Breve sintesi dello....

< L'ASCESA DELL'OLANDA

  Sviluppo dell’economia  
nel periodo precedente l’industrializzazione

* Rivoluzione Industriale 
fine '700 inizio '800

* L'Era dello sviluppo del Ferro

di Giandomenico Ponticelli - ( http://digilander.libero.it/ponticellig )

“Tra il cinquecento e il seicento, nelle zone delle fiandre e del Brabante (l’attuale Belgio), si era verificato un forte incremento demografico che aveva spinto alla ricerca di nuove soluzioni per accrescere la produzione agricola, e renderla adeguata all’aumentata popolazione. Nel sei e settecento queste soluzioni, rilevatesi efficaci, furono importate anche in Inghilterra…L'elemento più nuovo e più determinante fu il cambiamento dell'antico sistema di rotazione triennale delle colture. Dopo aver prodotto un raccolto di grano, infatti la terra si esaurisce. Gli agricoltori medievali, per rimediare a questo problema, avevano cominciato a dividere i campi in tre sezioni: la prima coltivata a grano, la seconda foraggio, mentre la terza era destinata a “maggese”', cioè era lasciata incolta a rigenerarsi. L'anno dopo si ruotava: nella terra rimasta incolta si seminava il foraggio, in quella foraggio il grano, mentre quella che aveva dato grano veniva lasciata incolta.

Gli agricoltori fiamminghi, e poi quelli inglesi, continuarono a dividere la terra in tre parti, ma ne destinavano una a grano, una a pascolo, una a bosco. Il bosco forniva legno e cacciagione e inoltre tratteneva il vento e le acque impedendo le frane e le inondazioni, il pascolo forniva il concime che rigenerava il campo, che non restava più improduttivo per un anno”*.

In seguito ai conflitti che scoppiarono in Europa, si svilupparono enormemente l’industria degli armamenti, che muta radicalmente nel corso del secolo, passando dalla produzione di armi da taglio, alle armi da fuoco, dando nuova vita anche a due settori collaterali, l’industria estrattiva (soprattutto minerali di ferro), e l’industria della raccolta della legna. 

Intorno alla metà del 600, incominciò a svilupparsi una prima forma di economia capitalistica, a gettare le prime basi dell’industria della lavorazione dei manufatti in cotone e il mercante. L’economia mercantile si era sviluppata enormemente in quest’ultimo secolo, soprattutto dopo la scoperta di nuove terre, con qui erano venuti alla luce nuovi prodotti, come il cotone che importati in grandi quantità sul mercato europeo, erano poi lavorati. Le grandi famiglie mercantili avevano sviluppato una fitta rete di agenzie e centri di smercio sul tutto il territorio europeo, con la quale acquistavano le materie prime provenienti da oltre oceano, quindi erano distribuite a domicilio alle famiglie dei contadini, ed in ultimo raccoglievano i manufatti terminati. “la moglie e le figlie filavano li filo, che l'uomo tesseva o che, se il capofamiglia non lo lavorava egli stesso, veniva venduto. 

"Queste famiglie di tessitori vivevano per lo più in campagna, nelle vicinanze delle città, e con il loro salario potevano cavarsela abbastanza bene, poiché il mercato interno era ancora decisivo per la domanda di tessuti, anzi era quasi l'unico mercato, e il prepotere della concorrenza, sviluppatosi più tardi con la conquista di mercati stranieri e l'allargamento del commercio, non premeva ancora in modo avvertibile sul salario. A ciò si aggiunse un rialzo costante della domanda nel mercato interno, che teneva il passo con il lento aumento della popolazione e che occupava perciò tutti i lavoratori, e l'impossibilità di un'aspra concorrenza tra questi, derivante dal fatto che le loro abitazioni erano isolate nelle campagne”**. 

L’orario di lavoro di tessitura era soggettivo, tuttavia guadagnava abbastanza per mantenere lui e la sua famiglia, il tempo libero che gli rimaneva, era impiegato o per lavorare un piccolo appezzamento di terra, di cui aveva poca cura, oppure in passatempi di vario genere, vivendo una vita regolare e all’aria aperta, avevano tutti un ottima salute, ”i loro figli crescevano all'aria libera della campagna, e se pure aiutavano i genitori lavoro, ciò avveniva solo di tanto in tanto, nè si poteva parlare di una giornata lavorativa di otto o dodici ore”**. 

“Essi consideravano lo squire, il più importante proprietario terriero della regione come il loro naturale superiore, gli chiedevano consiglio, gli affidavano la decisione nelle loro piccole contese e tributavano tutti gli onori inerenti a questo rapporto patriarcale”**. 

Erano gente rispettabile e buoni padri di famiglia, non vivendo in condizioni di vita alienanti, non erano tentati di spendere tutto il loro denaro in osterie o in case di piacere, come i loro figli che erano tenuti in grande considerazione, allevati su solidi principi.
“Di rado sapevano leggere e scrivere andavano regolarmente in chiesa, non facevano politica, non partecipavano a cospirazioni, non pensavano, si dilettavano di esercizi fisici, ascoltavano con tradizionale devozione la lettura della bibbia e, con la loro semplice umiltà, erano in ottimi rapporti con classi più elevate della società. In cambio di tutto questo, però erano intellettualmente morti, vivevano soltanto per i loro meschini interessi privati, per il loro telaio e il loro orticello, e non sapevano nulla del grandioso movimento che fuori pervadeva l'umanità”**. 
“La rivoluzione industriale, invero, non ha fatto altro che portare tutto ciò alle ultime conseguenze, compiendo la trasformazione dei lavoratori in semplici macchine togliendo loro dalle mani l'ultimo resto d’attività autonoma, ma appunto perciò spingendoli a pensare e ad esigere una condizione umana. Come in Francia fu la politica, in Inghilterra fu la rivoluzione industriale e il movimento della società borghese in generale a trascinare nel vortice della storia le ultime classi ancor del tutto indifferenti agli interessi generali dell'umanità”**.
>Con lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuove tecniche di coltivazione, la produzione agricola aumenta, ma soprattutto si crea una grand’eccedenza di manodopera, i contadini che prima lavoravano il cotone e le altre materie prime, erano costretti a spostarsi dalle campagne alle città, per lavorare a tempo pieno all’interno di grandi capannoni, e poter quindi provvedere al sostentamento loro e dei propri familiari.

In sintesi: ciò che caratterizza lo sviluppo preindustriale, non è tanto la mancanza di capitalismo, che esisteva, (anche se non nelle forme che si avranno successivamente), bensì l’annullamento della crescita continuamente azzerata da guerre e dalle carestie. 

Altre trasformazioni di rilievo
· Introduzione di nuove culture (mais, pomodori, patate).
· L’alternanza di colture che consumano altri elementi chimici della terra, rigenerando il campo senza bisogno di tenerlo a riposo.
· Introduzione di nuovi attrezzi agricoli.
· La selezione delle sementi e degli animali.

Sintesi del processo di sviluppo 
· Sviluppo di nuove forme economiche, (il mercante imprenditore).
· Sviluppo dei settori estrattivi e della fabbricazione delle armi.
· Sviluppo di nuove tecnologie applicate all’agricoltura.
· Introduzione sul mercato interno di nuove colture.


* Anna Ferrarsi Oliverio - l’uomo e la macchina -editori riuniti.
** Engels -situazione della classe operaia in Inghilterra – editori riuniti.

Industrializzazione 

Critica a saggio di Engels situazione della classe operaia in Inghilterra

“Fenomeno che finirà per caratterizzare storicamente l’Inghilterra, tra la fine del settecento e i primi dell’ottocento, processo di trasformazione economica, che va sotto il nome di “rivoluzione industriale”*.

Nel settecento maturarono in Europa le condizioni di una crescita, che sono considerate le premesse della rivoluzione industriale, la produzione nei settori guida di tutto il sistema finanziario, diventò autopropulsiva, continuò a crescere in una spirale continua che alimentava se stessa. Queste condizioni si verificarono la prima volta in Inghilterra, dove l'agricoltura aveva conseguito miglioramenti importanti nella conduzione, nella resa e nella produttività, soltanto una maggiore produttività in agricoltura, (cioè la possibilità di ottenere lo stesso, o un maggior prodotto con un minor numero di addetti e in minor tempo), consentiva di provvedere al sostentamento dei lavoratori che si trasferivano nel settore industriale, e della crescente popolazione urbana. L’attività commerciale nell’interno del paese, (soprattutto negli scambi coloniali è internazionali), aveva conquistato importanti mercati di sbocco e consentiva una considerevole circolazione di merci e di capitali, l’area più importante per il totale delle esportazioni inglese sul finire del settecento divennero le isole e i territori americani (57% 97\98). “L’america, in quel tempo era soltanto un mercato coloniale, anche se il più grande di tutti, cioè un paese che forniva prodotti greggi e riceveva dall’estero, in questo caso l’Inghilterra, prodotti industriali”**. 

La posizione dominante che la Gran Bretagna era riuscita ad assicurarsi sul mare e nel grande commercio coloniale e internazionale si rilevò di importanza rilevante, per l’avvio della rivoluzione industriale. La costruzione e l’attività di una grande flotta militare e commerciale contribuirono a tenere alto il livello della domanda, del reddito e della circolazione di capitali.

Il fortissimo aumento della produttività del lavoro e il sistema di fabbrica erano diventati in Inghilterra, e stavano diventando in altre regioni, i due elementi fondamentali del processo di trasformazione industriale. Entrambi erano connessi all’utilizzazione delle macchine e alla convenienza di concentrare macchine e manodopera in appositi locali. Si trattava di un mutamento importante nell’organizzazione del lavoro, al “mercante imprenditore” si sostituiva “l'industriale imprenditore”, il capitano d'industria che riuniva macchine e operai in una fabbrica, dirigeva e sorvegliava la produzione, la commercializzava. Con l’estendersi di questo sistema cresceva quindi il numero degli «operai di fabbrica», che all'inizio, soprattutto nell'industria cotoniera erano donne e bambini, s’intensificava l'esodo dalle campagne, nasceva quindi il proletariato industriale, la classe operaia. 

Dice Engels: “L’operaio vende al capitalista la sua “forza lavoro” per una certa somma quotidiana. Dopo aver lavorato poche ore, egli ha già riprodotto il valore di quella somma. Ma il suo contratto di lavoro stabilisce che egli deve continuare a sgobbare ancora diverse ore per completare la sua giornata lavorativa. Il valore che egli produce in queste ore supplementari di pluslavoro, è plusvalore, che al capitalista non gli costa nulla, ma, ciò nonostante, si riversa nelle sue tasche. Questo è il fondamento del sistema che sempre più va dividendo il mondo civile, da una parte in pochi Rothschild e Vanderbilt, Possessori di tutti i mezzi di produzione e di sostentamento, e, dall'altra, in una massa sterminata di salariati, che non possiedono altro che la propria “forza lavoro”***. 

Lo sviluppo industriale, partì dalla regione del Lancashire nell’Inghilterra nord occidentale, di cui divenne famosa soprattutto la città di Manchester, dove era concentrata la manifattura del cotone, dando così inizio ad un’espansione che trascinò anche agli altri settori: la costruzione di macchine, soprattutto caldaie a vapore, lo sfruttamento delle miniere di carbone, l’ammodernamento e il miglioramento delle vie di comunicazione, il sistema creditizio. 
Il filatoio meccanico, che si andò via via perfezionando, poteva compiere da solo il lavoro di oltre duecento operai e dava un filo più resistente di quello lavorato a mano, la prima macchia inventata “fu la jenny del tessitore James Hargreaves di Standhill presso Blackburn, nel North Lancashire (1764). Essa era messa in movimento a mano ma piuttosto di un solo fuso, come il consueto filatoio a mano, n’aveva da sedici a diciotto, che erano azionati da un solo operaio. In questo modo diventava possibile fornire filo in quantità notevolmente maggiore che per il passato; mentre prima, quando un tessitore teneva sempre occupate tre filatrici, non vi era mai filo pronto a sufficienza e spesso il tessitore doveva attendere questo filo, ora si aveva più filo di quanto ne potessero tessere gli operai disponibili”**. 

La diminuzione del costo del filo, e quindi del costo del prodotto generò un aumento della domanda, il tessitore rinunciò al lavoro nei campi, per dedicarsi interamente alla tessitura, ritenendolo più redditizio lavorarci a tempo pieno. “Gradatamente la classe dei tessitori agricoltori scomparve del tutto venne assorbita dalla nascente classe dei semplici tessitori, che vivevano soltanto del loro salario, non avevano alcuna proprietà neppure la proprietà apparente costituita da un'affittanza e divennero cosi proletari (working men)”**. 

“Fino ad allora, il filo era stato filato e tessuto sotto uno stesso tetto; ora che la jenny, così come il telaio esigeva una mano robusta, gli uomini cominciarono anch'essi a filare, intere famiglie vissero esclusivamente della filatura, mentre altre a loro volta mettevano in disparte il filatoio ormai invecchiato sorpassato e, se non avevano i mezzi per acquistare una jenny, dovevano vivere soltanto di quel che rendeva il telaio del capofamiglia”**. 

Le conseguenze che questa macchina dovevano generare sul territorio non erano ancora esaurite, essa doveva contribuire in larga parte anche alla formazione del proletariato agricolo. Con l’abbandono da parte dei tessitori dei loro appezzamenti, si liberano enormi quantità di terreno, che vengono affittate annualmente in blocco da “grandi affittuari”, questi apportarono miglioramenti alle coltivazioni, producendo su vasta scala riescono a cedere ai mercati prodotti ad un costo più basso. Ai piccoli proprietari terrieri “yeomen”, che fino a quel momento erano stati la maggioranza, non resta altro che cedere il pezzo di terra che non bastava più a sfamarlo, e procurarsi una jenny o un telaio, oppure lavorare come giornaliero come “proletario agricolo” presso i grandi affittuari. 
Ma chi erano questi yeomen? Proprietari di piccoli appezzamenti di terra, oppure affittuari, gente che per un'affittanza ereditaria contrattuale o in forza di antiche consuetudini avevano ricevuto un pezzetto di terra dai padri e dai nonni e vi era rimasta fino allora tanto stabilmente come se fosse stato di sua proprietà. “Essi lavoravano il loro pezzetto di terra nel modo antiquato e trascurato dei loro padri, opponendosi ad ogni innovazione con la testardaggine propria di coloro che hanno conservato stabilmente le loro abitudini attraverso una serie di generazioni…la loro innata pigrizia e la trascuratezza con cui avevano coltivato il terreno, qualità tramandategli dagli avi e dalle quali non poteva liberarsi, non gli lasciarono altra scelta quando si trovarono a dover fare la concorrenza a gente che conduceva la propria azienda, secondo principi più razionali e con tutti i vantaggi offerti dalla grande impresa e dall'investimento di capitali nelle migliorie del terreno”**. 

“Ma il movimento dell'industria non si arrestò qui; singoli capitalisti cominciarono a collocare un certo numero di jenny in grandi edifici e ad azionarli con la forza idraulica, per cui furono in grado di diminuire il numero degli operai e di vendere il proprio filo più a buon mercato che non i filatori isolati che muovevano a mano le macchine. Furono introdotti continui perfezionamenti nella jenny, cosicché ad ogni momento una macchina risultava antiquata e doveva essere modificata o ad diritta messa in disparte; e se il capitalista poteva, mediante l’impiego della forza idraulica tirare avanti anche con macchine già antiquate, alla lunga ciò non era possibile al filatore isolato. Il sistema delle fabbriche, che in tal modo stava già sorgendo, ricevette nuovo impulso dalla “spinning thrastle” inventata nel 1767 da Richard Arkwright, un barbiere di Preston, nel North Lancashire. Questa macchina, in Germania comunemente chiamata Kettenstuhl, è, accanto alla macchina a vapore, la più importante invenzione del secolo XVIII. Essa era Costruita appositamente per essere azionata da una forza motrice meccanica, e si fondava su principi del tutto nuovi. Unendo le proprietà della jenny e della Kettenstuhl, Samuel Crompton di Firwood (Lancashire) creò nel 1785 la mule, e poiché nel medesimo periodo Arkwright aveva scoperto la macchina cardatrice e i banchi a fusi, il sistema de fabbriche divenne il sistema prevalente nella filatura del cotone.

Gradatamente si cominciò, con insignificanti modifiche, ad impiegare queste macchine per la filatura della lana e più tardi (nel primo decennio del nostro secolo) anche del lino, soppiantando anche qui il lavoro a mano. Ma non ci si fermò neppure qui: negli ultimi anni dello scorso secolo il dottor Cartwright, un parroco di campagna, inventò anche il telaio meccanico, e intorno al 1804 l'aveva talmente perfezionato che poteva far concorrenza vittoriosamente ai tessitori a mano. L'importanza di tutte queste macchine venne raddoppiata dalla macchina a vapore di James Watt inventata intorno al 1764 e applicata fin dal 1785 alle macchine filatrici. 
Con queste invenzioni, che da allora furono perfezionate di anno in anno, la vittoria del lavoro a macchina sul lavoro a mano nei principali rami dell'industria inglese era ormai decisa, e tutta la storia di quest’ultima ci narra soltanto come da allora in poi lavoratori a mano furono scacciati da una posizione dopo l'altra ad opera delle macchine. Le conseguenze di ciò furono, da un lato, la rapida caduta dei prezzi di tutte le merci manufatte, la fioritura del commercio e dell'industria, la conquista di quasi tutti i mercati esteri non protetti, il rapido accrescimento de capitali e della ricchezza nazionale; dall'altro, un aumento ancora più rapido del proletariato, la distruzione di ogni possesso, di ogni sicurezza di lavoro per la classe operaia, la demoralizzazione, le agitazioni politiche…”

Composizione sociale delle campagne durante l’industrializzazione

Tessitore agricoltore
Inizialmente vende il suo pezzo di terra per poter lavorare a tempo pieno nella manifattura del cotone, ma successivamente verrà spazzato via dalla concorrenza dei capitalisti, diventando così un salariato al soldo dell’industria.
Yeomen
Piccoli proprietari terrieri, che in seguito alla formazione di grandi aziende agricole sono costretti a diventare braccianti o tessitori.
Grande affittuario
Capitalisti che affittano le terre lasciate dai tessitori per impiantarvi delle grandi aziende agricole
Grande proprietario terriero

* Pasquale Villani – L’età contemporanea –ed. Il mulino
** Engels – Situazione della classe operaia in Inghilterra – editori riuniti.
*** Engels – Anti during – editori riuniti

La nuova era sviluppo dell’industria del ferro

Critica al libro di Ernesto Salamoni Dal ferro all’acciaio- editori riuniti

Il gigantesco slancio assunto dall’industria inglese dal 1760 non si limita alla fabbricazione dei tessuti. L’impulso, una volta dato, si estese a tutti i rami dell’attività industriale, e una quantità di invenzioni, che non avevano nessun legame con quelle sin qui nominate, raddoppiarono d’importanza per il fatto di essere contemporanee al movimento generale. Nello stesso tempo, una volta dimostrata praticamente l’enorme importanza della forza meccanica nell’industria, si fece di tutto per utilizzare questa forza in ogni campo e per fruttarla a vantaggio dei singoli inventori e fabbricanti; di più la richiesta delle macchine, di combustibile e di materiale grezzo, raddoppia anch’esso direttamente l’attività di una massa di operai e di industrie. La macchina a vapore valorizza gli ampi giacimenti di carbone d’Inghilterra; appena allora comincia la fabbricazione di macchine e con essa un nuovo interesse per le miniere di ferro che fornivano la materia prima per le macchine; l’aumentato consumo della lana stimolò l’allevamento ovino inglese, e la crescente importazione della lana, lino e seta provocò un naturale sviluppo della marina mercantile inglese. Soprattutto però, si accrebbe la produzione del ferro. Fino ad allora le ricche miniere inglesi di ferro erano state poco sfruttate, il minerale ferroso era stato sempre fuso col carbone di legno, che diventava sempre più caro e più raro data l’espansione dell’agricoltura e la devastazione dei boschi, conseguentemente provocava un considerevole aumento del costo del ferro a cui si doveva aggiungere il costo della manodopera, anch’esso elevato, considerato il modo di produzione ancora rudimentale, rendeva il ferro lavorato poco utilizzabile per un utilizzo di massa. 

Il carbon fossile era l’unico combustibile utilizzabile al posto del carbone di legna, considerando anche la sua maggiore disponibilità sul territorio, ma esisteva un problema di fondo che lo rendeva inutilizzabile, il carbon fossile ha un alto contenuto di zolfo, i vapori solforosi, entrando nel ferro durante la fusione, lo rendevano più fragile e peggioravano notevolmente le sue caratteristiche meccaniche, si otteneva un metallo praticamente non lavorabile e quindi inutilizzabile. C'èra poi un altro problema: nei forni durante la fusione, il carbon fossile diventava molle e faceva bloccare la fusione per mancanza d’aerazione. La soluzione venne trovata grazie agli esperimenti messi in atto per la produzione della birra, visto che il malto a bisogno del carbone per essere essiccato, si pensò di affinare il carbon fossile, mediante parziale combustione di cataste di carbone per eliminare le scorie e soprattutto lo zolfo, il carbone cosi essiccato veniva chiamato “coke”. Il primo ad ottenere ghisa lavorabile mediante carbon coke prodotto bruciando parzialmente il carbon fossile fu Abraham Darby, nel 1709, questo processo fu perfezionato da Abraham Darby Junior, il quale a metà del Settecento produceva ormai regolarmente nel suo altoforno di Coalbrookdale ghisa con coke. Il processo di fusione del ferro con coke, prese rapidamente piede in Gran Bretagna soprattutto dopo il 1750 e verso la fine del Settecento tutta la ghisa prodotta in Gran Bretagna era ottenuta con coke. 

All'inizio del Settecento, tutte le conoscenze riguardanti la struttura del ferro e le differenze con la ghisa e l’acciaio, ed i processi produttivi per la loro formazione erano ignoti, nonostante si producesse ferro e acciaio ormai da vari millenni. I fabbri e i metallurgisti, continuavano a basarsi unicamente sulle esperienze acquisite e sulla ripetizione meccanica dei vari processi di produzione, il primo scienziato che tentò di comprendere la composizione del ferro e le sue caratteristiche fu René Antoine Reaumur (1683-1757), egli comprese che le differenze di qualità fra i vari tipi di ferro erano dovuti al variare della concentrazione di carbonio in esso contenuto, Reaumur stimò che l'acciaio contiene meno del 1 % di carbonio e la ghisa dal 1% al 4%. Riuscì anche a comprendere il processo di cementazione e acciaiatura mediante la carburazione del ferro e spiegò il processo di tempra. I suoi risultati vennero pubblicati nel 1722 in un libro che segna una pietra miliare nella storia della siderurgia: “L'arte del convertire il ferro forgiato in acciaio e l'arte di addolcire il ferro fuso”. Gli studi di Reaumur furono ampliati da altri metallurgisti, quali lo svedese Bergmann (1735-1781), Guyton de Morveau (1737-1816), e Priesthey, i quali chiarirono anche con analisi chimiche che la conversione del ferro in acciaio era dovuta alla presenza del carbonio nel ferro. L’unione tra i risultati conseguiti sia in campo scientifico e in quello tecnico diedero la spinta necessaria allo sviluppo di nuove tecniche di lavorazione per lo sviluppo di una produzione di massa dei prodotti del ferro, in particolare la comprensione che l’acciaio e la ghisa erano delle leghe di ferro e carbonio in percentuali differenti, spinse a ricercare processi produttivi per passare dalla ghisa, piuttosto fragi1e ma con il vantaggio di poter essere fusa in enormi quantità, al ferro dolce o all'acciaio ben più utilizzabili. Già verso il 1742 Benjamin Huntsman (l704 1776), nei pressi di Sheffield, in Gran Bretagna, riuscì ad ottenere temperature sufficienti per produrre acciaio liquido adoperando dei crogiuoli chiusi d’argilla che inseriva dentro l'altoforno: nei crogiuoli inseriva il ferro battuto che faceva fondere insieme a del carbonio. Per prima volta in Europa, si otteneva cosi dell'acciaio fuso, anche se non in grande quantità e si aveva la possibilità di fare oggetti omogenei in acciaio e non con la sola superficie cementata o carburata. 

In Gran Bretagna, dopo l'introduzione del processo di fusione dalla ghisa col Coke, si ebbe un grande aumento della produzione di ghisa passata dalle 15000 tonnellate prodotte nel 1730 alle 40000 del 1780, diventò quindi assai abbondante e disponibile a prezzo abbastanza basso da favorirne l’uso sempre maggiore, non solo per fare cannoni, ma anche come materiale da costruzione per macchinari, trattava però di un materiale che aveva scarse caratteristiche meccaniche, per molti impieghi si doveva continuare ad usare il ferro battuto o saldato, che \\\continuava ad essere ottenuto con gli stessi vecchi e tradizionali sistemi degli antichi fabbri, anche se il martello era stato sostituito con più moderni magli idraulici, che avevano enormi mazze capaci di lavorare quantità di ferro ben superiori. Henry Cort (1740-1800), nel 1784, brevettò il processo detto “puddellaggio” (dall'inglese “to puddle”, "rimescolare"), con cui si produceva del ferro più resistente, riuscendo ad eliminare l’ossido di carbonio, tramite il mescolamento dell’impasto, nel 1783 aveva brevettò un'altra invenzione, quella dei “cilindri scanalati”,con cui si sostituivano i vecchi sistemi di martellamento con martelli e magli. Questo nuovo processo di lavorazione permise di aumentare la quantità di ferro lavorabile, portandola a circa 15 tonnellate al giorno contro 1 tonnellata al giorno ottenibile coi vecchi sistemi. 

Il ferro ricavato combinando il puddellaggio e la laminazione, era di qualità più scadente, ma veniva prodotto in quantità enormi rispetto al passato, questo gli conferiva un prezzo più basso, facendolo diventare il materiale base, non solo per armi e utensileria ma anche per ogni tipo di costruzione e macchinario.

 Il ferro puddellato fu certamente il materiale che consenti il trionfo e l'affermazione della rivoluzione industriale e che nel giro di meno di un secolo cambiò radicalmente il mondo. Ciò è testimoniato fedelmente dall'andamento e a produzione, in Gran Bretagna, di ghisa di prima fusione che poi veniva utilizzata nel processo di puddellaggio. Se, come già visto, dal 1730 al 1780 si era passati da 15.000 a 40.000 tonnellate all'anno, nel successivo mezzo secolo, dal 1780 al 1830, si arrivò a ben 700.000 tonnellate per giungere a oltre 1.500.000 di tonnellate nel 1840”. 

Nel XVIII secolo, la produzione del ferro col coke e l’invenzione del processo del puddellaggio aprivano una nuova fase dell'età del ferro. Nella prima metà dell'ottocento queste tecniche venivano perfezionate e sviluppate; gli altiforni per la produzione della ghisa di prima fusione divennero sempre più alti (fino a 15-18 metri), grandi e ben aerati. Nei maggiori paesi industrializzati (Gran Bretagna, Svezia, Germania, Francia, Stati Uniti) si raggiunsero alti livelli produttivi. La disponibilità di grandi quantità di ferro permise l'enorme sviluppo del nuovo rivoluzionario tipo di trasporto: le ferrovie che si svilupparono subito in Gran Bretagna, proprio grazie alla enorme di ferro puddellato. Questo tipo di ferro però aveva ancora alcuni inconvenienti: dal punto di vista del carbonio era ferro quasi puro, ma era pieno di varie impurezze di altri elementi e di scorie di vario genere, difficili da eliminare del tutto, poiché erano contenute nel massello pastoso che si estraeva dal forno puddellaggio. Il ferro puddellato aveva perciò dei limiti di resistenza e di durezza che non lo rendevano molto adatto per utensileria, coltelleria e in genere per quelle applicazioni per le quali era necessaria una resistenza elevata. Il puddellaggio era inoltre un processo estremamente complesso e macchinoso e, anche se poteva venire maggiormente automatizzato, non c'erano grandi possibilità di arrivare a miglioramenti sostanziali. Infine, poiché il ferro puddellato era allo stato pastoso e non liquido, la lavorazione era abbastanza faticosa e non si potevano realizzare forme e oggetti vari versando il fuso direttamente in opportuni stampi o forme. 

Ciò poneva un altro grave limite per l'industria degli armamenti, nella quale si continuavano a fare i cannoni con la ghisa fusa anche se i risultati non erano molto soddisfacenti, perché i cannoni continuavano a essere piuttosto fragili e facilmente soggetti a esplodere. Sembra che proprio per risolvere questo problema (come costruire Cannoni più resistenti) l'inglese Henry Bessemer ebbe nel 1855 una rivoluzionaria idea che permise l'inizio dell'era della produzione di massa, non più del ferro puddellato, ma dell'acciaio. Bessemer pensò di convertire la ghisa fusa in acciaio, versandola in un grosso pentolone (detto “convertitore”) dal fondo del quale era soffiata dentro dell'aria, che determinava il contatto dell'ossigeno dell'aria col carbonio e con gli altri elementi presenti nella ghisa (soprattutto silicio e manganese), ottenendo così vari processi di “ossidazione” (combinazione di ossigeno con i vari elementi) con formazione di ossido di silicio, di manganese e di carbonio, che riducono progressivamente la ghisa in acciaio via via che diminuisce il contenuto di carbonio. Contrariamente a quanto avviene nel processo di puddellaggio non si ottiene un materiale pastoso bensì liquido, in quanto i processi di combustine del silicio e del manganese danno luogo a formazione di calore elevando la temperatura nel convertitore da 1.200 1.300 °C a oltre 1.600 °C. A queste temperature anche l'acciaio con pochissimo carbonio, come il ferro puro, rimane liquido.

Settori coinvolti nel secondo ciclo di sviluppo

· Acciaio
· Chimica
· Assicurativo
· Navale e Ferroviario

Sviluppo della rete ferroviaria (tratto dal dizionario storico de Agostini)
 “I nuovi mezzi di comunicazione, ferrovie e navi a vapore transoceaniche, introdotti alla fine del periodo precedente, furono impiegati ora su scala internazionale, traducendo così in realtà quello che fino ad allora era esistito soltanto allo stato potenziale: il mercato mondiale. Questo mercato mondiale consisteva allora di una serie di paesi prevalentemente o esclusivamente agricoli, raggruppati intorno ad un grande centro industriale: l’Inghilterra. Quest’ultima consumava la maggior parte dei prodotti greggi eccedenti e in cambio provvedeva alla maggior parte del loro fabbisogno in prodotti industriali”. 

Engels situazione della classe operaia in Inghilterra

L'ingegnere inglese R. Trevithick ideò e realizzò (1802-04) i primi modelli dl locomotiva, sviluppando gli elementi della strade ferrata e della trazione meccanica impiegati nelle miniere, applicandovi quale forza motrice la caldaia a vapore di J. Watt. Tra il 1814 e il 1827 G. Stephenson costruì diverse locomotive a due o a tre assi accoppiati con tutte le ruote motrici, risolvendo così il problema dello slittamento delle ruote sui binari. Nel 1825 l'industriale E. Paese gli commissionò la costruzione della prima strada ferrata per collegare le miniere di Darlington al porto di Stockton. Nel 1830 vennero inaugurate le prime linee ferroviarie pubbliche, la Liverpool Manchester e, in Francia, la Saint Etienne Lione. Il successivo sviluppo delle ferrovie fu talmente intenso da divenire il simbolo di una nuova impetuosa fase della rivoluzione industriale; essa interessò innanzitutto Gran Bretagna, Francia, Germania, USA, Canada e India, e raggiunse il suo culmine e cavallo tre '800 e .900. In Italia, dove la prima linea Napoli Portici venne inaugurata nei 1839 nel Regno delle Due Sicilie, le linee realizzate prima dell'unita si estendevano per poco più di 2000 km; nei primi anni dei '900 erano in funzione circa 15000 km dl strade fate. Negli USA le prime ferrovie si irradiavano dai porti atlantici verso l'interno; durante la guerra civile tu iniziata la prima linea transcontinentale: il collegamento avvenne nel 1869 a Promotory, nell’Utah. In Russia, le maggiori realizzazioni riguardano la Transcaucasica, che collegò il mar Caspio al Mar Nero (1880-90), e la Transiberiana Mosca Vladivostok (1891-1917), con un percorso di oltre 10000km. il successo del Ferrovie pose nuovi problemi tecnici ed economico politici. Per rendere più sicuro, veloce e comodo il trasporto su rotaia furono edificati ponti in ferro e in cemento armato per il superamento dei corsi d'acqua, mentre per superare l'ostacolo delle catene montuose si ricorse ai trafori. Sul finire del sec. XIX innovazioni tecniche riguardarono l’impiego dl forze motrici diverse dai vapore (locomotori elettrici, 1883; automotrici Diesel, 1912), la regolazione del traffico (consenso telegrafico, semafori, scambi), la sicurezza (studi sulle ruote e sul sistema frenante). Le ferrovie svolsero un ruolo Importantissimo nel riassetto territoriale delle nazioni, ridisegnando spesso li sistema di interscambi tra città e campagne, aree di produzione e mercati, e con effetti immediati sulla dislocazione e concentrazione degli insediamenti produttivi. Tale centralità strategica favori il subentrare del governo ai privati nella realizzazione e gestione delle linee ferroviarie (in Italia lo Stato lo stato assunse la gestione diretta della maggior parte delle ferrovie nel 1905). A sua volta, la costruzione di linee e materiale rotabile stimolo la produzione di diversi settori industriali, rese necessaria una più intensa attività estrattiva (carbone, ferro) e siderurgica (acciaio) e diede impulso all’edilizia e alla produzione del legname. 

Divisione del lavoro e lavoro sociale

Critica al saggio la ricchezza delle Nazioni di Adam Smith

Lo sviluppo dell’industria, porta all’intensificazione e all’intreccio dei rapporti tra le varie branchie della produzione della manifattura, e dei settori collegati, al punto che uno stesso oggetto nelle varie fasi della sua elaborazione richiede la collaborazione di migliaia di persone, senza la quale niente più si potrebbe fare.
“Il vestito di lana che ricopre il lavoratore a giornata, per quanto ruvido possa apparire, non si sarebbe potuto fare senza il lavoro complessivo di una moltitudine di artigiani: per ottenere questo prodotto ordinario, il pastore, l’allevatore, il tosatore, colui che fa la scelta della lana, il pulitore, il pettinatore, il tintore, il cardatore, il filatore, il tessitore, il gualchieraio, lo spianatore, devono mettere tutti insieme i loro differenti mestieri.
Consideriamo quale varietà di lavoro sia necessaria per produrre questa semplicissima macchina: le forbici del tosatore.
Per fabbricarle devono riunire le loro diverse attività il minatore, il costruttore della fornace che serve a fondere il minerale, il carbonaio che brucia il carbone da usare in tale operazione, il taglialegna che taglia gli alberi da cui si farà quel carbone, il fabbricante di mattoni, il muratore, il fonditore, il costruttore dell’officina, il forgiatore, il fabbro. Se, in un analogo modo, esaminiamo tutte le altre parti dell’abbigliamento e dell’arredamento domestico di questo stesso uomo, l’ordinaria camicia di lino; le scarpe; il letto nel quale dorme; il fornello sul quale prepara il cibo; tutto ciò che ricopre la sua mensa… Noi dobbiamo riconoscere che, senza l’aiuto e la cooperazione di molte migliaia di uomini, in un paese civile la persona più umile non potrebbe godere neanche di quelle comodità che noi erroneamente riteniamo che siano semplici e facili…
Il lavoro compiuto da un individuo isolato non è, sufficiente a procacciargli gli alimenti, gli indumenti, e il genere di alloggio, che si suppone siano richiesti in una società evoluta”…
Nelle popolazioni primitive ogni singolo uomo si occupava dalla costruzione di ogni singolo oggetto, in tutte le sue fasi, mentre nella società medievale ogni artigiano, anche se riceveva le materie basilari per la costituzione dell’oggetto da terzi, le fasi dell’intero processo di elaborazione dell’oggetto erano comunque seguite da la stessa persona, per questo il costo di ogni prodotto era decisamente elevato rispetto ai costi delle merci elaborate con i principi della rivoluzione industriale. 
“Tra i selvaggi ognuno gode dell’intero prodotto della propria attività… potremmo quindi naturalmente attenderci che ciascuno di essi debba godere degli agi e di tutte quelle cose che sono necessarie per vivere, in misura maggiore che non gli strati inferiori del popolo in un paese vicino…
Solo la divisione del lavoro, per la quale ciascun individuo si limita ad esercitare un’attività particolare, può fornirci una spiegazione di questa maggiore ricchezza che si produce nelle società evolute, nonostante l’ineguaglianza nella proprietà, si estende ai più umili componenti della comunità”…

La scomposizione dei vari processi produttivi in varie fasi elementari, determina la fine del lavoro specialistico degli artigiani, fa calare il costo della manodopera, in quanto il lavoro così come e determinato può essere eseguito da tutti senza una preparazione specifica, la suddivisione così descritta unita all’utilizzo delle macchine determina una sovrapproduzione di merci, che in una prima fase vengono esportate nelle colonie gettando le basi per il mercato mondiale, che di li a qualche anno sarebbe nato.
“Se tutte le parti di uno spillo dovessero esser fatte da un solo uomo, se la stessa persona dovesse estrarre il minerale dalla miniera, separarlo dalle scorie, forgiarlo, dividerlo in piccole verghe, allungare queste verghe in fili e, alla fine, trasformare questi fili metallici in spilli, un uomo, con tutta la sua laboriosità potrebbe a stento fare uno spillo in un anno. Il prezzo di uno spillo, quindi, dovrebbe in questo caso essere almeno eguale al prezzo del mantenimento di un uomo per la durata di un anno. Supponendo che il filo metallico gli sia fornito già pronto, come attualmente avviene, anche in questo caso penso che un uomo solo potrebbe, pur con la massima diligenza, fare a stento venti spilli al giorno. Quanto occorre per il suo mantenimento di un giorno dovrebbe quindi ricavarsi da questi venti spilli… (alla spesa iniziale per ogni spillo), da aggiungersi al prezzo del filo metallico, e al profitto del mercante. Ma il fabbricante di spilli, nel produrre, nel produrre questo piccolo oggetto di poco conto, molto opportunamente si preoccupa di dividere il lavoro tra un gran numero di persone; uno addrizza il filo metallico, un altro lo taglia, un terzo lo appuntisce, un quarto lo schiaccia in cima per farci le capocchie, uno si occupa specificamente di innestarle, un altro riunisce gli spilli, e persino quello di metterli nella carta è un mestiere a se stante. Se questa piccola operazione viene divisa tra diciotto persone, queste persone, complessivamente, faranno più di trentaseimila spilli al giorno… (in questo modo) ciascuno produce seicentomila volte la quantità di lavoro che sarebbe capace di produrre, se dovesse da se stesso provvedere a tutti gli attrezzi e alle materie prime, come nella prima ipotesi; e cento volte la quantità di lavoro che sarebbe capace di produrre, se il filo gli fosse fornito già pronto, come nella seconda. Ciascun uomo effettua una così grande quantità di quel lavoro che gli compete, che può anche produrre qualcosa per quelli che non lavorano affatto e, al tempo stesso, averne in tale quantità che gli è possibile, attraverso lo scambio di quanto gli rimane con i prodotti delle altre attività, di provvedersi di tutte le cose necessarie e utili di cui ha bisogno”.

Il continuo processo scientifico in campo industriale, l’utilizzo di macchinari sempre più specifici ed efficaci, l’acquisizione di tecniche di lavoro, fanno si che l’aumento di produzione creano un eccesso di manodopera.
La sovrappopolazione non è determinata dalla carenza, ma dall'eccedenza di forze produttive. Lo specifico modo di produzione capitalistico ha la sua particolare legge della popolazione: essa consiste nel fatto che “la popolazione operaia produce in misura crescente, mediante la accumulazione del capitale da essa prodotto, i mezzi per rendere se stessa relativamente eccedente.” 
Infatti mentre l’accumulazione del capitale comporta l'aumento del proletariato, della massa dei venditori di forza-lavoro espropriati dei mezzi di produzione (cioè del numero di uomini che non hanno altra alternativa che lavorare sotto padrone in cambio di un salario), nello stesso tempo aumenta la produttività del lavoro: un operaio produce di più in sempre minor tempo, con macchinari sempre più sofisticati. Ma, se un uomo solo realizza in un'ora ciò che prima dieci uomini producevano in un’intera giornata, inevitabilmente sempre più lavoratori verranno a trovarsi in eccesso rispetto alle necessità della produzione: crescerà quindi la massa dei disoccupati, cioè la popolazione in eccesso, non perché la società è talmente povera da non avere di che sfamarla, ma perché, al contrario, crescendo la produttività del lavoro, è accumulandosi fino all'inverosimile la ricchezza, l'eccedenza di produzione provoca crisi, carestie, guerre. 


Cause dell’aumento della produzione secondo Smith

· Accresciuta abilità di ogni singolo lavoratore
· Risparmio di tempo che si perde nel passare da un tipo di lavoro ad un altro
· Invenzione di numerosissime macchine che agevolano il lavoro


Le teorie demografiche di Malthus

Thomas Robert Malthus (1776-1834), di professione pastore anglicano, è entrato nei manuali di filosofia per aver scritto il trattato “saggi sulla popolazione”, pubblicato nel 1798 e più volte riveduto in seguito. In questo libello egli espone una presunta legge "naturale” per la quale mentre la popolazione tende ad aumentare secondo una progressione geometrica (uno due quattro otto sedici), la capacità produttiva della terra tende ad accrescersi secondo una progressione aritmetica (uno due tre quattro cinque sei). La "natura matrigna” mette a disposizione una massa di prodotti che crescono meno rapidamente delle bocche da sfamare. Per cui, secondo Malthus, o il proletariato si impone una volontaria limitazione alla propria crescita tramite il celibato e la rinuncia alla procreazione o il riequilibrio fra risorse e popolazione ristabilito in modo violento tramite guerre, carestie, epidemie. Marx in “Teoria del plusvalore” definisce la teoria di Malthus “un’apologia della miseria del produttore”, una volgare e cinica giustificazione della miseria delle classi lavoratrici. D'altra parte, Malthus non affermava niente di originale, non faceva altro che plagiare ciò che nel corso del XVIII secolo altri economisti avevano teorizzato per giustificare gli effetti della Rivoluzione industriale sulla condizione della classe operaia inglese. Perché allora l'opuscolo di Malthus fece tanto scalpore, rendendo celebre il suo autore? Perché esso apparve all'indomani della Rivoluzione francese e fu quindi “salutato entusiasticamente dall' oligarchia inglese come il più grande sterminatore di tutte le voglie di progresso umano”.

“Cioè si trattava di un libello panegiristico a favore dello stato di cose, contro lo sviluppo storico, oltre,che una giustificazione della guerra contro la Francia rivoluzionaria”.

Contro questa volgare apologia dell’esistente la scuola marxista ha ingaggiato fin dall’inizio una lotta totale. Già il giovane Engels, in uno scritto del 1843/44 che rappresenta un primo abbozzo; di "critica dell'economia politica", attacca questa “dottrina nefanda e infame, questa orrenda bestemmia contro la natura e l'umanità ...La forza produttiva di cui l'umanità dispone é smisurata. La fertilità del suolo può essere accresciuta all'infinito col concorso del capitale, del lavoro e della scienza... La scienza progredisce almeno quanto la popolazione; la scienza progredisce in rapporto alla somma di tutte le conoscenze che ha ereditato dalle generazioni precedenti e, dunque, nelle circostanze più comuni, anche in progressione geometrica. Che c' è di impossibile per la scienza? Ma è ridicolo allora parlare di sovrappopolazione finché la valle d Mississippi ha tanto terreno incolto da potervi trasferire tutta la popolazione d'Europa, finché solo un terzo della terra può essere considerato coltivato e la produzione di questo terzo può essere accresciuta di sei volte e più mediante l'applicazione degli espedienti oggi già noti”. 

La sovrappopolazione dunque, dimostrava Engels, non è il risultato di una astratta legge di natura, ma il risultato sociale delle concrete contraddizioni del modo i produzione capitalistico che allora aveva cominciato a conquistare il mondo: Come dimostrano nel modo più violento le crisi cicliche, “la popolazione o la forza-lavoro in eccesso é sempre connessa ad un eccedenza di ricchezza, di capitale e i proprietà fondiaria. La popolazione é troppo numerosa solo dove la forza produttiva è troppo grande”.

Marx non si limita a smascherare Malthus come apologeta delle classi dominanti, ma ne individua specifici collegamenti all’interno dello scontro fra le frazioni della classe dominante. Infatti la teoria di Malthus ha la più specifica funzione di difendere la rendita dell'aristocrazia fondiaria, perché, con la teorizzazione sui limiti della fertilità della terra, giustificava gli alti prezzi dei prodotti agricoli a vantaggio dei proprietari fondiari. Queste frazioni agrarie nel 1815 erano riuscite ad imporre una legge protezionistica sui cereali, che ne vietava in pratica l'importazione. Ma questo danneggiava gli interessi della borghesia industriale, i cui teorici (Adam Smith David Ricardo, ecc.) erano invece su posizioni libero scambistiche: importare grano a più basso prezzo dall'estero significava infatti ridurre il prezzo reale della forza-lavoro, riducendo il costo dei mezzi di sussistenza degli operai, e nello stesso tempo significava la possibilità di vendere in cambi o all'estero più prodotti manifatturieri inglesi. La resistenza degli interessi delle frazioni agrarie contro gli industrialisti si espresse, attraverso i vari Malthus, concretamente nella difesa dei dazi protezionistici e ideologicamente con le teorizzazioni romantiche sul "Ritorno alla Natura"; una natura però, come abbiamo già visto, in cui i più deboli dovevano soccombere senza pietà. La borghesia industriale aveva, inoltre, un interesse più generale a ridimensionare, oltre alla rendita dell’aristocrazia fondiaria, i costi di tutti i ceti parassitari improduttivi, i cui consumi rappresentavano un ostacolo al processo di accumulazione capitalistica (va ricordato che Malthus raccomandava alla borghesia di mantenere consumi parsimoniosi, poiché l’istinto di godimento è avverso a quello di arricchimento; e, al tempo stesso, teorizzava la necessità di un ceto di "consumatori di professione", dal momento che la borghesia parsimoniosa ed il proletariato povero non potevano sostenere la domanda di merci sul mercato).

 Giandomenico Ponticelli

 

Bibliografia: 
* Pasquale Villani – L’età contemporanea –ed. Il mulino
** Engels – Situazione della classe operaia in Inghilterra – editori riuniti.
*** Engels – Anti during – editori riuniti

L'ERA DELLO SVILUPPO DELL'ENERGIA, DELLA MACCHINA > > >


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CRONOLOGIA GENERALE