Le origini delle grandi religioni

IL CRISTIANESIMO

GESU' SALE SULLA CROCE
PER CAMBIARE IL MONDO

di Filippo Gherardini

Gesù soggiunse: "Io sono la Resurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se morto vivrà. E chi vive e crede in me, non morrà in eterno" (Vangelo di Giovanni, 11,25-26). "Io sono la Via, Ia Verità e la Vita. Nessuno può venire aI padre mio se non per me" (ibidem, 14, 6). "Ma voi", domando loro, "chi dite ch'io sia? ". Rispose Simon Pietro confessando: "Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente." (Vangelo di Matteo, 16, 16).

Abbiamo aperto la nostra riflessione sul Cristianesimo con le frasi, tratte dai Vangeli di Giovanni e Matteo, che più ci sembrano adatte per identificare la caratteristica del Cristianesimo rispetto a tutte le altre grandi religioni. Gesù Cristo é in pari tempo il fondatore del Cristianesimo e l'oggetto del culto; riunisce in sé entrambe le nature, umana e divina (perfectus Deus et perfectus homo); é il Verbo (la Verità) incarnato, ossia calato nel tempo, nella vita quotidiana degli uomini, uomo tra gli uomini. Troviamo in tutte le altre grandi religioni la figura del Profeta (Mosè, Maometto, Buddha): un uomo eletto, scelto da Dio quale tramite con gli uomini. Nessuno di questi grandi profeti ebbe, né aspirò ad avere, culto divino. Nel Cristianesimo invece il Profeta per eccellenza, colui che compie l'opera dei profeti che l'hanno preceduto, é Dio stesso, incarnato nel figlio, Gesù Cristo. Pertanto Cristo (generato, non creato, della stessa sostanza del Padre - come si recita nel Credo) non viene ad enunciare una serie di norme, né la sua predicazione ha il valore del "mito", non ha il carattere del "racconto sacro" dei misteri. Cristo dona sé stesso, perché Egli stesso é la Verità (nato dal Padre prima di tutti i secoli.... per mezzo di Lui tutte le cose sono state create - Credo). Sant'Agostino, tuonando "contra Iulianum" ebbe a dire: "In questo consiste l'orrendo e occulto veleno della vostra dottrina: nel far consistere la grazia di Cristo nel suo esempio, e non nel dono della sua persona!" Lo stesso conteggio degli anni, lo scorrere del tempo, in buona parte del mondo, anche in quello che non si riconosce necessariamente nella fede cristiana, decorre dalla nascita di Gesù Cristo. Col cristianesimo abbiamo quindi l'irruzione di Dio nella storia, l'eterno che entra nel tempo e lo condivide.

Nessuna delle grandi religioni monoteiste ha questa caratteristica. Storicamente il Cristianesimo rappresenta il completamento dell'ebraismo, il compimento delle profezie contenute nella parte di Sacre Scritture che chiamiamo Antico Testamento, sicché la storia del Popolo Eletto altro non é che la storia della preparazione alla venuta del Messia, Gesù Cristo, il cui ministero in terra é narrato dai quattro Vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni); questi, insieme agli Atti degli Apostoli, alle lettere di San Paolo e alle lettere cattoliche e all'Apocalisse, costituiscono il Nuovo Testamento. Antico e Nuovo Testamento insieme costituiscono la Sacra Bibbia, il Libro per eccellenza.

Ecco quindi un'ulteriore peculiarità del Cristianesimo: la continuità con un'altra religione. O, per meglio dire, il completamento storico e il perfezionamento sostanziale di una religione.

Da subito il Cristianesimo afferma però una particolarità rispetto all'ebraismo: mentre quest'ultimo é la religione del Popolo Eletto, il popolo di Israele, il Cristianesimo si pone come l'annuncio della Salvezza universale, per tutti gli uomini. E a tutti gli uomini, senza più alcuna differenza, estende il rapporto di filiazione divina che era stato invece riservato al popolo ebreo o a chi, per accostarsi a Dio, doveva entrare a far parte di esso. La definizione di Dio come "Padre" é anch'essa peculiare del cristianesimo; conseguenza della filiazione universale é il carattere missionario del Cristianesimo, ossia l'impegno che ha ogni cristiano a diffondere ovunque, con chiunque, l'annuncio della Salvezza. Il cristianesimo, fin dagli inizi della sua storia, dimostra un enorme potere di organizzazione e di diffusione. 

Nell'anno 67, alla morte di San Paolo, l'Apostolo delle Genti, la nuova religione aveva già costituito comunità locali a Cipro, nelle regioni dell'Asia Meridionale ad essa prospicienti, in Grecia, in Macedonia, in Illiria e in Dalmazia. Già nell'anno 50, a Gerusalemme, un concilio stabilisce che i Gentili (gli appartenenti al mondo ellenico-romano) che aderiscono al cristianesimo non siano tenuti all'osservanza di tutte le norme della legge ebraica. Si tratta della prima affermazione "formale ed ufficiale" del carattere universalistico del cristianesimo; inoltre il distacco dal formalismo proprio della religiosità giudaica sottolinea che la legge di Cristo é legge sostanziale dello spirito e non mero rispetto esteriore di norme. La storia iniziale del cristianesimo é sostanzialmente la storia di comunità che si qualificavano come associazioni fraterne di persone che si amavano in nome di Cristo. L'inizio delle persecuzioni anti-cristiane, inevitabili dato il rapido espandersi della nuova religione che, pur senza perseguire alcun me politico, minava alla base le fondamenta statuali dell'epoca, non fanno che rinforzare il carattere potremmo dire mutualistico delle prime comunità cristiane.

Quando l'imperatore Costantino con proprio editto riconosce la libertà di culto dei cristiani, arrivando addirittura a proclamare il cristianesimo "religione di stato", già si agitano una serie di problemi, derivanti dal fatto che la nuova religione é divenuta, da semplice modus vivendi iniziale, anche oggetto di studio, soprattutto da parte del mondo ellenico. I primi tentativi di sistemazione dottrinale organica e di definizioni teoriche, fanno nascere anche le prime "eresie" (dottrine contrarie ai dogmi, ossia alla verità assoluta). Siamo nel IV secolo, senza dubbio il più tormentato nella storia della chiesa cristiana delle origini, nella quale sempre più forte si pone il problema di una sistemazione dottrinale chiara ed organica. E' il secolo di Sant'Ambrogio e di Sant'Agostino: quest'ultimo soprattutto sarà la figura emergente nella nuova scienza che dovrà spiegare e codificare i canoni della fede cristiana: la teologia.

In questo periodo l'eresia più importante, anche per la sua vasta diffusione territoriale, é quella ariana. Questa dottrina, predicata da Ario, prete orientale, sostenuta ed accolta per qualche tempo dagli imperatori bizantini, negava l'identitá di sostanza tra il Padre (Dio) e il Figlio (Gesù), minando così alla base lo stesso concetto di incarnazione del Verbo. Il concilio di Nicea (siamo nel 325) dichiara il carattere eretico della dottrina ariana, diffusasi soprattutto tra i popoli germanici. Altre eresie (importante tra queste il pelagianesimo, che negava la necessità della Grazia Divina ai fini della salvezza) nacquero in buona parte causate dalla difficoltà di comprensione del più profondo dei misteri della fede cristiana: quello della Trinità. Sant'Atanasio, Primate di Alessandria, fu il primo a definire la Trinità nel "Simbolo" che porta il suo nome. Queste controversie accentuarono anche la necessità di un'autorità unica che risolvesse le varie questioni e fosse garante di unità di dottrina. E già in questo travagliato IV secolo va affermandosi il primato del Vescovo di Roma, città dove avevano subito il martirio sia Pietro che Paolo. Il Vescovo di Roma viene considerato come il successore di Pietro, che a sua volta aveva ricevuto direttamente da Cristo l'investitura a pastore della Chiesa universale, anche se solo col Concilio Vaticano del 1870 verrà affermata l'infallibilitá del Pontefice Romano.

La Chiesa ha ormai una struttura gerarchica ben definita, a capo della quale é il Pontefice, Vescovo di Roma, successore di Pietro e Vicario di Cristo, mentre le comunità locali sono rette dal Vescovo, successore degli apostoli e che riconosce l'autoritá del Pontefice Romano.

La caduta dell'impero romano di Occidente e il tentativo degli imperatori di Oriente di spostare il primato sul Patriarca (Vescovo) di Costantinopoli furono all'origine di una divisione che si accentuò sempre di più, fino a divenire completa nel 1054, quando la Chiesa Greca si rifiutò di accettare l'autoritá del Vescovo di Roma e prese il nome di Chiesa Ortodossa ( "di retta dottrina"), contrapponendosi cosi alla Chiesa di Roma, Cattolica ("universale"). La Chiesa ortodossa si divise in vari patriarcati (diocesi), di fatto indipendenti, anche se veniva riconosciuta una certa supremazia a1 patriarca di Costantinopoli. La dottrina rimase però nella sostanza uguale a quella cattolica, differendo solo nelle forme rituali. In Asia e in Africa rimasero poi piccoli nuclei di cristiani fedeli alle eresie del quarto secolo (Copti, Siri, Armeni, Caldei, Abissini). Alcuni di essi, tornati in seno alla Chiesa Cattolica, come forti gruppi di ortodossi, mantennero i propri riti e le proprie forme liturgiche.

Possiamo quindi dire che nella prima parte della sua storia il cristianesimo riesce a fronteggiare le eresie più gravi, a consolidare e sistematizzare la dottrina e nel contempo, grazie anche al suo messaggio di carità reciproca e quindi di profondo contenuto sociale, ad entrare sempre di più nel tessuto politico e organizzativo del mondo occidentale. Inizia cosi anche un conflitto che durerà fino ai giorni nostri, tra autorità civile e autorità religiosa, con reciproci tentativi di supremazia dell'una sull'altra. Il cristianesimo, divenendo la religione ufficiale del mondo occidentale, si confonde e spesso si corrompe col potere politico. Espressione massima di questo conflitto fu la cosiddetta "lotta per le investiture", combattuta tra il Papato e l'Impero e che troverà la sua conclusione solo nel concordato di Worms, nel 1122. 

Con Carlomagno il potere regio aveva iniziato ad intervenire nella nomina dei vescovi e degli abati, ufficializzando un'interferenza che era però già, di fatto, presente da molto prima. E ben si comprende il motivo di questa ingerenza, laddove s i rifletta sul fatto che 1a legittimazione del potere, nella visione medievale, era di natura divina e che uno "scomunicato" non era posto solo al bando dalla Chiesa, ma dalla società civile in genere. Era quindi interesse autorità politica avere autorità religiosa da lei dipendente. L'intromissione del potere imperiale divenne massima con la creazione della "feudalità ecclesiastica" da parte di Ottone I di Sassonia, che nel 963 impose addirittura alla Chiesa un Papa di suo gradimento, nella persona di Leone VIII. La feudalità ecclesiastica, ossia il creare un legame tra feudi (con relativi ricchi privilegi) e nomine vescovili fu il seme della corruzione e della simonia, e possiamo dire che il X secolo vede una Chiesa sottomessa completamente all'Impero. 

Solo verso il 1050, per opera di Ildebrando di Soana (il futuro Papa Gregorio VII), la Chiesa inizia a scuotersi dal pesante vassallaggio e il problema delle investiture diviene oggetto di misure disciplinari e di decisioni canoniche. Col Concilio Lateranense del 1059 il papa Niccolò II inizia una riforma della Chiesa che prevede che la nomina del pontefice possa essere effettuata solo dal collegio dei cardinali, con esclusione di ogni influenza esterna. Viene inoltre vietato a chiunque di ricevere una chiesa dalle mani di un laico. I successivi pontefici confermano queste disposizioni, e Gregorio VII, nel 1075, stabilisce la pena della scomunica per i contravventori. Si dovrà però arrivare al 1122, come sopra dicevamo, quando I'imperatore Enrico V e il papa Callisto II trovarono a Worms un accordo che, escludendo ogni ingerenza imperiale sulla nomina papale, lasciava però di fatto al potere politico un diritto di influenzare le nomine per le sedi vescovili ed abbaziali nel regno di Germania, escludendo però tale possibilità in Italia e in Borgogna.

La lotta per le investiture, conclusa con una vittoria a metà del potere papale, era l'espressione di uno dei problemi più gravi che da sempre travagliano la Chiesa cristiana, e quella Cattolica in particolare: la fede cristiana, per la sua grande diffusione e per il suo elevato contenuto sociale, diviene inevitabilmente espressione anche di scelte pratiche di vita e non può quindi non incrociarsi, nel suo cammino, col potere politico. E spesso questo incrocio si traduce in conflitto, ma spesso anche il conflitto genera coinvolgimento della Chiesa nelle cose del mondo, negli interessi economici, di potere, e genera quindi corruzione. Contro questo stato di cose e per la ricerca di una più pura spiritualità, il medioevo vede il fiorire di un altro grande fenomeno: il monachesimo che, seppur di origini orientali, ha avuto nella Chiesa cattolica le sue più grandi espressioni. Sviluppatosi soprattutto nella forma "cenobitica", che privilegia la vita comunitaria dei monaci (opponendosi cosi agli "anacoreti", ossia gli eremiti), il monachesimo occidentale fu dapprima uno dei più importanti fenomeni missionari della cristianità. Il monaco, scegliendo una vita ascetica e lontana da ogni tentazione del mondo (povertà, castità) si lega solo a Cristo e alla sua Chiesa. San Benedetto, nell'ottavo secolo, poneva le basi di un monachesimo attivo, dedito al lavoro sia manuale (agricoltura) che intellettuale (trascrizione e studio di testi e codici), influenzando fortemente la vita culturale e sociale dell'occidente. Le varie derivazioni del monachesimo benedettino (camaldolesi, certosini, olivetani ecc.) non sono che l'espressione di una capacita di adattamento del monachesimo che, restando fedele alla dottrina fondamentale, trovava varie espressioni di vita religiosa, calate nella realtà storica in cui operavano.

Di fondamentale importanza fu anche la riforma cluniacense: nei primi decenni del X secolo il convento di Cluny, per sottrarsi allo strapotere della feudalità laica, dalla quale dipendevano i vescovi, si sciolse dalla dipendenza dal Vescovo, sottoponendosi direttamente alla Curia Romana e ponendo cosi le basi di un ordinamento che sussiste tuttora, in virtù del quale gli ordini religiosi devono obbedienza al loro Superiore (Abate, Generale, ecc.) e questi dipende dal Pontefice Romano.

Sarebbe interessante soffermarci più a lungo sul fenomeno monastico, che tanta influenza ha avuto sullo sviluppo della civiltà, non solo europea; ma non ve né lo spazio a sufficienza, e l'argomento meriterebbe uno studio specifico. Tornando piuttosto al nostro excursus storico sulla vita della Chiesa, dicevamo che il concordato di Worms non é che una vittoria parziale in un conflitto col potere politico, destinato a durare nei secoli, con alterne vicende. E in questo conflitto, che si esprime anche all'interno della Chiesa nella continua ricerca di perfezione spirituale che già aveva tormentato gli animi dei primi monaci, si staglia la figura di San Francesco, fondatore dei Frati Minori, delle Clarisse e del Terz' Ordine Francescano. Francesco d' Assisi vive in una Chiesa ormai affrancata dal potere temporale (siamo nel XII secolo), ma a sua volta corrotta dal suo proprio potere temporale: il richiamo severo e deciso alle origini, le scelte radicali di povertà, costituiscono l'humus su cui rifiorirà una spiritualità che sembrava sempre più perdersi, in una Chiesa dedita ad aumentare la sua potenza e la sua ricchezza.

Abbiamo visto finora che la storia della Chiesa si svolge, tra mille conflitti e problemi, sempre all'interno della Chiesa stessa, né il distacco della Chiesa ortodossa da quella cattolica (anno 1054) pone in discussione le basi fondamentali della fede, le verità rivelate, che via via assumeranno, anche formalmente, la forma del "dogma". Nel XIII secolo SAN TOMMASO d'AQUINO aveva definito in modo completo, con la Summa Theologica, la dottrina della Chiesa. La Chiesa era la realtà stabile del mondo occidentale, contro cui chiunque poteva lottare, peccare, ma che nessuno si sarebbe mai sognato di mettere in discussione.

Sarà il monaco tedesco MARTINO LUTERO, professore di teologia, sacerdote, vissuto tra il 1483 e il 1545, a porre le basi di una nuova teologia e di una nuova religione, i cui seguaci, genericamente definiti come "protestanti", prenderanno anche il nome di "luterani", anche se essi stessi amavano definirsi come "evangelici". La "teologia della fede" di Lutero non riconosce alla Chiesa di Roma e al clero in generale l'autoritá sull'interpretazione delle scritture e sulla somministrazione dei sacramenti, che peraltro riduce a tre (battesimo, eucaristia e penitenza, in senso completamente mutato). Riconosce invece un "sacerdozio universale di tutti i credenti, pone in discussione il valore delle opere buone e pie, partendo dal presupposto che la salvezza può essere solo Grazia di Dio e non merito umano e istituisce di fatto una Chiesa locale nella quale si ripete la confusione di potere politico e potere religioso che già aveva travagliato la Chiesa di Roma. 

La visione della corruzione di Roma al tempo di papa Leone X fu senza dubbio scioccante per il rigoroso monaco tedesco: ma va detto che la sua confutazione alle dottrine ufficiali é tutta teologica ed espressa con un manifesto di invito alla discussione (come era negli usi dell'epoca), le famose "95 tesi" del 31 ottobre 1517. Lutero fu scomunicato con bolla del 15 giugno 1520 da papa Leone X. II luteranesimo conobbe poi un grande frazionamento al suo interno, generando oltre un centinaio di sette. Ma ormai il seme era gettato e un altro grande riformatore, GIOVANNI CALVINO, pose a sua volta in discussione le basi teologiche della dottrina cristiana. Entrambe le dottrine eretiche, luteranesimo e calvinismo, troviamo mescolate in un altro fenomeno scismatico, quello della Chiesa Anglicana, creata da Enrico VIII nel 1533 come Chiesa nazionale sottoposta al Re, e che inizialmente, pur disconoscendo il primato del Pontefice, tuttavia non cadeva in errori dottrinali. Fu con Edoardo VI e con i suoi successori che la Chiesa anglicana prese ad accogliere parte dei principi calvinisti, pur conservando parte della liturgia cattolica e venendo poi, sotto Giacomo I, ad adottare la versione in inglese della Bibbia, rivista secondo i canoni del luteranesimo.

La Chiesa di Roma reagiva a tutto ciò con il Concilio di Trento (terminato il 4 dicembre 1563) che iniziava il periodo della cosiddetta "controriforma", che durerà anche per tutto il secolo XVII, per realizzare quella "riforma nel capo e nelle membra" che era stata richiesta da tempo e che il dilagare della riforma protestante rese necessaria ed urgente più che mai. Il concilio di Trento é soprattutto opera di grande riordinamento teologico, promulgando il dogma del peccato originale, del battesimo e dei suoi frutti. Pubblica il decreto sui sacramenti, istituiti tutti da Cristo. Determina la dottrina della penitenza, della Messa e del Matrimonio (sacramento, monogamico ed indissolubile). Inoltre inizia una grande riforma disciplinare, condannando la pratica del nepotismo, inducendo i vescovi e il clero secolare alla modestia di vita, e istituendo i seminari, ossia le scuole di formazione per quanti aspirano al sacerdozio, ponendo fine all'abuso, largamente praticato, di nominare sacerdoti spesso persone incolte o di nessuna moralità. Il Concilio di Trento dà grande impulso agli ordini religiosi già esistenti, sottoponendoli però alla disciplina centralista, e incoraggia la nascita di nuove congregazioni. La più importante di queste sarà senza dubbio la Compagnia di Gesù ( 1540), che inizierà una formidabile espansione anche nel nuovo mondo, portando ovunque non solo la parola dí Cristo, ma anche un alto livello intellettuale e organizzativo e un'assoluta fedeltà alla Chiesa di Roma.

La Chiesa col Concilio di Trento ritrova la sua identità e la sua forza e i dogmi e le discipline di quel concilio sono quelli che tuttora regolano buona parte della vita dei cristiani. Vi sarebbe molta altra storia da fare, ma sarebbe più politica che religiosa, in particolare la storia del potere temporale della Chiesa, la cui fine fu salutata con favore dagli spiriti più illuminati. Alla fine di questo breve excursus, in cui abbiamo visto intrecciarsi conflitti con imperatori, travagli interni, eresie, riforme, dispute teologiche, ci piace ricordare una frase che un piccolo sacerdote piemontese, don Luigi Orione, fondatore di grandi opere quali il Piccolo Cottolengo, amava dire ai suoi: "Che fare?. Fare del bene, sempre, a tutti".

di Filippo Gherardini

Si ringrazia per l'articolo  
FRANCO GIANOLA, 
direttore di 
STORIA IN NETWORK
 
 

vedi anche IL CRISTIANESIMO

e CRISTIANESIMO E "ROMA"


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