TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA DI ZAMA

Data: OTTOBRE 202 a.C.
Luogo: NARAGGARA (Città a circa 20 km da Zama: odierna Algeria)
Eserciti in campo: CARTAGINESE e ROMANO
Contesto: 2a GUERRA PUNICA
Protagonisti:
CORNELIO SCIPIONE (generale romano, comandante in capo)
CAIO LELIO (generale romano)
MASSINISSA (ex re di Numidia, alleato di Roma)
ANNIBALE (generale cartaginese, comandante in capo)
SIFACE (re di Numidia, alleato di Cartagine)

La battaglia

La battaglia di Zama, avvenuta in realtà a Naraggara, antica città dell’Algeria al confine con la Tunisia, chiude la seconda guerra punica tra Roma e Cartagine. 

L’esercito romano sbarcato in Africa al comando di Cornelio Scipione, detto poi l’Africano, era composto da circa quarantamila uomini, mentre quello cartaginese, guidato da Annibale, disponeva di circa cinquantamila uomini. 

La sera prima dello scontro Annibale volle incontrare il suo avversario. I due s’incontrano da soli su una collinetta e il colloquio dura a lungo. Non si sa che cosa si siano detti, ma sicuramente l’incontro ebbe un esito negativo, tanto che il giorno dopo si sarebbero dati battaglia. 

Per sommi capi descriviamo lo schieramento dei due eserciti. Scipione schiera la fanteria pesante al centro su tre file in modo che ogni soldato, ai propri lati, abbia disponibilità d’azione; colloca la cavalleria italica, agli ordini di Caio Lelio, sulla sinistra, mentre Massinissa con la sua cavalleria e fanteria di Numidia si pone all’ala destra. Scipione pone davanti al suo schieramento una fila di uomini con tamburi, strumenti a percussione, trombe, i quali avranno il compito di fare un tale rumore da spaventare gli elefanti che Annibale dispone. Anche Annibale ha schierato il suo esercito su tre file: nella prima colloca i galli e i mercenari liguri, nella seconda le reclute cartaginesi e africane e nella terza i suoi veterani di tante battaglie. All’ala sinistra ha disposto la cavalleria numida fedele a Siface. 

L’inizio della battaglia vede Annibale ordinare l’assalto degli elefanti, i quali, giunti in prossimità dello schieramento romano, vengono spaventati dal tremendo rumore e, come impazziti, tornano sui loro passi andando a travolgere proprio le truppe di Cartagine e finendo addirittura addosso alla cavalleria numida. Alcuni elefanti, effettivamente, penetrano tra le file dei romani, ma lo schieramento predisposto da Scipione fa in modo che gli enormi pachidermi attraversino corridoi lasciati aperti. 

A quel punto la cavalleria di Massinissa si lancia al contrattacco, spazzando via tutto davanti a sé e isolando l’ala sinistra nemica, sulla quale piomba anche la cavalleria italica di Caio Lelio.Intanto anche le fanterie avanzano. La prima linea romana si scontra con quella cartaginese formata da galli e liguri che, sotto l’enorme pressione dei legionari, cede. Anche la seconda fila romana dà man forte alla prima, mentre questo non riesce a farlo la seconda linea cartaginese, lasciando soli i mercenari galli e liguri. Resiste, per il momento, la seconda fila di Annibale, formata dai fanti cartaginesi. Si combatte corpo a corpo sui cadaveri dei soldati, ed infine anche la seconda linea cartaginese, accerchiata, crolla.

Rimane la terza fila, quella formata dai veterani e dai soldati migliori, comandata dallo stesso Annibale, sceso in campo tra i suoi fedelissimi.

Di fronte alla muraglia umana della terza fila cartaginese, Cornelio Scipione, usando l’astuzia e il suo genio militare, capisce che bisogna restringere il fronte del combattimento oltre che dar respiro ai suoi soldati, e attendere anche il ritorno delle cavallerie romane, finite lontano nello slancio vittorioso, dà improvvisamente l’ordine della ritirata. 

Poco dopo Caio Lelio e Massinissa ritornano ventre a terra e caricano il nemico prendendolo alle spalle. Così accerchiati, i cartaginesi resistono con feroce accanimento e soltanto pochissimi cedono e fuggono. Ma è tutto inutile. I romani non lasciano via di scampo ai loro avversari.

I cartaginesi lasciarono sul campo circa ventimila morti contro i poco più di millecinquecento romani.

Annibale, con pochi cavalieri, riuscì a sottrarsi al massacro e riparò ad Adrumeto, una colonia fenicia alleata della sua patria.

Cornelio Scipione, l’eroe di Zama, soprannominato l’Africano, impose una pace equa a Cartagine Ecco come lo storico Basil H. Liddell Hart esamina una fase della battaglia di Zama:

"...I romani ebbero il vantaggio psicologico di aver già messo in rotta due file successive, come pure la cavalleria e gli elefanti, ma ora si trovarono a fronteggiare un corpo fresco e compatto di ventiquattromila veterani sotto il comando diretto dello stesso Annibale. E nessun uomo più di questo cartaginese ha saputo dimostrare nel corso della storia una personalità così dinamica nell'infondere la propria determinazione alle sue truppe. I romani, inoltre, avevano un lieve vantaggio numerico. Poiché, mentre la terza fila di Annibale, era fresca e intatta, solo i triari di Scipione erano stati ugualmente risparmiati, ed essi rappresentavano solo la metà delle forze degli astati o dei principi. Senza contare che i veliti avevano subito tali perdite da essere relegati nella riserva, e che la cavalleria, impegnata nell'inseguimento, non si trovava più in linea. Quindi è probabile che Scipione avesse a propria disposizione per questo colpo finale non più di diciotto o ventimila fanti, e dal numero devono essere tolte le perdite che la fanteria aveva già subito".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
& Francomputer

Bibliografia: 
“MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"- Curcio Editore
Istoria dell'Antica Grecia e Romana, Conti Ed. 1822.
“Storia d'Italia” - Montanelli - Fabbri Editori.


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