(1939-1945)
IL PILOTA DI FERRO

"HANS ULRICH RUDEL"
"Solo chi si da per vinto ha veramente perso"

di Rao Alessandro

PREMESSA
Fra gli uomini che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, combattendo nell'Aeronautica tedesca (Luftwaffe), spicca un aviatore con particolari doti, le cui gesta rappresentano il massimo impegno che un soldato può dare alla causa nella quale, a torto o ragione, crede: Hans Ulrich Rudel.
Prima di menzionare alcune delle sue azioni più rilevanti, si precisa che, pur trattandosi di un pilota di notevole abilità, il suo nome non compare nella classifica dei maggiori assi germanici. (vedasi "La caccia nella Seconda G.M."). La motivazione è del tutto dipesa dal genere di specializzazione operativa alla quale Rudel è impiegato nell'ambito dell'arma aerea. Combatte nei cieli, prevalentemente su quelli russi, ma diversamente dai piloti da caccia tedeschi, fautori di spettacolari duelli nell'aria, Rudel non abbatte alcun aereo nemico in volo, ma distrugge oltre cinquecento carri armati sovietici, con il suo aereo "Stuka", in duemilacinqucentotrenta missioni di guerra. Questo primato, non è stato eguagliato da nessun altro pilota al mondo.

Le sue numerose e pericolosissime azioni, lo vedono per molte volte costretto in atterraggi di fortuna in suolo russo, coinvolto in situazione drammatiche, dove grazie, esclusivamente, alla sua forza fisica e psicologica, acquisita durante la formazione giovanile, riesce a sopravvivere. Perde un arto inferiore, ma seguita a volare con una protesi fino alla fine del conflitto, ancora con maggiore dedizione. Ottiene una prestigiosa decorazione al valor militare, esclusivamente creata per lui. Perfetto binomio tra macchina e uomo, Rudel trasforma il famoso bombardiere in picchiata Junkers 87 "Stuka" in un temibile aereo anticarro, sostituendolo con successo, ai pezzi dell'artiglieria semovente della Wehrmacht, operante sul fronte orientale contro la valanga di carri armati T 34 russi diretti verso il cuore della Germania.

IL PERSONAGGIO

Hans Ulrich Rudel nasce il 2 Luglio nel 1916 nella cittadina di Seiferdau nella Slesia (regione dell'Europa centrale, compresa fra i confini della Polonia e il territorio dei Sudeti). Figlio di Marta e del pastore protestante Giovanni Rudel, riceve un'educazione molto severa, rivolta al rispetto delle antiche virtù belliche e all'obbedienza delle regole imposte dalle autorità civili e religiose. Egli dimostra, contrariamente a quello che avrà, un carattere fragile pieno di complessi, tanto che la madre racconta delle sue paure e dei suoi timori, manifestati fino all'età di dodici anni. A scuola non riesce a distinguersi ed è classificato un allievo appena sufficiente. Un giorno, vicino casa, in località Schweidnitz, si svolge una manifestazione aerea, alla quale sono presenti le sue sorelle. Rudel, che non ha assistito alla manifestazione, come tutti i bambini curiosi, si fa illustrare accuratamente i particolari dello spettacolo, rimanendone subito impressionato, specialmente dalla descrizione dei lanci eseguiti dai paracadutisti. La sua immaginazione fanciullesca, subisce uno sconvolgimento tale da decidere, senza alcuna esitazione, che da grande, diventerà aviatore a qualsiasi sacrificio.

Frequenta L'Humanistische Gymnasium, dove studia latino e greco, secondo il desiderio del padre, si sposta per diverse località a causa dell'apostolato del padre, cambiando spesso gli istituti scolastici. Nelle ore libere si dedica, d'estate al decathlon e nei lunghi inverni nordici allo sci. A queste discipline, Rudel, deve l'incredibile resistenza fisica, alla fatica ed al dolore, che lo salverà, diverse volte, nelle drammatiche esperienze di guerra. Appassionato di motociclette, comincia a saltare, in maniera spericolata, su di un trampolino, approntato per l'occasione da egli stesso e di conseguenza il suo carattere finisce per subire una vera metamorfosi, modificandosi incredibilmente, fino ad esprimere atteggiamenti, sempre più audaci, nelle situazioni pericolose. Del bambino timoroso dei temporali, pauroso di scendere nella cantina della casa, se non accompagnato da qualcuno, come racconta la mamma, non rimane più alcuna traccia.

Nel 1936, il Ministero dell'Aeronautica tedesco, bandisce un concorso per il reclutamento d'allievi da inviare alle scuole di volo, situate nelle varie località della Germania. All'età di venti anni, nonostante la scarsa preparazione scolastica, assistito da una buona dose di fortuna, Rudel entra nella graduatoria dei sessanta posti a disposizione ed è inviato, nell'Agosto del 1936, alla Scuola di Guerra Aerea a Wildpark-Werder, poi alla scuola di volo di Werdere, dove riceve l'aquila di pilota militare. All'atto delle destinazioni, però, con profonda delusione, apprende di non essere assegnato alla specialità della caccia, bensì, alla ricognizione aerea strategica; ciò significa che non volerà con i veloci Messerschmitt 109, ma con aerei più lenti e pesanti e non diventerà mai un pilota da caccia, come aveva sempre desiderato.

Arriva a Graz, in Stiria, nel 1938 per un corso di pilotaggio sullo Junkers 87 "Stuka". Nel 1939 si trova alla scuola di ricognizione strategica di Hildesheim. Alla data fatidica del primo Settembre 1939, la Germania invade la Polonia e inizia la Seconda Guerra Mondiale. Rudel è destinato alla base di Prenzlau (Brandeburgo), dove inizia i voli di ricognizione con la 121° Squadriglia, che si protrarranno per l'intera campagna di Polonia. Nonostante le necessità del momento, esiste molta perplessità da parte dei comandi per l'impiego di Rudel in azioni belliche di un certo rilievo; forse non hanno ancora molta fiducia, oppure non sono riusciti a valutare le sue autentiche capacità.

La situazione assume un aspetto diverso, quando prende via l'Operazione Barbarossa il giorno 22 Giugno 1941, con l'invasione della Russia da parte della Germania. Adesso Rudel si trova nel Terzo gruppo dello stormo "Immelmann", dislocato fra la Prussia orientale e la Polonia, comandato dal capitano Steen e da qui, inizia ad accumulare missioni contro le truppe corazzate sovietiche, riportando costantemente successi. Non più voli noiosi di ricognizioni, ma bombardamenti in picchiata con precisione teutonica, tanto da entusiasmare i superiori che cominciano a vedere in lui un abile pilota. Rudel vola in formazione, affianco al capitano Steen, nuovo comandante del Terzo gruppo, suo primo istruttore e dimostra subito di essere in grado d'infilare la sua bomba, dopo una picchiata verticale,....

... al limite dell'accelerazione di gravità sopportabile, in un bersaglio di pochi metri. Questa tecnica, lo porta a distinguersi dagli altri piloti di tutto lo stormo. Subisce un primo incidente, cadendo fra le linee nemiche sempre sul fronte russo, ma n'esce indenne proprio in virtù delle sue capacità di volo e soprattutto alle doti di resistenza fisiche e psicologiche.

Di rilievo, un'altra azione nella zona di Tsciudvo sulla ferrovia Leningrado - Mosca: salita fino a 3000 metri con il cielo terso, volo regolare, tutta la squadriglia serrata tanto, quasi, da toccarsi con le ali, Rudel è incollato allo "Stuka" del capitano Steen. Improvvisamente incontrano un temporale, tipico del continente russo, di una violenza tale da trasformare il giorno in notte con pochi secondi. La stazione ferroviaria, obiettivo designato, si trova ormai sotto una vera bufera; il capitano Steen fa dietro front rinunciando all'attacco, ma nel virare, tocca l'aereo di Rudel e lo fa scivolare d'ala, allontanandolo dal gruppo. Adesso Rudel si trova solo in mezzo alla bufera, l'aereo inizia autonomamente una discesa a vite che annuncia la fine imminente, ma, l'asso tedesco, con un'abile manovra, riesce a riprendere lo "Stuka", ormai fuori controllo, proprio all'ultimo istante, dopo aver sfiorato gli alberi di betulle e rischiato l'impatto con il suolo. Guadagna, così, quota e con il velivolo danneggiato, punta la rotta di ritorno alla base. All'atterraggio, osserva sbalordito che nell'ala dello "Stuka" sono penetrati due tronchetti di betulla e una parte del timone si è completamente staccata: miscela di perizia e di fortuna lo hanno salvato anche questa volta.

Il 22 Settembre 1941, il comando della Lufwaffe impartisce l'ordine di attaccare la flotta russa nella rada di Kronstadt, il porto più grande sovietico situato in un'isola della Finlandia, distante circa venti chilometri dalla città di Leningrado. Fra le moltissime imbarcazioni alla fonda, ci sono le due corazzate da ventitremilaseicento tonnellate, "Marat" e "Rivoluzione d'Ottobre" e i due incrociatori pesanti, "Massimo Gorki" e "Kirov."Per questa operazione è impegnato tutto il Secondo stormo "Immelmann" con i suoi Junkers 87 "Stuka" del Primo e Terzo gruppo. Alle ore 9,15 del mattino del 23 Settembre, sono già sopra il bersaglio, accolti da una tempesta di fuoco provenienti da circa seicento cannoni contraerei a protezione delle navi nella rada.
Gli "Stuka", per eludere la contraerea volano a circa cinquemila metri di quota, ma sulla verticale delle navi, si lanciano in picchiata in mezzo allo sbarramento di fuoco, scendendo fino ad una quota tra milleduecento e ottocento metri sulla formazione navale. Rudel, senza esitazione, scende in picchiata sulla "Marat", l'altimetro, com'egli racconta nel suo diario, scende da millecinquecento a trecento metri, quota quest'ultima, da suicidio. Nel collimatore vede la corazzata sempre più grande, molla la bomba da mille chili, tira la cloche, le ali sono sollecitate dalla massima portanza e come se l'aereo rimbalzasse, schizza veloce verso l'alto, spinto dal motore Jumo 211 D. La corazzata colpita in pieno comincia a sbandare e affonda lentamente. Per questa impresa, la popolarità di Rudel si diffonde presto fra il personale della Luftwaffe e lo trasforma nella classica figura dell'eroe, necessaria a creare emuli, nella spietata logica della guerra.

Diversa sorte tocca alcuni giorni dopo al capitano Steen; crivellato dai colpi della contraerea, precipita in fiamme esplodendo lungo la fiancata dell'incrociatore "Kirov". Arriva l'inverno russo che blocca l'avanzata della Wehrmacht, l'aviazione fa miracoli ad appoggiare le truppe di terra, ma il freddo congela anche i motori degli aerei, costringendoli a terra. Natale 1941, per Rudel arriva la prima decorazione: la Croce Tedesca d'Oro. Nei mesi seguenti, le missioni si avvicendano incessantemente in mezzo a difficoltà logistiche considerevoli. Nel mese di Novembre 1942, Rudel, è colpito da una forma, abbastanza seria, d'itterizia ed è ricoverato all'ospedale di Rostov, ma nonostante il parere contrario del medico, ritorna in azione sul fronte di Stalingrado, nonostante non fosse guarito.

Successivamente è chiamato dallo Stato Maggiore a Berlino, con due motivazioni: affidamento di un incarico speciale e ritiro dal fronte, derivante dalle sue mille missioni compiute in zona di guerra; i medici, infatti, sono convinti che abbia raggiunto il limite umano di sopportabilità. Rudel, ancora una volta non demorde, respinge energicamente la seconda offerta del Comando ma accetta la prima e si reca al campo di volo di Rechlin, dove si sta sperimentando una versione dello "Stuka", il quale, concepito originariamente come bombardiere in picchiata, viene trasformato in aereo anticarro. Sono stati montati sulle ali del velivolo, due cannoni da 37 mm. armati con proiettili al volframio, per la perforazione delle corazze di acciaio. Inoltre, sempre a Reichlin, si osservano attentamente le foto dei carri armati russi T 34, fornite dal servizio informazioni tedesco e se ne individuano i punti più deboli della sua struttura. In definitiva si mette a punto una tecnica efficace, che sarà impiegata dai piloti tedeschi, con gli "Stuka" modificati, per distruggere i mezzi corazzati russi. Rudel sarà il pilota che otterrà notevoli risultati, mai raggiunti da altri. Il 10 Maggio del 1943 gli è conferita la seconda decorazione: Fronde di Quercia.

Nei combattimenti che si svolgono durante i successivi periodi, Rudel vede tanti dei suoi amici di squadriglia scomparire e come lui racconta " è un continuo cambiare di nomi e volti". La ferma convinzione nelle sue idee e la sopportazione alle avversità, lo sostengono tenacemente nella lotta. Nel Novembre del 1943, dopo la distruzione del centesimo carro, arriva la terza decorazione: le Fronde di Quercia con Spade sulla Croce di Cavaliere. In un'azione vicino alle rive del Dniestr, nel Marzo del 1944, per recuperare l'equipaggio di un aereo della sua squadriglia è costretto ad un atterraggio di fortuna, rimando anch'egli impantanato. Per evitare la cattura, da parte dei soldati russi, percorre, in mezzo alla campagna, diversi chilometri, fino a raggiungere la cittadina di Floresti. Alla fine, riesce a salvarsi solo lui, nonostante ferito ad una spalla. Ancora molti attacchi condotti contro i mezzi corazzati russi, Rudel, porta a conclusione la sua duemillesima missione e per l'occasione, il primo Gennaio 1945, gli è concessa direttamente da Hitler....

... la più alta onorificenza creata espressamente per lui, unico soldato ad esserne insignito: un dischetto d'oro massiccio, centrato da una corona di platino, traversata da spade con la cifra "2.000", formata da piccoli brillanti, in aggiunta alle Spade e Foglie di Quercia d'oro.

Allo stesso tempo, nello scacchiere del fronte orientale, le operazioni militari dell'esercito russo, costringono alla ritirata la Sesta Armata tedesca, sopraffatta dal freddo polare e dalla mancanza di rifornimenti. La fine si annuncia inesorabile e neanche, Rudel, con il suo stormo di "cannoniere volanti" è in grado di fermare i russi. Nella disperata lotta dell'ultimo momento, Rudel, ancora una volta, è protagonista di alcuni incidenti che riesce tuttavia a controllare, con una buone dose di fortuna. In uno degli attacchi ai carri T 34 russi, nei pressi della cittadina di Lebus, sul fiume Oder, Rudel scende alla solita quota d'ottocento metri, dalla quale mette a segno i suoi colpi di cannone da 37 mm., ma questa volta una granata esplode vicino l'aereo e alcuni frammenti gli staccano quasi l'arto destro. Nonostante la grave ferita, con grande difficoltà nel pilotaggio dell'aereo, sempre memore della sua massima: "perde chi si da per vinto", riesce ad atterrare in un campo vicino Selow dove è prontamente soccorso. Dopo alcune ore, si sveglia all'Ospedale militare, costata l'avvenuta amputazione della gamba destra sotto il ginocchio, reagisce psicologicamente e non si scoraggia; adesso l'unica sua unica preoccupazione è quella di quando potrà volare di nuovo.

Trascorrono poche settimane dall'incidente, si fa costruire una gamba ortopedica e con un rapido adattamento all'uso, riprende a volare. La sua forza di volontà e la sua determinazione sono veramente stupefacenti; lo accomunano ad un altro grande pilota, con entrambe le gambe amputate: il leggendario Douglas Bader della Royal Air Force. Nel mese di Aprile 1945, Hitler in persona, desidera che Rudel assuma il comando dei nuovi caccia a reazione Messerschmitt 262 "Schwalbe". Prontamente, Rudel, chiede di essere dispensato da tale incarico, il suo desiderio è sempre quello di combattere assieme al suo Stormo; con più di seimila ore di volo, migliaia di azioni belliche e centinaia di carri sovietici distrutti, non ritiene opportuno lasciare inutilizzata tanta esperienza per un incarico a terra, anche se di primaria importanza. In un volo di collegamento, di ritorno da una riunione dello Stato Maggiore vicino Hermann-stadtel, con un velivolo leggero Fieseler "Storch", Rudel è protagonista di una piccola avventura, questa volta tragicomica: durante il decollo, l'aereo perde improvvisamente velocità, va in stallo, abbassa il muso e finisce in bilico sopra un albero di pino; intervengono i vigili del fuoco del vicino centro abitato che per mezzo di scale, liberano Rudel ed il suo mitragliere dalla scomoda situazione.

Ora siamo nel mese di Maggio, ancora numerose azioni sono eseguite nella zona di Oberleutensdorf a Nord di Breux. Nonostante le complicazioni dell'arto artificiale che lo limitano nelle operazioni pilotaggio, ma che solo con la volontà ferrea di cui è dotato, riesce a superare, Rudel combatte fino all'ultimo giorno. L'otto maggio 1945, la Germania nazista si arrende senza condizioni e la guerra termina in Europa. Rudel, diventato ormai colonnello, con infinito rammarico dell'esito del conflitto, si congeda dai suoi piloti, passando in rassegna il Secondo gruppo del famoso Stormo "Immelmann", dato che il Primo gruppo è in Austria e il Terzo a Praga. Durante la cerimonia un solenne silenzio regna fra i soldati sopravvissuti, soprattutto, nel ricordo dei caduti che non sono presenti, ma che non saranno mai dimenticati. Rudel, la cui ferita necessita di un intervento chirurgico, riceve l'ordine dai superiori di atterrare in un campo occupato dagli alleati e quindi arrendersi. E' convinto che alla fine, gli alleati accolgano cavallerescamente, come egli racconta nel suo diario, "un nemico vinto".

Decolla, dalla pista di Kummer, assieme a due "Stuka" e quattro Focke Wulf 190. La destinazione, scelta durante il tragitto è il campo di volo di Kitzingen, cento chilometri ad ovest di Norimberga. Rudel impartisce via radio alla piccola formazione, l'ordine di danneggiare i velivoli in fase di atterraggio; quest'azione rappresenta proprio l'ultimo gesto bellico che i piloti dello Stormo "Immelmann" portano a compimento contro il nemico, che assume solamente un valore simbolico. Il primo a scendere sulla pista ed a prendere contatto con gli americani della base è Rudel. Un soldato, armato di fucile mitragliatore, salta sull'ala dell'aereo e ancora prima che l'asso tedesco uscisse dalla cabina, tenta di appropriarsi delle decorazioni appuntate sul petto. Rudel lo respinge prontamente con un pugno. Le medaglie al valore militare, specialmente quelle tedesche, sono ricercatissime, come souvenir, ma anche per il reale valore, trattandosi di oro e brillanti. L'intervento di alcuni ufficiali, sopraggiunti a bordo di una jeep, interrompono questo primo incontro dell'asso tedesco con i vincitori, alquanto movimentato.
Il giorno successivo Rudel e gli altri, sono trasferiti a Erlagen e dopo una sosta di alcune settimane, sono inviati direttamente in un campo di concentramento situato in Inghilterra, nei pressi Londra. Rudel con il moncone infiammato, che gli procura dolori insopportabili, non riesce a farsi operare dai medici inglesi, nonostante le sue continue richieste. Alla fine, lo mandano alla base della Royal Air Force di Tangmere, famosissima scuola aerea da caccia inglese. Il trasferimento è ordinato dal grande asso inglese colonnello Douglas Bader, il quale dimostra subito una certa sensibilità al problema di Rudel, anche perché egli stesso vola privo di entrambi gli arti inferiori. Immediatamente, Bader, s'interessa presso i sanitari militari, affinché venga applicata, il più presto possibile, una nuova protesi alla gamba di Rudel. Un gesto di cavalleria molto apprezzato, anche dagli stessi piloti della Royal Air Force, sebbene rivolto ad un soldato tedesco.

Trascorse alcune settimane, Rudel, ritorna alla base di Carentan, occupata dagli americani, i quali a loro volta lo trasferiscono all'ospedale di Furth, nei pressi di Norimberga. Finalmente, nel mese di Aprile del 1946, per l'asso tedesco, si conclude la sequenza delle vicissitudini, per le quali è stato protagonista fin dal 1939 e ritorna definitivamente a casa. Nel dopoguerra si trasferisce in Argentina, per trascorrere il resto della sua vita, fino al ritorno in patria a Rosenheim, dove muore il 18 Dicembre del 1982.
Discordante da molti altri personaggi, politici e militari, della Germania nazista, i quali, a guerra finita, si ravvedono con autocritiche e condanne pubbliche verso l'ideologia nazionalsocialista, Hans Ulrich Rudel, non fa mistero del suo atteggiamento politico rimasto immutato, appoggiando partiti d'estrema destra, organizzati nella Germania post-bellica. E' considerato, tuttavia, uno dei migliori piloti al mondo; riconoscimento espresso da tutti, anche dai suoi nemici.

INFORMAZIONI SULLO JUNKERS 87 " STUKA"

Nei primi mesi della Seconda Guerra Mondiale, l'Aeronautica della Germania è costituita principalmente di velivoli da bombardamento, nella logica di conquista che prevale tra i vertici militari nazisti. Uno degli aerei più noti, forse ritenuto da molti il simbolo della potenza tedesca negli anni '36 è sicuramente lo Junkers 87 "Stuka" (Stuka è l'acronimo di "Sturzkampfflugzeug", significante letteralmente, aereo da bombardamento in picchiata). All'inizio del conflitto, questo aereo è impiegato nelle campagne di Polonia e Francia, ottenendo successi importanti. Con l'inizio della battaglia d'Inghilterra (Adler Tag - Agosto 1940), lo "Stuka", contrariamente, si rivela nel suo complesso, un aereo mediocre e molto vulnerabile. I raids offensivi con questo tipo di velivolo, indirizzati contro l'Inghilterra, sono neutralizzati con facilità dalla caccia della Royal Air Force, che mette in cielo velivoli nettamente superiori ad armamento, velocità e manovrabilità, come gli "Spitfire" e gli Hurricane". Gli "Stuka", conseguono risultati favorevoli, solo dove non incontrano la reazione da parte degli inglesi e quando scortati dai caccia Messerschmitt 109 e Focke Wulf 190. Dal volo del prototipo Ju 87 V 1 nel 1935 , fino alle ultime versioni realizzate, si contano più di 5.000 esemplari. La prima versione di serie è lo Ju 87A 1, nella quale l'aereo assolve bene il ruolo di bombardiere in picchiata, grazie alle sue particolari caratteristiche costruttive. Strutturalmente la cellula si presenta molto robusta, con l'ala bassa a forma di "gabbiano rovesciato". Carrello fisso coperto da due carenature aerodinamiche. Il motore è lo Junkers Jumo 210 D, dalla potenza di 635 HP, come armamento è dotato di due mitragliatrici da 7,9 mm. L'equipaggio è formato da due uomini: pilota/bombardiere e mitragliere/marconista. Può trasportare una bomba da 250 kg. alla velocità di 360 km/h ad una quota di circa 3.500 m., può coprire una distanza di 900 km. Certamente lo "Stuka" all'inizio si conferma una macchina temibile per il bombardamento in picchiata. E' in grado di effettuare una discesa in assetto verticale dopo un mezzo tonneau (rovesciata), usufruendo degli ingegnosi freni aerodinamici, montati sotto le ali, che gli permettono di ridurre la velocità di picchiata da 700 a 400 km./h, facilitando sia lo sgancio dell'esplosivo sul bersaglio, sia la risalita in quota. Nella cabina è collocato un allarme acustico che avverte il pilota la quota minima da non oltrepassare. Nel mese di Agosto del 1940, circa cento "Stuka" Ju 87 B 1....

....sono assegnati alla Regia Aeronautica Italiana, denominati "Picchiatelli", operano con il 96° Gruppo Bombardamento a Tuffo, più tardi con il 97°, 101°, 102°, 103°; molti piloti italiani si addestrano su questo aereo al campo di volo di Graz. Alla successiva versione Ju 87 D-2, sono apportate diverse modifiche: nuovo motore Jumo 211J da 1400 HP con aumento di potenza, più carico offensivo, maggiore autonomia fino a 1.000 km. e ulteriori modifiche aerodinamiche per migliorarne la maneggevolezza. Delle varie versioni, senza dubbio, la più singolare è quella dello Ju 87 G-1.

A questa cellula, infatti, sono installati due cannoni da 37 mm., trasformando l'aereo in un vero pezzo d'artiglieria volante. Le prove, con esito favorevole, di questo modello, effettuate sul campo di volo di Graz in Stiria, con la collaborazione determinante dell'asso Rudel, fanno decidere il Comando della Luftwaffe per l'impiego sul fronte orientale di tali velivoli, assegnandoli ai vari gruppi dello Stormo "Immelmann".

Alcuni dati tecnici riferiti allo Junkers 87 ("Stuka")

Apertura alare: m. 13,80.
Lunghezza: m. 11,50.
Peso: da 5.800 Kg. a 6.600 Kg.
Motore: Jumo 211J-1 da 1400 HP raffreddato a liquido
Velocità: 410 km/h a quota 4.100 m.
Tempo di salita: a 5.000 m. in 19'8".
Quota di tangenza: 7.300 m.
Carico offensivo: Kg. 1.800 di bombe.
Armamento: 2 mitragliatrici MG 17 e 2 MG 82 da 7,9 mm.
Equipaggio: 2 uomini.

Estensore: Rao Alessandro
raoalex@tele2.it

Bibliografia:
"Il pilota di ferro"di Hans Ulrich Rudel - Longanesi - Milano - 1958
"Luftwaffe" di Cajus Bekker - Longanesi - Milano - 1971
"Trotzdem" di Hans Ulrich Rudel - Durer - Bunos Aires -1949
" Storia della Luftwaffe" di John Killen - Longanesi - Milano - 1971
"Die ersten un die Letzten" di Adolf Galland - Schneekluth - Darmastadt - 1953
"Dimensione cielo" Edizioni Bizzarri - Roma

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