ELISABETTA I
d'Inghilterra

cronbio1.jpg (25485 byte)

"L'elogio della sua grandezza non fu scolpito solo nella pietra o nel marmo di un monumento,
ma fu impressa la sua impronta, su ogni palmo di suolo inglese, su ogni bandiera stagliata contro il cielo, 
e nel cuore di ogni inglese sarebbe rimasta per sempre"

Esagerate  o minimizzate, le biografie che riguardano la grande regina, servono  tutte per dare risalto alla sua personalità. Il suo lungo regno   (45 anni) vide sorgere e l'affermarsi non solo della potenza economica inglese, ma anche di una nuova vita dello spirito.

L'invocazione "Dio salva la Regina" veniva ripetuta con piena convinzione dai sudditi di ogni classe sociale e la sincerità della loro devozione non richiedeva ulteriori prove. Poche volte nella storia una regina, aveva saputo conquistare l'affetto e la stima di un popolo, solo in virtù delle sue qualità  personali e senza far leva su nessuna forma di fanatismo.

La giovane Elisabetta conobbe l'orrore della segregazione nelle tetre celle della Torre di Londra, l'esilio forzato nei castelli, le accuse infondate di complotti ai danni dello Stato e molte altre persecuzioni, compresi gli ultimi attimi di terrore che si vivono prima del patibolo.

Ma quando Elisabetta salì sul trono d'Inghilterra, non volle agire con le vendette, mai venne meno al saggio principio di non deludere il popolo, di non indietreggiare mai davanti a una decisione presa e di saper attendere fino al momento giusto per agire, o per non agire affatto. La sua vita fu interamente dedicata all'Inghilterra e mai una nazione ebbe, nella sovrana, una suddita più devota. Ella stessa amò spesso definirsi "la Regina Vergine" e non perse occasione per rammentare a tutti che si era negata le gioie dell'amore pur di appartenere sempre e solo all'Inghilterra.

Sulla giustizia, proprio lei che si era dovuta difendere dalle ingiustizie, non disdegnò di trarre insegnamenti dal popolo, anche da quello a lei ostile.
A una giovanissima scozzese che aveva tentato di assassinarla, poi condannata a morte, Elisabetta nel farle visita, mossa a pietà dalla giovanissima età dell'attentatrice, le promise la grazia a patto che  non ritentasse più il suo folle gesto. La giovane fieramente rispose che una grazia cessava di essere tale se poneva delle condizioni e che quindi  piuttosto che andare incontro a una vita vissuta con il peso della pietà altrui, preferiva andare incontro con leggerezza alla morte. Stupì e turbò la sovrana, che la fece liberare subito senza alcuna condizione, perché "... mai nessuno mi ha dato una lezione simile".

L'EVENTO ELISABETTA I
(Questa è in breve la storia della leggendaria regina)

cronbio2.jpg (7463 byte)

In una Inghilterra contrassegnata da contrasti religiosi e profonde crisi economiche, sale al trono nella metà del XVI secolo la regina Elisabetta I, che con prudenza ed equilibrio regnò per 45 anni il suo paese contrassegnandone un’epoca.  Con il termine "Elisabettiano" vengono chiamate le forme più svariate di cultura. Un periodo di pace che la letteratura, e la poesia in particolare, ebbero il loro periodo d'oro. Basterebbe citare Shakespeare per riassumere nel modo più completo il progresso culturale artistico del popolo anglosassone.

"Elisabettiano" è anche il periodo che vide sorgere e l'affermarsi della potenza economica inglese, Non dimentichiamo che fu dovuto all'intuito di Elisabetta l'attività commerciale dell'Inghilterra; fu lei a gettare le basi della futura potenza economica inglese in modo legale, quando iniziò a sovvenzionare molte compagnie di mercanti della City uniti in società per azioni, e con lei sempre azionista, trasformando così l'Inghilterra in Stato azionista. Il"gioco" commerciale per volontà di Elisabetta fece affluire grandi capitali sull'Isola, ma  non racchiusi nei forzieri dello Stato, ma accortamente nuovamewnte investiti in altre attività industriali private in una forma esponenziale.
Favorì così il nascere delle prime industrie inglesi destinate a lavorare i prodotti grezzi che venivano importati dalle colonie d'oltremare. Anche se all'inizio tutto questo fu spesso caotico e disorganizzato, col passare degli anni l'idea dette i suoi frutti e si dimostrò infallibile nel porre l'Inghilterra su un piano di supremazia rispetto agli altri paesi del mondo.

I NATALI

  • 1543. Morta Jane, Enrico VIII sposa la sua sesta moglie, Caterina Parr, una vedova di trent’anni. Elisabetta entra subito nelle simpatie della nuova regina che riempiendola di doni e di attenzioni, la guida verso gli studi scegliendo insegnanti di grande valore. Studia il greco, il latino,il francese e l’italiano che gli permetterà in futuro di destreggiarsi con scaltrezza tra i vari diplomatici d’Europa.
  • 1547. all’età di 56 anni muore Enrico VIII, dolente di gotta, dettando le sue volontà :
    1° discendente Edoardo, 2° Maria (se Edoardo non avrà figli) e 3° Elisabetta.
    Elisabetta diviene ospite nella casa di Caterina Parr risposatasi con il suo nuovo marito Thomas Seymuor; tra i tre nasce una specie di tresca amorosa che si protrae sino al 1548 quando Caterina, incinta, stronca ogni rapporto cacciando di casa Elisabetta
  • 30 LUGLIO 1553. Dopo la morte di Edoardo ,sale al trono Maria Tudor, la cattolica che promette giustizia e tolleranza dopo il periodo confuso del regno edoardiano. Per suggellare questo intento vuole accanto a se Elisabetta (protestante) per il suo ingresso trionfale a Londra.
  • GENNAIO 1554. Alcuni rivoltosi protestanti preparano un piano per destituire Maria e porre al suo posto Elisabetta.
  • Il 7 FEBBRAIO  la rivolta viene soffocata e i cospiratori arrestati e giustiziati da Maria ormai impazzita. I cattolici cercano la complicità di Elisabetta nel complotto ma non hanno le prove. Possono solo proporre una testimonianza estorta con la tortora ad uno dei cospiratori principali (Wyatt)
  • 18 MARZO 1554. Elisabetta viene condotta alla torre e incarcerata e scrive una lettera di clemenza alla sorella, che non leggerà mai.
  • 19 MAGGIO 1554. Elisabetta lascia la torre pensando di andare al patibolo mentre viene portata di notte al castello di Woodstock e rinchiusa in questa tetra e fatiscente costruzione. Qui può fare una passeggiata al giorno all’aria aperta e leggere volendo la Bibbia
  • 28 novembre 1558. La regina torna ufficialmente a Londra e prende possesso di quel castello la cui torre, poco tempo prima l’aveva ospitata come prigioniera. La corte, la popolazione, saluta entusiasta il passaggio di Elisabetta "La grande" , "La salvatrice"; i cannoni sparano colpi a salve e la regina , vestita di velluto rosso, è costretta a fermarsi spesso per salutare la gente che le corre incontro. Dietro di lei su un cavallo nero, è Robert Dudley di cui sentiremo parlare in seguito.
  • 14 dicembre 1558. Ai funerali della sorellastra Maria, Elisabetta, in un discorso alla corte, prende le distanze dall’intransigenza cattolica e glissa sull’applicazione della propria fede religiosa optando momentaneamente per la tolleranza.

Elisabetta deve sfidare parecchi problemi: il popolo è confuso, la giustizia è trascurata, tutto è caro, troppi í dissidi interni, c'è guerra con la Francia... ci sono nemici sicuri ma non sicuri amici " . Maria ha lasciato un Paese dilaniato da rivalità religiose e ristrettezze economiche. Nelle casse deI Tesoro non c'è una sterlina e 1'inflazione galoppa. I raccolti negli ultimi anni sono stati miseri, nelle campagne centinaia di famiglie sono ridotte alla fame. In tutta 1'Inghilterra non c'è protestante che non pianga i suoi morti. La borghesia, arricchítasi a spese della Chiesa dopo lo scisma, stringe la cinghia e a ogni angolo, nelle città, si vedono vagabondi e accattoni, non sempre miti e innocui. La criminalità nella miseria dilaga.

Più gravi sono i problemi politici: con la Francia c’è guerra, l'alleato spagnolo non suscita né fiducia né simpatia, e le pretese di Maria Stuart, regina di Scozia e da poco diventata moglie di Francesco II, complicano i rapporti con gli scozzesi che premono sui confini settentrionali. Ma Elisabetta è la speranza. " Ce l'ha mandata Dio" dice il ritornello di una canzone popolare.

  • 15 gennaio 1559.Il giorno dell'incoronazione. I preparativi si svolgono con grande euforia, i centocinquantamila abitanti di Londra - ancora un borgo medievale, dove sontuosi palazzi e chiese imponenti si affiancano a lerce baracche di legno - non chiedono di meglio che scacciare i ricordi e fare festa. Si coprono le facciate delle case con preziosi drappi di seta, ad ogni finestra si appendono stendardi e bandiere. I patiboli sono mimetizzati con piante e fiori.

Sabato mattina nevica. Solo alle due del pomeriggio, dopo un'attesa che dura dall'alba, i londinesi ammassati intorno alle mura della Torre vedono finalmente abbassarsi il ponte levatoio. Esce impetuosa la cavalleria reale e in quella luce iridescente i colori delle divise sembrano più sgargianti, le armi brillano come argenti. Suonano le campane di Londra, si dà fiato alle trombe. Seguono la cavalleria i suonatori di tamburo, gli araldi, gli uomini d'arme, gli scudieri, mille nobiluomini a cavallo e infine sfilano gli esponenti delle più antiche famiglie d'Inghilterra. Ecco poi Elisabetta, in abito di broccato d'oro, chiuso al collo da un vistoso collare pieghettato sul quale spicca il viso affilato e sorridente. Non è una carrozza la sua ma una specie di lettiga, sormontata da un baldacchino e tirata da due mule. Per il popolo che si addensa dietro le transenne di legno ricoperte da arazzi questa è l'apparizione di una dea. Sfilano, ai fianchi della sovrana, uomini in damasco cremisi con una scure a doppio taglio sulle spalle. Subito dopo l'abbagliante carro reale arriva il meraviglioso Dudley che tira il cavallo della regina.

 

La processione ha termine a Westmister Hall dove si svolge la cerimonia lunga ed elaborata secondo il rito medievale.

Dopo essersi spogliata delle vesti dell’incoronazione, Elisabetta si presenta alla sala dei banchetti ove la attendono duecento persone con altrettanti servitori, qualcuno commenta : "Sembra essere tornati ai bei vecchi tempi del buon re Enrico".

  • 17 gennaio 1559 Prima seduta del Parlamento per sanare la situazione religiosa. Elisabetta mostra un sostanziale freddezza nei confronti della religione, la sua fede è piegata alla ragion di Stato. In realtà Elisabetta è un'agnostica. Ciò proteggerà il Paese dall'intolleranza e risparmierà vite umane in un'epoca in cui dovunque, in Europa, le religioni sono più letali delle guerre.

Il parlamento, quindi, si trova a deliberare su una materia scottante e a sanzionare due provvedimenti che, l'uno in conseguenza dell'altro, dovranno riportare la pace. Entrambi sono suggeriti da Cecil e votati il primo senza opposizioni, il secondo con qualche difficoltà. Con l'Atto di Supremazia la regina assume il titolo, se non di " supremo capo della Chiesa ", di " suprema governante ": una differenza puramente formale ma sufficiente ad attenuare la resistenza dei cattolici che soltanto al Pontefice attribuiscono la qualifica di capo supremo. Al tempo stesso, però, il titolo impegna clero e laici a non riconoscere in campo religioso autorità superiore a quella di Sua Maestà. Con l'Atto di Uniformità, invece, s'impone un comune libro di preghiere, con ciò stabilendo per tutti i sudditi i medesimi riti e obblighi religiosi. Eliminato il latino, le cerimonie sono ammesse soltanto in lingua inglese affinché tutti possano capire il significato delle preghiere. Obbligatoria la presenza in chiesa ogni domenica: a chi trasgredirà l'ordine sarà inflitta una multa di dodici soldi. Ma più che queste disposizioni formali sono i contenuti dell'Atto a turbare i cattolici, soprattutto al riguardo della reale presenza divina nella comunione, o a dispiacere ai protestanti che vorrebbero un maggiore rigore. Nove vescovi votano contro, ma l'Atto passa ugualmente con tre voti di maggioranza.

Subito dopo, un altro problema è messo sul tappeto: il matrimonio di Elisabetta. L'urgenza della richiesta, da parte del parlamento, riconferma l'indomabile sfiducia del sesso debole nel potere delle donne. Il governo è faccenda maschile: questo pregiudizio non risparmia neppure la "grande"; oltretutto vi  è la paura che, mancando la regina di un erede potrebbe salire al trono Maria Stuart con evidenti conseguenze per i protestanti.

Cominciano a trapelare le prime indiscrezioni sulla sovrana, relative alla sua fertilità, qualcuno insinua che è sterile e non potrà avere figli; queste chiacchiere, diffuse pare dalle lavandaie che dagli indumenti intimi della regina notano scarsità nelle mestruazioni regali, vengono confermate anche da qualche medico. A questa deficienza rimediano i frequenti salassi a cui ella si sottopone, secondo le terapie in uso. Viene inoltre considerato un ostacolo alle nozze, il rapporto più che amichevole tra la regina e Robert Dudley che aveva avuto occasione di conoscere nelle torre di Londra durante il suo periodo di prigionia in quanto, anche Robert, si trovava nella stessa situazione. Il bel Robert diviene così il favorito della regina ma non potrà essere considerato un possibile sovrano in quanto è già sposato dal 1550.

L'intimità con la regina viene notata il 1 aprile 1559: l'ambasciatore spagnolo non ha riguardi e scrive : " La regina visita lord Robert nella sua camera giorno e notte ". E ancora: " La gente chiacchiera e arriva al punto di dire che, avendo la moglie una malattia al petto, la regina ne aspetta la morte per sposarlo ".

  • 10 luglio 1559. Muore il re di Francia, Enrico II, e sale al trono con il nome di Francesco II il quindicenne Delfino, marito della Stuart. Elisabetta, dunque, si ritrova di fronte questa ragazzina potente e protetta per la quale francesi e scozzesi potrebbero allearsi contro di lei: in Francia il potere è ormai nelle mani del cardinale di Lorena e del duca di Guisa, la cui sorella Maria è reggente in Scozia. E anche Papa Pio V, con tutte le forze cattoliche europee, non esiterebbe un istante a prendere le parti della Stuart nel caso di un conflitto tra le due regine. Affida il problema a Cecil che lo risolve, secondo la sua volontà, col metodo del doppio gioco. Da una parte si aiuta, dall'altra si nega. Da una parte la regina condanna a parole le azioni dei ribelli in Scozia, dall'altra manda armi e denaro. I colloqui con gli ambasciatori scozzesi e francesi sono un castello di bugie: proclamata solidarietà alla regina di Scozia, biasima la rivolta protestante in atto, le provoca di volta in volta sorpresa, dolore, biasimo, promette che ordinerà indagini rifiutando di dare appoggi a dei rivoltosi ma intanto opera controcorrente. Più tardi un incaricato di Cecil porta segretamente armi alla Congregazione. " In Elisabetta " scrive un diplomatico " c'è più slealtà che onestà. "
  • 6 luglio 1560. Gli inglesi impediscono qualsiasi intervento francese nelle terre scozzesi impedendo che le navi di Enrico , cariche di armi e munizioni, arrivino a destinazione; la reggente di scozia, Maria di Guisa è agonizzante e la Scozia e percorsa da lotte interne: Elisabetta esce allo scoperto ed entra in guerra con la Scozia. Il 6 luglio è la data  del trattato di Edimburgo, redatto abilmente da Cecil per negoziare la pace. Secondo tale accordo Francesco II e Maria devono rinunciare ad ogni pretesa sul trono inglese e ritirare i soldati dalla Scozia. Ma Maria Stuart non ratificherà mai tale accordo.

Settembre 1560. La moglie di Dudley è trovata morta, col collo spezzato, in fondo alle scale della sua casa di Cumnor, vicino Oxford. Nessuno davvero crede che questa disgraziata e giovane moglie, malatissima, abbia voluto suicidarsi.

Qualcuno insinua che Robert dosasse giornalmente del veleno nella sua cena aggravando le sue condizioni di salute.

è aperta un'inchiesta e per non esasperare gli animi, pur convinta dell'innocenza del favorito, Elisabetta ordina a Dudley di andarsene dalla corte fino a quando non si sarà fatta luce sulla disgrazia. Non può evitare, però, che lo scandalo si propaghi. A Parigi, Maria Stuart esclama: " E adesso la regina d'Inghilterra si sposerà. Il suo cavaliere ha ammazzato la moglie per fare posto a lei". In Inghilterra corrono voci ancor più infamanti: sebbene nessuno osi dirlo apertamente, s'insinua che la stessa regina abbia incoraggiato l'omicidio.

Il risultato dell'inchiesta è: " Si accerta che Amy Robsart è morta per incidente cadendo dalle scale."

Libero da sospetti, Dudley torna a corte poche settimane dopo i funerali della moglie, ma sulla sua innocenza nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco. Ma ora, con la scomparsa di Amy, Elisabetta non potrà mai più sposare Robert; l'eventualità che la regina sposi un uomo sospettato di omicidio, infatti, suscita ovunque disgusto e preoccupazione.

  • 1 marzo 1562. In Francia i seguaci del duca di Guisa massacrano a Wassy una congregazione di ugonotti riaccendendo la guerra religiosa. Elisabetta non può più stare a guardare e manda un suo esercito in aiuto ai protestanti francesi ( nel frattempo era in programma un incontro con Maria Stuart che però non avverrà mai più). Inizialmente gli inglesi occupano il porto di Le Havre con facilità, il 25 marzo viene assassinato il duca di Guisa ma poi la peste fa strage dell’esercito e capovolge le sorti della guerra. La malattia svuota Londra e ,ironia della sorte, arriva anche il vaiolo, di cui la stessa regina resterà colpita. Alla fine gli inglesi perdono Le Havre e contano più di 3000 morti.

Nel frattempo proseguono le trattative diplomatiche per sposare le regine di Scozia e Inghilterra , Elisabetta riesce a spostare l’attenzione dei suoi sudditi sul matrimonio della cugina Maria, ponendo il veto ad ogni offerta di matrimonio contraria agli interessi dell’Inghilterra ( tra i pretendenti ci sono Don Carlos, figlio di Filippo II, e Carlo IX di Francia).

Elisabetta chiama a corte il consigliere scozzese Maitland per proporre un suo candidato e , tra lo stupore generale, esce il nome di Robert Dudley che nel frattempo è stato nominato conte di Leicester.

I rapporti tra Maria ed Elisabetta si incrinano, Maria si sente offesa dell’offerta (sposate un suddito di Elisabetta) e rilancia che piuttosto sposerebbe don Carlos conosciuto in tutta Europa come un demente. Infine, contro le volontà di Elisabetta, Maria sposa il giovane Lord Durnley, un matrimonio d’amore....ma se ne pentirà presto.

  • 19 giugno 1566 Maria dà alla luce un figlio maschio, si chiama James e diverrà Giacomo I d’Inghilterra, il successore di Elisabetta. A Londra la regina muore di rabbia e invidia: già Maria era considerata più alta e bella di lei, ora anche un figlio. Comunque acconsente alla richiesta di fare da madrina al piccolo Giacomo e invia in Scozia un fonte battesimale d’oro e argento. Dopo il rifiuto alla proposta di Caterina de Medici di una unione con il figlio 17enne e la nascita di James, la regina è convinta di aver risolto i suoi problemi matrimoniali ma il parlamento ora vuole una risposta definitiva ricordando che tre anni prima, nel ricevere í fondi richiesti, la sovrana aveva promesso di sposarsi: ora quei fondi sono spariti, altri vengono sollecitati, e lei è tuttora nubile, per cui - niente nozze, niente denaro -. La risposta è inferocita : non spetta ai sudditi costringerla a fare qualcosa e tanto meno scavarle la fossa prima che sia morta affliggendola perché designi un erede. Quanto al matrimonio è un affare suo, non un affare politico. Ancora più energico è il trattamento che riserva a suo cugino, il duca di Norfolk, colpevole di averla " rimproverata " per non accettare altre idee che le proprie. Elisabetta, che non vuol più sentir parlare di mariti e di figli, lo insulta pesantemente: minaccia perfino di farlo arrestare. Gli altri lord, che fanno quadrato intorno a Norfolk e tentano di difenderlo assumendosi la loro parte di responsabilità, ottengono invece la loro quota di urlacci e sono trattati come un branco di idioti. Perfino Leicester ha la sua dose , voltandosi verso l'ex favorito, Elisabetta ammette di aver sperato che almeno lui rimanesse dalla sua parte. Leicester, con enfasi, si getta in ginocchio ed esclama di esser pronto a morire ai suoi piedi. " Questo non c'entra " lo interrompe gelida Elisabetta.

Ormai la regina si è preparata ad esibire tutto il suo istrionismo. Alla camera dei lord è insolente, supplichevole, addolorata, adirata, suadente, rassicurante. Il suo discorso lascia ognuno con una speranza diversa e tutti con la convinzione che lei farà di testa sua. "Non sono forse nata in questo regno? E non è questo il mio regno? Chi dunque ho oppresso? E chi ho arricchito a spese degli altri? E che male ho fatto perché mi si sospetti di non aver riguardo per il comune interesse? Come ho governato fin dall’inizio?... Non ho bisogno di molte parole, i fatti parlano per me." Sul matrimonio e sulla successione ripete le frasi di sempre: che si sposerà soltanto se sarà certa di avere figli, altrimenti resterà nubile. E qualora il momento giungesse....(e giù parolacce). Cecil, nel riferire alla camera dei Comuni questo discorso, dovrà farne ben tre copie prima di ritenerlo pulito dalle imprecazioni con cui ella lo arricchisce. Non conviene esasperare il parlamento dal momento che gli si chiede un contributo finanziario, tuttavia Cecil non può evitare che la regina mantenga il perentorio divieto a discutere sul matrimonio. Elisabetta riesce infine a rappacificarsi con il parlamento facendo ridurre di 2/3 i contributi richiesti; ma per un bel pezzo di matrimonio non si parlerà più.

  • 16 maggio 1568. Maria Stuart dopo varie vicissitudini matrimoniali, dopo aver perso il trono ed essere stata incarcerata, riesce a fuggire e a sbarcare a Workington, sulla costa inglese; all’ultimo istante ci aveva ripensato, ma ormai era troppo tardi e scrive a Elisabetta "Non ho altra speranza che voi". Elisabetta risponde , facendola portare al castello di Bolton, che non potrà riceverla sino a che non verrà fatta luce sull’assassinio di Darnley (di cui ne è considerata complice).Maria è infuriata.

Agli occhi degli inglesi Maria è una bugiarda che proclama la sua innocenza ma non ne ha le prove, che chiede aiuto ad Elisabetta ma poi chiede al parlamento il diritto di succederle. Si decide di aprire un’inchiesta presieduta a York dal duca di Norfolk e il conte di Sussex; l’incontro con la regina è fatale al duca che se ne innamora. Cecil fa spostare l’inchiesta a Westminster e ne diviene lui il commissario per poter arrivare alla fine quanto prima, ma non si arriva a nulla. Maria viene comunque trattenuta in Inghilterra come "ospite" .

  • Estate 1569. Elisabetta, che spesso ironizzava sull’idea di un matrimonio tra il duca e Maria, ora è seriamente preoccupata a causa di voci relative ad un complotto contro di lei. Lo stesso Leicester la informa dopo che qualcuno aveva cercato di coinvolgerlo. Nonostante un ammonimento da parte della regina, il duca di Norfolk si rivolge al duca d’Alba, governatore spagnolo nei Paesi Bassi, invitandolo ad intervenire in caso che la congiura si trasformi in ribellione. Elisabetta, a malincuore è costretta a rinchiudere il duca (primo pari d’Inghilterra e unico duca) nella torre di Londra; ma non finisce qui in quanto al Nord, Northumberland con i cattolici ha preso le armi formando un piccolo esercito e inizia la rivolta, che non essendo appoggiata dal duca d’Alba, non riesce a prendere il volo e viene repressa con estrema crudeltà.
  • Aprile 1570. Il Papa PioV lancia la sua scomunica contro Elisabetta negandone perfino il diritto di regnare. Pubblicata il giorno della vittoria di Hunsdon su Leonard Dacre, la bolla "Regnans in Excelsis" denuncia più il risentimento di un nemico sconfitto che lo sdegno di un pontefice. Francesi e spagnoli preferiscono ignorarla. Gli inglesi ne vengono a conoscenza soltanto quando una copia è inchiodata sulla porta del vescovo di Londra. Che cosa leggono? Leggono, in sostanza, che Elisabetta protegge gli eretici e ha ridotto il regno a un cumulo di rovine proprio quando i cattolici cominciavano a produrvi buoni frutti. Leggono che ha abolito la messa, le preghiere, i digiuni e le pratiche cattoliche, spargendo per il regno l'eresia e scacciando il clero da chiese e scuole. Ma soprattutto leggono che il Papa la dichiara decaduta da ogni privilegio in quanto usurpatrice della corona.

è un'insolenza alla quale neppure i cattolici si sentono di offrire consensi. Dopo la vittoria di Hunsdon hanno chinato la testa e non hanno voglia di seguire l'incoraggiamento a ribellarsi ancora. L'effetto, dunque, è opposto a quello desiderato, la reazione dell'Inghilterra protestante contro la bolla papale è immediata. Il regno è invaso da scritti inneggianti all'anglicanesimo e il parlamento indurisce il suo atteggiamento contro i cattolici.

( vedi Biografia PIO V )

  • 1571. In questo clima, comincia a prendere consistenza un nuovo complotto ai danni della regina che vede ancora una volta coinvolto il duca di Norfolk e Maria. Il motore della cospirazione è uno scaltro Roberto Ridolfi (banchiere fiorentino?) al servizio dell’altrettanto scaltro pontefice che ripone in lui le speranze per una restaurazione cattolica in Inghilterra; Ridolfi scalda gli animi del duca promettendo aiuti dai nobili inglesi e dal duca d’Alba, ma mente e i suoi documenti sovversivi, diretti al duca e Maria, cadono purtroppo nelle mani delle spie di Cecil ( che nel frattempo è nominato barone di Burghley): la condanna per i cospiratori è implacabile.

L'ambasciatore spagnolo, implicato nella congiura, riceve l'ingiunzione di abbandonare immediatamente il regno: contro l'inviato di un Paese straniero non si può e non si vuole fare di più. Il vescovo di Ross, interrogato, trascina nella bufera molti gentiluomini. Ma la pedina più grossa è Norfolk. Le prove contro di lui sono innumerevoli. Ricondotto alla Torre, il duca non potrà più contare sulla clemenza di Elisabetta. Nel gennaio 1572, a Westminster, una corte di pari lo giudica colpevole e lo condanna. Elisabetta esita prima di firmare 1'atto di esecuzione, Norfolk è suo parente, il primo gentiluomo del regno. Per due volte revoca la propria firma: non sa decidessi e spera che le si offra qualche via d'uscita. Ma non ce ne sono.

  • 28 maggio1572. Il parlamento chiede che il duca paghi per il proprio tradimento e che con la sua testa cada anche quella della Stuart. Elisabetta non può far altro che accettare e sceglie la testa del duca per salvare quella della cugina; il 2 giugno il duca di Norfolk viene decapitato
  • 23 agosto 1572. La notte di San Bartolomeo in Francia crea grossi problemi ad Elisabetta che aveva da poco stretto alleanza con Caterina de Medici attraverso il trattato di Blois; la regina chiede spiegazioni e mostra sdegno (più per piacere ai propri sudditi che per orrore personale) ma non si hanno rotture diplomatiche. Di sicuro peggiora la situazione di Maria che dopo l’accusa di cospirazione si sente sulle spalle anche questo massacro in quanto i responsabili sono suoi parenti, i Guisa.
  • novembre 1577 . La regina non intende esporsi in costose spedizioni extracontinentali, la pirateria e il commercio degli schiavi offrono molto di più a rischi molto inferiori. Tra i fautori di tali imprese vi è Francis Drake, un pirata che viene dalla gavetta, ha fatto sempre e solo il pirata da quando è nato. Ha esordito al servizio di Hawkins, del quale forse è nipote, ai tempi in cui questi costruiva le sue fortune col commercio degli schiavi, e dal maestro ha imparato a sfruttare le debolezze dei potenti. Sa usare spada, timone e bastone di comando. è un individuo volgare, caparbio e di grande crudeltà, ma è intelligente e furbo: il tipo di uomo con cui Elisabetta trova facilmente un'intesa. Le sue imprese diventano leggenda. Quando la flotta di Drake parte col dichiarato scopo di fare il giro del mondo per scoprire un ipotetico continente, nessun inglese riesce a crederci. La missione affidatagli dalla regina, che la finanzia assieme ad altri "soci", non consiste nel ripetere l'impresa di Magellano ma nei consueti arrembaggi che procurano tesori a Elisabetta.

La flotta che parte da Plymouth è composta da cinque vascelli. La nave sulla quale viaggia Drake, sarà l'unica a superare un viaggio pieno di drammi,  ma così proficuo da far dimenticare la perdita di uomini e imbarcazioni. Drake, al ritorno in patria, è considerato un grande eroe nazionale. Elisabetta è incantata dal bottino che la " Golden Hind " le ha portato. C'è da impazzire di gioia di fronte agli scrigni colmi di pietre preziose, d'oro, d'argento, di perle dal valore incalcolabile. è furto, rapine fatte su tutti i mari, ma la dignità non se ne adonta. La regina ringrazia il pirata con il titolo di Sir Fracis Drake. Nessuno ha mai saputo a quante ammontasse quel bottino, che divise con Drake.

  • 1578. La regina Elisabetta , abbandonato momentaneamente Leicester al proprio destino (mette incinta una delle dame della regina e poi sposa Lettice Knollys, sua vecchia fiamma), riesuma velleità matrimoniali accettando la corte del duca d’Alencon, terzo figlio di Caterina de Medici; Elisabetta lo chiama a corte e ne rimane colpita tanto da trovare per lui un tenero affetto (lo chiamerà "Ranocchio) ma il parlamento inglese non darà mai il consenso al matrimonio a causa delle pretese cattoliche del duca. Caterina capisce e richiama a corte il figlio per trovargli una sistemazione adeguata, l’affetto tra ranocchio ed Elisabetta continua attraverso amorevoli missive ma il 10 giugno 1584 il duca muore di febbre.
  • Estate 1584. Viene assassinato il principe d’Orange. Ritorna alla ribalta la scomoda presenza di Maria sul suolo inglese.

Il segretario di stato Walsingham ha trovato delle lettere compromettenti, probabilmente scritte da Maria, si parla di un altro complotto anche se la sua posizione sarebbe marginale.

Nel frattempo il popolo teme un ritorno del cattolicesimo e preme sulla propria regina affinché essa li protegga: con l’intervento di Cecil promulgati due atti in cui "Si condanna a morte chiunque attenti alla vita della regina anche in modo indiretto" (palesemente contro Maria) , "entro 40 giorni tutti i seminaristi, gesuiti e preti cattolici dovranno abbandonare il suolo inglese".

  • 17 luglio 1586. Walsingham riesce a intrappolare con astuzia Maria, nella congiura detta di Babington, ha in mano una lettera autografa della Stuart che sarà la sua condanna. L’8 ottobre si apre lo scontato processo e il 4 dicembre la condanna è resa pubblica.
  • 1 febbraio 1587. Elisabetta chiede che le venga portato l’ordine di esecuzione. Lo legge rapidamente, lo firma e lo lascia cadere a terra; "E’ addolorata, ma era necessario" si dice di lei. Il 7 febbraio la testa di Maria, sua cugina, cade sotto la lama del Boia dopo 18 anni di prigionia inglese.
  • Aprile 1587. La Spagna sente la pressione dei paesi europei che vogliono siano tutelati i loro traffici nel nuovo mondo dalle incursioni piratesche inglesi. Filippo II comincia a preparare "l’invincibile armada" ma Elisabetta pone nelle mani di Drake la costruzione della propria flotta. Sir Francis gioca d’anticipo e parte per Cadice con poche navi per distruggere nel porto le più belle galere Spagnole, ritardando di un anno l’ultimazione dell’armada.
  • 9 aprile 1588. L’invincibile Armada è pronta a salpare, la vittoria è sicura, "Dio è con la Spagna" . Salpano 130 navi con 30.000 uomini, ma solo 1/3 sono marinai veri. Dopo poche miglia la flotta è costretta a approdare a La Coruna per mancanza di viveri e a causa di una tempesta che ha danneggiato alcune navi; si riparte il 12 luglio.
 

Se queste sono le premesse della spedizione spagnola, non migliore è la situazione in Inghilterra dove alla spavalderia di Hawkins e Drake si contrappongono le ansie di Elisabetta: la Spagna è tuttora la maggiore potenza europea e se volesse potrebbe fare dell'Inghilterra un solo boccone. Il piano degli spagnoli prevede un'invasione a tenaglia: dai Paesi Bassi, Alessandro Farnese, duca di Parma, imbarcherà su enormi chiatte trentamila soldati che invaderanno 1'Inghilterra; l'Armata, con altri trentamila uomini, proteggerà e sosterrà questo attacco scortando la flottiglia di Farnese per il mare del Nord fino alle rive orientali dell'isola dove è previsto lo sbarco. Un piano ben congegnato ma troppo ottimistico poiché non tiene conto delle difese inglesi lungo il canale della Manica e nemmeno delle navi di Howard concentrate per lo più a Plymouth. Elisabetta si augura di concludere sbrigativamente quest'odiosa faccenda senza perdite gravi per nessuno. La flotta, composta da trentaquattro navi fatte costruire da Hawkins e da centocinquanta navi mercantili, le costa ogni giorno molto denaro e su questo chiodo lei batte e ribatte assillando Howard, Drake e Hawkins affinché il conflitto non superi la durata di sei settimane. In luglio gli spagnoli sono avvistati al largo, in Cornovaglia, a poche miglia da Plymouth. è questione di attimi. Non ci si aspetta questo attacco improvviso che potrebbe ripetere la manovra di Drake a Cadice e distruggere la flotta inglese. Ma il tempo è pessimo e la fortuna è dalla parte di Elisabetta.

Una tempesta danneggia uno dei principali galeoni spagnoli, il " Sant'Anna ", e altre navi: il disorientamento e il ritardo che ne conseguono permettono agli inglesi di reagire e, durante la notte, di uscire precipitosamente al largo manovrando per mettersi alle spalle delle navi nemiche. Per gli inglesi il peggio è passato. Il vantaggio viene recuperato e il vento, che soffia da ovest, asseconda la rotta. Gli inglesi sono armati meglio e hanno vascelli leggeri e veloci. La manovra sottovento ha sostituito alla battaglia un inseguimento che impedirà all'Armata di congiungersi alle forze del duca di Parma. Il 27 luglio Medina Sidonia riesce a portare la flotta sino a Calais ma l’esercito del duca non è trasportabile, le chiatte sono poche, le navi che trasportano i viveri hanno gli alberi spezzati, le cose si mettono male. Altre navi vengono abbattute, altre distrutte da una tempesta mentre dirigono a nord, alcuni riescono a riparare sulle coste irlandesi: delle 130 navi spagnole se ne salveranno solo 50, dei 30.000 uomini solo un terzo.
 
  • 8 agosto 1588. L’invincibile armata è in fuga, la regina si reca a Tilbury, sull’estuario del Tamigi dove è concentrato il grosso dell’esercito. Con la corazza e l’elmo sul suo stallone bianco pare la regina delle amazzoni. Con al suo fianco Leicester, passa in rassegna i soldati rivolgendosi a tutti con tono familiare e parole di gratitudine.
  • 20 agosto 1588. La regina partecipa a San Paolo ad una cerimonia di ringraziamento per la vittoria, ha 55 anni e regna da 30 ma è ancora vigorosa. Intorno a lei però i sui fidi invecchiano, Walsingham è malato (morirà nel 1590), Leicester grasso e alcolizzato muore per una febbre improvvisa. Elisabetta piange disperata la scomparsa del suo favorito che non sarà più accanto a lei per adularla e consolarla nei momenti difficili. La regina non cambia mai ed è destinata ad innamorarsi un'altra volta; questa volta il favorito è un certo Walter Raleigh, di 35 anni, capitano delle guardie con un passato glorioso di combattente e pirata. E’ un uomo attraente, simpatico e ambizioso, che conquista Elisabetta con le sue poesie adulatorie (la regina come fa con tutti lo soprannomina "Water" ). La fortuna di Raleigh è però fugace ed il suo posto di favorito viene presto preso da Robert Devereux conte di Essex e figliastro di Leicester (soprannominato a sua volta "Robin" , "pettirosso") con cui ama ballare, cavalcare, giocare a carte e a scacchi. Robert , impetuoso esaspera la sua posizione e tocca Elisabetta nel tasto sbagliato: il denaro. Indebitatosi crede di far risarcire il tutto alla regina, ma si sbaglia; al questo punto i debitori si fanno assillanti e Robert è costretto ad imbarcarsi con Drake per la spedizione di Playmouth.
  • Aprile 1589. Dopo la disgraziata spedizione di Playmouth la regina abbandona le proprie velleità di guerra e si coccola il ritorno indenne dell’amato "pettirosso" a scapito di Releigh che avendo approfittato della situazione viene accantonato per la seconda e definitiva volta; partirà per l’Irlanda.
  • Luglio 1589. Muore in Francia Enrico III , assassinato da un frate, e sale al trono Enrico di Navarra (ugonotto) con il nome di Enrico IV e la benedizione di Elisabetta. Nel frattempo nel proprio regno ricomincia la persecuzione ai cattolici e soprattutto nei confronti degli intolleranti gesuiti. Protagonista negativo di questa storia è Richard Topcliffe che con torture e malvagità varie caccia i preti senza tregua.

Elisabetta non vuole avere sulla coscienza queste morti e, convocato il consiglio ordina la sospensione di queste atrocità Urlando "Non voglio più !! "

  • Gennaio 1593. Robert riesce ad entrare nel consiglio e Lord Burghley lascia il posto di segretario all’intraprendente figlio Robert Cecil appena rientrato dai suoi studi all’estero.
  • 1595 La guerra con gli spagnoli continua ma è l’ora della riscossa: quattro galeoni si dirigono verso la costa della Cornovaglia, bruciano il porto di Penzance, rapinano quel poco che c'è da rapinare, e se ne vanno. è solo un avvertimento ma sufficiente perché gli inglesi si spaventino ed Elisabetta si accorga che, dopotutto, le coste non sono inviolabili. In fretta Drake e Hawkins salpano per una delle loro spedizioni punitive, che stavolta si concluderà tragicamente per entrambi, e la regina riconsidera 1'eventualità di rispondere per le rime . Il raccolto è misero e una crisi economica senza precedenti è alle porte ma bisogna riarmarsi e proteggere il Paese da una Spagna sempre più inferocita.
  • marzo 1596. I preparativi sono appena cominciati quando navi spagnole, provenienti dai Paesi Bassi, bloccano il porto di Calais e assediano la città. è come avere i nemici in casa. Essex si precipita a Dover pronto ad attraversare il Canale, sa che è questione di ore: se si vuole salvare Calais, dice, bisogna muoversi subito. Ma Elisabetta non regge alla tentazione di mercanteggiare con Enrico IV questa operazione e propone il suo aiuto all'alleato francese a condizione di riavere poi Calais, 1'antico avamposto perso da Maria. Enrico IV, tutto sommato, preferisce che a Calais restino gli spagnoli. La risposta che dà agli inglesi è uno sberleffo. "Meglio il morso di un cane  che il graffio di una gatta" cioè meglio Filippo che Elisabetta.

Benché furibonda, la regina pensa che Calais valga comunque il disturbo: Essex ottiene il via per attraversare il Canale e affrontare gli spagnoli ma all’ultimo momento ci ripensa e abbandona il campo e i francesi. Calais è persa per sempre.

  • 3giugno 1596 .La miglior difesa è l’attacco e la regina risponde assalendo gli spagnoli a casa loro; al comando di Essex e del redivivo Raleigh, ottanta navi inglesi assaltano la città di Cadice che cade in poche ore ma senza essere depredata ne data alle fiamme; Essex e "Water" -a parte il comportamento esemplare-  non si accorgono però di alcune navi cariche di tesori approdate poco distante che però vengono date alle fiamme dagli stessi spagnoli. Elisabetta è infuriata per le perdite economiche della spedizione ma la sua fama fa il giro del continente ( a Roma il papa dice "Che gran donna sarebbe se fosse anche cattolica".
  • 4agosto 1598. All’età di 68 anni muore Burghley uomo incorruttibile e geniale che per oltre 40 anni è stato lo spirito della regina e perciò della stessa Inghilterra. A pochi mesi di distanza morirà il grande rivale Filippo II, Elisabetta è sempre più sola e la sua vanità non tollera di vedersi invecchiare.
  • febbraio 1601 Essex, dopo le sfortunate vicissitudini per sedare le rivolte in Irlanda, cade in disgrazia anche agli occhi della regina e perde la testa. Vuole salvare il suo onore e prende consiglio da persone sbagliate che lo aizzano contro la corona con l’intento di dare una lezione alla regina; ma la posta in gioco è molto più alta e forse Essex non lo sa: una cospirazione ai danni di Elisabetta con tanto di regicidio. L’8 del mese si organizza l’adunata di 300 armati che viene però scoperta dagli informatori di Cecil, Robert viene chiuso nella torre e processato, Il 25 febbraio verrà decapitato ed Elisabetta commenterà con freddezza : "Stupido ingrato, ha giocato ed ha perso, aveva mancato di rispetto alla donna, ma lo avevo avvisato di non colpirmi come regina. In certi casi bisogna mettere da parte i sentimenti ed adottare soluzioni estreme". Comunque il vuoto lasciato da Robert sarà per lei incolmabile.
  • Marzo 1603. Le condizioni di salute di Elisabetta si aggravano, aumenta la febbre ed i dolori al petto , si accorge che la fine è vicina ma "Gloriana" non ha paura di morire e non ha nemmeno intenzione di pronunciare il nome del suo successore: sarà Dio a decidere e lei sarà regina sino alla fine. Il 25 marzo spira nel sonno e subito in mattinata molti cavalcano verso nord per avvisare Giacomo di Scozia il nuovo Re. Muore così la prima regina protestante d’Inghilterra, la donna che ha portato con devozione e astuzia la propria patria alle porte del XVII secolo di cui ne sarà tra l’altro una delle protagoniste; forse, però, con lei finì un epoca.


copy.jpg (466 byte)Francomputer & Autore  Roberto Rini

FINE

L’EPOCA ELISABETTIANA
nell'ECONOMIA, nella CULTURA, nelle ARTI

SEGUIRA'   PROSSIMAMENTE...........

VEDI TABELLA INGHILTERRA


ALLA PAGINA PRECEDENTE

Ritorno a Città e Personaggi

Ritorno a Cronologia