)
AUGERAU (Maresciallo francese) 

La battaglia

Nel 1806 l'esercito francese di stanza in Germania, dal Reno al Danubio, poteva contare su centosessantamila uomini, con il quartier generale situato a Monaco. Essi formavano sei corpi d'armata ed erano comandati, finchè non fosse tornato Napoleone, dal generale Louis-Alexandre Berthier, uno dei migliori ufficiali dell'esercito francese.

Il 9 ottobre 1806 la Prussia, inconsapevole dell'arretratezza del suo esercito, dichiarava guerra alla Francia, potente e vittoriosa. Alla Prussia si affiancavano, come alleati, la Russia e l'Inghilterra: nasceva la Quarta Coalizione.

A questo punto la Grande Armèe francese è già sul piede di guerra, e il concentramento è fissato a Magonza. Napoleone parte, alla volta di quella città, il 24 settembre, accompagnato dall'imperatrice Giuseppina e dal principe Talleyrand. Va a prendere il comando dell'esercito.

I suoi primi ordini sono i seguenti: il corpo d'armata di Augerau raggiungerà Francoforte il 2 ottobre; quello di Bernadotte muoverà su Norimberga; quello di Ney si radunerà ad Ansbach; quello di Davout sarà a Bamberga il 3 ottobre; quello di Lefebvre a Kjonigshofen, l'artiglieria e i rifornimenti a Wurzburg. Il maresciallo Soult si troverà ad Amberg il 4 ottobre.

Inizia così la campagna napoleonica in terra di Germania. La battaglia che tolse di scena la Prussia si combattè il 14 ottobre 1806, contemporaneamente a Jena e ad Auerstadt. 
Jena era una bella città della Turingia orientale, e a venti chilometri di distanza si trovava il villaggio di Auerstadt.

La battaglia di Jena inizia alle 7 del mattino, quando i prussiani del generale Hohenlohe muovono dalla città verso Weimar, temendo un accerchiamento. Verso le nove, quando finalmente la fitta nebbia comincia a levarsi, Hohenlohe si accorge di essere attaccato non soltanto da Soult alla sua sinistra, ma anche da Ney e da Lannes al centro, e da Augerau sulla destra.

Il comandante prussiano, vistosi in trappola, comincia a mandare messaggeri al generale Ruchel, invitandolo ad affrettarsi con le forze di riserva e a raggiungerlo sul campo di battaglia.

Purtroppo Ruchel tardò e quando le sue avanguardie comparvero al limite della pianura, poco dopo l'una, Hohenlohe aveva già impartito l'ordine di ritirata e le sue truppe ripiegavano in disordine. E qui avvenne il peggio. Gli uomini di Ruchel, destinati a portare aiuto ai colleghi in combattimento, vennero coinvolti nella loro fuga. Una catastrofe.

Le sorti della battaglia furono decise dall'intelligente impiego della cavalleria di Murat e dalla Guardia quando, nel primo pomeriggio, vennero lanciate a dare l'ultimo colpo al nemico.

I prussiani lasciarono sul campo quindicimila tra morti e feriti, e altrettanti furono i prigionieri. Gli ufficiali e i soldati prussiani superstiti si diedero alla fuga in direzione di Weimar inseguiti dalla cavalleria francese che ne fece una strage.

Alle 3 del pomeriggio a Jena si era già finito di combattere e l'armata di Hohenlohe, oltre a quella di Ruchel, caduto in battaglia, non esisteva più. I francesi avevano perduto solamente, tra morti e feriti, cinquemila uomini.

Napoleone verso sera tornò nel suo accampamento e solo là seppe che cosa era accaduto ad Auerstadt, e si rese conto di non aver sconfitto il grosso dell'esercito nemico, ma solo il fianco delle forze prussiane, mentre era toccato al maresciallo Davout, al comando soltanto di ventiseimila soldati, sconfiggere il grosso dell'esercito prussiano di re Federico Guglielmo III ad Auerstadt.

Davout, nonostante l'inferiorità numerica, attaccò per primo e subito, sotto i colpi dei francesi, cadde il comandante in capo prussiano Brunswick. Guglielmo avrebbe potuto prendere in mano il comando dell'esercito o sostituire il generale defunto, ma, titubante com'era, non fece né l'una né l'altra delle due cose, rendendo così esitante la manovra del suo esercito.

Alle 10 del mattino, sempre del 14 ottobre 1806, i generali prussiani Schmettau e Wartensleben contrattaccano. Il primo viene subito travolto dal fuoco francese, rimanendo morto sul terreno, mentre Wartensleben, dopo un successo iniziale, viene affrontato personalmente da Davout e costretto a ritirarsi.

Quando queste due divisioni furono sopraffatte e la destra prussiana completamente distrutta, Davout poteva considerare vinta la battaglia di Auerstadt, lo stesso giorno della vittoria di Napoleone a Jena.

Il re prussiano Federico Guglielmo, ancora convinto di trovarsi di fronte Napoleone, ordina la ritirata. Le tre divisioni del maresciallo francese intrappolarono quanto restava dell'esercito prussiano e lo eliminarono.

Alle 12 e 30, dell'armata reale prussiana non cera più che un gruppo di fuggiaschi.

Ecco come Francois-Renè de Chateaubriand ricostruisce l'inizio della campagna napoleonica del 1806 nel libro "Napoleone"

Nel corso dell'anno 1806, scoppia la Quarta Coalizione. Napoleone parte da Saint-Cloud, arriva a Magonza, a Salisburgo si impadronisce dei magazzini del nemico. A Saalfeld è ucciso il principe Ferdinando di Prussia. Il 14 ottobre, sulla duplice battaglia di Auerstadt e di Jena, la Prussia scompare...Il bollettino prussiano dice tutto in una sola riga: "L'esercito del re è stato sconfitto. Il re e i suoi fratelli sono vivi".

Il duca di BrunswicK sopravvisse di poco alle sue ferite; nel 1792, il suo proclama aveva fatto sollevare la Francia; egli mi aveva salutato lungo la strada quando, povero soldato, andavo a raggiungere i fratelli di Luigi XVI...Erfurt capitola, Lipsia è conquistata da Davout; sono forzati i passaggi dell'Elba; Spandau cede; a Potsdam, Bonaparte fa prigioniera la spada di Federico. Il 27 ottobre 1806, il grande re di Prussia, ode, nella polvere intorno ai suoi palazzi vuoti, risuonare le armi in un modo che gli rivela la presenza di granatieri stranieri: Napoleone è arrivato"


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
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le altre battaglie, 
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Bibliografia:
 “MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"-  Curcio Editore
"Napoleone "Memoriale di Sant'Elena" 1a ed. 1843


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