TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA DI POLTAVA

Data: 8 LUGLIO 1709
Luogo: POLTAVA (Centro dell'Ucraina)
Eserciti contro: SVEDESE e RUSSO
Contesto: SECONDA GUERRA DEL NORD
Protagonisti:
CARLO XII (Re di Svezia)
REHNSKOLD (Maresciallo svedese, comandante in capo dell'esercito)
LEWENHAUPT (Generale svedese)
ROOS (Generale svedese)
SPARRE (Generale svedese)
IVAN STEPANOVIC MAZEPA (Capo dei cosacchi ucraini, alleato svedese)
PIETRO IL GRANDE (Zar di Russia)
ALEKSANDR D. MENSIKOV (Comandante della cavalleria cosacca)
SEREMETEV (Maresciallo russo)
RONNE (Generale russo)
PETER BRUCE (Generale scozzese, comandante dell'artiglieria russa)

La battaglia

La premessa che portò alla battaglia di Poltava, fu l'alleanza tra la Danimarca, la Russia, la Sassonia e la Polonia, contro Carlo XII, re di Svezia, la quale metteva in pericolo i possedimenti svedesi nel Mar Baltico. Così, nel 1700, il re svedese scende in guerra occupando la Danimarca e mettendola in condizione di dover uscire dalla lega antisvedese; quindi sconfigge lo zar Pietro il Grande nella battaglia di Narva; infine, nel 1702, sconfigge il re polacco Augusto il Forte nella battaglia di Kliszow.

A questo punto, nel prosieguo della guerra, denominata Seconda Guerra del Nord, iniziata nel 1700 si concluderà nel 1721, a fronteggiare il vittorioso Carlo XII rimane solamente la Russia, con il suo zar Pietro il Grande. Questi utilizzerà la sconfitta di Narva per rimodernare il suo esercito ed affrontare ad armi pari il temibile nemico svedese.

Carlo XII, nella primavera del 1708, inizia l'invasione della Russia e punta, inizialmente, su Smolensk per poi arrivare a Mosca. Il re svedese avanza con l'avanguardia del suo esercito, mentre il generale Lewenhaupt, al comando di un secondo corpo di spedizione, ha l'ordine di raggiungere il sovrano in un secondo tempo, al momento del grande scontro.

Carlo XII, infatti, si aspettava di trovare lo zar Pietro il Grande, con il suo esercito, appena varcata la frontiera. Invece, non trova nessuno. Nella sua avanzata nell'immensa pianura russa, egli si imbatte in villaggi abbandonati, con gli abitanti che sono fuggiti portandosi via tutto il bestiame e il grano. E la tattica dei russi, che adotteranno anche un secolo dopo contro Napoleone (e anche con Hitler nel 1941): fare terra bruciata davanti al nemico, senza lasciargli nessuna possibilità di rifornirsi e, al tempo stesso, logorarlo con piccole azioni di guerriglia.

Man mano che l'esercito svedese avanza le difficoltà aumentano. Quarantamila uomini cominciano ad essere affaticati dal caldo e la scorta di cibo e acqua inizia a scarseggiare, senza la possibilità di un rifornimento sul posto. Oramai, l'obiettivo Mosca, almeno per il momento, deve essere abbandonato.

Carlo XII decide di tornare indietro e punta verso sud per ricongiungersi con il nuovo alleato trovato proprio in Russia. Il nuovo alleato si chiama Ivan Stepanovic Mazepa, ed è il capo di una parte dei cosacchi ucraini, contrari allo zar. Nell'autunno del 1708, Mazepa offre agli svedesi di alloggiarli nei quartieri invernali in Ucraina e di fornire loro gli approvvigionamenti necessari.

Ma anche qui, come succederà con Napoleone e poi con Hitler, è il "generale inverno" a farla da padrone. Tra le fila svedesi i morti si contano a centinaia, sia per il gran freddo che per le epidemie.

Nella primavera del 1709 l'esercito di Carlo XII, che contava soltanto su trentamila uomini, riprese la marcia. Il generale Lewenhaupt era giunto, ma aveva dovuto subire una grave sconfitta a Lesnaya e dei suoi sedicimila soldati, ben seimila erano stati uccisi.

Nel mese di aprile del 1709, il sovrano svedese giunge a Poltava, nel centro dell'Ucraina. Una vecchia città, poco fortificata, occupata da una guarnigione di seimila uomini.

Carlo XII la accerchia ma non ordina di assaltarla, nonostante gli sia utile e bisognoso impossessarsi dei ricchi magazzini di viveri di Poltava per rifornire il suo esercito. Ma prima vuole sconfiggere lo zar Pietro il Grande, che nel frattempo arriva con un esercito di quarantamila uomini. Timoroso della fama del suo nemico, si limita a scavare trincee e a colpire con le sue moderne artiglierie il campo svedese.

Il 27 giugno del 1709, però, accade un incidente imprevisto. Il re di Svezia, mentre cavalca in ricognizione lungo le prime linee, viene ferito al tallone sinistro da un colpo di moschetto. Dopo essere stato operato, è costretto a stare su una barella e, quindi, non più in grado di esercitare il comando, che affida al maresciallo Rehnskold, il quale deve limitarsi ad ascoltare dal sovrano soltanto parziali disposizioni.

All'alba dell'8 luglio del 1709, Carlo XII, sempre sdraiato su una barella, decide di attaccare. Gli svedesi avanzano su quattro colonne di fanteria e sei di cavalleria, con soli quattro cannoni a disposizione, affiancati da circa duemila cosacchi di Mazepa.

Lo zar Pietro il Grande ha affidato il centro del suo schieramento a Seremetev, l'ala sinistra al generale Ronne, la destra a Mensikov, mentre l'artiglieria, composta da sessanta cannoni, è affidata al generale scozzese Peter Bruce.

Gli svedesi attaccano il primo campo trincerato russo, poi il secondo, ma non riescono a spuntarla sul terzo. Quando il generale svedese Roos tenta di aggirare il terzo campo, inoltrandosi nella foresta, viene a sua volta accerchiato e finirà con l'arrendersi quando avrà soltanto quattrocento uomini, dei quattordicimila a lui affidati.

La cavalleria cosacca di Mensikov semina il panico tra la fanteria nemica e, dopo un ultimo tentativo di resistenza, gli svedesi, questi invincibili soldati famosi in tutto il mondo, sono travolti e massacrati.

A malapena Carlo XII riesce a sottrarsi ai russi, attraversando il fiume Dniepr e rifugiandosi in Turchia.

Gli svedesi, con in testa il generale Lewenhaupt, si arresero ai russi due giorni dopo: erano più di mille ufficiali e tredicimila soldati. Sul terreno lasciarono circa diecimila soldati morti, contro i milletrecento russi tra caduti e dispersi.

La battaglia di Poltava risulterà decisiva in una guerra destinata a durare altri dodici anni.

Ecco come Voltaire mette in risalto il carattere del re-soldato nel libro: "Carlo XII re di Svezia".

"...La sorpresa fu ancora maggiore, quando lo si vide rinunciare di colpo ai più innocenti divertimenti della giovinezza. Da quando si preparò alla guerra cominciò una vita del tutto nuova, dalla quale in seguito non si scostò mai, neppure un momento. Pieno dell'idea di Alessandro e Cesare, si propose di imitare in tutto, fuorchè nei vizi, quei due conquistatori. Non conobbe più fasto, giochi, svaghi; ridusse la mensa alla frugalità più severa. Aveva amato il lusso degli abiti: da allora vestì soltanto come un semplice soldato. Lo avevano sospettato di aver nutrito una passione per una dama della Corte: vero o no quest'intrigo, è certo che da allora rinunciò per sempre alle donne, non solo per timore d'esserne dominato, ma per dare l'esempio ai suoi soldati, che voleva costretti nella più rigorosa disciplina, o forse ancora per la vanità d'esser il solo di tutti i re che domasse un istinto così difficile da vincere. Decise pure d'astenersi dal vino per il resto della sua vita. Alcuni m'hanno detto che aveva preso questa decisione solo per domare in tutto la natura e per aggiungere una nuova virtù al suo eroismo; ma i più m'hanno assicurato che volle con questo mezzo punirsi di un eccesso commesso e di un affronto inflitto a tavola ad una dama, alla presenza della regina madre".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
& Francomputer

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