SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
JAMES COOK

 LE GRANDI ESPLORAZIONI 


IL COMANDANTE COOK
DOMAVA CON FLEMMA
GLI OCEANI INFURIATI
Cook aumentò la potenza dell'impero inglese 
scoprendo nuove rotte e ricche terre

di MARIAN CECCHI

 

1728 - James Cook nasce a Marton, un piccolo borgo nello Yorkshire (Inghilterra) da un modestissimo servitore di fattoria. Le umili condizioni della famiglia numerosa non gli permettono di studiare e a dieci anni già lavora come garzone in una modesta bottega di fruttivendolo. Una prima esperienza positiva questa che gli permette di far carriera e di essere assunto più tardi a 14 anni come apprendista commesso in un vero negozio.

Il ragazzo alto e robusto ha gli occhi azzurri incantati sulle navi dalle grandi velature bianche e dagli scafi potenti ma agili. Lì, sulla collina che sovrasta il porto di Whitby, nello Yorkshire, gli giunge l'intenso profumo del mare e gli sembra di udire lo sciabordio delle onde contro le carene. James Cook, diciassette anni, apprendista gestore di un magazzino di droghe e tessuti, sente in quel momento che il suo futuro non potrà scorrere lento e monotono fra pezze di stoffa e scatole di cannella, pepe, chiodi di garofano e spezie varie. In quel momento, lì, sulla collina del villaggio di Staithes, dove il padre (ex-bracciante agricolo e ora amministratore di una tenuta) l'ha mandato ad apprendere l'arte del commercio, vista la sua abilità nel maneggiare i numeri, nasce il grande marinaio, il grande esploratore che getterà le basi della potenza navale inglese nel mondo.

A diciotto anni James riesce a ottenere il suo primo imbarco sulla Free Love, una vecchia e sudicia carboniera, e la sua vita quotidiana è quella durissima del mozzo. Non è impresa facile perché in quell'epoca l'apprendistato in mare si comincia a dodici-tredici anni ed è una fatica lunga e durissima, che si conclude con un esame dato davanti a una giuria di vecchi e coriacei marinai scelti, i quali hanno imparato sulla loro pelle che spesso, quando il mare è inferocito, il destino della nave dipende dalla preparazione e dal sangue freddo del singolo uomo. Sulla Freelove James impara il mestiere in fretta grazie al fuoco della vocazione. La sua nave è uno dei famosi «gatti» di Whitby che trasportano carbone dall'Inghilterra del Nord a Londra, la metropoli dalla quale - siamo nel 1746 - si irradia nel Paese e nel mondo la rivoluzione industriale: ha uno scafo robusto e alto, di fondo piatto per essere in grado di alzarsi e poggiarsi con il minimo di zavorra e di reggere tutti i terribili capricci del mare. Sui vascelli dal muso tondeggiante - da questa caratteristica, probabilmente, il nome - il giovane Cook matura la sua esperienza e affina quella particolare sensibilità che farà di lui un grande pilota capace di «sentire» il mare, di fondersi con esso attraverso il timone. 

A meno di ventisette anni James, ora un giovanottone alto quasi due metri e con un fisico poderoso, è il «secondo» della Friendship, una nave di maggior impegno dove con questa ha il battesimo del fuoco. In occasione di una violentissima tempesta questo navigatore dai nervi di acciaio riesce a tirarsene fuori con una perizia che gli guadagna l'adorazione dell'equipaggio e un'ancora più grande stima da parte degli armatori, i fratelli Walker di Whitby. E' poco dopo questa prova eccezionale che i Walker offrono, a quello che ormai è il loro pupillo, il comando di una delle loro navi. Una grande occasione, la sistemazione garantita per sempre. Ma James Cook ha il suo secondo colpo di fulmine. Da tempo sente una strana irrequietezza, ha la sensazione di essere costretto entro limiti angusti, quella sua nave che prima gli sembrava grande e maestosa ora gli appare piccola e meschina. Quando è al timone si sorprende spesso a guardare con ammirazione i grandi vascelli commerciali che partono verso i mari a lui ignoti.

Un giorno «i suoi occhi notarono un vascello di altro tipo» (è il racconto di Alan Villiers, scrittore e navigatore, tratto da «Il favoloso capitan Cook», edito da Gherardo Casini nel 1969) «un grande tre-ponti proveniente dal cantiere di Chatham, imponente, magnifico, poderoso, allettante. Il sole batteva sulla sua polena dorata, splendeva sui rossi coperchi degli sportelli dei cannoni, trasformava gli alberi e il labirinto di attrezzi in un meraviglioso fiume di luce. Scafo, alberi e vele, un insieme che era al tempo stesso romanticamente avventuroso, potente ed efficiente, si muovevano con eleganza sulle rapide acque del fiume... Una nave e una carriera seducenti... James Cook la fissava. Ecco una vera nave, e con essa una vita di vere soddisfazioni, che poteva rispondere alle esigenze di un uomo».
Questa seconda visione provoca nel giovane marinaio la seconda grande decisione della sua vita. Ringraziandoli per la fiducia dimostrata nei suoi confronti, lascia gli sbalorditi fratelli Walker e parte per Wapping, un centro della marina militare, dove si arruola come marinaio scelto, l'unico grado al quale può accedere non avendo studi specifici e non essendo rampollo di aristocratica famiglia. L'arruolamento non presenta alcuna difficoltà perché in questo periodo - è il giugno del 1755 - la marina da guerra inglese sta preparandosi a fare il braccio della politica britannica, impegnata a contrastare l'espansionismo francese nell'America del nord, in Canada e in India: il che implica il dominio dei mari, specialmente dell' 0ceano indiano, la miglior definizione delle rotte conosciute e la ricerca di nuovi e più sicuri itinerari.

Questa politica non ha solo implicazioni belliche: l'esplorazione porta alla scoperta dei luoghi nuovi dove si possono trovare partner commerciali o importanti fonti di materie prime che mancano alla Gran Bretagna. E' quindi anche questione di business. Ma non solo. C'è dietro anche la curiosità scientifica: non dimentichiamo che il Settecento è il «secolo dei lumi» il quale dà il via alla lunga e stupefacente marcia degli scienziati e dei tecnologi verso il futuro. Soprattutto in Francia e in Inghilterra brucia la febbre della ricerca, della scoperta, dell'invenzione meccanica. Indubbiamente questo è il secolo di James Cook, il giovane incapace di resistere al richiamo dell'avventura e al desiderio di scoprire quello che si nasconde dietro l'angolo dell'ignoto. Il primo imbarco vede James Cook sulla Eagle, a Portsmouth, una nave da sessanta cannoni che è molto in disordine. L'ex-pilota dei «gatti» di Whitby non si spaventa, anche perché questa Eagle sembra proprio l'ingrandimento di un «gatto»: così si butta nel lavoro in mezzo agli altri marinai e la sua pratica fa sì che automaticamente si trovi in testa ai compagni (che in genere erano giovani reclutati a forza, come spesso si usava, e quindi privi di esperienza) a impartire ordini precisi che destano l'ammirazione degli ufficiali e del comandante. Dopo qualche settimana a Cook arriva la nomina ad aiutante pilota.

Quando la nave è pronta, viene mandata in servizio di perlustrazione sulle coste dell'Irlanda. Dopo qualche mese di missione la Eagle rientra e sbarca centotrenta uomini gravemente ammalati di scorbuto; mancano all'appello ventidue (fra questi il medico di bordo) che i compagni hanno sepolto in mare. In questa occasione Cook fa l'esperienza che gli servirà per tutta la carriera: scopre che la malattia, soprattutto lo scorbuto, e la mancanza di precise e severe regole igieniche, sono nemici peggiori di una tempesta o di una battaglia.
Il 27 ottobre 1757, giorno del suo ventinovesimo compleanno, troviamo Cook a bordo della Pembroke (vascello con sessantaquattro cannoni, che deve raggiungere una base dell'America del Nord per svolgervi un'importante missione). In tasca ha uno splendido regalo: la nomina a ufficiale di rotta. Un ottimo bilancio, dopo due anni e mezzo di servizio, per il ragazzone dello Yorkshire che aveva rischiato di restarsene ingobbito per tutta la vita sui registri contabili di un vecchio e buio magazzino, immerso nel greve odore emanato dalle spezie e dalle grossolane stoffe di un tempo.

In America Cook ha la sua grande occasione e le sue capacità di pilota, di esploratore, di geografo, sbalordiscono tutti. All'inizio del 1758 la Pembroke parte per il Canada (dove i francesi si sono ben attestati avendo come base principale Québec) inglobata in una potente flotta che trasporta un esercito di 14.000 uomini perfettamente addestrati e di grande forza d'urto. E' il primo viaggio transoceanico di James Cook. Egli si inebria di quegli immensi spazi ma nello stesso tempo constata ancora una volta i micidiali effetti dello scorbuto. All'arrivo ad Halifax, la base dalla quale deve partire l'attacco a Québec, soldati e marinai sono ridotti a larve; per farli riprendere sono necessari diversi mesi e la riduzione delle operazioni militari al minimo indispensabile. Il 1758 passa così senza risultati se non per quelli attinenti lo studio della zona e dei piani di attacco.
Obiettivo dell'azione la conquista di Québec, come abbiamo detto. Questo è l'ordine di William Pitt, il grande statista inglese a quel tempo Ministro della Guerra, che ha deciso quella campagna contro la Francia che passerà alla storia come «la guerra dei sette anni». La città, che i francesi hanno reso inespugnabile con poderose fortificazioni, deve venire attaccata, secondo la strategia di Pitt, da tre direttrici: dal sud, e lungo questa marcia è prevista la conquista del forte Duquesne che in seguito prenderà il nome di Pittsburgh, con partenza dalle colonie inglesi; da sud-est, percorrendo la valle dell'Hudson; infine l'operazione più impegnativa: la risalita del fiume San Lorenzo, sul quale la città si affaccia, per l'attacco frontale e decisivo. 

I francesi non sono eccessivamente preoccupati. Specialmente quest'ultima parte del piano li fa sorridere: il San Lorenzo è un fiume impraticabile per le grandi navi da guerra, irto com'è di bassifondi e rocce invisibili. Ma i comandanti e gli ufficiali arroccati a Québec non fanno i conti con la tradizione e la cocciutaggine orgogliosa della marina britannica e, soprattutto, non sanno della presenza di quel giovane ufficiale dello Yorkshire che è un vero mago della navigazione.
L'impresa è disperata - ricorda Villiers nel suo testo - e l'ammiraglio sir Charles Saunders, un uomo che sa riconoscere a colpo d'occhio i veri marinai, l'affida al pilota della Pembroke. E una notte dopo l'altra, Cook guidò gli altri piloti scandagliando, osservando e disponendo boe e poco mancò che non fossero vinti da un punto del fiume noto come la Traversa. Qui il fiume era cosi zeppo di ostacoli rischiosi per la navigazione che nemmeno il diavolo avrebbe potuto fare di meglio. Le navi dovevano serpeggiare come potenti motonavi pur avendo solo le loro vele soggette a qualsiasi vento, mentre La forte corrente che scendeva a valle era sempre contro di loro; e questo di notte, avendo tutto intorno rocce e bassifondi».

Nel 1711 gli inglesi avevano già avuto un durissima lezione in analoghe circostanze mentre puntavano sullo stesso obiettivo: una ritirata disastrosa dopo aver perso buona parte dei 5.000 uomini e delle venti navi che facevano parte di una spedizione organizzata con molta sicurezza, alla quale però non si accompagnava la preparazione tecnica.
Ma in questo caso la preparazione tecnica c'è ed è costruita con la precisione matematica che caratterizza il lavoro di Cook, con la preveggenza di un giocatore di scacchi, con la prudenza felina di un pellerossa, con la testardaggine scozzese ereditata dal padre. L'ufficiale, che più di una volta rischia la vita, con un lavoro durissimo traccia un perfetto identikit del maestoso quanto pericoloso corso d'acqua annotando tutti i dati possibili. Alla fine consegna al comandante della flotta una carta del San Lorenzo dalla quale risulta con incredibile nitidezza la via - difficile ma non pericolosa - per arrivare a ridosso di Québec e scatenare l'attacco voluto da William Pitt. Quella carta, anche se ottenuta con i mezzi empirici di allora, è a tal punto fedele che presterà «onorato servizio » per oltre un secolo. Dopo aver studiato accuratamente la mappa l'ammiraglio dà alla flotta l'ordine di partenza.

 E' una buia notte del settembre 1759. La navigazione è lenta in modo esasperante ma non uno dei grandi vascelli resta incagliato, non uno viene sfiorato dalle rocce. Vengono neutralizzati anche i galleggianti incendiari che il nemico ha mandato contro le navi britanniche come estremo tentativo. Giunge alla fine il momento in cui gli inglesi possono vendicare la sconfitta bruciante del 1711. Sui Piani di Abramo, sotto Québec, sbarcano 9.000 uomini al comando di James Wolfe. Mentre avviene lo scontro con i 12.000 francesi schierati a difendere la posizione-chiave dell'impero di Luigi XV, James Cook attende l'esito di questa storica battaglia lottando contro la mortale stanchezza provocata dalle lunghe e insidiose notti insonni passate a scoprire i segreti del San Lorenzo. Se i "marines" inglesi vinceranno, l'orgoglio della vittoria sarà anche suo. Le ore passano lente - e in quelle ore il generale Wolfe cade sul campo dell'onore alla testa delle sue truppe - poi il messaggio arriva: vittoria. Il volto severo di James Cook si apre a un sorriso appena accennato. Pochi secondi dopo l'ufficiale di Sua Maestà Britannica crolla in un sonno profondo e sereno come quello del ragazzo dello Yorkshire. 

Dopo questo episodio, fondamentale nella storia inglese, la fama di Cook è assicurata. Sono profondamente ammirate le sue capacità tecniche ma anche la grande passione per il suo lavoro, nel quale si concentra a tal punto da dimenticare orari e pasti. Lord Colville, che comanda la nave ammiraglia Northumberland, lo vuole come pilota nei viaggi di esplorazione e rilevazione al largo delle coste americane, che interessano ovviamente le basi e le colonie inglesi, per fargli fare nuove e precise carte geografiche.
Il tempo passato sotto gli occhi di lord Colville, il quale si è accorto che l'ufficiale è un uomo pronto a dare sempre di più, si rivela prezioso per la carriera: a Cook viene affidato il comando di un'agile goletta di 68 tonnellate con l'incarico di esplorare le coste del Labrador e l'isola di Terranova. Ora, a pochi anni dall'arruolamento, ci troviamo davanti a un giovane che viene indicato da superiori e colleghi come «il signor Cook, tecnico, topografo di Terranova e del Labrador ». Ma non è la carriera in quanto tale che importa a Cook. Per lui la carriera è lo strumento che gli permette di avere più possibilità e mezzi a disposizione per soddisfare la sua sete di avventura, il suo bisogno di scoprire il nuovo, di vagabondare su quel mare tenero e crudele che lo attrae irresistibilmente proprio per la mutevolezza, la mancanza di staticità, di noia.

In questo senso la missione al comando della Grenville è quanto di meglio un uomo di questa specie possa desiderare. I mari che fronteggiano le coste del Labrador e abbracciano l'isola di Terranova sono «duri», trasportano immense schegge di banchisa, sono popolati di iceberg che sembrano giganteschi e feroci guardiani delle porte dell'Artico, non si contano le tempeste e le micidiali trappole tese dalla nebbia.
Qui James Cook si destreggia con quella sua tipica maestria che nulla lascia all'improvvisazione. E' una specie di grande slalom marino dal quale esce vittorioso assieme al suo equipaggio, un gruppo di marinai espertissimi che, dopo averlo visto all'opera per mesi, hanno nel loro comandante una fiducia cieca e assoluta. Per cinque anni Cook e la Grenville sono compagni inseparabili. Da una massa enorme di dati e calcoli trigonometrici nascono le carte marittime del Labrador, di Terranova e di altre zone. Ogni inverno Cook rientra in Inghilterra per il lavoro di elaborazione delle cartografie e per stendere relazioni informative.

Dopo la fine della «guerra dei sette anni» (con questa definizione passa alla storia la campagna d'America) sono cinque anni di lavoro intenso, instancabile, sfibrante per la tensione che comporta, ma entusiasmante. Dalla penna di Cook prende forma una parte della superficie terrestre, vengono visualizzate rotte che in futuro serviranno a rendere quel misterioso mondo un immenso villaggio senza più segreti. La precisione e la perfezione di questo lavoro, segnato da una naturale genialità e da un'applicazione spasmodica, meritano a Cook altri elogi mentre nell'ambiente della marina militare la sua fama di «cartografo e matematico rinomato» raggiunge quotazioni massime.

Un aneddoto riportato da Villiers tratteggia il modo di agire del giovane ufficiale mentre sta svolgendo una missione. «Era instancabile. Un giorno d'agosto del 1766 ci fu un'eclissi di sole. Una volta tanto il tempo era bello ed egli si trovava a Sud-Ovest di Terranova, non lontano dall'estremità di Capo Ray. Pur continuando i suoi rilevamenti, durante l'eclissi fece una serie di osservazioni utilissime; quando ebbe tempo elaborò quelle osservazioni e mandò una relazione a quella fonte primaria di conoscenza scientifica che era la Royal Society di Londra. Qui essa si rivelò assai utile ed è ancora conservata. Per la prima volta gli scienziati della Royal Society ebbero notizia di James Cook; ne avrebbero sentito parlare ancora, e spesso».
Dopo la sconfitta della Francia in America, la Gran Bretagna comincia a porsi il problema delle comunicazioni via mare con le proprie colonie che stanno dall'altra parte del mondo, comunicazioni che debbono essere più rapide e sicure di quanto lo sono al presente. Ma l'obiettivo non è unico. Bisogna scoprire nuove basi utili per i rifornimenti delle navi impegnate nei grandi viaggi, nuovi punti dai quali prelevare ricchezze e prodotti vari e infine, impresa da secoli perseguita da molti navigatori, individuare la chimerica «Terra Australis Incognita», un'isola ricca di ogni ben di Dio che secondo i calcoli dei marinai sognatori, degli esploratori da tavolino, dei teorici di vario tipo ed estrazione, dovrebbe trovarsi nella parte meridionale del globo, grosso modo - anzi grossissimo - fra Capo Horn, la punta estrema dell'America del Sud, e la Nuova Guinea. Sui modi e i tempi della realizzazione di questa politica nascono le solite grosse diatribe.

La polemica maggiore è quella riguardante l'esistenza della «Terra Australis» e l'uomo al quale affidare il comando della nave. Su quest'ultimo punto la contesa è accanita soprattutto perché c'è lo scienziato scozzese Alexander Dalrymple, idrografo, navigante, membro della Royal Society, «studioso» della «Terra Australis», che pretende di salire sul ponte di comando della nave o delle navi destinate alla grande impresa. Va sottolineato che, stranamente, Dalrymple aveva scordato di scrivere nelle sue dotte trattazioni e di prendere in considerazione nei suoi calcoli il fatto che il navigatore portoghese Torres aveva già visto la costa della Nuova Olanda, la vera "Terra Australis", attualmente conosciuta sotto il nome di Australia.
Villiers ricorda che all'inizio del 1768 Dalrymple seppe che i lord dell'Ammiragliato stavano progettando un altro viaggio nel Pacifico, la zona focale degli interessi inglesi, per trovare la «Terra Australis» e prenderne possesso a ogni costo. La Royal Society aveva chiesto che una nave si recasse nei Mari del Sud, luogo adatto per osservare il passaggio di Venere a scopi astronomici e marittimi, e questo era un ottimo schermo alle intenzioni dell'Ammiragliato. La nave doveva dirigersi a Ovest-Sud-Ovest e svelare i segreti del Sud-Pacifico dove si supponeva che si trovassero.

Chi avrebbe dovuto comandare la nave e tutta la spedizione - chiede ironicamente Villiers - se non lui, Alexander Dalrymple, membro della Royal Society e scelto da Dio proprio per questo scopo? Quale capitano della marina era ora disponibile per fare di meglio?
Ma alla sicurezza di Dalrymple non fanno riscontro reali qualità di vero uomo di mare. E la navigazione nell'Oceano Pacifico esige un comandante di capacità eccezionali perché questo è un mare tutt'altro che pacifico. Villiers, che - ne ho già fatto cenno - è stato navigatore appassionato e che con questo mare ha fatto i conti più volte, così lo descrive: «II suo stesso nome era segno di quanto poco lo conoscessero gli europei. Pacifico? L'oceano "tranquillo"? Forse lo è entro certi periodi dell'anno, entro la zona degli alisei, più o meno tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno, sebbene anche qui ci siano stagioni di tifoni, cicloni e uragani: tutti questi nomi indicano lo stesso genere di tempesta circolare in cui una nave a vela difficilmente si salvava... Oltre le zone degli alisei ci sono le regioni del Sud e del Nord Pacifico, dove tutto può accadere e dove il tempo non è mai stabile. Oltre queste aree soffiano i selvaggi venti occidentali che, di frequente, hanno forza da fortunale e si sfrenano ruggendo attorno al globo alle alte latitudini meridionali, culminando nelle paurose tempeste di Capo Horn, mentre oltre i 85 gradi di latitudine Nord fanno montare su tutte le furie il Pacifico».

Da Capo Horn alle coste della Terra del Fuoco questo mare si scatena con violenza demoniaca contro la riva, come se volesse divorare la terra e farsi più spazio. Negli inverni dai giorni brevi come lampi il malvagio Pacifico scaraventa sulle fragili navi che lo sfidano gli enormi iceberg. Chi dunque meglio di me, chiede presuntuosamente Dalrymple, può comandare quella nave?
La risposta dei lord dell'Ammiragliato è immediata e decisa: James Cook, naturally, il marinaio di grandissime capacità, ottimo topografo, matematico, astronomo e cartografo, uomo senza i ghiribizzi e i capricci dell'aristocratico Dalrymple. Un comandante completo, dunque, e di assoluta fiducia, un quarantenne equilibrato, capace di eseguire gli ordini con scrupolo e precisione non trascurando l'uso della propria intelligenza e della propria fantasia.

E' il 1768, 25 maggio. James Cook sale alla grande ribalta della storia. Esce dal ruolo di ufficiale pilota ed entra in quello di tenente di vascello in qualità di comandante della nave tanto agognata dal suo concorrente. La nave è stata battezzata Endeavour (Tentativo) e, checché ne dica in seguito Dalrymple in un suo arrogante scritto nel quale si attribuisce il merito della scelta, i tecnici dell'Ammiragliato l'hanno selezionata in base alle caratteristiche fornite dal futuro comandante. Il quale non può affidare la riuscita della sua difficilissima impresa a un vascello diverso da un «gatto» di Whitby.
Queste navi, spiega Cook, sono del tipo più sicuro e permettono agli ufficiali di avventurarsi con il minimo rischio, per la loro manovrabilità, su una costa sconosciuta. Dato il minimo pescaggio se si arenano, al momento dell'accostamento, possono restare appoggiate sul fondo senza rischiare il capovolgimento. Caratteristiche che non hanno i vascelli militari da quaranta cannoni e le pesanti fregate. Inoltre, sottolinea il comandante, hanno un'attrezzatura leggera e un sartiame semplice. La grande solidità, unita al peso ridotto al minimo, permette di imbarcare un equipaggio di almeno settanta uomini, la folta brigata di osservatori, artisti (i fotografi del tempo, incaricati di ritrarre i luoghi scoperti), scienziati e infine la dotazione di alimenti e bevande necessari per due anni.

Il gruppo scientifico è guidato dal ricco e aristocratico Joseph Banks, giovane di brillante intelligenza, botanico, membro della Royal Society. Nella missione, essenzialmente destinata alla ricerca astronomica e geografica, la presenza di quel gruppo è importante, anche se Cook non ne è molto soddisfatto, preoccupato com'è dal problema dei pesi e degli ingombri creati sia dalle persone, sia dalle attrezzature e dalle strumentazioni che la comitiva ha portato a bordo. Fra gli scienziati spicca lo svedese David Solander, allievo preferito di Linneo (il sommo naturalista) e botanico di classe che ha anche un'ottima pratica medica.

Il momento della partenza è vicino. La Endeavour è quasi pronta. Il tenente Cook ha studiato e controllato tutti i minimi particolari con la puntigliosità che gli è propria. Particolare attenzione ha riservato alle «armi» per combattere lo scorbuto, la malattia capace di sterminare un equipaggio. In quell'epoca sono ancora ignote le cause del morbo: soltanto molti anni dopo si scoprirà che è dovuto alla mancanza di acido ascorbico - o vitamina C - nell'alimentazione dei marinai, alimentazione costituita generalmente da gallette, carne salata di cavallo, di maiale o di merluzzo. Ma Cook, facendo tesoro delle osservazioni fatte nelle precedenti esperienze e seguendo le sue capacità intuitive, riempie la cambusa di crauti acidi a dozzine di barili, malto in grande quantità, succo concentrato di arance e limoni, cubetti di estratto di carne, un alimento di alto potere nutritivo, mosto di malto, infuso di sassofrasso. Quando potrà, nel corso della navigazione, il comandante farà distribuire ai suoi uomini il «sedano selvatico» e altre verdure fresche acquistate a terra durante i vari attracchi.

Sul problema dell'alimentazione Cook non tollera capricci e rifiuti. Ai marinai non piace molto la carne fresca e ai diversi intrugli propinati dal cuoco per ordine del comandante, preferiscono la galletta spalmata di grasso animale conservato o la classica carne salata sulla quale poi buttano incredibili quantità di rum, birra o "flip", un'esplosiva miscela di alcolici di vario tipo. Ma imparano presto a fare buon viso a «cattivo» cibo quando due di loro, avendo rifiutato la non gradita razione, vengono portati sul ponte della nave, legati al palo e puniti con dodici colpi di frusta sotto gli occhi gelidi di Cook. Colpi di frusta determinanti quanto le ottime attrezzature, perché salveranno l'equipaggio dallo scorbuto e quindi l'esito della spedizione.

Il 26 agosto 1768, nel porto di Plymouth, il tenente James Cook lancia dal ponte di comando l'ordine tanto atteso dai marinai e dal gruppo scientifico: «Go!». La partenza della robusta e tracagnotta Endeavour è solenne. Il «gatto» di Whitby sembra essere conscio di vivere un momento storico, di essere l'esploratore che apre la via all'espansione della potenza britannica nell'Oceano Pacifico.
La prima parte della navigazione è tranquilla. Quando la nave raggiunge le Isole di Capo Verde e percorre un mare che non richiede il massimo impegno dell'equipaggio, Cook, dando prova di sensibilità umana e di ottimo criterio di amministrazione delle energie dei marinai, ordina che ci siano tre turni di servizio anziché due, come d'uso sugli altri vascelli: in questo modo ogni uomo può riposare otto ore anziché quattro. Se ben riposati, considera il previdente comandante, sono in grado di fare il massimo dello sforzo al momento delle prevedibili e dure difficoltà che ci attendono. E' soddisfatto l'equipaggio - anche per le abbondanti razioni di tabacco ricevute - e sono soddisfattissimi i naturalisti Banks e Solander e tutti gli altri del gruppo. Dalle relazioni che Villiers ha consultato negli archivi storici della marina inglese l'atmosfera appare idilliaca oltre che scientificamente produttiva:
«Gli artisti Parkinson e Buchan tenevano i cavalletti tutto il giorno sopra coperta e i naturalisti Banks e Solander erano sinceramente lieti di osservare e annotare tutto. Banks diceva di non aver previsto che il viaggio gli avrebbe dato una simile occasione di studiare anche la vita naturale del mare, oltre alle isole. Egli, Solander e gli altri del gruppo erano sempre affaccendati... Di sera si accendevano le candele per compilare i diari».

Ma le grandi imprese, fatalmente, non sono fatte soltanto di rose. Dopo i dolci mari del sud, quelli tropicali, vengono quelli infidi e gelidi sui quali si affacciano le coste della Patagonia, della Terra del Fuoco, del malfamato Capo Horn. La Endeavour punta in questa direzione, verso l'Isola degli Stati, che si trova davanti al Capo, rotta obbligata per chi vuol raggiungere il Pacifico. Rotta obbligata secondo le valutazioni di Cook, che preferisce evitare lo stretto scoperto da Magellano considerandolo una trappola mortale per la sua angustia, la sua tortuosità, la mancanza di ancoraggi e le improvvise e furiose raffiche di vento che scaraventano le navi contro le coste rocciose.
In genere gli altri comandanti preferiscono affrontare lo stretto piuttosto che doppiare Capo Horn in un mare molto più irto di pericoli. Ma la valutazione di Cook è accorta: per quante difficoltà ci siano, a Capo Horn un abile pilota si trova in mare aperto e con le opportune manovre può sottrarsi al peggio. Cook si sente a tal punto sicuro della propria capacità da prendere un'altra decisione anticonformista: contrariamente alla consuetudine punta la prua verso lo Stretto di Le Maire che divide l'Isola degli Stati da Capo Horn. Secondo la norma - sempre dettata dal terrore che ispira il mare a ridosso del famigerato Capo - dovrebbe girare al largo dell'Isola degli Stati tenendosi a Est. Per il pragmatico marinaio dello Yorkshire questo è un itinerario sciocco perché impone un notevole allungamento della rotta.

Nello stretto la prima, e quasi scontata, difficoltà del viaggio: una burrasca che imperversa da terra con spaventosa violenza costringe il tenente Cook a mettersi in panne. Annota Banks nel suo diario: «I marinai dicono che non hanno mai visto una nave stare in panna bene come questa, in modo così facile e insieme così vivace». Il merito di questo risultato è dell'abilità di Cook e della particolare carenatura della Endeavour, robusto e versatile «gatto» di Whitby.
La situazione è dura per tutti. Il calendario segnala il culmine dell'estate ma sulle colline della Patagonia e su tutta la Terra del Fuoco la neve è alta. Cook il mago è riuscito ad ancorarsi nei pressi del punto più orientale della Terra del Fuoco e Banks raggiunge impavidamente la costa per raccogliere i suoi esemplari di piante e varie campionature di interesse scientifico. Lo scienziato è a tal punto assorbito nella ricerca da non accorgersi della notte che scende sul suo gruppo. Costretto ad attendere il mattino, alle prime luci dell'alba si trova accanto i corpi assiderati dei suoi due giovani servitori di colore. A bordo i marinai resistono al freddo ingollando rum e stringendosi addosso il più possibile i giacconi e i pantaloni di lana fatti distribuire dal comandante.

Questi, nel frattempo, del tutto incurante del freddo e del vento violentissimo, si dedica al rilevamento dei dati della baia nella quale si è ancorato per prepararne la topografia. Poi, malgrado la situazione meteorologica sia migliorata di poco, decide di riprendere il viaggio. Tenendo la rotta a Ovest, a dispetto dei fortunali e delle raffiche improvvise di vento che investono il «gatto», dopo qualche giorno di navigazione raggiunge Capo Horn. Appena gli è possibile ne calcola la posizione. In seguito il "punto" risulterà sbagliato di un grado di longitudine e un miglio (1600 metri circa) in latitudine. Un errore irrilevante tenuto conto che le operazioni di calcolo sono state fatte su una nave squassata dal vento.
Mentre il comandante è occupato con i suoi strumenti e con le sue carte, Banks e Solander sono chini sul tavolo della grande cabina di comando intenti a classificare una miriade di piante e fiori, insetti di tutte le forme e grandezze per la maggior parte sconosciuti in Europa. Cook guarda con occhio un po' torvo quei mucchietti di «vegetali» - anche se apprezza il lavoro scientifico - perché gli costano degli ancoraggi. A volte non poco pericolosi quando l'entusiasta ma petulante Banks gli chiede di fermarsi non appena, essendo vicini a una costa, vede una macchia di arbusti del tutto insignificante all'occhio di un marinaio digiuno di botanica. In questi casi lo studioso e i suoi collaboratori danno anche un gran daffare perché continuano ad andare su e giù con le scialuppe alla ricerca delle loro preziose «erbe»: e ogni lancia calata e tirata su a forza di braccia e di paranchi è un'impresa piuttosto lunga e laboriosa, durante la quale il comandante frigge di impazienza.

COOK VERSO L'AUSTRALIA - LA MORTE >

(1 - continua)


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