SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
FRANZ SCHUBERT

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FRANZ SCHUBERT
QUEL QUINDICENNE
CHE OSO’ SFIDARE
IL MITICO
BEETHOVEN

 

Una vita piena di amarezze e incomprensioni.
La grandezza della sua musica venne capita soltanto dopo la morte

 

di IGOR PRINCIPE

Nei primi mesi del 1997, l'establishment musicale si è prodigato per organizzare importanti manifestazioni a ricordo del bicentenario della nascita di un grande musicista. Il suo nome è legato ad una celeberrima Ave Maria, ma la sua opera va ben oltre questo canto bellissimo e eseguito in ogni angolo del mondo nel quale si pratichi la religione cristiana. Gli appassionati di musica sinfonica lo ricordano per i suggestivi Lieder, per l'intimismo tardo-romantico che pervade gli Improvvisi al pianoforte e per le impetuose Sinfonie. Stiamo parlando di Franz Schubert, un piccolo genio- pur non essendo un enfant prodige alla Mozart - che a soli quindici anni, ponendosi l'inquietante domanda: "Cosa si può fare dopo Beethoven?", tracciava - inconsapevole - un nuovo sentiero nella storia della musica di tutti i tempi. Duecento anni dopo si può rispondere, a quella domanda, con queste parole: "La musica di Franz Schubert".

Franz Schubert nacque il 31 gennaio 1797 a Lichtental, piccolo sobborgo viennese, nella casa "Al gambero rosso". La curiosa denominazione viene da una tipica tradizione dei Paesi tedeschi: identificare le abitazioni con nomignoli particolari. Anche la successiva dimora - nella quale la famiglia Schubert si trasferì quattro anni dopo la nascita del piccolo Franz - aveva il suo bell'appellativo: "Al cavallo nero". Il capofamiglia, Franz Theodor, esercitava la professione di maestro di scuola, attività particolarmente onorata che gli valse il conferimento della cittadinanza onoraria viennese. Sua moglie, Elizabeth Vietz, era originaria di Zuckmantel, piccolo paese nella Slesia austriaca. Dopo un passato di cuoca a Vienna, sposò Franz Theodor, al quale diede quattordici figli - dei quali solo quattro sopravvissero - prima di morire nel 1812. Schubert padre non esitò a risposarsi, e lo fece con Anna Kleyenbock, proveniente da una agiata famiglia di setaioli, la quale si rivelò una buona matrigna per i suoi figli.

La formazione di maestro di scuola permise a Franz Theodor di impartire alla prole l'abbiccì dell'istruzione musicale. Il piccolo Franz, dopo aver recepito alla velocità di un fulmine tutto quel che il padre poteva insegnargli, fu mandato a lezione presso l'organista della parrocchia, Michael Holzer. Anche da quest'ultimo Franz fece incetta di nozioni, e a undici anni partecipò al concorso di ammissione per i fanciulli cantori della Cappella Reale. La sua voce, caratterizzata da un angelico timbro da soprano, impressionò favorevolmente il direttore della Cappella, l'italiano Antonio Salieri, che giudicò Schubert e un altro piccolo concorrente i migliori della sessione.

SEDOTTO DALLA MUSICA

Franz, quindi, dovette lasciare la famiglia per trasferirsi al Convitto (Stadtkonvikt), il cui direttore, Innocenz Lang, era tanto appassionato di musica da riuscire a formare un'orchestra capace di esibirsi in varie occasioni e in un repertorio di rilievo. In questo contesto Schubert diede alla luce le sue prime composizioni: una Fantasia per pianoforte e alcuni Lieder. I cinque anni di convitto - dal 1808 al 1813 -rivelarono un fanciullo completamente sedotto dalla musica, che amava eseguire soprattutto in quartetto con i suoi familiari. Egli suonava la viola, suo fratello Ferdinand il primo violino, l'altro fratello - Ignaz - il secondo violino e il padre il violoncello. L'unico ad avvertire errori o stonature era Franz: quando queste venivano dai fratelli, si limitava a sorridere bonariamente; se invece colpevole era suo padre, interrompeva l'esecuzione e - sempre ridendo - timidamente sottolineava l'imprecisione. Il padre accettava di buon grado il rimprovero. Questi aneddoti ci fanno comprendere i tratti principali del carattere di Franz.

Lontano da qualsiasi forma di vanità, semplice e buono nelle amicizie, all'apparenza dava l'idea di una persona senza carattere. Ma gli amici e le persone più fidate riuscivano a far emergere il suo lato più passionale e sanguigno. Al pianoforte rivelava nuovamente la sua dolcezza, soprattutto nel modo di sfiorare i tasti, producendo un suono chiaro e pulito. Nel comporre non si serviva dello strumento, bensì scriveva musica come se si trattasse di una poesia: pochissime le correzioni, quasi che non ci fossero alternative a quanto egli stava creando. L'ascolto, alla fine, gli dava sempre ragione. L'amore per la musica lo penalizzò negli altri studi, ma non al punto da farne un somaro: semplicemente il rendimento nelle altre materie non raggiunse i livelli di eccellenza di sempre. Fu così che gli anni tra il 1811 e il 1812 furono teatro di aspri conflitti con il padre, che prese ad opporsi alla sua vocazione per le sette note. Ma il talento di Franz, anche se velato dalla sua timidezza, era comunque prorompente e non poteva essere stroncato agli albori di una carriera che - per quanto brevissima, come vedremo - avrebbe regalato agli amanti della musica pagine indimenticabili.

IL GENIO NON TOLLERA IL COLLEGIO

Schubert padre, quindi, dovette arrendersi e lasciare che il figlio desse al suo estro tutta la libertà possibile. Nel 1814 il giovane Franz terminò il suo periodo al convitto e ritornò in famiglia. Accanto al perfezionamento musicale, sotto l'esperta guida di Antonio Salieri, c'era il lavoro come assistente nella scuola diretta dal padre. Minimo il compenso, minima la soddisfazione per un compito pedagogico verso il quale Franz non nutriva alcun interesse. Furono anni difficili, durante i quali la musica rappresentò l'unica nota di colore in un panorama a tinte morte. Il quartetto familiare si trasformò dapprima in una orchestra d'archi e in seguito - grazie all'aggiunta dei fiati - in una vera orchestra sinfonica. La sede della piccola filarmonica si trasferì dalla casa "Al cavallo nero" all'abitazione di un musicista professionale, Otto Hatwig, che tenne in vita la compagine sino al 1818. Nel frattempo alcuni eventi - pubblici e privati - si erano verificati nella vita di Franz. Il 23 maggio 1814, al Teatro di Porta Carinzia in Vienna, il nostro assistette alla rappresentazione del Fidelio nell'ultima versione approntata da Beethoven.

Si narra che, per assistervi, Schubert avesse venduto i suoi libri scolastici. Se così fece, di certo non sbagliò: per tutta la vita fu accompagnato da un ricordo meraviglioso e indelebile, che però non gli impedì di assumere - in seguito - un atteggiamento di critica riverenza nei confronti del grande Ludwig. La produzione musicale del giovane Schubert fu influenzata favorevolmente dall'entusiasmo che seguì alla visione del Fidelio: scrisse una messa, che fu eseguita là dove egli mosse i suoi primi passi da musicista, la parrocchia di Lichtental. Fu un buon successo, che Schubert visse doppiamente, essendo innamorato di Therese Grob, il soprano solista. Dieci giorni dopo, in una sede più prestigiosa (la Chiesa degli Agostiniani, nel centro della città vecchia) andò in scena una versione perfezionata dell'opera, ormai definitivamente intitolata Messa in Fa maggiore.

I SUOI LIEDER PIU’ BELLI


Durante i dieci giorni di perfezionamento, inoltre, Franz scrisse anche uno dei suoi Lieder più belli: Margherita e l'Arcolaio (Gretchen am Spinnrade). Tutto ciò avveniva in un contesto storico che vedeva il tramonto della stella napoleonica e l'avvento della Restaurazione guidata dal Metternich. Vienna toglieva a Parigi il ruolo di leader del mondo di allora, e fu incoronata "caput mundi" dal quel celebre Congresso che ripristinò - o tentò di farlo - lo status quo ante la Rivoluzione francese. Tutto ciò non sembrava sfiorare minimamente Schubert e il gruppo dei suoi amici, intenti a cercare la realizzazione della propria esistenza nelle piccole cose di tutti i giorni, anticipando così la figura del tipico uomo romantico nell'età dei "codini". In effetti il giovane musicista aveva molto daffare: nel 1815 aveva composto quattro opere, centocinquanta Lieder, due sinfonie, due sonate pianistiche, due messe, un quartetto per archi.

L'anno successivo si aggiunsero altri cento Lieder, le Sinfonie n° 4 e n° 5 e la Messa n° 4. Tra i circa duecentocinquanta Lieder che Schubert compose in quegli anni, uno tra tutti merita di particolare attenzione: Il re degli Elfi (Erlkonig), su liriche di Goethe. Secondo la narrazione di Josef von Spaun, uno degli amici di Schubert più intimi, "...egli andava su e giù con il libro in mano. Improvvisamente si sedette e in un attimo, alla velocità di chi scrive di getto, la ballata era composta". Tutto ciò conferma la genialità di Franz. A completamento di un'inesauribile vena artistica c'era l'amore per Therese Grob, il soprano della Messa in Fa maggiore. Costei era la nipote della moglie di Ignaz, fratello di Franz. La parentela contribuì a rafforzare la consuetudine degli incontri e il reciproco sentimento, nonostante l'ostentato distacco dei due, tipico della società borghese del tempo. Eppure Theresa e Franz non desideravano altro che unirsi in matrimonio. Ma il destino non fu complice: il giovane musicista non poteva permettersi di guidare una famiglia con il modesto compenso da assistente scolastico, e la musica - di certo - non lo arricchiva.

UN GRANDE AMORE SPEZZATO

Per cercare quell'impiego che gli assicurasse uno stipendio sufficiente Franz rispose al bando di concorso per insegnante alla scuola tedesca di Lubiana. Malgrado l'autorevole raccomandazione di Salieri, Schubert non superò l'esame. Therese quindi, obbedendo all'ordine dei suoi genitori, sposò un altro. Schubert ne soffrì molto, e per il resto della sua vita continuò ad amare quel soprano non bello, dal viso puntellato dai segni del vaiolo, ma di una bontà che veniva dal profondo del cuore. Questo dramma, intimo ma lacerante, marchierà a fuoco tutta la futura produzione schubertiana. Ma rimaniamo al "presente". Correva l'anno 1816, l'ultimo che Schubert avrebbe trascorso tra le mura paterne prima di trasferirsi a casa di un amico, Franz von Schober, sempre a Vienna.

La vita del musicista prosegue senza scossoni, comunque segnata dal dolore per la vicenda legata a Therese. L'evento più importante fu la festa organizzata per festeggiare i cinquant'anni di soggiorno a Vienna di Antonio Salieri. Schubert partecipò commosso alla cerimonia, come si desume da alcuni passi del suo diario: "Come deve essere bello e confortante per un artista vedere tutti i suoi allievi raccolti intorno a lui, impegnati a rivelare il meglio di sé stessi per questo giubileo, e come deve essere bello ascoltare tutte le composizioni che celebrano la semplice natura nella sua forza espressiva, libera da quella bizzarria che oggi tende a dominare nella maggior parte dei compositori e che è dovuta a uno dei più grandi artisti tedeschi.

Una bizzarria che fonde e mescola il tragico al comico, il gradevole al ripugnante, l'eroico alle implorazioni, il sacro al grottesco; è una bizzarria che getta l'uomo nella follia più che condurlo all'amore, senza più distinzioni, spingendolo a ridere piuttosto che elevarlo a Dio". L'allusione è tutta a Beethoven, considerato al contempo grande artista e grande corruttore della musica di allora. Con le sue parole, Schubert confermò l'atteggiamento del gruppo di giovani intellettuali che lo circondava: nessun interesse per i grandi eventi storici del momento, ma - quali ragioni di vita - una profonda introspezione sulla propria condizione e un esclusivo interesse per l'arte. Si tratta di un atteggiamento antieroico, che caratterizzò l'Austria al termine delle guerre napoleoniche e che contribuì a creare un clima pessimista e nevrotico.

VITA DA BOHEMIEN?

La storiografia "ufficiale" , per quel che concerne il "modus vivendi" di Franz Schubert, narra di un uomo dedito all'assidua frequentazione dei caffè e dei luoghi più alla moda nella Vienna dei primi anni del secolo XIX. S'impongono, a questo punto, alcune precisazioni. Nel 1818, dopo il breve soggiorno a casa dell'amico von Schober, il nostro tornò nuovamente a casa del padre. Inoltre abbandonò il lavoro da assistente scolastico, privandosi dell'unica fonte sicura di guadagno. A far da guscio al musicista provvidero quindi parenti e amici: il padre e i fratelli non interruppero mai i rapporti con lui, e gli amici dei tempi del Convitto non gli lesinarono certo ospitalità e sovvenzioni.

Franz si trovò cosi a vivere la condizione tipica del libero artista, ma in maniera profondamente diversa da quella di suoi illustri colleghi quali Mozart e Beethoven. Costoro, per realizzare le somme necessarie al vivere quotidiano, si erano prodigati come potevano: il piccolo genio di Salisburgo si impegnò su tutti i fronti, componendo concerti, suonando in pubblico, eseguendo - anche nell'anonimato - lavori su commissione; l'impetuoso tedesco, ovviamente, impose la sua personalità all'attenzione dell'alta società austro-ungarica, ottenendo sovvenzioni e facendo eseguire con successo i propri lavori. Schubert, al contrario, era pressoché sconosciuto al pubblico. Sino ad allora aveva scritto circa cinquecento composizioni, cioè quasi la metà della sua produzione. Ma il suo nome non compariva nelle "hit parade" del tempo, complice il fatto che gli editori musicali ne ignoravano completamente l'esistenza. In altre parole, egli visse la condizione del compositore esclusivamente dedito alla propria arte e sciolto da qualsiasi servizio, grazie a una sorta di mecenatismo borghese.

TANTA MUSICA POCHI SCELLINI

La piccola comunità di familiari e amici provvedeva a lui in cambio della musica che egli donava loro. Tutto ciò, d'altro canto, non deve indurre a considerare Schubert un uomo senza senso pratico: al contrario, in un momento successivo alla vicenda di Therese Grob, egli dovette comunque decidere tra la musica e il lavoro nelle scuole, e la scelta cadde su ciò che considerava più intonato alla propria personalità e non su quel che ritenesse più comodo e vantaggioso. Va ricordato, infine, che gli atteggiamenti ribelli e bohemienne non albergavano nel carattere mite dell'uomo, sempre rispettoso delle convenzioni sociali, delle abitudini della società colta viennese, come la gita fuori porta e le serate fra amici a base di musica, che poi divennero note con il nome di "schubertiadi".

Durante l'anno di indipendenza trascorso presso Franz von Schober, il nostro allargò la cerchia degli amici, attirando a sè un fedele gruppo di estimatori. Si creò un "cenacolo" che si inseriva alla perfezione nella Vienna autoritaria del tempo. Le forze di polizia vedevano di buon occhio i gruppuscoli di giovani che tutto coltivavano fuorché scopi sovversivi. Del cenacolo schubertiano faceva parte, naturalmente, il suo locatore Von Schober, che fu l'artefice di un incontro importante per la carriera del compositore: quello con il baritono Johann Michael Vogl, che in seguito avrebbe regalato le migliori interpretazioni dei Lieder nelle "schubertiadi".
I rapporti, dapprincipio, non furono facili. Altezzoso e pieno di sé, Vogl era l'antitesi di Schubert. Quando von Schober, cercò di spiegare la genialità della musica di Franz al baritono, questi rispose seccato che ne aveva fin sopra ai capelli di piccoli geni che poi altro non erano se non cialtroni. Schubert fu l'unico a non essere ferito da questa affermazione; tuttavia von Schober continuò a tampinare l'acido cantante finché questi, più per toglierselo dai piedi che per pura convinzione, decise di incontrare il musicista. I due si conobbero una sera a casa dell'amico "rompiscatole". Vogl arrivò spavaldo e solenne come suo solito; quando Schubert biascicò timidamente qualche frase sull'onore di fare la sua conoscenza, il baritono non poté trattenersi dal disegnare sul volto una smorfia sdegnosa.

LA DIFFICILE PROVA VOGL

Quindi si sedettero al pianoforte e intonarono un primo Lied. "Non male", fu il commento di Vogl, che ne cantò altri, diventando sempre più affabile. Alla fine della serata se ne andò senza promettere nulla, ma la melodia e la dolcezza delle composizioni lo avevano colpito. Qualche tempo dopo ascoltò il Lied die Dioskuren e si convinse definitivamente della profondità e della maturità del giovane musicista. Si avvicinò quindi al "cenacolo" degli amici di Schubert e si appassionò sempre di più ai Lieder. L'ammirazione di Vogl rappresentò l'inizio di una certa notorietà per Franz, seppur limitata ai salotti della buona borghesia viennese. A far conoscere in pubblici concerti i Lieder fu un altro cantante, August von Gymnich, ma solo qualche anno più tardi. Per il momento, cioè nel corso del 1817, Schubert poteva contentarsi di ascoltare le sue composizioni nel salotto di casa Sonnleithner, un consigliere imperiale amante della musica.

Nel 1817, in seguito alla partenza da Vienna di von Schober, il nostro - come s'è detto - tornò alla casa paterna. Di lì a poco, però, tutta la famiglia Schubert si trasferì in un altro sobborgo della capitale, Rossau, nella cui scuola papà Franz Theodor fu destinato a chiudere un'onorata carriera. Il ritorno a casa non fu per Franz un incentivo alla composizione: nei primi mesi del 1818 non scrisse nulla. In compenso, alcuni suoi lavori vennero eseguiti in pubblico e recensiti sull'autorevole "Wiener allgemeine theater zeitung". Oggetto dell'attenzione della critica fu una delle due ouvertures "in stile italiano", eseguita in due versioni differenti. I toni del recensore erano entusiastici, e chiedevano a viva voce che il pubblico dedicasse sempre maggior attenzione alla musica di Schubert. Un terzo articolo, pubblicato sempre sulla "Wiener zeitung", rilevava lo stile troppo "italiano" della stessa ouverture; ma ciò è comprensibile, se si pensa che nella Vienna di quegli anni spopolava Gioacchino Rossini con il Tancredi, L'italiana in Algeri, Ciro in Babilonia. L'auditorio austriaco ne era completamente catturato, cosa che turbò - seppur per un istante - il "gigante" Ludwig van Beethoven.

IL RITORNO A VIENNA

La notorietà di Franz Schubert, quindi, cresceva, ma non ad un livello tale da assicurargli di vivere di sola musica. Per poter andare avanti, era comunque costretto a insegnare. Ma le nove ore al giorno presso l'istituto scolastico di Rossau gli rubavano tempo prezioso per la musica: egli decise quindi di darsi alla professione di precettore privato. Questo lo portò a trascorrere l'estate di quell'anno presso la residenza estiva dei nobili ungheresi Esterhàzy, i quali scelsero Franz per l'educazione delle figlie Maria e Carolina. La posizione di precettore lo collocava nell'ambito della servitù, con la quale Schubert divise tavola e alloggio.
Tuttavia, il nostro non ne soffrì particolarmente; anzi, intrecciò con tutti ottimi rapporti, spinto dalla curiosità verso gli altri e dalla sua innata sensibilità. Un’immagine lontana anni luce da quella del genio inconsapevole e trasognato nell'ispirazione, tipica del secondo Ottocento. Schubert fece ritorno a Vienna nel novembre 1818, stabilendosi a casa di un amico, il poeta Johann Mayrhofer. Come unica attività conservò le lezioni di musica alle contessine Esterhàzy, tornate anch'esse in città. Fu un periodo florido per la composizione: Franz componeva soprattutto lieder, che circolavano nei salotti. Inoltre l'amico Vogl gli procurò una scrittura presso il Teatro di Porta Carinzia, per il quale scrisse l'atto unico I fratelli gemelli. La notorietà, però era lungi dall'arrivare.

Si deve attendere il 1820, quando il suddetto atto unico andò in scena, con lo stesso Vogl nel ruolo principale. Il pubblico cominciò a notare la presenza di questo dotato musicista, ingiustamente preferito a tanti altri, autori di musiche accademiche e assolutamente banali. Ma insieme al successo venne anche la notizia del matrimonio di Therese Grob. Proprio nel momento di massima felicità, una tempesta si abbattè su Schubert, rovinandogli giorni felici. Il dolore per la sconfitta amorosa si attenuò grazie alla pubblicazione, nel 1821, di sette quaderni contenenti circa venti lieder. Fu, questo, un vero e proprio atto di mecenatismo degli amici di Franz, i quali si unirono in un consorzio editoriale e diedero alle stampe i lavori di Schubert.

NASCONO I SUOI CAPOLAVORI

Il quale - si narra - fu chiamato a firmare i fascicoli per tutelarsi da contraffazioni: dopo la quinta firma, esasperato, dichiarò che preferiva la pirateria al fatto di dover ripetere all'infinito il suo nome. Accanto ai Lieder uscirono le sue prime composizioni per pianoforte, tra cui trentasei valzer e le Variazioni op.10, dedicate a Beethoven. Tuttavia, nemmeno quest'atto favorì l'incontro tra i due, che pure abitavano nella stessa città. Chi conobbe, invece, fu Carl Maria von Weber, giunto a Vienna per la rappresentazione del suo Il franco cacciatore. La capitale austriaca viveva, al tempo, un eccezionale stagione musicale, che ebbe il suo zenith con l'arrivo di Gioacchino Rossini, nel 1822. Forse stimolato da un ambiente particolarmente vivo, Schubert compose alcuni tra i suoi capolavori: la Messa in la bemolle, il quintetto per pianoforte La trota, le sinfonie Quinta, Sesta, Settima e Ottava (quest'ultima conosciuta con il nome di Incompiuta), il Lied La morte e la fanciulla.

Nel 1823, a poco più di venticinque anni, Schubert era abbastanza noto nella capitale. Ma la sua fama subiva un notevole freno dal suo aspetto fisico, che lo faceva somigliare a un contadino bavarese e che lo penalizzava nell'alta società del tempo. Gli Amici lo chiamavano "schwammerl", cioè funghetto, a causa della grossa testa incassata nel piccolo corpo grasso. I modi di fare non suppllivano all'aspetto sgraziato: non era rozzo, ma la brillantezza di conversazione e il savoir faire non erano il suo forte. Gli anni successivi furono vissuti in un'altalena di situazioni contrastanti. Nel 1823 Franz fu colto da una malattia venerea, dalla quale guarì grazie ad una cura al mercurio, che però gli causò la temporanea perdita dei capelli. Il suo carattere inclinava verso una fondamentale malinconia, dalla quale non lo risollevava la scrittura di musiche sempre bellissime. Vogl, per risollevargli il morale, lo portò con se in un viaggio a Steyr e a Linz, cosa che servì alla causa solo parzialmente.

PERIODO DI MALINCONIA

Questo stato d'animo si protrasse fino all'estate del 1825, quando Vogl ritentò sull'amico la terapia del viaggio come metodo per alleviare le sofferenze. E la seconda volta fece centro: i due risalirono il Danubio e toccarono Steyr, Linz, Gmunden, Salisurgo. Le lunghe passeggiate e gli amici che di volta in volta ospitavano la coppia fecero sì che Franz riacquistasse la spensieratezza di un tempo. I due anni precedenti sembravano definitivamente caduti nel dimenticatoio. Ma la più bella testimonianza dell'angoscia di Schubert rimane la sua produzione musicale, ispirata dal dolore e proprio per questo intensa e coinvolgente. L'Ottetto in fa maggiore, il Quartetto in fa minore e soprattutto il Divertimento alla ungherese sono tra le musiche più belle composte da Schubert in quegli anni difficili. Il Divertimento, in particolare, nacque in Ungheria, a casa Esterhàzy, dove Franz era stato invitato dai nobili per intrattenere gli ospiti con le sue note. Qui, egli provò una non ricambiata passione per Carolina, che - come si dice - si era fatta una bella figliola. Dopo Therese Grob, la contessina fu l'unica donna per la quale Franz abbia nutrito un sentimento amoroso.

Dai primi mesi del 1826 la combriccola di amici del musicista inaugurò un ciclo di serate a base di balli e salsicce (Wurstelball). Cominciarono così le "schubertiadi", durante le quali la musica di Franz accompagnava strepitose abbuffate di ottimi wurstel. Teatro di queste "conventions" erano le abitazioni di von Schober o dell'altro amico Josef von Spaun. Ma non era infrequente che, talvolta, la scelta cadesse su qualche caffè deputato all'ascolto di musica, in ossequio alla migliore tradizione viennese. La felicità di questi momenti, però, durò poco. Le case editrici gli pubblicavano solo Lieder, e ignorarono grandi opere quali il Quartetto per archi in re minore tratto dal Lied La morte e la fanciulla, un altro Quartetto in sol maggiore, la Sonata in sol maggiore per pianoforte e il Trio in si bemolle maggiore. Inoltre, Schubert perse anche il concorso per diventare Kappellmeister di corte, appartenuto ad Antonio Salieri: il posto andò al direttore del teatro imperiale, Joseph Weigl. Infine, egli tentò di far rappresentare un'opera teatrale, ma la censura operò sul libretto (Il conte di Gleichen) e quando si presentò al concorso da vicedirettore del teatro di Porta Carinzia fu ancora respinto.

MORTE DI UN GENIO INCOMPRESO

Sull'onda di queste delusioni giunse il 1827, che vide l'edizione di ventiquattro Lieder con il titolo Il viaggio d'inverno. La facilità e la leggerezza dei primi lavori hanno ormai lasciato spazio a quella profondità che già abbiamo avuto modo di conoscere precedentemente. Sempre più chiuso verso l'esterno, Franz rivelava tutta la sua malinconia attraverso la composizione e la scrittura musicale, unici linguaggi da lui prediletti. La sua produzione, però, non si limitava ai soli Lieder, anche se gli pubblicavano solo quelli. Di quegli anni, precisamente del 1828, furono gli Improvvisi e i Momenti musicali al pianoforte, la Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani, unico pezzo di Franz dedicato a Carolina Esterhàzy, la Messa in mi bemolle e la Sinfonia in do maggiore.

Tutto questo materiale restò a lungo nei cassetti del musicista, e vide la luce decine di anni dopo la morte del musicista, che giunse il 19 novembre di quello stesso anno, in seguito ad un febbre tifoide contratta dopo un viaggio estivo ad Eisenstadt, per rendere omaggio alle spoglie di Franz Joseph Haydn. Moriva così un genio incompreso, che solo nel secondo Ottocento avrebbe trovato la gloria meritata e mai tributatagli. Schubert fu un precursore nello sviluppo dell'architettura e del linguaggio musicale sinfonico, così come lo troviamo trasformato in Bruckner e soprattutto in Gustav Mahler. Poco conosciuto in vita, si comprese solo parecchi anni dopo la sua morte che la vera risposta al genio di Beethoven era questo piccolo "schwammerl". E' forse un segno del destino che i due grandi musicisti riposino a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, nel cimitero viennese di Wharing.

Ringraziamo per l'articolo
(concesso gratuitamente) 
il direttore di
 

SCHEDA BIOGRAFICA

1779 - Nasce a Lichtenthal (Vienna) il 31 gennaio.
1808 - Entra nell'imperiale e Reale Convitto civico, dove studia musica.
1813 - Intraprende gli studi per diventare maestro elementare, iniziando l'attività fino
dall'anno seguente e continuandola fino al 1818, contemporaneamente agli studi musicali.
1817 - Alcuni amici inviano una raccolta di . Lieder » a Goethe,
il quale però non si degna neanche di rispondere.
1818 - Il conte Esterhàzy lo accoglie in casa come istruttore delle sue due figlie Maria e Carolina.
1828 - Muore a Vienna il 19 novembre, per un attacco di tifo e viene sepolto
nel cimitero di Wahring (Vienna) presso la tomba di Beethoven.
Nel 1888 le spoglie dei due grandi compositori vengono trasportate nel Cimitero Centrale di Vienna.

OPERE PRINCIPALI

1810 - . Fantasia per pianoforte a quattro mani
1813 - . Prima sinfonia in re minore 1816 - . Quarta sinfonia in do minore detta la "Tragica" .
Quinta sinfonia in si bemolle maggiore
1817 - . Sesta sinfonia in do maggiore 1819 - . Quintetto della trota .
1820 - . Quartetto - in do minore (un solo tempo)
1822 - . Ottava sinfonia in si minore, detta . L'incompiuta . (comprende solo due tempi)
1823 - Lied . Il viandante . - Ciclo di Lieder de . La bella molinora .
1825 - . Ave Maria ., uno dei più celebri Lieder schubertiani
- . La morte e la fanciulla quartetto
1826 - - Quartetto in re minore
1827 - .Viaggio d'inverno ., Lied per canto e pianoforte
1828 - . Sinfonia - in do maggiore

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