TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

La guerra TURCO-ITALIANA


LA BATTAGLIA DI OTRANTO

Data: 27 LUGLIO  1480
Luogo: Otranto.
Eserciti: Flotta navale  TURCA di Maometto II contro  l'Italia
Contesto: Eredità dei principi di Taranto ed espansione dei turchi in occidente
Protagonisti:
GEDIK AHMED PASCIA (Generale turco)
DON ALFONSO DUCA DI CALABRIA (Comandante della guarnigione otrantina)
Altri protagonisti nella seconda fase: il duca d'Urbino Ciro Ciri e il francese Pietro D'orfeo.

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28-LUGLIO-1480

Nella guerra d'Otranto (1480-81) c'era Gedik Ahmed Pascià, uno dei più formidabili fra i generali ottomani, da poco elevato alla carica di 'sançak bey' di Valona in Albania (cioè governatore del sangiaccato di Valona; un sangiaccato é parte di una provincia). In questo giorno sferrò per ordine del sultano Maometto II un grande attacco all'Italia. 
Maometto II prese a pretesto presunti diritti da parte dei turchi all'eredità dei principi di Taranto. La verità è che  il sultano pare ambisse a conquistare Roma e l'Italia, come pure a distruggere il potere del re di Napoli Ferrante colpevole di avere aiutato gli insorti albanesi.

 Non é chiaro esattamente a quanto ammonti la forza della spedizione: le fonti parlano di una flotta che va dalle 70 alle 200 navi con a bordo fra i 18.000 e i 100.000 turchi.
 Grazie alla cinica neutralità di Venezia, l'attraversamento del Canale di Otranto fu tranquillo. La scelta della città di Otranto come luogo dello sbarco fu naturale: era la città più vicina alle coste albanesi e soprattutto era un ottimo porto per la flotta turca. Ai primi momenti dello sbarco vi furono isolate scaramucce fra i soldati della guarnigione otrantina e le forze nemiche che sbarcavano, ma ben presto i soldati, intimiditi dal continuo accrescersi della potenza del nemico, si rifugiarono fra le mura. 

29-LUGLIO-1480

La guarnigione insieme a tutti gli abitanti abbandona il borgo in mano ai turchi e si ritirano nella cittadella, cioè nel Castello d'Otranto. Venne chiesta da Ahmed Pascià la resa, ma i difensori respinsero immediatamente la richiesta. 

11-AGOSTO-1480

La cittadella, sprovvista di cannoni e le cui mura vengono continuamente colpite dalla formidabile artiglieria ottomana, dopo due settimane di disperata resistenza nella vana attesa di soccorsi da parte del re e di suo figlio Don Alfonso duca di Calabria (da cui dipendeva la città), viene espugnata dai turchi. Si consuma un terribile massacro: tutti i maschi con più di quindici anni vengono uccisi mentre le donne e i bambini sono ridotti in schiavitù (secondo alcuni i morti furono 12.000 e gli schiavi 5000, ma é dubbio che la città avesse tanti abitanti). Una delle carneficine più terribili avvenne nella cattedrale dove tutto il clero e i molti civili ivi rifugiatisi vennero sterminati (dopo la chiesa in segno di ulteriore spregio fu ridotta a stalla per i cavalli). 

Particolarmente tragico fu il destino dell'arcivescovo Stefano Pendinelli e del comandante della guarnigione, il conte Francesco Largo: vennero letteralmente segati vivi. Da queste terribili stragi la città non si riprenderà mai più diventando una località marginale rispetto a Lecce. 

12-AGOSTO-1480

Si consuma il secondo atto della tragedia: 800 otrantini che si sono rifiutati di abiurare alla fede cattolica vengono trascinati sul Colle della Minerva e lì decapitati. Riconosciuti ufficialmente martiri dalla chiesa e le loro ossa si trovano in sette grandi armadi in legno nella Cappella dei Martiri ricavata nell'abside destro della cattedrale di Otranto (altri loro resti sono nel Duomo di Napoli). Sopra il Colle della Minerva si trova ora una chiesetta a loro dedicata, Santa Maria dei Martiri.

FINE AGOSTO -1480

Dopo la presa di Otranto Ahmed Pascià compie una manovra diversiva al fine di disorientare il comandante delle truppe aragonesi Don Alfonso duca di Calabria: attacca dal mare con 70 navi la città di Vieste nel Gargano, che viene messa a ferro e fuoco. 

12-SETTEMBRE-1480

I turchi incendiano la chiesetta di Santa Maria di Merino a sette chilometri da Vieste (era tutto ciò che già allora rimaneva di quell'antico borgo): essa custodiva la Madonna di Merino (scultura in tiglio scolpita fra il XIV e il XV che pare sia la parte superstite di un gruppo raffigurante l'Annunciazione) che si diceva fosse stata trovata da alcuni marinai sul lido di Scialmarino ed era immediatamente diventata oggetto di venerazione in tutto il territorio di Vieste e meta di frequenti pellegrinaggi. 

OTTOBRE -1480

Gedik Ahmed pascià ripassa il Canale di Otranto con gran parte delle sue truppe dopo aver ripetutamente devastato con continue scorrerie i territori di Lecce, Taranto e Brindisi lasciando a Otranto soltanto una guarnigione di 800 fanti e 500 cavalieri. Nella sua decisione deve aver pesato anzitutto le difficoltà nello sfamare un'esercito così grande in una regione non ricchissima come il Salento, come anche la pressione crescente delle forze aragonesi finanziate dal denaro fiorentino e supportate attivamente dal Papa Sisto IV che proclamò una crociata contro i turchi. Ma é certo che il pascià pensasse di ripassare lo stretto l'anno dopo, e pure i cristiani ne erano convinti: infatti per tutto l'inverno il terrore in Italia rimase altissimo, con continue voci che parlavano di un abbandono di Roma da parte del Papa. 

1-MAGGIO-1481

I cristiani mettono il campo vicino ad Otranto; il campo dispone di formidabili apparati di difesa garantiti dal 'Maestro Ingegnere del duca d'Urbino Ciro Ciri e dal francese Pietro D'orfeo. La città e stretta d'assedio sia per terra che per mare. 

4-MAGGIO-1481

Avviene un fatto decisivo per l'esito dell'assedio: muore a soli 52 anni il grande sultano Maometto II il Conquistatore. E a lui che si deve la sottomissione di tutti i Balcani (meno la Dalmazia veneziana e la Croazia ungherese) come di tutta l'Anatolia, ma soprattutto la conquista di Costantinopoli, da lui trasformata nella nuova capitale dell'impero (in precedenza era Adrianopoli). 

Il sultano costruì durante il suo dominio una flotta e un esercito di una tale potenza da far tremare l'Europa; particolarmente devastante la sua artiglieria, che non temeva confronti con quella delle potenze occidentali. Anche per questo la notizia della sua morte fu accolta con universale sollievo da parte di tutti i cristiani, sollievo accresciuto dalla notizia di una guerra civile fra due figli di Maometto II, i fratellastri Cem (sostenuto dalla corte e dal Gran Visir) e Bayazid (appoggiato dai giannizzeri). Gedik Ahmed Pascià che si apprestava a sbarcare in Italia appoggiò subito colui che sarebbe stato il futuro sultano Bayazid II e gli chiese supporto per la spedizione in Italia, ma Bayazid, non fidandosi di lui, lo richiamò a Costantinopoli dove lo fece imprigionare (in seguito per ordine del sultano fu assassinato il 18-11-1482 ad Adrianopoli). 

Alexander Ducci


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