LIBRI INTERESSANTI RICEVUTI


STORIA - SAGGI - POLITICA - LETTERATURA


SCRITTI DAI NOSTRI "COLLABORATORI" O EDITI DAI NS. "AMICI EDITORI"


I LIBRI SEGNALATI LI RIPORTIAMO "LIBERAMENTE", NON PER PARTITO PRESO O PER ATTRIBUIRE TORTI O RAGIONI  MA PERCHÈ È GIUSTO CERCARE DI CAPIRE - QUINDI OSPITIAMO IL SAGGIO ANCHE SE HA UNA TESI DIVERSA DAGLI ALTRI PRESENTI. OGNUNO DI NOI SA, CHE ESISTONO DIFFERENTI STORIOGRAFIE E DIFFERENTI "interpretazioni" DEI FATTI STORICI. DIFFICILE FARLI CONDIVIDERE O TENTARE DI METTERE D'ACCORDO CULTURE DIVERSE. MA NON PER QUESTO DOBBIAMO RINUNCIARE A TENTARE DI CAPIRE, A COSTO DI RIBALTARE CONTINUAMENTE LA STORIA CHE CONOSCIAMO, SPESSO NEL SUO ROVESCIO. MOLTO IMPORTANTE È INFATTI SOSPETTARE, METTERE IN DUBBIO LE NOSTRE CONOSCENZE, SOPRATTUTTO QUANDO LA NOSTRA TRACCIA "DIDATTICA" O "INFORMATIVA DEI MEDIA" È IMPOSTA E IMPEDISCE UN'ALTRA SCELTA; SCELTA CHE DOVREBBE ESSERE TESTIMONIANZA DI LIBERTÀ, IN CASO CONTRARIO SIGNIFICHEREBBE CHE "LA NOSTRA DEMOCRAZIA LIBERALE NON È ANCORA COMPIUTA". - E QUESTA VERITÀ NON È CERTO UNA "interpretazioni"!

NOTA: Gli autori delle opere qui recensite si assumono personalmente tutte le responsabilità per le notizie, considerazioni e giudizi espressi nei loro testi, disimpegnando del tutto l'Autore di "Cronologia".


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(I libri sono in ordine di ricevimento - il primo è quindi sempre il più recente)


GIAN ANTONIO STELLA: "L'Orda - Quando gli albanesi eravamo noi"
(Nuova edizione, aggiornata e ampliata, del Dicembre 2008, anno che coincide con l'ultima montante xenofobia).
Presentare qui G.A. Stella sarebbe quasi riduttivo: oltre che essere il noto giornalista del "Corriere d.S.", Stella è pure l'autore di "La casta" (chi non l'ha letto?). E privo di effetto sarebbe anche il cercare di fare la sintesi dei contenuti di questo suo ultimo libro: il sottotitolo è piuttosto esplicito, ma io devo aggiungere "...era solo ieri", e che noi, ieri, non eravamo affatto "diversi" dagli odierni Vu cumprà. Così diversi che in America o in Australia, teorizzavano che eravamo di razza diversa dalla loro, al pari dei neri o dei gialli, ma non sicuramente bianchi. - Un libro da tenere in evidenza - sempre, oggi e domani - nel nostro scaffale di libri; necessario ai nostri figli e nipoti, per capire la storia italiana nel secolo che noi, padri e nonni solo da qualche anno ci siamo lasciati alle spalle. Una nuda, cruda e (molto, quindi rimossa dai tanti testi storici) scomoda storia.!!! - Utile anche a certi razzisti nostrani, quando leggeranno le (agghiaccianti) infami tratte dall'Italia di donne e bambini per rifornire i Paesi di prostitute oltre che teneri carni per i pedofili esteri; quando i clandestini eravamo noi, perchè sempre disponibili a fare lavori umili e a paghe basse, o quando la delinquenza all'estero era fatta solo da italiani (e come feccia umana trattati, perchè sporchi, analfabeti, senza educazione e qualifica). Perfino i terroristi italiani del tipo Al Qaida seminavano un secolo fa panico e stragi in altri Paesi europei o d'oltre oceano. Curioso venire a conoscere ad es. che un attentato fatto da italiani a Wall Street avvenne quasi un secolo prima delle Torre Gemelle, che italiani erano gli assassini di un presidente degli Usa, di un primo ministro francese, di un re italiano, di una imperatrice austriaca, e ci mancò poco, anche di un imperatore francese. E mille e mille altri ignobili documenti scritti all'estero su di noi, che Stella con una ricchissima documentazione ha riportato alla luce. - Insomma da leggere - Il libro lo si trova in tutte le più fornite librerie. 300 pagine per neppure 10 euro (ma ne valgono 1000 !!!)


FRANCO SAVELLI: "Dal Cristianesimo delle origini al Monachesimo"
L'Autore, i lettori di Cronologia lo conoscono già per aver composto i 14 capitoli di IL MERIDIONE D'ITALIA: DAI ROMANI ALLA REPUBBLICA dove hanno potuto apprezzarne la lettura semplice e scorrevole, che "fa capire" anche al non sapiente i fatti accaduti nel corso dei 2000 anni di questa nostra "comunità italiana" sotto il profilo politico e sociale. Ora Franco Savelli nello stesso stile ha affrontato un altro aspetto di questa comunità, quello di raccontarci la nascita delle “comunità di credenti”. La “dottrina” cristiana ed il suo dirompente potere, la magia della prima divulgazione e la nascita delle “comunità di credenti”, gli itinerari di evangelizzazione e l’ardua progressione verso il riconoscimento e l’affermazione, i dibattiti dottrinali e l’affermazione dei “canoni” della fede, l’impulso ascetico ed il coinvolgente vigore del monachesimo sono i motivi affrontati da questa illustrazione. Essa è articolata in cinque temi: Comunità delle origini, Persecuzioni, Dispute teologiche, Monachesimo, Cristianizzazione dell’Europa sviluppati in maniera essenziale ma puntuale e, per quanto la complessità degli argomenti lo possa consentire, semplice e scorrevole. Scorrevolezza che si cerca di mantenere utilizzando un frequente ricorso alle note a piè di pagina, per poter fornire dettagli, commenti e collegamenti storici che, soprattutto per i personaggi, corredano il quadro informativo fornito dal testo ed offrono numerosi spunti per approfondimenti. Vengono percorse in sequenza le vicende attraverso cui è passata l’affermazione del cristianesimo coll’intento di fornire elementi di riflessione sulla definizione dei suoi canoni e sulla loro interpretazione e divulgazione. Una scelta di fatti che, talvolta corredati da commenti volti alla loro comprensione, servono a disegnare l’articolato percorso che ha accompagnato la diffusione e l’affermazione della dottrina cristiana.
Una recente recensione così ha presentato il libro: Voto * * * * * - Un libro utile per comprendere - Franco Savelli va direttamente al cuore di un percorso storico e cognitivo che ci vede coinvolti tutti, non importa se credenti o atei. Il libro percorre un tracciato indispensabile per comprendere quello che è senz’altro il più imponente mutamento sociale dell’Occidente. Perciò questo testo, che esamina le origini, le difficoltà iniziali, e poi il consolidamento del cristianesimo, è un’opera utile. Infatti il periodo storico esaminato è il fulcro che attrae, coagula e plasme la trama degli eventi storici che hanno prodotto il presente, e nessuno può permettersi di ignorarlo o sminuirlo di importanza. Questo testo ha quindi il pregio di fornire al lettore una traccia precisa, senza la quale le informazioni atte a comprendere un fenomeno così complesso si troverebbero disperse tra i tomi di una biblioteca troppo vasta.
Cordela - sabato 18 luglio 2009.
Per procurarvi questo libro molto interessante, mettetevi in contatto con il sito ilmiolibro.it


MARIAMO BERTI: "Famiglie d'altri tempi"
3 corposi volumi, ca. 1500 pagine. L'autore - con un certosino impegno - è stato capace di scavare nelle radici della storia locale, andando a ritroso fino all'inizio dell'800 di ogni famiglia.
E non si è limitato a raccogliere le storie di tutte le famiglie, ma ha ricostruito per ognuna la genealogia quasi "seppellendosi" negli archivi parrocchiali. Nelle centinaia di biografie di gente comune, corredate da altrettante centinaia di fotografie dell'epoca, ha realizzato un'opera che non ha uguali in Italia. E' un peccato che in ogni Comune o Città d'Italia non esistono persone come Mariano Berti! Lui si è proposto di rimediare a quell’affezione che ha colpito l’anima dei nostri contemporanei, quell’amnesia di massa verso la nostra storia che ci rende più poveri, che non ci permette di essere più noi stessi in forma piena e consapevole, che ci omologa e ci appiattisce su bassi livelli comuni.
Mariano Berti dà un taglio nuovo: la sua indagine è una poderosa storia delle famiglie popolari. Può stare accanto, dignitosamente e con un proprio significato, alla storia delle grandi famiglie della nobiltà del suo territorio, integrandola. Noi tutti conosciamo solo queste, ma poco sappiamo di quelle pur essendo carne della nostra carne.
Inoltre la narrazione delle vicende familiari viene elaborata dal Berti con la capacità di inserirle nel quadro degli eventi nazionali e internazionali, richiamando il collegamento con vicende di portata generale come, ad esempio, le due guerre, l’emigrazione di inizio 900 e quella del secondo dopoguerra fino agli anni '60; in definitiva si può affermare con serenità ed autenticità che leggere le singolari vicende di ciascuna delle famiglie da lui elaborate è un po’ come leggere, indirettamente, - pur essendo una storia locale - la storia della propria comunità di appartenenza, non meno nobile né utile di tante storiografie generali.
Vedi alcuni estratti a fondo pagina di "Ritratto dell'Italia unita" - Ma io personalmente ho divorato le 1500 pagine. Qui e là mi è sembrato di rivivere la mia fanciullezza e l'ambiente dei miei nonni che mi hanno allevato. Perchè quella era allora l'Italia!!. Fatta di tante tragedie, sacrifici, frugale, parsimoniosa, ma nonostante tutto questo stracolma di tenerezze e di premure - L'Opera di Mariano Berti può essere richiesta direttamente all' autore.


Un'altra "bomba storica" inedita del nostro infaticabile Alessandro De Felice.
È il gennaio 1985, Umberto II, ultimo re d’Italia è morto da circa due anni e il suo aiutante di campo nei lunghi anni d’esilio in Portogallo, il colonnello Francesco Scoppola, pensa che sia arrivato il momento di dire “alcune cose”. Lo fa con una intervista al quotidiano romano <<Il Tempo>>: <<È confermato – scriveva il giornalista Francobaldo Chiocci -: nei documenti non piu ritrovati a Cascais, alla morte di Umberto II di Savoia, nel suo archivio di “Villa Italia” lasciato in eredità al governo di Roma, c’era anche la prova di un apparente paradosso, di un clamoroso retroscena storico.  L’Italia, almeno nelle intese segrete intercorse tra due capi di Stato ufficialmente nemici, fu sollecitata a entrare in guerra con la Francia dalla Francia medesima. Altro che “pugnalata alla schiena”. Semmai fu un gioco delle parti. Ma c’è di più. Tra Vittorio Emanuele III, re d’Italia, e Albert Lebrun, anglofilo presidente della Repubblica francese, ci fu nell’aprile e nel maggio 1940 un nutritissimo, concitato, quasi convulso scambio di lettere autografe (72 per l’esattezza), tutte datate e recapitate a strettissimo giro di fidatissimi corrieri. La Francia, in vista della capitolazione ai tedeschi, sperava che anche l’Italia entrasse in guerra per farla “prenotare” al tavolo della pace.  Contava che, con la sua moderazione, potesse mitigare le dure pretese dell’alleato nazista sulla resa di Parigi. Sulle prime, il sovrano italiano era titubante, ma poi (lettera del 6 maggio) si lasciò convincere>>[1]. Nel 1993 Maria Gabriella di Savoia – prosegue Andriola – ha dichiarato a <<La Stampa>> (21 febbraio 1993) che tra le carte del padre ci dovevano essere <<lettere del ministro Daladier al nonno>>. E Daladier fu primo ministro francese dal 10 aprile 1938 fino al 21 marzo 1940 e ministro degli Esteri dal 21 marzo al 5 giugno 1940. Scoppola rivela quello che gli mostrò a suo tempo Umberto di Savoia (compresa una lettera in cui Vittorio Emanuele III dichiarava che, una volta conclusa la campagana contro la Francia, avrebbe destituito Mussolini) perché, qualche mese dopo la morte del sovrano in esilio, dalla sua residenza risultavano mancanti alcuni dossier. Secondo Scoppola non erano stati rubati ma in parte distrutti personalmente da Umberto poco prima di morire e in parte affidati a persone di fiducia o a qualche legazione diplomatica con l’ordine di renderli noti solo dopo molti anni. Ma non erano solo le lettere scambiate tra Vittorio Emanuele III e Lebrun a mancare all’appello: secondo Scoppola infatti altri documenti realativi al ruolo della monarchia italiana nella seconda guerra mondiale, che pure lui aveva visto, mancavano e mancano tutt’ora. Tuttavia alcuni indizi sembrano esserci: lo storico inglese David Irving avrebbe rintracciato negli archivi di Berna una lettera del luglio 1943 di Churchill a Vittorio Emanuele III, una lettera scritta quindi (non si sa se prima o dopo il rovesciamento di Mussolini del 25 luglio) in un momento in cui Italia e Inghilterra erano comunque ancora due nazioni in guerra. Curiosamente poi, tra le carte custodite da Mussolini durante la RSI e recuperate dagli inglesi ci sarebbe una lettera scritta da Vittorio Emanuele a Mussolini il 25 luglio 1941 per ringraziarlo per una lettera sulla situazione generale della guerra a quel momento. Perché Mussolini conservava il documento con allegata la sua traduzione in inglese, caso unico nel suo archivio? Accolte con scetticismo, le dichiarazioni di Scoppola dopo un po’ caddero nel dimenticatoio fino al febbraio di otto anni dopo quando, dopo lunghe trattative con le autorità italiane, Maria Gabriella di Savoia, figlia di Umberto II, ubbidendo alle ultime volontà del padre consegnò all’Archivio di Stato di Torino 13 casse di documenti provenienti dall’Archivio segreto della famiglia reale. Dovevano essere tutte le carte conservate da decenni dai Savoia e invece si scoprì che la restituzione riguardava i documenti fino all’Ottocento e che mancava addirittura il 60% del materiale (sui 217 dossier inventariati a suo tempo, nel 1993 ne sono stati consegnati solo 88). La querelle tra eredi Savoia (che sostengono di aver trattenuto solo le carte di carattere familiare) e Stato italiano è ancora in atto. Ma le indiscrezioni indicano altre vie: Umberto II agli inizi degli anni Ottanta avrebbe disposto il trasferimento di ben 26 casse di documenti da Villa Italia alle mani dei priori di due abbazie europee>>[2].
(1) Francobaldo Chiocci, Il re voleva destituire Mussolini dal governo dopo aver dichiarato guerra alla Francia, <<Il Tempo>>, 15 gennaio 1985.
(2) Fabio Andriola, Mussolini-Churchill. Carteggio segreto. Le incredibili vicende dell’epistolario che sconvolge la storia del xx secolo. La “diplomazia parallela” degli inglesi, Piemme, Casale Monferrato, 1996, pp. 46-48. La circostanza relativa a presunte pressioni francesi consistenti in lettere (di Lebrun e/o Daladier) su Vittorio Emanuele III° (conservate nell’archivio di Casa Savoia) per far entrare l’Italia in guerra contro la loro stessa nazione e rivelate dallo stesso Umberto II° al Colonnello Francesco Scoppola – fratello dello storico catto-comunista Pietro Scoppola -, ed aiutante di campo di Umberto II° nei suoi lunghi anni di esilio in Portogallo, sono state recentemente confermate dal segretario dell’Unione Monarchica Italiana Boschiero nel corso di un dibattito televisivo (Diario di guerra e pace, condotto da Giuliano Ferrara e Gad Lerner) andato in onda sulla rete televisiva La7 nel febbraio 2002. Le affermazioni di Boschiero sono state liquidate sbrigativamente e con la consueta superficialità dall’esponente politico Giorgio La Malfa.
Per ulteriori informazioni e contatti con l'Autore, vedi il suo sito: http://www.alessandrodefelice.it/


ALESSANDRO DE FELICE
Dopo il poderoso (adrenalinico e dal ritmo incalzante)"IL GIOCO DELLE OMBRE" "Verità sepolte della Seconda Guerra Mondiale" - (vedi più avanti la recensione) - ecco ora in un nuovo libro riuniti i "Resoconti stenografici" dei 18 verbali di tutte le riunioni del Consiglio dei Ministri della R.S.I. dal 23 settembre 1943 al 18 aprile 1945. Con all'interno di ognuno, i provvedimenti che furono discussi e approvati, riguardanti la situazione in corso (i decreti legislativi, le disposizioni, le nomine dei nuovi funzionari, la rimozione dei precedenti, le nuove spese di guerra, la nuova economia del Paese, i provvedimenti sul nuovo stato sociale - "Socializzazione delle imprese"). Un libro adatto per chi vuol cercare di capire quel particolare periodo e averne la sintetica documentazione.
Se richiedete il libro, Alessandro De Felice, vi aggiunge un piccolo libricino: un intercettato dialogo telefonico di Churchil e Roosevelt, sul "cosa fare di Mussolini, appena noi lo avremo in mano. Processarlo e impiccarlo? Oppure farlo uccidere dai suoi nemici, risparmiandoci così un impopolare e fastidioso processo?".
Per ulteriori informazioni, vedi il suo sito: http://www.alessandrodefelice.it/


FRANCESCO DESSOLIS. "Saluto alla bandiera".
L'autore che abbiamo già conosciuto in "Le guerre sante" e "L'ultima rosa" (vedi qui più avanti), ritorna con un singolare fantapolitico romanzo, con una storia che si svolge in un’improbabile Italia del futuro (anni dal 2026 al 2115 ) in cui, al centro del suo tricolore, campeggia una mezzaluna. E’ un’ucronia semiseria, che non vuole offendere né i cristiani né i musulmani, ma solo intrattenere il lettore, facendolo sorridere, ma anche riflettere. Il protagonista del romanzo è un giovane famoso calciatore che (politicamente strumentalizzato e utilizzato) si trova suo malgrado improvvisamente alla guida di un “Nuovo Risorgimento”. Molte vicende si svolgono durante i "Mondiali di Calcio" in Italia, attorno agli stadi di alcune importanti città, ma lo sport ha un ruolo di secondo piano (scelto come pretesto dai servizi segreti, cui fa comodo le oceaniche folle di - spesso - agitati tifosi). I personaggi sono immaginari. Nella vicenda si fa cenno ad alcuni drammatici avvenimenti storici, ma ogni riferimento a nomi, cose, persone esistite o esistenti, o a fatti realmente accaduti è puramente casuale (o quasi). Quanto al futuro… Talvolta la realtà supera la fantasia. L’Autore si augura che non sia questo il caso!
L'incipit del romanzo è l'io narrante di un ragazzino di 10 anni, nato in Italia al “Centro d’accoglienza immigrati” di Lampedusa dov'erano anni prima approdati clandestinamente i suoi genitori africani dopo una traversata terribile su una delle tante carrette del mare.
Seguono poi alcuni fatti storici a partire dall'anno 2026, qui ricordati in sequenza tramite un saggio storico dell'epoca: il 2094:
"I primi missili sono partiti dalla Russia la notte del 10 luglio 2026 (24 Muharram 1448 Higri). L’ipotesi più accreditata è che un gruppo di terroristi ceceni si sia impadronito della Sala Controllo, per lanciare i missili russi contro tutti i bersagli americani ed europei, fissati al tempo della “Guerra fredda”. Altre fonti parlano di una lotta di potere all’interno del Cremlino, durante la quale la fazione perdente si sarebbe impadronita della “scatola rossa”…
" La prima bomba è caduta su Washington. Quasi contemporaneamente sono scoppiate le bombe a New York, Filadelfia, Chicago e in tutte le città più importanti degli Stati Uniti. In Europa sono state completamente distrutte Londra, Parigi, Berlino, e molte città minori, in cui il KGB aveva individuato le più importanti basi militari. In Italia è stata colpita distruttivamente solo la città di Vicenza: il missile è caduto proprio al centro della grande base americana concessa dai vicentini nei primi anni 2000, ma la nube radioattiva è arrivata fino a Venezia…."
Nelle ore successive all’attacco russo, la rappresaglia americana ha distrutto tutte le principali città della Russia, comprese Mosca, San Pietroburgo e Groznyj.
La maggior parte della popolazione russa e cecena è morta nei giorni successivi alle esplosioni ed è impossibile oggi verificare se i seguaci di Al Qaeda abbiano avuto qualche parte nella tragedia.
Non si sa neanche con quali criteri i bersagli dei missili americani sono stati scelti.
Probabilmente la reazione è stata automatica, e ha colpito, oltre la Russia, tutti i potenziali nemici degli USA, in primo luogo Cina, Corea del Nord e Iran. Non è chiaro chi ha lanciato la bomba che è caduta su Tel Aviv. Gli ebrei superstiti accusano l’Iran, ma forse anche Israele era tra i bersagli dell’ex Unione Sovietica, per il clima guerrafondaio portato avanti dagli ebrei nei precedenti anni.
Sicuramente erano israeliane le bombe che hanno colpito Damasco, Il Cairo, Suez, e Sidone. Il primo effetto è stato la fuga di venti milioni d’arabi dal Medio Oriente al Maghreb, e da lì in Spagna, Francia e Italia…"
"Poi la guerra euro-araba è scoppiata ufficialmente il 20 Settembre 2035 (17 Rajab 1457 Higri).
In realtà i primi scontri erano iniziati quando Italia, Francia e Spagna avevano creato una comune flotta di pattugliamento delle loro coste, per impedire l’afflusso continuo dei profughi dall’Africa Settentrionale.
La crisi è scoppiata dopo che una nave marocchina, con più di 2000 passeggeri, è stata affondata dalla fregata spagnola “San Cristobal”.
Lo sdegno in tutto il mondo arabo fu uno dei motivi che portarono i paesi della Lega Araba ad unirsi d in una federazione d’Emirati, retta dal presidente algerino Mohamed Benlaifa, che assunse il titolo di Califfo. Accorsero volontari, dall’Irak al Marocco, mentre in Francia, Italia e Spagna si susseguirono le rivolte dei musulmani, prevalentemente di origine maghrebina.
Ancora oggi molti si domandano come mai la conquista islamica dell’Europa è stata così rapida.
Certo le bombe scoppiate nella Francia nel Nord avevano quasi distrutto il potenziale militare francese, ma questo non spiega la debole difesa di Italia e Spagna, meno gravemente colpite dalle esplosioni nucleari. Importante è stato sicuramente il contributo dei milioni di immigrati islamici, che in Europa sono scesi in campo accanto ai fratelli arabi…"
……...
"E’ più difficile spiegare la rinascita dell’impero turco dopo la nomina a Sultano del presidente turco Bayazid Utca. L’esercito turco era ufficialmente intervenuto nei Balcani per proteggere i mussulmani bulgari, macedoni, albanesi e bosniaci.
Di fatto solo i serbi sono riusciti a fare una resistenza efficace, prima d’essere sopraffati, alle porte di Belgrado, da una coalizione turco-bosniaca. L’esercito turco si è poi diretto verso Croazia, Austria e Germania meridionale, accolto trionfalmente dai cittadini d’origine turca.
Nella Germania Settentrionale, ancora contaminata dalle radiazioni, ci sono stati i primi scontri tra i turchi e gli arabi del Califfato. Per rifornire le loro truppe in Germania, i turchi cercarono anche di impadronirsi anche del porto di Trieste…"
……...
Anno 2094 - "Oggi l’Italia è un libero Emirato del Califfato Mediteranno, dove la minoranza cristiana convive pacificamente con la maggioranza islamica. L’appartenenza al Califfato garantisce all’Italia il rifornimento energetico, e l’esercito arabo protegge la nazione contro l’espansionismo turco … "
Da: “L’Europa Islamica” di Ahmed Pallavicini. Edizioni Sherazad - Milano - 1518 Higri (AD 2094).
Ricapitoliamo: "Le bombe del 2026 avevano ucciso almeno metà della popolazione degli Stati Uniti. Lo scudo spaziale aveva clamorosamente fallito, e, delle grandi città americane, solo Los Angeles e Houston erano state risparmiate. Texas e California erano al collasso per l’arrivo di milioni di rifugiati, dalle zone contaminate dalla radioattività. "Tutti gli americani che potevano varcavano la frontiera con il Messico. Molti andarono ad affollare i campi profughi, e finirono per mescolarsi con i meticci, accettando i lavori più umili. Diversa fu la sorte di quelli che portavano denaro e tecnologie: industriali, tecnici, e militari. Il comandante in capo dell’esercito messicano, Marcos Lopez, riuscì ad arruolare molti ufficiali del disperso esercito americano, che portarono in Messico conoscenze preziose e le armi più avanzate. Nelle elezioni del 2030 Marcos Lopez fu eletto presidente del Messico con una valanga di voti. Nel 2032 California, Texas e Arizona, già a maggioranza ispanica, votarono l’annessione al Messico… ……… Non andiamo oltre per non svelare il singolare finale. Seguono infatti i: Capitolo 9- Il grido di dolore dell'Italia (Giugno 2106) - Capitolo 10- Da Napoli a Castel Gandolfo (Giugno 2106) - Capitolo 11- L’Italia s’è desta! (5 Luglio 2106) - Capitolo 12- Le sette giornate di Roma (5-11 Luglio 2106) - Capitolo 13- La fine dei giochi (Luglio 2106) -Capitolo 14- La restaurazione (Agosto- Dicembre 2106) - Capitolo 15- Italia tradita (Gennaio Luglio 2107) - Epilogo- Il coro (16 Novembre 2115).
E-mail dell'autore - Francesco Dessolis


OLIVER BUCHSENSCHUTZ - "I Celti - Dal mito alla storia"
Da qualche tempo i celti sono al centro di un interesse vivace e molto esteso. Infatti appassionano non soltanto chi desidera conoscere il nostro passato più lontano, ma anche chi vede nella loro civiltà una radice essenziale di quella europea, o è attratto dalla loro arcana spiritualità.
Ma chi furono nella realtà i Celti? Le origini, l'area di diffusione, i tratti caratteristici di queste popolazioni che hanno occupate l'Europa dalle Alpi al Mare del Nord e dalla Slovacchia all'Atlantico nel primo millennio a.C., sono oggetto di dibattito sin dall'Antichità. I progressi della ricerca archeologica e degli studi hanno tuttavia permesso di raccogliere ed elaborare un'imponente quantità di informazioni che ci consente oggi di ricostruire nel dettaglio molti aspetti della loro storia. Attraverso un fitto dialogo tra fonti scritte e dati raccolti sul terreno, sfatando vecchi cliché e anche recenti fantasticherie, l'autore di questo saggio disegna dei celti un ritratto a tutto tondo, ce ne fa ammirare le capacità tecniche (nella costruzione di edifici, nella lavorazione dei metalli, nello sviluppo di sistemi agricoli innovativi) e le abilità artistiche (i gioielli, gli apparati decorativi) ci aiuta a ricostruirne le pratiche sociali e religiose. I loro insediamenti, le abitazioni, i luoghi di culto e le sepolture ci parlano della loro vita, dei loro rituali, delle loro relazioni, non senza riservarci qualche sorpresa, come la posizione di rilievo spesso occupata dalle donne all'interno della comunità. I Celti possono così uscire definitavamente dalla sfera del mito per ottenere il posto che spetta loro nella "galleria" dei nostri antenati.
Un libro con le informazioni sufficienti per cogliere i contorni e l'originalità della cività celtica.
Lindau Edizioni - Marzo 2008 - http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1105


Chi non conosce Milena Gabanelli e il suo "Report"? Chi non la conosce o non ha mai visto in TV la famosa trasmissione del migliore giornalismo d'inchiesta particolarmente apprezzato dal pubblico e dalla critica per la qualità dei servizi, può rimediare e quindi informarsi. Milena Gabanelli è uscita con un libro e un DVD in allegato, con alcune sue inchieste che fotografano al microscopio il tessuto impazzito del nostro Paese. Il sottotitolo "come abbiamo toccato il fondo" è tutto un programma, ma mi piace anche quest'altra sua citazione: "Siamo ingabbiati in una paranoia collettiva che permette la continuità dei peggiori e la mobilità dei migliori". Quando poi arriverete all'ultima pagina del libro "La resa dei conti, in soldoni", forse capirete perchè stiamo "toccando il fondo". Quanto ci costa l'attuale politica è impressionante: 190.635 "unti dal signore", più altre 300.000 persone fra dipendenti, collaboratori esterni e consulenti che devono alla politica il loro prestigio, il loro denaro, il posto di lavoro che occupano. E, con le ricche "libere elargizioni" di contributi ai partiti (vedi >), di questo passo non basterà l'intero gettito fiscale italiano per dare a quelli in attività gli stipendi d'oro; a tutti gli ex onorevoli le ricche pensioni di platino (vedi la lunga lista >); e ai dirigenti delle aziende pubbliche disastrate (vedi >), le opulente liquidazioni di diamanti (per alcune per farle occorrono i prelievi fiscali di ben 70.000 pensionati con la minima. E' possibile? sì, è una aberrante realtà. Così aberrante che basta ricordare che i nostri politici sono - come numero - 10 volte di più che negli Stati Uniti !!!
Assieme a "La Casta" di Gian Antonio Stella e Rizzo, questo è un altro libro fondamentale da riporre nella Vs. libreria. Per far capire un domani ai nostri figli e nipoti in che vergognose condizioni abbiamo lasciato loro l'Italia. Il sorpasso attuale della Spagna (in termini di prodotto interno lordo) è già un campanello d'allarme (quelli della "siesta" stanno facendo "fiesta", ci hanno passati davanti talmente veloce che noi nemmeno ce ne siamo accorti. - il loro Pil pro capite negli ultimi dieci anni non ha smesso di crescere, mentre quello italiano non ha smesso di decrescere - Ma avete idea di quello che era la Spagna dieci anni fa? Esclusa la Catalunya e i Paesi Baschi era un paese profondamente arretrato e privo di servizi. L'Andalusia era peggio del nostro meridione, oggi sembra la Lombardia (quella di ieri però).
Ora ci tallona perfino la Grecia, e non mi meraviglierei che fra qualche anno ci sorpassi anche lo Zambia, il Borundi o lo Zimbawe. E mentre la politica nostra si occupa del sesso degli angeli, la Spagna sull'autostrada socio-economica mette la freccia, ci supera e ci saluta. Da noi è tutto fermo, immobile, pietrificato nella corsia della perenne "emergenza". La gerontocrazia al potere si protegge, si tutela, è benestante e satolla: tutto ha voglia di fare tranne che di rischiare di perdere la poltrona e i benefici che ne derivano. Eppure a destra (anche con questa al potere vi è stata bassa crescita, bassi salari, bassi consumi, "emergenze" - e se andrà di nuovo al potere non farà certo miracoli) come a sinistra, seguitano a dirci, che "Il nostro Paese rimane un Paese straordinario”.
Ma quale Paese? Straordinario forse quello dei 190.635 e dei 300.000. Il nostro è ormai un Paese dove occorrerebbero 10, 100, 1000 Milene Gabanelli e G. A. Stella, animati da tanto coraggio e senza ipocrisie, nel denunciare i guasti profondi dell´etica pubblica e dei comportamenti «privati» di tutti coloro che si gloriano di essere la «leadership» di questo Paese. Un "Paese straordinario" sì, che però costantemente viene «imbonito» e «raggirato» dagli astuti artefici del decadimento complessivo.
Non dimentichiamo che una società migliore è quella che non umilia i suoi membri. E ciò che ci testimonia Milena nei suoi "Report" e Stella ne "la Casta", diciamoci la verità, ci umilia un po tutti. Alcuni hanno anzi l'impressione di essere diventate pecore menate al pascolo dal solito mandriano di turno. Belano, belano (magma di opinioni, un collidere continuo, tante indignazioni, turbamenti) poi zitti zitti senza emettere nemmeno più un misero belato vanno a dormire. - Forse ha ragione Napolitano: "nostra tradizione è il nostro spirito animale". Ma speriamo di non ritornare sulle piante. In una metropoli italiana siamo già al peggio: siamo sì ancora con i piedi a terra, ma con i topi e i maiali davanti casa: in 14 anni, 20.000 addetti, montagne di denaro pubblico, 9 commissari dell'emergenza, hanno vergognosamente solo partorito montagne di rifiuti nelle pubbliche strade. - Eppure qualche politico (dx o sx - oggi, come ieri, e così sarà domani) continua a parlare di "cultura", di "democrazia", di "Bel Paese straordinario" , di "emergenza", di "bioetica" (!!!), o di "legge elettorale alla tedesca". Sì buonanotte!!. In Africa (!!!!!), a Johannesburg un portale sudafricano «Iol» ( leggi), ha scritto una «community that is suffocating in its own excrement» ("una comunità che soffoca nei propri escrementi"). Insomma un vero e proprio "aborto terapeutico assistito" di un "Paese straordinario", che registra incendi, guerriglia con la polizia, lanci di pietre, botti, distruzioni, squadre antisommosse, impiego delle forze armate, ecc. ecc. ( Video choc > ) . - Quasi una guerra, come in quei paesi dove NOI vorremmo portare democrazia e civiltà. - Da noi per "fare le pulizie" sembra che sia necessario impiegare l'esercito italiano (e magari far intervenire anche la NATO, l'ONU e prima o poi gli USA ) . - Spettacolo molto avvilente ripreso da tutte le TV mondiali. L'Italia dei rifiuti è andata in Mondovisione. Perfino Al Jazeera, la TV famosa per gli appelli di Osama Bin Laden alla «guerra santa» contro gli Usa, è stata impietosa con le immagini: "A Napoli guerriglia per i rifiuti".
E lo Stato come si difende? Col burocratichese!: "I poteri straordinari, ha reso noto il Viminale, verranno rimodulati nei prossimi giorni in modo da creare una transizione verso l’ordinarietà". Capito voi di Napoli?
Si invoca la "Solidarietà". Questa va bene per gli eventi naturali, le catastrofi, ma se il mio vicino di casa ha stoltamente accumulato l'immondezze a casa sua, mentre io scrupoloso per tutto l'anno mi sono fatto un mazzo così (fra l'altro a pagamento) per fare il differenziato e portarmi all'eco-centro l'eccedenza, perchè mai ora può venire a seppellire nel mio giardino i suoi rifiuti? Questa non è solidarietà, è un (imposto) insensato abuso che concede stabilmente la patente ai "furbi" e fa passare da fessi chi assennatamente ha fatto fino ad oggi il proprio civile dovere.
Non basta fare processioni, messe e aspettare l'intervento di San Gennaro; Lui manda a dire "io sì faccio il miracolo delle strade pulite, ma datevi una mossa: portate prima via le immondezze". Alcuni, più cinici, per la pulizia invocano il Vesuvio, che però manda a dire "Calma, nemmeno io ero riuscito a fare così tanti danni nel 79 d.C., mi ero fermato a Pompei".
Uno dei tanti commenti presi al volo in rete: "…la verità è ormai un segreto. Non sappiamo più chi muove, cosa muove, chi aggredisce chi e perchè!! siamo alla rivoluzione civile? - "La vera sconfitta è che nessuno è responsabile e nessuno si dimette". Certi amministratori non pagano mai... anzi vengono gratificati ancor di più, così non aprono il "vaso di Pandora" di tutte le "altre" oscure e occulte responsabilità di chi sta più in alto. Sembra infatti che alcuni siano in una botte di ferro, non si possono rimuovere, altrimenti i "parenti" degli intoccabili faranno cadere il governo (ovvero: "ricatto" - "mozione pro-indagato o è fine della maggioranza”. ). E se proprio qualche magistrato scoprirà qualcosa di losco su di loro, statene certi (oltre la solidale litania "umana" e "politica" ai mascalzoni, sia da Sx come da Dx) sarà (come al solito) la magistratura ad essere accusata di scelleratezze, di voler destabilizzare la politica (ieri di destra, oggi di sinistra ma con gli applausi di destra). Inoltre certii provvedimenti vengono sempre annunciati ore prima di essere eseguiti, così le vittime possono fare le solite lagne isteriche: affernando di essere dei "perseguitati" e spavaldamente dire "io però sono sereno" e giù applausi solidali di tanti, tantissimi (code di paglia) amici e nemici (tutti della "Casta" chiusi a riccio in reciproca cieca difesa), e così continua l'andazzo della perenne "manfrina", dell'intrallazzo, dell'interesse e della menzogna verso il popolo bue.
Del resto, i parlamentari non sono stati eletti con la preferenza diretta ma con la elettorale legge "porcata" e loro rispondono solo agli apparati di partito, non agli italiani.
La "casta" grida subito sul complotto giudiziario ogni volta che si indaga su uno di loro, e indignati giù a dire che la magistratura è un’emergenza democratica del paese, quando - e mi pare un paradosso - "l'emergenza democratica" deriva non dall'azione della magistratura ma semmai dai comportanti illeciti, immorali ed incivili che vengono alla luce: scandali,.. malaffari ,.. inchieste ,.. connivenze ,.. spartizioni ,.. conflitto di interessi,.. truffe,.. corruzione ,.. e...quant'altro di illegale si possa immaginare.
Sorge il dubbio che la strategia della costante emergenza è stata creata ad arte per mantenere soluzioni di comodo, piuttosto lucrose. Più dura l'emergenza più si guadagna, e quindi la gestione commissariale non ha mai avuto interesse a superare la crisi, visto che certi commissari e subcommissari percepiscono un milione di euro di stipendio all'anno. La puzza dei rifiuti è di molto inferiore a quella "puzza" interna di certi "palazzi" della politica. Forse è per questo motivo che molti politici hanno sempre al loro fianco una nutrita scorta, non dimenticano che spesso (la storia ne è piena) e all'improvviso ..."l'esasperato popolo fa sempre ciò che vuole". - Remember..."Io potente? basta un titolo su un giornale e ti ritrovi nella polvere": non sbagliava! anzi gli andò peggio, finì appeso con un gancio di macellaio. E la famosa "fiesta" a piazzale Loreto era quel giorno affollatissima!! (di rossi, bianchi, verdi, grigi e di ...ex neri (e perfino di ex di "provata fede").
- Si ! "Abbiamo toccato il fondo". Rileggetevi e rivedetevi i "report" di...
MILENA GABANELLI "Cara Politica", ediz. BUR - Rai-Trade. Nov. 2007 - (in tutte le migliori librerie).
Nel capitolo sull'"Emergenza rifiuti" a Napoli, sulle responsabilità, in anticipo, c'era già tutto scritto e nel Dvd tutto da vedere !!!! (compreso il fuori onda!)
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Personalmente ciò che mi preoccupa in questa Italia, non sono le ultime sconsiderate minacce di "rivoluzione" di un capopolo: "Faremo la lotta di liberazione, ci mancano un po' di armi ma le troveremo" (cosa già vista); oppure l'altro sconsiderato appello di un altro capopopolo: "Credo che sarebbero milioni e milioni di italiani che si riverserebbero a Roma se non ottenessimo di andare al più presto al voto" (già vista anche questa); e non servono nemmeno i "Vaffa..." di un altro agitatore popolare, profeta? santo? (libero e davvero disinteressato?! Mah ! >>>>).
La mia preoccupazione è che se si accende la miccia, e si dà il via alla violenza, agli inevitabili disordini si affiancherebbero i quasi 4 milioni di immigrati presenti in Italia (statistica Caritas-migrantes), che hanno tanta rabbia in corpo repressa. La maggior parte sono giovani e forzuti, e con la gioventù pigra e l'avanzante senilità della popolazione che in Italia ci troviamo, uno di quelli ne atterra dieci. - Es. nel mio Vicentino risiedono oltre 70/80.000 immigrati regolari e altri 20.000 clandestini, se tutti in massa dovessero uscire allo scoperto e scendere "incazzati" in città (che ha meno di 100.000 abitanti - pensionati e lattanti compresi) non so proprio come finirebbe. Queste non sono solo preoccupazioni, ma oggettività realistiche che fanno paura !
Non sono preoccupato solo io: così Beppe Severgnini sul Corriere rispondendo a un preoccupato elettore, e commentando la famosa legge elettorale "Porcata", scrive: "Oggi la politica italiana premia la fedeltà becera: vota e taci. Ecco spiegate certe scene viste in Senato. La sensazione è che la Casta sia una peste invincibile. Sensazione pericolosissima: qualche deficiente potrebbe pensare che bisogna usare la violenza, visto che con la democrazia non si ottiene nulla. Poi iniziano le tragedie, e ne abbiamo già avuta abbastanza".


La citazione di G. Orwell, che apre il volume non poteva essere migliore: "Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato". Questo libro di ETTORE BEGGIATO, freschissimo di stampa (dic. 2007, un fine anno di diffuso "grande disagio" civile, politico, ambientalistico) ha - scrive Ivone Cacciavillani nel farne la presentazione-introduzione - un merito enorme, che più che di storia dovrebbe essere definito di cronaca: quel giorno per giorno di rivolte paesane indice d'un "troppo pieno" di sopportazione che straripa qua e là per il Veneto, con una distribuzione geografica a macchia di leopardo che la dice tutta sulla generalità dell'insoddisfazione. Se ci fossero stati giornali che avessero avuto il coraggio di pubblicare anche cose non gradite "al Palazzo" questi sarebbero stati fatti di cronaca giornalistica ed allora i rivoltosi probabilmente sarebbero stati definiti dei "ribelli", degli "eversivi". Erano sostanzialmente dei poveracci senza più nulla da perdere per avere già perso (o essergli stato tolto) tutto; ora probabilmente li si chiamerebbe partigiani; allora andavano per "briganti", che dava l'idea del grassatore con un misto peraltro di ammirazione per il coraggio e la spregiudicatezza; ma inoltrandosi per questa strada c'è il rischio di sconfinare nella sociologia storica ... Un punto della Sua Introduzione merita di essere ripreso con qualche considerazione per l'alto valore "ideologico": il rancore per il silenzio degli Storici, per la latitanza delle "Università italiane nel Veneto", detto come antitesi a Università Venete, che secondo Beggiato, latitano del tutto. In questa storia "dal basso", dal lato della povera gente che non fa mai storia, perchè, secondo una certa moda "culturale", la storia deve occuparsi solo di guerre, di battaglie, di conquiste: i fatti dei "grandi". Condivisibile il rilievo, ma ci si deve chiedere il perché di questa moda perversa. Ed il perché sta proprio nella mancanza dell'anello cronachistico. L'interesse alla ricerca storica nasce dall'interesse alla lettura. L'interesse alla lettura nasce dalla voglia di saperne di più; il passaggio dai fatti di cronaca alla storia dei fatti passa attraverso l'opera ora del giornalista; per i tempi andati, quando i giornali o non c'erano o non venivano letti (nel contado), dalla cronachistica: i libri di fatti di cronaca come passaggio ai libri di storia.
Bene fa Beggiato, sempre nell'Introduzione, ad avvicinare le rivolte diffuse del 1809 contro l'Imperatore, a quella del 1848 contro l'Austriaco; figlie dello stesso disagio e della miseria imperante. La grande differenza sta nel fatto che nel 1809 non c'era un Daniele Manin ad incanalare la protesta e a farne fatto politico. Effimera quella del `48, ma infinitamente più efficace di quella del `09. Resta un grande deficit di storia; difficilmente spiegabile. Ed allora ben vengano questi libri di cronaca, che, raccontando le vicende dei campanili, riescono a creare una comunità d'interessi che forse è proprio quel connettivo che manca alla nostra cultura di base. Finisce che occorre dir grazie ad un Beggiato che, andando per campanili, finisce per fare del vero federalismo culturale".
Il libro ETTORE BEGGIATO, ricchissimo di documenti storici e di una sterminata bibliografia, è disponibile presso la Editrice Veneta http://www.editriceveneta.it


STIG DAGERMAN: "AUTUNNO TEDESCO"
Grazie alla Lindau, torna alla luce un diario di un singolare giornalista ("il giornalisno è l'arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile. Io non la imparerò mai".) che ebbe la vita molto breve. Morì drammaticamente a 31 anni, ma ci ha lasciato la drammatica e sofferta visione di una grande tragedia. Furono molti, nel 1946, i giornalisti che accorsero nella Germania della disfatta per vedere con i loro occhi e raccontare poi ai propri lettori come si viveva tra le macerie di quello che doveva essere il Reich millenario. Stig Dagerman arrivò il 15 ottobre e ripartì il 10 dicembre. Per tutto il viaggio raccolse una grande quantità di appunti che rielaborò in forma di articoli e successivamente presentò in volume. Un prezioso strumento conoscitivo, libero da ogni tentazione di parzialità, senza mai cadere nel sentimentalismo o nel patetico.
Quando Autunno tedesco fu pubblicato per la prima volta, nel 1947, la critica fu unanime nel riconoscerne l’alta qualità letteraria. Gli articoli di Dagerman erano opera di un poeta e si distaccavano nettamente dalla produzione giornalistica corrente. Colpiva in essi la descrizione acuta, nitida e diretta, di una situazione per molti versi estrema; la partecipazione appassionata alle sofferenze dei vinti, la volontà di comprenderne le ragioni, senza per altro (lui anarchico) consentire a nessun tipo di facile assoluzione, la libertà da ogni schema ideologico e da ogni preconcetto. - Autunno tedesco, tuttavia, non rappresenta soltanto una straordinaria lezione di giornalismo: oggi si rivela anche, e soprattutto, come la terribile rappresentazione di un passato che, in tempi e luoghi diversi, non ha cessato di ripetersi.
Il libro appena stampato (agosto 2007) oltre che nelle migliori librerie, può essere richiesto direttamente all'editore: http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1070


Accanto al libro accennato sopra, non poteva mancare un altra opera attinenente la Germania di quel periodo, di quello successivo, e fino ad oggi. Ed ecco la Lindau dare alle stampe "LA SECONDA VITA DEL NAZISMO Nella Germania del dopoguerra" di Alfred Wahl.
La storia tedesca del dopoguerra non può essere rinchiusa nella leggenda dorata della ricostruzione, della nascita di una democrazia modello, del miracolo economico, del ritorno graduale nel gruppo delle grandi potenze, fino alla clamorosa riunificazione, nel 1990, con la parte orientale rimasta ostaggio del blocco sovietico. La realtà è molto più complessa e soprattutto più ambigua, in primo luogo perché i maggiori responsabili di questa strabiliante sequenza di eventi sono stati uomini del regime nazista, che hanno mantenuto potere e responsabilità.
In questo libro sorprendente, e spesso inquietante, Alfred Wahl mostra i limiti della denazificazione avviata sotto l’autorità o il controllo degli Alleati durante il periodo di occupazione, durato fino al 1949. E soprattutto ricostruisce la politica del Governo Adenauer, incentrata sulla clemenza verso gli ex nazisti (ritenuti per lo più ubbidienti conformisti) e favorevole alla loro presenza nelle nuove strutture politiche e amministrative, oltre che in quelle economiche e culturali. - Questa sostanziale continuità della classe dirigente – che ha fatto parlare di una seconda vita del nazionalsocialismo – non ha smesso di pesare sul presente, come dimostrano i numerosi processi, dibattiti e scandali che hanno scosso la società tedesca fino a oggi.
Il «passato che non passa» continua a influenzare, con i suoi incessanti richiami, la cultura politica e la coscienza collettiva della più popolosa e ricca democrazia europea.
Il libro (470 pagine) è recentissimo (Settembre 2007); oltre che nelle migliori librerie, può essere richiesto direttamente all'editore http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1074


ANDREA JELARDI lo conosciamo già in questo sito di Cronologia per le sue "100 biografie di illustri meridionali" > (vedi) e per l'opera su "Giuseppe Moscati e la scuolamedica sannita del novecento" (vedi più avanti, su questa stessa pagina, la recensione). Ha dato ora alle stampe questo interessante libro, dove ci narra la vita di alcuni personaggi fascisti e antifascisti che, anche se furono protagonisti a livello locale, sono di interesse storico non solo locale, ma anche nazionale. E' la cronaca di un ventennio difficile, uno spaccato di vita politica, culturale e sociale di vent'anni della storia d'Italia. Per tracciare una storia della politica, e non per fare politica della storia, Andrea Jelardi ha ritenuto opportuno affiancare alle biografie dei fascisti anche quelle dei maggiori loro oppositori garantendo così una visione globale del ventennio. Ogni personaggio parla quindi di solo di se stesso, senza giudizi e senza pregiudizi, raccontando la propria vicenda umana e professionale.
Spesso si dice che la storia difficilmente riesce ad essere obiettiva, ed a volte non riesce nemmeno ad essere cronaca, arenandosi nella polemica. Del resto i primi storici italiani (dagli anni del brigantaggio in poi) sono stati o i protagonisti, o gli avversari politici, ed in nessuno dei due casi è garantita l'imparzialità della storia e della cronaca. Jelardi comunque nel fare questa difficile cronaca (con moltissimi documenti e immagini) ci da lo spunto per compiere ulteriori ricerche di carattere storico che, prima di tutto, dovrebbero tener presente il problema delle fonti.
E' opportuno ricordare che un regime ha tutto l'interesse a guidare gli eventi a proprio piacimento, senza badare troppo alla forma o ai mezzi utilizzati: per questo motivo, come il lettore avrà modo di appurare, in moltissimi casi, i grossi calibri della politica, sia locale che nazionale, vengono bruscamente liquidati per volontà superiori, con un banale pretesto, o con false accuse, dalle quali per le vittime è impossibile difendersi. Durante un regime politico, la volontà di chi comanda diventa inconfutabile, e in molti casi riesce anche a porre le basi per costruire una storia fittizia.
ANREA JELARDI - "Sanniti nel ventennio - Tra fascismo e antifascismo". Nelle migliori librerie, o presso l'editore http://www.realtasannita.it


FRANCESCO DESSOLIS: "L'ULTIMA ROSA"
È la storia di Celi d'Alcamo, medico e poeta, amico di re e amante di regine. Partecipa, suo malgrado, a guerre e Crociate, ma resta famoso solo per una sua poesia, che inizia con l'immagine di una rosa...
Celi d'Alcamo con il suo io narrante (virtuale: perchè è il Dessolis a immedesimarsi in lui, attenendosi però scrupolosamente ai fatti storici ), racconta le sue avventure nell'Italia del XII secolo, divisa tra regno di Sicilia e Sacro Romano Impero. Il tutto si svolge tra il 1190 e il 1229. Tra i personaggi oltre d'Alcamo, Riccardo Cuor di Leone e sua sorella Giovanna, San Francesco, Costanza d'Altavilla, e Federico II.
Un modo molto singolare quello di Francesco Dessolis di "fare storia ", ma soprattutto di farcela leggere in un modo (cosa piuttosto rara) molto piacevole.
Per sua concessione riportiamo QUI > il "Prologo" e il "Primo capitolo"
Il volume uscito di recente (giugno 20 09) lo si trova attualmente nelle librerie, oppure in rete su "GIRALIBRO" o presso l'Autore: "francesco1451@virgilio.it"
Ultima notizia: Il romanzo "l'ultima rosa" ha vinto il secondo premio al concorso del Club dei lettori.


FRANCESCO DESSOLIS: "INGANNARE IL TEMPO"
Un singolare e curioso libro, di fantascienza, anzi fanta-geopolitica, ma avvincente. Da leggere!!
Nell'anno 2010 l'Impero Romano si estende dal Marocco alla Siberia. L'America si chiama Atlantide, ed è abitata dai Greci. In un laboratorio segreto, vicino a Roma, scienziati greci e romani stanno studiando una nuova invenzione per andare indietro nel passato, e cambiare la storia. Forse qualcuno l'ha già fatto!
A Tuscolo si ritrovano Leo, Stan, e Omar, che raccontano la loro storia. Leo e Stan scoprono di avere vissuto due volte, e di essere stati innamorati per secoli della stessa donna. E' veramente possibile ingannare il tempo?
Titolo: Ingannare il tempo - Autore: Francesco Dessolis - Genere: Fantascienza - Editore: AER Club - Il Melograno - Collana: Esperimenti - Prezzo libro: 13,00 euro - http://serviziculturali.org/giralibro/index.php? main_page=product_free_shipping_info&products_id=555 oppure presso l'autore: "francesco1451@virgilio.it"
Francesco Dessolis, in questo stesso sito di "Cronologia" è già molto conosciuto con "Le Guerre Sante" - vedi > >
Siamo in attesa della imminente pubblicazione del suo prossimo lavoro: "L'ULTIMA ROSA" che si svolge tra il 1190 e il 1229. Tra i personaggi Cielo d'Alcamo, Riccardo Cuor di Leone e sua sorella Giovanna, San Francesco, Costanza d'Altavilla, e Federico II. Un altro avvincente storico romanzo anche se i fatti narrati sono veramente tutti accaduti.
("L'ultima Rosa" è ora uscito - vedi sopra (e ha vinto anche il secondo premio al concorso del Club dei lettori)


ALESSANDRO DE FELICE: "IL GIOCO DELLE OMBRE"
"Verità sepolte della Seconda Guerra Mondiale" - 657 pagine
Trame di retroscena, manipolazioni disinformative, operazioni coperte e diplomazia parallela: files, dossier e documenti segreti fra le quinte oscure della Storia mai scritta.
Dal carteggio Mussolini-Churchill all'enigma Rudolf Hess, documenti inediti degli archivi dell'intelligence USA, delineano i contorni di un elettrizzante viaggio investigativo all'interno delle trame oscure ed i lati nascosti del conflitto 1939-1945. Una ricerca approfondita e molto rigorosa con cui l'Autore, Alessandro De Felice, ha smontato le altre ipotesi pezzo per pezzo, sulla scorta di centinaia di carte, ricerche dimenticate e rapporti d'intelligence statunitensi sconosciuti o da poco desecretati. La conferma dell'esistenza della corrispondenza top secret tra Winston Churchill ed il Duce d'Italia sarà sicuramente una delle più sconvolgenti acquisizioni sul Ventesimo secolo che la storia abbia raggiunto. Le sue implicazioni sono della più vasta portata e della più grande importanza che si possa immaginare. Il saggio in oggetto, come promette risposte ad alcune delle nostre sessantennali domande, così ne pone altre persino più importanti. Portandosi ad un livello superiore di conoscenza e considerazione, zoomando sui dettagli più rilevanti, mettendo a fuoco e ricomponendo i tasselli della verità, questo libro, adrenalinico e dal ritmo incalzante, riesce a spalancare alcune porte, sino ad oggi, sigillate ed invalicabili. Una ricerca storica sorprendente, che pone terribili domande sul Novecento politico e sulla geopolitica contemporanea.
VEDI QUI L'AUTORE, I CONTENUTI, LA PRESENTAZIONE, I CAPITOLI > > >


Jean-Jacque Becker - 1914 L’anno che ha cambiato il mondo. (26/01/07)
«Quando gli orrori della guerra si manifesteranno, quando il tifo compirà l’opera cominciata dalle granate, quando la morte e la miseria li colpiranno, gli uomini, passata l’euforia, si volgeranno verso i dirigenti tedeschi, francesi, russi, italiani e domanderanno loro: come giustificate tutti questi cadaveri?» Jean Jaurès, leader del partito socialista francese.
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, alcuni colpi di pistola sparati dallo studente nazionalista serbo Gavrilo Princip uccisero l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie, innescando una serie di decisioni politiche e avvenimenti che condussero allo scoppio di una guerra su scala mondiale. Lo spaventoso bilancio di questo conflitto è tristemente noto: milioni di morti, un disastro economico e culturale e l’avvento dei regimi totalitari che hanno insanguinato il ’900.
Come è potuto accadere? Quali erano gli obiettivi e i pensieri dei protagonisti della scena politica di quel periodo? E quali furono le reazioni dei popoli all’annuncio di un conflitto imminente? Jean-Jacques Becker, analizzando con grande rigore gli avvenimenti del 1914, smentisce la teoria, da sempre accettata, secondo la quale la prima guerra mondiale sarebbe stato un evento in qualche misura «inevitabile». Attraverso l’analisi puntuale di un ricchissimo materiale storiografico (che comprende memorie e diari, scambi epistolari – per esempio quelli tra Guglielmo II e Nicola II –, periodici e pamphlet), l’autore ci offre una nuova chiave di lettura della vicenda. Attraverso le parole e le scelte di presidenti e imperatori, ambasciatori, intellettuali e leader politici di ogni livello, si dipana davanti ai nostri occhi l’intreccio quasi diabolico di ostinazione, ingenuità e inettitudine che incendiò l’Europa d’inizio secolo.
Nei primi mesi del 1914, tutti pensavano che la guerra non sarebbe durata più di qualche mese, e che non avrebbe oltrepassato i limiti di una contesa «locale» tra Austria-Ungheria e Serbia: un errore fatale, nel quale incapparono non solo eminenti capi di Stato (il viaggio in Russia di Poincaré e Viviani nei giorni dell’ultimatum austroungarico) ma anche le organizzazioni operaie, con la Seconda Internazionale incapace di sanare i dissidi tra socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi.
Becker segue l’evolversi della situazione mese per mese, ricostruendo con pazienza la dinamica dei fatti e indagando in maniera acuta le azioni di tutti i protagonisti della vicenda.
Il risultato è un affresco complesso, innovativo e penetrante.
«Nella storia degli uomini vi sono date conosciute ovunque nel mondo: tra queste, il 1914. Tutti sanno che in quell’anno l’Europa, il continente che allora dominava il globo, avvampò, con conseguenze tali che al conflitto venne dato – in seguito e a torto – il nome di prima guerra mondiale. Un avvenimento di quella portata non poteva essere stato frutto del caso e poiché costò la vita a quasi 10 milioni di esseri umani, si decise che si era trattato di una conclusione inevitabile.
La Grande Guerra poteva essere evitata modificando, così, radicalmente la storia del XX secolo? Domande di questo tipo sono assurde o perlomeno antistoriche, dal momento che essa è scoppiata, e il dovere dello storico consiste nel tentare di analizzare ciò che è stato.
Eppure, la prima guerra mondiale rappresenta un problema reale, dal momento che essa è uno dei soggetti storici su cui sono stati scritti più libri. La discussione dura da novant’anni: in tutti i paesi, i più grandi specialisti di storia contemporanea (e anche di altri periodi) continuano a interrogarsi, innanzitutto, sulle responsabilità della guerra del 1914, poi sulle cause che l’hanno determinata. Ci limitiamo a citare Jean-Baptiste Duroselle e François Furet: alla fine della loro vita, la Grande Guerra rimaneva ancora qualcosa di «incomprensibile» per il primo e di «enigmatico» per il secondo. L’uno e l’altro non alludevano soltanto alle cause scatenanti della guerra, ma al conflitto nella sua interezza e in particolare all’accanimento con cui si combatté e all’ostinazione dimostrata dai popoli europei nel distruggersi a vicenda. Nondimeno, la spiegazione di ogni evento bellico si trova molto spesso nel momento in cui esso scoppia. Tale momento è diventato così importante da giustificare la domanda: sarebbe stato possibile evitare che la guerra avesse luogo, perlomeno in quel periodo, e cosa sarebbe successo in quel caso? Per molto tempo si è studiata la concatenazione di fatti che hanno portato alla guerra per concludere che una volta avviato l’ingranaggio non era più possibile arrestarlo, e che l’intera Europa fu travolta per un semplice effetto meccanico. A dire il vero, l’ingranaggio era già stato messo in moto in altre occasioni, ma fino ad allora erano state trovate soluzioni pacifiche per fermarlo. Inoltre, rifugiarsi dietro una spiegazione meccanica non significa forse accettare una visione deterministica della storia? Siamo sicuri di esserci davvero domandati se non ci siano stati momenti in cui il meccanismo poteva essere fermato? Non si è forse messo troppo l’accento sulla fatalità e sul destino e non abbastanza su ognuno di quegli istanti in cui la volontà di un uomo o di un gruppo di uomini avrebbe potuto far muovere il meccanismo in senso inverso? In ogni caso, se la forza del destino si è esercitata sempre in un’unica direzione, ci deve essere una spiegazione. Siamo in grado di trovarla presso gli uomini presi uno a uno e i popoli considerati nel loro insieme? Forse la chiave dell’enigma, dell’incomprensibile, è proprio qui, ed è qui che bisogna cercarla.
La costituzione degli Stati nazionali fu una delle principali realizzazioni del XIX secolo. Nel mosaico di paesi in cui era divisa l’Europa all’inizio del secolo, gli Stati nazionali erano ancora rari: la Francia, il Regno Unito e forse, in certo qual modo, la Russia (per quanto la Russia sia rimasta in gran parte uno Stato patrimoniale, cioè di proprietà di una dinastia, e abbia racchiuso all’interno dei propri confini un gran numero di popoli non russi). Tuttavia, nel corso del secolo, numerose regioni si riunirono in compagini nazionali, come la Germania, l’Italia e i Paesi balcanici, che si erano liberati dell’influenza ottomana per diventare tanti piccoli Stati nazionali. Retaggi della storia come l’Austria-Ungheria cominciarono a essere percepiti come reliquie del passato, e l’impero degli Asburgo fu così messo in discussione, dall’interno, dalle nazionalità che si sentivano dominate e, dall’esterno, dai popoli che intendevano costituire nuovi Stati con i loro compatrioti all’interno dell’Impero. Da ciò deriva l’atteggiamento mostrato dall’Austria-Ungheria improntato a una difesa aggressiva contro tali pericoli.
Non si tenne sufficientemente conto di un tratto caratteristico degli Stati nazionali: i loro abitanti cessavano di essere sudditi di un sovrano per diventare cittadini con diritti e doveri; tra questi doveri ve n’era uno che aveva assunto un ruolo centrale: la difesa della patria contro i pericoli e le ambizioni esterne, vere o presunte.
Certamente, la guerra è un elemento costante della storia, ma quest’idea così radicata aveva mascherato il fatto che il confronto tra Stati nazionali non avrebbe più avuto molto a che vedere con la guerra tradizionale, la guerra «dinastica». Non si trattava più di guerre dalle quali i popoli erano esclusi, ma di un conflitto che li avrebbe coinvolti, di cui sarebbero stati i «beneficiari» e che avrebbe dato loro la sensazione di combattere per i propri interessi. Il servizio militare obbligatorio e, nel caso, la mobilitazione generale erano due aspetti di questa nuova realtà. I popoli erano diventati «patrioti» nel senso nuovo del termine e né i politici, né i popoli stessi avevano immaginato gli effetti di questo cambiamento. Si è sempre detto che i Balcani sono la santabarbara d’Europa, ma in realtà, attraverso il moltiplicarsi delle «patrie», era tutta l’Europa a essersi trasformata in una santabarbara, senza che se ne avesse davvero coscienza. Esisteva l’idea che potesse scoppiare una guerra, ma erano pochi coloro che avevano intuito che sarebbe stato un evento ben diverso da quelli del passato. L’aspetto più grave era costituito dall’atteggiamento dei politici di quegli Stati nazionali, i quali non si rendevano quasi conto della nuova situazione, spesso estranea alla loro formazione intellettuale. È pur vero che, un secolo prima, le guerre legate alla Rivoluzione francese e all’Impero napoleonico avevano rappresentato una sorta di anticipazione delle guerre nazionali che si sarebbero verificate più tardi, ma non ne era stata tratta alcuna lezione. I monarchi e i politici repubblicani continuavano a ragionare secondo schemi che appartenevano al passato, all’epoca degli Stati dinastici: questa inadeguatezza rappresentava il più grande pericolo per la pace in Europa. Da un lato vi era un insieme di nazioni che non avevano in generale alcuna vera ragione di combattere i propri vicini, ma in seno alle quali era cresciuto l’odio nei confronti dell’altro (il patriottismo, ribattezzato in questo caso nazionalismo, induce spesso – quasi sempre – a percepire il vicino come un avversario, un nemico); dall’altro, un gruppo di politici europei riteneva che fosse loro dovere dar prova di «fermezza», e pensavano che regolare un contenzioso con i vicini, se necessario, attraverso l’uso delle armi, fosse certamente un fatto deplorevole, ma pur sempre nella natura delle cose. «Difendersi» contro ciò che non poteva essere interpretato altrimenti che come un’aggressione era un indiscutibile dovere.
Questo non era lo stato d’animo di tutti gli europei. Esistevano in Europa forze potenti il cui obiettivo era la pace: le Chiese, in particolare, sentivano la necessità di vigilare. C’era anche il movimento operaio, la cui importanza continuava a crescere in proporzione allo sviluppo dell’industria; ma i dirigenti socialisti o sindacali erano convinti che il rischio di una guerra dipendesse dalle rivalità tra i capitalisti e non avevano compreso – o l’avevano intuito soltanto molto debolmente – che la causa dei conflitti si trovava, molto probabilmente, altrove, nelle contrapposizioni nazionali. Le masse operaie non erano preparate a opporvisi,perché non erano affatto convinte di non possedere una patria come aveva dichiarato, un po’ troppo semplicisticamente, Karl Marx mezzo secolo prima: gli operai erano patrioti come il resto della popolazione. Se fosse scoppiato un conflitto, essi non avrebbero riconosciuto ciò che era stato loro predetto e si sarebbero schierati senza esitare a fianco della propria patria.
Era, quindi, ineluttabile l’incendio della santabarbara europea? Non è detto. A lungo andare, le nazioni avrebbero potuto trovare un equilibrio pacifico, come era già successo in passato: tuttavia, sarebbe bastato che uno di questi Stati ritenesse di avere ragioni legittime, ragioni indiscutibili per «doversi difendere», perché l’Europa prendesse fuoco, quasi per sbaglio, senza che fosse valutata l’entità del disastro. Fu questo il destino dell’Austria, verosimilmente perché non era uno Stato nazionale e sentiva minacciata la propria sopravvivenza come Stato storico. Dalla scintilla avrebbe potuto scaturire soltanto un fuocherello, ma l’incendio divampò in tutta Europa perché allora non vi era nessun politico saggio, intuitivo e dotato di sufficiente inventiva in grado di comprendere ciò che stava accadendo: ovvero che non si trattava più soltanto di trovare una soluzione a un problema tra vicini. La dimostrazione clamorosa di questa mancanza di comprensione è data dalla convinzione, diffusa all’epoca, che il conflitto sarebbe stato sì terribile, ma di assai breve durata. Avrebbe anche potuto essere così, eppure la guerra fu lunga, proprio perché non era più un conflitto dinastico, ma un conflitto di popoli.
J.-J. B. - Jean-Jacques Becker, professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Paris X-Nanterre, è presidente dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne.
«I Leoni» – storia – 26/01/07 pagg. 350 – euro 24,00 – traduzione dal francese di Gianluca Perrini http://www.lindau.it


Sull'argomento sono stati ormai consumati fiumi d'inchiostro (vedi nostro link su CEFALONIA con i vari interventi). Paolo Paoletti ha dato ora alle stampe questo suo ultimo libro, che presto sarà sugli scaffali delle migliori librerie, ma lo si può anche richiedere collegandosi al sito dell'editore http://www.francoangeli.it.
Il libro di 550 pagine è zeppo di interessanti documenti, quindi il lettore può (lasciando da parte i noti episodi che hanno colpito l'immaginario collettivo nazionale) farsi un idea precisa sui fatti.
Partendo dall'assunto che la retorica persuade senza mai dimostrare, il volume offre una rilettura completa della tragedia di Cefalonia, sulla base di una sostanziosa documentazione italiana, tedesca e alleata, inedita e non. L'autore in questo volume cerca di dare una risposta non convenzionale, riesaminando in chiave critica i documenti già conosciuti e presentando molte nuove testimonianza, per tratteggiare i contorni di una verità, per alcuni versi, inimmaginabile.


È decisamente uno dei migliori libri Storici (con la S maiuscola) che ho ricevuti negli ultimi tempi. Moseley è un narratore dotato e un giornalista esperto che scrive con rigore accademico e immediatezza giornalistica, e che riesce a creare una grande suspense (io l'ho preso in mano e ho letto le 600 pagine tutto di un fiato), raccontando eventi di cui il lettore conosce già gli esiti. Lo fa attraverso un sapiente intreccio di documenti e testimonianze (sterminata la bibliografia e le citazioni) alcune fino ad oggi sorprendentemente trascurate. Inoltre decrive Mussolini giorno dopo giorno, mentre affonda lentamente nell'impotenza, nella rabbia, nella vergogna e nella depressione, rivelandoci così alcuni aspetti inediti del suo carattere e della sua vita privata.
Il libro lo si trova nelle migliori librerie. Da non perdere per conoscere il drammatico periodo di Salò.
E' comunque disponibile presso la casa editrice Lindau http://www.lindau.it
Qualcosa avevamo accennato in questo ns. link "URANIO USA - IL MISTERO DI MARTIN BORMANN"


Rainer Karlsch - LA BOMBA DI HITLER
«Hitler aveva una bomba. Durante la seconda guerra mondiale gli scienziati tedeschi misero a punto un’arma nucleare. Questa è la sconvolgente rivelazione del libro di Rainer Karlsch, risultato di approfondite, anche se spesso difficili, ricerche. Il testo non solo fa tabula rasa di decenni di studi sulla scienza nel periodo nazista, ma è anche un’opera importante per comprendere e valutare il potenziale pericolo rappresentato, ancora oggi, dalle armi atomiche.»
Il libro (che nasce da testimonianze inedite e da un grosso lavoro di ricerca negli archivi tedeschi) è quello di svelare la corsa di Hitler alla Bomba Atomica nella speranza di risollevare le sorti di una guerra già compromessa. In effetti il lavoro andò avanti di buona lena e fu solo l'avanzata Alleata e Sovietica nella primavera del 1945 a sospendere prima e poi interrompere definitivamente la costruzione della Bomba Atomica.
È mai esistita una atomica tedesca? La questione dell’arma segreta con cui Adolf Hitler avrebbe potuto rovesciare le sorti della seconda guerra mondiale appassiona e divide gli studiosi. - Per dare a questa domanda una risposta definitiva, l’autore – con la collaborazione del giornalista Heiko Petermann, e con l’aiuto di storici, fisici e radiochimici di fama internazionale – ha lavorato per quattro anni sulla storia della ricerca nucleare nella Germania nazista, rintracciando fonti e documenti sia sui luoghi degli eventi, sia negli archivi Sovietici e dell’ex-DDR, accessibili solo da poco tempo. - Il risultato è sorprendente, un testo realmente rivoluzionario in ambito storiografico: basandosi sulle scoperte di illustri scienziati tedeschi – tra cui Werner Heisenberg, Otto Hahn e Carl Friedrich von Weizsäcker – e grazie al fattivo sostegno di gerarchi del calibro di Heinrich Himmler e Albert Speer, alcuni fisici furono in grado di eseguire, nel 1944-45, test nucleari sull’isola di Rügen e nella regione della Turingia; test durante i quali morirono molte migliaia di prigionieri di guerra e detenuti dei campi di concentramento. - Il volume dunque ricostruisce tutte le tappe della frenetica corsa all’atomica messa in atto dai politici e dagli scienziati del Terzo Reich e illustra i progetti tecnici e i possibili, devastanti, utilizzi tattici dell’atomica (colpire città come Londra o New York) e spiega il motivo per cui i nazisti non furono però in grado di utilizzare in guerra la loro scoperta (collasso irreversibile, nella primavera del ‘45, del sistema politico e militare tedesco a causa dell’invasione sovietica ed alleata).
Rainer Karlsch, tuttavia, non si è limitato a raccogliere le prove degli esperimenti finalizzati alla costruzione dell’arma atomica, ma ha riportato alla luce un brevetto per una bomba al plutonio che risale al 1941 e ha ritrovato, nei dintorni di Berlino, il primo reattore nucleare tedesco funzionante.
Avvincente e sempre rigorosamente documentato, questo libro getta una luce nuova su una delle vicende più controverse della storia del ’900.
Il libro è edito dalle "EDIZIONI LINDAU" Corso Re Umberto 37 10128 TORINO - TO tel. + 39 011 517 53 24 - vedi in rete www.lindau.it - ma è anche in vendita nelle migliori librerie.
Eccezionalmente presentiamo qui l'introduzione al libro e l'indice degli argomenti > >


Nulla mancava alla Germania di Hitler per costruire una bomba atomica: il sostegno delle gerarchie naziste, l'appoggio della casta militare, i laboratori di ricerca e gli impianti industriali meglio attrezzati d'Europa, e infine l'acqua pesante, l'uranio e un gruppo di scienziati guidati da Werner Heisenberg, premio Nobel per la fisica nel 1932. Perché, dunque, il Terzo Reich non riuscì nell'impresa? La risposta è nota: Heisenberg e gli altri scienziati tedeschi sbagliarono i calcoli e sostennero che l'atomica avrebbe richiesto ancora molti anni di studio, un'enorme quantità di uranio e sarebbe stata comunque di difficile realizzazione. Ma Heisenberg era stato sincero? Non è facile stabilire la verità su questi eventi. Dopo un'indagine lunga e complessa, fondata su anni di ricerca e di interviste ai testimoni sopravvissuti, lo storico americano Thomas Powers offre in queste pagine una ricostruzione del tutto nuova e rivoluzionaria del progetto nucleare nazista e del ruolo giocatovi da Heisenberg, giungendo a una sua completa riabilitazione, umana prima ancora che scientifica. Scritto con il piglio della spystory, un libro affascinante su uno dei capitoli più intricati e misteriosi della storia del Terzo Reich.
Thomas Powers è autore di numerose opere storiche, tra cui ricordiamo The Man Who Kept the Secrets, considerato ormai un classico sulla CIA. Ha vinto un premio Pulitzer. Vive nel Vermont.
Il libro di 636 pagine, è uno dei saggi della collana Scie (poi Oscar), edito dalla Mondadori.


MARCO GABRIELLI, Volontà di Potenza, Aletti Editore, Villanova di Guidonia (RM), 2006, 80 pag.
Nello scritto viene esposto - da un punto di vista piuttosto "ortodosso"- lo sviluppo che la volontà di potenza ha, in esplicito e implicitamente, per tutto il corso dei pensiero nietzscheano, cercando - e questo diciamo "ereticamente" - di darne una visione sistematica. Infatti, partendo dall'analisi del concetto di volontà di potenza e delle sue caratteristiche, l'autore passa ad un breve confronto con la Volontà di vivere schopenhaueriana e, soffermandosi sui risvolti nichilistici di tale pensiero, stabilisce un ponte col suo sostrato necessario: la religione cristiana. Da ciò ne conseguono tutti quei portati che danno la fama alla filosofia di Nietzsche (la morte di Dio, il superuomo, l'eterno ritorno) sul quale vengono innestate, da parte dell'autore, alcune fondamentali integrazioni, designate coi nomi di memoria organica e di volontà di potenza idealistica.
Come punto d'appoggio e fulcro basilare di tutta l'argomentazione si utilizza il pensiero sul corpo, declinandolo e contemplandolo da quelle prospettive in cui acquista senso in relazione alla vita.
II taglio dello scritto è decisamente anti-accademico.
l'incipit è del resto chiaro!: "Non la presunzione mi spinge a comporre questo scritto, né la cieca fede verso l'"auctoritas" nietzscheana, ma una cinica visione della realtà. Per "cinica" intendo "spregiudicata", vale a dire "imparziale", senza scrupolo alcuno. E perché mai dovrei farmi degli scrupoli proprio allorché io discetto sulla sorgente della vita e sul senso dell'esistenza? Il mondo in cui vivo mette delle volte ingiustificatamente da un canto riguardi e timori verso decorose consuetudini; perciò sia concessa anche a me la possibilità di farlo, mancando di tatto verso qualche usanza e procedendo, appunto, cinicamente".
Marco Gabrielli è studente di Filosofia della cultura presso l'Università degli Studi Roma Tre, dove ha conseguito la Laurea di primo livello nel Febbraio 2006.
Per acquistare il libro (8,50 euro) possono essere contattati sia l'editore (info@alettieditore.it) sia l'autore (omar.belli@tiscali.it) oppure si può vedere sul sito www.alettiedìtore.it la lista delle librerie fornite dalla Aletti in Italia.


ALDO C. MARTURANO - "OLGA LA RUSSA"
Il libro è il tentativo di far rivivere un mondo di mille anni nella sconfinata Pianura Russa attraverso un personaggio fondamentale della storia della Russia: La principessa Olga di Kiev, santificata successivamente dalla Chiesa come era costume per tutti i sovrani che si adoperavano per l’introduzione del cristianesimo fra i popoli pagani del nord.
L’autore, studioso di Medioevo russo, disponendo della competenza linguistica necessaria (ha approfondito lo studio del Russo presso il celebre Istituto Pushkin di Mosca - e ha sposato una russa) per consultare i testi e le fonti e la storiografia del tempo, ricostruisce il mondo slavo orientale del X sec. d.C. (come pochissimi in occidente) con tutte le curiosità che esso mostra al lettore ignaro che vi si avventura, ma non in linguaggio specialistico che non è il suo scopo, bensì portando per mano il lettore nei vari intrighi, forze politiche, amori e lotte personali, descrivendo ambienti e protagonisti come se fossero vivi davanti al lettore stesso.
La vicenda è una vicenda profondamente umana di una donna assurta al vertice del potere che per rimanervi con suo figlio deve farsi legittimare dai suoi e dalle potenze internazionali e perciò si inventa uno stato che ancora non c’è: La Rus’ di Kiev, il primo stato russo della storia (Mosca doveva ancora nascere - VEDI: LA FONDAZIONE DI MOSCA).
Capisce che per affermarsi come sovrana deve diventar cristiana, ma esita ad imporre questa religione su tutti coloro che la circondano, non riuscendo ad evangelizzare persino suo figlio che la osteggerà fino alla morte, anche se deve rispettarla come madre e sua sovrana.
Verso la fine delle sue avventure terrene Olga rinuncia alla lotta, forse per cause fisiche, ma riesce a passare le sue idee e il suo riformismo nel caro e amato nipote, Vladimiro, che ereditando il potere da suo padre, proclamerà Kiev capitale dello stato e costringerà tutti ad abbracciare la fede cristiana, nel 988! VEDI: LA CHIESA RUSSA
Lo stile del racconto è discorsivo è volutamente semplice, ma il contenuto è rigorosamente storico in quanto è una biografia di una persona per quello che i testimoni che l’hanno conosciuta hanno poi tramandato.
Per il lettore che è curioso, il libro lo legge d’un fiato! È la storia di un immenso Paese.
Autore: Aldo C. Marturano - Titolo: Olga la Russa - Editore: L’Autore-FirenzeLibri
Firenze 2001 - Lo si trova in Alice.it, nelle librerie o presso l'autore "aldo" <turanomar@libero.it>
Sul nostro sito alcune pagine ( inedite) di Aldo C. Marturano in < "Storia della Russia: la Mafia sull'acqua"
L'ultimo suo recente lavoro (dell'ottobre 2006)


Rasdrabliènie (frantumazione).
Kiev rimase un luogo importantissimo nella storia russa antica perché qui si sperimentò come funziona uno stato e come esso può smembrarsi ed essere abbattuto da forze interne ed esterne. Mosca s'approprierà di questa grande esperienza per trasformare il suo territorio nel Sacro Romano Impero Russo già a partire da Giovanni III, nonno di Giovanni il Terribile.
Purtroppo Kiev cadde al livello di città di provincia finchè l'Impero di Pietro il Grande non ebbe in possesso tutto il litorale ucraino fino al Delta del Danubio. Solo allora questo sovrano cercò di riabbellirla, ma la città fu destinata a languire all'ombra dell'amatissima San Pietroburgo e della barocca Odessa. Persino sotto il regime sovietico accadde che si scegliesse Kharkov quale capitale della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina facendo un gran torto alla gloriosa Kiev!
Non è forse stato questo anche il destino altalenante di Roma e di tante altre città europee di antica gloria?
Edizioni Atena - e-mail dell'autore "aldo" <turanomar@libero.it>


e non perdetevi dello stesso autore .....
Se per la storia medievale russa DEMETRIO DEL DON (Dmitrii Donskòi) e lo scontro a Pian delle Beccacce (in russo KULIKOVO POLIE) costituiscono un avvenimento cruciale, qui in Occidente ancora oggi, è molto difficile, se non impossibile, trovare qualche scritto sulla "Battaglia di Kulikovo", specie in lingua italiana. E ciò è molto singolare. È strano che nessun editore o autore o storico nostrano ha ancora osato avventurarsi in questa storia. Eppure, proprio da questa battaglia di Kulikovo (contro i Tatari) cominciò ad esistere una vera "patria russa", ad esistere la storia di un popolo (fino allora migranti senza volto, disuniti, sparsi in varie regioni dominate da apatici o inetti sovrani locali); un popolo unito lanciato nella grande avventura di cacciare lo straniero che aveva invaso da più un secolo le sue terre, per poi dar vita a un'unica nazione; solo dopo Kulikovo si cominciò a parlare di Rossija (Russia) con Mosca capitale. E fu l''inizio di un grande impero.
Non fu senza motivo che Stalin quasi 600 anni dopo, davanti all'invasione di Hitler, per mobilitare tutto il popolo russo, smise di indossare i panni del dittatore bolscevico e dell'antizarista. Parlando alla radio al popolo sovietico, iniziò a fare discorsi patriottici. Non li chiamò "Compagni" ma "amici miei".
In sostanza, e con molto acume psicologico, Stalin fece appello al patriottismo
russo più che alle ideologie bolsceviche, e indicò come esempio di ribellione proprio l'epopea di Demetrio, il principe eroe della Battaglia di Kulikovo e la cacciata dello straniero dalle terre del Volga. Demetrio prima di Kulikovo aveva detto "i Tatari non sono degli invincibili!" e li cacciò.
E così disse Stalin "I tedeschi non sono degli invincibili!" e li cacciò.
Aldo C. Marturano con questo suo libro ha colmato una lacuna. Noi amanti di Storia gliene siamo grati. Da adesso della Russia sappiamo qualcosa di più. Da leggere insomma anche questo!!
Edizioni Atena - e-mail dell'autore "aldo" <turanomar@libero.it>


"Luna di miele ad Auschwitz" è un saggio sul negazionismo della Shoah recentemente pubblicato dalle Edizioni Scientifiche Italiane. Il libro non è scritto da uno storico ma da un medico avellinese specialista in Cardiologia, alla sua prima esperienza nel campo della saggistica. La prefazione è di Luigi Parente, ordinario di Storia Contemporanea all'Università "L'Orientale" di Napoli e noto studioso di storia del fascismo. È il primo lavoro italiano che affronta il tema da punto di vista esclusivamente scientifico piuttosto che storico, filosofico o sociologico. - Il negazionismo - balzato recentemente agli onori della cronaca per l'arresto di Irving e per le esternazioni sull'Olocausto del presidente iraniano- è una corrente pseudostoriografica che non si limita, come fa il revisionismo storico propriamente detto, al semplice ridimensionamento o al rifiuto dell'unicità della Shoah, ma arriva a negarne la stessa realtà.
Il saggio in questione si occupa essenzialmente di quest'ultimo aspetto ovvero del cosiddetto "negazionismo scientifico" o "tecnico", ostentato quale risposta delle scienze esatte al fideismo acritico della «vulgata sterminazionista», come viene dispregiativamente definita la storiografia ufficiale. Vengono abilmente utilizzate chimica, fisica, statistica, ingegneria al fine di presentare in realtà Auschwitz.. Grazie a Internet sono diffusi centinaia di lavori tradotti in tutte le lingue volti a insinuare dubbi nelle nuove generazioni e tesi, il più delle volte, a legittimare il nazionalsocialismo e a giustificare l'antisemitismo. La risposta scientifica al negazionismo, pressoché misconosciuta nei siti italiani, in realtà esiste ed è costituita da lavori di grande interesse. - Questa rassegna bibliografica nasce dalla volontà di divulgare il più possibile questi lavori anche in Italia dove tutti conoscono Irving e quasi nessuno Pressac.
Perché questo strano titolo? «Luna di miele ad Auschwitz» è la citazione, amaramente ironica, di una frase pronunciata da Fred Leuchter, un noto negazionista americano, che grottescamente definì la sua spedizione ad Auschwitz come il suo viaggio di nozze (vide insomma tutto "rosa")
Autore: Francesco Rotondi avellinese, nato a Napoli nel 1962 è cardiologo ospedaliero. E' alla sua prima esperienza nel campo della saggistica.
Il libro può essere ordinato in qualsiasi libreria perché la casa editrice ha distribuzione nazionale. Può essere anche ordinato direttamente sul sito della ESI (www.edizioniesi.it)


Il personaggio è già una figura molto conosciuta dai visitatori di "Cronologia"
( vedi qui le pagine a lui dedicate, molto cliccate) quindi penso che possa essere molto apprezzato questo libro appena uscito dalla Casa Editrice Lindau.
ERWIN ROMMEL è stato forse il generale più popolare della seconda guerra mondiale: sotto il suo comando, l’Afrikakorps avanzò fino all’Egitto. E oggi, a sessant’anni dalla sua morte, appare ancora a molti come la quintessenza del soldato tedesco. Del resto gli stessi inglesi ne ammiravano il coraggio e la condotta di guerra cavalleresca e geniale. Tutto questo è storia e leggenda insieme. In queste pagine Ralf Georg Reuth ritrae però l’altro Rommel, quello dalla personalità ambigua rimasta fino a ora nell’ombra, occultata dal mito del brillante stratega militare. Rommel non fu soltanto il servitore leale ed efficiente di una causa sbagliata. L’uomo che restò fedele al suo Führer sino al suicidio e che mai si oppose alla barbarie nazista non può esaurirsi nella figura esemplare ma artificiale creata dalla abile propaganda di Goebbels. In realtà nel destino di Rommel si compì la tragedia di un intero popolo: stare vicino al Führer fino alla rovina, credendo con ciò di assolvere al proprio dovere patriottico.
L'AUTORE - RALF GEORG REUTH, nato nel 1952 a Oberfranken, si è laureato nel 1983 con Andreas Hillgruber all’Università di Colonia. È autore di numerosi volumi, tra cui Goebbels e Hitler: eine politische Biographie. Per l’editore Piper di Monaco di Baviera ha curato i diari di Joseph Goebbels (5 voll.). Vive a Berlino.
Per chi desidera l'accennato libro su Rommel clicchi il link dell'Editore Lindau - http://www.lindau.it/


DIEGO FUSARO: Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx, Il Prato, Padova 2005, 130 pagine.
Credo che non ci sia nessuno in rete che non conosca il giovanissimo Diego Fusaro, l’ideatore e il curatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi (www.filosofico.net), punto di riferimento per il dibattito filosofico italiano. Sono anni che lo seguiamo un po' tutti il suo sito, che è ormai una vera e propria grande (oltre che unica) "miniera" della filosofia. - Vale dunque la pena anche di leggere il suo ultimo lavoro, che io ho appena ricevuto e apprezzato.
Qui una breve recensione:
"Uno dei maggiori problemi irrisolti che Karl Marx ha lasciato in eredità ai suoi interpreti riguarda la legittimità della speranza in sede pratica e teoretica, tanto nella cornice del suo pensiero quanto nel più ampio orizzonte della filosofia. L’intera opera marxiana sembra enigmaticamente in bilico tra le opposte dimensioni della scienza e della speranza: quasi come se, per quel che riguarda il tramonto del capitalismo e l’instaurazione della società comunista, sussistesse un’identità tra il «dovere in senso morale» (sollen) e il «dovere in senso fisico» (müssen); con la conseguente aporia per cui, a seconda della prospettiva adottata, ci si trova a sperare in qualcosa che dovrà necessariamente accadere, o a dare una veste scientifica alla speranza. Questa problematica sovrapposizione in Marx delle dimensioni eterogenee della speranza e della scienza può essere chiarita tramite le lenti interpretive di Ernst Bloch e di Karl Löwith: la loro linea interpretativa scorge in Marx il filosofo della speranza più che della scienza, riconoscendo nella sua riflessione un’ineludibile tensione utopica rispetto alla quale la scienza sarebbe un fenomeno secondario e funzionale. Entrambi sostengono la centralità del momento della speranza in Marx, ma in forza delle concezioni antitetiche di questo sentimento che essi fanno valere all’interno della propria riflessione filosofica, finiscono poi per valutarlo in maniera opposta. Tanto per Bloch quanto per Löwith la vera anima del marxismo è la speranza: un’anima che però è letta dal primo come il punto di forza della teoria di Marx, dal secondo come il suo tallone d’Achille.
Diego Fusaro è studioso di Storia della Filosofia presso l’Università di Torino: ha curato l’edizione della Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro di Marx (Bompiani, 2004) e dell’Apologia di Raymond Sebond di Montaigne (Bompiani, 2004).
Per saperne di più: http://www.filosofico.net
Il libro non si trova nelle librerie, ma lo si può ricevere via posta, senza spese di spedizione (le paga l'editore), pagandolo il prezzo di copertina (10 euro) e con pagamento alla consegna. Se siete interessati, contattate l'Autore via email (fusaro@filosofico.net) o l'editore via telefono 049-640105


DI EUGENIO FRACASSETTI - "Risorgimento e Federalismo" (Fenomenologia del Risorgimento europeo) è il risultato di uno studio basato – soprattutto – sulla consultazione di testimonianze originali, coeve all’epoca storica presa in esame. l’Autore, con questo lavoro, ha voluto scendere alle radici dell’artefatto nazionalismo italico che nel giro di qualche decina d’anni (a partire dal 1861) ha violentemente cooptato ed omologato antiche e “diverse” civiltà continentali e mediterranee “da sempre” presenti nella penisola italiana, civiltà che - ben sappiamo - hanno saputo produrre, nel corso dei secoli (fino al 1861) in un ambito di reciproca libertà, modelli di status politico, di socialità, di civiltà, d’arte e di cultura ancor oggi amati, ammirati ed invidiati dall’intera umanità; modelli culturali ed artistici che sono, tra l’altro, all’origine del moderno turismo culturale.
Al di là delle possibili opinioni che ogn’uno può aver maturato sul fenomeno, del tutto italiano in ambito europeo, della riunione in un “fascio” di tutte le civiltà pregresse presenti nella penisola italica (sul fatto di averle strette in una morsa asfittica mortale!), e sulle (misconosciute) conseguenze epocali sul piano sociale e militare che questo elemento istituzionale ha comportato (e comporta) per l’Europa, l’Autore ritiene che questo processo abbia rappresentato - e continui a rappresentare - un’enorme spreco di tutti quei valori civili ed umanistici che ogni gruppo etnico italiano ha maturato nel corso della propria millenaria evoluzione.
Lo studio ha tenuto conto di tutti quei “fenomeni” non trascurabili che l’attualità ha fatto emergere nel corso degli anni presi in esame (1789-1861). Non si è indugiato in lungaggini, né sull’esaltazione di particolari episodi che avrebbero potuto rappresentare il ”gossip” della passata umanità; non si è andati alla ricerca maniacale dello “scoop” storico ma si è voluto dare - questo sì - tutta l’importanza possibile ad ogni valore testimoniale soggettivo (per esempio ad Anna Luisa Necker in De Stael-Holstein, relativamente alla Rivoluzione Francese, o a Carlo Cattaneo per la rivoluzione milanese del ’48, ecc.) in grado di aprire uno spiraglio ad una conoscenza finalmente senza filtri interpretativi nell’ambito – certamente - di un moderno processo di revisionismo storico. La necessità di “comprendere” ha richiesto, però, lo sviluppo un’analisi “soggettiva”; analisi che, del resto, ogni lettore può ben sviluppare in prima persona basandosi sui fenomeni storici presentati.
Il metodo “descrittivo” e “soggettivo” ha dato dei responsi che sono stati confrontati con le “reazioni straniere” dell’epoca. Le grandi potenze del tempo – la Spagna, la Francia, la Russia degli Zar, non certo la Gran Bretagna! - erano generalmente “scandalizzate” per quanto di grave e di antistorico stava succedendo in Italia al seguito del processo di unificazione nazionale, ma erano rese impotenti dalla considerazione che solo nuove guerre devastanti e costosissime avrebbero potuto far vincere, anche nella penisola italica, quei principi e quei valori universali che il Risorgimento sul piano sociale ed il Romanticismo e l’Illuminismo sul piano ideale proponevano in quel tempo a favore dei popoli europei: la libertà, la democrazia ed il Principio di Nazionalità.
EUGENIO FRACASSETTI è nato a Lendinara, in Polesine, nel 1940. Dal 1970 vive a Venezia-Mestre.
Il libro è presente nelle migliori librerie del Veneto, ma chi è interessato può richiederlo all’autore (e.fracassetti@tin.it) o all’editore (euvenezia@libero.it)


GUERRE SANTE ("Quando le guerre erano solo guerre") – di FRANCESCO DESSOLIS
Ho ricevuto in anteprima questo libro non ancora in commercio, scritto da un lettore del mio sito. Io da qualche anno mi dedico a "cronologia", di libri ne possiedo tanti. di quelli che si pubblicano e che spesso mi inviano leggo solo un capitolo che mi interessa, qualche pagina. ma questa volta il libro che ho ricevuto l'ho iniziato e l'ho letto tutto d'un fiato fino in fondo.
Il contenuto è attuale e lo consiglio a molti giovani che nulla sanno di cio' che e' accaduto in passato ma che dovranno vivere il futuro. Il libro sara' presto nelle librerie, ma qui con l'autorizzazione dello scrittore, ho insistito affinche' si possa leggere subito l'accattivante incipt. il contenuto degli altri capitoli (in fondo) riassumono con lo stesso sintetico, nitido ed energico stile narrante dell'autore i 2000 anni delle cosiddette fanatiche "guerre sante" O "crociate". per motivi religiosi? di civilta'? mai! --- questo è un libro attuale, tutto da leggere! un libro da non perdere! e non credo di osare troppo se aggiungo... da leggere per capire.
Franco - Per chi desidera leggere l’incipit del libro e i capitoli, vada alla pagina QUI DEDICATA o per scrivere all'autore FRANCESCO DESSOLIS.


L'Autore (ALESSANDRO DE FELICE (*)) esamina sistematicamente il processo di formazione del PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani), che è poi il partito socialdemocratico saragattiano, in relazione all'evoluzione dei rapporti di forza internazionali ed alla crucialità geopolitica del nostro Paese dal 1947 fino agli anni `50. Compagine politico-ideologica complessa, contraddittoria e fino ad ora poco indagata nella sua prospettiva di politica estera, il PSLI fu un partito determinante, se non decisivo, per le scelte epocali effettuate dall'Italia negli anni della guerra fredda.
Con un profondo scavo documentario a ventaglio, De Felice costruisce un minuzioso corredo critico di informazioni trattate con investigazione sicura e meticolosità maniacale nella verifica di riscontri e dettagli; avvalendosi, con scrupolosità e precisione, di disparate fonti italiane, americane e britanniche, l'Autore - tramite una puntigliosa e serrata successione sequenziale e logico-narrativa degli avvenimenti - delinea il ruolo trainante svolto da Saragat e dagli altri protagonisti sul processo evolutivo interno al socialismo italiano nel secondo dopoguerra, sgombrando il campo dagli stereotipi e dai cliché che hanno sacrificato - troppo spesso - la oggettiva ed articolata complessità della ricerca scientifica alla comodità di preconcetti e superficiali schematismi appassiti. In questo senso, i nodi interpretativi che lo studio mette in luce presentano Saragat ed i l PSLI (solo parzialmente) come gli attori di una politica certamente occidentale, che si distingue, d'altra parte, anche fortemente, dalla linea degasperiana per una sua coloritura autonoma verso il terzaforzismo.
Nell'indagine defeliciana, che è poi un'analisi pluriprospettica, ogni sfumatura diventa estremamente rivelatrice, con una impostazione, quindi, che cerca di favorire una reinterpretazione di fatti complessi, deideologizzandoli, e che sottrae nel contempo gli avvenimenti al terreno dello scontro politico per affidarli al giudizio della Storia.
(*) Alessandro De Felice (Catania, 1965), storico, ha pubblicato nel 1995 e nel 1996 tre saggi riguardanti la nascita della socialdemocrazia italiana del secondo dopoguerra su «Storia contemporanea», il bimestrale di studi storici - édito da Il Mulino - fondato e diretto da suo zio Renzo De Felice sino alla sua immatura scomparsa nel maggio '96. L'Autore del presente studio ha svolto attività di collaborazione e ricerca archivistica con Mauro Canali (Università di Camerino), rintracciando e fornendogli materiale documentario inedito, in relazione al recente saggio dello storico romano sul delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, Bologna, 1997.
Alessandro De Felice dirige la sopracitata collana "Biblioteca Storico-Politica", suddivisa in saggi e documenti, per le Edizioni Boemi-Prampolini di Catania. Collabora a varie riviste ed attualmente si sta occupando, nell'ambito degli studi sul socialismo storico, della figura di Giuseppe De Felice-Giuffrida.
Il libro è una Edizioni Boemi - Link dell'autore www.alessandrodefelice.it


"Maffia e Delinquenza in Sicilia" fu scritto da Giuseppe De Felice Giuffrida in una settimana, tra la fine del dicembre 1899 ed i primi del gennaio 1900. Il libro - che potrebbe definirsi un phamplet storico-politico-giudiziario con venature sociologiche - ha quindi, come pure osservò l'Autore, «il difetto della fretta ed il pregio della spontaneità». La necessità e l'urgenza di combattere una «ben triste piaga sociale», spingono G. De Felice a non ritardare la pubblicazione del breve saggio e, per far ciò, egli si avvale anche di alcuni suoi precedenti articoli ed editoriali apparsi su l'«Avanti!» ed «Il Secolo» (quotidiano milanese di area liberale progressista fondato nel 1866 da Edoardo Sonzogno). Il testo è, per molti aspetti, un'aperta e coraggiosa denuncia delle connivenze politiche e governative legate alle clientele ed alle consorterie che si muovono sullo sfondo del primo grande crimine mafioso dell'Italia unitaria: il delitto Notarbartolo (1 ° febbraio 1893).
Giuseppe De Felice (Catania, 1859 - Aci Castello 1920) è un personaggio politico di primissimo piano nella Sicilia degli anni a cavallo tra fine '800 e primi venti anni del Novecento. Repubblicano, socialista rivoluzionario, anarchico, interventista nel 1911 e nel 1914, riformista e poi socialista riformista nazionale, è soprattutto ricordato come il massimo esponente, animatore e fondatore del movimento dei Fasci Siciliani del 1891-1894. Alessandro De Felice, curatore dell'opera ripubblicata a quasi 100 anni di distanza dalla sua prima uscita, ricostruisce con perizia ed acume intellettuale il quadro storico in cui si svolgono le vicende narrate nel saggio del deputato catanese, servendosi anche di alcuni discorsi parlamentari praticamente inediti dello stesso leader socialista. Alessandro, il giovane storico conferisce al ritratto di Giuseppe De Felice una forte individualità, dando originalmente rilievo ad alcune fra le note dominanti più interessanti ed in parte meno evidenziate od ignorate del politico etneo. Pur in un campo precedentemente mietuto dalla storiografia marxista, il saggio del giovane storico contemporaneo si oppone con seri argomenti scientifici a questa critica che predilige il sistema delle caselle schematiche e dei compartimenti stagni, e tenta, invece, di cogliere gli inesplorati e "sotterranei" collegamenti ed i moventi psicologici e storici dei fatti. L'attenta considerazione dell'elemento rivoluzionario mescolato e rifluito in vari rivoli tra Otto e Novecento facilita così la piena comprensione degli avvenimenti e degli uomini che ne sono protagonisti. Con uno studio vasto e profondo, dove gli scrupoli di metodo convivono con un'intelligenza scintillante e versatile conferendo al profilo defeliciano una singolare potenza di argomentazione, Alessandro De Felice compie un'opera di grande valore in un campo dove le dissertazioni ed i tentativi precedenti richiedevano un coordinamento complessivo capace di inquadrare una materia tanto delicata, in modo da sottoporre agli studiosi una base autorevole, un indirizzo preciso. Da un punto di vista disciplinare si tratta del procedere libero e creativo da parte del curatore del saggio defeliciano su percorsi impervi, seguendo ipotesi inedite ed ardite. Nel nesso di continuità "inaspettata" tra Fasci-Socialismo-Fascismo può, solo superficialmente, scorgersi una concatenazione ed un'osservazione decostruttiva o persino eversiva e "tremenda", e si esige perciò, dai liberi lettori, coraggio ed onestà intellettuali, nervi saldi e libertà da pregiudizi per guardare senza lenti deformate e deformanti alla realtà del processo storico. Nessuno più di Alessandro De Felice (dello stesso ceppo familiare di Giuseppe e nipote di Renzo De Felice), profondo conoscitore del Novecento politico, poteva essere atto ad un simile compito. La sua tesi di fondo è che Giuseppe De Felice, per primo, avrebbe "divinato" la logica terminologica della tradizione rivoluzionaria dei Fasci concretizzandola nel socialismo giacobino prima e bonapartista poi. Da questo punto di vista, lo studio in questione è anche, e, soprattutto, una grande riflessione culturale sulle varie eresie socialiste del XX° secolo (fascismo mussoliniano compreso): nella sincera intelligenza dei moventi storici, politici e psicologici è il segreto di questa potente rievocazione.
Il libro è una Edizioni Boemi - link dell'autore www.alessandrodefelice.it


Mons. Agostino Marchetto "IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II" - (Editrice Vaticana - 2005)
Dopo la poderosa opera "Chiesa e Papato nella storia e nel diritto. - 25 anni di studi critici" (vedi recensione più avanti) con la parte IV dedicata ai concili, è sorto nell'Autore il desiderio di scorporarli da quel grosso volume e di aggiungere - in questa nuova pubblicazione - altri successivi contributi (28) nello stesso campo di ricerca.
L'intento è di contribuire a giungere finalmente ad una storia del Vaticano II che vinca i gravi condizionamenti - e si capisce quindi il termine "contrappunto" del titolo - posti finora, a tale riguardo, da una visione ideologica che si è imposta monopolisticamente sul mercato delle pubblicazioni. Un poderoso volume in occasione dei 40 anni dalla chiusura del Concilio tutto dedicato al magno Sinodo Vaticano, che così grande importanza ha avuto nell'aggiornamento ecclesiale del secolo scorso e si dimostra di rilevante attualità anche agli inizi di questo nuovo millennio (come Benedetto XVI ha voluto ricordare nella sua recente omelia del 20-5-2005). È una panoramica di tutto quanto è stato scritto o edito con delle linee soggettive da altri Autori sul Concilio.
(Vedi importante nota in queste pagine)


Francesca Longo - Matteo Moder "STORIA DELLA VENEZIA GIULIA - 1918-1998 - DA FRANCESCO GIUSEPPE ALL'INCONTRO FINI-VIOLANTE"
Trieste dalla fine della prima guerra mondiale ha visto succedersi sei governi: dall'Austria-Ungheria di Francesco Giuseppe all'Italia fascista, all'occupazione nazista e conseguente costituzione dell'Adriatisches Kusterland, alla Jugoslavia di Tito, al Governo Militare Alleato, fino all'Italia di oggi. Da un unico grande porto di un impero che si estendeva a sud fino ai Balcani è diventata città italiana, simbolo con Trento di una guerra vinta, con un entroterra, l'Istria, dove conviveva da secoli gente di lingua italiana, slovena e croata. Nella Grande Guerra, e poi, prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, da queste parti è accaduto di tutto, smembramenti di territori e coscienze, separazioni di famiglie, divisione di proprietà, orrori, e tante gravi responsabilità ma con le "memorie" divise o messe in gabbia. In questo remoto lembo d'Italia, tutto questo lo sanno, ma parlare di questi argomenti agli altri italiani l'ignoranza continua a farla da padrona, oppure se qualche libro esiste, spesso dentro ci sono pagine oscure. Anzi molti sono convinti che nessuno ha scritto su questi argomenti. Invece questo libro, pur illustrandoci con tredici capitoli l'intero percorso degli avvenimenti accaduti nel secolo breve - per chi vuole veramente sapere - è prezioso, perchè contiene un numero enorme di fonti bibliografiche quasi esclusivamente di case editrici locali. E c'è di tutto, tranne il silenzio.
(Il volume è uscito recentemente con i tipi della Baldini e Castoldi Dalai editori - info@bceditore.it)


Leone Concato: Il BATTAGLIONE VICENTINO.
Scritto nel 1935 da uno delle più note firme del giornalismo italiano (La Stampa, Corriere della Sera) è un libro storico di valore nel quale l’occhio e l’anima scorrono veloci tra le righe, come un fiume negli argini. Con grande cultura e sensibilità, ed una vita condotta ai vertici dei valori umani, Leone Concato, ci lascia una testimonianza straordinaria sulla Guerra D’Africa, un dipinto “d’autore” che merita una lettura attenta e profonda, un fendente, una saetta, e giù nel cuore, ci troviamo negli angoli più nascosti degli stati d’animo del Legionario Italiano. Una grande penna del passato, un pezzo della nostra storia recente, un dipinto d’italiano ed una collezione fotografica di elevato valore storico. Ma la cosa che più ci sorprende è riscoprire questo personaggio, uno dei più grandi uomini della storia dell’elicottero e dell’aeronautica italiana, finito nel dimenticatoio. Le oscure vicende politiche di fine degli anni 70' lo hanno (misteriosamente) sepolto.
Vedi qui la singolare biografia e la recensione del suo libro oggi ristampato dall'Editore Iuculano di Pavia info@iuculanoeditore.it


Gabriele D’Annunzio – LETTERE A NATALIA DE GOLOUBEFF (1908-1915)
Immaginifico, suadente ed inimitabile, ma anche riflessivo, meditativo, incline alla malinconia: è il D’Annunzio delle lettere a Natalia, la nobildonna russa (ribattezzata Donatella, del Fuoco, e con lui che si firma spesso Stelio). Queste lettere, venute alla luce nel 1997, sono documenti epistolari di grande lirismo – preziosi per ricostruire le tappe della liaision amorosa e consentono di focalizzare al meglio il rapporto tra i due amanti e, in controluce, di approfondire i caratteri e le dinamiche del soggiorno francese di D’Annunzio (fino al rientro in Italia nel 1915) in una delle fasi più significative dal punto di vista artistico e, allo stesso tempo, meno esplorate della vasta produzione biografica.
Le “Lettere” vedono la luce con i tipi della rinata Casa Editrice ROCCO CARABBA, una grande e gloriosa Casa editrice, presente nel panorama culturale italiano e mondiale dal 1878; che è ritornata nell’anno 2000 al pubblico dei lettori ed al mercato editoriale con opere prestigiose sul solco di una grande eredità spirituale e in nuovi ed ambiziosi progetti editoriali attenti ai problemi del nostro tempo. Vedi....
http://www.editricecarabba.it/lacasaeditrice.htm una protagonista principale della storia e della cultura italiana dell'ultimo secolo e mezzo.


David Irving - APOCALISSE 1945
Presentazione di Mario Spataro - Gli aspetti più spaventosi dei bombardamenti delle città tedesche (come Dresda, città senza alcun obiettivo militare) fatti dal "Bomber Command", comandate dal "macellaio" Harris, a pochi giorni dalla Conferenza di Yalta. 1 milione di tonnellate di bombe si riversò sulla Germania; 635.000 morti fra la popolazione civile, 25 milioni senza tetto. Che parte ebbe Churchill? Arnold, comandante delle forze aere americane aveva respinto l'idea del massacro, di uccidere donne e bambini indifesi. È stato un capitolo vergognoso e inutile. Se pensiamo a quale cinismo possono arrivare gli uomini, le testimonianze dettagliate e inconfutabili di questo libro, e soprattutto le 104 immagini sconvolgenti che contiene, c'è molto da riflettere. Ma se l'abisso della crudeltà ci spaventa, non meno quello dell'ipocrisia ci lascia sgomenti.
(Settimo Sigillo, dicembre 2004)


Il libro rievoca la figura di Giuseppe Moscati, il medico santo della città di Napoli; seguono poi 23 BIOGRAFIE di illustri medici che nel '900 hanno lavorato in diverse città, ma che erano oriundi del Sannio e che furono i componenti di un'unica grande scuola medica beneventana, che fu napoletana solo di riflesso, ma che racchiuse in sé i più forti ingegni dell 'antica e gloriosa terra sannita.
Le biografie in ordine cronologico, riguardano: Domenico Capozzi, Antonio Cardarelli, Leonardo Bianchi, Clemente Romano,Gaetano Rummo, Abele De Blasio, Alfonso Cocca, Giovanni Pascale, Luigi De Polis, Giovanni Racchi, Andrea Ferrannini, Domenico Zuppa, Onofrio Fragnito, Luigi Ferrannini, Michele Landolfi, Gennaro Ciaburri, Orlando Cantelmo, Mario Mazzeo, Attilio Emmanuele, Carlo Tessitore, Armando Zuppa, Mario De Mennato, Luigi Cerza. Seguono in appendice brevi ritratti di medici che si distinsero anche in altri campi professionali: Stanislao Zazo, Raffaele Delle Veneri, Eduardo Baccari, Pio Naldi, Carlo Jelardi, Arturo Jelardi, Andrea Cangiano, Giovan Battista Bianco, Giuseppe D'Alessandro, Giuseppe Assini, Ciricaco Del Pozzo, Antonio Valente, Newton Bozzi, Sabato Lombardi e Vincenzo Bocchini.
ANDREA JELARDI, Giuseppe Moscati e la scuolamedica sannita del novecento, http://www.realtasannita.it
L'Autore nell'inviarci il libro ha voluto donarci - per arricchire "Cronologia" - 100 interessanti biografie di "Uomini illustri" che riportiamo in QUESTE PAGINE insieme a un breve suo profilo e quelle brevi però più consistenti e interessanti che compaiono nel suo singolare libro, che è anche un omaggio agli eroi spesso sconosciuti della medicina.


Questo documentato saggio di David Irving, forse perché appartenente al filone revisionista, non ha mai goduto di grande diffusione: la matrice non solo americana ma anche ebraica del Piano Morgenthau spiega in buona misura il motivo di tale censura. Questa edizione italiana, che vede la luce in un momento in cui nel mondo si insiste sull'importanza degli aiuti umanitari a favore delle popolazioni reduci da conflitti armati, consente di addentrarsi nello spirito vendicativo che invece, nel 1944-45, animava quanti fra i vincitori si proponevano di punire gli sconfitti. Traspare da queste pagine il cinico lavoro diplomatico condotto da Henry Morgenthau, ministro americano del Tesoro e alto esponente della comunità ebraica newyorkese, nei confronti dell'inizialmente riluttante Winston Churchill al fine di ottenere l'approvazione dei piano. Strumento di ricatto nei confronti di Churchill erano gli aiuti di cui la Gran Bretagna, in bancarotta a causa della guerra, aveva disperato bisogno.
Il vendicativo Piano Morgenthau prevedeva la trasformazione della Germania in nazione agricola e pastorale mediante la distruzione delle sue industrie. Ma non era solo uno strumento di vendetta. Intendeva anche favorire l'espansione comunista in Europa (il principale collaboratore di Morgenthau fu poi inquisito quale spia sovietica) e trarre dalla sconfitta tedesca il maggior vantaggio commerciale possibile: espliciti accenni all'opportunità di eliminare la concorrenza tedesca per favorire le esportazioni britanniche sono presenti in numerosi documenti. Il Piano prevedeva altresì risarcimenti a favore dell'Unione Sovietica da effettuarsi mediante consegna di milioni di lavoratori forzati: cosa, questa, che avvenne puntualmente. E prevedeva il rifiuto di assistenza alimentare e sanitaria alla popolazione "a meno che ciò possa creare rischio di epidemie che minaccino le truppe d'occupazione".
Poco prima di morire Franklin Roosevelt, con disappunto di Morgenthau, fece un provvidenziale passo indietro. E ogni pericolo venne definitivamente a cessare quando a Roosevelt succedette Harry Truman che, nel clima della guerra fredda, si accorse della necessità di opporre una rinata Germania alla crescente pressione sovietica in Europa.
Il volume (tradotto da Mario Spataro) oltre che elencare i fatti, vi sono 246 pagine di documenti originali.
(Ed. Settimo Sigillo, Feb. 2004 - E-mail:  - "Mario Spataro" ixrps@tin.it


Zibaldone Napoletano tra re, preti e straccioni. Un crogiolo di storie raccontate con passione dallo storico e poeta ALDO DE GIOIA, esprimendo l'ansia di sciogliere le pieghe più adombrate della storia di Napoli. Accusa il massacro di centinaia di meridionali per mano dei Savoia.
"Briganti? Tanti erano medici, operai, preti rinchiusi nelle galere e torturati" o fucilati all'istante.
Scopriremo nelle sue pagine verità che ci stupiranno perchè ignorate, come alcuni comportamenti dei Savoia, momenti di vita di Enrico Caruso; notizie particolari sui Borboni, sulla rivoluzione del '99, sul periodo del Risorgimento o sulle ragioni del "brigantaggio".
Poi il '900, quando a Napoli nel '43 cadevano le bombe, con gli eroi napoletani senza nome morti ammazzati, la ribellione di una città ai tedeschi, la vita nelle buie caverne-rifugio, i 'uaglioni, ricordati in prima persona perchè lui era uno di quelli. De Gioia non ha bisogno di presentazione, è ormai notissimo non solo a Napoli, ma nell'Italia tutta e persino all'estero per i suoi contributi storici, poetici e giornalistici attraverso i quali ha diffuso e reso assimilabile la storia di Napoli, che avvince, stupisce, intriga, coinvolge, commuove. E non di rado - lui che faceva parte nel '58 del "teatro dei comici" di Eduardo De Filippo- sarà difficile trattenere un sorriso. "Zibaldone napoletano", Curto editore, 2003 ( tel. dell'autore 081 5534712)


ERICH PRIEBKE - AUTOBIOGRAFIA
Il famoso "caso Priebke", creatosi con il famoso "processo a Priebke" (per la "Strage delle Ardeatine").
Questo volume è stato pensato dall'autore in modo da offrire al lettore ampia documentazione sui fatti trattati, ma anche congegnato in modo che, chi non fosse interessato ad essa, possa agevolmente tralasciarla, ciò che vale anche per il relativo commento.
Sono 900 pagine, con una sterminata documentazione relativa ai fatti e al processo, oltre che alla campagna dei media su "questo" processo.
Il libro (appena uscito - settembre 2003) si trova in alcune librerie, oppure andare direttamente al sito http://www.priebke.it


PAOLO POLETTI: I TRADITI DI CEFALONIA
Il proclama dell'armistizio dell'8 settembre 1943 fu accolto da scene di giubilo ma annunciava traumatiche scelte di campo, esigendo decisioni nette.
I tedeschi si sentivano traditi ma gli Alleati non si fidavano degli ex-nemici. I nostri soldati, in particolare quelli sorpresi nei Balcani, si trovarono in mezzo a questi due atteggiamenti opposti. La prima reazione unanime, dei comandanti e dei soldati, fu quella di chiedere l'imbarco per il ritorno in patria. Ma dopo due giorni di silenzio, gli ordini del Comando Supremo, trasferitosi a Brindisi, furono di considerare i tedeschi come nemici. Quindi di resistere sul luogo. La strage di Cefalonia non fu una conseguenza dell'aver obbedito a quegli ordini inequivocabili ma del mancato rispetto alleato degli accordi di Quèbec, in cui le Nazioni Unite si impegnavano a sgomberare le truppe italiane nei Balcani e ad un fatto mai successo nella storia militare di tutti gli eserciti: che un generale, comandante di divisione, dichiarasse al nemico e non ai suoi superiori l'ammutinamento dei propri soldati.
Il libro è frutto di ricerche archivistiche presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito e della Marina Militare, l'archivio militare tedesco di Friburgo e della lettura degli atti del processo di Norimberga contro l'ufficiale comandante del XXII corpo d'armata germanico. La scoperta di nuovi documenti inediti ha imposto una rilettura generale di tutti i fatti che precedettero l'inizio delle ostilità. Il generale Antonio Gandin, comandante della divisione Acqui, ricevette nel 1948 la medaglia d'oro al VM, quando non si conosceva ancora la lettera da lui consegnata al comandante del presidio tedesco di Cefalonia, dove il nostro ufficiale accusava la divisione di non aver ubbidito al suo ordine di deporre le armi. Questo documento, allegato al diario di guerra del XXII corpo d'armata germanico, era stato sequestrato dagli americani nel 1945, insieme a tutta la documentazione militare tedesca. Ma quando fu scoperto nel 1974 e parzialmente pubblicato dal cappellano militare don Luigi Ghilardini, rimase ignorato. Fu riproposto nel 1985, in tutto il suo contenuto esplosivo, dal gen. Renzo Apollonio, che era stato il principale oppositore alle trattative di resa del gen. Gandin e uno degli imputati al processo intentato dal padre di un Martire contro alcuni reduci accusati di insubordinazione. Qui si ripropone quella lettera, insieme ad altri documenti tedeschi dove si accusano i soldati italiani di atti di ribellione contro gli ufficiali favorevoli alla resa, come unica spiegazione al fatto che Hitler ordinò solo a Cefalonia l'esecuzione di massa dei soldati prigionieri di guerra.
L'autore: PAOLO POLETTI, già docente di Lingua e Letteratura tedesca ed inglese, oggi ricercatore negli archivi militari, ha pubblicato oltre una decina di saggi, sei dei quali sui crimini di guerra tedeschi in Italia. Autore "not politically correct" ha pubblicato con il gruppo editoriale Mursia Sant'Anna di Stazzema: una strage impunita (1998), dove indicava l'estraneità del maggiore delle SS Walter Reder, il “boia di Marzabotto” ed i nomi dei veri responsabili dell'eccidio; con la stessa casa editrice pubblicava nel 2000 1944 San Miniato: tutta la verità sulla strage, dove dimostrava che l'eccidio accaduto nella cattedrale non fu commesso dai tedeschi ma da una bomba americana (oggi la nuova commissione d'inchiesta comunale ha riconosciuto che fu l'ordigno statunitense a causare l'eccidio) e lo scorso anno ha edito L'ultima vittoria nazista: le stragi di Pedescala e Settecà (30 aprile-2 maggio 1945).
http://www.frillieditori.com
Una pagina dell'Autore di "I traditi di Cefalonia" nel nostro sito "CEFALONIA" con alcuni interventi di lettori e storici


PAOLO POLETTI - "I TRADITI DI CORFU'"
Quel tragico settembre 1943 - Corfù era un’isola strategica per tutti i contendenti ma per gli italiani lo era in modo particolare: era importante dal punto di vista militare, come punto di appoggio per il rimpatrio dei militari italiani dai Balcani, e politico, in quanto in quei giorni lo Stato e il Governo italiano si volevano accreditare agli occhi alleati come cobelligeranti a tutti gli effetti.
Invece le carte scoperte negli archivi giustificano il rammarico espresso allora dal comandante del presidio, il col. Luigi Lusignani, il quale ebbe a dire prima della sua fucilazione: “Se ci avessero aiutato, avremmo potuto resistere”.
Come per il libro sulla strage di Cefalonia, non ci siamo soffermati sulle fasi militari delle due battaglie, già trattate da storici italiani (Torsiello, Montanari ecc.) e tedeschi (Schreiber, Fricke). Non ci siamo neppure occupati delle relazioni italo-corfiote, già oggetto degli studi del metropolita di Corfù e Paxos, Methodius¹ e di Kostas Dafnis². Abbiamo, invece, cercato di riflettere sul comportamento dei due comandanti, il gen. Gandin a Cefalonia e il col. Lusignani a Corfù, e sugli aspetti storici delle due vicende.
Uno dei motivi che ci hanno spinto a scrivere un libro sul settembre 1943 a Corfù è stato anche il fatto che i documenti ci hanno svelato che la resistenza italiana a Corfù divenne effettivamente disperata per il mancato rispetto degli accordi da parte degli Alleati e per gli errori strategici e tattici del Comando Supremo e dell’Aviazione italiana. Le novità di questa ricerca provengono per lo più da documenti inediti: gli allegati del Diario Storico del Comando Supremo (da qui in avanti DSCS), le testimonianze dei reduci conservate all’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e a quello della Marina, gli atti del processo di Norimberga contro il gen. Lanz e il rapporto ufficiale della missione militare inglese “Acheron”, che arrivò a Corfù il 21 settembre 1943.
Le novità che emergono da questa documentazione riguardano vari temi. Una di queste è stata proprio la scoperta delle tardive ma reali intenzioni alleate di fare di Corfù la Lero dell’Adriatico, un’isola dove gli italiani avevano il totale controllo del territorio, godevano delle simpatie della popolazione, potevano mettere a disposizione degli Alleati porti e un aeroporto per lo sbarco dei rinforzi. L’intelligence del col. Lusignani, verosimilmente grazie alle notizie fornite dai partigiani greci, aveva preventivamente indicato gli obiettivi da colpire, aveva persino previsto i tempi e il luogo del secondo sbarco tedesco. L’isola poteva dunque essere mantenuta in nostro possesso ma purtroppo mancò completamente il supporto aereo e, nonostante l’impegno profuso dalla Marina, anche quello navale italiano. Il contrattacco tedesco a Salerno aveva avuto il suo culmine il 13 settembre 1943, giorno del primo fallito tentativo di sbarco a Corfù. Se il 20 settembre Eisenhower, allora Comandante in capo Alleato nel Mediterraneo, ordinò alla missione militare britannica “Acheron” di paracadutarsi su Corfù, è perché credeva di aver ancora tempo per salvare l’isola. Quando gli Alleati si resero conto che la resistenza dell’isola offriva quei requisiti minimali per tentare un loro appoggio concreto e che il rapporto rischio-benefici era diventato accettabile, decisero di intervenire, anche se Corfù non rientrava nei piani delle isole, ove inviare un contingente alleato a supporto di quello italiano. Ma quando Eisenhower decise di imporre agli inglesi di dare il supporto alleato per tenere l’isola, era diventato troppo tardi e noi pagammo per la loro incertezza iniziale. Ma Corfù anche se avesse resistito al secondo tentativo di sbarco tedesco, non avrebbe potuto rimanere in mani italiane senza un costante aiuto alleato.
Risulta invece confermato che Corfù fu un fulgido esempio di dedizione alla patria, compiuta in piena sintonia tra ufficiali, soldati italiani e partigiani e popolazione greca. La ‘riconoscenza’ dell’Italia si manifestò sin dal 1948 con due sole medaglie d’oro alla memoria e una alla bandiera del reggimento.
Le irriverenti parole di Attilio Tamaro, che scriveva: “La resistenza fu impresa disperata ed inutile e in un certo senso anche profondamente ingiusta, perché fatta solo per sentimento di onore, senza forze, senza possibilità di aiuti, alla ventura di Dio e portò alla completa rovina della città e dell’isola, con infinito danno di quei poveri greci, ai quali avevamo, dopo tante sventure loro inferte, il dovere di donare la pace e la sicurezza. Invece i nostri vollero far partecipare all’impresa anche i partigiani di Papas Spiro, perseguitato da noi fino alla vigilia”.
Attilio Tamaro avrebbe dunque preferito per Corfù la resa italiana e l’occupazione nazista, senza capire che i partigiani greci avevano scelto, anche se come male minore, la nostra presenza a quella germanica.
(Nel libro sono riprodotti moltissimi importanti documenti) http://www.frillieditori.com


ANGELO DI MARIO
Diamo qui - con un'autorizzata riproduzione - alcune pagine riguardanti la LINGUA CRETESE, LINEARE A, quella non tradotta ancora da nessuno; vogliamo così interessare tutti coloro che si occupano del greco omerico, da considerarsi fortemente anatolico, per svariati motivi.
Vedi in fondo alle pagine del nostro link - GLI ETRUSCHI


MARIO SPATARO - Pinochet le scomode verità
Per la prima volta in Italia uno scrittore affronta il mito del "buon Allende" e del "cattivo Pinochet". E lo fa, senza cedere a preconcetti ideologici, attraverso lo studio dei fatti.
Emergono da questo libro alcuni aspetti della guerra civile cilena che la storiografia e la politica preferiscono ignorare o travisare. Il disastro economico, morale e politico nel quale la gestione Allende gettò il paese fra il 1970 e il 1973. La ripresa che fece seguito all'ascesa al potere di Pinochet. Il fatto che al momento del golpe del 1973 Allende non fosse più un legittimo presidente in quanto sfiduciato dal Parlamento e dalla magistratura. La piena legittimità dell'intervento militare, che infatti era stato chiesto dal Parlamento.
E ancora. L'appoggio dato alla coalizione di sinistra da una struttura terroristica sponsorizzata da Cuba e dall'Urss. L'azione della Cia in difesa delle multinazionali americane espropriate da Allende. L'interesse della Casa Bianca a evitare la nascita di una seconda Cuba. L'incoraggiamento dato alle forze marxiste dalla Chiesa "progressista" e dalla lobby intellettuale. Il ripetersi di aggressioni terroristiche (minuziosamente elencate in questo libro) volte a suscitare, anche per scopi propagandistici internazionali, dure reazioni da parte della Giunta militare.
Emerge infine da queste pagine qualche dubbio sulla credibilità, in parecchi casi, del mito dei desaparecidos (dei quali è riportato un cospicuo elenco) e di quello degli "esuli cileni" ancora in Europa parecchi anni dopo il ritorno della democrazia nel loro paese.
Un libro, questo, che fa riflettere chi è interessato alla ricerca della verità ma che può infastidire quanti preferiscono adagiarsi nel comodo conformismo politically correct.
Ed. Settimo Sigillo, Giu. 2003 - E-mail:  - "Mario Spataro" ixrps@tin.it


Prof ALDO DE GIOIA - "Frammenti di Napoli"
Aldo De Gioia - Pedagogista, storico, poeta.
Napoletano del Centro Antico dove è nato il 1 ° dicembre 1934. Oltre che in campo nazionale è conosciuto all'estero. Ricercatore di storia patria si è formato alla scuola di illustri predecessori quali sono stati Antonio Lapegna e Antonio Altamura. Consultato da più parti sugli accadimenti millenari della nostra città, ha avuto il merito di collaborare con la National Geographyc, la rivista più importante dell'editoria americana. Ha conseguito più di cento premi, tra i quali quello del Parlamento Europeo, della Giffoni Film Festival, della Legion d'Oro Ist. O.N.U. È autore dell'inno Ufficiale dell'8a Brigata Bersaglieri Garibaldi. È Bersagliere Onorario per il contributo offerto alla causa del bersaglierismo. È membro della Commissione Toponomastica Cittadina dei Comune di Napoli. Accademico Tiberino. Nel 1988 è stato premiato in Campidoglio dal Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Iervolino. Recentemente gli è stato conferito dalle Forze Armate italiane il Trofeo U.N.U.C.I.
Per meriti raggiunti è stato richiesto il suo intervento all'Università degli Studi di Los Angeles per collaborare al progetto "Napoli 2000". Ha pubblicato: 'A ventecata" (poesie in napoletano), "Memorie che hanno fatto la storia", "Pagine sparse sulla storia di Napoli", "Montelungo" (poesie sulla seconda guerra mondiale), "Attimi", "Napoli dei Misteri", "Femme dans le vent". Il suo sito http://www.storiadinapoli.it
Alcune pagine dell'Autore di "Frammenti di Napoli" nel nostro sito " 1943 - Napoli colpita! Napoli brucia! "


DAVID IRVING: "NORIMBERGA ULTIMA BATTAGLIA"
Grazie ancora una volta a MARIO SPATARO, che ne ha curata la traduzione corredandola di numerosi documenti originali e moltissime immagini inedite, la lettura di quest'opera, una delle più significative di David Irving, consente di gettare uno sguardo su alcuni poco noti aspetti della seconda guerra mondiale. Capitolo dopo capitolo, il Lettore trova gli artifizi con cui a Norimberga fu fatto il famoso processo; in quello trova celata l'esistenza del patto Ribbentrop-Molotov del 1939; trova la falsità dell'accusa mossa ai tedeschi di essere stati gli autori dell'eccidio di Katyn, accusa in base alla quale alcuni tedeschi furono pubblicamente impiccati a Leningrado. Chi andò assolto a Norimberga e perché (Schacht, Von Papen ecc.). Ci sono inoltre pagine divertenti, come quelle relative agli interrogatori di Hermann Góring e Rudolf Hess, ma anche perchè in Italia ai responsabili della guerra non fu fatto un processo simile.
Col suo abituale e meticoloso risalire a fonti originali e inedite David Irving contribuisce a darci un quadro completamente diverso dalla vulgata impostaci con l'entusiastico avallo del mondo accademico e delle massime istituzioni. L'opera è anche attuale, visto che il 1° Luglio 2002, è stato istituito il Tribunale Penale Internazionale (TPI - o ICC, International Criminal Court), erede del tribunale internazionale di Norimberga e dell'analogo tribunale di Tokio.
Ed. Settimo Sigillo, Nov. 2002 - E-mail:  del curatore dell'edizione - "Mario Spataro" ixrps@tin.it


UN LIBRO MOLTO "SPECIALE" SULLA STORIA DELLA CHIESA - DI ATTUALITÀ
AGOSTINO MARCHETTO, "CHIESA E PAPATO NELLA STORIA E NEL DIRITTO"
L'ho ricevuto dall'amico Arcivescovo, e lo segnalo a proposito del recente Tema di Maturità "propinato" agli studenti delle scuole italiane: "Papa Giovanni XXIII". Che era un tema più adatto ad un esame universitario di Storia della Chiesa o del Cristianesimo, e non a studenti laici o no, che magari sanno tutto su Canossa e Papa Gregorio VII, ma che a partire dal "Sillabo" non sanno proprio nulla. Lo svolgimento del tema implicava come minimo una conoscenza approfondita di Papa Giovanni che è una figura molto complessa. Inoltre che lo si stacchi (Roncalli e il Concilio Vat..II) dal passato della Chiesa, sembra una cosa proprio campata in aria. Papa Giovanni è il depositario invece di un ricco patrimonio che l'ha preceduto! Vogliamo ignorare Leone XIII e la sua Rerum novarum (che fu anche il primo ad aprire gli archivi agli storici)? - Ignorare Pio X (inizio della riforma liturgica)?- Ignorare Benedetto XV (nuove azioni pastorali)? - Ignorare Pio IX (Concilio Vaticano I)? - Sono il grande retroterra di Roncalli. E parlare di Roncalli e del suo Concilio Vaticano II, supponendo che comportino una rottura col passato, mentre in realtà si pone nella linea della fede di sempre, è decisamente fuorviante.
Ben diversi sono i temi trattati e approfonditi in questo preziosissimo volume: 1- "Ordo Fraternitas", I Laici: 2- Falsificazioni pseudo-isidoriane. Loro influsso; 3- Per la Storia del Diritto Canonico; 4- Per la storia dei Concili; 5- Il Primato del Vescovo di Roma; 6- Nel Medio Evo; 7- Nell'età contemporanea, la Chiesa; 8- Nell'età contemporanea, i Papi; 9- Visioni storiche d'insieme.
Si entra in tal modo in un campo di meditato ecumenismo, senza intaccare il dogma proclamato dal Vaticano I e confermato dal Vaticano II, circa il Primato, mantenendosi all'interno della Chiesa latina rapporti organici (gerarchici) particolari. Sono preziose recensioni e note raccolte con molti altri studi che abbracciano venticinque anni di lavoro scientifico. L'autore è l'Arcivescovo Mons. Agostino Marchetto (attuale Segretario del Pontificio Consiglio per Migranti ed Osservatore Permanemte presso la Fao, Ifad, Pam. - Già Nunzio Apostolico in diversi Paesi del Mondo (Russia, Africa, ecc.). - Agostino Marchetto, Chiesa e Papato nella storia e nel diritto,
Libreria Editrice Vaticana - Marzo 2002
Alcune pagine dell'Autore, "Due studi critici" sono nel nostro sito in "Biografia di 2000 anni di Papi"


MARIO SPATARO - "IL BAVAGLIO EUROPEISTA"
Impenitente scrittore controcorrente, Mario Spataro denuncia in questo libro, talvolta ricorrendo al sarcasmo, il tentativo dell'Unione Europea di imporre al governo italiano, nel 2001, l'accettazione di un "mandato d'arresto europeo" contrastante con le leggi nazionali, col buon senso e con secoli di civiltà del diritto: un progetto inizialmente giustificato dagli eurocrati di Bruxelles con la necessità di una più incisiva difesa dal terrorismo, ma poi subdolamente allargato a reati d'opinione come quelli di razzismo e xenofobia, così insidiando le libertà di parola e di stampa.
Dopo aver denunciato la parassitaria inefficienza delle pachidermiche strutture di Bruxelles ed aver demolito il progetto di mandato d'arresto europeo facendo riferimento ai pareri di accademici ed esponenti politici di tutti gli orientamenti, l'autore si spinge a uno spietato esame delle liberticide norme penali che, presenti in Germania (legge Deckert) e in Francia (legge Fabius-Gayssot), l'Unione Europea vorrebbe estendere all'Italia dove le libertà di parola e di stampa sono, in buona misura, garantite.
Pur nella sua difesa della libertà d'espressione di storici, giornalisti e scrittori comunemente definiti razzisti, xenofobi o revisionisti, e nella sua elencazione dei processi per reato d'opinione celebrati in alcune nazioni europee, questo libro non si schiera in alcun modo su posizioni favorevoli o contrarie a quelle richiamate: cosa questa che l'autore sottolinea in più occasioni, affermando di voler solo difendere la libertà d'espressione che ogni democrazia dovrebbe garantire a tutti i propri cittadini. Anzi, sostiene l'autore, proprio alle opinioni "scomode" deve essere garantita piena libertà di espressione poiché solo così esse potranno essere contestate. Reprimerle facendo ricorso ai tribunali, conclude Spataro, fa sorgere il sospetto che non ci fosse altro mezzo per contrastarle e che, quindi, fossero giuste.
Edizione Settimo Sigillo. Maggio 2002 - E-mail:  dell'Autore-"Mario Spataro" ixrps@tin.it


MARIO SPATARO - "DAVID IRVING - LA GUERRA DI HITLER" Edizione aggiornata Nov. 2001.
Il lavoro fatto da David Irving (... non ha bisogno di presentazione, è forse "il principale fra gli storici inglesi dell'era nazista" (Stephen Spender, The New York Times), (ovviamente altri dicono il contrario) nella preparazione di questo libro costituisce una preziosa fonte di notizie per gli storici e per i giornalisti: le difficoltà che "La Guerra di Hitler" ha dovuto affrontare sono lì a confermare, se ce ne fosse bisogno, il suo immenso valore storico. Ostacolato in Germania, questo libro doveva essere pubblicato in Italia dalla grande casa editrice (omissis) che però pur avendo pagato il dovuto, lo lasciò nel cassetto. (Il libro è stato pubblicato per la prima volta a New York nel 1977 e a Londra nel 1979). Così "La Guerra di Hitler" rimase a lungo escluso dal mercato italiano dove solo adesso è disponibile in questa aggiornata edizione del 2001 che si avvale, fra l'altro, dei preziosi diari di Joseph Goebbels rintracciati a Mosca, negli archivi del KGB, da David Irving.  "Non sono capace di scrivere un libro limitandomi ad attingere libri altrui - è solito dire Irving - e preferisco quindi condurre le mie ricerche su documenti originali e inediti". E infatti, scrupolosamente documentando ogni parola e in stile semplice e chiaro, Irving ci presenta Adolf Hitler come lo vedevano, nelle grandi e piccole faccende di ogni giorno, quanti gli erano vicini: generali e autisti, gerarchi del partito e stenografi, diplomatici e segretarie. Come in una serie di istantanee, Irving mostra le giornate di Hitler sino a offrire al lettore la storia della guerra vista da dietro la scrivania del Fuhrer. Forse proprio a causa della sua fuga dal conformismo si è manifestata nei confronti di questo libro una forte ostilità. Ostilità che potrebbe essere stata acuita dalla menzione, frequentemente fatta da Irving, dei falsi storici contenuti nelle opere di alcuni scrittori che oggi vanno per la maggiore e che non vogliono essere tacciati di superficialità. Ciò che distingue questo studio da tutti gli altri che si sono occupati del Terzo Reich è l'avere Irving presentato Hitler non attraverso le consuete immagini che di lui ci vengono propinate da mezzo secolo, ma attraverso la scrupolosa esposizione di documenti, lettere, diari personali e interviste ottenuti personalmente dall'autore. Il lettore è portato a vedere Hitler in un altro modo. "Ritengo di avere "processato" Hitler secondo le regole della giustizia nella quale vige il giusto rispetto alle prove".  - "Nessuna lode è eccessiva per il lavoro di David Irving. Ha cercato e scovato gran quantità di nuove fonti storiche, fra cui parecchi diari privati, e anche esaminato e denunciato come falsi alcuni documenti sino a oggi accettati come validi. Un libro ben scritto che ho letto con piacere dall'inizio alla fine" (Hugh Trever-Roper, The Sunday Times) - "Il lettore è immediatamente affascinato dalla descrizione della guerra 1939-1945 fatta dall'Autore attraverso gli occhi di Hitler, come da dietro la sua scrivania" (The Times).
Non tutti sono favorevoli al libro di Irving, alcuni penalizzano i lettori se lo leggono o lo citano, per altri invece il libro è una lettura obbligatoria, come gli ufficiali di alcune accademie militari, a West Point come a Sandhurst. Uno schiaffo a certi storici considerati padreterni.
1000 pagine, 130 illustrazioni, le cartine di tutte le più importanti battaglie, documenti.. Una biografia preziosa di alto valore storico.
Ed. Settimo Sigillo. Novembre 2001. E-mail: del curatore dell'Opera  "Mario Spataro" ixrps@tin.it
MARIO SPATARO - "Dal caso Priebke al nazi gold. - Storie d'ingiustizie e di quattrini.
In questa sua seconda opera sugli eventi romani del marzo 1944 (eccidi di Via Rasella e delle cave Ardeatine) e sul caso Priebke,  Spataro si avvale del frutto di attente ricerche (alle quali con i suoi ricordi ha collaborato lo stesso Priebke) che gli hanno permesso di esplorare i più reconditi dettagli delle due tragedie e della vicenda giudiziaria Priebke/Hass. Nel corso della propria esposizione l'autore riesce pure a smantellare, facendo ricorso a numerosi fonti storiche, gli odierni tentativi di diffamazione della memoria di Pio XII. E non manca di mettere in risalto la manovra di copertura da parte dello stato italiano, pur così assetato di "castigo" per la rappresaglia delle Ardeatine, del comunista genocidio delle foibe. Sottolinea infine lo strano collegamento cronologico esistente fra due eventi degli anni Novanta: l'accentuarsi della "caccia al nazi" sino alla montatura, da parte di alcune organizzazioni internazionali, del caso Priebke, e l'offensiva contro la Svizzera e altre nazioni, da parte delle medesime organizzazioni, per il "recupero" di denaro e lingotti d'oro (il cosiddetto nazi gold) risalenti alla seconda guerra mondiale. Un libro (due volumi  con 1100 pagine, con moltissime immagini inedite e  documenti) decisamente controcorrente e non  politically correct  al quale, per la sua completezza che lo rende diverso da qualsiasi altro scritto esistente sullo stesso argomento, dovranno necessariamente fare riferimento quanti vorranno conoscere a fondo quei drammatici avvenimenti e le vicende giudiziarie che ne sono derivate. (MARIO SPATARO - Dal caso Priebke al nazi gold, 2 vol. Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1999:
 E-mail:   "Mario Spataro" ixrps@tin.it


MARIO SPATARO - "Olocausto - Dal dramma al business" - Una interessante e approfondita analisi del pensiero di Finkelstein il cui libro, di difficile reperimento persino sul mercato americano, forse non sarà mai tradotto e distribuito in Italia.  Un libro coraggioso e sconvolgente, anche se non "politicamente corretto". "Olocausto - Dal dramma al business" Ed. Settimo Sigillo, Roma 2000. ixrps@tin.it


MARIO SPATARO - I PRIMI SECESSIONISTI - Separatismo in SICILIA 1866 e 1943-46. - " Con gesto spettacolare d'altri tempi, Salvatore Giuliano diede il segnale d'inizio della battaglia. In piedi sulla cima della collina, si mise a sventolare lentamente la bandiera della Sicilia...". Così in questo libro, con insistenza, MARIO SPATARO sottolinea l'antico e forse dimenticato orgoglio isolano che nel 1944-46 impediva ai guerriglieri separatisti siciliani di adottare i metodi di lotta tipici dei partigiani antifascisti dell'Italia centrosettentrionale.  - Nel dedicare quest'altra opera revisionista al separatismo siciliano Spataro contribuisce, nel suo solito stile svelto e di facile lettura, all'impari lotta che pochi e coraggiosi storici conducono contro le falsificazioni e i silenzi della storiografia convenzionale. "La tattica dei falsari della storia -dice l'autore- non è cambiata: "briganti" vengono definiti coloro che dopo il 1860 in tutto il Sud si batterono contro gli invasori savoiardi, "banditi" vengono definiti coloro che dopo il 1943 sognarono in Sicilia l'indipendenza della loro isola". Si tratta invece, come risulta da questo libro, di lontane e toccanti pagine di storia ricche di eroismo e di sacrificio. - Partendo dagli intrighi e dagli oscuri interessi dai quali scaturì l'invasione garibaldina del 1860, Spataro arriva alla rivolta di Palermo del 1866 e alla successiva spaventosa repressione savoiarda per poi addentrarsi, più in dettaglio, nelle imprese dei separatisti siciliani durante e dopo la seconda guerra mondiale delle quali lui stesso, pur giovanissimo, fu in parte testimone diretto ed entusiasta.
Il libro di 370 pagine, riporta importanti documenti, testi di proclami, volantini, memoriali, struttura dell'EVIS, il processo del 7 marzo 1946, la Carta federale del MIS inviata all'ONU, l'epopea, lo scempio, il losco affare, gli artefici, i soprusi, gli intrighi; insomma  la "Norimberga" morale della "Sicilia dei Siciliani". - 18 pagine di nomi e 9 preziose pagine di Bibliografia concludono questo libro "unico". - MARIO SPATARO . I primi secessionisti.. Edizioni Controcorrente, Aprile 2001. - E-mail:   "Mario Spataro" ixrps@tin.it


ETTORE BEGGIATO - "1866: LA GRANDE TRUFFA" - Il plebiscito di annessione del Veneto all'Italia" - "Un libro importante, culturalmente e politicamente. Ci parla della nostra storia, quando il Veneto è stato annesso all'Italia. Ci narra quello che è veramente successo, oltre ogni descrizione oleografica, falsa e falsata per motivi politici. Noi tutti sappiamo che l'unificazione del paese è stata più imposta che voluta. Che è arrivata sulla punta delle baionette dell'esercito piemontese, che molti plebisciti sono stati manipolati, che nel 1848 la maggioranza dei veneti si è battuta contro l'Austria in nome di San Marco.... Sappiamo anche, purtroppo, che una ricostruzione di parte della storia è stata poi travisata nei libri di scuola ed è stata imposta  alle nuove generazioni.... Fa bene Beggiato a cercare di capire, nel suo libro, perchè questo popolo ad un certo punto ha abdicato e alla fine accettato di essere parte dell'Italia unita. Ma ha accettato o subìto l'Unità? --  (Prefazione di  Sabino Acquaviva)  Editoria Universitaria Venezia, 1999. - (Nel volume documenti integrali: Armistizio  Cormons, Convenzione Francia-Austria, La pace di Vienna, Manifesto e norme sabaude del plebiscito,  Atto consegna Venezia alla Francia; tutti i dati del plebiscito delle regioni d'Italia)  (Vedi anche ANNO 1866 )
http://www.beggiato.itgo.com - e-mail - beggiato@hotmail.com


ELIO GIOANOLA - "IL NOVECENTO" - Per la prima volta, un'opera sul '900 pluridisciplinare, che spazia nei vari campi, culturali e storici dell'ultimo secolo. Il lettore, seguendo i temi che hanno dominato questa nostra epoca è invogliato ad accostare, confrontare, collegare fatti e aspetti appartenenti a discipline diverse: storia, letteratura, filosofia, scienza, arte, cinema, musica e fumetto. - Temi, fatti, tendenze, vengono presentati in modo agile e con un linguaggio chiaro e senza tecnicismi inutili. Quest'opera di storia della cultura è destinata a chi sta studiando il Novecento, ma anche a coloro che già lo conoscono e vogliono averne una visione d'insieme, scoprendo nuovi nessi. Una lettura che è anche una navigazione facilitata da cartine, mappe di collegamento storico-culturali, un'accurata cronologia e un glossario che riepiloga i dati essenziali dei più importanti fenomeni del secolo più intenso della storia. Una ottima guida al nuovo esame di Stato. Ma anche un manuale di cultura generale. (Colonna Edizioni).


ANTONIO GRANO - "La leggenda del chiodo assassino" - Tutta la verità  su PAPA CELESTINO V. 
"L'autore di queste pagine, veramente sine ira et studio, ma con una documentazione inoppugnabile e rigorosamente comparata, passa in rassegna le varie ipotesi, vaglia e giudica, apprezza e demolisce con una freddezza direi sconcertante, per cui ciò che egli dice risulta straordinariamente convincente". Alla fine, invano si cercherebbe in questa catasta di documentazione una benchè minima propensione diremmo così sentimentale verso l'una o l'altra ipotesi. Il Grano si accontenta -e lo fa con l'arma del rigoroso ragionamento non senza condirlo con quell'ironia sottile che i grandi maestri conoscono e che talvolta rasenta il sarcasmo- di accatastare prove e controprove, argomentazioni e deduzioni, per cui le conclusioni vengono da se e chi si azzardi a replicare si trova inesorabilmente spiazzato. Penso che quelli che cadono sotto la mannaia documentativa di queste pagine difficilmente potranno rialzarsi".( Mons. Andrea Gemma)  - 250 pagine, Marotta Editore, 1998, lire 25.000 - Richiederlo all'AUTORE   vagrano@tin.it   (qui vedi CELESTINO V)


ACHILLE RASTELLI - (recensioni di suoi libri, in costruzione) (qui vedi GORLA)


KEWIN KELLY - "OUT OF CONTROLL"  - La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo dell'economia globale -  E' il libro piu' significativo di questo fine millennio. Un'opera fondamentale per comprendere un futuro possibile che finira' col determinare il nostro stesso cammino evolutivo. "Out of control" ci racconta la nascita di una nuova era in cui le macchine e i sistemi che governano il nostro mondo saranno cosi' complessi da essere indistinguibili dagli organismi viventi. Le Macchine assomigliano sempre piu' a strutture biologiche e cio' che e' biologico sta subendo varie forme di manipolazione e ingegnierizzazione. Concetti come "organico" e "meccanico" sono destinati a una nuova interpretazione dettata dal nostro futuro tecnologico.Kevin Kelly e' Executive Editor di WIRED, la prestigiosa rivista Usa portavoce delle avanguardie in campo tecnologico e mass-mediologico. In questa sua opera Kevin riassume i concetti da corrispondenze, interviste e conversazioni di 171 addetti, i migliori del mondo. E correda l'opera dandoci un elenco di 262 autori in una Bibliografia ragionata (con i contenuti).   Il meglio da leggere che c'e' oggi nel mondo.
Edizione Apogeo srl, http://www.urra.it (qui vedi VERSO LA CIVILTA' BIO-LOGICA)


FRANCESCO BOLLORINO e ANDREA RUBINI - "ASCESA E CADUTA DEL TERZO STATO DIGITALE" - Questo volume  è un saggio, che si può definire sociologico, su Internet e più in generale sulla rivoluzione informatica. La tesi centrale è che l'avvento dell'era dell'informazione e delle reti di personal computer ha favorito la nascita di un nuovo soggetto sociale, che gli autori hanno chiamato "borghesia digitale", un "terzo stato digitale" che è diffuso trasversalmente sul pianeta, sempre più disgiunto dalla realtà socio-economica in cui opera. E' un fenomeno nuovo, che solo ora si comincia a cercare di capire, e quello degli autori è uno dei primi tentativi in questo senso. - Un libro, un percorso, per discutere insieme. È stato bello scoprire tanto "pensiero convergente", proveniente da ambiti culturali e sociali spesso molto diversi, è stato culturalmente educativo verificare le enormi potenzialità di recupero di dati e documenti, spesso non reperibili altrove, offerte dalle raffinate tecniche dell'information technology, è stato personalmente formativo testare, ancora una volta, le possibilità di usare, con vantaggio, la rete come luogo di lavoro, visto che tutta la gestione editoriale dell'opera è avvenuta on line sia tra gli autori che con la redazione della casa editrice, Il libro analizza la nascita e l'affermazione, a livello planetario, di una nuova classe sociale, figlia legittima della postmodernità. la borghesia digitale. - Bollorino è un ricercatore del Dipartimento di Scienze Psichiatriche Univ. Genova, mentre Rubini ingegnere è responsabile di un progetto di sviluppo planetario. (Assaggio dei contenuti dell'opera)


LORENZO COLALEO - "PROTEZIONE CIVILE" - Un diritto - dovere per tutti - Un libro fondamentale, un'opera che spazia a tutto campo nella complessa materia, molto documentata, completa nella sua parte di riferimenti normativi ed estremamente articolata nella parte relativa all'attivazione delle procedure, descritte con ordine e con metodologia quasi visiva e palpabile, con l'indicazione cronologica dei tempi d'intervento, con la previsione delle  possibili, o quanto meno ragionevolmente ipotizzabili, conseguenze che seguono ad un evento calamitoso. - Semplice, nella sua impostazione, come un elenco telefonico, essenziale, precisa, elegante, frutto di esperienza e di professionalità, più che di tecnicismi vuoti ed improbabili.  PROTEZIONE CIVILE: punto continuo di riferimento di miti e di critiche aspre e spesso ingenerose; legislazione lacunosa e stati d'animo confusi ed allo stesso tempo gratificanti, silenzi colpevoli e slanci di generosità, coscienza collettiva con poca memoria, che ha bisogno di crescere e consolidarsi.   Il volume ha un appendice di Leggi e Circolari  e le Schede  per le associazioni di Volontariato. Progetto Scuola sicura. Elenco comuni dichiarati sismici.
TARGET Editori, Enna. Tel.  0935/510.136 oppure all'autore (lcolaleo@hotmail.com Lorenzo Colaleo)


LIBERALISMO -  Saggi di Ottavio Marzocca, Maurizio Zanardi, Marco Baldino, Riccardo Panattoni, Andrea Ansaloni, Georges Bataille, Gilles Deleuze e Flix Guattari, Michel Foucault, Serge Latouche, Bryan Caplan, Riccardo De Benedetti, Manuela Alessio, Marino Centrone. Il numero di Tellus propone un'ampia monografia dedicata al tema del liberalismo. Non si tratta tuttavia di una generica presentazione del tema, quanto piuttosto del tentativo di mettere a confronto alcune reazioni teoriche al fatto che il liberalismo, sopravvissuto a bolscevismi, fascismi, socialismi nazionali e internazionali, conserva, se mai l'avesse perduta, la funzione di orizzonte imprescindibile del nostro vivere sociale. Il liberalismo dunque la forma politica insuperabile del nostro tempo? Se così fosse il problema sarebbe comunque quello di stabilire con questo orizzonte un adeguato rapporto critico. Accanto a un nucleo di saggi strettamente coordinati sui temi della società economica, dell'arte del minor governo, della libertà liberale, della ribellione liberale, del comunitarismo e del "libertarianismo", "Tellus" presenta interviste inedite a Deleuze e Guattari, Foucault e Serge Latouche; ripropone, in nuova traduzione, un saggio di Georges Bataille degli anni Trenta, "La struttura psicologica del fascismo" e una FAQ di Bryan Caplan sull'anarco-capitalismo. Quest'ultimo come testimonianza dell'affermarsi di una nuova forma di discussione teorico-politica, concepita per la rete, e che nella rete trova il suo naturale ambito di diffusione, senza per questo essere meno interessante rispetto ai modi più  consueti della trasmissione culturale. Il numero, quindi, non celebra il liberalismo ma, a partire dal riconoscimento della sua non facile aggirabilità, vuole essere il tentativo ai lettori il compito di giudicare quanto o meno riuscito di focalizzare alcuni punti ciechi della prospettiva liberale così come di quelle che a vario titolo vi si oppongono. Sul numero di  tellus. Rivista italiana di geofilosofia.
Per informazioni http://www.novanet.it/vvol/stampa/tellus


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