(1939-1945) - STORIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Uccidete Yamamoto !

di Rao Alessandro

Premessa

"……se mi affermate che è necessario combattere, allora mi scatenerò nei primi sei mesi di guerra contro gli Stati Uniti e prometto una serie ininterrotta di vittorie. Vi avverto però, che se le ostilità si
prolungassero per due o tre anni, non avrei alcuna fiducia nella nostra vittoria finale."
Isoroku Yamamoto (Tokyo 1940)

Con queste esternazioni, l'ammiraglio Isoroku Yamamoto, Comandante in capo della Marina Imperiale giapponese, genio e stratega dalle eccezionali capacità, ideatore delle più ardite tattiche nel combattimento aeronavale, è l'unica personalità di rilievo, a formulare una previsione realistica del conflitto, al quale il Giappone si stava avviando. I criteri di valutazione adottati dal grande ammiraglio, profondamente razionali e pertanto lontani da ogni fanatismo e sentimentalismo, sono tali da proiettare per gli anni a venire, un'inevitabile sconfitta del proprio Paese contro gli Stati Uniti.
Egli manifesta apertamente e senza alcun timore, la sua contrarietà ad una futura guerra, auspicata invece, da tutti i più alti gradi militari, appoggiati dalla volontà popolare, radicalmente dominata da una cultura nata dal sincretismo di dottrine Shintoiste e Confuciane.
In ogni modo, aperte le ostilità, Yamamoto, non si lascia influenzare minimamente dalle sue pessimistiche previsioni. Al comando della potente "Flotta Imperiale Combinata", con notevole abilità, ottiene, nello scacchiere del Pacifico, un mirabile successo. Le sue imprese vittoriose, seppure solamente legate alla prima fase del conflitto, sono sufficienti per farlo considerare, da diversi storici militari, alla stregua del grande ammiraglio inglese Nelson.

L'accostamento, nasce per la similitudine delle tattiche che Yamamoto utilizza nell'attuazione dei suoi piani di battaglia. Ritenuto dagli americani una figura di fondamentale importanza strategica, è ricordato, nella storia della Seconda Guerra Mondiale, anche per la maniera nella quale è stato eliminato, con una temeraria caccia all'uomo nei cieli delle isole Salomone.

Alcune note sull'espansione territoriale giapponese.

L'Impero giapponese, per la sua posizione geografica, può avere un solo tipo di sviluppo, legato direttamente al mare e soprattutto alla sua flotta mercantile che all'epoca, è una fra le più potenti, del mondo.
Dopo il 1853, ottenuta la parità con le potenze occidentali, il Giappone intraprende una politica d'espansione, che inizia a spese dei Paesi dell'Asia orientale più sottosviluppati, come la Corea e la Cina, per continuare alle numerose isole del Pacifico meridionale, fino a concludersi con la prima storica sconfitta, subita nella battaglia aeronavale delle Midway, la quale segna una svolta definitiva nella politica espansionistica giapponese.
Già nell'Aprile del 1895, con il trattato di Shimonoseki, il Giappone, ottiene la concessione da parte della Cina, dell'isola di Formosa.
Nell'anno 1914, alla Prima Guerra Mondiale, il governo di Tokyo, con una politica estera ambiziosa, si schiera con gli alleati occidentali, allo scopo di ottenere territori sia in Cina, sia nelle isole del Pacifico, fino allora, protettorati della Germania.
A Marzo del 1932, anche la Manciuria, con i suoi 26 milioni d'abitanti, passa sotto il controllo del Giappone.
Per quanto riguarda la Cina, fino al 1936, gli stessi Stati Uniti, nutrono serie preoccupazioni per il crescente espansionismo giapponese, con le continue conquiste territoriali e con l'installazione di governi fantoccio locali.
Nel 1937, il Giappone, brandisce apertamente le armi e apre le ostilità contro la Cina, dimostrando a tutto il mondo occidentale la propria superiorità, sia dell'Esercito, sia della Marina. Si crea così un chiaro parallelismo con lo scenario europeo, dove la Germania nazista invade la Polonia, il primo Settembre del 1939, iniziando la Seconda Guerra Mondiale.

Sullo scacchiere del Pacifico, dopo l'attacco a Pearl Harbor, il 7 Dicembre 1941, con una serie di azioni, le forze aeronavali nipponiche, guidate dal genio di Yamamoto, impiegano solo quattro mesi per conquistare un impero coloniale, dalle dimensioni di circa otto milioni di chilometri quadrati, con mezzo miliardo di abitanti. L'Impero giapponese, raggiunge così, la massima espansione dei propri confini.

Il Personaggio


Isoroku Yamamoto nasce a Nagaoka nel 1884, quando il padre è ormai cinquantaseienne; per questo motivo prende il nome di Isoroku, che in giapponese significa "cinquantasei". È adottato da una famiglia agiata che lo indirizza alla carriera militare. Frequenta l'Accademia Navale dove nel 1904 completa i corsi. Partecipa alla guerra russo-giapponese del 1905 nella quale riporta l'amputazione di due dita delle mani.
Frequenta successivamente, dal 1919 al 1921, l'Università di Harvard (Cambridge - Mass. - USA). E' nominato ammiraglio nel 1934. Con una missione diplomatica, nel 1925, è inviato negli Stati Uniti e in Europa, come addetto militare. E' nominato successivamente vice ministro della Marina imperiale e prima di Pearl Harbor, comandante in capo delle forze navali imperiali (Flotta Combinata).

Prima ancora che gli americani diventassero il maggiore nemico del Giappone, di fondamentale importanza per Yamamoto è il periodo di permanenza negli Stati Uniti, dove studia a fondo la società americana, tracciandone un paradigma del mondo industriale, militare e rilevandone, soprattutto, una forte inclinazione al pragmatismo.
Questi sono i motivi per i quali Yamamoto manifesterà, senza remore, il suo pessimismo sull'esito della guerra.

Il trattato di Washington del 1922, impone al Giappone il possesso di navi militari, nel rapporto del sessanta per cento di quelle appartenenti alla flotta inglese e americana. Nell'anno 1935, la politica nipponica, respinge decisamente le restrizioni imposte dal trattato e vara un progetto che prevede la costruzione di navi militari, stabilendo nel programma medesimo, il riarmo del paese, ormai palesemente in contrasto con gli Stati Uniti. Il Giappone, infatti, s'impegna ad un programma di sviluppo della Marina Imperiale, attuato negli Arsenali navali di Sasebo, Kure e Yokosuka. Nello stesso tempo, si creano, tra le alte sfere giapponesi, due correnti di pensiero. La prima, che risulterà vincente, è sostenuta dal cosiddetto partito della guerra, formato dagli esponenti dell'Esercito, i quali vogliono, senza alcuna esitazione, attaccare gli Stati Uniti; la seconda, contraria alla guerra, è favorevole ad una risoluzione diplomatica ed è condivisa dall'amm. Isoroku Yamamoto, dal primo ministro principe Fumimaro Konoye e dallo stesso Imperatore Hirohito.

Il 27 Settembre 1940, il Giappone entra a far parte del Tripartito, il famoso asse Berlino Roma Tokyo.
Nel 1940-41 i giapponesi avanzano ancora richieste, sempre più onerose; vogliono il possesso di territori in Indocina, per collocare nuove basi.
Con questa politica, rompe l'equilibrio esistente nei territori asiatici. Il primo ministro nipponico, principe Fumimaro Konoye, si dimette il 16 Ottobre del 1941, per dissensi sulla condotta politica nei confronti degli Stati Uniti ed è sostituito dall'intransigente generale Hideki Tojo, favorevole all'intervento armato.
E' costituito l'Alto Comando, agli ordini dell'Imperatore (Mikado), composto dal Consiglio Supremo Militare, (formato da generali, ammiragli, con responsabilità strategiche della guerra), dal Consiglio degli Ammiragli e Marescialli, da un Quartiere Generale Imperiale, (creato nel 1937, per dirigere le operazioni militari, sotto il controllo del gen. Hideki Tojo). Tutto questo complesso apparato, riesce ad avere ragione e spinge definitivamente il Giappone verso la guerra contro gli Stati Uniti.

Dal mese di Agosto 1939, Yamamoto, nominato capo della "Flotta Combinata", aveva già manifestato, presso i vertici della Marina Imperiale, l'opportunità di dare la priorità ad un piano che prevedesse la costruzione delle portaerei. Grande sostenitore dell'aviazione navale, per mezzo della quale realizza i primi clamoroso successi, mantenendo fede alla sua promessa fatta in precedenza di "scatenarsi inesorabilmente" contro gli Stati Uniti.

La consistenza della flotta giapponese, nell'anno 1941, considerata all'apogeo, è formata da 381 unità per 127.000 tonnellate e da 11 portaerei. Con tale situazione, Yamamoto, il 7 Dicembre 1941 sferra l'attacco a Pearl Harbor nelle isole Hawaii e apre, di fatto, il conflitto contro gli Stati Uniti, conquistando subito l'isola di Guam, di Wake, l'arcipelago delle Aleutine.

Successivamente, sempre al comando di Yamamoto, la Marina Imperiale, con una serie di sbarchi, si spinge fino a Singapore, Giava, Hong Kong, Filippine, Malacca, Nuova Guinea e Salomone. Proprio in una piccola isola nell'arcipelago delle Salomone, Guadalcanal, Yamamoto impegna gli americani per diversi mesi con una serie di scontri aeronavali nei quali rivela tutta la sua abilità, anche se per alcuni storici, Guadalcanal, è considerata nel complesso, una sconfitta per i giapponesi.
Costretta dalle condizioni meteorologiche a deviare la rotta, il 4 Luglio 1942, una B 17 "Flyng Fortress", di ritorno da un volo di ricognizione sulle isole Tulagi, sorvola l'isola di Guadalcanal, duemila chilometri dall'Australia. L'operatore addetto al rilevamento fotografico, scatta diversi fotogrammi sulla giungla sottostante. Al rientro nel campo base, gli esperti analizzano le foto e scoprono che l'isola è invasa da truppe giapponesi.

Gli americani sono costretti a spostare il campo d'azione e iniziano un'offensiva sanguinosa, nella zona di Guadalcanal, dove i Marines riescono a sbarcare il 7 Agosto 1942, dando inizio ad una lotta per conquistarla, che durerà diversi mesi. In effetti, Yamamoto riesce ad attuare il suo piano, che è quello di decentrare le forze americane, facendole spostare nella zona del Pacifico desiderata, per poi affrontarle in una serie di battaglie aeronavali, forse le più cruente e le più disastrose per l'Aviazione e l'Esercito americani. Le battaglie sostenute sono sei, di cui quattro perse dagli Stati Uniti, per le altre due non è possibile assegnarne la vittoria ad una delle forze in campo.
Infatti, durante lo svolgimento di queste due battaglie, si registrano continui capovolgimenti ed entrambi le parti subiscono ingenti perdite, pertanto, possono essere considerate delle sconfitte, sia per gli americani, sia per i nipponici. Gli scontri di terra si verificano in un arco di tempo che va dal mese di Agosto del 1942, fino alla conquista dell'isola da parte degli americani, il 7 Febbraio 1943, quando l'ultimo soldato nipponico è cacciato dall'isola di Guadalcanal.

Le battaglie aeronavali sono: 9 Agosto 1942 (Sava), 24 Agosto 1942 (Salomone orientali), 12 Settembre 1942 (capo di Buona speranza), 26/27 Ottobre 1942 (Santa Cruz), 13 Novembre 1942 (Guadalcanal), 30 Novembre 1942 (Tassafaronga). Le perdite americane subite, sono due portaerei,
la Wasp e l'Hornet, sei incrociatori pesanti, due incrociatori leggeri, quattordici cacciatorpediniere, altre unità rese inoperative per diversi mesi a seguito dei danni subiti. Solo per la battaglia di Tassafaronga, la Task Force 67 americana, nell'atto di attaccare un convoglio giapponese, subisce uno smacco consistente nell'affondamento dell'incrociatore pesante Northampton, inoltre sono messi fuori combattimento il Portland, il Minneapolis, il New Orleans, il Pensacola, mentre da parte giapponese non si registra alcuna perdita delle proprie unità. L'amm. Ysoroku Yamamoto diventa, di fatto, il timore principale dei responsabili militari americani.

I piani di Yamamoto, scrupolosamente eseguiti, con grande entusiasmo ed abnegazione, dai marinai e dagli aviatori, adesso, preoccupano seriamente gli americani, che a gran fatica devono riorganizzarsi per fronteggiare una situazione diventata sempre più precaria. Nella storica battaglia di Midway del 6/7 Giugno 1942, Yamamoto subisce la prima grande sconfitta, dando inizio al declino della supremazia giapponese; nonostante ciò, per gli americani, questo ammiraglio, rappresenta ancora un pericoloso e temuto nemico da contrastare. Il destino di Yamamoto si lega, indirettamente, ad alcuni fatti accaduti qualche anno prima, determinanti per la sua uscita di scena.

Nel mese di Maggio 1940, i pescatori di una baleniera norvegese in navigazione nel mare di Bering,
raccolgono un corpo di un annegato, rimasto a galla grazie alla sua cintura di salvataggio. Ad un primo esame del corpo, i marinai norvegesi, gli trovano addosso un libro che apparentemente sembra essere un manuale di matematica, viste le numerose cifre in esso stampate, magari comuni tavole di logaritmi. L'attenzione però si rivolge subito sulla strana rilegatura del volume che è costituita da due fogli pesanti di piombo. Questo tipo di rilegatura è usata, nell'ambito militare, a
libri che devono essere protetti da pallottole o schegge perché contenenti informazioni militari. Il ritrovamento, trapela quindi una certa particolare importanza da non sottovalutare. Di conseguenza i pescatori consegnano il libro ad un comandante di un guardacoste americano incrociato nella stessa zona di mare. Il comandante americano capisce immediatamente di trovarsi davanti ad una tavola di codici e li consegna, con priorità assoluta, all'Alto Comando della Marina. In definitiva, il libro finisce sul tavolo del Segretario della Marina degli Stati Uniti: Frank Knox. Quest'ultimo scriverà più tardi, "il ritrovamento casuale dei codici, lo si può paragonare ad una flotta supplementare".

A seguito di questa fortunata coincidenza, il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, fa istituire a Washington un ufficio speciale con a capo il colonnello Willyam Friedmann, responsabile della decodificazione di tutti messaggi criptati. In pratica, il Presidente, in tempo reale, è messo al corrente delle direttive emanate dal governo di Tokyo alla periferia, prima ancora dello stesso Ambasciatore giapponese a Washington.

L'occasione veramente storica, di quelle che modificano il corso degli eventi, si presenta la mattina del 17 Aprile 1943, quando è intercettato un messaggio nel quale Tokyo informa le autorità competenti di un giro d'ispezione, che l'Ammiraglio Yamamoto, il giorno 18 Aprile 1943, dovrà effettuare alle basi situate nelle isole centrali delle Salomone. Nella comunicazione, prontamente decodificata, si apprendono la rotta e tutti gli spostamenti, corredati di relativi orari, che Yamamoto ed il suo capo di Stato Maggiore viceamm. Matome Ugaki attueranno assieme.

I fatti si svolgono con la seguente cronologia:

Il 17 Aprile 1943 alle ore 6,36 AM, alla stazione d'ascolto di Dutch Harbor (Isole Aleutine) è intercettato il radiomessaggio codificato, proveniente dalla nave ammiraglia, la corazzata Yamato, alla fonda nella base di Truk, nelle Caroline. Valutatane l'importanza, il messaggio è ritrasmesso immediatamente all'ufficio cifra di Washington, dove è prontamente decodificato e in poco tempo è sul tavolo del Segretario di Stato alla Marina Frank Knox.
Il Segretario Knox, alle ore 11,00 AM, durante la colazione di lavoro, discute di queste preziose informazioni, con i suoi più stretti collaboratori e di comune accordo, decide ad hoc l'idea di eliminare fisicamente Yamamoto, convinti, che l'operazione, se fosse riuscita, avrebbe modificato l'andamento della guerra nel Pacifico a favore degli Stati Uniti.
(Sembra quasi, che per l'impresa contro Yamamoto, Knox, si sia ispirato a qualche pellicola hollywoodiana western. L'accostamento, potrebbe sembrare molto folclorico, ma può trovare un riscontro nella realtà. I soldati blu, infatti, per spezzare l'accerchiamento da parte degli indiani, ricorrevano all'eliminazione del capo, causando così il ritiro degli attaccanti, ormai privi di guida).

Poco dopo la colazione, sono convocati presso l'ufficio del Segretario Knox, con urgenza assoluta, il Capo di Stato Maggiore dell'U.S.A.A.F. gen. Henry Harley Arnold, il collaudatore del centro sperimentale della Lockeed, Frank Mayer e addirittura, come consulente di voli a lunga distanza, il famoso trasvolatore atlantico Charles Lindberg.
Dopo diverse considerazioni, favorevoli e contrarie all'impresa, poste in evidenza dai membri della riunione, sono decise le modalità per l'eliminazione di Yamamoto, sull'indicazione delle informazioni captate.
Saranno i caccia Lockheed P 38 F "Lightning", basati ad Henderson Field di Guadalcanal, incaricati all'abbattimento dell'aereo in cui viaggerà Yamamoto. Una delle condizioni necessarie per gli intercettori americani, dato che voleranno per circa duemila chilometri, con la certezza di affrontare in combattimento i caccia nipponici di scorta, sarà l'aggiunta di serbatoi supplementari della benzina ai velivoli.

Ogni altro minimo particolare, ritenuto d'estrema importanza, è segnalato e trasmesso ai responsabili operativi che compiranno la missione speciale. Sono emanate, perentoriamente, le direttiva da parte americana. Il Segretario Knox, alle 3,35 PM, invia due messaggi urgentissimi dalla
massima segretezza. Il primo è destinato al gen. Kenney, comandante delle forze aeree del Sud-Ovest del Pacifico, contenente la richiesta per l'inoltro urgentissimo di serbatoi supplementari da applicare sotto le ali dei P 38 appartenenti al 339° Fighter Squadron. Il gen. Kenney, immediatamente, rimbalza il messaggio, con priorità assoluta, ai servizi logistici della 13^ armata aerea a Port Moresby, dove dopo tre ore, quattro B 24 "Liberator" decollano con 18 serbatoi da 310 galloni e 18 da 165, diretti all'aeroporto di Henderson Field.

Il secondo messaggio, inviato da Knox, arriva alle ore 5,00 PM al comando di Henderson Field. Alle 5,10 PM il magg. John Mitchell, comandante il 339° Fighter Squadron, assieme ai due comandanti di
squadriglia, Thomas Lanphier e Beasby Holmes, si recano al comando della base a Tassafaronga, pochi minuti dal campo di volo. Prendono visione del messaggio, nel qual è sottolineata la notevole importanza della missione loro affidata, auspicata anche dal Presidente F. D. Roosevelt, il quale, confida nell'impegno degli aviatori del 339° Fighter Squadron. Nel messaggio, sono specificati accuratamente tutti gli spostamenti di Yamamoto e del suo seguito, che viaggeranno a bordo di due aerei del tipo Mitsubishi G4M "Betty", scortati da sei caccia Mitsubishi "Zero". L'itinerario previsto è Rabaul - Bucka, partenza ore 4,30 PM. Pernottamento di Yamamoto a Bucka e partenza all'alba per Kahili, con arrivo previsto alle ore 9,45 AM. In seguito, Yamamoto, s'imbarcherà su di un sommergibile presso Ballale, per ispezionare le unità navali comandate dall'amm.Tanaka.

Nel telegramma è autorizzata la massima autonomia dei piloti del 339° alla pianificazione della missione nel modo più tecnicamente razionale. Nel frattempo, arrivano al campo di volo di Henderson i serbatoi supplementari che sono installati durante la notte, con molte difficoltà. Il pensiero dei piloti, va in ogni modo, alle cinque o sei ore di volo della missione, certamente piena d'incognite. Si traccia subito un piano di comune accordo tra il comandante Mitchell e i suoi piloti. Saranno intercettati i due "Betty" (nel primo viaggia Yamamoto e nel secondo il gen. Ugaki) a circa 80 Km ad Est dell'aeroporto di Kahili, prima dell'atterraggio. Mitchell, con dodici P 38 volerà a 6.000 metri di quota e coprirà gli altri sei P 38 che si troveranno ad una quota di 3.500 metri.

Incaricati all'abbattimento del "Betty" di Yamamoto sono preposti: Thomas Lanphier, Rex Barber, Beasby Holmes, Ray Hine, Joe Moore, James MacLanahan.

Siamo alle ore 7,20 AM del 18 Aprile 1943, i piloti dei P 38 F "Lightning", accendono i 36 motori Allison, che rabbiosamente propagano il caratteristico rumore metallico proveniente dai compressori General Electric. Sulla pista lastricata di grelle metalliche, i decolli si succedono con una certa pesantezza, dovuta ai serbatoi supplementari. Si verificano subito alcuni incidenti. L'aereo di MacLanahan s'incendia in fase di decollo, ma il pilota si salva. L'aereo di Moore invece è
costretto a rientrare per un guasto alla pompa d'alimentazione. La missione si svolge con sedici velivoli. Ora gli aerei volano divisi in tre pattuglie, una di quattro aerei e due di sei a quota maggiore. In prossimità del luogo prefissato prima del contatto con la formazione di Yamamoto, i caccia americani scendono a pelo d'acqua. Puntualmente, alle 9,34 AM, sotto un sole abbagliante, sulla verticale di Bougainville, i P 38 intercettano a quota superiore la squadra giapponese.

I caccia americani, con una forte inclinazione ascensionale, azionando il dispositivo di superpotenza, riguadagnano subito quota velocemente ed impegnano in combattimento i caccia di scorta nipponici. I due P 38, di Lanphier e di Baber, volano a 300 metri dai due "Betty", i quali
fuggono scendendo sopra l'isola di Bouganville. Barber colpisce il "Betty" di Ugaki, che precipita i fiamme sul di un banco di coralli.


Il Betty con a bordo Yamamoto prima dell'abbattimento


Ugaki comunque sarà ripescato dai giapponesi e messo in salvo. Lanphier, individuato il "Betty" di Yamamoto, dopo un tonneau a botte, scende alla velocità di 700 km., e incrociando l'aereo di Yamamoto, lo colpisce implacabilmente con tutte le sue armi di bordo. Il "Betty" perde quota e con un motore incendiato cade fra gli alberi dell'isola, finendo in un rogo. Il corpo di Yamamoto è ritrovato carbonizzato fra i rottami, appoggiato all'elsa della sua spada di Samurai. Le sue ceneri sono trasportate in seguito a Tokyo per le esequie, dove saranno onorate in una solenne cerimonia, alla quale parteciperanno un milione di persone.

Thomas Lanphier, per l'impresa compiuta, è decorato con la Navy Cross. La messa fuori scena dell'amm. Ysoroku Yamamoto, il 18 Aprile 1943, è storicamente ritenuta, come la prima grande sconfitta dell'Impero Giapponese nella Guerra del Pacifico. L'operazione, sarà resa nota solo dopo la fine del conflitto, per evitare ritorsioni al fratello di Lanphier, prigioniero dei giapponesi e per non destare sospetti sulla conoscenza dei codici segreti da parte americana.
Una coincidenza: è trascorso esattamente un anno da quando gli Stati Uniti hanno effettuato la prima incursione sul Giappone, il 18 Aprile 1942. (Vedasi "Dopo Pearl Harbor, bombe su Tokyo").

La vicenda, esposta in questa pagina, rappresenta la versione ufficiale rilasciata dopo il conflitto, dalle autorità americane. Riportiamo alcuni sviluppi apparsi negli anni seguenti. Thomas Lanphier e Rex Barber, i due piloti principali protagonisti della storica azione, intraprendono strade diverse. Lanphier sull'onda della notorietà riesce a svolgere un'attività di principale importanza nell'industria aeronautica e successivamente anche nel campo politico. Barber, in cuor suo, conserva sempre il dubbio che a colpire l'aereo di Yamamoto, fossero state le mitragliatrici del suo P 38 e non quelle di Lanphier, ma essendo dotato di un carattere schivo, non esterna mai i suoi dubbi. Un'occasione favorevole a Barber, che ripropone una nuova interpretazione dell'impresa del 18 Aprile, si presenta molti anni dopo, nel mese d'Aprile del 1972. Un australiano, dedito al recupero dei relitti, tale C. Darby, ritrova nella giungla di Bougainville, la carcassa del "Betty", nel quale era deceduto Yamamoto. In seguito alla pubblicazione, su diverse riviste specializzate, delle relative fotografie, alcuni esperti costatano che le ali dell'aereo, sono entrambi vicine al troncone della fusoliera. Quest'osservazione fa nascere immediatamente, da parte degli interessati alla vicenda, una logica discordanza con la descrizione dell'abbattimento fatta da Lanphier. Egli, infatti, ha sempre sostenuto, nei vari rapporti, che l'aereo di Yamamoto, era precipitato per il distacco dell'ala destra, con il relativo motore in fiamme, colpito dalle pallottole del suo P 38. Per la tesi di Lanphier, se fosse stata vera, il relitto ritrovato nella giungla, non avrebbe dovuto avere l'ala destra vicino alla fusoliera, bensì molto più distante. Conseguentemente alle molte polemiche createsi, scaturisce una nuova visione dei fatti, tanto che nell'anno 1988, a Fredericksburg nel Texas, presso il Museum Nimitz, si tenta una riunione chiarificatrice, alla quale partecipano otto piloti americani ed uno giapponese, tutti ex combattenti nel cielo di Bougainville, il giorno 18 Aprile 1943.La nuova e scrupolosa ricostruzione dell'azione, sebbene rivissuta attraverso ulteriori testimonianze, non fuga né i dubbi, né le dissonanze e tutta la questione rimane con una certa aleatorietà. A fronte di questi nuovi elementi le autorità americane pensano, in un primo momento, di risolvere l'intricata situazione, attribuendo la vittoria dell'abbattimento di Yamamoto, sia a R. Barber, sia a T. Lanphier, considerando che entrambi avessero sparato sullo stesso "Betty" di Yamamoto; in seguito però, le medesime autorità ritornano alla versione originale dei fatti. La vicenda, da allora, è rimasta aperta a diversi interrogativi e pertanto la verità sembra lontana ad essere accertata.

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Informazioni sul Lockheed P 38 "Lightning"

Nel 1937 l'U.S.A.A.F. affida il progetto di un caccia, monomotore, monoposto, con autonomia superiore ai 2.500 km. e una velocità superiore ai 600 Km. orari. La richiesta è dettata dalla necessità di affiancare ad eventuali bombardieri strategici come i costruendi B 17 e più tardi B 29, una scorta di caccia con lunga raggio d'azione. La Lockeed, alla quale è affidata la progettazione e costruzione del velivolo, al momento, è una ditta abbastanza nuova nell'industria aeronautica e inizialmente trova non poche difficoltà alla commissione del velivolo con le caratteristiche richieste dall'U.S.A.A.F. L'équipe d'ingegneri, che prende parte al progetto è guidata dall'ing. H.L. Hibbard e dal collaudatore ten. Ben Kensley.
Per ottenere la velocità di oltre i 600 km. orari, i progettisti sono costretti ad installare due motori, anziché uno come richiesto dalla specifica. Nasce quindi un bimotore dalla struttura particolare,
ottenuta dal prolungamento della carenatura dei motori, fino a creare due travi di coda unite al timone, con la fusoliera centrale troncata, contenente l'abitacolo del pilota. Da questa formula inusuale, nei cieli tedeschi, il P 38 "Lightning", molto temuto, prende l'appellativo " Der Gabelschwanz Teufel" (diavolo a due code).

Il primo volo del prototipo, avviene nella pista dell'aeroporto di March in California, il 27 Gennaio 1939. L'aereo è provvisto di due motori Allison V- 1710 da 1090 HP, si rilevano subito alcuni difetti alla stabilità del velivolo, causati dalle forti vibrazioni provenienti dai flaps ed il pilota è costretto ad un atterraggio di fortuna. Nell'ambito dell'U.S.A.A.F. si verifica un certo scetticismo al nuovo aereo, quasi da far abbandonare l'ordinativo. Solo la perseveranza e la caparbietà dei progettisti della Lockeed, inducono la continuazione a numerose prove di collaudo del prototipo, fino a compiere notevoli progressi, avvalendosi anche dell'esperienza d'alcuni valenti collaudatori. La conferma dei miglioramenti apportati al caccia, arriva il giorno 11 Febbraio, con la traversata da March a New York compiuta dal ten. Ben Kesley, che mette in evidenza l'affidabilità e le potenzialità dell'aereo per voli di lungo raggio, come richiesto dalla specifica.

Questa dimostrazione, fa rinnovare l'interessamento da parte del'U.S.A.A.F., la quale convincendosi decide di avviare la produzione di serie del nuovo caccia. Finalmente, nel mese d'Agosto 1942, si
giunge all'impiego operativo del P 38 "Lightning", con ruoli di ricognizione, nelle zone del Pacifico e del Sud Africa. All'inizio sono molti i piloti contrari a volare con il P 38, manifestando una certa riluttanza e preferendo volare con il caccia P 51 "Mustang" o con il più robusto P 47 "Thunderbolt". Dopo diverse ore di scuola sul nuovo aereo, queste difficoltà sono però superate e i piloti finiscono per acquisire una sicura padronanza del velivolo. Dopo l'impiego per alcuni mesi in zona operativa, il P 38 evidenzia le sue particolari caratteristiche, tanto da essere classificato uno fra i migliori velivoli della Seconda Guerra Mondiale. E' impiegato con successo per la ricognizione, dotato di complicate macchine da ripresa, nell'intercettazione ad alta quota e nella scorta dei bombardieri, grazie alla sua elevata velocità ascensionale e alla quota di tangenza. Può avere un armamento con diverse alternative: bombe fino a due tonnellate, dieci razzi da 12,7 mm., può trasportare siluri per attacchi navali, è armato con cannoncini e mitragliatrici sviluppando una potenza di fuoco che non trova riscontri in altri aerei della sua categoria. Può, inoltre, essere fornito di serbatoi supplementari di benzina che gli consentono una autonomia di 3.550 Km.

Nel corso del conflitto sono costruiti 9.923 esemplari con 24 versioni: P 38 F, con motori Allison da 1.225 Hp; P 38 G da 1.325 HP; P 38 L da 1.475 HP ; P 38 J da 1.425 HP; P 38 M, predisposto per la caccia notturna.
Con il P 38, uno degli assi americani, il Maggiore Richard Bong, conquista 40 vittorie contro gli "Zero" nel fronte del Pacifico. Nel 1944, pilotato sempre dal ten. Ben Kensley, un P 38 in picchiata
raggiunge la velocità supersonica di 1.300 Km orari.

Nel dopoguerra, nella fase di ricostituzione dell'Aeronautica Militare Italiana, numerosi P 38 "Lightning", forniti dagli Stati Uniti, sono rimasti in linea per un certo periodo al 3° Stormo Caccia ("Quatto Gatti"), con base all'aeroporto di Palese (Bari). Attualmente, nei vari musei volanti americani, esistono molti esemplari del P 38, che volano ancora, partecipando alle manifestazioni aeree, in occasione di ricorrenze storiche della Seconda Guerra Mondiale.

 

Caratteristiche tecniche del P 38 J " Lightning"


Apertura alare: m. 15,86
Lunghezza: m. 11,53
Peso: da Kg. 7.950 a max Kg. 9.800
Motore: 2 Allison V-1710 da 1425 HP 12 cilindri in
linea raffreddati a liquido,
dispositivo di superpotenza.
Velocità: 666 Km/h a quota 7.750 m.
Tempo di salita: 7' a 6.100 m.
Quota di tangenza: 12.500 m.
Autonomia: con serbatoio interno 1.900 Km. - con i 2
supplementari 3.640 Km.
Armamento: 1 cannoncino Hispano da 20 mm. - 4
mitragliatrici Colt Browning da
12,7 mm. - bombe fino a Kg. 2.000,
oppure 10 razzi da 12,7 cm
Equipaggio: 1 uomo

Bibliografia:
"Pacific Aircraft Wrecks" di C.Darby - Kookaburra - Pubbl. 1979
Battaglie della II Guerra Mondiale " di H.A. Jacobsen e J. Rohwer - Baldini Castoldi -Milano -
"Storia controversa della II Guerra Mondiale" di Eddy Bauer - Ed. DeAgostini 1971 -
"Famous Fighters of the Second Wold War" di W. Green - Ed. London Mac Donald -
"Missione globale" di Henry Harley Arnold - 1949 -
"U.S. Naval Operations in World War II" di Samuel E. Morison - Boston 1948 -

Estensore:
Rao Alessandro
raoalex@tele2.it

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