Dott. Francesco Cappello - Università degli Studi di Lecce -  Tesi Anno accademico 1999-2000
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Conclusioni 

La decisione di Truman di concedere aiuti alla Francia per rientrare in possesso del suo impero coloniale era un passo apparentemente piccolo rispetto alle gravi decisioni di bombardare con armi atomiche il Giappone, di impegnare milioni di dollari alla ricostruzione delle zone sconvolte dalla seconda guerra mondiale e di coinvolgere gli Stati Uniti nella difesa dell’Europa attraverso la NATO. Sebbene gli ideali ed il benessere americano sembrassero in pericolo ovunque nel mondo, le iniziative della politica estera del presidente apparvero conseguibili dopo la vittoria sul fascismo. Truman promosse la strategia del contenimento con una dichiarazione che fu in seguito nota come Dottrina Truman, a cui non furono riconosciuti limiti ed era facilmente applicabile sia in Vietnam, Germania, Corea, o in qualsiasi altro campo di battaglia della Guerra Fredda cosi come il Dipartimento di Stato era convinto che il successo comunista fosse una sconfitta per gli Stati Uniti e quest’idea aveva valore sia in Europa Occidentale che nel sud-est asiatico, in qualsiasi altra area del globo.

Questa visione portò Truman ed Eisenhower a sostenere, in Vietnam, sia gli interessi dei propri alleati che le popolazioni locali. Questo criterio portò gli Stati Uniti in una posizione ambigua con la Francia che non aveva nessuna intenzione di smantellare il proprio dominio coloniale in Indocina. Dopo l’insediamento di Eisenhower alla Casa Bianca, la scelta di contare sulla Francia per difendere gli interessi occidentali divenne fondamentale, ma i funzionari americani non avevano mai approvato il colonialismo francese e lo avevano considerato solo provvisorio. 

Nel 1954 Eisenhower ed il suo staff, che avevano previsto la sconfitta francese ad opera dei Vietminh, decisero di separare gli Stati Uniti dall’imminente crollo francese, ma incapaci di abbandonare la regione e convinti che il Vietnam fosse un avamposto vitale della politica del contenimento, si decretò che solo metà Vietnam sarebbe caduto in mani comuniste. Eisenhower rigettò l’accortezza di non coinvolgere delle forze americane in Vietnam e sovraintese alla costruzione di una nuova nazione nel Sud che doveva servire come baluardo contro la Repubblica Democratica del Vietnam del Nord (DRV)[1]. Il governo di Diem sopravvisse sei anni e fu un marchio di garanzia dell’impegno americano verso una visione di un’Asia stabile e pacifica, ma gli Stati Uniti rimasero impigliati in una rete di menzogne che non trovava conferma nei rapporti economici, nelle analisi politiche, redatte via via dai funzionari e dagli ufficiali americani; durante questi sei anni il Vietnam Meridionale non divenne una nazione stabile e vitale mentre Diem assunse sempre più un ruolo simbolico.

Nella primavera del 1954, l’amministrazione Eisenhower non intervenne militarmente in Vietnam per sostenere la Francia nella guerra contro il Vietminh; dieci anni dopo l’amministrazione Johnson inviò le forze americane per sostenere la Repubblica del Vietnam (RVN) nella guerra contro il Vietcong e la DRV. 
Gli anni di Eisenhower permisero di approfondire l’impegno americano nel sud Vietnam, ogni giorno vennero sfornati sempre più rapporti che descrivevano entusiasticamente l’azione del governo di Saigon, le sue prospettive future e l'importanza della sua sopravvivenza per gli Stati Uniti ed i suoi interessi strategici e globali; ma, in realtà, l’unica cosa che gli statunitensi realizzarono con successo, fu, da una parte, la creazione di un sincero alleato nell’area, dall’altra di un pupillo indisciplinato e impotente il cui bisogno di sopravvivenza intrappolò Diem e la sua famiglia in spese e rischi sempre crescenti.

La squadra di Eisenhower era tesa al contenimento del comunismo, usando la forza militare se necessario, ma diffidente ed accorta ai costi di praticabilità se avesse dovuto pattugliare il mondo. In Vietnam gli americani tentarono inizialmente di sostenere e di equipaggiare i francesi per proteggere gli interessi americani in Asia, sostenendo nel contempo un importante alleato nella NATO. Quando la scelta francese fallì, si rivolsero esitanti a Diem la cui sopravvivenza nella sfida delle sètte nel 1955 incoraggiò la convinzione di Washington che un Sud Vietnam pro-occidentale e vitale sarebbe stato possibile sotto il nuovo presidente. Questa politica e queste speranze furono esaudite, nel 1957, quando Diem cominciò a costruire una nazione. Ma fu una vittoria di Pirro. Durante tutto il secondo mandato di Eisenhower la base politica del regime di Saigon e la mancanza di sviluppo economico nella RVN fu sempre più visibile e in modo crescente alimentò l’insurrezione armata e le altre forme di insoddisfazione popolare. L’imminente pericolo che era di fronte al governo di Diem creò dissapori tra l’ambasciatore Durbrow, il generale Lansdale ed il generale Williams, ma il loro scontro non era nuovo, erano dei modi diversi di vedere e sostenere entusiasticamente o meno il governo di Saigon.

 Tutti gli ambasciatori che via via si erano susseguiti nella capitale sud vietnamita erano dell’opinione che l’appoggio americano al governo dovesse essere condizionato dal progresso di Diem sulle riforme. Fra i diplomatici americani in Saigon Frederick Reinhardt fu più vicino alla posizione di appoggio incondizionato, ma anch’egli aveva dubbi sulla figura di Diem e di quando in quando espresse apprensioni o cautela. Gli ambasciatori erano disposti a dare a Saigon tempo ed opportunità, ma in cambio pretendevano miglioramenti, ma se così non fosse stato essi non erano preparati a decretare che gli aiuti americani non servivano allo scopo per cui erano erogati. In fondo, l’equazione era chiara, bisognava disgiungere gli Stati Uniti dall’insuccesso; il fallimento sarebbe stato solo di Diem, e non americano.

Nessuno capì, in realtà, che forse il vero problema fosse la famiglia Diem che era consapevole della divisione fra le file americane e cercò di sfruttarla. Il presidente della RVN era una persona coraggiosa, caparbia, e riservata, ma una riservatezza che portava alla segretezza. Qualità che tornarono utili quando combatté le sètte, il gruppo di militari che tentò il colpo di Stato e gli oppositori interni, ma caratteristiche che crearono sospetti e scontenti nel Vietnam Meridionale. Similmente, l'intelligente Nhu, fratello di Diem, era spietato dove il fratello era debole. Fu detto a Saigon che i Ngo non dimenticavano mai e che non imparavano nulla.[2] La loro paranoia, l’orgoglio, la lealtà alla propria famiglia ed il loro particolare patriottismo li fece astuti verso gli americani, ma proprio la sicurezza immediata di Diem e del suo governo dipese dall’appoggio degli Stati Uniti, e i Ngo furono poco saggi a provocare l’ostilità degli ufficiali americani.[3]

Durante gli ultimi mesi della presidenza Eisenhower la situazione si era fatta sempre più critica: Diem era divenuto sordo agli appelli di moderazione e manipolava gli ufficiali americani; Lansdale aveva una visione troppo romantica dell’azione del presidente sud-vietnamita, Durbrow era troppo rigido e impaziente, Eisenhower ed il Segretario di Stato, Herter erano del parere che la leadership vietnamita fosse inadeguata perché il Segretario di Stato non essendo stato coinvolto nelle discussioni sull’Indocina nel 1954-55, aveva poca familiarità con gli affari del sud-est asiatico, mentre Eisenhower era più impensierito dall’incidente tra gli Stati Uniti ed il Laos; Allen Dulles, direttore della CIA, era più preoccupato del Laos e della situazione a Cuba che del Vietnam. 

Nell’assenza di direzione dall’alto la lotta burocratica americana divenne intensa e strettamente personale, mentre la politica sempre più assente. L’amministrazione Eisenhower aveva dimenticato la cautela e le riserve usate nel 1954 e aveva ristretto le sue scelte in Vietnam. Durante le prime ore del tentativo del colpo di stato nel novembre 1960, Durbrow si mantenne neutrale e Lansdale mise alla berlina l'ambasciatore per la sua ritrosia alla condanna del golpe. Questo incidente, le critiche di Nhu e gli altri sforzi di stimare obiettivamente i problemi distrussero l’efficacia dell’azione dell’ambasciatore a Saigon. L’esperienza dell’amministrazione Eisenhower in Vietnam sottolineò il bisogno di preservare la flessibilità e di tenere aperte le vie per relazioni bilaterali. Dalla necessità di aiutare un alleato si arrivò al risultato che gli interessi americani divennero ostaggio di nozioni esagerate di lealtà, credibilità e pericolo strategico. Il destino del sud-est asiatico era importante per gli Stati Uniti nell'equilibrio dei poteri mondiali, ma in questo modo gli Stati Uniti non potevano ritirare il proprio appoggio a Diem senza rischiare il crollo di una giovane nazione.

L'intensità delle diatribe interne alla missione statunitense rivelarono quanto gli americani fossero assorbiti dal problema e come fosse importante per loro credere che l’autosufficienza politica del governo di Saigon fosse necessaria al benessere americano; svelò la debolezza del governo Diem e mostrò la presunzione degli americani di controllare, se non di dominare, i loro clienti-alleati sud vietnamiti. Nel 1960, dopo dieci anni di questa situazione, era difficile per i leader americani concepire un sud Vietnam diverso. 

Nell’aprile 1959, al Gettysburg College, Eisenhower dichiarò che la perdita del Vietnam Meridionale avrebbe messo in moto un processo di sgretolamento che poteva avere conseguenze gravi per gli Stati Uniti e per la libertà. La retorica del presidente era la stessa usata nella sua prima e famosa analogia al domino nel 1954, la scommessa era così alta che gli Stati Uniti non avevano alcuna alternativa valida, ma dovevano solo puntare i piedi e rimanere nell’area.[4] 

Il pericolo proclamato era comunque, paradossalmente, troppo impreciso per coinvolgere gli Stati Uniti in un intervento militare. In questo modo l’amministrazione non era disposta né a ritirarsi né a lottare, ma preferì dedicarsi alla costruzione di una nazione. Diem usò abilmente tale aiuto militare ed economico, e portò inizialmente un minimo di ordine nel Sud, riorganizzando l’esercito e iniziando dei programmi governativi. Washington scelse di identificare Diem nell’uomo del miracolo. Il miracolo era presente più nelle relazioni pubbliche che nella realtà, ma il presidente ed i suoi consulenti scelsero di accettarlo e di promuoverlo di fatto. Nel maggio 1960 in una lettera a Diem, che celebrava il quinto anniversario della RVN, Eisenhower lodò il presidente nella lotta per far divenire il suo paese una Repubblica indipendente.[5] 
Nel momento in cui si preparava a lasciare la presidenza a John F. Kennedy, Eisenhower fu certo che Diem stesse governando con successo la sua nazione e che stesse lottando contro l’espansione comunista ad un costo relativamente basso per gli Stati Uniti.

Dott. Francesco Cappello
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RIFERIMENTI E BIBLIOGRAFIA di questa pagina

[1] D. L. Anderson, Shadow on the White House, op. cit., p. 209.
[2] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 201.
[3] Sin dal 1955 numerosi alti ufficiali statunitensi consigliarono all’amministrazione Eisenhower di abbandonare l’area al proprio destino. G. C. Herring, op. cit., p. 78.
[4] D. L. Anderson, Trapped by Success, cit., p. 203.
[5] Letter From President Eisenhower to President Diem, May 23, 1960, in FRUS 1958-60, Vol. I, p. 39.

FINE

vedi anche le pagine in Cronologia - ANNO 1965

o il RIEPILOGO DELLA GUERRA IN VIETNAM NEI VARI ANNI DI CRONOLOGIA


INIZIO: IL MONDO IN DUE BLOCCHI

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