Dott. Francesco Cappello - Università degli Studi di Lecce -  Tesi Anno accademico 1999-2000
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CAPITOLO QUARTO

Verso l’abisso: 
maggio 1957 – dicembre 1960 

L’incontro di maggio


Il summit avvenuto nel maggio del 1957 tra Eisenhower e Diem fu un successo nel campo della retorica, ma un fallimento per il presidente vietnamita che era arrivato a Washington con la speranza di poter aumentare gli effettivi del VNA di 20000 uomini,[1] di poter dare il via ad un’imponente costruzione di strade[2] ed avere la conferma che gli aiuti sarebbero ammontati a 250 milioni di dollari di cui 170 milioni da destinare alla sicurezza del Paese.[3] Il presidente vietnamita tornò a Saigon con la solita assicurazione che il Vietnam continuava ad essere un’area strategicamente preziosa per la politica statunitense[4] e che un’eventuale aumento degli aiuti sarebbe stato deciso dal Fiscal Year (FY) del 1958.[5] Eisenhower si vide costretto a rifiutare un maggiore coinvolgimento spiegando che i molteplici impegni americani nel globo impedivano una più intensa assistenza nell’area e che, secondo un proverbio militare, «le strade sono ponti d’oro per i nemici»,[6] risposte che non rappresentavano un modello di cautela diplomatica ma delle frustranti verità: alcune settimane prima, il Congresso, con i voti di alcuni membri conservatori, aveva approvato profondi tagli di bilancio per gli aiuti all’estero: molti di quei soldi erano destinati, secondo un’iniziativa diplomatica presidenziale verso il Terzo Mondo, ad assicurare una maggiore influenza degli Stati Uniti.[7] 

I temi trattati, durante la visita di stato, furono affrontati ambiguamente dai consulenti del Dipartimento di Stato e dall’entourage di Diem: quando gli esperti finanziari americani menzionarono la disparità di cambio della piastra, Diem e il suo seguito spiegarono che un’eventuale svalutazione della moneta era pericolosa per l'economia di una nazione in piena fase di sviluppo e, ignorando le pressioni inflazionistiche, fecero appello per la costituzione di una squadra del Found Monetary International (FMI) che studiasse la questione,[8] e spostarono la loro attenzione su un più diretto controllo degli aiuti che giungevano nel paese.[9] Da qui prese avvio un’amara battaglia tra i diplomatici statunitensi e i rappresentanti della famiglia Ngo su come utilizzare le risorse disponibili: il problema era se aumentare la percentuale, già alta, dei fondi americani destinati all’uso militare o mettere più enfasi sullo sviluppo economico e la riforma politica. L’ambasciatore americano Durbrow fece sapere ai rappresentanti del governo vietnamita che la RVN avrebbe continuato ad essere attaccata finché fossero falliti tutti i progetti che dovevano migliorare il sistema economico e sociale del paese e propose all’amministrazione Eisenhower di trattenere gli elicotteri che dovevano essere destinati alla VNA[10] finché Diem non avesse dimostrato di compiere seri sforzi per risolvere la questione agraria, i diritti civili, e gli altri urgenti problemi che stavano alimentando l'ostilità verso il suo regime.[11]
In due conversazioni avvenute tra il primo ed il 2 ottobre 1957, Durbrow informò Diem che il Congresso aveva votato per una riduzione del 20% dei fondi destinati alla RVN per l’anno 1958; il leader asiatico ed i suoi consulenti insistettero che il bilancio militare non poteva essere ridotto, che non avevano entrate sufficienti per contribuire al bilancio, e che essi avevano bisogno dell’appoggio statunitense per la difesa del Paese. Inoltre, Diem affermò categoricamente che, se l’aiuto americano fosse stato ridotto, le necessità militari sarebbero state considerate prioritarie rispetto alle necessità sociali.[12]

Robertson ed il Sottosegretario di Stato, Herter, insieme ad Eisenhower e Dulles tentarono di convincere Diem che le recenti restrizioni del regime sulle attività degli uomini d’affari cinesi nel Vietnam meridionale potevano avere ripercussioni serie e Diem promise che avrebbe risolto la questione.[13] Nonostante le solite attestazioni di amicizia e le generiche promesse di aiuto, Diem non ricevette nient’altro, e nel tornare a Saigon non espresse alcuna critica o delusione derivante dalla visita di stato appena conclusa, ma fu Nhu, che dalla partenza di Lansdale aveva assunto il ruolo di consigliere politico del presidente,[14] ad essere apertamente pessimistico sul viaggio compiuto dal fratello negli Stati Uniti.[15] 

Diem ed i Vietcong

L’anno prima, nel 1956, la stampa di Saigon aveva coniato un termine per distinguere i membri della resistenza al Sud dai Vietminh del Nord: una misto tra le parole Vietnam, e Cong-San, o comunista vietnamita. Il nome era Vietcong.[16] In seguito il neologismo passò ad indicare sia i Vietminh settentrionali che quelli meridionali e alcuni studiosi di Diem erano del parere che i primi controllassero i secondi.[17] Comparato con gli anni precedenti, gli americani considerarono la prima metà del 1957 come un anno nel quale la pace era finalmente giunta in Vietnam, e in un telegramma al Dipartimento di Stato si elogiava il VNA e come esso avesse ripristinato la sicurezza interna.[18] Nell’autunno dello stesso anno le bombe dei terroristi Vietcong riportarono tutti alla realtà: nel solo mese di ottobre i Vietminh uccisero o ferirono ventidue esponenti di primo piano in varie località, assassinarono sei capi villaggio e undici militari, sequestrandone altri quattordici.[19]

Tra il 1957 e il 1958, il terrorismo e l’insurrezione armata aumentarono, una violenza che spesso rappresentò una ritorsione al sempre più crescente regime repressivo di Diem. La maggior parte di questi incidenti accaddero senza l’incoraggiamento di Hanoi. La DRV aveva come obbiettivo primario la riunificazione del Vietnam sotto il proprio regime, ma i suoi leader avevano ordinato ai quadri meridionali di essere pazienti. Hanoi aveva preferito adottare altre tecniche[20] per la lotta di liberazione nazionale.[21] Era un modo per evitare di destabilizzare la regione e scongiurare che gli Stati Uniti intervenissero in forze contro la DRV;[22] ma i leader della resistenza sud vietnamiti, che dovevano fare i conti con la repressione e gli arresti, rifiutarono di aspettare e cominciarono ad agire per conto loro attraverso omicidi, attentati[23] e attacchi contro piccole unità militari e isolati avamposti della RVN.[24] Il risultato fu l’inizio del periodo più oscuro per la rivoluzione nel sud; le elezioni non tenute e l'amnistia promessa dagli Accordi di Ginevra, ma mai promulgata, furono ben poca cosa a confronto al ruolo di Diem che risultò essere una minaccia più grande di quanto i suoi avversari avessero previsto: le sue campagne anti-comuniste sterminarono, nel 1957, gli appartenenti al partito, dai livelli più bassi a quelli più alti, tanto che ne fu rasentata l’estinzione, ed i leader locali cominciarono a difendersi violando la linea del partito comunista.

A causa di questa situazione, a Hanoi nacquero due correnti, una desiderosa di consolidare la rivoluzione al nord e l’altra che voleva la liberazione del sud. Nel dicembre 1956, le due fazioni giunsero ad un compromesso: rafforzamento del regime a Nord[25] e autorizzazione ai quadri del Sud di usare la violenza per difendersi. 

Gli ufficiali americani e vietnamiti a Saigon erano consci che la crisi stava crescendo, ma le istruzioni che arrivarono da Washington comunicarono che bisognava costruire una nazione con i fondi messi a disposizione, e possibilmente anche con meno.[26] La Casa Bianca era del parere che la situazione continuava a migliorare, e per ogni avvertimento di pericolo, da qualsiasi fonte esso provenisse, dentro o fuori del governo, c'era almeno un numero uguale di rapporti che descrivevano sostanziali progressi. Secondo un esperto britannico che viaggiò nel Vietnam del 1958, l'esercito e le forze di sicurezza avevano trionfato ovunque e, dopo tre anni di calma, ora era possibile viaggiare ovunque nel paese, e il generale Williams era dell’opinione che non vi fossero problemi significativi che non potessero essere risolti. Il comandante del MAAG era dell’idea che il Dipartimento di Stato e l’ambasciata a Saigon non dovessero causare difficoltà a Diem per non minare la sua fiducia negli Stati Uniti. [27]

Dal maggio 1955, quando il generale Collins aveva tentato di tutto per rimuoverlo, Diem aveva avuto come maestro Lansdale, che esperto sui conflitti burocratici americani consigliò al suo “allievo” di sfruttare a proprio vantaggio le rivalità fra gli ufficiali statunitensi, e la discordia tra Williams e Durbrow e i rispettivi Dipartimenti di appartenenza. Diem considerò il comandante del MAAG un sincero amico, dal quale fu appoggiato per l’invio di aiuti in Vietnam,[28] e vedeva nell’ambasciatore un nemico che favoriva in ogni occasione il taglio di quegli approvvigionamenti e spingeva verso riforme idealistiche e irrealizzabili proprio quando la pressione comunista andava aumentando. Il presidente vietnamita tentò di spiegare a Durbrow che, per combattere efficacemente il terrorismo, aveva bisogno di un bilancio militare che non fosse rimaneggiato a sfavore del Vietnam.[29] Dalla fine del 1957, la politica perseguita dai Dipartimenti di Stato e della Difesa aveva visto un completo cambiamento, mentre per il Pentagono requisito indispensabile per addestrare il VNA era la stabilità politica del regime,[30] e per il Dipartimento di Stato era essenziale che la stabilità fosse accompagnata dalla democrazia. Le posizioni, dall’inizio del 1958, s’invertirono. Il risultato fu una crescente divergenza di vedute tra i rappresentanti dei due Dipartimenti in Vietnam, mutamento che si ebbe in contemporanea con la comparsa dei Vietcong che uscivano dai propri rifugi.

Il 1958 si aprì con la notizia che i Vietminh stavano migliorando il proprio sistema viario lungo il confine con il Laos, avendo dato inizio ai lavori per la costruzione di una strada che in seguito fu chiamata “pista Ho chi Minh,” e nel febbraio, quando Durbrow incontrò Diem, il presidente vietnamita descrisse in dettaglio l’avanzata dell’attività sovversiva dei Vietcong; Durbrow espresse sorpresa sulla nuova situazione,[31] ma poiché non vi era stato ancora alcun attacco dei Vietcong contro grandi unità militari del VNA ed a postazioni ben difese, la potenza di fuoco dei Vietminh non era stata sperimentata dagli osservatori americani che si rifecero alla loro esperienza coreana. Williams riteneva che i Vietcong operassero secondo piani concepiti da Hanoi; sosteneva, inoltre che se il VNA avesse inseguito i guerriglieri nelle aree remote della giungla, non avrebbe poi potuto difendere il paese da un’invasione convenzionale. Quindi il comandante del MAAG diede ordine alle divisioni del VNA, da poco riorganizzate, di continuare l’addestramento. A metà marzo Diem svelò agli americani che, in base ad un rapporto dei suoi servizi segreti, i sovietici stavano progettando un piano per riunificare il Vietnam,[32] ma non fu ascoltato, mentre gli attacchi terroristici continuarono,[33] tanto che Diem, ignorando il consiglio di Williams di non distrarre le truppe, spedì le sue forze contro la guerriglia. Sebbene il VNA si fosse dimostrato lento ed indolente, le truppe realizzarono risultati sorprendenti, dovuti soprattutto al fatto che i Vietcong si trovarono ad operare senza l’aiuto dei propri compagni settentrionali.

La Guardia Civile

A Diem l’idea di costituire una nuova forza militare era venuta durante la visita negli Stati Uniti, nel maggio 1957. Secondo il progetto iniziale, essa doveva essere una milizia ausiliare del VNA, che si sarebbe preso “cura” esclusivamente della sicurezza interna del paese; nello specifico, doveva essere equipaggiata con armamento leggero per dare la caccia agli infiltrati Vietminh.[34] Ben presto la Guardia Civile fu lacerata dal conflitto tra il Dipartimento di Stato, quello della Difesa e lo stesso Diem: il primo voleva istituirla come una forza di polizia, affinché potesse essere controllata dal Ministero degli Interni della RVN e dallo stesso Dipartimento di Stato; il secondo voleva porla agli ordini del MAAG e tenere gli uomini in qualità di riservisti;[35] il terzo voleva solo creare una milizia più fedele di quanto lo fosse l’esercito,[36] mentre a Washington il segretario di Stato Dulles era consapevole che la situazione continuava a peggiorare, ma era del parere di inserire delle modifiche tattiche, non un cambio di politica strategica. 

A causa dell’insistenza del generale Williams, le forze armate regolari vennero addestrate per respingere un attacco dal nord, e non più per esigenze di sicurezza interna,[37] che fu interamente affidata alla Guardia Civile, una forza scarsamente equipaggiata e male addestrata. Diem desiderava, a dispetto di tutte le correnti, mettere la Guardia Civile agli ordini delle autorità militari, così che il MAAG avrebbe provveduto al rifornimento e all’addestramento degli uomini.[38] In agosto fu deciso che il MAAG avrebbe equipaggiato ed addestrato la Guardia Civile, ma essa doveva essere considerata come una forza di polizia[39] e quindi posta agli ordini del ministero degli Interni,[40] anche se, secondo l’ambasciata di Saigon, la creazione di questa nuova forza era solo un sotterfugio del presidente per aumentare il proprio esercito con il rischio che il nuovo organismo si venisse a trovare con una potenza di fuoco superiore alle forze regolari.[41]

Nella tarda primavera del 1958, il National Security Council (NSC) compilò un piano aggiornato per il Vietnam: era un compromesso tra il Dipartimento di Stato e quello della Difesa che condannava l’autoritarismo di Diem[42] e i suoi metodi di assicurare la sicurezza interna. Il Dipartimento di Stato era dell’avviso che Diem avesse la “mano pesante”[43] e che la sua continua azione di repressione del dissenso avrebbe causato gravi pericoli, mentre il Dipartimento della Difesa considerò le azioni di Diem dettate dalla pressione comunista. Furono d'accordo solo sul bisogno che la «competizione tra il regime comunista nel Nord e il Governo del Vietnam Libero simboleggia la lotta tra il mondo libero ed il blocco cino-sovietico nel Sud-est asiatico»;[44] che il desiderio del governo vietnamita era favorire una riunificazione pacifica con il Nord e che «sebbene il Vietnam, il Laos e la Cambogia, dopo gli Accordi di Ginevra, abbiano preso percorsi diversi, è vantaggioso per tutti favorire le relazioni tra questi tre paesi».[45] Nello stesso documento, oltre alle varie azioni programmatiche, erano elencati una serie di buoni propositi che comprendevano la realizzazione di programmi di assistenza statunitensi, la necessità di sviluppare in loco un forte progresso economico, lo sviluppo di un efficiente programma di difesa interna ed estera, ma soprattutto la nascita di un programma di investimenti privati, specialmente statunitensi, e a tal proposito Nhu accusò gli investitori privati americani di non voler investire in Vietnam perché non vi era la possibilità di grandi speculazioni, come lo sfruttamento del petrolio.[46]

La Decisione Quindici

Mentre i Dipartimenti di Stato e quello della Difesa argomentavano sul ruolo della Guardia Civile Vietnamita, e la situazione sulla sicurezza interna non migliorava,[47] il sostegno popolare al regime di Diem toccò livelli bassissimi: tra il 1958 e il 1959 si ebbero tre Campagne di Denuncia anti-comunista, azioni che erodevano lo stretto consenso del governo di Saigon; gli arresti arbitrari di presunti Vietminh ed il loro internamento in campi di prigionia continuarono, mentre l’amministrazione sfornava un’enorme quantità di assurdi decreti[48] e l’astio popolare aumentava in modo esponenziale. Nell’estate dello stesso anno il Politburo del VWP (Vietnamese Workers Party) chiese formalmente al CCP (Chinese Communist Party) un consiglio sulle strategie da adottare per la rivoluzione al Sud e Pechino evidenziò che «il compito fondamentale, importante e più urgente della rivoluzione vietnamita è promuovere la rivoluzione socialista e la ricostruzione al Nord […]. La realizzazione della rivoluzione al Sud è attualmente impossibile, quindi si auspica che Hanoi adotti una strategia che non esponga le nostre truppe ma che stabilisca contatti con la popolazione, ed aspetti, infine, l’arrivo di momenti migliori».[49] Era la conferma della tesi di Ho chi Minh che fino ad allora aveva scoraggiato i compagni meridionali dall’impegnarsi in attacchi armati contro il regime di Diem, sostenendo che la situazione non era ancora matura per l’insurrezione. Un documento comunista riassunse efficacemente ed ulteriormente questi appelli alla prudenza: «Attualmente siamo in un periodo incerto […]. Dobbiamo accumulare le nostre forze e sviluppare il nostro apparato organizzativo […], dobbiamo difendere le attuali istituzioni sociali, non abbattere il governo [di Saigon], ma soltanto impedirgli di funzionare […]. Ignorare l’equilibrio delle forze e proclamare affrettatamente un’insurrezione generale significa commettere l’errore dell’avventurismo ideologico, che condurrebbe ad una violenza prematura; significherebbe anche spingerci in una situazione pericolosa».[50] Erano direttive che sconcertarono gli attivisti Vietcong nel sud, che venivano decimati da Diem, e che sollevarono numerose obiezioni il cui punto di vista fu energicamente sostenuto a Hanoi da Le Duan, segretario generale del VWP. 

Il 13 gennaio 1959, durante i lavori del Quindicesimo Plenum del VWP, il Comitato Centrale, riunito sotto la presidenza di Ho chi Minh, pubblicò una documento, denominato Decisione Quindici, che autorizzava la popolazione meridionale ad usare la forza per difendersi. In una conferenza tenuta nell’autunno del 1990 alla Columbia University, il Generale Tran van Tra affermò che la Decisione Quindici fu emanata a causa delle «numerose pressioni che provenivano dai compagni del sud».[51] Secondo Giap, era ormai la constatazione di un dato di fatto,[52] anche se le divergenze di opinione tra Le Duan ed i militari della DRV rimanevano. Il segretario generale del VWP era dell’opinione che era giunto il momento di dare avvio ad una vasta campagna militare contro Diem proprio per difendere i compagni del sud, ma Ho chi Minh consigliò prudenza sostenendo che alla lunga il governo di Saigon sarebbe crollato su se stesso.[53] Cinque giorni prima dell’emanazione della Decisione Quindici, Robertson, Assistente del Segretario di Stato per gli affari del Sud-est asiatico, in un memorandum inviato a Dillon scrisse che «presto i comunisti saranno stanchi di usare mezzi pacifici per riunire il Vietnam».[54] 

Il 23 febbraio 1959 il “Cach Mang Quoc Gia” (l’organo ufficiale del regime di Diem), impressionato dagli indomiti abitanti meridionali, specialmente dai contadini pronti a difendere le loro terre, scrisse: «Nelle campagne i proprietari possono fare tranquillamente incetta delle terre lasciate dagli affittuari perché essi non torneranno più ai propri villaggi»,[55] e nella primavera dello stesso anno Hanoi autorizzò la ripresa della lotta armata con tutte le misure per sostenerla. Nel maggio 1959, la leadership nord-vietnamita creò un’unità chiamata “gruppo 559”; il suo compito era quello di incominciare a ingrandire la tradizionale strada attraverso cui i comunisti si infiltravano nel sud: la pista di Ho chi Minh. Due mesi dopo, un’altra unità logistica, il “gruppo 579” si costituì con lo scopo di studiare il modo di far passare uomini e soprattutto rifornimenti[56] dal Nord Vietnam al Sud via mare. Le parole d’ordine furono “assoluta segretezza e assoluta sicurezza”; infatti, i comunisti erano ben decisi a dare l’impressione di un totale rispetto delle clausole degli Accordi di Ginevra, che vietavano qualsiasi incremento delle risorse militari ad entrambi i regimi vietnamiti nelle reciproche zone.

 Il MAAG si trasforma

Il numero dei consulenti del MAAG, dopo gli Accordi di Ginevra, non era mai stato aumentato, sebbene fosse stato tentato di raddoppiarne il numero attraverso lo stratagemma del TERM, ma tale gruppo aveva eseguito alla lettera il proprio compito: recuperare ed inviare negli Stati Uniti il materiale lasciato dopo la guerra contro i francesi. Dopo quattro anni, il mandato provvisorio, agli occhi dell’ICC, era terminato. In primavera la Commissione ordinò alla squadra di porre termine alla missione e partire alla fine di giugno; questa decisione implicava che solo il MAAG avrebbe fronteggiato i Vietcong che stavano intensificando le azioni di guerriglia. Gli Stati Uniti progettarono che, per aumentare il numero dei consulenti, bisognava includere i quarantaquattro militari che prestavano servizio presso la comunità americana a Saigon e al loro posto ne avrebbero fatti entrare altri quarantaquattro. Ma in realtà non c’erano altri modi per compensare la perdita del FEC prima, e del TERM poi, o per aumentare il personale militare in Vietnam; nel cercare altre soluzioni uno degli assistenti di Dulles suggerì l’abbandono della politica di approvazione verso gli Accordi di Ginevra, ma il segretario di Stato respinse risolutamente questa soluzione fino alla sua morte, avvenuta nel maggio 1959.

Dall’inizio dell’anno il MAAG cominciò una trasformazione che cambiò radicalmente la natura della presenza negli Stati Uniti in Vietnam. Secondo una pratica consolidata, ai consulenti americani era stato proibito di preparare le operazioni o accompagnare le truppe vietnamite nelle missioni. Dalla fine di marzo 1959, questa restrizione non andava più bene al generale Williams; egli era consapevole che tutte le recenti missioni nel Vietnam meridionale erano fallite a causa della mancanza di un’adeguata pianificazione, di supporto logistico, di mancanza di aggressività, e di informazioni di prima mano; quindi chiese al suo comandante in capo, il generale Riley, che agli uomini del MAAG venisse permesso di accompagnare le unità del VNA nelle operazioni di combattimento.[57] Gli fu risposto che «la nostra gente è là nel ruolo di consiglieri […] ed è proibito impegnarli nei combattimenti […]. Presumo che i nostri superiori a Washington aggrotterebbero le ciglia se i nostri partecipassero direttamente alla caccia dei guerriglieri».[58]

Williams assicurò il Pentagono di non aver mai desiderato né pensato che i consulenti americani dovessero essere coinvolti nei combattimenti, ma che compiti del personale del MAAG dovevano essere: consigliare i comandanti delle unità del VNA sulla attività da svolgere giorno per giorno, includendo supporto logistico e tattico; inoltre «il consulente potrebbe determinare le deficienze sull’addestramento e prendere i dovuti provvedimenti […] potrebbe valutare esattamente le richieste per equipaggiamento supplementare, per la costruzione di strade […] e nelle operazioni dove sono coinvolte più forze armate, il consulente potrebbe essere il garante di una migliore cooperazione e coordinamento; ed in ultimo potrei ottenere un rapporto quotidiano sulle attività svolte localmente».[59] Il 25 maggio 1959, Williams ricevette l’autorizzazione richiesta, d’ora innanzi, i consulenti del MAAG avrebbero potuto accompagnare le unità provvedendo al supporto logistico e tattico.[60] Era una significativa intensificazione dello sforzo americano, già anticipata nel 1954 dal generale francese Ely, che aveva precisato che se gli americani avessero addestrato i vietnamiti alla fine li avrebbero dovuti anche accompagnare in battaglia.[61] 

Il ‘risveglio’ dell’OCB

Da quando Diem aveva trionfato sulle sètte, il problema vietnamita era passato in secondo piano per Eisenhower. Altri problemi internazionali destavano l’interesse dell’amministrazione repubblicana: l’invasione sovietica dell’Ungheria, il lancio dello Sputnik, il blocco di Berlino e altri numerosi eventi avevano oscurato il Sud-est asiatico. Durante gli ultimi anni del mandato, Eisenhower si era prefissato due obiettivi principali: nel campo della politica estera, cercò di creare una migliore atmosfera per la pace ed il disarmo; sul fronte interno si batté per il pareggio del bilancio federale.[62] Eisenhower non ignorava ciò che stava accadendo in Vietnam, ma l’argomento non era al centro dei suoi pensieri e la sua fonte d’informazione primaria rimase l’OCB (Operations Coordinating Board), che descrisse i problemi di Diem in un linguaggio debole, esitante nel delineare le reali condizioni della regione.[63] In questa situazione anche i consiglieri presidenziali persistettero nell’ottimismo, un atteggiamento avallato da numerosi rapporti favorevoli che provenivano da Saigon. 

All'inizio del 1959, il responsabile del programma di aiuti statunitensi a Saigon s’incontrò con i rappresentanti del Dipartimento di Stato a Washington, ed espose loro gli eccellenti progressi raggiunti nei quattro anni appena trascorsi, magnificando la situazione. Lo specialista per la riforma agraria Wolf Ladejinsky portò avanti la sua missione con lo stesso zelo che Lansdale applicò ai problemi militari, ma dal presidente vietnamita non fu ascoltato; quando Ladejinsky fece presente a Diem che lo scontento dei contadini causava l’ingrossarsi delle file nei Vietcong. Il presidente rispose che la sicurezza interna veniva prima di ogni altra cosa.[64]

Sei mesi dopo avere scritto un vago avvertimento circa una situazione in fase di peggioramento,[65] agli inizi del gennaio 1959 l’OCB disegnò una situazione in Vietnam molto più allarmante[66] rispetto ai rapporti del NSC[67] o del Dipartimento di Stato.[68] Per la prima volta fu annunciato che i comunisti avevano iniziato una campagna di violenza contro Diem attentamente progettata, usando tecniche che ricordavano la guerra contro i francesi; inoltre, nel rapporto fu fatto riferimento allo scontento dei vertici militari del VNA verso il comando autoritario e soffocante di Diem e della sua famiglia;[69] anche se una cosa era rimasta immutata: l’influenza che gli Stati Uniti esercitavano sulla famiglia Ngo.[70] 

8 luglio 1959

«Approssimativamente alle 19 dell’otto luglio, un distaccamento del 7mo fanteria del MAAG è stato attaccato dai Vietcong. I consulenti americani erano nella sala di ricreazione per guardare un film, quando ha fatto irruzione nel locale una forza valutata in cinque o sei guerriglieri armati con armi leggere e bombe artigianali. Cinque uomini sono stati uccisi nell'attacco, due consulenti americani, un inserviente, un soldato del VNA e un Vietcong, mentre un consulente statunitense è stato ferito».[71] Dall’indagine che seguì sull’accaduto emerse che due giovani donne che avevano frequentato saltuariamente il locale durante la proiezione dei film erano agenti Vietcong. L'incursione spaventò il MAAG facendogli temere che i comunisti avessero iniziato una nuova fase di lotta favorita dalle rivalità burocratiche che paralizzavano l’azione di Washington, mentre la CIA non aveva avuto alcuna notizia che avvertiva dell’attacco: un fallimento dell’Intelligence che sminuì l'Agenzia, e i cui concorrenti usarono l’incidente per screditare le successive valutazioni dei Servizi Segreti.[72]

In realtà, nessun ufficio di Intelligence statunitense giudicò correttamente l'estensione del malcontento rurale in Vietnam o valutò la forza dei Vietcong; si ipotizzò solo che essi stessero ingrossando le proprie file con l’invio di uomini dal nord, tra cui anche reparti di cinesi.[73] Di fatto i comunisti avevano dato avvio con grande successo alla ricostruzione delle loro unità armate arruolando il personale dalla popolazione scontenta verso il regime di Saigon;[74] a causa di questa “ricchezza” di manodopera, le fila dei Vietcong si gonfiarono molto più rapidamente di quanto gli americani pensassero. Nella valutazione del 26 maggio 1959 fu affermato che il VNA sarebbe stato incapace di resistere ad un’invasione dal nord e «non potrà sradicare la guerriglia o le attività sovversive nel futuro immediato»,[75] e le misure repressive di Diem avrebbero causato la crescita dell’opposizione, ma queste fosche previsioni non produssero nessun mutamento nella politica americana.[76]

Alla fine di agosto 1959, nel Vietnam meridionale si tennero le prime elezioni legislative dal 1956, che erano soprattutto una facciata per soddisfare gli americani. La competizione elettorale, organizzata sotto l’auspicio degli Stati Uniti, aveva lo scopo di copiare una procedura democratica tipicamente occidentale. Il governo registrava gli elettori, si impegnava a rispettare la segretezza del voto e incitava gli oppositori a candidarsi contro il regime. Ma le elezioni erano un inganno: nelle campagne i funzionari di Diem costrinsero i contadini a votare per i candidati del governo, oppure riempirono di schede le urne. A Saigon, dove la messinscena era più difficile, ricorsero ad altre tecniche, come l’esclusione di politici non graditi per irregolarità formali.[77] Il giorno delle elezioni, il 30 agosto, il regime portò nella capitale contingenti di soldati perché votassero a favore dei suoi candidati.[78] Nonostante gli appelli dei Vietcong a votare i candidati che si fossero dimostrati più a sinistra, o ad astenersi completamente dal voto, dei 123 seggi disponibili 114 seggi andarono ai sostenitori di Diem, 5 ad indipendenti, che votavano per il governo e 2 all’opposizione che furono eletti nonostante tutti i brogli e successivamente furono revocati loro i seggi.[79] La mancanza di un opposizione dava all’Assemblea appena eletta un aspetto sbilenco, ma i Ngo erano in grado di risolvere questo problema: divisero l’Assemblea in due gruppi, una maggioranza “governativa” di 107 persone ed una “opposizione” di 16, tutte e due orientate a votare a favore del governo.[80] 

A Washington le elezioni sembrarono un ulteriore segno che nel Sud ci fosse un governo forte e democratico e quindi non c’era alcun motivo perché si dovesse cambiare politica, nonostante l’aumento della violenza dei Vietcong. Il generale Williams sostenne di essere convinto che entro il 1961[81] la RVN avrebbe avuto un proprio bilancio, permettendo agli Stati Uniti di ridurre gli aiuti e consentendo il ritorno a casa dei consulenti del MAAG, mentre, nell’estate 1959, Durbrow testimoniò al Senato che la sicurezza interna in Vietnam non era in pericolo.[82] 

Le Khu Tru Mat 

La risposta di Diem all'insurrezione accrebbe l’astio popolare verso il suo governo, il presidente intensificò la campagna anticomunista nei villaggi ed incrementò i controlli nelle città, arrestando numerosi dissidenti. Nell’estate 1959, dimostrando ancora una volta di non aver nessuna sensibilità verso il mondo rurale, lanciò il progetto delle Khu Tru Mat, note come agrovilles, comunità agricole o villaggi strategici. Era un progetto simile ai programmi giapponesi in Manciuria e in Cina, e furono apertamente modellati seguendo l’esperienza degli inglesi in Malesia. Lo scopo era distruggere gli sparsi villaggi esistenti ed ammassare l’intera popolazione locale in campi cintati da filo spinato, era un tentativo di dominarla, separare il pesce dall’acqua, il popolo dalla resistenza.[83] Il programma dei villaggi strategici comportò un alto costo di vite vietnamite, ma non risolse ciò che Diem considerava come una semplice questione di sicurezza; le agrovilles vennero costruite in modo da alienarsi i contadini costretti con la forza[84] a lasciare le terre dei loro antenati.[85]
«[...] In quel tempo mi recai nelle campagne [...]. L’agroville nei pressi di Vi Thanh sembrava un luogo magnifico, se paragonata ai miseri villaggi lungo la strada. Fiancheggiava un canale ed era recintata da una barriera di bambù; erano state costruite delle capanne con tetti di paglia. Il direttore, un maggiore dell’esercito di nome Tran cuu Thien, mi fece vedere la scuola, il dispensario e la centrale elettrica che avrebbe fornito ai contadini l’elettricità per la prima volta nella loro vita. Mi parlò anche dei piani per dare loro un reddito, tra un raccolto e l’altro, con un lavoro nelle industrie per la trasformazione delle materie prime agricole. Si vantò di aver completato il progetto in cinquanta giorni su istruzioni personali di Diem. Sembrava proprio il tipo di luogo che avrebbe potuto rincuorare i deputati americani in visita: in realtà, era un disastro. Tutti i contadini assegnati alla agroville erano stati sradicati dai loro villaggi d’origine e dalle tombe dei loro antenati; il loro tradizionale ambiente sociale era stato sconvolto per ragioni che non riuscivano nemmeno ad immaginare. Il maggiore Thien si era premurato di obbedire agli ordini di Diem, mobilitando ventimila contadini per realizzare un progetto che avrebbe potuto dare lavoro soltanto a seimila. Quindi quattordicimila uomini e donne erano stati costretti ad abbandonare le loro colture e a lavorare senza paga per gli altri. Il maggiore Thien mi spiegò che il programma avrebbe educato i contadini al rispetto dei loro doveri civili, ma agli occhi degli interessati era soltanto lavoro forzato».[86]

Per i comunisti vietnamiti che lottavano nel sud i mesi che seguirono la “Decisione Quindici” furono colmi di speranze; essi avvertirono la possibilità di un completo successo nella lotta di liberazione nazionale, e nel maggio 1959 il Comitato Centrale del VWP radunò la propria base per aiutare i compagni sud vietnamiti a rovesciare Diem[87] e cacciare gli Stati Uniti dal Paese. Il primo gennaio 1960, da Hanoi fu emesso un documento in base al quale il Nord Vietnam condannava gli Stati Uniti e stabiliva come obiettivo primario la riunificazione nazionale, e, a conferma di questo, durante il nuovo anno l’insurrezione crebbe nelle campagne e il livello di violenza aumentò bruscamente, dimostrando la fragilità del governo di Saigon nel controllare la situazione.[88]

A gennaio, a Trang Sup, un villaggio a nord-est di Saigon, quattro compagnie di Vietcong distrussero la sede centrale dell’Esercito del Vietnam Meridionale catturando grandi scorte di armi e lasciando l'esercito e i consulenti del MAAG in stato di shock.[89] La situazione precipitò. In aprile diciotto esponenti nazionalisti di primo piano, tra i quali alcuni membri del gabinetto di Diem, firmarono una petizione che invitava alle riforme,[90] le loro richieste erano modeste, volevano che il presidente allargasse il suo entourage. Agli occhi di Diem, il loro gesto assunse il significato di un atto di lesa maestà e, invece di liberalizzare il regime, chiuse i giornali di opposizione ed arrestò giornalisti, studenti ed altri intellettuali accusandoli di “affiliazioni comuniste”.[91] 

Addestramento convenzionale o di guerriglia?

«Come sapete dai nostri dispacci e telegrammi, Diem e altri stanno premendo perché io favorisca l’addestramento del VNA non più per una guerra convenzionale, ma con tecniche di guerriglia […]. Per varie ragioni il generale Williams è dell’opinione che l’addestramento convenzionale sia l’unico valido, anche se gli ho fatto notare che da quasi un anno non è in atto una guerra molto convenzionale e che quindi non è necessario addestrare l’esercito per un'altra guerra mondiale»;[92] così scrisse Durbrow a Parsons riguardo al generale Williams e quando lo stesso ambasciatore fece la medesima l’osservazione al comandante del MAAG, Williams contestò che l’unico modo di combattere la guerriglia era addestrare le forze per una guerra convenzionale. Il generale considerò l’ingerenza dell’ambasciatore statunitense come un intromissione non autorizzata di un civile in un campo che non gli competeva, così come non vedeva di buon grado che l’ambasciatore, il primo giugno 1959, gli avesse chiesto le copie dei manuali dell’esercito americano su come combattere la guerriglia.[93] Attraverso quei volumi Durbrow comprese che la tecnica americana per combattere la guerriglia era basata su un addestramento specifico chiamato “addestramento individuale avanzato e addestramento dell'unità di base”,[94] ma Williams rigettò la tesi e continuò ad addestrare l’esercito vietnamita secondo la logica della guerra convenzionale. Il comandante del MAAG andava fiero del lavoro svolto finora, aveva addestrato un esercito dotandolo delle armi più moderne[95] e poco importava se l’addestramento era inadeguato agli occhi di Durbrow.[96]

Già dalla metà del 1958 la CIA aveva comunicato al MAAG che il modo di addestramento delle truppe vietnamite non era consono ad un esercito che doveva fronteggiare una guerra di guerriglia. Due anni più tardi il JCS ordinò a Williams di cambiare il metodo di addestramento del VNA, ed il MAAG preparò un piano per addestrare ufficiali e sottufficiali sulle tecniche della lotta di guerriglia. Il 21 aprile, il Dipartimento di Stato presentò ad Eisenhower un memorandum sul Vietnam in cui si avvertiva che «un’intensificarsi dell’attività sovversiva, diretta dal regime comunista di Hanoi, è stata lo sviluppo recente di maggiore interesse nella Repubblica del Vietnam. Queste attività includono numerose azioni di guerriglia ed uno sconcertante aumento di attentanti terroristici. Le attività comuniste più aggressive riflettono probabilmente una reazione al progresso che è stato realizzato dal libero Governo del Vietnam guidato vigorosamente dal Presidente Diem. Il presidente è seriamente preoccupato dell’aumentare dell’attività comunista ed ha chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza. Alla sua richiesta i rappresentanti americani stanno lavorando a stretto contatto con gli ufficiali vietnamiti per preparare dei piani per rinforzare il confine con la DRV, includendo un progetto per semplificare la catena di comando e compiere tutti gli sforzi per ottenere la fiducia e l’appoggio della popolazione civile vietnamita. Questi piani possono essere portati a compimento solo con l’aumento dell’assistenza americana nella lotta contro la guerriglia ed un incremento di equipaggiamento e personale specializzato statunitense per combattere le tattiche particolari che i comunisti hanno ora adottato […]. I rappresentanti canadesi dell’ICC hanno recentemente affermato che un ampliamento del MAAG in Vietnam non sarebbe contrario agli Accordi di Ginevra».[97] Non vi era nessun accenno alla necessità di compiere delle reali riforme politiche, economiche e sociali all’interno dell’amministrazione Sud-vietamita.

Otto giorni più tardi, il 29 aprile, l’OCB fornì un piano di operazioni per il Vietnam: era la risposta all’aggressione comunista nel Sud-est asiatico. Gli Stati Uniti, richiamandosi allo Statuto dell’ONU, al Trattato della SEATO ed alle richieste del governo vietnamita, decisero di intraprendere le azioni militari necessarie.[98] Il 9 maggio, Eisenhower trasmise le sue opinioni sulla situazione, che andava di giorno in giorno peggiorando, al NSC: «Ho ricevuto numerosi rapporti sul Vietnam meridionale, finora noi siamo stati orgogliosi di Diem e pensiamo che abbia fatto un buon lavoro. Evidentemente sta diventando cieco della nuova situazione venutasi a creare […]. Diem non è a diretto contatto con la gente e raramente va nelle campagne per vedere il suo popolo o per parlare con i leader provinciali. È propenso a lasciare queste incombenze, così come i dettagli dell’amministrazione, ai suoi fratelli, nonostante tutti i consigli che lo dovevano persuadere a cambiare questo atteggiamento […]. Noi abbiamo liberato questo paese da un destino di morte e non sarebbe saggio perderlo».[99] Eisenhower ricordò, che durante la crisi delle sètte, aveva ricevuto rassicurazioni dalla sua amministrazione che tutti insieme avrebbero collaborato per salvare il regime di Diem, ma in realtà tale cooperazione non stava avvenendo.

L'ambasciata americana irregolarmente riuniva il comando del MAAG, la CIA, gli esperti economici e gli ufficiali del Dipartimento di Stato per discutere della situazione. L’ambasciatore e Williams litigavano continuamente sulla natura e l’efficacia dell’addestramento del MAAG, nelle campagne i comunisti continuavano indisturbati ad espandere la loro base di potere, mentre la burocrazia distribuiva ai propri clienti i fondi destinati a sostenere lo sforzo americano, e il FY 1960 provvedeva a mantenere inalterata l’efficacia dell’addestramento convenzionale del Vietnamese National Army.[100] 

Sostituzioni e ricatti 

Per tutta la seconda metà del 1960 si lavorò alacremente alla preparazione del piano di contro-insurrezione in Vietnam che fu completato solo l’anno successivo, nel gennaio 1961, e poi approvato dal successore di Eisenhower. A settembre il generale Williams fu sostituito dal Tenente Generale Lionel C. McGarr, che vedeva l’addestramento del VNA secondo un’ottica diversa rispetto al suo predecessore. Secondo McGarr la contro-insurrezione richiedeva tecniche particolari: «Il nostro team di cacciatori di guerriglieri deve trovare il miglior modo di opporsi ai Vietcong nelle paludi, nei canali navigabili, nel delta del fiume Mekong, sulle impervie montagne, nelle giungle dell’altopiano e nelle zone di confine».[101] 

La partenza di Williams fu apprezzata dal Dipartimento di Stato, e si pensò che era giunto, finalmente, il momento di svecchiare il pensiero militare in Vietnam. L’assistente del Segretario di Stato per gli Affari del Lontano Oriente, J. Graham Parsons, ritenne, ottimisticamente, che il nuovo addestramento di contro-insurrezione avrebbe permesso al VNA di essere più efficace, ma era anche cosciente che non tutto si riduceva ad un mero problema militare, «riconosciamo che vi sono gravi problemi politici e sociali e Diem sta intraprendendo i passi necessari per risolverli».[102] Solo l’artefice della non avvenuta riforma agraria, Wolf Ladejinsky, si rammaricò del fato di Diem, un leader dal brillante talento caduto nell’arroganza, nell’amore per il potere e nella fede della propria infallibilità. L’unico fattore positivo rilevato da Ladejinsky era che gli Stati Uniti potessero ancora esercitare una forte influenza su Diem.[103] 

Alla fine di agosto 1960 il National Intelligence Estimate pubblicò un rapporto sulla situazione nell’area, in esso si rilevava che gli ultimi avversi avvenimenti, sebbene non irreversibili, e se non controllati avrebbero causato il crollo del regime di Diem. Se non fosse stato realizzato un cambio effettivo sul modo di procedere, i Vietcong avrebbero intensificato il proprio controllo sulla campagna e ciò avrebbe causato una crisi politica. Da Saigon l’ambasciatore Durbrow assentì sulla valutazione e affermò: «È chiaro che siamo in guerra contro le guerriglie comuniste per far sopravvivere il libero Vietnam»[104] e richiamandosi alle parole di Eisenhower pronunciate in primavera, il rappresentante statunitense affermò che Diem era un investimento e come tale doveva essere protetto e appoggiato. Di contro il MAAG confutò il rapporto del NIE in un modo che sembrò un paradosso: «Dopo cinque anni di lenta crescita, la minaccia alla stabilità di Diem è aumentata; […] la condizione sociale dei contadini non è per nulla mutata rispetto al dominio francese. L’espansione dei Vietcong, e la crescita del loro controllo sui villaggi è aumentata con una velocità superiore a quella del pensiero».[105] 

I problemi di sicurezza interna nel sud Vietnam peggiorarono durante l’estate 1960. In piccole unità di non più di duecento soldati, i Vietcong inflissero una serie di sconfitte alle truppe governative catturando armi, radio, e altri approvvigionamenti. Gli assalti della guerriglia erano tesi ad interrompere la produzione di gomma e le spedizioni di riso, mentre il terrorismo arrivò nelle strade di Saigon, e il VNA esibiva un’inefficienza di cattivo auspicio nel rispondere efficacemente agli attacchi. Durbrow rilevando che la violenza non accennava a diminuire, propose, al Dipartimento di Stato, di scambiare l’assistenza degli Stati Uniti con un rimpasto governativo, un ricatto che il presidente vietnamita non avrebbe certamente gradito, come ammise lo stesso ambasciatore,[106] che concluse con una proposta ancora più drastica: se la posizione di Diem continuava a sgretolarsi gli Stati Uniti avrebbero dovuto considerare dei candidati alternativi all’attuale presidente vietnamita.[107] 

Alla riunione del NSC, il 21 settembre, il Direttore della CIA Allen Dulles ed il sotto Segretario di Stato, Douglas Dillon, presero in esame le proposte di Durbrow,[108] ed il 7 ottobre Dillon ordinò all'ambasciatore di non colpire il Can Lao, ma di costringere Diem a sostituire Nhu.[109] Sette giorni dopo Durbrow[110] incontrò il presidente vietnamita e, addolcendogli la pillola, gli comunicò che il MAAG avrebbe addestrato la Guardia Civile, cosa a lungo desiderata da Diem. Infine gli consegnò l’amara ricetta per la riforma interna della RVN, incluso il trasferimento di Nhu ad un incarico straniero. Il presidente ascoltò con calma e addebitò ai comunisti la fonte di dicerie riguardo a suo fratello e sua cognata.[111] Il 18 ottobre l’assistente del Segretario Parsons incontrandosi con Diem a Saigon appoggiò fermamente le proposte dell'ambasciatore,[112] nello stesso periodo Eisenhower inviò una lettera lodando il progresso raggiunto dalla RVN e promise l’appoggio americano a Diem.[113] Come atto di buona volontà il governo vietnamita sospese i progetti delle agroville, ma Durbrow ebbe il dubbio che tali atti fossero solo azioni di facciata per tenere tranquilli gli americani ed i vietnamiti insoddisfatti.[114] 

Guerra civile nel Laos e Colpo di Stato a Saigon

A causa delle elezioni presidenziali, l’amministrazione americana prese tempo sul modo di comportarsi nei confronti del Vietnam. Parsons lodò Durbrow per il ruolo ingrato che si era assunto per tentare di costringere Diem ad ascoltare i consigli statunitensi, e riflettendo sugli avvenimenti del 1954 Parsons asserì che lo spirito di auto-conservazione di Diem lo aveva allora salvato, ma ora rischiava di rovinarlo. Diem era incapace di adattarsi e fare quelle cose che erano indispensabili in campo politico, psicologico, e sociale, e l’assistente del Segretario concluse «che dobbiamo essere meno ottimistici circa il futuro della repubblica sotto Diem».[115] La personalità di Diem non è mutata in sei anni».[116] Erano le stesse considerazioni date prima di lui da Collins, Donald Heath, Frederick Reinhardt, e altri funzionari. Parsons sostenne la linea dura di Durbrow, ma l’assistente del Segretario e l'ambasciatore discordarono sul modo di raggiungere gli obbiettivi prefissati, tanto che Parsons credette che era giunto di autorizzare Diem ad incrementare il VNA di 20000 uomini, così com’egli chiedeva da tempo. Durbrow insistette, al contrario, che essere troppo arrendevoli alle richieste del presidente vietnamita significava incoraggiare la speranza di Diem che attuare riforme di facciata portava gli Stati Uniti ad aiutare maggiormente il Vietnam.[117]

Nello stesso tempo in cui Parsons aveva dato il via all’aumento degli effettivi del VNA scoppiò la guerra civile nel Laos, che spostò l’attenzione di Washington da Saigon a Vientiane. Povero e scarsamente popolato il Regno del Laos era divenuto indipendente alla Conferenza di Ginevra, e occupava un’area strategicamente preziosa per il Sud-est asiatico: lungo la frontiera con il Vietnam, la DRV aveva costruito un corridoio dal quale inviava uomini e materiali per i guerriglieri che agivano nella RVN; consapevole della minaccia di un Laos comunista l’amministrazione Eisenhower lo considerò come un pezzo del domino che non doveva cadere e a tale scopo dalla fine della Conferenza di Ginevra il governo americano aveva sostenuto in ogni modo e con ogni mezzo il governo e l’esercito Reale Laotiano per sconfiggere il Pathet Lao, una forza di guerriglia comunista, che i Vietminh avevano aiutato durante la prima guerra di Indocina e che in seguito si erano alleati con la DRV. Parsons, come ambasciatore americano nel Laos, tra il 1956 e il 1958, aveva compiuto ogni sforzo per impedire una coalizione di unità nazionale tra il governo (guidato dal principe Souvanna Phouma) ed il Pathet Lao e nel luglio 1958 Washington, usando una sospensione di pagamenti d’importazioni commerciali, obbligò Souvanna a dimettersi da primo ministro. Nell’agosto 1960, un colpo di stato militare, appoggiato dagli Stati Uniti, permise il ritorno in carica di Souvanna ed in ottobre la missione Parsons-Irwin fallì nel tentativo di dissuadere Souvanna di negoziare con il Pathet Lao; subito dopo, soldati ribelli guidati da un membro estromesso del governo, attaccarono le forze di Souvanna, ed il principe laotiano cominciò a ricevere materiale militare dall'Unione Sovietica e dalla DRV.

L'intensificazione dei combattimenti e il coinvolgimento dei sovietici costrinsero l’amministrazione Eisenhower a confrontarsi con una crisi comparabile a Dien bien Phu, tanto che si considerò la possibilità di inviare truppe americane nella regione, ma memori proprio di quella sconfitta, gli alleati europei degli Stati Uniti, in particolare Francia ed Inghilterra, non furono dello stesso avviso nel farsi coinvolgere militarmente nel Laos. Fu così che nell’ultimo periodo di presidenza Eisenhower, Diem ed i suoi problemi passarono in secondo piano preceduti dagli sviluppi laotiani, dalle difficoltà create dal nuovo governo cubano di Fidel Castro e dalla preoccupazione di un eccessivo sfruttamento delle ricchezze americane con conseguente aumento del debito pubblico.

 Nonostante tutti i problemi di Diem rimanessero critici, essi s’intensificarono ulteriormente l’undici novembre 1960 quando un tentato colpo di stato militare fece vacillare il già instabile regime. All’alba tre battaglioni di paracadutisti scelti, sotto il comando del colonnello Vuong van Dong, attaccarono il palazzo presidenziale che fu rapidamente isolato: Diem, Nhu e la cognata si rifugiarono in cantina. I paracadutisti avrebbero potuto facilmente catturare o uccidere il presidente e suo fratello, ma i ribelli erano motivati unicamente da frustrazioni personali, e cercarono di costringere Diem ad accettare delle riforme,[118] non rispettando, nel contempo, le regole più elementari per realizzare un colpo di stato, come occupare la stazione radio, bloccare le strade che portavano in città o lasciare intatte le linee telefoniche del palazzo presidenziale, consentendo, in tal modo, a Diem di prendere tempo promettendo di dare il via a delle riforme democratiche, e di chiamare per radio il colonnello Nguyen van Thieu, che al comando di truppe fedeli, giunse a Saigon da Bien Hoa con il compito di disperdere i ribelli. Mentre l’ideatore del colpo di stato si rifugiava in Cambogia Diem rinnegò ogni promessa fatta[119] e fece arrestare numerosi oppositori, tra i quali molti ex membri del suo gabinetto.

La rivolta dei paracadutisti era stata breve e senza successo, ma essa inasprì le tensioni e le preoccupazioni fra i funzionari americani. L'ambasciata americana adottò inizialmente una posizione neutrale verso la rivolta e Lansdale avvertì prontamente Washington che Durbrow stava evitando di sostenere Diem, ma l’ambasciatore smentì affermando che egli avrebbe «appoggiato Diem al cento per cento»,[120] anche se per William Colby, capo della CIA a Saigon, l’ambasciata statunitense non era interamente a favore di Diem[121] ed in un messaggio inviato a Washington il 4 dicembre, Durbrow fece sapere che «in un futuro non molto lontano, potremmo essere costretti ad intraprendere il difficile compito di individuare e sostenere una guida diversa del paese».[122]

Dott. Francesco Cappello
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RIFERIMENTI E BIBLIOGRAFIA di questa pagina

[1] Memorandum of a Conversation, The Pentagon, May 10, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 810.
[2] Memorandum of a Conversation, The White House, May 9, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, pp. 794-798.
[3] R. D. Schulzinger, op. cit., p. 93.
[4] Il concetto fu successivamente ribadito in una lettera inviata da Eisenhower a Diem, l’anno successivo, in occasione dell’anniversario della visita di stato. Letter From President Eisenhower to President Diem, May 23, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 39.
[5] Memorandum of a Conversation, The White House, May 9, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 799.
[6] R. D. Schulzinger, op. cit., p. 93.
[7] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 162.
[8] Telegram From the Secretary of state to the Embassy in Vietnam, May 16, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, pp. 819-820.
[9] Memorandum of a Conversation, The White House, May 9, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 799.
[10] D. L. Anderson, Shadow on the White House, cit., p. 56.
[11] Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, December 5, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, pp. 869-884.
[12] Letter From the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams) to vice Admiral G.W. Anderson, Chief of Staff to the Commander in Chief, Pacific, October 2, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, pp. 844-845.
[13] Il governo di Diem aveva proibito ai vietnamiti di origine cinese di svolgere undici occupazioni economiche, un atto che rappresentava un misto tra discriminazione etnica e favoritismo per la famiglia Ngo; il problema era stato sollevato dalle lamentele dalla Repubblica Cinese. Memorandum of a Conversation, Blair House, May 9, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 802.
[14] F. Fitzgerald, op. cit., p. 92.
[15] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, July 1, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 826.
[16] J. R. Arnold, op. cit., p. 330.
[17] A. M. Schlesinger, jr., op. cit., p. 29.
[18] Telegram From the Chargé in Vietnam (Anderson) to the Department of State, February 27, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 764.
[19] J. R. Arnold, op. cit., pp. 330-331.
[20] Protezione dell’apparato del partito ed evitare la violenza concentrandosi sull’attività politica. G. Herring, op. cit., pp. 73-74.
[21] National Intelligence Estimate, May 14, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 819.
[22] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 166.
[23] Lo stesso Diem era scampato alla mano di un assassino il 22 febbraio 1957. Memorandum of a Conversation, Blair House, May 9, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 801.
[24] G. Kahin, op. cit., pp. 109-115.
[25] Nel marzo 1957, Hanoi approvò un progetto di modernizzazione per le sue forze armate. G. Herring, op. cit., p. 74.
[26] Telegram From the Secretary of State to the Embassy in Vietnam, November 19, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 864.
[27] J. R. Arnold, op. cit., p. 334.
[28] Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, December 5, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 871.
[29] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, November 25, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, pp. 865-866.
[30] Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, December 5, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 871.
[31] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, February 8, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 12.
[32] Memorandum of a Conversation, American Embassy, March 13, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 25.
[33] Paper Prepared by the Operations Coordinating Board, June 4, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 53.
[34] Memorandum of a Conversation, Blair House, May 9, 1957, in FRUS, 1955-57, Vol. I, p. 800.
[35] Despatch From the Chargé in Vietnam (Elting) to the Department of State, April 1, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 30-34.
[36] J. R. Arnold, op. cit., p. 337.
[37] Memorandum From the Regional Director, Far East, Office of the Assistant Secretary of Defense for International Security Affairs (Robbins) to the Chief, Cambodia-Laos-Vietnam Division, International Cooperation Administration (Bunting), April 28, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 37.
[38] Memorandum From the Regional Director, Far East, Office of the Assistant Secretary of Defense for International Security Affairs (Robbins) to the Director of the Office of Southeast Asian Affairs (Young), April 16, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 36.
[39] In realtà Diem non la considerò come tale. Memorandum From the Director of the Office of Southeast Asian Affairs (Kocher) to the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affairs (Robertson), August 12, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 72.
[40] Memorandum From the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams) to the Ambassador in Vietnam (Durbrow), August 26, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 78.
[41] Despatch From the Chargé in Vietnam (Elting) to the Department of State, April 1, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 32.
[42] Telegram From the Chargé in Vietnam (Elting) to the Department of State, March 30, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 30.
[43] Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, December 22, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 112; Letter From the Consul in Hue (Barbour) to the Ambassador in Vietnam (Durbrow), January 28, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 4.
[44] Paper Prepared by the Operations Coordinating Board, June 4, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 41-42.
[45] Mentre le relazioni tra il Vietnam ed il Laos non erano state danneggiate, le relazioni tra il Vietnam e la Cambogia continuavano ad essere tese. Ibid., FRUS, p. 42.
[46] Memorandum of a Conversation, January 30, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 6.
[47] Memorandum From the Director of the Office of Southeast Asian Affairs (Kocher) to the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affairs (Robertson), August 12, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 72.
[48] J. P. Harrison, op. cit., p. 221.
[49] P. Lowe, op. cit., p. 162.
[50] S. Karnow, op. cit., p. 133.
[51] P. Lowe, op. cit., p. 68.
[52] J. R. Arnold, op. cit., p. 339.
[53] R. D. Schulzinger, op. cit., p. 95.
[54] Memorandum From the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affairs (Robertson) to the Under Secretary of State for Economic (Dillon), January 8, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 129.
[55] P. Lowe, op. cit., p. 68.
[56] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, March 28, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 177.
[57] Letter From the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams) to the Commander in Chief, Pacific’s Chief of Staff (Riley), March 31, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 178.
[58] Letter From the Commander in Chief, Pacific’s Chief of Staff (Riley) ) to the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams), in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 179-180.
[59] Letter From the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams) to the Commander in Chief, Pacific’s Chief of Staff (Riley), March 31, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 182-183.
[60] Letter From the Commander in Chief, Pacific’s Chief of Staff (Riley) to the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams), in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 199.
[61] J. R. Arnold, op. cit., p. 341.
[62] Letter From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affairs (Robertson), February 16, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 139. I suoi oppositori lo accusarono spesso di aver trascurato il programma spaziale e la stessa sicurezza nazionale per realizzare il pareggio del bilancio con profondi tagli alla spesa. La Grande Storia, The History Channel, Documenti. RAI3, 23 agosto 1999.
[63] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., pp. 171-172.
[64] Memorandum of a Conversation Between the Chargé in Vietnam (Elting) and President Diem’s Adviser (Ladejinsky), December 12, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 104-105. Memorandum of a Conversation Between the President of Vietnam’s Advisers (Ladejinsky) and the Ambassador in Vietnam (Durbrow), American Embassy, April 24, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 189.
[65] Paper Prepared by the Operations Coordinating Board, June 4, 1958, in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 43-44.
[66] Paper Prepared by the Operations Coordinating Board, January 7, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 121.
[67] National Intelligence Estimate, May 26, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 202.
[68] Memorandum of a Conversation, Department of State, January 8, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 128.
[69] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 171.
[70] Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, March 2, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 147.
[71] Editorial Note, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 220.
[72] J. R. Arnold, op. cit., p. 345.
[73] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, April 11, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 181.
[74] S. Karnow, op. cit., pp. 126-130.
[75] National Intelligence Estimate, May 26, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 202.
[76] Despatch From the Chargé in Vietnam (Elting) to the Department of State, July 30, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, pp. 221-222.
[77] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, August 31, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 229.
[78] S. Karnow, op. cit., p. 190.
[79] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, September 2, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 231.
[80] F. Fitzgerald, op. cit., p. 86.
[81] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, October 10, 1959, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 241.
[82] J. R. Arnold, op. cit., p. 346.
[83] E. Friedman, M. Selden, op. cit., p. 281.
[84] Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, February 16, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 285.
[85] R. D. Schulzinger, op. cit., p. 95.
[86] S. Karnow, op. cit., pp. 126-127.
[87] Secondo un dispaccio inviato dall’Ambasciata a Saigon al Dipartimento di Stato, era intenzione dei Vietcong intensificare le azioni di guerriglia in modo da favorire entro l’anno un colpo di stato. Despatch From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, March 7, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 301.
[88] Memorandum From the Secretary of Defense’s Deputy Assistant for Special Operations (Lansdale) to the Deputy Secretary of Defense (Douglas), February 12, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 279.
[89] G. Herring, op. cit., p. 76.
[90] Letter From Professor Wesley R. Fishel of Michigan State University to the President of the Republic of Vietnam (Diem), April 30, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 432.
[91] S. Karnow, op. cit., p. 130.
[92] Letter From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affairs (Parsons), April 19, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 396
[93] J. R. Arnold, op. cit., p. 359.
[94] Memorandum From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Chief of the Military Assistance Advisory Group in Vietnam (Williams), April 19, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 402.
[95] Telegram From the Assistant Secretary of Defense for International Security Affairs (Irwin) to the Commander in Chief, Pacific (Felt), April 15, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 389.
[96] Solo tre divisioni su sette erano state addestrate secondo i dettami proposti, inutilmente, dall’ambasciatore Durbrow. J. R. Arnold, op. cit., p. 359.
[97] Memorandum Prepared for the President, April 21, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 408.
[98] Paper Prepared by the Operations Coordinating Board, April 29, 1960 in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 415.
[99] Memorandum of Discussion at the 444th Meeting of the National Security Council, May 9, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 447.
[100] Paper Prepared by the Operations Coordinating Board, April 29, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, p. 422.
[101] J. R. Arnold, op. cit., p. 362.
[102] Letter From the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affaire (Parsons) to the Ambassador in Vietnam (Durbrow), June 9, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, p. 493.
[103] Memorandum of a Conversation Between the Chief of the Cambodia, Laos, and Vietnam Division, International Cooperation Administration (Fine) and President Diem’s Adviser (Ladejinsky) July 11, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, p. 517.
[104] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, August 30, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, p. 544.
[105] J. R. Arnold, op. cit., p. 364.
[106] Le proposte più sensazionali erano incarichi all’estero per Nhu, per sua moglie e per il capo dei servizi segreti vietnamiti, assegnare a degli americani ministeri chiave, e disperdere il Can Lao. D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 189.
[107] J. R. Arnold, op. cit., p. 364.
[108] Memorandum From the Secretary of Defense’s Deputy Assistant for Special Operations (Lansdale) to the Regional directors, Far East (O’Donnell) in the Office of the Assistant Secretary of Defense for Internationals Security Affairs, September 20, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 579-85.
[109] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, September 16, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 575-579.
[110] Consapevole che le critiche su Diem stavano crescendo, Lansdale argomentò che malgrado tutte le debolezze di Diem, egli rimaneva un leader pro-americano e si chiese se questo fosse il tempo migliore per minacciare una sua sostituzione. J. R. Arnold, op. cit., p. 364.
[111] Editorial Note, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 585-586.
[112] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, October 20, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 606-608.
[113] Memorandum From the Secretary of State to the President, October 20, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 610-611.
[114] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 190.
[115] Telegram From the Ambassador in Thailand (Johnson) to the Embassy in Vietnam, October 21, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, p. 612.
[116] Ibid., op. cit., FRUS, p. 612.
[117] Letter From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Assistant Secretary of State for Far Eastern Affairs (Parsons), November 30, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 694-703.
[118] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, November 12, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, p. 643.
[119] Telegram From the Air Attaché in Vietnam (Toland) to the Chief of Staff, United States Air Forces (White), November 11, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 638-639.
[120] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, November 11, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 634-635.
[121] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., pp. 192-193.
[122] Telegram From the Ambassador in Vietnam (Durbrow) to the Department of State, December 4, 1960, in FRUS, 1958-60, Vol. I, pp. 711.

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