TABELLA BATTAGLIE NELLA STORIA

BATTAGLIA DI FARSALO

Data: 9 AGOSTO 48 a.C.
Luogo: FARSALO (piccolo centro delal Tessaglia, in Grecia)
Eserciti contro: ROMANO e ROMANO
Contesto: GUERRA CIVILE
Protagonisti:
GIULIO CESARE
MARCANTONIO
POMPEO 
TITO LABIENO
DOMIZIO ENOBARBO

La battaglia

Per capire i motivi che portarono i romani a combattersi fra di loro, bisogna fare riferimento agli avvenimenti succeduti un paio di anni prima.

A quel tempo Roma era governata dal primo Triumvirato composto da Giulio Cesare, Gneo Pompeo e Licino Crasso.

Alla morte di quest'ultimo e con Cesare nelle Gallie, Pompeo, piano piano, accentrava tutto il potere nelle sue mani. E quando tentò, con la complicità del Senato, di togliere a Cesare il potere militare, le sue legioni e il proconsolato nelle Gallie, egli innescò la scintilla che avrebbe portato Roma alla guerra fratricida.

A Cesare fu ordinato di tornare a Roma senza il suo esercito, ma questi, l'11 gennaio del 49 a.C., con i suoi uomini, varcò il fiume Rubicone, nei pressi di Rimini, che era considerato il confine tra la Gallia Cisalpina e l'Italia Romana, e come tale chiunque lo avesse passato in armi, veniva considerato nemico di Roma e quindi combattuto.

Cesare, incurante degli avvertimenti del Senato, proseguì la sua marcia verso l'Urbe, assoggettando a sé tutte le città che incontrava sul suo cammino.

Vistosi in pericolo, Pompeo, con la maggior parte dei senatori, simbarcò a Brindisi con cinque legioni al seguito e riparò in Grecia, sbarcando nei pressi di Durazzo.

Cesare, invece di inseguire immediatamente il rivale, andò in Spagna dove sconfisse le consistenti truppe pompeiane là stanziate, coprendosì così le spalle per il futuro. Quindi, recatosi a Brindisi, sulle poche navi che è riuscito a racimolare s'imbarca con circa ventimila uomini, e il 4 gennaio del 48 a.C. riesce a salpare. Eludendo la flotta di Pompeo, comandata da Bibulo, che pattuglia quel tratto di mare, approda nei pressi dell'odierna Valona. Qui, invece di aspettare il grosso delle sue truppe che erano rimaste a Brindisi, al comando di MarcAntonio, per mancanza di navi da trasporto, Cesare inizia la ricerca del nemico.

Nel frattempo, le navi che stavano facendo ritorno in Italia per imbarcare MarcAntonio e le sue legioni, vengono tutte affondate dalla flotta di Bibulo.

Pompeo, intanto, precedendo Cesare, riesce a conquistare la roccaforte di Durazzo che era anche un fornitissimo deposito di viveri. Quando il conquistatore delle Gallie arrivò in ritardo e trovò la città in mano al nemico sistemato in una posizione di superiorità, non gli restò altra soluzione che accamparsi nelle vicinanze, e pose il suo campo sulle rive del fiume Apsos, nell'attesa dei rinforzi. Questi arrivarono tre mesi dopo: adesso Cesare poteva disporre di un esercito forte di circa 40 mila uomini, ma sempre inferiore a quello del nemico, stimato in circa 60 mila soldati.

Il 17 luglio del 48 a.C. Pompeo, durante la notte, fece uscire in mare le sue truppe e attaccò alle spalle l'accampamento di Cesare. Quest'ultimo, dopo un violento combattimento è costretto ad abbandonare la propria posizione, dopo aver perso più di mille uomini nella battaglia, e a riparare in Tessaglia dove, con grande determinazione, riuscì a riorganizzare il proprio esercito. Quindi, sapendo di essere inseguito da Pompeo, si attestò a Farsalo, un piccolo centro in mezzo ad una sterminata pianura. Luogo ideale per dare battaglia.

Il 9 agosto del 48 a.C. i due eserciti romani erano di fronte. Cesare disponeva di circa 30 mila uomini contro i 50 mila e più di Pompeo.

I due schieramenti erano sistemati su tre linee e il piano di Pompeo prevedeva di attaccare con la cavalleria la parte destra del nemico, consapevole della propria superiorità in quel settore.

Ma Cesare, intuendo le mosse del suo avversario, staccò dalla sua terza linea sei coorti di soldati, andando a formare così una quarta linea mobile, pronta ad intervenire ad un suo preciso ordine.

Tutto avvenne secondo il disegno di Cesare.

I pompeiani attaccarono con la cavalleria, comandata da quel Tito Labieno che era passato sotto il comando di Pompeo dopo che era stato un fedelissimo di Cesare nella campagna delle Gallie, la parte destra del nemico per poi quindi travolgerne il centro. I settemila cavalieri di Labieno lanciati alla carica, però, non avevano fatto i conti con la quarta schiera di legionari, che, come Cesare aveva previsto, riuscì dapprima a fermare la cavalleria per poi respingerla.

Intanto il grosso della fanteria, guidata da MarcAntonio, attaccava perentoriamente al centro, costringendo alla ritirata le truppe di Pompeo. Quest'ultimo, vista svanire ogni possibilità di vittoria, riuscì a fuggire verso Larissa con quasi tutti i suoi ufficiali e senatori. Soltanto il generale Enobarbo perì sul campo.

I pompeiani caduti furono circa quindicimila, mentre solamente 200 soldati perirono tra le fila di Cesare.

Il giorno dopo, altri ventiquattromila soldati di Pompeo si arresero al vincitore.

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Ecco come lo storico John Leach descrive la fase finale della battaglia di Frasalo, in "Pompeo":

"Vedendo che la fanteria pompeiana non si muoveva, le prime file avevano spontaneamente interrotto la carica per riprendere fiato prima dello scontro. I pompeiani, per la verità, mantennero le loro posizioni, scagliarono da fermi i giavellotti e sguainarono le spade per sostenere lassalto. Ma l'attacco era stato portato soltanto dalle prime due file e le legioni pompeiane, per quanto combattessero valorosamente, non erano preparate al triplice urto che dovettero subire. La rotta della cavalleria fu seguita non solo dall'accerchiamento del fianco sinistro di essa, ma anche dal ritiro dello stesso Pompeo dal campo di battaglia e dall'entrata della quarta linea di Cesare, che era stata tenuta fresca di riserva. A questo punto si sarebbe potuto far entrare in azione gli ausiliari alleati, ma, secondo Appiano, essi erano fuggiti verso l'accampamento non appena lala sinistra aveva cominciato a perdere terreno. Sfinito dall'ardente calura meridiana, l'intero esercito si volse in fuga e, lasciando a difesa dell'accampamento la guarnigione di ausiliari, si precipitò in direzione delle colline alle spalle di esso".


( a cura di ENNIO DALMAGGIONI )
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Bibliografia: “MILES” - Fabbri Editori - fondamentale.
"Storia Universale Marmocchi" - SEI Ed. 1855 
" Storia Universale Cambridge" - Garzanti Editori
"Grande storia Universale"-  Curcio Editore
Istoria dell'Antica Grecia e Romana, Conti Ed. 1822.
“Storia d'Italia” - Montanelli - Fabbri Editori.


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