SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
JAMES COOK

 LE GRANDI ESPLORAZIONI 

UNA MORTE BEFFARDA ATTENDE CAPITAN COOK


IL DOMATORE DI OCEANI

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Dopo mille rischiose avventure, morì nel 1779 durante uno scontro nelle isole Hawaii. 
Il corpo fu divorato dagli indigeni

di MARIAN CECCHI


Finita la sosta, la "Endeavour" riprende il mare. Il vento si è fatto favorevole anche se ha poco nerbo. Mentre i pinguini dalla riva guardano quello strano animale con tante ali bianche, gli ordini rapidi e precisi di Cook dispongono le vele in modo sapiente così da sfruttare ogni soffio. E il «gatto» punta maestosamente verso Nord. Pochi giorni dopo si trova nel Pacifico a 50 gradi Sud e 90 Ovest. 

E' il 12 febbraio del 1769. Soltanto trentotto giorni prima la nave si trovava dalla parte opposta, nell'Atlantico, a 50 gradi Sud. Una buona velocità: in quel periodo ha percorso poco meno di 3.500 chilometri. Cook ha giocato di vela con un'abilità unica, sfruttando ogni metro di tela a sua disposizione. Annotando il fatto commenta: «Una circostanza quasi certamente mai accaduta ad altri vascelli in questi mari che fanno grande timore per i tremendi fortunali, tanto che doppiare Capo Horn è ritenuto da alcuni un fatto grandioso, ed altri preferiscono lo Stretto di Magellano».

L'11 aprile compare alla vista dei marinai la costa di Tahiti, l'isola dalla quale Cook deve osservare il passaggio di Venere, secondo il programma disposto dalla Royal Society. L'equipaggio freme di impazienza. Dall'epoca della sua scoperta l'isola gode di una gran fama per la disponibilità delle sue donne che regalano ardenti notti d'amore, con la piena autorizzazione dei loro uomini, dietro il modesto compenso di un chiodo o di qualche altro attrezzo da lavoro (un punteruolo garantisce la dedizione totale di un piccolo gineceo). Al momento dello sbarco Cook ha già fatto affiggere in ogni angolo della nave un severo regolamento che impone norme ferree sugli scambi. «Sapeva che gli uomini di una precedente nave» - racconta Villiers - «in un solo mese trascorso a Tahiti avevano estratto furtivamente tanti essenziali punteruoli e bulloni dal corpo della nave da minacciare la robustezza della sua stessa struttura, tanto era il loro ardore nel godere di quell'insaziabile commercio.

 Cook aveva portato chiodi e punteruoli a barili ma non per comperare amore bensì per gli scambi della nave (pesci, maiali, noci di cocco, frutti dell'albero del pane e simili), perciò quegli articoli di ferro furono messi sotto controllo». Il risparmio dell'insolito tipo di «valuta» è d'obbligo anche perché rispetto a due anni prima - il comandante lo apprende da qualche suo marinaio che ha prestato servizio sulla nave che ha visitato l'isola in precedenza - i tahitiani hanno alzato i prezzi, per comperare un maiale non è più sufficiente un punteruolo ma ci vuole un'ascia: evidentemente anche il «buon selvaggio» conosce le leggi dell'economia di mercato. Ma oltre alle complicazioni commerciali, allo scialo di chiodi, Cook deve tenere d'occhio le lestissime mani degli indigeni i quali, quando salgono a bordo o hanno accesso alle tende a terra, s'impadroniscono di tutti gli oggetti che attirano la loro curiosità. Cook si vede sparire addirittura l'insostituibile quadrante con il quale deve fare le osservazioni astronomiche che sono lo scopo essenziale del viaggio. Riesce a recuperarlo soltanto dopo aver catturato alcuni capi che minaccia di passare per le armi (è un comportamento estremo per Cook, uomo di carattere mite, sinceramente rispettoso dei diritti umani in genere). 

Dello scarso riguardo dei tahitiani per la proprietà privata fa le spese anche Banks: una notte mentre sta dormendo in tenda con altri amici - tenda che è collocata in una specie di fortino nel quale è installato anche l'osservatorio astronomico - viene letteralmente depredato. Con sbalorditiva abilità gli portano via, addirittura, le calze da sotto il cuscino. In questa atmosfera, nella quale convivono senza difficoltà le carnali allegrie dei marinai e i severi lavori di Cook e Banks, giunge finalmente il giorno atteso. Venere passa lentamente nel cielo limpidissimo mentre Cook e i suoi collaboratori la seguono con i loro strumenti e stendono i dati che interessano la Royal Society. Questa parte della missione è compiuta. Cook ha anche rilevato con precisione la posizione di Tahiti - i dati della precedente spedizione, fatti dal suo predecessore, erano molto approssimativi tanto che lo stesso Cook ha trovato difficoltà a raggiungere l'isola - posizione di estrema importanza dato che Tahiti è una base preziosa sia come punto di riferimento per i naviganti, sia come fonte di rifornimenti per le navi che esplorando il Pacifico danno la caccia a nuove rotte e alla mitica "Terra Australis".

Il 13 luglio 1769 Cook dà ordine di salpare l'ancora. Poco dopo la partenza scopre altre isole, che fanno parte di un gruppo che comprende anche Tahiti, alle quali dà il nome di Isole della Società, in onore della Royal Society. A uno dei capi di queste isole, future basi che, sommate ad altre, costituiranno la forza politico-economico-militare dell'impero inglese, il tenente Cook dona una targa di metallo sulla quale l'armaiolo di bordo ha inciso poche parole: «Nave di Sua Maestà Britannica "Endeavour" - Comandante Luogotenente Cook 16 luglio 1769 - Huahine». Quella targa è un gentile ricordo per il capo ma è nello stesso tempo un avvertimento ad altri esploratori naviganti che quell'isola, Huahine, appartiene al re d'Inghilterra. Dopo aver issato qua e là, su altre isole trovate sulla rotta, la bandiera che simboleggia il dominio di re Giorgio III, Cook dirige la nave verso Sud. Ci sarà in questa direzione la tanto sognata, agognata, lussureggiante e ricca "Terra Australis"?  Il comandante non se ne preoccupa molto. Nella direzione che ha scelto c'è sicuramente la Nuova Zelanda, scoperta nel 1642 dall'olandese Abel Tasman ma rimasta terra inesplorata, segnata in modo approssimativo sulle carte nautiche. Tasman inoltre si è limitato a costeggiare soltanto la costa occidentale ma senza rilevarla con dati precisi. Cook dunque si affida ancora una volta a quel suo sesto senso che ha sviluppato guidando i "gatti" di Whitby nei furiosi e beffardi mari della Gran Bretagna del Nord.

Alle ore 13.30 del 6 ottobre 1769 dalla coffa dell'albero maestro scende come una staffilata l'urlo entusiasta del mozzo di servizio: "Terra! Terra!". E' quel grido che Cook sente ogni volta come una vittoria personale e della propria patria. Quel grido soltanto è capace di incrinare l'impassibilità del comandante, di fargli sentire il petto percorso da una vampata di emozione. Anche Banks è entusiasta. Lui, che è stato contagiato dalla fede incrollabile dei membri della Royal Society sull'esistenza del continente misterioso, è convinto che quella massa intravista a qualche miglio dalla "Endeavour" sia la "Terra Australis". Ma a Banks, su questa elucubrazione, ormai dà retta soltanto qualche compiacente compagno del suo gruppo. Il comandante e la maggioranza dei suoi ufficiali sono ormai scettici sull'esistenza del continente vagheggiato da Dalrymple sulle sue carte. Anche se molta parte del Pacifico è ancora da esplorare, è pur vero che la zona indicata da Dalrymple come sede della «Terra Australis» è già stata ampiamente percorsa senza alcun risultato. Di fronte alla "Endeavour" invece si staglia una terra che rappresenta un concreto problema da risolvere: quella Nuova Zelanda, della quale Tasman aveva visto soltanto la costa occidentale e non aveva stabilito l'esatta posizione. 

Le isole neozelandesi sono potenzialmente ricche (lo si saprà dopo): oro, argento, carbon fossile, lignite, ferro, grandi distese di erba e perciò terreno ideale per l'allevamento del bestiame. Ma questa ricchezza è nascosta. è necessario preparare la strada per scoprirla. In un primo momento - dopo aver superato la feroce resistenza dei Maori che considerano ogni intruso un nemico da uccidere e da mangiare se ha carni buone o è un valoroso ("dal suo cuore cotto ai ferri si può assorbire il grande coraggio") - Cook tenta la via dell'esplorazione a terra, ma deve rinunciare all'impresa a causa del freddo che comincia a imperversare a quella latitudine che risente delle temperature antartiche. Decide allora di cominciare la circumnavigazione - per il rilevamento topografico delle coste - partendo verso il Nord dove si sta approssimando l'estate. 

Alan Villiers, che ha studiato minuziosamente, sulle carte tracciate all'epoca, la rotta percorsa da Cook e le difficoltà insorte durante il viaggio fa una sintesi ammirata dell'impresa: «Dette così inizio a quella eccezionale circumnavigazione delle due isole della Nuova Zelanda che fu un risultato considerevole anche per una carriera spettacolosa come la sua. Dovette percorrere 2.500 miglia (oltre 4.000 chilometri) in acque difficili e lungo una costa pericolosa e sconosciuta, gran parte della quale si trovava nei Ruggenti Quaranta (così venivano chiamati i 40 gradi di latitudine Sud, e l'aggettivo dice tutto), circa alla latitudine di Capo Horn. Dovette anche fare il miglior rilevamento topografico possibile, e tutto questo con una sola nave e senza mezzi di comunicazione: era agli Antipodi, alla massima distanza possibile dalle basi, e nessuno avrebbe saputo dove cercarlo se si fosse smarrito. Aveva una piccola nave a vele quadre, di alberatura leggera, che era già sul mare da più di un anno ed eccolo là a contrapporre nave ed equipaggio ai 'Ruggenti Quaranta' e al Mare di Tasman (quest'ultimo si trova fra la Nuova Zelanda e l'Australia), due famosi generatori di maltempo e deciso a restare lungo quella costa finché non I'avesse riportata sulla carta del mondo, quali che fossero i tempi necessari e le difficoltà dell'impresa».

Queste difficoltà oggi, nell'epoca dei motori, sono inimmaginabili. Sotto costa e nelle sinuose rientranze Cook è costretto a far procedere la nave ricorrendo al cosiddetto «tonneggio». Questa manovra consiste nel mandare avanti una barca con una leggera ancora da gettare a fondo; fatto questo la "Endeavour" viene trainata verso il punto-ancora. Poi si ripete l'operazione più volte. La soluzione viene adottata quando i venti sono sfavorevoli e rendono la navigazione sotto costa impossibile minacciando di sbattere il vascello contro le scogliere. Ovviamente per fare questa manovra è necessario attendere il mare calmo perché in acque mosse, anche di poco, i quaranta uomini più robusti dell'equipaggio riuniti in due lance non riescono a sviluppare sufficiente "forza motrice" per far muovere la nave. Malgrado questa e molte altre difficoltà il tenente Cook, impegnato fino all'esaurimento ad annotare dati, fare calcoli, schizzare mappe indicative che poi si trasformeranno in precise carte nautiche, controllare la rotta della nave, coordinare l'equipaggio durante le varie manovre audaci imposte dal vento, che spesso si leva furioso e dal mare, che gioca ferocemente con la "Endeavour", impiega soltanto sei mesi per fare la rilevazione completa del perimetro delle due isole neozelandesi. E in questi sei mesi trova pure il tempo di far mettere in secca la nave e di farne revisionare la carena, provatissima, che viene anche ricoperta da uno spesso strato di grasso per impedire le incrostazioni.

Il gruppo scientifico non si lascia superare in produttività: i pittori raggiungono i posti più impervi per «fotografare» le varie zone. Non sono da meno i naturalisti di Banks che scorrazzano furiosamente, come un branco di cani da tartufi, a caccia di piante e insetti, fiori e pezzi di roccia dagli strani scintillii e campioni di terra che vengono chiusi religiosamente in contenitori speciali. L'introverso Cook, facendo violenza al suo carattere, instaura rapporti di amicizia - anche questo fa parte della sua missione - con gli indigeni. E ci riesce, grazie a quella dolcezza di carattere e di modi così ben nascosta dal pudore britannico. La presa di contatto è resa facile anche dagli stessi Maori, bellicosi, a causa dei frequenti scontri fra le tribù locali che si contendono il territorio, ma fondamentalmente gentili. Il problema iniziale di Cook, nel suo lavoro di «pubbliche relazioni», è la diffidenza di quegli uomini primitivi che guardano lui e i suoi compagni con quel timore che ispirano gli esseri soprannaturali. Dal loro punto di vista non hanno tutti i torti: quegli strani uomini biondi e bianchi, che pur sono fatti come loro, remano verso riva guardando a poppa, dimostrando di poter vedere attraverso la nuca; quando ne hanno voglia si tolgono di dosso la pelle, ossia la giacca e gli altri indumenti, e persino i capelli (a quell'epoca l'uso della parrucca era diffusissimo). 

Tuttavia Cook e i suoi uomini (che il comandante faceva frustare a dovere se non si comportavano correttamente con gli indigeni) stabiliscono dei rapporti d'amicizia che restano nel tempo a lungo. Resta nella memoria soprattutto la personalità del severo ma gentile uomo dello Yorkshire. Hore-Ta-Te-Taniwhe, ancora ragazzino di dieci anni quando lo conosce, cosi lo ricorda cinquant'anni dopo: «C'era nella nave un uomo più autorevole. Sapevamo che era il capo supremo perché aveva un contegno nobile e distinto. Parlava poco ma i suoi folletti parlavano molto. Si avvicinò e ci accarezzò le guance e la testa. I miei compagni dicevano: "Questo è il capo, lo dimostra la sua gentilezza con noi, e gli piacciono anche molto i bambini." Un uomo nobile spicca anche tra la folla».Terminate tutte le parti della missione Cook decide di riprendere la via di casa. Questo è quanto lo autorizza a fare il programma concordato con la Royal Society e l'Ammiragliato. Questa volta, sentito il consiglio di nave, il comandante decide di evitare Capo Horn essendo l'inverno troppo avanzato e le condizioni meteorologiche tali da rendere la rotta impraticabile anche a un navigatore dotato di poteri sovrumani.

 Parte puntando verso l'isola di Tasmania per poi toccare le Indie orientali, prendere l'Atlantico passando oltre la punta estrema dell'Africa, il Capo di Buona Speranza. La nuova rotta gli permette di studiare meglio la parte sudorientale dell'Australia che Tassammo, scopritore dell'isola di Tasmania, ha soltanto sfiorato. Cook sbarca nella zona dove ora si trova il Nuovo Galles del Sud. Questo continente potrebbe essere la Terra Australis Incognita» tanto sognata ma per strane quanto imperscrutabili motivazioni nessuno, né ufficiali, né scienziati, né lo stesso Cook vogliono accettare questa ipotesi. Molto probabilmente la curiosa posizione dipende dal fatto che nei sogni questa terra viene immaginata, da navigatori e scienziati - certo i secondi hanno decisamente «plagiato» i primi - grande, gonfia di ricchezze d'ogni genere facilmente sfruttabili. L'Australia invece, guardata dal limitato punto di vista di Tasman, non presenta una costa che faccia pensare al paese di Bengodi. A ogni buon conto il tenente Cook, col suo buon senso nordico, fa salire su un pennone issato a terra la bandiera di re Giorgio III e in suo nome prende possesso di quel suolo, Mentre il comandante organizza la raccolta dei rifornimenti sotto gli occhi degli indigeni, uomini neri che vivono come gli esseri dell'età della pietra e non si lasciano avvicinare, Banks e Solander come al solito sono al lavoro con tutti i loro collaboratori e restano affascinati da stranissime piante, da stupendi uccelli e da quei giganteschi alberi che si chiameranno «alberi della gomma». 

Riprendendo il mare la "Endeavour" costeggia fino a un grande porto «dove» - scrive Cook nel diario di bordo - «sembra esserci un ancoraggio sicuro». Quel porto, che potrebbe contenere tutta la flotta britannica del momento, porterà in futuro il nome di Sydney, una delle più grandi città australiane. Poi Cook risale lungo tutta la costa fino a raggiungere lo stretto di Torres, costituito dalla propaggine sud della Nuova Guinea e dalla punta più alta dell'Australia, l'attuale Capo York. Lungo il cammino il comandante della "Endeavour" ha rischiato di perdere la nave fra la terribile dentatura della Gran Barriera Corallina, terrore di tutti i marinai. Ma anche in questo caso il grande Cook l'ha fatta in barba ai demoni marini: grazie al Signore, egli dice, e al prezioso fondo piatto del «gatto» di Whitby.

 Il 13 luglio 1771 la "Endeavour" entra orgogliosamente nel canale della Manica, la grande bandiera della marina militare tesa al vento. A bordo ci sono cinquantasei dei novantaquattro uomini che hanno lasciato l'Inghilterra quasi tre anni prima. Quelli che sono morti, sono stati spacciati da altre malattie o da incidenti ma nessuno è stato ucciso dallo scorbuto: il che dimostra la validità delle regole preventive e delle empiriche terapie di Cook. Due giorni dopo il London Evening Post riferisce - con la tipica approssimazione del giornalismo marittimo di allora - che la nave «ha toccato, facendo il giro del mondo, ogni costa o isola dove fosse possibile approdare». Il Public Advertiser riferisce delle ricche merci orientali che vengono sbarcate dalla nave. Delle imprese del tenente Cook non si fa quasi menzione mentre si raccontano mirabilia del noto aristocratico Banks. «Ben diciassettemila piante, di una specie mai vista prima in questo regno, sono state portate dal signor Banks... Solander e Banks», scrive il Westminster Journal, «hanno l'onore di visitare spesso a Richmond Sua Maestà, il quale sta esaminando tutta la loro collezione di disegni di piante e di vedute del paese». 

Secondo il Public Advertiser grandi speranze «sono riposte nelle scoperte del dottor Solander e del dottor Banks e di conseguenza si prevede che i territori della Gran Bretagna saranno largamente estesi». Anche il tenente Cook, tuttavia, viene presentato a re Giorgio per iniziativa di lord Sandwich, primo lord dell'Ammiragliato, che, assieme all'ispettore della marina militare sir Hugh Palliser, apprezza moltissimo le grandi qualità di quello schivo ma preparatissimo e geniale marinaio dello Yorkshire. E' grazie alla lungimiranza e all'intelligenza politico-economica di questi due amici che James Cook ottiene di poter fare una seconda spedizione, che ha come obiettivo una circumnavigazione nelle alte latitudini con esplorazione del Pacifico del sud, dell'Indiano del sud e dell'Atlantico del sud. 

Per questo nuovo e lungo viaggio parte il 13 luglio 1772 con due navi, la "Resolution" e la "Adventure", ancora una volta preparate con le caratteristiche dei «gatti» di Whitby. Al comando della "Resolution" e seguito dall'altra nave, che ha funzione di appoggio, fa la sua più grande scorribanda nel regno dei ghiacci, varca il circolo polare antartico. Viene fermato, dopo essersi inoltrato oltre il circolo fino alla Terra di Palmer, dalla banchisa dove si levano «novantasette colline di ghiaccio, oltre a quelle esterne, di cui due erano grandi. Sembravano una catena di monti che si levavano uno sull'altro, fino a perdersi nelle nuvole». Quella non è certamente la "Terra Australis Incognita", perché non c'è segno di vita. A questo punto Cook, sempre guidato dal suo senso della realtà, cambia rotta: «A me, che avevo l'ambizione non solo di andare più lontano di quanto un uomo fosse andato prima ma ancora il più lontano possibile, non solo è dispiaciuta questa interruzione perché in una certa misura ci ha dato sollievo, almeno ha ridotto i pericoli e le fatiche connessi alla navigazione nelle regioni polari meridionali. Poiché non abbiamo potuto proseguire di un solo centimetro verso il Sud non è necessario addurre altri motivi per virare di bordo e tornare al Nord». 

Nel corso della rotta scopre la Nuova Caledonia e il gruppo delle isole Ebridi, a circa 1.500 chilometri dalla costa est dell'Australia, poco sopra il Tropico del Capricorno. La Nuova Caledonia è un'isola piacevole, ricca, dove abbondano frutta e verdure. Durante il soggiorno Cook scopre anche, con sorpresa, che gli aborigeni sono simpatici e non hanno mani lunghe: non si registra nemmeno un caso di furto. Nel corso di questa seconda avventura il comandante della "Resolution" paga il conto della spaventosa (ma controllatissima) tensione alla quale lo costringono la sua responsabilità e il superlavoro al quale si sottopone: l'ulcera gastrica lo mette fuori combattimento, lo riduce quasi a uno scheletro perché il povero Cook non riesce a inghiottire alcunché. E' quasi ridotto in fin di vita quando lo salva il dottor Forster, uno scienziato imbarcato sulla "Resolution" al posto del petulante Banks, il quale gli propina per alcuni giorni del brodo fatto con la carne di un grosso cane di sua proprietà. Miracolosamente, è il caso di dirlo, Cook si riprende in pochi giorni ed è in grado di intraprendere il viaggio di ritorno. 

Rientra in Inghilterra il 30 luglio 1775, dopo tre anni e diciotto giorni di viaggio. Quando la "Resolution" entra in porto la rivoluzione americana è in corso da tre mesi. La Gran Bretagna sta per perdere le sue ricche colonie e Cook torna con la notizia che la "Terra Australis Incognita" non esiste. Tuttavia Cook ha dato alla Gran Bretagna nuovi possedimenti nei mari del Sud che, con la colonizzazione, possono essere trasformati in redditizie piantagioni e fonti di varia ricchezza. Ma per avere la sicurezza di raggiungere questi possedimenti in qualsiasi situazione politica (francesi e spagnoli sono dei rivali preoccupanti sia sul mare, sia nella caccia a nuove terre) è necessario avere una rotta di riserva. Perché non quella del famoso «Passaggio a Nord-Ovest» - che dovrebbe condurre nell'Oceano Pacifico - tanto cercato dalla parte del Nord-Atlantico? Finora la ricerca è stata un fallimento. Ma se è vero che, secondo l'ipotesi degli scienziati, il «Passaggio» porta al Pacifico, perché non tentare di individuarlo partendo dal Pacifico? E chi meglio del tenente Cook, che conosce il grande oceano come le sue tasche, può tentare l'avventura? Cook in quel momento ha quarantasette anni, trent'anni di navigazione, avrebbe bisogno di almeno un paio d'anni di riposo e di un severo controllo medico perché i suoi disturbi gastrici tornano a ondate sempre più dolorose. La sua famiglia ha passato lunghi anni ad attendere i pochi momenti in cui tornava a casa; tre dei cinque figli avuti dalla moglie (una donna tenera e forte capace di reggere da sola il peso di quella famiglia monca del capo) sono morti in sua assenza, i due rimasti hanno seguito la voce del sangue e si sono arruolati nella marina militare. Questa situazione permetterebbe a Cook di restare a terra, di curarsi, di godersi un vitalizio garantito, di dedicarsi tranquillamente ai propri affari e ai suoi cari. 

Ma il 12 luglio del 1776 salpa a bordo della "Resolution" - che è stata completamente revisionata - seguito dalla "Discovery" in sostituzione della precedente nave appoggio.Questa volta il tenente James Cook parte con il grado di capitano, la nomina a membro della Royal Society per i suoi meriti scientifici e la qualifica di scienziato-astronomo . «Gli ordini dati a Cook» - precisa Villiers nell'opera citata - «erano prima di dirigersi nell'Oceano Indiano meridionale per controllarvi certe scoperte dei francesi (allo scopo ovvio di valutarne l'importanza come eventuali basi nella lotta per il potere in quell'oceano)... Quindi doveva proseguire per il Nord Pacifico e la costa della California settentrionale ed esplorare ogni costa a nord della Baia di Drake finché scopriva un passaggio marittimo per l'Atlantico, oppure dimostrava la sua inesistenza». Un viaggio durissimo, lungo e meno promettente dei precedenti. Un percorso che va oltre i 16.000 chilometri ed esige mesi di navigazione angosciante, fra banchi corallini e ghiacci, sempre sottocosta per fare minuziose rilevazioni topografiche che spesso esigono il «tonneggio».

 In questo viaggio il capitano Cook appare diverso. L'ulcera gli sta divorando lo stomaco e lui ha scoppi d'ira frequenti, comportamenti spiacevoli. A Tahiti, dove la nave fa sosta per rifornimento, viene colpito da un attacco reumatico che letteralmente lo paralizza. Lo guariscono dodici robustissime tahitiane che in un quarto d'ora, a suon di particolari pugni, massaggi e strizzature specialmente nelle zone articolari colpite dal male, lo rimettono in grado di funzionare con perfetta efficienza. Concluse le operazioni di rifornimento, il capitano riprende la rotta del Nord. Alla fine deI Golfo dell'Alaska, fra la penisola di Kernay e l'inizio della catena delle Aleutine che forma la penisola di Alaska, Cook scopre un grande golfo che si estende a perdita d'occhio. In un primo momento è convinto di aver trovato il «Passaggio a Nord-Ovest» ma gli esploratori mandati da lui a raccogliere elementi indicativi tornano con la convinzione che si tratti della grande foce di un fiume. Quella in realtà è la profonda, bellissima ma anche preziosa insenatura che oggi, col nome di Seno di Cook, porta fino alla città di Anchorage, ai piedi della catena dell'Alaska, sede di un grande aeroporto internazionale. Dopo questa sosta la "Resolution" riparte per la sua caccia al "Passaggio". Domando mare e venti arriva fino allo Stretto di Bering, lo sorpassa e si spinge verso la Punta di Barrow, nei pressi della zona più settentrionale del Nord-America. La "Resolution" fa balzi paurosi sotto la spinta del risucchio del mare provocato dagli scontri tra i banchi di ghiaccio. In questo inferno Cook conduce la nave con la prudenza e la concentrata calma di un felino. La bandiera inglese ora sventola ai confini del Mare Artico. 

Qui c'è il «Passaggio a Nord-Ovest». Ma il capitano Cook non può verificarlo con precisione perché non può proseguire: la formazione dei ghiacci sta montando e c'è il rischio che la "Resolution" resti stritolata. Cook inverte la rotta. E' l'inizio del viaggio di ritorno verso la patria, gli onori, la famiglia, il riposo. Ma l'uomo dello Yorkshire non rivedrà la sua terra, non potrà donare alla moglie la gioia di una famiglia vera, non potrà inorgoglirsi dei figli che vengono a rendere saluto nella elegante divisa della più grande marina militare del mondo. Durante una sosta nell'isola Hawaii (nel febbraio del 1779) scoperta da Cook un anno prima, i rapporti fra gli inglesi e gli indigeni si fanno sempre più tesi a causa delle continue ruberie. Gli hawaiani inoltre non sono più molto contenti di commerciare con gli stranieri perché la loro produzione è basata sul «quanto basta» in rapporto alle necessità immediate e dunque non ci sono scorte. Cook è estremamente paziente, non ricorre a metodi estremi («Non sono venuto per assassinare la gente!») ma si limita a far somministrare una dose di frustrate a ladruncoli sorpresi in flagrante. Fa eccezione il giorno in cui il comandante della "Discovery" lo avverte che gli indigeni gli hanno rubato una scialuppa. 

E' un fatto gravissimo perché la lancia ha un'importanza determinante. In alta uniforme, accompagnato da un gruppo di armati scende a terra e prende in ostaggio il re dell'isola. Questi, conosciuto il motivo del provvedimento, si prepara volentieri a seguire il Capo Bianco sulla nave in quanto trova giusto che i suoi sudditi restituiscano la lancia. Ma quando il re si accinge a salire sulla scialuppa di Cook, la moglie s'interpone gridando disperatamente. E' la scintilla che fa scoppiare l'incidente. Una torma urlante si scaglia contro gli inglesi. Cook comanda la ritirata per evitare il peggio. Quando si volta per seguire i suoi marinai una mazzata lo colpisce alla testa. Cade sulle ginocchia. Il guerriero che lo ha ferito lo finisce furiosamente a coltellate. Sul suo corpo si accaniscono, in un orrendo rituale, anche altri indigeni accorsi urlando. Più tardi il cadavere viene divorato. Un capo «pentito» restituisce poi agli ufficiali della "Resolution" le mani e alcune ossa. Le navi ripartono, le bandiere abbrunate. Quello che resta del grande capitano Cook riposa in fondo al mare, avvolto in una vela bianca.

di MARIAN CECCHI

 Ringraziamo per l'articolo
(concesso gratuitamente) 
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