SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
CADORNA LUIGI

LUIGI CADORNA era figlio del generale Raffaele (1815-1897 - che guidò come comandante supremo la spedizione di Roma del 1870 - Breccia di Porta Pia).
Luigi era nato a Pallanza il 4 settembre 1850. Dedicatosi alla carriera delle armi, fu nominato (1868) sottotenente d'artiglieria, passò a far parte del corpo di Stato maggiore, raggiunse nel 1892 il grado di colonnello, assumendo il comando del 10° reggimento bersaglieri. Col grado di maggior generale (1898-1905) tenne il comando della brigata Pistoia; con quello di tenente generale ebbe successivamente i comandi delle divisioni di Ancona e di Napoli, e poi quello del IX corpo d'armata. Nel 1911 venne designato per il comando di un'armata in guerra.

Scomparso improvvisamente nel luglio 1914 il generale Alberto Pollio, fu chiamato a succedergli nella carica di capo di Stato maggiore dell'esercito, pochi giorni prima che scoppiasse la guerra europea, ma con l'Italia neutrale per vari motivi (che riportiamo in altre pagine) ma anche e soprattutto perchè l'esercito italiano in quel momento non aveva l'efficienza necessaria per affrontare una lunga guerra nè a fianco dell'Austria con la quale l'Italia aveva stipulato un patto (Triplice Alleanza), e tantomeno a fianco delle altre potenze auropee (Triplice Intesa). Bisognava innanzitutto riordinare l'esercito e a questo pensò appunto nei successivi mesi il generale Luigi Cadorna.

Entrata l'Italia in guerra nel maggio 1915, Cadorna per trenta mesi rimase alla direzione dell'esercito, cercando di logorare l'esercito avversario, con la strategia della guerra di posizione. Non mancò tuttavia, ogni qual volta gli fu possibile, di mostrarsi manovriero; così, a esempio, nella primavera-estate del 1916, quando seppe parare l'offensiva del Conrad nel Trentino rispondendogli subito dopo con il duro colpo di Gorizia, e così nell'agosto dell'anno seguente, durante l'undicesima battaglia dell'Isonzo, che per confessione stessa del nemico ridusse l'esercito austriaco all'estremo della sua resistenza, tanto da indurre i capi di esso a invocare l'aiuto dell'alleato tedesco per liberarsi dalla pressione italiana.

18 AGOSTO 1917 - Con la pi¨ imponente offensiva lanciata fino allora da Cadorna, si svolge la Undicesima battaglia dell'Isonzo, per la conquista del Monte Santo e dell'altipiano della Bainsizza. Si concluse il 15 settembre senza risultati decisivi, ma sul campo restano un numero elevatissimo di perdite: 165.000 uomini fra morti e feriti.
Visto il risultato, e le grandi perdite degli italiani,  gli austriaci mettono a punto un grande piano offensivo con sette divisioni tedesche e otto austriache, da far piombare nel settore dell'alto Isonzo.

Fu questa offensiva a far diventare tragica la 12a battaglia dell'Isonzo.
Il 18 SETTEMBRE 1917 - Il generale Cadorna in previsione dell' attacco, ordina ai suoi generali di sospendere ogni iniziativa offensiva ma di concentrarsi solo su quella difensiva, e con la "difesa a oltranza" (morire sul posto!).  Non dÓ disposizioni specifiche per la difesa, ed invita il generale Capello - che invece la vorrebbe fare - di astenersi da qualsiasi "controffensiva".
24 OTTOBRE 1917 - Con la massiccia offensiva austro-tedesca crolla il settore nord del fronte Isonzo. Il generale Below, fa convergere il suo esercito su due direttive  verso Caporetto, accerchiando la maggior parte del IV corpo d'armata italiano, poi avanzando per 150 chilometri verso la pianura Padana.
L'esercito italiano fu costretto a ritirarsi prima sul Tagliamento e poi sul Piave. Gli austriaci occupano il 27 Cividale, il 28 Udine sede del quartier generale italiano che è costretto a trasferirsi a Padova. E' la disfatta di Caporetto, che provoca non solo il crollo dell'intero fronte italiano, ma centinaia di migliaia di soldati abbandonano le armi dirigendosi verso la pianura, convinti ormai che la guerra sia ormai persa e quindi "finita".
Il generale Cadorna riuscì a non far crollare del tutto l'intero schieramento dell'esercito italiano nell'ordinare tempestivamente la ritirata, nella linea di resistenza che aveva in parte, provvidamente allestita fin dall'anno precedente.

Tuttavia la disfatta di Caporetto caus˛ all'Italia gravissime perdite sia umane (11.000 morti, 29.000 feriti, 280.000 prigionieri), sia di materiali bellici. I soldati in fuga verso la Pianura furono circa 350.000, e circa 400.000 i profughi civili dai territori occupati.
In un primo tempo la ritirata si arrest˛ al Tagliamento (3 novembre), in un secondo tempo, al Piave.


IL 5-6 NOVEMBRE, alla conferenza di Rapallo, la Francia e l'Inghilterra (e gli americani che sono giÓ sbarcati nel mese di giugno in Francia) vedono compromessi i loro successi tattici dagli insuccessi catastrofici di CADORNA. E dettano le loro condizioni. "Impiegheremo le nostre truppe al vostro fianco, ma solo se cambierete quel generale... Anzi vogliamo noi fare i piani, perchŔ non intendiamo mandare al massacro nemmeno un uomo". Nel secondo incontro a Peschiera del 8 novembre fu decisa la sostituzione del generale Cadorna con il generale Diaz.

Gli zelatori dello stato maggiore consumeranno poi molto inchiostro per dimostrare che Cadorna, sì, era un grande stratega, e che Diaz era una "nullità". D'accordo. Ma chi studia sui documenti e nelle testimonianze il carattere di questo generale napoletano, si accorge del perché della preferenza. Diaz non era un genio della strategia? Non importava gran che. Si trattava di fabbricare un muro di sbarramento: un muro che non poteva avere altro fondamento che il "morale" dei soldati.

Mentre invece Cadorna continuando a rinnovare grandi battaglie offensive di logoramento combatteva non solo sui campi di battaglia, ma ogni cedimento del governo e nel paese. Il suo potere era così enormemente cresciuto che nessuno osava limitare questo potere, che cresceva, ma anche il distacco tra comandi e soldati aumentava, perchè quest'ultimi esauriti in troppi attacchi frontali, schiacciati da una durissima disciplina e da metodi repressivi (migliaia di processi e poi fucilazioni e decimazioni) non avevano di sicuro un morale alto.

CADORNA sulla disfatta di Caporetto attribuirÓ ancora una volta la disfatta alla "viltÓ" e alla "codardia" degli italiani "che si sono arresi ignominiosamente al nemico" o "vilmente ritiratisi senza combattere" e insiste sulla propaganda "disfattista" di alcuni "italiani traditori". Lo scrive sul Comunicato Ufficiale, che per˛ opportunamente -per la troppa durezza e le gratuite accuse- non verrÓ pubblicato interamente: perchè erano delle accuse infamanti per tutto l'esercito italiano
Mentre invece lo sbandamento dei reparti era una conseguenza diretta del crollo dei comandi (provati anche da una serie impressionante di destituzioni fatte dallo stesso Cadorna: 217 generali e altrettanti colonnelli).

Ma non era la prima volta che il generale agiva severamente. CADORNA nell'attuare una disciplina di ferro, aveva chiesto pieni poteri sul campo, lui non voleva processi per i disertori e gli insubordinati. Nell'"insubordinazione" e nella "viltÓ degli italiani" (darÓ sempre a questi motivi la perdita di una battaglia) lui usava subito il fucile alla schiena. Ad Asiago in una battaglia sfortunata per il 141░ Regg.to, ne fa uccidere uno su dieci, ufficiali e soldati. Prendendoli a caso. Per dare l'esempio! ╔ solo la prima delle decimazioni, ne seguirono 141. E' il caso del 138░ fanteria che sbandatosi a causa della morte del comandante inizi˛ a ripiegare, ma trovarono le mitragliatrici italiane del 138░ fanteria alle spalle che ebbe l'ordine di mandare tutti quei "vili" al creatore.

CADORNA non ha mai incolpato la sua (o quella voluta e imposta dai politici) errata strategia, che dopo undici battaglie ha causato un'ecatombe senza ottenere nessun risultato di rilievo, ma ha sempre attribuito qualsiasi disfatta alla viltÓ e alla codardia degli italiani, che non vogliono combattere,  e ai sobillatori socialisti che operano dentro l'esercito e sull'opinione pubblica in generale con la stampa e opuscoli vari. Di disfattismo Ú accusato anche il Papa che ha accoratamente proposto una trattativa "ai capi dei popoli" per "far cessare la inutile strage". La si ignora, non la si commenta, non se ne parla. Ma al fronte qualcuno si è infuriato "Quel disfattista bisognerebbe impiccarlo". Lo sconforto dei cattolici divide ulteriormente l'Italia. I pacifisti sono considerati dai media tutti disfattisti.

Lasciato il Comando supremo dell'esercito l'8 novembre 1917, il generale fu nominato membro del Comitato consultivo militare interalleato di Versailles, del quale fece parte per alcuni mesi. Terminata la guerra fu sottoposto in seguito a inchiesta e nel settembre 1919 fu collocato a riposo dal governo, che venne così ad avallare le accuse rivolte dalla sinistra.

Fu poi Mussolini, nel novembre del 1924, a riabilitarlo. Volle riconoscere i grandi servigi resi dall'illustre generale al paese prima e durante la guerra, e lo richiamò in servizio, conferendogli il grado di Maresciallo d'Italia, che in pari tempo veniva conferito anche al generale Diaz.

II maresciallo Cadorna fu anche uno scrittore militare. Ci rimangono di lui una biografia di suo padre: Il generale Raffaele Cadorna nel Risorgimento italiano (Milano 1922)

Luigi Cadorna è morto a Bordighera il 23 dicembre 1928.

Bibliografia e fonti
ALBERTO CONSIGLIO - V.E. III, il Re silenzioso.
Prof. PAOLO GIUDICI - Storia d'Italia
Enciclopedia Europea Garzanti
Enciclopedia Italiana Treccani


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