SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
EVA PERON

Noi Europei consideriamo la nostra storia, come la Storia. Di conseguenza, le vicende degli altri continenti, ci interessano, spesso, solo marginalmente. Questa boria che, chiariamoci, non è certo del tutto ingiustificata, sovente, sottrae, alla nostra cultura personale fatti e personaggi che sarebbe bene conoscere.

Fra questi rientra sicuramente EVA PERON, da molti considerata, prima dell’entrata in scena della signora Thatcher, ed anche dopo, come la donna più importante nella storia del secolo appena scorso.

E’ impossibile, ovviamente, descrivere il personaggio senza inserirlo all’interno della storia dell’Argentina, una nazione ricchissima, in cui gran parte della popolazione ha spesso vissuto in condizioni d’estrema povertà.


Gli inizi dell’Argentina

Gli inizi dell’Argentina, nata nel 1810, furono contrassegnati dalle lotte fra portenos e provincianos., in termini più accessibili, dai contrasti tra i cittadini di Buenos Aires ed i caudillos della provincia, sostenuti dai loro “eserciti” di gauchos.
Una soluzione definitiva all’annosa questione si sarebbe avuta solo nel 1880, ma la democrazia, anche dopo questa data faticò molto ad imporsi: fino al 1916 non vi fu un Argentina un elezione che non fosse truccata, di conseguenza, il nepotismo, la corruzione e le speculazioni erano imperanti nella vita della giovane nazione.


Nuovi sviluppi

La rapida industrializzazione, gli sterminati pascoli e gli infiniti appezzamenti coltivabili, fecero si che l’Argentina fosse interessata da un vasto movimento d’immigrazione. Moltissimi furono gli Europei, Italiani e Spagnoli soprattutto, in gran parte contadini che raggiunsero questa nuova terra promessa.
I nuovi arrivati scoprirono, però, ben presto che le ampie terre erano in gran parte proprietà dei ricchi estancieros, i veri padroni dell’Argentina. Coloro che non vollero lavorare, come mezzadri o affittuari nelle estancias, le immense aziende agricole argentine, si trasferirono nelle città, ingrossando le fila degli operai, degli artigiani e dei negozianti.
Nel 1890 più dell’80% della popolazione di Buenos Aires era costituita da immigrati. Il loro contributo fu determinante per il formarsi di una potente classe media che avrebbe fatto sentire il suo peso sulla vita sociale,economica e politica della repubblica Sudamericana.

L’Argentina restava, per il momento, ancora saldamente in mano agli estancieros, i loro guadagni furono moltiplicati dalla possibilità di far giungere in Europa, ancora fresca, la carne provenente dal paese della Pampa. Sorsero in tutta la nazione i frigorificos, stabilimenti per la lavorazione della carne, che prendevano il nome da La Frigorifique, la prima nave ad effettuare il trasporto di carni dall’Argentina al vecchio continente.
Alla ricchezza degli estancieros faceva da contraltare la miseria crescente del resto della popolazione, che, nel 1890, si ribellò alla potente oligarchia. Gli oligarchi, intendiamoci, pur perseguendo i loro interessi particolari, avevano apportato considerevoli vantaggi a tutta la nazione.
L’aristocrazia aveva però, come gia sottolineato, impedito il regolare svolgersi delle elezioni, questa situazione non poteva più essere tollerata dall’emergente ceto medio che voleva, se non governare, almeno far sentire la propria voce.
La volontà delle nuove classi d’immigrati, unita alla disinvoltura con la quale gli ultimi presidenti avevano governato la repubblica e alla miseria di gran parte delle masse spiegano i motivi dell’insurrezione del 1890, la Noventa com’è detta in Argentina, che, indubbiamente, inflisse un duro colpo al prestigio di quella che fino allora era stata la classe dirigente, ma in realtà, Gattopardescamente cambiò tutto per lasciare tutto com’era.

Fino al 1916 i leaders del vecchio regime continuarono a governare, col contorno di mazzette, favori e brogli elettorali, la vita politica argentina.
I partiti d’opposizione, vale a dire i socialisti e l’Union Civica Radical,dovettero, per sconfiggere gli oligarchi, adottare i loro stessi metodi.
Un clientelismo estremo, consistente nel garantire posti statali ai sostenitori del nuovo governo, una dilagante corruzione e, diciamola tutta, la totale incapacità a governare dei leaders radicali, resero ben presto evidente che il rimedio era peggiore del male.
L’erario era stato dissanguato dai sostenitori del presidente, i debiti erano alle stelle, i salari non venivano corrisposti, la situazione fu salvata, incredibile a dirsi, da un colpo di stato militare.


Da un golpe a un altro

Il golpe insediò a capo del governo il generale Uriburu, l’Argentina era in mano ad un dittatore, del quale si sarebbe sbarazzata due anni dopo, affidando il potere ad una coalizione di conservatori e radicali, la concordancia, che elesse a presidente Augustin Justo.
La tremenda situazione economica in cui versava l’Argentina, Justo salì al potere nel 1930, neanche un anno dopo il crollo di Wall Street, fu notevolmente alleviata dal nuovo presidente.
Per risollevare le sorti della nazione, Justo si dovette avvalere di molto capitale straniero provenente soprattutto dal Regno Unito, l’anglofobia si diffuse rapidamente in tutto lo Stato.
L’atteggiamento del popolo argentino è giustificabile, gran parte delle industrie e i ¾ dei trasporti erano in mano ai britannici. Il misero stato dei treni e dei tram, unito all’arroganza inglese che pretendeva d’ottenere, col appoggio del presidente, il totale monopolio dei trasporti, faceva crescere il malessere degli Argentini che consideravano il presidente nient’altro che un complice degli stranieri.

Le elezioni del 1937, anche queste vergognosamente truccate, diedero la vittoria ad Ortiz uomo di fiducia del presidente uscente. All’indomani della sua elezione, il neopresidente promise di guidare l’Argentina verso la democrazia, il primo passo verso questo obbiettivo consisteva nel garantire elezioni pulite.
Le successive elezioni provinciali dimostrarono che il nuovo inquilino della Casa Rosada, incredibilmente ( le promesse di un politico, in qualunque emisfero vengano pronunziate, sono pur sempre promesse d’un politico) intendeva tener fede alla parola data.
Nel 1940 Ortiz, reso cieco dal diabete, fu costretto a dimettersi, veniva sostituito dal vicepresidente Castillo.
Il neopresidente, circondato da ammiratori dei regimi europei, che riscuotevano il plauso di gran parte della popolazione, formata da immigrati italiani, spagnoli e tedeschi, risparmiò all’Argentina l’ingresso in guerra.
Molti erano, ovviamente, anche gli argentini che non nascondevano il loro sostegno, che si traduceva con invii di pacchi contenenti alimentari e medicine, ai paesi alleati, proprio con costoro s’unirono, i sostenitori d’estrema destra del presidente per scalzarlo dal potere.
La strana alleanza si spiega considerando le drammatiche condizioni economiche in cui, ancora una volta, versava l’Argentina, di nuovo a salvare la situazione intervennero i militari.

Il 4 Giugno del 43 il generale Rawson diveniva presidente, tre giorni dopo,era sostituito dal generale Ramirez.
Il comportamento del nuovo leader deluse ben presto le aspettative dei democratici. Gli agenti segreti tedeschi erano liberi di muoversi su tutto il territorio argentino, comunicando ai propri connazionali tutti gli spostamenti delle navi alleate, che divenivano così facile preda dei sommergibili tedeschi.
La giunta militare, per salvare la faccia costrinse Ramirez alla dimissioni, veniva sostituito da Farrell, un uomo di paglia, il vero leader della Repubblica Argentina era il capo del Grupo de Uficiales Unidos, il colonnello Juan Domingo Peron, che qualche mese prima aveva iniziato una relazione con una giovane attrice, Eva Duarte, colei che gli Argentini avrebbero ben presto chiamato col semplice vezzeggiativo di Evita.

EVA PERON

Eva Maria Duarte, nata il 7 Maggio 1919 a La Union, piccolo villaggio della Pampa, era l’ultima di cinque figli, tutti illegittimi, avuti dalla madre sempre con lo stesso uomo. L’ambiente provinciale in cui viveva non le perdonava la sua nascita, Evita, dunque, a quindici anni cedette alla corte del famoso cantante di tango Magaldi e andò a vivere a Buenos Aires.
A Magaldi seguirono molti altri uomini, che aiutarono Evita nella sua carriera, per questo gli avversari politici la definivano una prostituta. La partecipazione ad una telenovele radiofonica di successo, le consentì di entrare nell’entourage dei militari al governo, fu così che conobbe Peron.
Il mondo dello spettacolo, intanto, si rivelava diverso da come l’aveva sognato la giovane di provincia, infatti, se a La Union le era fatta pesare la sua condizione d’illegittima, a Buenos Aires erano le sue umili origini a farla emarginare. La notizia della sua relazione con Peron migliorò notevolmente la condizione di Evita all’interno del mondo dello spettacolo.
Peron, divenuto ministro della guerra, procedeva, nel frattempo, di successo in successo, dal 43 padrone di fatto dell’Argentina si era assicurato, grazie alle concessioni fatte ai lavoratori come ministro del lavoro, anche l’appoggio dei sindacati e la simpatia delle classi proletarie.


L’insurrezione

Irritato dalla crescente popolarità di quello che in fondo non era altro che un suo subalterno, Farrell decise di passare a vie di fatto ed il 10 Ottobre 1945 fece arrestare l’ingombrante colonnello, che fu, in segreto, trasferito nell’isola di Martin Garcia, estremo sud dell’Argentina.
Una settimana dopo questi eventi, la notizia era stata a lungo nascosta alle folle, Buenos Aires fu messa a ferro e fuoco da violente manifestazioni, i dimostranti, nella stragrande maggioranza descamisados (così poveri da non avere neanche la camicia), non solo della capitale, ma provenienti da tutta la nazione, al grido di “ Viva Peron, viva democracia” chiedevano la liberazione del colonnello. Uno sciopero generale proclamato per il giorno successivo, convinse la giunta militare, incapace di sedare i tumulti, ad accondiscendere alle richieste dei manifestanti.

La futura first lady, contrariamente a quanto si è lasciato credere, non ebbe alcuna parte nell’organizzazione della rivolta. La donna non conosceva, ancora, neanche i capi sindacali che avevano programmato tutto. La voce fu, probabilmente, diffusa, qualche tempo dopo, dagli stessi peronistas, allo scopo di alimentare il mito di Evita.
La donna che, comunque, era rimasta vicino a Peron durante quei difficili giorni, ebbe la sua ricompensa: qualche giorno dopo i due si sposarono. Il matrimonio non mancò di suscitare scandalo, era la prima che un uomo del rango di Peron impalmava una donna di origini cosi misere.


Il trionfo elettorale

Le elezioni, tenutesi il 4 Gennaio del 46, furono un vero successo per Peron che sbaragliò la concorrenza divenendo il ventinovesimo presidente della Repubblica d’Argentina.
Il neopresidente saldò immediatamente il debito contratto con i descamisados nell’Ottobre precedente. La promessa di liberare l’economia dai ceppi stranieri fu mantenuta subito dopo le elezioni: la Banca centrale fu nazionalizzata, ed ebbe il controllo di tutti gli enti stranieri operanti nello Stato, venne acquistato il sistema telefonico, fino a quel momento di proprietà USA, furono nazionalizzati anche i trasporti pubblici, esaltando l’orgoglio della nazione e umiliando gli inglesi.
L’ascesa del colonnello indusse molti suoi nemici a prendere la via dell’esilio, particolare curioso, lasciarono l’Argentina anche molti rappresentati del mondo dello spettacolo, temevano che la first lady volesse vendicarsi delle umiliazioni inflittegli un tempo.

Evita, in realtà, aveva altro a cui pensare, il suo incarico al ministero del lavoro, in un paese maschilista come l’Argentina degli anni 40, non poteva non suscitare malcontento dell’esercito. Lei se ne curava poco, “sono una di voi, so cos’è la fame” diceva alle folle di descamisados, che l’adoravano.
Nel 1947 il voto fu esteso alle donne una vittoria per Evita, ma una vittoria, soprattutto, per l’Argentina, che s’avviava a divenire una vera democrazia moderna.


European tour

Il 47 fu anche l’anno del tour di Evita in Europa. Il 6 Giugno nella sua sfolgorante bellezza, fu accolta in Spagna come una regina.


Il generalissimo Franco andò personalmente ad accoglierla all’aeroporto, le fu conferita la Gran Croce d’Isabella la Cattolica, la più prestigiosa onorificenza spagnola e fu proclamato un giorno di festa, per permettere ai trabajadores spagnoli di conoscere la “presidentessa” d’Argentina.
Le successive tappe del viaggio non andarono così bene, Evita fu, comunque, ricevuta dal Papa, che le accordò, però, solo venti minuti d’udienza.
A Parigi, le notizie diffuse dalla rivista americana Time Magazine sull’origine illegittima di Evita, vasti settori degli USA avversano ferocemente la politica nazionalista di Peron, le alienarono le simpatie degli ambienti ufficiali francesi. In Gran Bretagna i reali inglesi rifiutarono, perfino, di riceverla a Buckingham Palace, l’umiliazione per la nazionalizzazione delle ferrovie era ancora cocente.
Il ritorno in patria ripagò Evita di tanti smacchi.
Quasi mezzo milione l’accolse al porto di Buenos Aires e altrettante affollavano le strade della capitale, ansiose di dimostrare, con urla di giubilo, striscioni e bandiere biancoazzurre il loro affetto alla moglie del presidente.


La fondazione Eva Peron

L’affetto dei descamisados, dei lavoratori dei frigorificos e degli operai, non erano certo sufficienti per fare accettare la provinciale nei circoli delle signore di Buenos Aires.
In altri termini, le umiliazioni per Evita non erano ancora finite.
Era tradizione che l’Organizzazione di Beneficenza Argentina, eleggesse come sua presidentessa la moglie del primo cittadino della nazione, l’organizzazione, in mano alle più influenti famiglie portenos, rifiutò questo onore ad Evita.
L’orgogliosa provinciale reagì facendo togliere i fondi all’organizzazione e creando la fondazione Eva Peron.
La Fondazione divenne la sorgente da cui scaturivano fiumi di salute che correvano per tutta l’Argentina, dissetando vedove, orfani, afflitti, le sue casse traboccavano di donazioni provenienti dalle organizzazioni del lavoro e dai lavoratori che volentieri rinunziavano ad un giorno di paga all’anno sapendo che quei soldi sarebbero stati spesi per il bene della nazione.
50 milioni di dollari furono spese dalla fondazione in meno di due anni. Evita s’occupava di tutto personalmente, ascoltava i poveri, i malati, abbracciava, nonostante i pareri contrari dei suoi collaboratori, i bambini con le feriti aperte e quelli affetti da lebbra.
La fondazione si occupò della costruzione di ospedali, scuole e case di riposo.
Nel 1948 nacque Evita city, 4000 furono abitazioni messe a disposizioni delle famiglie più povere, gente che viveva in tuguri, si vide assegnati degli alloggi più che dignitosi, tavoli, letti, ,vestiti, scarpe e medicine rappresentavano una vera e propria manna per persone da sempre lasciate da parte e abbrutite dalla miseria, per loro Evita, la ragazzina emarginata che pochi anni prima aveva lasciato il suo piccolo paese di provincia, sarebbe diventata la Madona de America.

L’opera di Evita è stata da più parti criticata, l’attività della fondazione considerata il frutto ultimo di una politica demagogica, tesa ad asservire il popolo argentino, null’altro, insomma, che un bieco strumento di potere.
E’, certamente, indubbio che le iniziative della fondazione abbiano stretto un gran numero d’Argentini attorno ad Eva e, conseguentemente, al presidente Peron, ma è altrettanto indubbio, che moltissime furono le famiglie argentine a salvarsi dalla miseria, dalla fame e dalla delinquenza, in virtù dell’ impegno della first lady d’Argentina.
Gli ipocriti dispensatori d’elemosine, elargite al solo scopo di non risolvere alcun problema, per così permettere ai donatori di rinverdire, ogni anno, la loro fama d’amici dei poveri, e i disumani predicatori d’odio, pronti ad imbonire le masse ed a lanciarle in bagni di sangue, dei quali saranno gli unici beneficiari, non possono, per ovvi motivi, giudicare positivamente le azioni di Evita la sua esistenza dimostra, non solo che è possibile emergere dalla peggiore segregazione senza per forza dover ricorrere alla violenza, ma anche che è sufficiente la volontà di poche persone per lenire le sofferenze di molte altre, che sia proprio questo a non essere desiderato dagli ipocriti di cui sopra…?


La crisi

L’ opera della fondazione non poteva, da sola essere sufficiente a sanare i guai che più di un secolo di dissennate politiche economiche avevano provocato. La congiuntura internazionale, inoltre, non aiutava i tentativi, invero goffi, di risolvere la situazione.
All’aumento dei salari era, ad esempio, corrisposta una vertiginosa inflazione, l’industrializzazione, in Argentina ancora in fasce, non poteva dare i frutti sperati, anche le risorse agricole tradivano la nazione Sudamericana, il governo fu costretto ad imporre i “giorni senza carne”, tale disposizione, in una nazione dagli infiniti allevamenti, non poteva che suscitare il malcontento.
Il 1950 fu contrassegnato da scioperi e manifestazioni, la risposta dei peronistas fu dura, il governo s’irrigidì, molti oppositori furono incarcerati, alcuni giornali fra cui La Prensa, costretti a chiudere.
Gli storici sono d’accordo nell’affermare che in questa congiuntura furono la figura e l’opera d’Evita, sempre pronta a sostenere il marito, recandosi magari nelle fabbriche a discutere con gli scioperanti, a tenera avvinti a Peron gran parte degli Argentini.


La malattia

Il 1951 sarebbe stato anno d’elezioni, Evita intendeva divenire vicepresidente della repubblica. Peron si piegò alla volontà della consorte, che in comizio, tenutosi ad Agosto, acclamata da oltre un milione di persone, “si chinò” alla volontà del popolo che le “imponeva” di concorrere alle elezioni. La commedia, seppur molto ben recitata, non produsse i suoi frutti, i generali cui il troppo potere concesso ad una donna aveva sempre portato fastidio, comunicarono a Peron che solo un’immediata rinunzia d’Evita alla vicepresidenza avrebbe impedito un golpe militare, nove giorni dopo la candidatura della donna fu ritirata. Ben altri sarebbero stati i problemi che, di lì a poco, la trentaduenne Evita sarebbe stata costretta ad affrontare.
Impegnata nell’attività della fondazione Eva aveva trascurato la sua salute, non curandosi del costante dimagrimento del suo corpo, quando si decise a farsi visitare la diagnosi fu terribile, la consorte del presidente era afflitta da un tumore, il ritardo con cui il male era venuto alla luce non le lasciava alcuna speranza di vita.

L’ultima vittoria


La malattia non impedì ad Evita di partecipare alla campagna elettorale, la passione e l’impegno a fianco del marito erano quello di sempre, ma il male era più forte, durante un comizio solo l’intervento di Peron le impedì di crollare a terra davanti a tutti, fu necessario ricoverarla in ospedale, alcuni avversari politici, quelli che l’accusavano di demagogia e di scarsa umanità, penetrarono all’interno della clinica e vi scrissero “viva il cancro”.
Le elezioni furono per Peron un vero e proprio plebiscito, Evita volle partecipare alla sfilata della vittoria, una folla oceanica fece ala al corteo, che attraversava le strade di Buenos Aires, i lavoratori, gli emarginati, i descamisados, che l’acclamavano ignoravano che mai più l’avrebbero rivista.


La morte

Il 26 Luglio 1952 alle 21:42 tutte le radio argentine interrompevano le trasmissioni, la voce del sottosegretario ai servizi d’informazione comunicava: “ Ho il doloroso compito d’annunziare la morte della signora Eva Peron. Capo spirituale della nazione”
Il dolore dell’Argentina fu immenso, calde lacrime rigavano le guance della folla accorsa al ministero del lavoro dov’era stata preparata la camera ardente, la capitale rispecchiava la sofferenza di un’intera nazione il giorno dopo era impossibile trovare un solo fiore in tutta Buenos Aires.
Una petizione del popolo argentino si spingeva fino a chiedere alla Santa Sede la santificazione di Evita, il Vaticano, ovviamente, rifiutò.
Per giorno e giorni la gente attonita sfilò silenziosa, sotto una pioggia incessante, davanti alla salma della Madona de America, l’Argentina colpita al cuore faticava a riprendersi.


L’odissea del corpo


La morte di Evita significava, anche, il crollo del più saldo puntello al potere di Peron, il presidente pensò di far imbalsamare il corpo della consorte e conservarlo in un mausoleo appositamente costruito, la presenza fisica della consorte, pensava, avrebbe illuso il popolo d’averla ancora con sè. Due anni dopo la spoglia mortale di Evita era pronta, ma Peron veniva costretto da un colpo di stato militare a rifugiarsi in Spagna.
Il primo problema di cui i golpisti dovevano occuparsi fu proprio quello della salma di Evita.
Un trattamento poco riguardoso nei confronti della morta avrebbe provocato una furiosa reazione del popolo d’Argentina, d’altro canto il luogo di sepoltura sarebbe divenuta meta di un vero e proprio pellegrinaggio di tutti gli oppositori al regime, i militare decisero di spedire la salma in Italia, la nostra nazione l’avrebbe ospitata per quattordici anni.


Il ritorno


Prima di salire sull’aereo che lo portava in Spagna il presidente aveva avvertito i suoi avversari: il Peronismo mi sopravvivrà. Per vent’anni, infatti, i peronistas continuarono ad essere una presenza rilevante nella vita politica argentina e nel 1971, riuscirono a far tornare in patria il loro leader.
Al ritorno di Peron le autorità della Repubblica, a suggello dell’avvenuta riconciliazione, autorizzarono il rimpatrio anche per la salma di Evita.
L’anno dopo Peron partecipò, alle elezioni per la presidenza della repubblica, la giovane moglie, Isabel, concorreva per quel posto che Evita aveva sognato la vice presidenza.
La campagna elettorale fu letteralmente dominata dall’immagine di Evita, manifesti e volantini ricordavano agli Argentini l’opera incessante svolta al loro servizio dalla donna, che, ancora una volta, si dimostrò indispensabile per la vittoria di Peron, che divenne, per la terza volta presidente della Repubblica Argentina.
Il neopresidente non avrebbe a lungo goduto dei frutti della vittoria,un infarto l’avrebbe stroncato nove mesi più tardi.
Fu la vicepresidente, Isabel Peron, ad occuparsi di Evita, il cui corpo riposa ora nel cimitero più importante di Buenos Aires.
L’Argentina, pochi anni fa, è tornata alla ribalta a causa della nota rivolta, conclusasi con l’assalto alla Casa Rosada, le elezioni successive, confermando le parole dette da Peron, prima di partire dall’esilio, portarono al ballottaggio due peronistas.


Nirta Alessandro
sandrunirta@hotmail.com


Juan Domingo Peron, docente di storia militare alla scuola di guerra nel 1930-36, ammiratore dei regimi fascisti europei, fu eletto presidente dell'Argentina nel 1946 con l'appoggio dei sindacati e delle masse popolari dei "descamisados", favorevoli al suo "giustizialismo", che si ispirava al corporativismo di Mussolini, e con l'aiuto dell'eccezionale favore popolare della seconda moglie, Eva Duarte. Rovesciato nel 1955 dal colpo di stato del generale Lonardi, fuggì all'estero e si rifugiò in Spagna. Rientrato in Argentina nel 1973, fu eletto ancora una volta presidente della repubblica. Dopo la sua morte (1974 a Buenos Aires a 79 anni), lo sostituisce alla presidenza la terza moglie, Maria Estela, detta Isabelita.


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