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TABELLA 2
( dall'anno 3500 al 550 a.C. )

SCI - BARCHE - NAVI - GEROGLIFICI - SCRITTURA - ALFABETO - PENNA D'OCA - BULINO - ARATRO - NAZIONE STATO - VINO - VITE - BIRRA - OLIVO - OLIO - TORCHIO SPREMITURA - CANDELE - STRUMENTI MUSICALI - ARPA - DIGA - SAPONE - SEDIA - SEGA - GUERRA - MISURE - CALENDARIO SOLARE - MONUMENTI - PIRAMIDI - MENIR - MEGALITI - CROMLECH - DOLMEN - SCULTURA - LETTERATURA - PAPIRO - PERGAMENA - VETRO - FINESTRE . PRODUZIONE LASTRE VETRO - ASFALTO - BITUME - COMPASSO - LEGNO COMPENSATO - GALLERIA - FOGNATURA - CAVALLO - BOTTONE - BOTTONE AUTOMATICO - SPECCHIO METALLICO - FORBICE - MANTICE - TELEGRAFO - PALLA - CALCIO - PALLONE - PALLONE COL BRACCIALE - ASTRONOMIA - ASTROLOGIA - ANELLO - FEDE - OSSERVATORIO ASTRONOMICO - PLANISFERO TERRESTRE - PLANETARIO ASTRONOMICO - LEGGI - INSEGNAMENTO - SCUOLE - MEDICINA - ALFABETO - GUERRA NAVALE - TINTURE - COLORI - VERNICI - DAMA - SCACCHI - NAVIGAZIONE - NAVI - BIREMI - TRIREMI - CARTE GEOGRAFICHE - CARTE ROMANE - PORTOLANI - CORAZZA - ARMATURE - PATTINI SU GHIACCIO - PATTINI A ROTELLE - COSTITUZIONE - OMBRELLO - MACCHINE D'ASSEDIO - OLIMPIADI - ARCO - VOLTA - ANCORA - ACQUEDOTTI - AQUILONE - ZOO - MERIDIANE - PROTESI DENTARIE - DENTI ARTIFICIALI - DENTIERE - DENTIFRICIO - BIBLIOTECHE - MONETE - TEGOLA - ECLISSI - ELEMENTI - TORNIO

ANNO 3000 a.C.

____ SCI - L'uso degli sci sembra sia stato il più antico mezzo di locomozione inventato dall'uomo, prima ancora della ruota. Un'incisione rupestre all'isola di Rodoy in Norvegia databile nel 3000 a.C. raffigura uomini che hanno ai piedi degli sci. A confermare questa scoperta, in una torbiera di Hoting in Svezia, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni di conservazione databili 2500 a.C.
Ma sembra che l'invenzione dello sci e insieme della slitta, affonda nella preistoria e che perfino la prima e originaria colonizzazione dell'America sia avvenuta proprio con gli sci ai piedi. Alcuni grandi esploratori e storici (Luther, Nansen) studiando le origini degli sci, fanno risalire questa invenzione nella zona della Siberia e della Mongolia. Precisamente nella zona degli Altai. Fu qui che si formarono - prima della fine dell'ultima era glaciale - due correnti migratorie: una verso la Manciuria e proseguendo attraverso lo stretto di Bering ghiacciato entrarono nell'Alaska poi in Canadà colonizzando il continente; mentre l'altra dirigendosi a ovest attraverso la Siberia sarebbe pervenuta nei paesi scandinavi sul Baltico. (Non dimentichiamo che si possono percorrere con gli sci ai piedi dai 300 ai 400 chilometri al giorno. Il record é del finlandese Rantenen con 401,28 km. Quello femminile detenuto da Kainulaisen é invece di 330 chilometri. Poi non dimentichiamo l'impresa dello stesso Nansen (direttore del museo di Bergen) che nel 1888 in 39 giorni raggiunse la Groenlandia, la attraversò interamente e raggiunse la baia di Baffin (America). La teoria di Luther e di Nansen è avvalorata dal rinvenimento di questi attrezzi (sci e racchette) nelle tribù athabasca del Canadà che hanno una straordinaria somiglianza a quelle in uso nelle popolazioni arcaiche in Islanda, in Finlandia, in Lapponia ed infine dopo aver fatto mezzo giro del mondo rinvenute proprio nel nord-est asiatico in Manciuria e nella punta estrema della Siberia.
Una saga norvegese narra che il paese venne occupato circa 8000 anni fa da un popolo di sciatori venuti dal nord-est. Mentre una cronaca della Cina Manciù, nella regione di Mukden (nello Shen-Yang)  narra l'incontro di un gruppo di cacciatori con delle assicelle di legno con la punta ricurva fissate ai piedi con dei lacciuoli, che scivolavano velocissimi sulla neve aiutandosi con due bastoncini. Luther ha pure scoperto nell'arcaico alfabeto cinese un ideogramma che significa e indica un preciso attrezzo: la "tavoletta per scivolare". Veri specialisti degli sci (dato l'ambiente) furono però i Lapponi; circa 2000 anni fa calzavano uno sci lungo e sottile, quasi come quello attuale nel piede destro, mentre nel sinistro ne calzavano un altro più corto con sotto una pelle di foca, usato per appoggiarsi e darsi la spinta.  Questo particolare mezzo di locomozione era ancora in uso in Lapponia fino all'inizio del nostro secolo. Una cronaca Norvegese ancora del 1200 narra che in una famosa battaglia (quella di Isen) i soldati calzarono gli sci. Ma é tre secoli dopo che in Svezia inizia la vera leggenda dello sci. Re Gustavo I di Vasa, convinto di aver perso la guerra contro i Danesi fuggì verso la Norvegia, mentre i suoi sudditi ritornati alla riscossa avevano ripreso in mano la situazione nel paese. Due di loro per dargli la bella notizia e farlo tornare indietro, per raggiungerlo percorsero senza mai fermarsi 89 chilometri. (In memoria della leggendaria "galoppata" nel 1923 é stata istituita la famosa Vasa-loppet).
Il primo manuale-trattato di sci che si conosca (come si fabbricano e come si usano; insegnandolo perfino con delle illustrazioni) è quello di un vescovo svedese Olaus Magnus, che però rientrando in Italia dai Paesi nordici pubblica il volume a Roma nel 1555. Quel trattato rimase nell'Urbe una bizzarria e nulla più.
Una prima mostra di sci lapponi si svolse in una Fiera Commerciale nel 1636 a Worms, ma anche qui molti dei visitatori presero quelle assicelle come una stramberia degli uomini delle nevi, attrezzi adatti ai primitivi del nord. Nelle valli alpine italiane gli sci invece arrivarono con moltissimo ritardo, ma non in una zona molto limitata della Carnia per una singolare circostanza: nella Guerra dei trentanni partecipò un gruppo di soldati scandinavi, che alla pace di Westfalia del 1648 rimasero in Carnia (Cortina e dintorni) trapiantandovi così questo costume che non fece molta presa sui nativi, anche perchè grandi distese di terreno piano innevato come nei paesi nordici non ce ne sono, ci sono valli e montagne; i valligiani indigeni alla prima discesa ruzzolavano, e sappiamo tutti, quanto bisogna insistere senza scoraggiarsi per stare in piedi con gli sci. I montanari rinunciarono subito a imparare pensando che quelli erano "diavoli", già nati con gli sci ai piedi, quindi inutile insistere a volerli imitare. Anche se col tempo i "Cortinesi" diventarono poi dei grandi campioni. Il resto d'Italia dovrà aspettare più di due secoli, e per merito di un altro "diavolo", "el diau". L'ing. Adolf Kind (Coira 1848 - Bernina 1907) Svizzero, di antica origine Walser, arrivò a Torino nel 1890. Vi aprì una fabbrica di lucignoli incurante della diffusione delle lampadine alimentate dalle centrali idroelettriche che Giovanni Giolitti disseminava in tutto il Piemonte.
Ma Adolf Kind ci interessa per la sua intraprendenza, non tanto industriale quanto sportiva. Di ritorno da uno dei suoi viaggi, un giorno del 1897, portò infatti con sé dalla Svizzera (qui esistevano  artigiani che già firmavano i propri sci) ) un paio di ski di frassino marca JAKOBER , il cui uso Kind illustrò nel salotto di casa agli sbigottiti amici, poi cominciò a portarli a Bardonecchia, e lui che era già partico esibendosi con grande abilità nei pendii insegnò loro i primi rudimenti. Facciamo notare che aveva già 50 anni! Si dice che i montanari che per primi videro quell'uomo scendere leggero dai pendii, skivolando sulla neve, rosso in viso e con una fluente barba bianca, scapparono gridando spaventati: "el diau, el diau". Un buon diavolo però, la cui passione per la montagna fece nascere in breve tempo vari Ski Club in Italia (per la nascita di questi Club e le prime gare di sci vedi la pagina dedicata in "Sport Sci").



____ BARCHE - Le prime imbarcazioni sono di un'epoca molto più antica di questa data, si pensa al 7.500 a.C.. Ma erano più che altro una specie di piroga, ricavate da tronchi cavi o svuotati, oppure erano zattere che abbiamo già accennato nell'anno 6000 a.C. Vere e proprie costruzioni di natanti si hanno invece in questo periodo sulle sponde del Nilo. La civiltà egizia era nata del resto esclusivamente lungo le rive di questo enorme, lungo ma anche placido fiume, facilmente navigabile. Formandosi la Nazione-Stato, la via d'acqua rappresentava l'unico modo per fare scambi (la ruota pur conosciuta dai vicini Sumeri fu dall'Egitto sempre poco utilizzata, perchè più che strade, utilizzava la grande via d'acqua e una miriade di canali nell'immediato entroterra). Occorrevano quindi per lo scopo dei natanti, capaci di trasportare grossi carichi oltre che persone da una città all'altra. Purtroppo in Egitto non esistevano foreste, e quindi il legname per costruire barche era del tutto assente. Ricco l'Egitto era invece di enormi canneti, le famose piante chiamate "papiro". Utilizzarono questi e altri tipi di grossi giunchi legandoli con dei cordami pure questi vegetali, creando così dei natanti leggeri ma molto pratici, che nella dolce superficie del fiume senza turbolenze filavano lisci per tutto il suo corso. Solo più tardi, con le stesse barche, costeggiando le coste si avventurarono nel Mediterraneo, raggiunsero il Libano e scoprirono il famoso e resistente legno cedro e costruirono vere e proprie navi, pochi esemplari che fra l'altro utilizzarono poco: gli Egiziani rimasero legati al loro Nilo, e su questo le modeste imbarcazioni seguitarono per oltre tre millenni a scivolare a valle o a risalirlo utilizzando controcorrente anche delle vele quadre, ma pure queste in giunco (nell'immagine).
____ NAVI - Cominciano a chiamarsi così nel 2500 a.C. le imbarcazioni che navigano nei mari del Mediterraneo orientale. Il nome sembra derivare dall'antico sanscrito "nav-ate" = muovere). Sono in legno robusto, con chiglia e fiancate, hanno vele quadrate in tela. Mille anni dopo (dal 1500 al 1000 a.C.) sono i Fenici a realizzare con i legni del Libano (cedri ecc.) navi a chiglia tonda, che utilizzano nei commerci, sono quindi già navi mercantili, fornite di spaziose stive per i carichi. Inizialmente sono a vela e navigano fiancheggiando le coste, quando inizieranno a navigare in mari aperti e a orientarsi con le stelle, per non cadere in bonaccia e restare fermi e isolati in mezzo al mare giorni e giorni, alle fiancate aggiunsero i rematori. Nel 700 a.C. i cantieri navali fenici già costruivano le prime biremi, e nel 600 a.C. le triremi, nelle quali potevano essere sistemati dai 120 ai 200 rematori.
Dai Fenici il dominio del mare e gli scambi commerciali, dal 600 al 400 a.C. passano ai Greci. Nei loro cantieri navali vengono costruite navi ancora migliori e più grandi di quelle fenicie, con ponti, stive, fiancate con 3, 4, e anche cinque ordini di remi, e un più efficente timone a remo.
Termina la dominazione marittima greca, si fa senpre più incontenibile quella Romana, che nel 100 a.C. ha già navi mercantili enormi, lunghe anche 50-60 metri, del peso di circa 450 t., dotate di vela quadra nell'albero maestro, ma anche di vele più piccole a prora, e in seguito adottarono il fiocco, una vela triangolare chiamata "vela latina". Ma i remi sono sempre presenti azionati dai numerosi schiavi che le grandi campagne militare forniscono in abbondanza.
Dopo la caduta dell'impero Romano, i barbari che dominano sia l'impero d'Occidente come quello d'Oriente non hanno nè vocazione né predisposizione alla navigazione. Quasi tutti i cantieri navali mediterranei cadono in disuso, sono abbandonati, scompaiono. Con la dominazione araba dal 600 all'anno 1000, tornano i commerci, i cantieri della costa africana e quella spagnola tornano a fiorire, le navi sono sempre quelle, anche se più possenti, confortevoli, dotati di strumenti. Negli ultimi anni del 1100, iniziano le "Crociate", occorrono navi, e sono pronte a rispondere all'appello con i loro cantieri Genova, Pisa, Venezia, Amalfi. I 200 anni di dominazione del Regno Latino d'Oriente (Egitto, Grecia, Bisanzio) permette alle quattro città di trasformarsi in potenze marittime; a primeggiare la potente Serenissima. I cantieri navali di Venezia sono la prima industria della città lagunare; e vara navi di ogni tipo, fino a tre alberi, con vele latine (triangolari), timone a poppa, attrezzature complete.
Siamo alla vigilia delle grandi esplorazioni oltre gli oceani. Le navi a vele sono sempre più grandi; nascono i galeoni, le fregate, le caracche a due tre alberi, a due castelli, che hanno già nei ponti e lungo le fiancate batterie di cannoni. La dominazione dei mari dopo il primo periodo portoghese e spagnolo passa agli inglesi che realizzano nuovi scafi, veloci, snelli, con una chiglia e un pescaggio diverso. A utilizzarle i pirati del mare, che spesso sono agli ordini della stessa regina, e i bottini vanno a riempire i tesori di stato. Denari che li utilizza bene. Inizia a diversificare le costruzioni navali, quelle commerciali distinte da quelle di guerra. Nasce insomma la "marina di guerra", una potenza incontrastata quella inglese su tutti i mari del mondo, esercitando il colonialismo e l'imperialismo, fino alla seconda guerra mondiale, quando emerge possente quella degli Stati Uniti d'America. (per "navigazione" vedi anno 1000 ) - (per i "battello a vapore" vedi 1787 ) - (per le "navi corazzate" vedi anno 1862 ).


____ SCRITTURA (vedi sotto)
____ ALFABETO - (vedi sotto)
____GEROGLIFICI - La scrittura, prima di essere una sequenza di lettere, è un segno, e se prima nel linguaggio si erano -per dare un nome alle cose- create delle parole usando dei semplici suoni modulati della voce, anche il segno seguì la stessa procedura, invece dei suoni "modularono" il segno. Di segni, sottoforma di graffiti esistevano da qualche decina di migliaia di anni. Alcuni molto semplici già davano l'idea che cosa volevano rappresentare perchè erano essenzialmente abbozzi di figure abbastanza note. Una antica leggenda narra come nacque il primo geroglifico "ideo-pittografico". Un pastore con il figlio muto si trovava lontano da casa, preso da un attacco d'asma gli occorreva con urgenza quella pozione che sua moglie gli dava in quelle circostanze per riprendersi; non potendosi muovere pensò di mandare il figlio, ma quello era muto, come fare? Prese una pietra, disegnò sopra una piccola ampolla - dentro la quale la moglie conservava la pozione - e mandò di corsa il figlio a casa; la moglie avrebbe subito capito.
Erano dunque segni pittorici ideografici, in molti casi comprensibili perchè i pochi segni raffiguravano poche cose. Il problema nacque quando le cose furono molte. Non si poteva rappresentare ogni cosa con un disegno, inoltre non tutti erano all'altezza di capirne il significato; per associare il disegno a una cosa come minimo quella cosa dovevano averla vista almeno una volta. Proviamo a pensare se uno - dopo averlo visto solo lui - tornando al villaggio dopo un lungo viaggio voleva descrivere un vulcano in eruzione. Poteva disegnare con pochi segni, una montagna con in cima del fumo, ma l'altro non capiva, non avendo mai visto un vulcano in attività.

Bisognava elaborare un sistema fonetico, e questo fu molto simile al primo, cioè pittorico, ma con dei simboli. I Sumeri di sistema ne inventarono uno: il cuneiforme; una serie di segni a forma di cuneo, che disposti in un certo modo avevano valore tanto ideografico quanto fonetico. Nel fare questi segni utilizzavano uno stilo che produceva appunto segni a cuneo su una tavoletta di argilla molle. Nel diventare più stilizzati, questi segni, persero la loro funzione pittorica e ideografica e assunsero solo più a un significato sillabico volendo legarsi i letterati sumerici al fonetico, dandogli una simbologia. La difficoltà era che non tutti potevano memorizzare centinaia e anche migliaia di simboli diversi, cosicchè quando apparve quello fenicio, gradualmente il cuneiforme fu soppiantato, e fu quello su cui si modellarono in seguito quelli degli altri popoli.
Sicuramente quando qualcuno riferì che i Fenici con 22 lettere riuscivano a scrivere ogni cosa, l'incredulità fu tanta, e probabilmente qualcuno disse che "era impossibile", che quella era proprio una bella storiella di qualche ciarlatano.

-- GEROGLIFICI - Anche gli Egiziani contemporaneamente ai Sumeri (ma la disputa di chi inventò la scrittura è ancora attuale) s'inventarono qualcosa di simile: prima pittorica-ideografica (volendo scrivere "Sole" lo si indicava con un disco stilizzato) chiamata scrittura "geroglifica", poi ideogrammatica che era in sostanza sempre ideografica, ma corrispondeva a un suono; cioè ogni rappresentazione ideogrammatica aveva un suono corrispondente. E il suono di ciò che si rappresentava con una figura acquistava il valore di una sillaba e veniva usato per comporre altre parole. Il sistema anche se restò alla base della scrittura egiziana, di modifiche ne ebbe molte, aggiungendo - in quella "demotica" segni fonetici per facilitare la lettura, ma non diede mai luogo a una vera a propria notazione alfabetica. Servì solo più tardi - tremila anni dopo, nel 1799- a decifrare i migliaia e migliaia di geroglifici anche di antichissima data.
Questo perchè col tempo gli egiziani in quella antica "pittorica-ideografica" si erano industriati a renderla o più dotta o più facile; ne avevano formata una "jeratica" usata dai sacerdoti (alla portata di pochi); sullo stesso tipo, ne formarono poi, un'altra, chiamata "demotica", perchè alla portata di tutti (demos significa popolo). Così quella "geroglifica" vera e propria si relegò all'uso delle iscrizioni monumentali, quella "jeratica" per compilare i manoscritti e quella "demotica" per compilare gli atti pubblici che tutti dovevano capire. La prima era, dunque, figurativa, volendo solo esprimere l'immagine dell'oggetto di cui voleva suscitare l'idea; la seconda simbolica, volendo esprimere idee astratte; l'ultima popolare volendo non rappresentare idee ma cose pratiche.

-- ALFABETO - Quella alfabetica fenicia ricordata già sopra, anch'essa non ha una precisa paternità, si accenna ai Sinaiti; la tradizione cinese l'attribuisce al dotto Ts'Ang Scian; al dio Nebo la tradizione assira; a Brahama la tradizione Indù; al mitico re Tothe in Grecia; così via. Ma con ogni probabilità - perchè sono i più antichi reperti giunti fino a noi - la tradizione classica attribuisce ai Fenici l'invenzione della scrittura fonica, cioè costituita da segni ognuno dei quali è corrispondente a un suono della lingua parlata. Lo straordinario fu che usarono solo 22 segni - che oggi chiamiamo alfabetici- per scrivere chiaramente ogni parola; e non più con lo stilo su materiale duro, né occorreva abilità per fare figure come i geroglifici, ma si cominciò ad usare un semplice pennellino e un calamaio d'inchiostro; questo era noto e in uso presso gli Egizi fin dal 3000 a.C., che era ottenuto a caldo mescolando nerofumo (prodotto dalle lampade a olio), acqua e resina come collante per renderlo indelebile).
Non sappiamo esattamente quando iniziò questo tipo di scrittura, ma la più antica iscrizione fenicia è del 1650 a.C., . perchè è di quel tempo una iscrizione funeraria del locale re Shaphatba, rinvenuta negli scavi della città fenicia di Byblos.


L'idea ebbe una diffusione rapida e larghissima, ma ad avvantaggiarsi più di ogni altra contrada furono i greci che con i Fenici avevano per via dei commerci frequenti rapporti. Infatti, le prime lettere alfabetiche che comparvero in Grecia sono del X-IX secolo a.C. Da quelle le mutuarono prima gli Etruschi poi i Latini. (vedi in ETRUSCHI "l'alfabeto Cretese lineare A" )
I greci diedero un grosso contributo alla formazione dell'alfabeto, quando vi aggiunsero i segni delle vocali. Da questo risultò l'alfabeto greco classico.
Come oggi Internet, ieri il libro stampato, anche l'introduzione della scrittura fu biasimata. Nel Fedro di Platone si narra del mitico re Toth cui si attribuiva l'invenzione della scrittura e di un re egiziano che esprimeva al suo dio la diffidenza sull'uso della scrittura, soffermandosi sul "grave danno" che avrebbe potuto procurare: "gli uomini apprendendo le cose dalla scrittura (e non da racconti orali da memorizzare) non eserciteranno più la memoria impoverendo così l'inventiva". (vedi pagina I PRIMI ALFABETI)
____ PENNA D'OCA - per scrivere - Lasciamo da parte gli stiletti per incidere su tavolette di argilla sia in Egitto come in Mesopotamia e occupiamoci invece dell'attrezzo che proprio gli egiziani usarono per riportare su papiri o su stoffe i loro primi geroglifici. Utilizzarono duri steli di vegetali vuoti e appuntiti intinti in inchiostri colorati anch'essi vegetali; oppure utilizzavano il nero ottenuto mescolando fuliggine dei lumi (nerofumo) con acqua e una particolare resina che fungeva come collante. Questa tecnica con poche variazioni continuò per oltre 3000 anni. Nel 500 d.C. in Europa alcuni iniziarono a usare penne d'oca ed anche questa fu piuttosto longeva, resistette per 1300 anni, fin quando nel 1830 un inglese - Perry - inventa il "pennino". Nel 1884 un americano la "stilografica" (vedi anno 1884 "STILOGRAFICA"- vedi anno 1938 "PENNA A SFERA")

____ BULINO - (o bolino) Non conoscendo ancora il metallo, i primi erano già presenti in questo periodo realizzati con pietre scheggiate molto aguzze, per incidere oggetti d'osso. Con l'avvento dei metalli, ma soprattutto quando furono realizzati i primi acciai molto duri, l'arnese fu un indispensabile strumento degli orefici incisori (l'etimologia è incerta, ma alcuni linguisti la fanno risalire agli orefici longobardi, con la radice del celtico "bor" = punta, in tedesco "bohere"= trapanare, in inglese "bohren" =forare ). Dal XV secolo in poi (fino all'avvento dell'acquaforte, della litografia, e in seguito dei cliche fotografici) il bulino in duro acciaio - con varie punte - divenne essenziale nell'arte dell'incisione grafica, indispensabile per illustrare i numerosi libri che con l'avvento della stampa iniziarono a diffondersi. Il tramonto dell'arnese iniziò quando si cominciò ad usare alcuni acidi mordenti su superficie metalliche trattate, dove è possibile disegnarci sopra (in seguito anche fotografarci) in modo naturale, poi è l'acido a scavare l'incisione nel metallo.


____ ARATRO - Intorno a questa data veniva usato dai Sumeri in Mesopotamia; è infatti raffigurato in un bassorilievo rinvenuto nella necropoli di Ur, nella Caldea, databile IV millennio a.C.. Mentre in alcune pitture tombali egiziani del primo Regno sono riportate scene di lavori campestri in cui è già presente l'aratro. Consiste in un grosso bastone di legno biforcuto curvato in punta e che, messo al traino animale o umano, affonda nel terreno, lo rimuove e nel contempo traccia un solco in cui vengono poi messi a dimora i semi. Serve quindi a dissodare il terreno, ad esporlo agli agenti atmosferici, a seppellire le erbacce o i resti dei raccolti precedenti, ad aumentare i fattori nutritizi occorrenti al nuovo seme.
Fu l'attrezzo più importante della storia della civiltà,
Nel 500 a.C. con a disposizione il bronzo gli aratri cambiarono anche la foggia: furono realizzati a punta, pesanti, capaci di penetrare più a fondo nel terreno. Nel II secolo d.C. con a disposizione una buona fucinatura del ferro l'aratro compare munito di una grossa lama verticale che taglia il terreno (coltro) e una triangolare affilata (vomere). Più tardi gli si aggiunse il "versoio" che ha la caratteristica di riversare ai lati del solco la terra arata.
Dello stesso periodo dei primissimi aratri è anche il giogo, un attrezzo di legno sagomato, applicato al collo dei bovini per sottoporli in coppia al lavoro di traino dell'aratro, di un carro o altro. I cavalli - ancora sconosciuti - furono utilizzati nell'aratura solo a metà del secondo millennio. (vedi "cavallo" anno 2000 a.C. - e vedi "finimenti", "collari", "staffe" e altro nell'anno 900 d.C.)

ANNO 3100 a.C.

____ NAZIONE - STATO - L'unione, la prima cooperazione dei singoli uomini, poi delle famiglie, delle tribù, dei clan, avevano creato le prime comunità, i primi villaggi, indipendenti da altri. Ma ognuno pur trascorrendo la propria esistenza nel proprio territorio, la vita e le attività erano condizionate da altri villaggi, e spesso ne dovevano subire anche le conseguenze. La maggior parte delle popolazioni sorgevano sulle rive dei fiumi, e questi per quanto ci si adoperasse per arginarli, o si impiegassero sommi ingegneri per costruire utili canali di irrigazioni per l'agricoltura, diventavano lavori inutili se a monte di quel fiume altri villaggi prelevavano acque provocando la mancanza di flusso delle stesse a valle. Dannosi poi se i villaggi a monte non curavano letti a argini quando le piene stagionali si abbattevano su altri villaggi a valle distruggendo ogni cosa. Necessaria era quindi una unione, con un unico governo che guidasse e disciplinasse i lavori di carattere generale, e nel contempo prelevasse da ogni villaggio l'onere necessario per affrontarli i lavori. Una di queste prime civiltà agricole il cui fiume rappresentava la vita, era l'Egitto, interamente adagiato nelle rive del Nilo per quasi mille chilometri. E per le ragioni sopra esposte (secondo Menetone che scrisse una storia dell'Egitto intorno all'anno 300 a.C.) nel 3100 le città stato lungo il fiume, dal basso all'alto Egitto, erano tutte unite, e sotto un unico regno del mitico faraone Menes (o Mene) - capostipite della prima dinastia .
Gli scambi matrimoniali tra gruppi vicini contribuì ad instaurare relazioni amichevoli, attraverso la diffusione dei legami di sangue su una vasta area, e come oggi sappiamo in breve tempo tutti i villaggi, tutte le città stato, presentarono una lingua e una cultura comuni. A Menes convenzionalmente si attribuisce la nascita della prima nazione del pianeta Terra. Con la città-stato inizia la storia e lo sviluppo di tante, diverse civiltà. La struttura che segna il passaggio dalla libera tribù primitiva allo stato organizzato, diventa a piramide, ai due lati della base contadini e schiavi, su un gradino più alto artigiani e mercanti, più in alto ancora sacerdoti e capi militari, e al vertice il Re.

ANNO 3000 a.C.
____ VINO (vedi sotto)
____ VITE - La vite ha origini antichissime, foglie e semi sono presenti nei fossili risalenti all'Era Terziaria. Alcune specie di piante selvatiche prosperavano nelle rive del mar Caspio, nel cosiddetto "paradiso terrestre" (è stata specificatamente individuata come originaria di questa zona, nel Turkmenistan, sulle sponde del Caspio) e fu probabilmente in tale area che la pianta verso il 3000 a.C. fu sottoposta in principio a coltivazione dopo averne scoperte le molte gradite caratteristiche inebrianti. Si estese nella Mesopotamia, da qui in Egitto, attraverso il Caucaso verso le rive del mar Nero e quindi in seguito in Grecia. Quando furono utilizzati i suoi grappoli per farne del vino esistono solo molte leggende: nettare regalato dagli dei e mille altri racconti pittoreschi. Verosimilmente verso il 6000-5000 a.C. l'idea venne dal caso, e fu quando un recipiente contenente uva (usata come frutto) fu lasciato da parte per una dimenticanza; che il suo contenuto fermentò grazie all'azione naturale dei suoi microrganismi; che una qualche persona curiosa assaggiò e trovò di suo gradimento il succo fermentato; e volle ripetere deliberatamente il procedimento ottenendo altro succo.
Alla stessa data la vite e quindi anche il succo era conosciuta in Egitto, ma destò solo l'interesse della classe sacerdotale, e anche se erano ormai divenuti molto esperti nella vinificazione il vino non si diffuse mai come bevanda popolare. Non così nell'area mediterranea dove la coltivazione della vite ebbe vasta diffusione, favorita dal clima ideale, nè troppo secco nè troppo freddo. In Tracia e in Anatolia prima, in Grecia poi. Ma la vite era presente in Tracia già da un paio di millenni, prima che i greci vi giungessero
"saltando da un 'isola all'altra da una città all'altra, gonfiandosi come ranocchi in uno stagno" scrisse un antico. Infatti Dionisio (Bacco per i Romani) non è di origine greca ma Trace. Alcune testimonianze storiche sono quelle di Omero che ci narra che navi Traci portavano quotidianamente a Troia del buonissimo vino trace, "un nettare!". Luogo per eccellenza doveva quindi essere il mar Nero, alle foci del Danubio, e più precisamente a Varna nei villaggi palafitticoli, dove esistono reperti dell'antichissima civiltà Tracia (ancora tutta da scoprire). Da lì i Greci la importarono, e in seguito la esportarono nelle prime esplorazione a sud della penisola Italica, o in Toscana tramite gli Etruschi. Ma le primi viti non giunsero nè in Toscana nè a Roma da quella strada. I Traci palafitticoli, proprio da Varna risalendo dal 2000 al 1000 a.C. il Danubio, stanziandosi con i loro villaggi palafitticoli nei laghi prealpini, lì coltivavano già la vite; poi discesi fra il 1000 e l'800 a.C. nella pianura padana, in Toscana e infine a nel Lazio (vedi: inizio Storia di Roma), furono loro i primi coltivatori. A Ledro (Tn) dove esistono ancora oggi le fondazioni di un antico villaggio palafitticolo databile 1400-1200 a.C. sono stati trovati grossi depositi di vinacce che indubbiamente servirono a fare del vino, e forse usato perfino per fare un distillato, un tipo di alcool, che era ricavato non solo da vinacce ma anche da altri frutti e bacche. Si è anche propensi a credere che i villaggi venivano posti proprio dove c'era abbondanza di bacche e terreni ideali alla coltivazione della vite.
Nei primi anni dopo la fondazione di Roma la viticultura era appena conosciuta e poco praticata; e sebbene i "Vinalia" compaiono nel calendario di Numa, fin dall'epoca repubblicana (509 a.C.) la vite non era coltivata a grande dimensione. Ci sono poi "storie" nel periodo del regno che indicano il vino come un medicinale, e ve ne sono altre più tarde che accennano a una proibizione della coltura della vite e della relativa bevanda, anche se ormai la vite si era diffusa in tutte le regioni e il vino era diventato popolare in ogni ceto. Tuttavia quelli locali italici quindi non importati non erano di grande qualità, la comparsa del primo grande vino italico era l'opimiano prodotto solo nel 121 a.C., seguito da altri vini che divennero poi famosi come il falerno. La migliore tecnologia, i terreni più adatti, una selezione migliore, trasformarono molti vini italici nei migliori vini del Mediterraneo soppiantando quelli greci che usavano nella vinificazione metodi antiquati, inoltre la scarsa produttività greca non era più in grado di soddisfare la forte domanda di Roma e di tutti i romani in quei paesi dove il dominio romano si era esteso.
Caduto l'impero Romano, il consumo del vino subì un arresto per l'intero medioevo, con la vite coltivata solo più dai monaci fino all'anno Mille; dopo questa data, si riprese la coltivazione e il vino tornò ad essere presente anche sulla tavola del più umile popolano. In Piemonte la produzione e vendita del vino, fino agli anni della dominazione austriaca (1848) rappresentò una delle fonti principali dell'economia della regione.
Perfezionatasi anche la distillazione, nel 1500 furono gli scozzesi e gli olandesi i grandi produttori, che iniziarono a ricavare il distillato dall'orzo germinato (il whisky); seguita dalla Francia che invece si specializzò nel distillato di particolari vinacce ottenendo un altrettanto particolare distillato (il cognac). In Italia il distillato non ebbe invece una grande diffusione, salvo in alcune regioni alpine dell'attuale Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli (la graspa, o grappa).

____ BIRRA - Come bevanda anch'essa ha origini antichissime, tra l'8000 e il 6000 a.C. La fermentazione di una varietà primitiva del frumento per ottenere questa bevanda era conosciuta dagli antichi Sumeri e pare che producessero nel 3000 a.C. già otto tipi di birra (nella leggenda era la dea Ninkasi a manipolare il cereale germogliato). Contemporaneamente una buona tecnica di fabbricazione era conosciuta anche in Egitto al metà del terzo millennio. Come abbiamo visto per il pane lievitato, la fermentazione era in gran parte fortuita dovuta a un microrganismo, finchè non furono disponibili lieviti puri. Infatti nel periodo proto-egizio la birra si otteneva non direttamente con cereali crudi fatti germogliare ma con pane cotto nel cui impasto vi erano cereali germogliati. Questi "pani", divisi pezzi e immessi in acqua, si lasciavano fermentare per un giorno, dopo di che il liquido veniva filtrato e la birra era pronta a bersi. La tecnica era così semplice che ogni contadino egiziano produceva la sua birra, chiamata "haq", di varie gradazioni; tali (fino a 12°) che col tempo preoccuparono il governo, visto che nel 1400 a.C. su un papiro rinvenuto, si mettevano in guardia i bevitori: "Non ubriacatevi di birra nelle taverne, potreste diventare irresponsabili delle vostre azioni, o dire cose spiacevoli senza che sappiate neppure di averle dette". E, come oggi, quando questo accadeva, l'ubriacatura era una aggravante davanti a un giudice.
Altrettanta diffusione era avvenuta in Mesopotamia, dove anche qui proliferarono le taverne che non sempre rispettavano la qualità rispetto al prezzo; se ne fa cenno nel Codice di Hammurabi, dove vi sono previste condanne per i disonesti produttori di birra, adulterata, di bassa gradazione, venduta però a prezzi altissimi.
Quando in Mesopotamia diventò difficile coltivare cereali (l'irrigazione artificiale era sì valida ma rese acidi i terreni), i Sumeri modificarono le loro abitudini e si convertirono al vino (usando per produrlo anche il dattero). In seguito anche in Anatolia e poi in Grecia, non vi erano abbastanza cereali per la produzione della birra e anche qui intensificarono altre culture cioè solo più la vite, e il vino divenne la bevanda principe nelle case, ma anche per gozzovigliare nelle feste fatte in onore di Dionisio. Al contrario in Egitto - dove il clima molto secco del terreno era il meno adatto alla coltivazione della vite, mentre invece le varietà di grano (soprattutto "l'orzo rosso del Nilo") erano molte e abbondanti, di conseguenza la bevanda principale rimase la birra.

____ OLIVO - (vedi sotto)
____ OLIO - La pianta dell'olivo era conosciuta già nel 6000 a.C., cresceva molto diffusa al margine orientale del Mediterraneo, ma non era quella che conosciamo. Era piccola, selvatica, spinosa e le sue bacche contenevano pochissimo succo. Con i primi stanziamenti fissi, seguita dalla pratica dell'agricoltura, la genialità dell'uomo la trasformò in una pianta che procurava una sostanza che era gradevole come cibo, serviva come illuminazione, e perfino usata come medicina: l'olio d'oliva.
Il popolo che riuscì ad ottenere grandi quantità di questo prodotto si arricchì pure, perchè l'olio d'oliva era ormai richiesto in tutto il mondo antico. A iniziare una coltivazione intensiva fu Creta nel 2500 a.C.. Allora Creta era boscosa come lo era la Grecia. Nell'abbattere gli alberi per far posto agli uliveti si arricchì doppiamente, nell'esportare il legname e nell'esportare olio. I vicini Greci non rimasero a guardare, li imitarono e ben presto (a spese di Creta) furono loro - con i commerci e l'uso del denaro - ad avere il monopolio dell'olio. All'epoca di Solone, Atene si arricchì non solo esportando l'argento delle miniere del Laurio ma soprattutto con l'olio verde dorato estratto dalle sue olive. E come aveva fatto Creta, cambiò presto il paesaggio: via dai boschi tutti gli alberi (che con le radici robuste e ramificate, hanno un'azione positiva di consolidamento, conservazione o nutrimento della parte superficiale del suolo), per far posto agli ulivi che con le radici a fittone (radici a cono rovesciato che attingono acqua a grande profondità) non esercitano in superficie alcun consolidamento del terreno. Le piogge di centinaia di anni fecero il resto, slavando il terreno dall'humus superficiale, mettendo a nudo solo più l'arido calcare. Platone che conosceva questo periodo del disboscamento selvaggio, nel IV secolo rimpiangeva "...i verdi pascoli, i boschi, le sorgenti, i fertili terreni, il paesaggio della Grecia di un tempo passato".

____ TORCHIO SPREMITURA - Essendoci il vino indubbiamente esisteva anche una specie di torchio per la spremitura dell'uva, ma non aveva ancora nulla di quello attuale; per lo più era a foggia di compasso coricato, usato come ganascia a forza di braccia. Quando per i greci nel VI secolo l'olivo e quindi l'olio divenne una delle principali risorse della loro terra, ne realizzarono alcuni a vite, in verticale, che nel II secolo avevano quasi le attuali caratteristiche. Un contenitore costituito da una piastra di fondo fissa e da un altra superiore che viene fatta scendere attorno a un albero a vite, in modo da comprimere e spremere vinacce, olive, semi oleosi o altre sostanze che si pongono tra le due piastre. Una manovella dotata di ingranaggio sull'albero a vite rende poco faticosa l'operazione.
I Romani nel periodo cesareo ne costruirono un altro mediante la pressione del piano superiore contro quello inferiore tramite una leva basculante. In seguito più perfezionato ricomparve quello a vite, mentre quello romano tornò ad avere successo quando fu inventata la stampa; quasi tutti i torchi tipografici nei successivi cinque secoli furono impostati sul tipo di torchio a leva, anche se il piano inferiore lo si costruì scorrevole, per inchiostrare la matrice e adagiarvi la carta. Ancora oggi nelle acqueforti e nella litografia i torchi sono ampiamente usati.

____ CANDELE - Dalla torcia e al lume d'olio (che era poi in genere soprattutto grasso di animali) si passò a una specie di candela, un lume da portare in giro senza rovesciare nulla. Riscaldato più volte, il grasso con il raffreddamento tende a solidificare. Probabilmente qualcuno vedendo solidificato quello che era dentro un contenitore con in mezzo lo stoppino, gli venne l'idea di prendere il tutto e di sagomarlo a cilindro con all'interno uno stoppino lungo quanto il cilindro. Le prime candele si vedono in dipinti egiziani che risalgono al 3000 a.C. - La candela in seguito prima dell'invenzione delle ore solari o delle clessidre, ebbe anche la funzione di misurare il tempo. Consumando lentamente e quasi sempre in un modo costante, a qualcuno venne l'idea di fare delle tacche, ognuna corrispondeva a un lasso di tempo quasi sempre identico.

___ STRUMENTI MUSICALI - I primitivi datano perfino 25.000 a.C. ma erano piuttosto rudimentali; per lo più zufoli fatti con l'argilla (forse imitando le canne che ovviamente perchè deperibili non sono giunti fino a noi). Fu poi usato l'osso e in seguito i metalli; l'arcaico zufolo diventa nell'era dei metalli già una specie di vero e proprio flauto. Strumenti più complessi iniziano a comparire nei reperti e nelle raffigurazioni a partire dal 3000 a.C. e sono legati alle prime esperienze musicali egiziane, indiane (nei Veda ancor prima che nella Bibbia, sono contenuti preziosi riferimenti musicali) e cinesi. Solitamente, un periodo aureo nel campo della musica antica occidentale viene indicato nella fioritura della musica greca. Seguirono poi i canti della cristianità, ma anche questi erano un riflesso dei più antichi canti ebraici, a loro volta influenzati dalle preesistenti civiltà Indiane, Egizie, e Mesopotamiche.

____ ARPA - La prima compare con le prime manifestazioni musicali in Mesopotamia, ed è raffigurata su un vaso rinvenuto nella necropoli reale di Ur (oggi a Londra al B. Museum). Ma anche in Egitto un arpa è raffigurata in una pittura nello stesso periodo. Nella stessa custodia di questo strumento è raffigurato - non sappiamo per quale intimo motivo del pittore - un asino che lo suona, uno sciacallo che percuote un tamburello, un orso che danza. Si pensa che sia in Egitto come in Mesopotamia fosse già in atto un sistema musicale pentatonico, cioè un suono basato su una scala di cinque suoni. Questa musica - abbinata al canto - essenzialmente era usata per accompagnare riti religiosi e celebrativi. (vedi anno 1025 "Musica" "Notazione musicale")

____ DIGA - Città, coltivazioni e le popolazioni della civiltà egizia si erano sviluppate lungo l'intero corso del grande fiume Nilo. L'acqua era quindi l'elemento principe in tutti gli aspetti della vita che vi si svolgeva, quindi materia da controllare da una amministrazione centrale, composta principalmente da sacerdoti che sovrintendevano poi i lavori con numerosi tecnici dediti alle grandi opere di irrigazione, costruendo canali di derivazione nell'immediato retroterra, paratie negli stessi, e perfino grandi dighe. Una delle più antiche, costruita nell'Antico Regno, lunga 106 metri costruita non in terra battuta ma in muratura, risale al 3000 a.C., chiamata in seguito "Diga dei Pagani". Lo storico Procopio nel 590 d.C. ne descrisse una sulla frontiera Persiana, quella di Daras, fatta costruire da Giustiniano; sembra che fosse come quelle attuali: una costruzione arcuata in muratura fra due pareti rocciose che sbarrava un corso d'acqua creando a monte un lago. Una simile, alta 40 metri, mille anni dopo fu costruita in Spagna ad Alicante nella valle del Tibi. Anche le successive avevano tutte la funzione di creare unicamente delle riserve di acqua. Quando però furono inventate prima i mulini ad acqua, poi le turbine idriche, le dighe con tali riserve di acqua, munite di condotte forzate, furono costruite in gran numero e impiegate per produrre corrente elettrica. Spesso impiegando la stessa corrente elettrica nelle ore non di punta, per ripompare l'acqua dagli invasi a valle verso quelli posti a monte.

____ SAPONE - Non era del tutto sconosciuta a Ur in Mesopotamia l'arte di ottenere una sostanza saponosa facendo bollire olio vegetali o di animali (sego, sugna, ma anche ossa) con una soluzione alcalina (potassa). A Roma invece fino alla caduta dell' Impero, usavano la porosa pomice insieme a olio di oliva. Quello fatto con ossa animali fino alla decomposizione tramite una base in sali acidi sbarcò nella penisola quando nei regni italici subentrarono gli orientali bizantini.
Nel frattempo gli arabi nei primi anni dell'Islam erano diventati specialisti nella fabbricazione, creando dei saponi molto fini, con essenze, profumati, spesso utilizzando piante il cui gambo o le bacche forniscono una particolare saponina di odore gradevole.
Questo tipo di sapone rimase però confinato in quei luoghi fino a quando la dominazione araba lo fece conoscere nelle coste del Mediterraneo. Nell'
870 oltre che introdurre la tecnica della saponificazione, a Palermo gli arabi avevano costruito un grande orto botanico dove vi erano presenti molte piante orientali ancora del tutto sconosciute in Italia. Famose e singolari quelle saponarie con le quali gli arabi fabbricarono e introdussero le prime profumate saponette da toilette. La saponaria è una pianta rizomatosa con fiori rosa, molto odorosa che cresce in Oriente, ma che ancora oggi dopo la dominazione araba, le possiamo trovare nell'antico orto botanico di Palermo; dove sono presenti altre piante saponarie che forniscono la saponina tramite alcune tenere bacche che assomigliano e sono grandi come nocciole.
A parte la Sicilia e la Spagna, i primi saponi profumati comparvero in Europa dopo la fine delle Crociate (con i due secoli di permanenza in Oriente); a Venezia presso le dame dei patrizi ne circolava uno di... lusso; mentre in Castiglia (massiccia la presenza araba) era abbastanza comune; ma a specializzarsi più di ogni altra città europea fu Marsiglia. Ma fino alla fine del '700, il sistema per fare sapone domestico per tutti gli usi rimase - come ai tempi dei Romani - quello delle ossa; era di così facile preparazione che moltissime famiglie lo producevano in casa, utilizzando la cenere del focolare e la soda. Quest'ultima non era allora molto disponibile, quindi i saponi erano molli, grezzi, grassi. Quando però il processo per ottenere la soda nel primi anni del 1800, divenne industriale, la grande produzione di sapone fece diminuire fortemente il prezzo e solo da allora l'abitudine di lavarsi con il sapone divenne di uso quasi quotidiano e altrettanto abituale utilizzato per fare il bucato. Per quest'ultimo nessuno superò la qualità del famoso sapone di Marsiglia (ancora oggi all'avanguardia), bianco, profumato, duro, con forte potere sgrassante. Quello invece da toilette, con varie sostanze a base di sali alcalini di acidi grassi ricchi di carbonio e utilizzando vari olii vegetali crearono una gamma infinita di prodotti per l'igiene personale. E fra questi anche quelli liquidi, specifici per alcune pelli, per i capelli o altri usi. (per "saponi in polvere" vedi "detersivi" anno 1917 )


____ SEDIA - Forse per degustare vino e birra nelle "taverne" di cui parlano il "troppo uso" egiziani e mesopotamici, l'idea di uno sgabello con dietro un appoggio fu probabilmente nata per coloro che "bevevano" un po' troppo. Quelle ritrovate in Egitto risalgono appunto a questa data: 3000 a.C., meno prosaicamente furono utilizzate nelle cerimonie con il faraone assiso su quello che ben presto divenne il trono di tutti i governanti nei successivi secoli. Gli stili si adeguarono ai popoli e a certe funzione che aveva la sedia medesima; i romani oltre quelle di uso comune fornite di schienale, s'inventarono quella da barbiere con i braccioli, e quella a forma di lettiga per le visite dal medico. L'uso di imbottirle venne dagli arabi, sul modello dei famosi "divani" "ottomani". Una sedia particolare apparve in Italia nel tardo medioevo, a forma di X chiamata poi "savonarola"; a partire dal Rinascimento ci fu la gara a farle sontuose, scolpite, imponenti, damascate, imitando quelle arabe, col nome "poltrone". Nei successivi cinque secoli, con o senza braccioli, con o senza imbottitura, si imposero stili diversi; si iniziò con il "pesante" Barocco, si arrivò nel XVIII sec. al "capriccioso" e pieno di fronzoli del Rococò, si giunse nel periodo napoleonico allo stile "decorativo" Impero", ma a partire dall'inizio del '900 si imposero le "linee pure", razionali, pur essendo confortevoli, ed alcune anche anatomiche. Non dimentichiamo quelle comuni, di larga diffusione nei comuni ambienti casalinghi, come le sedie impagliate, o le panche imbottite o no di stile tirolese (la classica stube) . Poi con l'impiego di altri materiali come la plastica a partire dagli anni '60, si diffusero un certo tipo di sedie con un singolare stile, con firme di grandi designer, realizzate in pressofusione in un unico blocco; ma nell'ambito della casa anche ultramoderna, queste ultime -salvo alcune eccezioni- hanno trovato una collocazione solo in ambienti esterni, quali giardini, bar, verande, oppure in particolari ambienti quali uffici, ospedali, o negli spalti dei campi di gioco di ogni genere.

____ SEGA - Anche la sega compare in Egitto in questo periodo. In un primo tempo è in rame, poi con la scoperta del bronzo fu realizzata con questo metallo. La forma era come quella del "segaccio" attuale , con l'impugnatura a pistola.

ANNO 2950 a.C.

____ GUERRA - Forse la prima campagna militare della storia è quella che compare in Egitto su un bassorilievo rupestre del faraone Udimu della prima dinastia. Con la nascita degli stati appena uniti all'inizio del primo regno, erano sicuramente iniziati anche i contrasti con coloro che non volevano essere sottomessi a un potere centrale; e queste contese non potendosi definire per via diplomatiche, si disputarono con le armi. Passò un secolo e le guerre non furono soltanto interne ma anche fuori dai confini. Infatti il faraone Semerkhet celebra con rilievi rupestri nella valle dell'Uadi-Marghara, una vittoria sui popoli del Sinai nel 2850 a. C.. Il suo successore Qai (2845 a.C.) nei suoi 25 anni di regno, consolidata l'unità politica dell'Egitto, inizia una serie di campagne militari espansionistiche in Nubia verso sud, in Libia a nord-ovest, e ancora nel Sinai a nord-est. Sono ancora guerre con eserciti di fanteria, con battaglia fatte uomo contro uomo. Circa mille anni dopo, nel 1730 a.C. , saranno gli Hyksos a far cambiare la strategia della guerra; con a disposizione cavalli addomesticati e armi in ferro iniziarono a seminare il terrore nello stesso Egitto prendendo infine possesso di ampi territori nelle regioni settentrionali del paese che cadde per la prima volta davanti agli invasori stranieri. Gli egiziani soccombenti diventarono vassalli e pochi decenni dopo, nel 1674 a.C., gli invasori inizieranno perfino una loro dinastia di Faraoni, detta anche dei Grandi Hyksos.

ANNO 2900 a.C.
____ MISURE - Con l'inizio delle costruzioni di vario tipo, piccole case e grandi palazzi, indubbiamente sorse la necessità di creare un sistema di unità di misura della lunghezza. Sia i Sumeri che gli Egiziani adottarono il cubito. Una misura lineare che è la lunghezza esteriore che va dalla piegatura del gomito alla estremità del dito medio: che corrisponde all'incirca ai nostri 45 centimetri; e forse da qui in seguito presero origine i sottomultipli palmi, pollici, piede prima della definizione universale del "metro" (la diecimilionesima parte della distanza dall'equatore della terra a uno dei suoi poli).
Anche i sistemi di misura del peso, sono di questo periodo. Il campione di riferimento era il
grano, i suoi multipli, il siclo (divenne poi anche una moneta presso gli ebrei), la mina (o minu - dalle fonti greche si apprende che erano all'incirca i nostri 324 grammi) e il talento (che corrispondeva a 60 mine).
ANNO 2800 a.C.
____ CALENDARIO SOLARE - (vedi anche ANNO LUNARE 8000 a.C.) - Dopo la scoperta di quel saggio che abbiamo letto in precedenza, gli osservatori mesopotamici delle stelle, dei pianeti, del sole e della Luna (che iniziano a chiamarsi astronomi) utilizzando le 12-13 lunazioni, inventarono all'incirca in questa data un sistema per calcolare un anno. Non essendo quello lunare al passo con le stagioni (la luna impiega 29 o 30 giorni per attraversare il suo ciclo di fasi, e ci vogliono 12 e più di questi cicli per completare il ciclo delle reali stagioni) elaborarono un ciclo di 19 anni di 12 mesi e in certi anni (quando si accorgevano che erano sfasati, soprattutto per il tardo risveglio vegetale della primavera) aggiungevano un mese. Questo sistema resistette vino all'epoca di Giulio Cesare e anche oltre in moltissime regioni del mondo di allora. Fu adottato prima dai mesopotamici, poi dagli ebrei come calendario liturgico, poi dai greci, dagli etruschi, dai latini, infine mutuandolo dagli stessi ebrei (ignorando quello riformato da Giulio Cesare) dai cristiani, che ancora oggi (idem gli ebrei) lo usano per determinare la Pasqua (che ovviamente rispetto all'anno solare, può cadere in marzo come in aprile, secondo il numero delle lunazioni prescritte dalla Bibbia e dal Vangelo. Non così in Egitto (dove lo apprese Giulio Cesare). I sacerdoti del Sole, 2800 anni a.C. sapevano all'incirca le stesso cose degli astronomi mesopotamici (i 12-13 cicli lunari) ma non avevano usato lo stesso sistema per fare un calendario. Si suppone che i sacerdoti che erano anche i magistrati alle acque del Nilo, dovendo studiare le periodiche piene del fiume scoprirono che queste con una costante precisione si verificavano ogni 360-365 giorni. Era un periodo questo che trovava conferma anche con le ombre degli obelischi che indicavano che quello era l'esatto tempo impiegato dal Sole per percorrere l'apparente viaggio intorno al cielo. Questo tempo (senza seguire le fasi della luna) lo divisero in 12 mesi assegnando ognuno 30 giorni; ottenevano così 360 giorni, alla fine aggiungevano 5 giorni e ricominciavano da capo. Era molto semplice, e anche quasi perfetto, per far coincidere i quattro periodi in cui gli equinozi e i solstizi vanno a formare le quattro stagioni. Così perfetto che per quasi tremila anni non fu mai modificato fin quando ci si accorse che l'anno era di 365,25 (cioè un quarto di giorno in più ogni anno). Questo fu quello introdotto a Roma da Cesare. I cinque giorni egiziani servirono per fare diversi mesi. Cinque mesi avevano 30 giorni, sette mesi 31 e uno di 28 (a quest'ultimo ogni 4 anni si aggiungeva un giorno) e il mese diventava "bisestile". (bi-sesto, perchè era l'intercalare aggiunto al sesto giorno dell'inizio di marzo. Oggi invece lo aggiungiamo al 28 del mese di febbraio). Ma anche questo "anno giuliano non era astronomicamente del tutto preciso per una manciata di minuti che però nei secoli assommandosi diventavano giorni. Con la riforma del calendario operata nel 1582 da Papa Gregorio (e da lui prese il nome: "anno gregoriano") furono aboliti 10 giorni che si erano nel ritardo accumulati e fu stabilito che l'anno bistestile non lo si applicava negli anni secolari, esclusi quelli divisibili per 4, come l'anno 1600, il 2000, che sono appunto bisestili.
ANNO 2650 a.C.
____ MONUMENTI - PIRAMIDI - Nella nascita dell'Arte, abbiamo già visto varie espressioni artistiche, come la pittura murale, i graffiti, le decorazioni sui vasi ecc. Altro tipo d'arte fu l'architettura. Le prime manifestazioni espresse furono certamente nel costruire i luoghi di culto, i templi, le ricche abitazioni di alcuni personaggi molto influenti, i cosiddetti "palazzi"; o la costruzione suntuosa e monumentale della grande casa del sovrano, detta "faraone" (che significa "grande casa"), sede del re che ne prese anche il nome, ovvero "uomo della grande casa", come noi oggi indichiamo "l'uomo della Casa Bianca" per accennare al presidente degli Stati Uniti. Altre espressioni dell'architettura -che diventarono poi una consuetudine dei successivi sovrani dall'inizio del Regno Antico - furono la costruzione di tombe commemorative degli stessi sovrani o di importanti funzionari del regno, che secondo la religione egiziana - che contemplava l'immortalità - erano ritenute residenze per preservare il corpo (imbalsamato) onde garantirne l'immortalità. Le prime erano le mastabe, caratteristici tumuli sepolcrali a forma rettangolare in pietra, già in uso in Mesopotamia (le Ziggurat, costruzioni a terrazze adibite però a tempio) e a questa data anche in Egitto. Ma pochi anni dopo nel 2686 a dare il via alle nuove espressioni di monumenti sepolcrali particolarmente elaborati fu il faraone egiziano Zoser, della terza dinastia. Il suo geniale architetto era Imhotpe, che su un rettangolo di 122 per 107 metri, soprintese alla costruzione di sei mastabe di pietra, una sopra l'altra, ognuna più piccola di quella inferiore; l'ultima raggiungeva l'altezza di 61 metri. Divenne quasi una moda questo tipo di monumento. Ma dobbiamo ancora attendere più di tre secoli per restare stupiti della grandiosità di un nuovo tipo di monumento sepolcrale: la PIRAMIDE vera e propria: quattro facce piane costituite da triangoli isosceli a vertici congiunti.
La prima realizzata, fu quella del faraone Khufu (Cheope per i greci) nel 2530 a.C. a el-Ghiza, costituita da 23 milioni di blocchi con un peso medio di 20 quintali, che ancora oggi sostanzialmente quasi intatta, sorge su una base quadrata di 230 metri su ogni lato e raggiunge i 137 metri di altezza. Opera dell'architetto Hemiunu all'interno un labirinto di corridoi conducono a una camera funeraria al centro della stessa piramide, che doveva contenere la bara del re, i suoi tesori, alcuni arredi e comuni oggetti utilizzati dal defunto che lo accompagnavano nel regno dei morti.
____ MENIR - (vedi sotto)
____ MEGALITI - (vedi sotto)
____ CROMLECH - (vedi sotto)
____ DOLMEN - Altre opere monumentali con significati non ancora del tutto compresi, sono le costruzioni megalitiche. Le prime che risalgono al 5000 a.C., piuttosto rudimentali, sono costituite da enormi blocchi di pietra; quelli di Carnac in Gran Bretagna, sono databili nel 2000 a.C.. I Cromlech sono un insieme di menir (crom signifiva in gallese "curvo" e "lech" pietra) disposti in cerchio. Tra le più celebri costruzioni di questo tipo, quello di Stonehenge vicino a Salisbury in Gran Bretagna. Alcuni pensano che fosse un tempio al dio Sole, con funzione quindi non solo religiosa ma anche astronomica. Sembra che la costruzione appartenga a due epoche diverse con la più antica databile tra il 2200 e il 1600 a.C. Si presenta come una serie di opere circolari e concentriche. La esterna ha 56 buche con pilastri incassati pesanti 26 t ciascuno. All'interno una serie di triliti, ciascuno composto da due pilastri, pesanti fino a 40 t., sormontati da un'imponente architrave. Quella sotto una immagine con la ricostruzione della disposizione originale dei monoloti.
Ma se nella la costruzione di Stonehenge la sua funzione è ancora un mistero (anche se dai celti è considerato un sacrario), un mistero più grande è il Cromlech scoperto nella penisola di Sillustani presso Umago in Perù, che ha molte somiglianze con Stonehenge, e anch'essa circolare e utilizza momoliti giganteschi. Come possono avere appreso questa architettura popoli divisi da un oceano resta anche questo un mistero. Oppure non lo è se noi prendiamo in considerazione che alcuni popoli all'incirca in questa epoca si sono spinti volutamente nel continente americano, oppure vi sono approdati spinti da una tempesta. Del resto quasi tutte le civiltà pre-colombiane appartengono a una lunga serie di enigmi storico-geografici che dell'antica geografia - principalmente il continente americano- fanno uno dei più entusiasmanti argomenti di studio.
Teniamo pure in considerazione che anche nell'architettura delle Piramidi, quelle realizzate dalle civiltà pre-colombiane, assomigliamo molto alla prima piramide a forma di "mastaba" mesopotamica, cioè a gradoni, costruita poi in Egitto nel 2686 a.C. dal faraone egiziano Zoser della terza dinastia; una costruzione di sei mastabe di pietra, una sopra l'altra, ognuna più piccola di quella inferiore; con l'ultima che raggiungeva l'altezza di 61 metri.
____ SCULTURA - Prima abili nel modellare il legno, poi specialisti nello scheggiare le pietre, l'arte della scultura era anche questa dagli uomini praticata da alcuni millenni. Sono infatti note alcune veneri di epoca neolitica, monili in oro, in argento, in ambra. Ma la vera espressione di quest'arte iniziò nell'area mesopotamica e in quella egizia cominciando con figure a bassorilievo (famosi anche i sigilli cilindrici o a timbro). Quella della scultura in rilievo piatta (senza prospettiva come nella pittura sui papiri), poi in mezzotondo, divenne in Egitto una millenaria espressione d'arte per raffigurare ogni genere di attività umana, ma soprattutto le guerre, le battaglie, i riti, le vittorie dei sovrani, ma anche alcune attività umane.

Poi si continuò - forse imitando la plasticità delle figure realizzate con la più maneggevole argilla- a scolpire la pietra a tutto tondo iniziando così l'arte statuaria, lasciandoci dei veri e propri giganteschi capolavori come in Egitto (la Sfinge) o in Mesopotamia (varie divinità o sovrani); figure - con l'alto livello raggiunto - in alcuni casi insuperate come bellezza plastica e vigore nella rappresentazione, scolpite su materiale vario, marmo, onice, avorio, alabastro, nelle durissima pietra basaltica o in granito nero. Una serie di statue celebrative della figura del sovrano sono quelle realizzate in Mesopotamia, a Lagash. Uno dei più antichi esempi di rappresentazione artistiche del genere.
ANNO 2500 a.C.
____ LETTERATURA - Scoperti i primi segni per mettere in scritto le parole, gli scribi che erano nel frattempo diventati molti, impiegati soprattutto nelle amministrazioni statali, cercarono di riportare in scritto anche quelle storie di saghe e leggende che gli abili narratori raccontavano oralmente da alcune migliaia di anni, tramandandole da generazione in generazione.
Al tempo di queste prime espressioni di letteratura, esisteva ancora in Mesopotamia la scrittura cuneiforme su tavolette di argilla, mentre in Egitto erano utilizzati i geroglifici dipinti sui papiri. L'insegnamento delle lettere era comunque già una realtà in Mesopotamia; infatti alla data convenzionale del 2460 a.C.. a Lagash il re Eannatum aveva fondato una scuola per scribi, destinato a divenire un centro importante per la cultura mesopotamica e soprattutto per la sua nutrita biblioteca di tavolette, accuratamente catalogate.
Ma avremmo oggi poco o quasi nulla, se l'archeologo inglese George Smithnon non avesse scoperto nel 1872, una vera e propria biblioteca di proprietà di re Assurbanipal. Che pur essendo vissuto e regnato duemila anni dopo re Eannatum, nel 668 a.C., avendo la passione per l'archeologia, nel corso della sua vita aveva raccolto nel suo palazzo gli antichi reperti, e le tavolette scritte dai Sumeri e dai Babilonesi 2000 anni prima, allestendo nel suo palazzo una vera e propria biblioteca (30.000 tavolette) contenente ogni genere di opere, scientifiche, economiche, matematiche, linguistiche, letterarie del tempo di Lagash e qualcosa anche del periodo di Sargon II il Grande (2375-2320).
Fra queste opere, 12 tavolette di argilla (oggi visibili a Parigi al Louvre) recanti la storia del re sumero Gilgamesh. La singolarità di questo racconto è che vi si narra la grande innondazione che devastò alcuni secoli prima di lui la valle del Tigri e dell'Eufrate. Racconto che fu ripreso in seguito dagli scrittori biblici, che narrarono quell'inondazione come il Diluvio Universale mandato da Dio per castigare gli uomini.
Oggi noi sappiamo che non era universale (in Egitto non esiste traccia di una simile inondazione, salvo quelle periodiche del Nilo), e che nella Mesopotamia prima di allora più volte si erano verificate alluvioni catastrofiche. Oggi i sondaggi con le carote nel terreno a grandi profondità ci testimoniano che ci furono in precedenza molte alluvioni, e in tempi passati anche maggiori di quelle narrate dalla Bibbia.
Anche in Egitto in questo stesso periodo alcuni scribi portati per la letteratura, oltre ai testi funerari, religiosi e amministrativi, avevano iniziato a compilare testi letterari. Del 2350 sono le "Massime di Ptahhotep", e dello stesso periodo un racconto popolare che compare nel "Papiro Westcar".
Più tardi, nel 1900 a.C. si assiste a una diffusione massiccia dei "Testi delle Piramidi", e nel 1850 prende inizio un vero e proprio periodo classico, con opere notevoli di narrativa e di tipo filosofico: Il "Racconto di Sinuhe", Il "Racconto del naufrago", il "Dialogo dello stanco della vita con l'anima" e altri.
Mille anni dopo (nel 750 a.C. - altri affermano l'850) in Grecia avviene la composizione delle due opere omeriche; prima l'Iliade, un decennio dopo l'Odissea. I due più antichi documenti conosciuti della letteratura greca.

____ PAPIRO - Sopra, nel parlare di letteratura, non abbiamo accennato su cosa essa veniva scritta. In Mesopotamia come abbiamo in precedenza letto, in uso c'erano le tavolette e i caratteri cuneiformi impressi con uno stilo nell'argilla che veniva poi cotta al sole se si volevano conservare a lungo e per farne biblioteche come quella di Ninive. Mentre in Egitto dove si disponeva di una particolare pianta, fin dal Primo Regno, si usarono i papiri: o meglio il "midollo" (sottili falde interne) del fusto di un genere di palma erbacea palustre -chiamata papiro- (famiglia delle ciperacee) che cresce solo in Egitto. Furono questi "fogli" a soddisfare per tremila e più anni (il più antico foglio di papiro ritrovato non scritto è del 2950 a.C., scritto è del 2400 a.C.) la domanda interna degli scribi. Quando però dall'anno 1000 in poi si diffuse l'alfabeto fenicio, e la scrittura si diffuse, l'esportazione di papiro in altri regni divenne così massiccia che gli egiziani si rifiutarono di soddisfarla per non rimanerne senza o per conservarne il monopolio. A farne una consistente richiesta era stato nel 170 a.C., Eumene II, re di Pergamo. Un regno piccolo ma uno dei più splendidi regni del mondo ellenistico. L'illuminato sovrano era intenzionato a fare una biblioteca pari a quella di Alessandria (quasi tutta in papiro), ma carente della materia prima che gli era stata negata dagli egiziani, e perfino indispettito, incaricò i suoi studiosi d'inventare un tipo di supporto surrogato del papiro.
Le pelli degli animali da tempo immemorabile erano occasionalmente già utilizzate per scrivere. Ma erano grezze. A tenderle, a raschiarle e a pulirle per ottenere un foglio molto sottile, quasi bianco furono appunto i tecnici di Pergamo. Ottennero così un "foglio" (nome mutuato dall'ex foglia di papiro) che però prese il nome dalla località:....cioè la...

____ PERGAMENA - ... Era molto più resistente e poteva essere utilizzata per scrivere su entrambi i lati. Era abbastanza costosa ma diversamente dal papiro durava per sempre. Per sempre il supporto, ma non i contenuti, perchè se questi erano poco interessanti, venivano raschiati dalla pergamena che veniva poi riutilizzata un'altra volta. Non sempre fu questa una felice idea; essa impedì di farci pervenire dal passato molti testi che furono allora ritenuti si scarso interesse.
La pergamena ridotta a fogli, se riempiti da lunghe iscrizioni soprattutto dai funzionari del regno quando venivano uniti tutti insieme formavano un codice, mentre se contenevano un breve e intero testo, per conservarli singolarmente, si arrotolavano formando il volvumen, il volume.
Anche se in Oriente la carta (ricavata dalla cellulosa di alcune piante) era già stata realizzata nel 105 a.C., in Medio Oriente questo procedimento giunse solo negli anni 800, durante l'espansione dell'impero islamico. Da Baghdad dove funzionavano moltissime cartiere, ne venne vagamente a conoscenza anche l'Occidente, soprattutto tramite la Spagna, dove nell'anno 1000 già esistevano enormi biblioteche di libri, ricopiati dagli scribi arabi in ogni angolo del mondo conosciuto. Mentre la vera e propria diffusione della carta in Europa avvenne quando gli Europei con le Crociate sbarcarono in Oriente, s'impossessarono della tecnica della fabbricazione araba e la riportarono in patria. (Dell'invenzione della "carta" parleremo ancora nell'anno 105 d.C.- e nell'anno 1350 d.C.)
Sui nomi antichi di fogli, carta, codice, libro, volume vale la pena ricostruirli. In Egitto prendono il nome "Folium" (fogli) le foglie di papiro (erano in effetti sottili falde interne, come quelle delle nostre bianche betulle anche se esterne). "Librum" (libro) dalla pianta stessa (la sezione ad anelli del tronco che ci indica l'età - si chiama ancora così). "Codex" (codice) dalla radice della pianta (traslato starebbe a indicare la radicie della storia scritta nel codice. "Volumen" (volume) da volvere, volvumen "rotolo avvolto" (impropriamente rimase questo nome anche se il libro o il codice non veniva più avvolto). Più controversa l'etimologia del termine "charta" (carta). La carta quando apparve per la prima volta in Europa si presentava in grandi fogli, ed era nel formato prodotto dalla cartiera (all'incirca 70 x 100 cm - ancora oggi nel parlare di formati si parte sempre da questa misura, e il formato di un libro lo si indica con fogli piegati in 4, in 8, in 16, in 32). Per l'utilizzo pratico questo grande foglio veniva diviso in quattro e un foglio si chiamava appunto "quarto". E' Du Cange nel 1078 a nominare il foglio "quarta", in latino "charta", in italiano volgare "carta". Testi latini degli anni successivi riportano ancora "quartola" ma anche "quarta" per indicare una quarta parte del foglio. Altri però affermano che carta derivi dal Celto della inglese Caledonia: "chairt". Che è abbastanza strano, perchè gli inglesi seguitarono a chiamare (e tutt'oggi chiamano) la carta, con il nome egizio "paper" (in fonia papir). A noi ci sembra più documentato e credibile il primo etimo che non il secondo.
____ FERRO - Contemporaneamente in Egitto e in Mesopotamia, compare questo nuovo metallo. La tecnica della fusione del minerale che lo conteneva, molto simile a quello del rame e dello stagno (che uniti avevano dato più tardi il bronzo) utilizzando il solito metodo non ebbe i risultati sperati. Per il semplice motivo che il fuoco per quanto ben nutrito non raggiungeva quella temperatura elevata (1200-1300°) necessaria a fonderlo per poi utilizzarlo negli stampi. Come all'inizio per il rame, la lavorazione la si fece con la tecnica della martellatura, con il "batti e ribatti", ottenendo oggetti vari, soprattutto utilizzando il rarissimo ferro non di origine minerale ma meteoritico essendo nei "sideriti" presente il ferro in nove decimi. Purtroppo le sideriti non sono così frequenti a trovarsi, quindi il ferro pur essendo un metallo brutto, specialmente quando ossida (ruggine) ma molto resistente divenne un metallo "cercato" al pari dell'oro. ("cercare" significa "metallo"). In alcuni casi il siderite perchè proveniva dal cielo divenne anche un oggetto sacro (quello alla Mecca, è appunto un siderite). E non a caso "siderite" significa "ferro".
Solo intorno al 1700-1600 a.C. (ma alcuni monili datano anche il 3000 a.C.) gli Ittiti scoprirono un metodo per ottenere ferro dal minerale, utilizzando non la legna, ma il carbone di legna. Fu una soluzione forse fatta a casaccio, non potevano certo immaginare che nel processo termochimico solo quando il carbonio si unisce al ferro, forma quella lega resistente che noi chiamiamo acciaio (la durezza degli acciai è in relazione alla quantità di carbonio contenuta: i più duri all' 1% , i più dolci 0,06)
I primi risultati degli Ittiti non furono incoraggianti, e solo nel 1400-1300 a.C. insistendo con il carbone, e lavorando il ferro a caldo (ma non ancora fuso, quindi una lavorazione detta fucinatura) ciò che ottennero era qualcosa di molto resistente, già utile per fare solide armi; e proprio per questo la tecnica della fucinatura divenne un segreto di Stato. Nel 1200 a.C. solo chi conosceva questa tecnica riuscì a ottenere la predominanza sulle armi dei nemici. Quando i Dorici sconfissero i Micenei, questi (narra Omero) possedevano ancora armi in bronzo, mentre i primi avevano armi in durissimo ferro. Altrettanto gli israeliti a Canaan dove sconfissero i filistei e fondarono il loro impero. - Una prima messa a punto di un procedimento per produrre un acciao con una buona percentuale di carbonio (pari al 0,12%) furono gli Indiani nel 200 a.C.. Il metodo era quello di mettere nel crogiolo il carbone di legna. Il ferro attenuto messo in commercio in pani, veniva forgiato per ottenere i vari utensili, e soprattutto le famose lame cosiddette "damaschine" perchè ottenute con la "Tecnica di Damasco". O perchè era un segreto, o perchè più nessuno si interessò alla tecnologia della fusione, il metodo indiano fu riscoperto quasi 2000 anni dopo; quando nel 1740 l'inglese Benjamin Huntsman lo utilizzò per caso, ottenendo gli acciai per costruire quelle prime macchine della "rivoluzione industraile" che presto farà cambiare la civiltà occidentale.

In parallelo erano apparsi anche gli acciai prodotti da Abraham Darby (1678-1717) utilizzando nella sua ferriera il carbone coke, il carbon fossile distillato. (vedi anche anno 1709 era moderna - ALTOFORNO)

____ VETRO - Conoscendo molto bene il fuoco, e quindi anche la fusione dei primi metalli, in qualche modo la sostanza vetrosa -che si ottiene nel riscaldare ad alta temperatura la sabbia silicea- era già stata scoperta chissà da quanto tempo. Nella fusione i quarzi contenuti nella sabbia diventano liquidi come il rame e lo stagno e nel raffreddarsi il prodotto che si ottiene è anche più tagliente, ma aveva un difetto grossissimo: era fragile, quindi poco utilizzabile per attrezzi, strumenti vari e tantomeno per le armi. Lo si usò per altre cose, per farne oggetti d'ornamento. All'interno delle tombe egizie di questo periodo (ma anche in Mesopotamia, in Grecia, a Micene) la presenza di monili in vetro inizia ad essere molto comune, e dovranno passare più di mille anni, prima che il vetro venga utilizzato per farci altri oggetti, come i recipienti (salvo minuscole bottigliette che comparvero in Egitto fin dal 1400 a.C.) .
Non abbiamo notizie storiche certe sulla nascita dell'industria vetraria; ma se leggiamo quanto ci riferisce Plinio il Vecchio, dobbiamo asserire che non si può parlare di invenzione del vetro, bensì di scoperta, perche secondo la leggenda alla quale, appunto, accenna Plinio, sarebbe stato casualmente che i Fenici rinvennero nella sabbia della costa di quella regione che è oggi la Siria, una massa fusa trasparente nelle ceneri ancora calde di un fuoco. Qualunque sia il peso che a questa leggenda vogliamo dare, è certo che i vetri fenici erano famosissimi già millecinquecento anni prima di Cristo, e si può, quindi, affermare che, se i Fenici non furono gli scopritori del metodo di fabbricazione del vetro, furono certo fra i primi perfetti artefici dell'industria vetraria.
Più che per la praticità (vi erano abbondanti stoviglie in ceramica e con i metalli erano già stati realizzati perfino dei bellissimi calici indistruttibili finemente decorati) la scelta fu certamente dettata dalla bellezza che il vetro ha come maggiore caratteristica rispetto a tutte le altre sostanze: quella della trasparenza (anche se allora era piuttosto opaco). Un fascino che divenne ancora maggiore quando, alcune impurità presenti o aggiunte deliberatamente, si riusciva ad ottenere vetri colorati. Inoltre utilizzando particolari sabbie con silice di maggior qualità, il prodotto ottenuto era un vetro sottilissimo, cristallino, di grande lucentezza. I primi oggetti furono delle grezze e asimmetriche ampolle, dei calici, vasellame vario, che gli artigiani egiziani di Alessandria ottenevano versando il vetro fuso in apposite forme o stampi, che poi univano; solo molto più tardi, sempre in Siria nel 100 a.C. - venne introdotto il metodo della soffiatura, che permise di realizzare alcune bottiglie, recipienti e innumerevoli vasi artistici, senza la fastidiosa riga centrale dell'unione. Ma quest'arte non ebbe una grande diffusione (vedi anno 100 a.C. "vetro soffiato")

____ FINESTRE (vedi sotto)
____ PRODUZIONE LASTRE DI VETRO - Nelle antiche case sia egiziane che mesopotamiche, luoghi quindi dove non vi erano basse temperature, le finestre erano delle semplici aperture dove passava un po' di luce. Anche se conoscevano la fusione del vetro, nessuno pensò mai di fare delle lastre da porre alle finestre. Si usavano dei teli bianchi impreganti di grasso o piccoli telai dove applicavano trasperenti pezzi di vescica di maiale, e più tardi la pelle degli animali ridotta a sottile pergamena. Nei primi secoli di Roma era in uso questo sistema, ma durante l'impero erano già note piccole lastre di grezzo vetro, non certo allora trasparente, normalmente spesse un centimetro. Una testimonianza l'abbiamo nei resti di Pompei, dove le case dei patrizi e dei ricchi avevano alle finestre dei telai di bronzo con inserite queste piccole lastre. Ma terminato l'impero romano, anche le rare industrie che producevano questo tipo di vetro scomparvero e durante tutto il medioevo fino al XII secolo la maggior parte delle case le finestre erano tornate al vecchio sistema della pergamena. Il vetro era ancora molto costoso, solo le prime cattedrali, poi anche le altre chiese utilizzarono piccole lastre di vetro, spesso a vari colori per formare le grandi vetrate policrome. In Normandia nel XIV secolo con una particolare lavorazione nacque la prima lastra di vetro, il cosiddetto "crown", piatto, sottile, ideale per finestre, ma non era ancora del tutto trasparente, ma opaco, e con tracce di fastidioso colore. E non era trasparente neppure quello degli abilissimi artigiani veneziani nello stesso periodo e nel successivo (XIV-XV sec.); era bellissimo, sottile, ma era opaco, infatti lo chiamarono col nome del "cristallo" che gli somigliava: quello di "rocca". Solo pochi patrizi si potevano permettere di avere finestre con questo tipo di vetro fabbricato anche a lastre.
Anche in Francia nel XVII secolo furono realizzate lastre di vetro piane abbastanza trasparenti, con la lucidatura in entrambe le due facce, come da tempo si faceva per le lenti ottiche, ma il metodo anche se era efficace era troppo costoso perchè potesse diffondersi. Nel 1640 in Inghilterra, a Balls Park comparve un tipo di vetro fatto a lastre; i carpentieri fabbricarono delle finestre dette "a ghigliottina" , cioè erano scorrevoli; un sistema che ancora oggi è usato in Inghilterra. Più tardi, nel 1688, venivano realizzate a buon mercato lastre per finestre permettendo così finalmente ad alcune case di avere la luce nelle stanze.
Tuttavia, la vera diffusione della finestra a vetri del tutto trasparenti si diffuse solo dopo duecento anni, quando in Germania nel 1884 comparve il "vetro di Jena", utilizzando del silicato borico. All'inizio del '900, il vetro divenne poi sempre di più di normale impiego perchè economico - quando le macchine industriali iniziarono a produrre lastre di vetro a ciclo continuo. Ed ancora più economico quando si usò a produrre le lastre con il metodo del "galleggiamento" (To flat) messo a punto dall'inglese Alastair Pilkington nel 1952; ancora oggi il metodo più utilizzato.

____ ASFALTO (vedi sotto)
____ BITUME - Le prime notizie dell'impiego di questa sostanza (che è una miscela di idrocarburi fluidi e viscosi di origine organica, parzialmente ossidati, con impurità minerali) sono di questa data, soprattutto nei luoghi dove oggi sorgono i pozzi petroliferi. Fu usato per sigillare i muri di mattoni delle Terme di Mohenjo-Daro, nell'attuale Pakistan; ma in seguito anche per pavimentare alcune strade dedicate agli dei in Mesopotamia. Avendo la caratteristica particolare di impermeabilizzare, quando furono costruite le navi in legno, il bitume fu usato per calatafare lo scafo; ma anche usato sui tetti o nei terrazzi delle case. Nel 673 d.C. sembra che una miscela simile (mischiata a zolfo e resine) inventata da un certo Callinicus, fu usata come arma dai Bizantini contro le navi arabe; conosciuto come il "fuoco greco". Essendo leggero, lanciato sull'acqua fluido o in blocchi, continuava a bruciare, mettendo nel panico le navi nemiche costrette a ritirarsi.

____ COMPASSO - L'uso di questo semplice strumento non ha una data certa. Inizia sicuramente a diffondersi - quasi contemporaneamente - presso tutte le civiltà conosciute a partire da questa metà del secondo millennio. Forse originario è dell'India dove la scoperta di cerchi perfetti su tavolette di argilla fa supporre l'uso di questo strumento.

____ LEGNO COMPENSATO - Di accoppiare fogli di legno con una fibra orizzontale con una verticale per ottenere fogli resistenti, ma sottili e flessibili, era già in uso a questa data presso gli egiziani per diversi lavori realizzati in legno, come il rivestimento di mobili. L'uso venne ripreso dai falegnami europei nel XVIII secolo, impiegato poi abitualmente, fino ai nostri giorni, per costruire mobili con tavole meno indeformabili, o per rivestire tavole di legno scadente, con sottili fogli di legno più pregiato.

____ GALLERIA - La prima con la funzione di vera e propria strada, fu costruita in Mesopotamia dai Babilonesi. Non essendoci ancora una valida tecnica costruttiva capace di fare un ponte per attraversare il grande corso d'acqua Eufrate, scavarono sotto il fiume un passaggio, perfino rivestito con mattoni. Più tardi a Samo, nel 498 a.C. un certo Eupalinos progetta e fa costruire una galleria stradale sotto il monte Kastro. Nell'eseguire i lavori Teodoro di Samo usa per primo un curioso strumento che gli è molto utile proprio nell'opera che sta realizzando: la livella e la squadra.
Le prime gallerie occidentali furono realizzate quando iniziò a diffondersi la ferrovia, soprattutto dove questa fece i suoi primi passi. Infatti nel 1826 iniziarono i lavori di scavo della galleria ferroviaria che univa Liverpool a Manchester, inaugurata poi nel 1829. Quelle stradali furono realizzate quando si diffusero gli autoveicoli dato che la pendenza dei passi alpini ne ostacolavano la scorrevolezza.

____ FOGNATURA - Forse nel costruire canali destinati a distribuire acque di fiumi o a smaltire acque stagnanti, a qualche ingegnere venne l'idea di farne uno - soprattutto in città - che smaltisse unicamente acque di scarico mischiate ai ributtanti e puzzolenti rifiuti organici. La più antica venne costruita nella città di Mohenjo-Daro nell'attuale Pakistan nel 2500 a.C. In Italia la più antica è quella costruita durante i primi regni di Roma, nel 578 a.C.: la Cloaca Massima, lunga 600 metri che raccoglieva le acque nere della città capitolina per riversarle poi nel Tevere. Un colossale opera che servì anche a prosciugare i bassi terreni paludosi - creati dalle piene del fiume - a nord del Palatino.
Oltre che funzionali quelle romane erano anche dei capolavori di ingegneria. Con la caduta dell'impero romano, buona parte senza più la manutenzione, rimasero intasate; nè nel periodo barbaro - perfino nelle grandi città - se ne costruirono delle altre. La maggior parte delle case dei ricchi - nel medioevo ma anche durante e dopo il Rinascimento- erano dotati di pozzi neri, non sempre efficienti, e furono questi i maggior responsabili delle numerose epidemie di pesti e di tifo proprio per le acque inquinate, soprattutto quelle delle sorgenti e delle falde acquifere (perchè anche gli acquedotti caddero in disuso, e si attingeva acqua nei pozzi che non erano molto lontano da quelli usati per scaricarvi escrementi). Qualcosa si fece nel periodo della Rivoluzione industriale, quando alcune città per la presenza di industrie si erano sovrappopolate mentre i centri urbani erano carenti per lo smaltimento delle acque nere. Alcune città se erano situate o sulla costa marina o vicino a fiumi, brevi tubazioni scaricavano su questi. Mentre in altre si iniziò ad adottare altri sistemi, come quello di trattare chimicamente le acque di scarico o ricorrendo all'immissione di batteri naturali per ottenere la depurazione. Presero il nome di "fosse biologiche", o "vasche biologiche". Con questo metodo, nel 1914 sorse una dei più grandi sistemi di depurazione biologica a Manchester. Metodo che fu poi seguito da tutte le città del mondo, anche quelle vicine a fiumi o mari, evitando così di inquinarli.
ANNO 2000 a.C.
____ CAVALLO - Fino a questo periodo in Egitto, al traino di mezzi agricoli come l'aratro o i carri venivano usati asini e buoi. Per entrambi i due impieghi, il primo era piuttosto piccolo e debole, mentre il secondo anche se era grande e forte era decisamente più lento e anche più stupido. E proprio per questi due svantaggiosi motivi i due quadrupedi domestici non si potevano utilizzare con buoni risultati in guerra. Al massimo i pesanti e lenti carri potevano servire per raggiungere le retrovie con le provviste, oppure fare qualche sfilata con il sovrano sopra. Del resto non c'era di meglio in giro come animali.
Non così in Iran, dove gli abitanti del regno dei Mitanni (indicati come Hyksos), avevano a disposizione allo stato selvaggio un animale forte, slanciato, veloce: il cavallo. Lo addomesticarono, lo imbrigliarono con un morso, iniziarono a cavalcarlo, realizzando perfino un carro leggero riducendolo a una piattaforma posta tra le due robuste ruote a raggi (l'antesignana della biga)
Ben presto si ritrovarono in mano una potente arma da guerra. Una compagine di soldati a cavallo e su i carri, quando assalivano gli uomini delle fanterie avversarie, seminavano il terrore. Gli Hyksos erano un popolo nomade che viveva soprattutto di razzie, quindi il cavallo e i carri divennero la loro arma vincente: di sorpresa e in un lampo attaccavano e si ritiravano velocemente. Avevano iniziato a fare queste razzie prima in Mesopotamia, poi avevano continuato nella terra di Canaan, e tre secoli dopo, diventati specialisti delle scorrerie e dei saccheggi, nel 1730 a.C. iniziarono una serie di scorribande in Egitto, prendendo infine anche possesso di ampi territori nelle regioni settentrionali del paese che cadde per la prima volta davanti a invasori stranieri; gli egiziani diventarono vassalli e pochi decenni dopo, nel 1674 a.C. gli invasori inizieranno perfino una loro dinastia di Faraoni, detta anche dei Grandi Hyksos.

____ BOTTONE - Questo piccolo oggetto fatto a disco di materiale vario, piatto, convesso, talvolta ricoperto di tessuto, che infilato all'occhiello serve per allacciare le parti di un indumento , ma anche per ornare, era già in uso in Medio Oriente all'incirca a questa data anche se era di foggia diversa e senza occhiello. In occidente ne fecero largo uso i Romani e sembra che siano stati i loro sarti a inventarsi l'occhiello. Da allora il bottone non smise mai di essere usato; specialmente in Italia sorsero nel medioevo numerose le fabbriche di bottoni di ogni tipo, ed alcuni anche preziosi.

____ IL BOTTONE AUTOMATICO , quello dei due dischetti metallici, uno dei quali si incastra nell'altro per pressione, fu invece realizzato dal francese George Abraham nel 1901.

____ SPECCHIO - Con il bronzo non furono fabbricati solo armi e arnesi vari, ma lucidato e levigato finemente furono realizzati dei civettuoli strumenti: gli specchi, ideale arma di seduzione soprattutto delle donne. I primi sono documentati in epoca anteriore al 2000 a.C. Abbiamo già ricordato (in "BRONZO" anno 3500 a.C.) quelli magistralmente realizzati - intorno a questa data - dagli artigiani di Brindisi) ma per altri tre millenni non ebbero quasi nessun miglioramento, salvo quelli realizzati in lastre di argento. I primi in vetro con un lato ricoperto da un sottilissimo foglio di stagno o usando mercurio, furono realizzati dai vetrai veneziani nel XIV secolo. Ma anche questo procedimento (fra l'altro tenuto segreto) rimase per circa cinque secoli immutato. Solo nel 1935 per realizzare i moderni specchi fu messo a punto un particolare processo inventato dal tedesco Justus von Liebig, che utilizzò l'argento per ricoprire il retro del vetro. ( vedi "vetro" - descrizione vari tipi fino XIX secolo- nell'anno 100 a.C.) (e vedi "lenti" anno 1249)

____ FORBICI - Le prime realizzate furono in bronzo molto simili alle attuali; comparvero in Asia e in Europa all'incirca in questa data (2000 a.C.). Furono in seguito migliorate usando metalli come il ferro. Mentre quelle realizzate in acciaio comparvero in inghilterra nel 1761, per merito di un artigiano: Robert Hinchcliffe.

____ MANTICE - Uno strumento molto simile era già conosciuto dagli egiziani nel secondo millennio a.C. Ed era un otre che aspirava e mandava fuori aria principalmente usato per alimentare il fuoco. In seguito quando si apprese la fusione dei metalli duri, fu utilizzato nella metallurgia e per attivare il fuoco della fucina dei fabbri fin quasi a nostri giorni. Dai bizantini i mantici furono invece utilizzati per fare degli strumenti musicali, come gli organi a canne (vedi "organo" anno 274 ). Utilizzando l'aria di un otre soffiata in una o più sottili canne, nacquero poi le cornamuse, e successivamente in Sicilia - forse introdotti dagli arabi o dagli stessi bizantini - gli organetti di Bagheria, progenitori della fisarmonica.

____ TELEGRAFO - Se vogliamo risalire tutto l'albero genealogico del telegrafia e del telefono a filo, dobbiamo portarci a questa data (circa 2000 a.C.) in Cina, dove si cercava già di parlare a distanza con un mezzo assai puerile, è vero, ma che come idea base, può considerarsi in certo qual modo analogo al nostro moderno apparecchio; questo mezzo era formato da due canne di grosso bambù (una funzionava da microfono, l'altra da ricevitore), collegate da un sottile filo, lungo talvolta anche qualche centinaio di metri. La immissione del suono avveniva dentro la prima canna, trasmetteva le vibrazioni lungo il filo, e all'altro capo le stesse vibrazioni si ampliavano nel vuoto dell'altra canna, permettendo di ascoltare a distanza ciò che non sarebbe stato possibile in altro modo ascoltare. In un certo senso è ciò che avviene oggi col nostro telefono che sfrutta le vibrazioni vocali create in una piccola membrana posta a capo di un filo, potenziandole con un elettromagnete le trasmette all'altro capo del filo dove in un'altra membrana si riproducono le vibrazioni. Non dimentichiamo che Morse per trasmettere a distanza, ad ogni tratto del percorso dovette mettere un relè per ripotenziare il segnale elettrico fino alla successiva stazione, e da questa all'altra e così via. Nè dimentichiamo che "telegrafo" il senso etimologico della parola non ha nulla a che vedere con l'elettricità, ma significa solo "scrivo lontano". In ogni forma di trasmissione a distanza questo termine calza perfettamente (segnali ottici, a bandiere, con i fuochi, col fumo, ecc.)
____ PALLA (vedi sotto)
____ CALCIO - (vedi sotto)
____ PALLONE - L'antichissima origine è poco conosciuta, ma le prime documentazioni dell'impiego di una palla sembra di questo periodo. Maggiori informazioni le abbiamo dall'antica Grecia. Il calcio era conosciuto come l'episciro, (episkyros)  giocato con i piedi, e  il pheninda  giocato utilizzando anche le mani. Nel mondo romano poi prese il nome di harpastum, o anche detto in volgare il  piede-palla.  In tempi antichi si praticava anche in Cina, chiamato tsu ciu, che significa calcio palla. Le palle in Grecia erano fatte di vescica di maiale gonfiate. Le prime in "gomma", cioè "caucciù", furono realizzate al tempo dei Maya nell'america centrale. Colombo e i suoi uomini nel secondo viaggio, quando sbarcarono nell'isola di Haiti, trovarono gli abitanti che giocavano con strane palle che rimbalzavano. Erano fatte di caucciù - una sostanza fornita da una pianta chiamata Hevea Brasiliensis. Una pianta quasi simile era già conosciuta nell'antichità. In India nel 2000 a.C. col nome di "lacca", in Egitto col nome di "Kuma" o "Komè", in greco divenne Kommi, in latino Gummi, in italiano Gomma. Quella americana prese poi questo nome, ma molto tardi quando un francese, Condamine, reduce da un viaggio in Amazzonia nel 1735, descrisse al suo governo le proprietà di questa sostanza, insieme ad alcuni oggetti fabbricati dagli indigeni. Ma non gli prestarono molta attenzione. Furono poi gli inglesi a scoprirne alcune proprietà e fra i tanti oggetti realizzarono anche una palla in gomma e cuoio e quindi i due tipi di calcio che leggeremo più avanti.
In Italia nel periodo rinascimentale il gioco della palla fu molto praticato e giocato nelle piazze di Firenze.  Con alcune regole, lo si chiamò calcio fiorentino (florentinum harpastum). Abbiamo però molte testimonianze che si giocava anche a Bologna, Padova, Urbino, Mantova e Venezia. In alcune città lo si proibì perchè si era trasformato  in un gioco violento dei giocatori e anche dei tifosi. I primi trattati dedicati al calcio  sono proprio fiorentini, di Antonio Scaino, Trattato del gioco della palla,  e quello di Giovanni de Bardi, Discorso sopra il gioco del calcio fiorentino. Dai due trattati scopriamo che questo antico gioco della palla era molto diverso dal moderno calcio; le caratteristiche sono piuttosto più vicine al rugby che non al calcio moderno. Significa che gli inglesi tre secoli dopo inventarono proprio nulla.
Prima ancora che il calcio inglese si diffondessero in Italia nell'800, c'erano i giochi "sferistici" che da quattrocento anni la facevano da padroni. Su tutti, il più amato e il più praticato era il....

____ PALLONE COL BRACCIALE ( vedi pagina dedicata in Storie di Sport )- Per oltre quattro secoli, a partire dal Cinquecento, il bracciale ha tenuto banco fino a toccare nell'Ottocento i vertici massimi del consenso e della popolarità.  La straordinaria abilità dei giocatori "nell' addomesticare" con un pesante attrezzo irto di punte (il bracciale) una capricciosa sfera di cuoio e scagliarla con precisione e vigore da una parte all'altra di un rettangolo da gioco, in un duello a distanza di botta e risposta, estasiava talmente le folle che annotava messer Antonio Scaino da Salò: "tanto è il piacere dè spettatori, ch'io più volte gli ho veduto in tal modo intenti che nè trar fiato, nè aprir bocca, nè batter occhi si vedevano" .
Tra la fine del Settecento e gli inizi del secolo successivo, con la costruzione di impianti specifici (i sferisteri - i campi di calcio di allora), con la codificazione delle regole e con il propagarsi del professionismo, il pallone assurse al ruolo e all'importanza di sport nazionale acquisendo tutte le caratteristiche dello spettacolo pubblico modernamente inteso.
Numerose insigni testimonianze del tempo ci fanno conoscere il vastissimo seguito che il gioco aveva: Wolfgang Goethe, per esempio, ricordava di aver assistito, a Verona nel 1786, ad una partita in compagnia di altri quattro- cinquemila spettatori ; De Amicis confermava lo stesso numero di presenze nello sferisterio di Bologna a fine Ottocento; alla metà dello stesso secolo, ci informa Pesci, l'arena del pallone fuori della porta a Pinti a Firenze "non bastava a contenere i numerosissimi spettatori, e molti dovevano restar fuori dallo steccato ad aspettare le notizie della partita ed i palloni sbagliati". Discorso a parte il .... (foot ball inglese, il calcio moderno, le gare e i campionati di calcio - vedi anno 1800 )
ANNO 1800 a.C.

____ ASTRONOMIA - ASTROLOGIA - Con una intensa osservazione del cielo e la scoperta dei primi misteri degli astri, come la periodicità, i cicli ecc., si svilupparono due correnti di pensiero.
In precedenza c'era solo la casta sacerdotale che sfruttando l'ignoranza della gente con le stelle aveva fino a questo momento propinato le sue assurdità. Un'altra casta era invece quella degli scienziati, dei matematici che con precisi calcoli erano in grado di prevedere dove la Luna, i pianeti e le stelle si sarebbero trovati in un determinato giorno. Solo questi scienziati che studiavano gli astri e scoprivano le leggi dei fenomeni celesti, si potevano considerare gli astronomi (astron= astro, nomos=legge) "uomini che conoscono la legge degli astri".
Ma temendo di essere esautorati da questi sapienti soggetti, i sacerdoti (che erano poco abili nei calcoli ma abilissimi a fare ipotesi immaginose sul futuro di ogni cosa e per questo erano tenuti in alta considerazione dal popolino ignorante) fondarono sulle stesse nuove scoperte astronomiche tutta una serie di influssi che ogni astro, costellazione, pianeta esercitava sulla nascita e la vita dell'uomo. In sostanza (all'incirca nel 350 a.C.) gli astrologi babilonesi s'inventarono i segni zodiacali e con abili chiacchiere proponevano assurdità di ogni tipo (astrologo= astron=astro, logos=discorso= chiacchiere) "uomini che fanno chiacchiere".
Divisero lo zodiaco in 12 sezioni di 30 gradi ciascuno e come sistema di riferimento, presero il movimento del Sole e dei Pianeti.
Ricordiamo che per effetto della precessione degli equinozi, le costellazioni di oggi non le vediamo nella stessa posizione; da allora si discostano rispetto ai tradizionali 12 segni zodiacali di oltre 30°. Già Tolomeo (I sec.) nell'Almagesto di costellazioni ne elenca 48; attualmente il cielo è diviso in 88 costellazioni, 29 sono a nord dei mitici 12 segni zodiacali, 47 sono a sud. Pertanto i segni dello zodiaco hanno un interesse puramente astrologico.
Da notare che fin dal 130 a.C., Ipparco di Nicea (disegnando una carta delle costellazioni) aveva scoperto la precessione degli equinozi; già allora paragonando le posizioni delle stelle con quelle rilevate dagli astronomi più antichi, rilevò che la volta celeste e quindi le costellazioni si spostavano da occidente a oriente a un ritmo che le avrebbe condotte a effettuare il giro completo del cielo in 26.700 anni.
Ma imperterriti gli astrologi continuarono a veder in cielo le costellazioni ferme per l'eternità. E continuano a vederle tuttora.


anello sigillo, anello etrusco, anello romano, anello longobardo, anello nuziale, anello ornamentale

____ ANELLO - (vedi sotto)
____ FEDE - L'anello è di origine antichissima, forse orientale, ma compare nella civiltà cretese-minoica intorno al 1800 a.C. poi in tutte le mitiche leggende greche. Prometeo liberato dalle catene, Giove impone di portare un anello di ferro in cui è incastonato un frammento di rupe del Caucaso; Teseo, sfidato da Minosse a raccogliere l'anello da questo lanciato nel mare, viene condotto dai delfini nella reggia sottomarina di Anfitrite che gli consegna l'anello; Gige si rendeva invisibile girando verso il palmo della mano il cammeo del suo anello.
Quando l'anello si diffonde in Grecia non era ancora prezioso nè era un ornamento. Era un anello sigillo che esprimeva autorità e serviva al monarca a sigillare documenti. Non dimentichiamo che prima, sia presso i Sumeri che presso gli Egiziani esisteva il "cilindro" in bassorielevo del monarca che veniva impresso sulla tavoletta di argilla. Il metallo più usato per realizzarlo era il prezioso oro, ma altrettanto prezioso era allora il ferro (per lo più meteorico). Comunque sia, sulla facciata l'anello riportava una incisione che restava impressa sul papiro e in seguito sulla pergamena. Questo significato di autorità come vedremo più avanti fu poi nel medioevo ripreso dagli anelli papali, imperiali e reali.
Quando la Grecia vive i suoi anni migliori, l'anello comincia ad essere diffuso come segno distintivo di classe, non è già più un sigillo, ma un oggetto ornamentale che inizia a riportare una figura o delle figure. Quando giunsero in Italia gli Etruschi conservarono questa abitudine ornamentale con anelli finemente cesellati. Roma eredita da loro non solo questa moda ma anche l'arte del cesello, e apre l'arte di incastonarci qualcosa (una moneta, una piccola chiave, delle pietre, e mille altre cose) diventando spesso anelli amuleti. Inizia anche ad avere la forma di un semplice cerchietto, con dei valori simbolici, il primo dei quali è quello di pegno di fedeltà ("anulus pronubus") , o anello nuziale ("vinculum"). Resta comunque in alcuni anelli il significato di autorità quando un certo tipo di anello è portato dai senatori e dai nobili. L'usanza rimase, ma non fu peculiare, perchè subito dopo nel I sec. d.C. diventa e si diffonde come un facoltativo segno distintivo di un cittadino romano libero per distinguerlo dallo schiavo. Si diffondono così gli anelli ornamentali, con gemme-corniole, onice, incisi minutamente dagli abili artigiani, spesso raffiguranti divinità varie a cui si attribuivano capacità protettive. Non vi era mai stato un dito particolare, lo si portava nelle dita della mano destra come in quelle di sinistra; poi il nuziale inizia ad essere portato solo nel quarto dito, che ben presto lo stesso dito prende il nome dell'anello, cioè "anulare". L'avvento del cristianesimo spazza via tutti i simboli pagani dell'anello, ma anche l'anello stesso, perchè è simbolo di civetteria (che è la sposa del diavolo tentatore), e torna all'anello col significato di autorità e in parallelo mutua dal "nuziale" la formula di "fedeltà", di "vincolo". Nasce l'anello episcopale, e nel riceverlo dalla più alta autorità della Chiesa il vescovo è ammonito "Prendi questo anello simbolo della fede e della fedeltà, perchè con fede e fedeltà devi custodire e difendere la Chiesa". L'anello torna così ad essere usato come sigillo, e torna ad esprimere il potere; e in un certo senso torna ad essere un "talismano", infatti chi bacia l'anello del vescovo o del papa ha una sorte di protezione divina. Più tardi ritorna anche l'uso dell "anello nuziale" nella sua forma più semplice (un cerchietto), che nel matrimonio celebrato dal prete mutua la formula recitata dal vescovo (quello della fede) ed infatti l'anello inizia a chiamarsi "fede".
I "barbari" che per la maggior parte non erano legati alla Chiesa, imitano la moda dell'anello, ma i primi che realizzano sono come stile proprio "barbari".
Mentre gli anelli del potere ecclesiastico iniziano per tutto il medioevo ad essere belli, con pietre preziose incastonate, oppure d'oro finemente cesellati. Nel 1265 è celebre quello papale, di Clemente IV, che prende il nome "del pescatore" perchè porta impressa l'immagine di San Pietro. Usato poi da tutti i papi per lettere private e concessioni di grazie.
A partire dagli anni delle Signorie, l'anello (nuovamente simbolo di potere) compare nelle varie corti, sfarzoso, sempre più prezioso e si diffonde presso i duchi, marchesi, principi, conti, ma quando inizia il "liberale" Rinascimento, anche i parvenu, i nuovi arricchiti e le loro dame, imitano alla grande e portano non solo un anello in un dito ma più anelli in tutte le dita. A Firenze, Venezia, Parigi, fioriscono così le arti della cesellatura, dell'orificeria, delle pietre preziose. Questa opulenta moda continua nell'età barocca, fino alla Rivoluzione Francese, che spazza via con molte teste coronate anche i simboli del potere. L'anello torna ad essere severo, i simboli diventano politici e storici, e come metalli si usano gli austeri rame e ferro. Si ingentiliranno un po' con i cammei. Con la Restaurazione gli anelli sfarzosi, preziosi con grandi gemme, smeraldi, diamanti, zaffiri, ricompaiono in tutte le corti, ma anche i nuovi ricchi non se li faranno più mancare, e i ricchi iniziano con la rivoluzione industriale ad essere tanti. Di tradizione in tradizione, di epoca in epoca, l'anello è tornato ai giorni nostri a non avere più un significato di potere ma solo un semplice oggetto ornamentale preferito da molti e foggiato in bellissime forme, grazie al gusto e alla perfezione ormai raggiunti nell'arte dell'oreficeria.


____ OSSERVATORIO ASTRONOMICO (vedi sotto)
____ PLANISFERO TERRESTRE (vedi sotto)
____ PLANETARIO ASTRONOMICO - Al pari degli Egizi e dei Babilonesi, anche i Cinesi nel corso 2° millennio a.C. avevano buone conoscenze della volta celeste, fino al punto di costruire - nel 2068 a.C. - sotto l'imperatore Hoang Ti, un efficiente Planetario Astronomico (e forse per questo proseguendo gli studi avevano già allestito nel 300 a.C. un calendario con l'anno di 365,25 giorni - anno di Chuan YU. Del Planetario gli astronomi di Babilonia probabilmente ne ebbero conoscenza, e nel 504 a.C. ne fu realizzato uno alla sommità del tempio di Belus. Più tardi durante la dominazione araba, nell'anno 800, a Baghdad era già in funzione un efficiente planetario dentro gli edifici dell'insegnamento superiore, una specie di Università di Stato, un Politecnico.
In Siria, nel 1232, prima ancora che cadesse l'Impero Latino in Oriente, partì un planetario di accuratezza e precisione sconosciuta in Europa, in regalo all'imperatore Federico II, dono del Sultano di Damasco.
Nello stesso periodo in parallelo si erano anche realizzati accurati planetari terrestri, con conoscenza geografiche del tutto ignorate in occidente. Nel 1200, alla corte normanna di Federico
c'era già un planisfero che indicava con l'Africa, il polo australe e la stella polare, ma non la solita, ma la Croce del Sud. Il primo a parlarne (in Europa cento anni dopo) fu Dante, che direttamente o indirettamente (la sua presenza in Sicilia non è accertata) indubbiamente lo apprese dai libri custoditi o usciti dalle corte di Sicilia; molti non capirono alcune criptiche frasi inserite nel suo poema. E forse neppure lui. Le vogliamo riportare: Nel Primo canto del Purgatorie Dante dice: "Io mi volsi a man destra/ e puosi mente all'altro polo/ e vidi quattro stelle/ non viste mai fuor ch'alla prima gente". Nei versi 28-31: "Com'io dal loro sguardo fui partito/ Un poco me volgendo all'altro polo/ Là onde il Carro già era sparito/ Vidi presso di me un veglio solo..."
Poi in un altro punto al canto quarto, versi 55 e sgg, Dante riferisce d'esser "giunto nell'emisfero meridionale e di aver visto il sole a nord". Insomma troppo preciso. Non può essere una invenzione nè teorica nè poetica. Qualcosa di certo doveva sapere. Ma oltre i testi arabi alla corte di Sicilia di Ruggero II - con la presenza nel 1144 a corte del famoso arabo Ibn Edrisi -medico, astronomo, geografo, ma anche leggendario navigatore - questo aveva addirittura inciso su una gigantesca lastra d'argento la prima rappresentazione del mondo australe. Nessuno fino al 1487 (prima di Cao e poi Diaz, col periplo dell'Africa) aveva mai navigato fino allora oltre il 20° parallelo a sud, e la Croce del Sud e visibile solo dal 30° parallelo.
Il primo planisfero che rappresentava il mondo in generale con una certa esattezza (grazie anche a tutte le nozioni geografiche delle esplorazioni di quasi 70 anni) fu quello di Mercatore (vedi "planisfero" anno 1568).

ANNO 1792-1750 a.C.
____ LEGGI - Il più importante documento giuridico espresso dalle antiche civiltà mesopotamiche è il Codice di Leggi promulgato da re Hammurabi nell'arco convenzionale degli anni che abbiamo indicati. Consiste in una stele di dura diorite alta quasi due metri e mezzo. Queste leggi sono messe per iscritto in caratteri cuneiformi e descrivono per sommi capi quasi trecento regole della società, in modo che tutti possano vedere da sè quali sono, e in modo che non possono venire distorte o modificate in modo ingiusto o arbitrario. Affermano anche -per la prima volta- l'autonomia del potere regio rispetto a quello sacerdotale (che già allora interferiva nella politica). Sorge spontaneo il sospetto che i potenti - e non solo nell'antichità e nei secoli successivi ma tuttora - inventino o alterino alcune regole solo a proprio vantaggio.
ANNO 1680 a.C.

____ INSEGNAMENTO -
____ SCUOLE - L'insegnamento era già da tempo praticato: ci riferiamo a quello della scrittura, ma in seguito anche a quello della matematica e per apprendere la geometria, come il calcolo dell'area delle superficie piane, dei quadrati, triangoli, rettangoli, cerchio, utili all'agrimensura delle terre, poderi, canali, costruzioni varie. Le prime testimonianze certe sono queste tavolette (oggi a Londra) sempre della scuola di Lagash (come abbiamo visto già attiva come scuola di scribi nel 2460 a.C.). Vi sono riportati i problemi, le figure geometriche e i vari calcoli svolti per ottenere i risultati, che erano indubbiamente "compiti in classe" che l'alunno svolgeva a scuola. Dentro la quale già esisteva una "scuola di classe", con i soliti favoritismi. La testimonianza ci viene da alcune tavolette (visibili al Louvre) rinvenute in una casa che è da presumere quello di uno studente figlio di contadini sceso in città a studiare assieme ai figli dei ricchi; avendo capito che il professore lo trascurava per le sue umili origini, scrisse al padre di inviare al professore le migliori prelibatezze della fattoria. Una successiva tavoletta conferma che il dono fu molto gradito, visto che il figlio, scrivendo nuovamente al padre dice che il professore ora gli dedica molta attenzione e che seguita a rammentargli in ogni momento - forse perchè ne desidera altri - la bontà dei prodotti ricevuti in dono. (vedi ancora "scuole" nell'anno 387 a.C. dove accenniamo all'"accademia", al "liceo", al "ginnasio", e le scuole del medioevo)
ANNO 1550 a.C.
____ MEDICINA - La storia della medicina risale a tempi antichissimi, fin dall'origine dell'uomo attraverso le varie epoche che ne contraddistinguono l'evoluzione. Concetti medici si trovano nella medicina di tutte le razze e si ricollegano con quelle delle origini più remote, preistorica naturale, ed essenzialmente empirica, unite sempre a concezioni animistiche ed a procedure magiche. Su questo terreno semplicistico si sviluppò tuttavia bene o male quelle pratiche che hanno precorso le scoperte della medicina moderna. Anche nella chirurgia l'archeologia ha scoperto strumenti costituiti da pietre acuminate che servivano alle operazioni più gravi. E in seguito veri e propri strumenti chirurgici come vediamo dall'immagine sopra. E fu anche naturale come da questa medicina primitiva nascesse l'organizzazione di caste per l'esercizio di essa, per lo più sacerdotale, la quale sola questa conosceva la segreta virtù delle erbe e degli intrugli vari. Inoltre erano questi sacerdoti ad asserire di avere contatti con la divinità e di saper cacciare gli spiriti maligni. Il santuario del resto è per lungo tempo la scuola medica, dove alcuni insegnanti già praticavano la medicina con criteri scientifici. Sempre a Ninive (oggi a Londra al British Museum) sono state rinvenute tavolette in cui sono già espressi alcuni concetti fondamentali di notevole importanza.
Se già nel 2200 a.C. nell'antica Mesopotamia si era già costituita una legislazione medica, che puniva (codice Hammurabi) perfino chi sbagliava le operazioni, o non possedeva un corredo di validi strumenti chirurgici (vedi immagine), o prescriveva cure errate, anche in Egitto l'arte della medicina con le sue cognizioni abbraccia alcuni millenni. Del 3000 a.C. operava la scuola di Osiride ad Eliopoli. Anche qui all'inizio la medicina fu mistica e sacerdotale, per poi divenire prevalentemente empirica e realista. Lo si ricava da una serie di antichi papiri, soprattutto da una raccolta di scritti medici che sono sì del 1550 a.C. (Papiro Ebers, e di Brughsch) ma sembra risalgono a tempi molto più lontani e all'accennata scuola di Osiride. Contengono chiare indicazioni di operazioni chirurgiche, acute osservazioni diagnostiche, prescrizioni razionali. Quello di Ebers contiene quasi mille ricette di medicine che venivano prescritte in quelle forma che sono ancora in uso ai nostri tempi. Come narra Erodoto, alcuni curavano gli occhi, altri la testa, altri i denti, altri l'addome. Ma anche dalle tracce tramandate dai monumenti e dai papiri molto bene conservati risulta che nella legislazione medica egiziana davano grande importanza anche alle cognizioni psicologiche, nè era assente una medicina che faceva parte di un'architettura sociale (es. le norme igieniche onde prevenire le malattie).
E' comunque con la Scuola Jonica in Grecia che iniziò il periodo della scienza dell'osservazione, e in parallelo incominciano i primi albori della medicina scientifica, unita al fiorire della filosofia greca. Quest'ultima come sappiamo abbracciava anche le scienze, la biologia e anche chi studiava l'Universo ridiscendeva allo studio dell'individuo. Con la successiva scuola italica, emergono poi nomi come Pitagora, e dove fiorì la sua scuola a Crotone, prende maggior fondamento la medicina scientifica con un indirizzo particolare. Pitagora stesso fu un ricercatore dell'organismo umano, e proprio dalla sua scuola venne fuori il discepolo Alereone che visse nel 500 a.C. e si ritiene che fosse il primo a praticare sezioni anatomiche e, secondo lui, è nel cervello che si deve ricercare la sede delle sensazioni, e ancora a lui si deve la spiegazione dei fenomeni della circolazione nelle arterie e lo studio delle cause dei disturbi funzionali (nervosi) che possono derivare da lesioni nel cervello. Dal concetto della disposizione organica dell'individuo e dell'influenza che questa può avere sull'origine delle malattie, derivarono quei principii fondamentali della scuola di IPPOCRATE (nato intorno al 460 a.C.) , considerato il padre della medicina. Infatti sotto di lui la medicina ebbe un indirizzo quasi definitivo, liberandosi da ogni influsso sacerdotale e da lui emanarono quei principi essenziali della vera medicina scientifica. Appartengono ad Ippocrate gli scritti: "del medico, dei precetti, dell'anatomia, della natura delle ossa, degli umori, delle crisi, della dentizione, del parto in sette otto mesi". Infine il più famoso di tutti, quello "della Legge"" in cui sono contenute tutte le disposizioni riguardanti l'esercizio della medicina. E se sono importanti anche i suoi scritti sulle malattie epidemiche, altrettanto lo sono quelli sulla "diagnostica" con rigorose osservazioni nell'esame delle malattie, onde addivenire alle prognosi i cui segni sono in stretta relazione con quelli della diagnosi.
Più tardi Galeno di Pergamo (129-201 d.C.) considerato il più grande medico dell'antichità, codificò in chiari termini il sapere dell'epoca: la sua influenza fu immensa in tutto il Medio Evo e fin sulla soglia dell'era moderna. Nel 1543 comparve ANDREA VESALIO, che con la ripresa delle osservazioni con le dissezione dei cadaveri (fino allora proibite) si ebbe un continuo, ininterrotto e attivissimmo fiorire di osservazioni sull'anatomia umana e quindi esperimenti.
Vesalio, partito dal presupposto che il vecchio insegnamento fosse costellato di gravi errori, fece tabula rasa delle nozioni acquisite e considerate certe dai suoi contemporanei, e riedificò dal nulla la scienza anatomica sulla base delle sue dissezioni cadaveriche. Descrisse, per la prima volta, il decorso delle vene e l'anatomia del cuore.
Dati i tempi ovviamente fu messo sotto accusa dall’Inquisizione Pontificia, che lo processò, lo fece incarcerare, condannare a morte - per “…Divulgazione di Ignominiosae atque mentognere idee, contrarie alla Gratia Divina…". (vedi biografia
ANDREA VESALIO)
ANNO 1500 a.C.
____ ALFABETO - Deriva dalle due prime lettere greche alfa e beta. L'idea dell'alfabeto fu introdotto in Grecia dai Fenici (vedi 3600 a.C. "SCRITTURA" )
ANNO 1300 a.C.
____ GUERRA NAVALE - Se le prime immagini di una guerra terrestre è del 2950 (vedi), la prima battaglia navale è di questo periodo, riportata su una vaso firmato da Aristonoto (oggi custodito nel Palazzo dei Conservatori a Roma)

ANNO 1200 a.C.

____ TINTURE - Fin dall'invenzione dei primi tessuti, sempre più perfezionati, più fini, si tentò con qualche risultato di modificare il colore degli stessi quasi sempre ottenuti con quel perenne giallastro; iniziarono dunque a tingerli. All'inizio (usati anche nelle antiche pitture) erano colori ricavati dalle terre (come le ocre), poi con colori estratti dalle piante come l'indaco, il bianco dal gesso in natura o macinando conchiglie, dalla radice della pianta robbia veniva ricavato il rosso, più tardi un rosso cupo dall'ossido di ferro; il nero dalla fuliggine. In seguito non mancarono altri colori, ma quasi tutti o per la lavatura o per effetto dell'esposizione al sole, scolorivano. Fu in questo periodo in Fenicia, a Tiro che scoprirono di aver in casa nelle proprie acque un mollusco prodigioso: il Murex brandaris, che ha nella gola una vena piena di umore rosso. Non solo era un brillante rosso acceso ma rimaneva tale col tempo. Ben presto si sviluppò una fiorente industria della tintura che fece prosperosa la città fenicia . Il colore venne chiamato Porpora di Tiro. La produzione essendo limitata ma la domanda da ogni parte del mondo conosciuto molto alta, i prezzi della porpora salirono a livelli astronomici.

____ COLORI - (vedi sotto)
____ VERNICI - Come detto sopra, i colori - dette anche vernici erano ricavate da vari materiali. I colori più antichi erano già conosciuti da almeno 20 millenni, le pitture nelle grotte di Altamira, di Lascaux, di Trois Freres e altre, ne sono la straordinaria testimonianza. Nei colori elencati sopra (oltre il rosso di Tiro) rari e quindi assenti fino al 3000 a.C. era l'azzurro, il verde, il giallo. Furono gli Egiziani a fabbricarli per primi, macinando finemente pietre e lapislazzuli per ottenere i primi due colori, e dalla curcuma e da un tipo di zafferano ricavarono il giallo. Oltre il vero e proprio colore, svilupparono anche le sostanze che dovevano trattenere il colore nei vari oggetti che dipingevano utilizzando la cera d'api, l'albume d'uovo e in seguito una resina vegetale: la gomma arabica ricavata dalla pianta acacia. Solo nel XV secolo, merito di un pittore fiammingo Van Eyck, fu utilizzato l'olio di semi di lino che oltre che dare e far conservare ai colori una certa brillantezza li rende anticorrosivi all'aria umida e quindi di lunghissima durata. Nacquero così i "colori a olio" per la pittura non solo su tela, ma su legno, metalli ecc. Solo nel XIX secolo i colori comparvero con i vari derivati dal petrolio come il fenolo, i pigmenti sintetici, le varie resine acliliche, le poliuterane, gli acetati di polivinile.

____ DAMA - Ha un'origine incerta e remota. Il ritrovamento di scacchiere e di pedine in numerose tombe, fra cui quelle della città sumerica di Ur (II° millennio a.C.) e nell'antico Egitto (epoca di Ramsete III XI sec. a.C.) , è testimonianza dell'origine antichissima di un gioco simile alla dama. Conosciuta anche nell'antica Grecia, ne fa un accenno Omero, ne parla Platone. Dalla Grecia ebbe qualche diffusione anche presso i Romani. In Italia e in Europa cominciò ad essere molto conosciuta nel XVI sec. come "scacchi per dama" (donde il nome).
Quella attuale (32 caselle nere e 32 bianche con 12 dischetti bianchi e 12 neri) prende il nome "iudus dominarium" e si gioca in due. A partire dalla stessa data nascono variazioni Spagnole, Inglesi, Francesi, Turche, e Portoghesi e iniziano ad essere pubblicati numerosi trattati con le regole del gioco.

____ SCACCHI - Anche le origini di questo gioco sono incerte, sembra proveniente dall'Oriente. Si parla della sua esistenza in Cina nel I secolo a.C., ma la scacchiera ( siang-ki) ha campi di 90 e 100 case. Recenti ricerche lo fanno risalire al V sec. a.C., nei Discorsi di Buddha in lingua pali si accenna a un gioco simile (campo di 64 case collegati all'uso dei dadi).
Dalla Cina sarebbe passato in India dove fiorì nei primi secoli dell'era volgare, con il nome "caturanga" e da lì si sarebbe diffusa in Persia sotto la dinastia sasanide, prendendo il nome di "chatrang"; viene più volte citato nel Libro dei Re di Ferdusi. Dopo la conquista araba, il gioco assume il nome di "chatrang", raggiunge livelli elevati, molti pezzi assumono nuovi nomi che resteranno poi nelle lingue occidentali. "Shah" è il re, e "shah mat" è "il re è morto" (scacco matto). "ruck" (torre) diventerà "rocco".
Verso il IX secolo si era già diffuso in Europa occidentale, nonostante le riprovazioni della Chiesa. A partire dal Trecento si ha notizia di giocatori professionisti; col Rinascimento l'Italia mantiene il primato su questo gioco, cui sono apportate alcune modificazioni, e nascono regole e trattati che ebbero larga diffusione. Nel secolo successivo furono i Francesi, Inglesi e Tedeschi a dominare (famose le partite fatte per corrispondenza tra Volatier e Federico II di Prussia); nel 1774 nasce in Inghilterra il primo circolo scacchista. Il primo torneo si svolse nel 1851. Dopo cominciarono un po' dappertutto le federazioni nazionali, la prima fu quella degli Stati Uniti, nata nel 1858. Un primo torneo svoltosi in Italia è del 1881 ed ebbe luogo a Venezia; la Federazione italiana nacque invece nel 1920. I campionati del mondo iniziarono nel 1886 (vinti da Steiniz). A partire dagli anni '50 inizia la supremazia russa con Petrosian ('63), Spasskij (1969), una parentesi americana con Fisher (1972), per poi continuare con Karpov. Dal 1980 compaiono le prime modeste scacchiere elettroniche, nel 1990 iniziano ad essere quasi imbattibili perchè non hanno più limiti; sono in grado di avere in memoria tutte migliori partite finora nel mondo disputate, e sono in grado di "fotografare" il gioco all'istante e ripetere la strategia di una partita vincente.

ANNO 1100 a.C.
____ NAVIGAZIONE - NAVI - BIREMI - TRIREMI - In questo periodo erano i Fenici a dominare i mari esercitando i lucrosi commerci dalla Grecia alle coste africane spingendosi fino all'Europa meridionale. La navigazione a vela già da 2000 anni (vedi anno 3600) era praticata; in Egitto era piuttosto facile perchè la navigazione quasi totalmente si svolgeva nelle placide acque del Nilo, ma anche nel mar Egeo la navigazione era facilitata perchè avveniva da isola a isola. Più tardi i fenici si erano avventurati nel mar Mediterraneo costeggiando la lunga costa africana. Erano questi viaggi lunghi, di giorni e giorni, notti e notti. E forse fu in una di queste notti che qualcuno scoprì che le sette stelle della costellazione dell'Orsa maggiore, erano sempre situate a nord, e sempre visibili per tutta la notte. La principale delle sette stelle posta in prossimità del Polo Nord celeste, era un infallibile punto di riferimento ogni qual volta la nave per tanti motivi perdeva la rotta. Essendo il metodo molto affidabile, più volte sperimentato, l'ardire di spingersi in mare aperto fu subito preso in considerazione perchè con lo sguardo fisso a quella stella non c'era più il timore di perdersi.
Ma per spingersi nelle acque non bastava solo questo metodo, in mare aperto c'era il rischio di rimanere fermi in mezzo al mare. Fino allora per navigare si erano usate le vele, e con i venti piuttosto bizzarri la navigazione dipendeva dal loro capriccio, se poi addirittura mancavano si rimaneva in stallo (in bonaccia anche per giorni e giorni). Questa volta i fenici imitarono gli Egiziani che già da 2000 anni per navigare sul Nilo nelle loro piccole imbarcazioni usavano i remi. Ed anche Omero cita dei rematori. Bastava -pensarono i Fenici- fare delle navi più grandi e alle fiancate mettere file di rematori. Possedevano il Libano e le famose foreste di cedro; costruirono così delle robuste navi, delle spaziose stive, e le fiancate per alloggiarvi i rematori. Era insomma nata la galea. Nel 700 a.C. i cantieri navali fenici già costruivano le prime biremi, e nel 600 a.C. le triremi, nelle quali potevano essere sistemati dai 120 ai 200 rematori. Fino all'avvento dei motori marini le navi con le vele e i rematori dominarono il Mediterraneo nei successivi secoli.
ANNO 1000 a.C.

____ CARTE GEOGRAFICHE - La più antica che conosciamo è una mappa disegnata dagli Egizi durante il regno del faraone Sethos I (circa 3000 a.C.), e rappresenta la zona mineraria di Hammarat dove gli egiziani estraevano oro. Un'altra antica non fu realizzata su papiro ma su una tavoletta d'argilla rinvenuta nella pianura mesopotamica, nell'attuale Irak, risalente al 1000 a.C.. Rappresenta la Terra su un disco circondata dall'acqua, con la città di Babilonia al centro. Un'altra mappa del mondo abitato e conosciuto fu quella di Anassimandro ( vedi anno 547 a.C.). Il suo allievo Ecateo di Mileto (560-490 a.C.) buon viaggiatore e indubbiamente con buone conoscenze geografiche dell'antichità in Occidente, potendosi spingere anche in Oriente dentro l'impero Persiano -in quel periodo piuttosto stabile- viaggiando all'interno dell'Asia, al suo ritorno scrisse una "Descrizione della Terra", disegnando un disco - sempre circondato dall'acqua- con tutti continenti allora conosciuti.



____ CARTE ROMANE - Durante il periodo delle conquiste romane, la cartografia ebbe una maggiore diffusione, ma essenzialmente nei luoghi dove i Romani portavano i loro eserciti e vi espandevano il loro Impero. Giulio Cesare e dopo di lui Augusto oltre ai censimenti impiegò diversi funzionari per mettere sulla carta quello che era allora il "grande" Impero Romano". Da questi rilevamenti nacquero le famose (e pratiche) "itinera pieta" , che in sostanza erano degli itinerari, che riportavano ogni particolare utile a chi si accingeva a compiere un viaggio in una certa località. Con la creazione di una grande rete stradale gli eserciti si muovevano speditamente dalla Iberia alla Parthia, dall'Africa ai Paesi germanici e sassoni.
La più famosa di queste carte è la "Tabula Peutingeriana" che porta il nome del suo recente scopritore il tedesco Peutinger; la carta è del VI secolo, lunga 6,28 m larga 34 cm. Disegnata dal geografo romano Castorius, essa si propone di dare un quadro completo della rete delle comunicazioni, e particolare rilievo è dato alle strade di interesse strategico.
Tornando alle carte della Terra, Claudio Tolomeo (90- 168 d.C.) , esponendo il suo sistema astronomico che da lui prese il nome ("Tolemaico", l'universo con al centro la Terra) nel 160 d.C. anche lui espose (nella sua "Guida alla Geografia", meglio conosciuta come "Cosmographia o Geographia"), un mappa della Terra molto simile alla precedente, utilizzando le coordinate dei luoghi registrate da Tolomeo stesso, anche se spesso non dava ascolto alle informazioni raccolte dai navigatori per il fatto che non si accordavano con le sue teorie; tuttavia ottenne le prime rappresentazioni disegnate in proiezione conica. La sua carta del mondo - che conteneva 8000 località - continuò (anche se non in originale ma in copie rifatte) ad essere fino al tardo medioevo la carta più diffusa, visto che ancora oggi ne esistono oltre 120 esemplari (anche se conteneva grossolani errori ed era impostata su informazioni geografiche piuttosto empiriche - e anche in quella rifatta dal monaco benedettino Niccolò Germano nel 1482, non sono riportate le informazioni già disponibili sulla costa occidentale dell'Africa, la stessa Africa a sud termina a metà, la forma dell'India è stata male interpretata, e alcune isole dell'oceano indiano sono incredibilmente esagerate, forse a causa della loro importanza come centri commerciali. Tutte le altre edizioni realizzate dopo quella di Niccolò Germano, riportano chi tanto chi poco gli stessi errori.
Solo dopo tredici secoli abbiamo una più dettagliata descrizione della Terra con il geografo tedesco Gerardo Mercatore (1512-1594). Grande riformatore della cartografia, adottò per primo procedimenti scientifici-matematici al posto di quelli empirici fino allora usati. Nel grande mappamondo in 18 fogli del 1569 applicò la proiezione cilindrica isogena a latitudini crescenti; la cosiddetta "proiezione di Mercatore". Partendo da queste carte, con i numerosi viaggi di esplorazione la cartografia iniziò a riportare sempre più dettagliatamente le contrade dei vari continenti. Tutte le successive carte geografiche furono poi realizzate dalle numerose spedizioni geografiche nei vari luoghi della Terra, ma a partire dal XVIII secolo la rilevazione topografica passò in mano agli ingegneri militari. Quando poi all'inizio del Nocevento iniziarono ad essere utilizzati gli aeroplani, speciali velivoli con la tecnica fotografica iniziarono a produrre carte geografiche accurate (
il pilota italiano Piazza insieme al pilota Gavotti il 23 febbraio 1912, furono i primi a realizzare  le prime fotografie aeree della storia, fissando al velivolo delle comuni macchine da ripresa). La tecnica della ripresa si perfezionò nei successivi anni (soprattutto durante la Seconda guerra mondiale) realizzando macchine fotografiche speciali, che per evitare la distorsione fotografavano il sottostante territorio da una stretta fessura in sincronia con la pellicola che avanzava alla stessa velocità dell'aereo.
Nulla a confronto delle successive rilevazioni fotografiche effettuate con l'avvento dei satelliti spaziali, che oggi riescono ad ottenere una precisione di dettaglio di qualsiasi territorio del globo con un'approssimazione di pochi metri.

____ PORTOLANI - Per tornare alle carte di uso pratico, quando nel XVI secolo ci fu la ripresa dei viaggi per mare e la vivace attività commerciale delle Repubbliche marinare, si fece sentire l'esigenza di avere carte che disegnassero con la maggior precisione possibile i profili delle coste e la posizione dei porti, che tenessero conto dei fondali e delle maree, che misurassero con la maggior esattezza possibile le distanze. Tali carte vennero chiamate "portolani" e comprendevano sia le mappe sia le ampie didascalie a esse relative, ma anche notizie etnologiche ed economiche. Una fitta rete di linee rette ricopriva i luoghi e su tali linee si misuravano le distanze. Con i "portolani" - anche se erano limitate alle coste e alle rotte marittime - la cartografia fece con queste conoscenze - soprattutto con i navigatori italiani - un notevole ed efficace passo avanti (quella nell'immagine riportano i punti di approdo delle navi sul mar Nero)



___ CORAZZA - (vedi sotto)
___ ARMATURE - Le più antiche, applicando sul vestiario delle lamine di metallo a squame, sono raffigurate sulla porta di bronzo nell'antica città mesopotamica di Bolowat in questo periodo (900 a.C.). In precedenza per proteggersi veniva usato del cuoio, e con lo stesso materiale erano realizzati anche una specie di elmetti e di scudi. Le foggie più note storicamente sono quelle del periodo delle guerre peloponnesiache in Grecia dette "loriche", una serie di lamelle di ferro legate insieme fissate su una tunica. I Romani nel II sec. a.C. a questi tipi di armature vi aggiunsero un pettorale e uno schienere, in seguito anche bracciali. Nel 200 d.C. pur avendo già realizzato alcune corazze intere, per avere una certa libertà di movimento tornarono non proprio alla lamelle, ma a cotte o tuniche usate dai Parti in Medio Oriente; erano fatte da tanti piccoli anelli inseriti uno dentro l'altro formando così una fitta maglia corazzata aderente al corpo. Anche gli stessi cavalli avevano un simile bardatura ai lati per evitare i colpi di lancia del nemico. Con queste armature si combatterono pure le Crociate. Specialisti in Europa i moltissimi armaioli Milanesi. Terminato il Medioevo, andarono di moda le intere armature fatte in acciaio realizzate dai primi magli che utilizzavano la forza motrice delle prime ruote idrauliche. Alcune erano pesantissime, per nulla pratiche nei veri combattimenti ma normalmente usate nei tornei. Altrettanto pesanti quelle che bardavano i cavalli. Si possono oggi ammirare nei tanti musei, ma uno particolarmente interessante è quello situato in Val Venosta nel Castello di Sluderno - eredi Conti Thun - che raccoglie un centinaio di armature dell'intero medioevo.

____ PATTINI SU GHIACCIO - Come per gli sci (vedi anno 3500 a.C.) l'invenzione non poteva non essere di origine nordica. I primi sono stati infatti ritrovati in Norvegia e datano il 1000 a.C. Anche quando furono realizzati in metallo, i primi sono sempre di origine scandinava e risalgono al 250 a.C. Quelli moderni fissati direttamente allo scarpone provengono invece da un altro paese freddo, dal Canadà, ad opera dello sportivo John Forbes nel 1854. Questo che era probabilmente un singolare mezzo di locomozione si trasformò in una attività sportiva, che ebbe poi imitatori anche nei paesi senza ghiaccio, mettendo invece che delle afffilate lame, delle rotelle. Nacquero così i ...
____ PATTINI A ROTELLE ... realizzati per la prima volta nei primi anni dell'Ottocento in Belgio da un uomo d'affari - Joseph Merlin. Un modello perfezionato fu costruito da un inglese - Robert Tyres - nel 1823. Ancora più perfezionato, dotato di una rotella freno, furono quelli realizzati dallo statunitense Plimpton, nel 1863. Nel 1900 con già a disposizione i primi cuscinetti a sfere furono ulteriormente migliorati.

ANNO 850 a.C.
____ COSTITUZIONE - Nel passato vi erano già un complesso di leggi e costumanze elaborate dai saggi e applicate rigidamente nei villaggi. Ma è in questa data tradizionale che compare il mitico legislatore Licurgo, ed elabora a Sparta la sua severa costituzione. E' inoltre un ordinamento basato su di una rigida divisione sociale: gli Spartiati (i ricchi e i nobili), i Perieci (i cittadini liberi ma senza diritto di voto), gli iloti (gli schiavi).
La utopistica "democrazia" inizia ad essere esercitata solo da una classe superiore (non sempre legata alla quantità di saggezza posseduta , ma spesso solo alla quantità posseduta di denaro; e quindi normalmente formata da pochi soggetti.

____ OMBRELLO - Anche questo semplice oggetto ha una sua lunga storia. Nella Cina di questo periodo (800-900 a.C.) era considerato un arnese di rango sociale alto, infatti veniva usato come parasole dai monarchi. L'idea di usarlo come parapioggia è invece molto più tarda; i primi compaiono in Francia nel 1750. Nel 1874 l'inglese Samuel Fox ne realizza uno piuttosto ampio con l'intelaiatura metallica. Nel 1887 sempre in Inghilterra l'ombrello diventa piccolo e personale, ha sempre l'intelaiatura, ha una chiusura pieghevole che scorre sull'asta, e quando è chiuso diventa un l'inseparabile e civettuolo bastone da passeggio dei Lords (abbinato all'altrettanto inseparabile copricapo a cilindro). A renderlo popolare, maneggevole, telescopico, con il l'asta retrattile è un tedesco nel 1930, Hans Haupt.
ANNO 800 a.C.
____ MACCHINE D'ASSEDIO - Le guerre disputate fino a questo periodo erano già organizzate con eserciti e con le più strane armi. Ma oltre a fare le battaglie, erano già praticati gli assedi. E fu proprio in uno di questi, che gli Assiri inventarono una potente arma di guerra: torri di legno per avvicinare e scalare le mura nemiche o "carri armati" con un ariete per abbatterle o per travolgere il nemico. Le "panzerdivision" hitleriane con i loro "blitz" non erano già conosciute dagli Assiri.
ANNO 776 a.C.
____ OLIMPIADI - I giochi fra gli uomini fin dall'antichità erano sempre stati praticati. Giochi e gare si disputavano nella stessa Grecia molto prima delle Olimpiadi. Già gruppi di atleti gareggiavano tra di loro. Infatti fu proprio riscoprendo certi giochi del passato, che gli abitanti del distretto di Pisa, per celebrare la vittoria di Ifito sull'Elide, sollecitarono il ritorno ai fasti di quella singolare e affascinante manifestazione di tempi remoti (forse di mille anni prima, del 1700 a.C.) (vedi OLIMPIADI)
ANNO 750 a.C.

____ ARCO- Fino a questo periodo nelle costruzioni di un'entrata di un tempio o per la luce di una porta, finestra, ponte, si utilizzava un elemento orizzontale appoggiato su due elementi verticali. (vedi "architrave" anno 3500 a.C.). Ciclopici sono i massi sovrastanti la porta dei Leoni o le tombe di Micene (qui a fianco nell'immagine). I Sumeri già conoscevano l'arco a tutto sesto; così pure gli egiziani, ma lo usarone rare volte nelle costruzioni (un arco di 4 metri di diametro compare in un granaio di Tebe nel 1400 a.C.). I primi a utilizzarli furono gli Etruschi. I Romani poi ne divennero maestri, usandoli anche come monumenti di trionfo o trionfali. Fra i più famosi quelli di Tito, di Settimio Severo, e di Costantino a Roma, di Traiano a Benevento, di Augusto ad Aosta, di Settimio Severo a Leptis Magna. Poi applicarono gli archi nella costruzione di ponti, acquedotti, inseriti negli edifici pubblici ecc. ecc. Gli ingegneri romani s'inventarono per costruirli la "centina"; cioè la posa delle pietre erano di solito sostenute da un grande telaio di legno. Una tecnica che ancora oggi non è abbandonata, anche se al posto dei pali si usano elementi modulari in acciaio.
In seguito nella dominazione musulmana - ma utilizzando sempre la "centina" romana - comparvero in Spagna e in seguito in Europa quelli arabi a semicerchio (a tutto sesto), lobato, fiammeggiante o inflesso, a sesto acuto. Nel 786 nel costruire la moschea di Cordova che si protrae fino al 990 gli arabi impiegano per la prima volta l'arco a ferro di cavallo che diverrà caratteristico dell'architettura islamica. Nel resto d'Europa dopo il periodo dei "barbari", nel XII sec. furono realizzati quelli ad arco acuto "gotici" (così chiamati dai latini in senso spregiativo). Una delle prime chiese cristiane in cui s'impiegò l'arco a sesto acuto (che permette alte navate, ma non è adatto a costruire le arcate dei ponti) fu la Cattedrale di Durham, in Inghilterra, nel 1093.

____ VOLTA - Legata all'arco fu anche la volta, che è poi un arco, esteso, fino a formare la copertura di un edificio. Normalmente la volta poggia su una base orizzontale interna. La tecnica per costruirla non era sconosciuta in Egitto e neppure in Mesopotamia. La si usò comunque poco, perchè la forte spinta laterale costringeva a edificare i muri di base con un grande spessore. Proprio in Mesopotamia, a Lhorsbad, nella salla dell'Aram, che risale al 700 a.C., i muri che sostengono una volta di nemmeno cinque metri, sono spessi otto metri. Fino all'epoca romana la volta non ebbe grandi diffusione. E come erano diventati maestri nell'arco, così i romani diventarono maestri delle volte. Gli ingegneri dell'Urbe s'inventarono la volta a crociera; una delle più famose costruzioni sono le sale delle Terme di Caracalla, realizzate nel 302 d.C.. Quella più grande che ancora oggi possimao tutti ammirare ha un'ampiezza di 60 m x 30.
Terminato l'Impero Romano, terminano anche le grandi costruzioni, e dobbiamo arrivare al dopo 1000, per vedere qualcosa di nuovo; e fu la medesima cattedrale di Durham, in Inghilterra -già ricordata sopra - a concepire un inedito motivo architettonico: la volta a costoloni. Ne furono costruite altre, si arrivò cosi all'arco e quindi alla volta a sesto acuto, destinati entrambi a dominare per quasi quattrocento anni. La volta a costolone tornò ad essere usata a fine Ottocento nelle tante stazioni ferroviarie delle metropoli, quando furono impiegate le "coste" in ghisa e in acciaio, ricoperte poi da lastre di vetro. L'uso poi del cemento armato a partire dall'inizio del Novecento non è che abbia apportato accrescimenti di rilievo. Salvo qualche caso isolato, artistico, e piuttosto limitato come ampiezza.

ANNO 700 a.C.

____ ANCORA - Il primo impiego- ma non ancora nell'attuale foggia- dalla storia greca è attribuito a Eupalamo e consisteva in un fusto di legno riempito di piombo. Quella che conosciamo (in Grecia l'invenzione è attribuita ad Anacarsi lo Scita) compaiono nel IV secolo a.C., e sono raffigurate già su alcune monete romane.

____ ACQUEDOTTI - Il più antico che si conosca è quello di Ninive in Mesopotamia, realizzato sotto il re Assiro Sennacherib. Di poco posteriore è quello greco costruito nell'isola di Samo. Mutuati da questi, ma utilizzando l'architettura ad arco, furono poi realizzati gli imponenti acquedotti Romani (anche a tre arcate, alti fino a 60 metri) per far giungere fino alla città di Roma acqua potabile. Il più antico quello dell'Acqua Appia e dell'Acqua Marcia del 300 a.C. Del 146 a.C. quello dell'Acqua di Porta Maggiore lungo 90 chilometri. Altri famosi nel territorio dell'impero Romano: in Francia (Nimes, Lione, Arles ecc.), in Spagna (Segovia, Siviglia ecc.), In Germania (Magonza), in Dalmazia (Spalato), in Africa (Leptis Magna, Cesarea, Cartagine, Costantina ecc.).

____ AQUILONE - Il primo accenno (o lui stesso inventore) di questo singolare "velivolo" (che precorre l'aliante e a sua volta precorre l'aereo) è del greco Archita di Taranto.

____ ZOO - L'allevamento animali era ormai praticato da qualche millennio. Ma erano domestici, non fiere. Queste per la loro pericolosità si cacciavano solo. Il fascino però di catturarle e metterle in un recinto doveva essere una grossa soddisfazione, oltre che ricavarne prestigio. Ad avere questo primo hobby fu un re assiro, Sennachireb (già citato come primo costruttore di acquedotti a Ninive), che nel suo palazzo allestì un vero e proprio zoo di bestie feroci; vi primeggiava il "re" degli animali: il possente leone.

____ MERIDIANE - Un orologio solare formato da un complesso di linee orarie tracciate su un muro o pavimento, ove uno stilo proietta la sua ombra durante le varie ore del giorno. Non nella forma che conosciamo, ma sottoforma di obelischi e gnomoni (significa "indicatore") era conosciuto dagli Egizi fin dal 4000. a.C. Perfetti e monumentali quelli di Eliopoli. Ma erano imponenti e soprattutto in mano ai sacerdoti del sole. Ben presto per la loro semplicità nel costruirne uno e soprattutto per la loro utilità si diffusero anche anche quelli a parete. I primi compaiono nello stesso Egitto fra il 1000 e il 700 a.C. Anassimando nel 610 a.C. la introdusse in Grecia, e la perfezionò in modo da tener conto del variare delle stagioni.

____PROTESI DENTARIA - (vedi sotto)
____ DENTI ARTIFICIALI - Non era ancora una professione quella del dentista, ma già nell'antichità, alcuni medici si prendevano cura dei denti dei loro illustri pazienti. Nell'antico egitto, esaminando oggi alcune mummie ai raggi X, o da altri reperti risalenti addirittura al Primo Regno (3000 a.C.) alcuni studiosi affermano che si praticassero abitualmente non solo le estrazioni ma anche le otturazioni da carie. Meglio documentati sono alcuni reperti etruschi, dove all'incirca a questa data, 700 a.C. non solo a un paziente fu estratto un dente, ma gli fu rimesso al suo posto uno artificiale.

____ DENTIERE - L'intera esportazione della intera corona dentale, sostituita da una nuova, fu una operazione molto più tarda. Il primo ad applicarla nel 1770 fu un medico francese Alexis Duchateau.
____ DENTIFRICIO - Confermando la tesi egiziana sopra esposta, che avevano cura dei propri denti, nel 3000 a.C. sono documentate le prime tracce di una pasta che doveva servire per pulire i denti, formata da un miscuglio di incenso, piombo e verderame.

ANNO 640 a.C.

____ BIBLIOTECHE - "Biblion significa libro e theke significa ripostiglio. Una certa tradizione afferma che furono gli Egizi a fondare la prima biblioteca, ma l'esistenza non è abbastanza documentata. La prima e la più famosa di cui abbiamo testimonianze è quella rinvenuta quasi completa a Ninive dall'archeologo inglese George Smithnon nel 1872. Qui il sovrano assiro Assurbanipal amante di tutto lo scibile umano e di antichi reperti, attorno al 650 a.C. raccolse nel suo palazzo una biblioteca composta da ben 30.000 tavolette d'argilla incise a caratteri cuneiformi che risalgono al 2500 a.C. contenente ogni genere di opere, scientifiche, economiche, matematiche, linguistiche, letterarie del tempo di Lagash e qualcosa anche del periodo di Sargon II il Grande (2375-2320). Sono state proprio queste tavolette - uscite indenni da un distruttivo incendio del palazzo - a permettere di conoscere bene la storia e la civiltà dell'antica Mesopotamia.
Più tardi si allestì un'altra famosa biblioteca, forse la più ricca di tutti i tempi, ed era quella di Alessandria d'Egitto fondata dai Faraoni nel IV secolo a.C., ma purtroppo non era formata da tavolette di argilla ma da 700.000 rotoli di papiro, che raccoglievano tutta la cultura dell'antichità, che faceva di Alessandria il più grande centro culturale dell'intero bacino mediterraneo nell'epoca detta appunto alessandrina. Un patrimonio dell'intera umanità che finì tutto in cenere dopo un incendio appiccato dai soldati romani quando gli eserciti di Giulio Cesare invasero l'Egitto nel 48 a.C. - Quello che non andò distrutto, però, fu l'ideale che aveva animato Tolomei, di lasciare un segno imperituro del suo regno, oltre il concetto che il sapere fosse "una risorsa, un genere di prima necessità, una forma di capitale da acquisire e serbare per la piena soddisfazione dei governanti". Probabilmente da parte dei romani più che cinismo, ci fu disinteresse perchè tutto ciò che conservava Alessandria era scritto in un lingua per loro ancora incomprensibile. Per fortuna che tale ideale pochi anni dopo attecchì anche a Roma con Augusto che fece ritornare - fondando la grande Biblioteca Palatina accanto al Tempio di Apollo - la passione di allestire biblioteche. Purtroppo con la calata in Italia degli analfabeti barbari, dopo la caduta dell'Impero, non solo tale ideale andò scemando, ma non rimase quasi più nulla di quanto si era raccolto.
Ottocento anni dopo, per merito degli Arabi, fu realizzata una grande biblioteca statale a Baghdad. Dopo quella le biblioteche proliferarono in altre città musulmane, ma anche i privati iniziarono a possedere notevoli biblioteche personali, alcune con 30-50 mila volumi. Addetti alle ricerche raccoglievano testi in ogni parte del mondo conosciuto, e reggimenti di copisti traducendoli in arabo, rifornivano biblioteche e bibliofili del mondo arabo.
Prima i Mongoli nel 1258, poi i Turchi di Tamerlano nel 1394 la invasero Baghdad, distruggendo ogni cosa, compresa la biblioteca dove si conservavano centinaia di migliaia di libri che provenivano da tutti gli angoli del mondo e 2000 anni di conoscenza. " Inizialmente li buttarono tutti nel Tigri, ma erano così tanti che in un'insenatura del fiume si creò una diga dove il fiume quasi straripava, ed allora accatastarono montagne di libri e ne fecero un grande falò che bruciò per dieci giorni interi" da una relazione di uno storico arabo. Le spoliazioni che erano avvenute durante i duecento anni delle crociate si rivelarono poi paradossalmente preziose. Molti testi greci e latini originali si salvarono in questo singolare modo e sbarcarono in Europa. Anche Federico II in Oriente ne aveva fatto incetta durante i suoi buoni rapporti con gli "infedeli" e li aveva trasferiti in Sicilia, come aveva già fatto prima di lui Ruggero. Andò un po' meglio in Spagna dopo la cacciata degli arabi; anche qui esistevano enormi biblioteche pubbliche e private che fortunatamente non furono distrutte dal bigottismo religioso; furono queste a far scoprire agli occidentali molti testi dell'antichità che gli arabi avevano ricopiato dal greco e dal latino. E furono proprio questi testi a far "risvegliare" l'Europa, a dare impulso all'umanesimo, a far conoscere le opere dei grandi filosofi greci, e paradossalmente, tradotti dall'arabo, a far conoscere anche quelli che erano stati scritti nel periodo romano in latino
(vedi anno 2500 a.C. - LETTERATURA )

____ MONETA - L'uso di una specie di moneta, è forse contemporaneo alla scoperta dei metalli. Essendo questi rari e ricercati (metallo significa "cercare"), soprattutto l'oro così bello a vedersi, desiderabile, sempre lucente perchè non ossida, divenne ben presto un oggetto come veicolo di scambio per altre merci. A parte gli oggetti ornamentali ricavati con la martellatura, probabilmente l'oro circolava in pepite o in piastrine che bisognava però pesare ogni volta. La fusione era già da tempo conosciuta. Ma a coniare pezzi d'oro di peso standard, sui quali era contrassegnato il peso e un ritratto del monarca fu il re di Lidia, il padre (Gige) o il figlio (Ardi) intorno al 648-613 a.C. Oltre che procurare la semplicità negli scambi, i pezzi emessi dal re davano anche una certa garanzia ai contraenti. Ben presto i governi dei regni più progrediti introdussero anche loro la moneta accelerando enormemente gli scambi commerciali. Roma inizierà la coniazione di monete d'argento nel 269 a.C.
Il precedenza vigeva il baratto, oppure una "pre-moneta" erano gli animali, soprattutto le pecore . Testimonianze dell’ uso del bestiame come moneta ci vengono dalle più antiche legislazioni (che fissano le multe da pagare in buoi e pecore), ma soprattutto dal linguaggio, (pecunia significa infatti gregge) (vedi "Origine della Moneta")

ANNO 590 a.C.
____ TEGOLA - Le capanne prima, le case e i palazzi poi, da tempi immemorabili, per coprire il tetto venivano usati travi di legno ricoperti di paglia. Il pericolo di incendi era piuttosto frequente, con il rischio di estendere le fiamme nelle case vicine (un simile incendio avvenne a Roma al tempo di Nerone, ma anche a Londra del XV secolo, quando la città andò quasi interamente distrutta). Forse per questo motivo che l'architetto Byzes di Nasso, ancora nel 590 a.C. usò un accorgimento singolare per l'epoca. Sopra le travi fece sistemare delle lastre sottili di pietra, forse di ardesia (pietra grigio nera che si sfalda in lastre sottili). La tegola era stata inventata! Ne furono in seguito fatte anche in terracotta, di due tipi: piatte o in forma cilindrica-conica, detti "coppi".
I romani nelle loro costruzioni oltre che usare queste ultime tegole, utilizzarono quelle inventate da Byzes, in pietra, in arenaria, e in particolare di nuovo utilizzando l'ardesia, tipo di tegole che tornarono ad essere di uso corrente a partire dal XII secolo.
Utilizzando sottili lastre in granito ancora oggi sono impiegate per coprire i tetti delle case in Val d'Aosta e in molti altri paesi montani. Mentre nei Paesi del Nord Europa, o in Russia, che possiedono abbondanza di legname, molte case, da tempi immemorabili, ma ancora oggi, usano tegole in legno; magari ponendole sopra una soletta realizzata in cemento. Di cemento, quasi piatte, sono pure quelle realizzate ultimamente , ma anche queste spesso hanno una funzione decorativa, e quasi sempre vengono appoggiate su una soletta fatta con una intelaiatura di travi in legno con una intercapedine di materiali ignifugo o isolante.
ANNO 585 a.C.
____ ECLISSI - Come per le stelle, nell'antichità questi fenomeni celesti erano stati in precedenza monopolizzati dai sacerdoti prima e dagli astrologi poi. Anche quando gli astronomi osservando il cielo impararono a prevedere quando si sarebbero verificate, i primi, conoscendo da loro questa prevedibilità, seguitarono a rappresentare l'evento come un cattivo presagio, o per atterrire i miseri mortali, dicendo che erano punizioni mandate agli uomini dagli dei. Gli eclissi di Luna sappiamo sono più frequenti e quindi da tempo questi erano conosciuti. Inoltre avvengono di notte, sono meno emotivi. Quelli di Sole (soprattutto quelli totali) sono frequenti anche questi su tutto il pianeta ma si verificano e si possono osservare solo in una limitata zona del mondo, quindi nell'antichità erano poco conosciuti, ma quando si verificavano -oscurando il giorno - la sensazione minima era l'angoscia. A prevedere il primo eclisse di sole nell'antichità fu il filosofo TALETE (624-546 a.C.). Sapendo dove viveva, a Mileto, oggi con un buon programma astronomico sul computer, chiunque calcolando all'indietro può vedere nel suo schermo che l'eclisse prevista e descritta da Talete era avvenuta il giorno 28 maggio del 585 a.C. (non ve ne sono stati altri a quella latitudine e longitudine).
ANNO 580 a.C.
____ ELEMENTI - L'appena citato Talete (fondatore della scuola filosofica-scientifica ionica), secondo Aristotele, fu il primo a ricercare l'archè, il principio di tutte le cose. Fu il primo "razionalista" a dire che l'Universo non dipendeva dagli dei o dal soprannaturale. "Ciò da cui tutte le cose si generano" è l'acqua. Tutta la materia era fondamentalmente costituita da acqua.
____ CINQUE ELEMENTI - Più tardi Aristotele ricapitolò tutto ciò che si era ipotizzato in precedenza, e quindi affermava che il mondo fosse composto da quattro elementi - terra, acqua, aria e fuoco. La Terra era una palla di terra, circondata da una palla di acqua, e a sua volta questa circondata da una palla d'aria, e esterna a questa una palla di fuoco. Ciò che era invece diverso era il cielo, costituito da un quinto elemento che chiamò "etere".
ANNO 550 a.C.

____ TORNIO - L'invenzione del tornio in Grecia, viene attribuito intorno a questa data al greco Anacarsi lo Scita. Ma questa innovazione forse lui in Grecia la introdusse solo, perchè secondo alcuni storici la tecnica era da tempo già conosciuta dagli egiziani e dai mesopotamici, ma anche prima; infatti l'uomo arcaico aveva già ideato un banalissimo sistema per far girare un oggetto, utilizzando un arco dove era tesa una corda. Quest'ultima veniva avvolta attorno al pezzo da lavorare, poi l'arco spostandolo avanti e indietro faceva girare nei due sensi il pezzo. Se il pezzo era una punta dura, l'attrezzo funzionava come il nostro attuale trapano (vedi "trapano" 1905), cioè praticava un buco. Se invece al pezzo che girava gli si accostava e si premeva contro una punta dura, il pezzo assumeva la forma voluta (agiva come una moderna fresatrice). Nel lontano 500 a.C. fu realizzata una vera e propria macchina: il tornio a balestra fornito di pedale. Il moto era sempre alternato ed era determinato da una corda avvolta intorno all'asse di rotazione. Una estremità della corda era fissata a un pedale, mentre l'altra era assicurata a una molla a balestra, che provocava il richiamo di ogni mezza rotazione dello strumento; il pedale permetteva all'operatore di avere le mani libere per modellare a piacimento il pezzo con una maggiore precisione. Un tipo di macchina del genere la troviamo ancora duemila anni dopo sul Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. Sono torni grandi, sempre a balestra, ma vi compaiono ingranaggi, bielle, manovelle. La rivoluzione industriale non era ancora avvenuta, i metalli non erano ancora così tanto necessari, le sofisticate macchine dovevano ancora nascere, quindi le maggior parte delle lavorazioni avvenivano su materiale legno. Quando poi ci fu la necessità di disporre di perfetti alberi di trasmissioni in metallo, viti e ingranaggi ecc. l'efficienza dei torni, di frese, mole, alesatrici, fu prioritaria e furono le stesse macchine a dare la possibilità di creare più precisi torni e quindi più efficienti macchine. (vedi "tornio moderno" anno 1895 )

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