VENEZIA  IN CRONOLOGIA


20.000 - 193 d.C. 238-567 568-803
804-1172 1175-1284 1284- 1364
1364 - 1501 1501-2000 CRONO-BIOGRAFIA DEI DOGI

( pagine sempre in costruzione, in aggiornamento e miglioramento - se avrò tempo, voglia e se ne vale la pena)

ANNO 1284 il ducato d’oro veneziano: Genova e Firenze erano state le prime città occidentali a coniare monete d’oro. Venezia usava le monete d’argento e quelle d’oro coniate a Bisanzio. Ma nel 1284  iniziò anche Venezia a coniare il DUCATO D'ORO, più tardi detto ZECCHINO,  che venne mantenuto inalterato fino alla caduta della Repubblica nel 1797.
Il primo ducato veneziano fu coniato per la prima volta sotto il dogado di Giovanni Dandolo il 31 ottobre di quest'anno, con lo stesso peso e lo stesso titolo (Titolo dell'oro = 1000; peso = gr 3,559) del fiorino di Firenze, che circolava da oltre trent'anni. La moneta aurea veneziana mantenne sempre peso e titolo invariati (aveva al massimo 3 per mille d'impurita' cioe' 0,997). Nel 1455 il valore legale del ducato fu fissato in 124 soldi di piccoli d'argento; il ducato divenne percio' una moneta di conto, alla quale fu dato un corrispondente battendo ducati d'argento. E fu da questo momento che si chiamo' zecchino (da Zecca) e non piu' ducato. Fu infatti sotto il dogado di Francesco Dona' (1545-1553) che si trova sempre piu' spesso la parola "cechino", da cui zecchino, per indicare il ducato d'oro anche nei documenti pubblici. (il  Donato, anche così veniva chiamato, invece di Ducato, aveva sempre il titolo d'oro = 1000, cioe' 24 carati di fino ma  pesava 3,494 gr;) Si chiamo' pubblicamente "zecchino" con il successivo doge Francesco Venier (1554-1559) ed aveva lo stesso titolo d'oro e peso del Donato

I Dogi che fecero coniare ducati o zecchini furono settantatre a partire da Giovanni Dandolo (1284) che fu il 48º doge, mentre l'ultimo fu quello di Ludovico Manin il 120º e ultimo doge . Con quest'ultimo termina anche la storia entusiasmante (1797) della Repubblica della Serenissima. 

ANNO 1289 - Nomina del
IXL Doge  PIETRO GRADENIGO ( fino al 1311) -  Sicuramente un dogado molto importante per la storia di Venezia e per la sua aristocrazia, non certamente per la volontà popolare che verrà definitivamente sottomessa. Pietro Gradenigo fu eletto il 25 novembre del 1289, all' età di 38 anni, in contrapposizione con la volontà popolare che indifferente alla logica elettorale avrebbe voluto acclamare subito Jacopo Tiepolo, figlio di Lorenzo, il quale però per il bene della Repubblica si ritirò in uno dei possedimenti del trevigiano, dissuadendo così i suoi sostenitori a proseguire nelle azioni che avrebbero sicuramente portato ad un guerra civile.
L'investitura fu comunicata da dodici ambasciatori scortati da cinque galee, quando Pietro era podestà di Capodistria.
Il Maggior Consiglio aveva ancora una volta ristretto la cerchia del potere sempre più oligarchico, mettendo quasi in disparte la volontà popolare.
Pietro Gradenigo apparteneva ad una delle famiglie "apostoliche", imparentato con i Dandolo e i Morosini, riassumeva in pratica un quarto del potere nobiliare.
Oltre alle questioni di carattere interno, si trovò subito ad affrontare temi spinosi sia con Genova che con Bisanzio.
Nel maggio 1291 San Giovanni d' Acri, Tiro, Sidone e Tortosa, caddero in mano del Sultano d' Egitto, ponendo fine alla presenza latina in Terra Santa.
Nel luglio del 1293 iniziarono una serie di scaramucce con Genova. Gli episodi che portarono ad una guerra vera furono: il tentativo di blocco di un convoglio genovese, nei pressi di Corone (nda: antico porto Greco nel golfo di Messenia che con Modone veniva definito "venetiarum ocellae" - gli occhi di Venezia), che finì con la sconfitta ed il saccheggio di quattro galee veneziane; un' ulteriore pesantissima sconfitta subita da Venezia al largo della Cilicia ed il saccheggio del quartiere veneziano di Costantinopoli causate dai saccheggi di Caffa, Focea (nda: antica colonia ionica su di un promontorio nei pressi dell' odierna Smirne) e della colonia genovese a Cipro.
L' 8 settembre 1298 iniziò la battaglia di Curzola (isola della Dalmazia) dove si scontrarono le due flotte. Quella genovese costituita da 85 galee, comandata da Lamba Doria e quella veneziana con 95 galee, capitanata da Andrea Dandolo.
Delle 95 galee veneziane solo 11 fecero ritorno in patria, 18 furono affondate, 66 furono prima catturate e depredate poi incendiate lungo litorale di Curzola. Genova fece più di 7.000 prigionieri tra i quali lo stesso Dandolo, che finì suicida per non dover sopportare i ceppi e la galera genovese e Marco Polo che nelle prigioni genovesi dettò il "milione" a Rustichello da Pisa.
Ma anche Genova pur uscendo vittoriosa, subì delle perdite gravissime. La pace tra le due Repubbliche Marinare fu firmata a Milano con la mediazione di Matteo Visconti, Papa Bonifacio VIII e Carlo II d' Angiò.
Le condizioni dettate furono molto dure anche se Venezia riuscì a mantenere il controllo dell' Adriatico ed la possibilità di traffico in Mar Nero.
Depauperata nella sua potenza e praticamente senza flotta, Venezia fu costretta a trattare anche con il Sultano d' Egitto, al fine di potersi garantire una certa libertà commerciale con il vicino oriente.
Un' ulteriore batosta arrivò nel 1308 con la sconfitta di Ferrara, contro la quale Venezia aveva mosso per reimporre il proprio privilegio in Adriatico. Oltre alla sconfitta inflitta dalle truppe di Ferrara unite a quelle pontificie di Clemente V, arrivò anche un' altra scomunica contro la Città ed il suo Doge.
Sul fronte interno le cose andarono anche peggio, infatti Pietro subì ben due rivolte molto gravi.
La prima rivolta fu determinata dalla volontà , da parte delle famiglie patrizie di imporre in qualsiasi modo l'ereditarietà dello scanno nel Maggior Consiglio, cosa che non era passata sotto il dogado di Giovanni Dandolo.
Il disegno fu portato avanti una prima volta dalla Quarantia, prendendo a pretesto il fatto che "nuovi ricchi borghesi", in cambio di una certa rappresentatività erano disposti a pare per la nomina per poi essere sottoscritto, il 28 febbraio 1297, dal Doge stesso, quale legge provvisoria.
La legge prevedeva che avessero diritto, di fatto, a far parte del Maggior Consiglio tutti coloro ne avessero fatto parte negli ultimi quattro anni, su approvazione della Quarantia, mentre i discendenti di coloro che ne erano stati Consiglieri, a partire dal 1172, potevano essere eletti sempre su approvazione della Quarantia.
La legge, successivamente definita "Serrata del Gran Consiglio" e che in effetti precluse ogni possibilità (ancorchè remota) a tutto il resto della cittadinanza, fu in effetti un colpo di stato legittimato dal potere aristocratico.
L'occasione per la rivolta si presentò dopo la sconfitta di Curzola, nel 1300. Ad organizzarla furono due ricchi mercanti, ma finì male : Marino Bocconio entrò nella sala delle riunioni con un manipolo di uomini armati tentando di prendere in ostaggio i nobili presenti, questi però probabilmente informati erano armati anch'essi.
Le porte della sala si chiusero senza lasciar scampo ai rivoltosi che imprigionati e processati furono impiccati tra le due colonne di "Marco" e "Todaro" ( San Marco e San Teodoro).
Stessa sorte toccò al mercante Giovanni Baldovino, il quale avrebbe dovuto aizzare il popolo dall' esterno, ma non vi riuscì, essendo fallito il tentativo dall'interno.
La seconda rivolta contro Pietro Gradenigo si innescò dopo l'altra sconfitta: quella di Ferrara, perchè in effetti non si trattò di una sconfitta sul campo ma di abbandono della roccaforte di Castel Baldo, senza colpo ferire, da parte del comandante Marco Querini il quale, il 28 agosto 1309, si ritirò lasciando trucidare le proprie truppe dall' esercito papale.
Ancora una volta la popolazione si divise in due fazioni: quelli che difesero l' operato di Marco Querini, contro il Doge, sperando nel ritiro della scomunica e quelli che invece lo volevano processare per la sconfitta subita.
Gli scontri iniziarono subito, anche per futili motivi, fino a sfociare in una congiura vera e propria che vide schierati i Querini, Tiepolo e Badoer (quest'ultimo podestà di Padova) da una parte , il Doge, i Dandolo, Giustinian e Michiel dall' altra.
La sommossa si sviluppò tra calli (strade) e camp (piazze) nella notte del 14 giugno 1310 ma le guardie dogali allertate anticipatamente, accolsero i rivoltosi riuscendo a sopraffarli.
Badoaro Badoer venne decapitato , Marco Querini finì impiccato con altri congiurati e tutti con l' accusa di "infamia", Baiamonte Tiepolo riuscì a fuggire e a far perdere le proprie tracce, ma le sue proprietà furono rase al suolo ( campo San Luca).
Con altri nobili Consiglieri, simpatizzanti dei Querini - Tiepolo, il Maggior Consiglio fu più cauto: qualcuno fu esiliato e la maggior parte amnistiata.
A seguito di quest' ultima congiura fu istituito il "Consiglio dei Dieci" che avrebbe dovuto indagare sui fatti specifici e che invece rimase fino alla fine della Repubblica.
Il Consiglio dei Dieci avrà l'incarico di amministrare la giustizia e controllerà in particolar modo i " signori della notte" ( una sorta di corpo di polizia, probabilmente istituito sotto il dogado di Ziani con funzioni di vero e proprio spionaggio notturno).
Pietro Gradenigo, "Pierazzo" (Pieraccio, in senso dispregiativo) per il popolo, morì il 13 agosto 1311, le sue spoglie furono sepolte nella chiesa di San Cipriano a Murano e profanate durante l' occupazione francese, dopo cinquecento anni, il popolo non aveva ancora dimenticato! 


ANNO
1298 - (vedi sopra) La seconda guerra con Genova. Battaglia di Curzola.

ANNO 1297 - Avviene la cosiddetta "serrata" del Maggior Consiglio: La riforma stabiliva l’ammissione al Maggior Consiglio di tutti coloro che ne erano membri o lo erano stati negli ultimi quattro anni, previa l’approvazione della Quarantia con almeno dieci voti. Nel 1323 l’appartenenza al Maggior Consiglio divenne permanente ed ereditaria in via definitiva.

ANNO 1300 - A VENEZIA scoppia la PRIMA CONGIURA ARISTOCRATICO-BORGHESE dopo la "serrata" del Maggior Consiglio che aveva escluso dal potere molte famiglie nobili e i ricchi borghesi più in vista.
Questi appoggiano la congiura di due commercianti molto facoltosi, Marino Bocconio e Giovanni Baldovino, che radunano 50 uomini delle nobili famiglie dei Balbi, Malipiero, Polani e Ruzzini, di cui un gruppo di 11 con a capo il Bocconio assumono l'incarico di irrompere nella sala dell'assemblea di Palazzo Ducale, mentre gli altri devono provocare la rivolta popolare in Piazza S.Marco.
Ma qualcuno tradisce i congiurati, per cui il giorno stabilito i nobili si recano all'assemblea armati ed accolgono con apparente disponibilità gli undici che chiedono di poter esporre le propri ragioni al Doge  Pietro Gradenigo. Invece, una volta accolti nella sala, vengono tutti fatti prigionieri dalla stessa assemblea e il Doge accusa il Bocconio di tradimento e ne ordina l'arresto e l'immediato giudizio.
I traditori vengono, quindi, trascinati in catene davanti al Tribunale degli Avogadori che li condanna a morte per impiccagione.
La sentenza viene eseguita il giorno stesso e il patibolo viene allestito tra le colonne dei Santi Marco e Teodoro. Gli altri congiurati, visto il fallimento del Bocconio, si danno alla fuga senza avere il tempo di coinvolgere alcuno nei loro propositi insurrezionali. La Repubblica Veneziana respinge così il primo tentativo di sovvertire la sua costituzione aristocratica e il Doge Petro Gradenigo diviene l'eroe salvatore della patria. (By: Silvio Galletta)
GUERRA DI SUCCESSIONE A FERRARA. A Ferrara muore Azzo VIII D'Este e scoppia un'aspra lotta per la successione al marchesato tra il figlio Fresco e il nipote Folco, appoggiati interessatamente dai veneziani il primo, e dal Papa Clemente V il secondo.
Lo scontro si trasforma presto in guerra aperta su tutti i fronti tra lo Stato Pontificio e la Repubblica di Venezia, adducendo entrambi vari pretesti che vanno dagli interessi commerciali ad antichi diritti acquisiti dai pontefici secoli primi.
I due pretendenti si affrontano il 10 gennaio, apertamente oltre che sul campo di battaglia anche con gli strumenti della diplomazia e con l'arma della scomunica religiosa, fino alla vittoria decisiva dell'esercito pontificio a Castel Tedardo nel 1309.
Le successive trattative di pace stabiliscono l'annessione di Ferrara allo Stato della Chiesa avignonese ma Venezia riesce comunque a mantenere i suoi privilegi commerciali sulla città e a cancellare l'anatema papale pagando la somma di diecimila fiorini d'oro al Papa.
Questa guerra avrà in ogni modo delle ripercussioni negative per la Repubblica Serenissima perchè diverse città sotto il suo dominio sulla terraferma si ribelleranno, tra cui Zara sobillata dai vicini croati.
Infine, al di là del suo esito, questo scontro assumerà anche un valore particolare in quanto servirà a dimostrare per la prima volta che uno stato sovrano si può ribellare al potere temporale della Chiesa. (By: Silvio Galletta).

ANNO 1308 - 1313 Periodo in cui si svolge la guerra di Ferrara, con il trono della signoria lasciato da Azzo d'Este morto senza eredi nel 1306. Ad approfittarne subito anche Reggio Emilia e Modena.

ANNO 1310 Sembra nell'aria la congiura di Tiepolo. I membri del Consiglio dei Dieci dopo la brutta esperienza del 1300, viene creato per prevenire ulteriori congiure; i membri duravano in carica un anno ed erano presieduti a turno per un mese da tre capi elettivi.

ANNO 1310 -  Lo scacco subito dai veneziani nel tentativo di conquistare Ferrara, fornisce il pretesto al gran cavaliere Baiamonte Tiepolo di ordire una congiura per rovesciare il potere dogale. L'appello rivolto al popolo dai congiurati rimane inascoltato e il tentativo di sovversione viene facilmente debellato. L'oligarchia dominante reagisce con Consiglio dei Dieci, emanazione del Maggior Consiglio, che veglierà in futuro sulla sicurezza della Repubblica. Anche una più tarda congiura, volta a sovvertire l'ordinamento costituito e ordita addirittura da un doge in carica, Marin Faliero (1355), viene soffocata nel sangue. Gli esiti infelici di questi tentativi eversivi, sottolineano la differenza fra la situazione veneziana e quella di altre città italiane, dilaniate da lotte sociali e da scontri sanguinosi fra fazioni rivali, e destinate a veder tramontare le loro antiche libertà comunali.

ANNO 1311 - Nomina del L Doge  MARINO ZORZI (fino al 1312) -  Dopo la morte di Pietro Gradenigo il Maggior Consiglio, con il nuovo assetto si mise subito all' opera per l'elezione del Doge e tempestivamente comunicò i risultati dello spoglio che vide eletto il Senatore Stefano Giustinian , il quale considerati i tempi preferì rinunciare subito e ritirarsi in convento. Alla seconda tornata, il 23 agosto (dopo soli 12 giorni di "vacatio"), fu eletto l' ottantenneMarino Zorzi, che accettò non senza riserve. Marino Zorzi fu una persona molto pia e devota vide l'alta carica come uno strumento per potersi occupare del prossimo, in maniera più operosa, oltre che a rendersi utile nei confronti del papa affinchè fosse revocata la scomunica ancora pendente. Il suo dogado durò solo undici mesi ma la sua bontà era da tempo conosciuta, soprattutto presso il popolo che lo avrebbe voluto santificato. Si spense il 3 luglio 1312 e secondo le sue volontà, il suo corpo fu sepolto nella nuda terra del chiostro della chiesa di SS. Giovani e Paolo. 

ANNO 1312 - Nomina del
LI Doge GIOVANNI SORANZO  (fino al1328) Fu un dogado tranquillo quello di Giovanni Soranzo eletto Doge il 13 luglio 1312 a 72 anni di età. Nel passato si era distinto nella presa di Caffa ed era stato podestà di Chioggia e Ferrara.
Nel 1313, grazie all'opera diplomatica di Francesco Dandolo, ambasciatore ad Avignone, il Papa Clemente V tolse la scomunica alla Città.
Con l' Istria e la Dalmazia si instaurarono nuovi buoni e profiqui rapporti.
La pace stava portando i suoi frutti e fu possibile stabilire nuovi trattati commerciali con il ducato di Brabante (nda: antica provincia dei Paesi Bassi), con le Fiandre e Bruges, nonchè con l' Imperatore di Tebriz (nda: Persia, odierna Tabriz in Iran).
Venezia vide un periodo aulico, con nuovi insediamenti industriali e lo sviluppo di quelli esistenti, come l' arsenale.
Considerato il notevole aumento della popolazione furono concesse molte "gratiae", non senza la stretta sorveglianza dei capi sestiere , ovvero concessioni per l' ampliamento di rive, bonifica di barena e velme ( nda: una sorta di pantani percorsi da rivoli a forma di circolazione sanguigna, emersi solo con la bassa marea).
La Repubblica era ormai un fatto compiuto e universalmente riconosciuto, tanto che Federico d' Aragona re di Sicilia inviò al Doge due leoni vivi, in onore del simbolo della città.
Nell' agosto del 1321, Venezia registra anche la presenza di Dante Alighieri, sommo poeta ed ambasciatore di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna. 
Giovanni Soranzo morì il 31 dicembre 1328 e fu sepolto in un' arca collocata nel battistero della basilica di San Marco.

ANNO 1323 le galere dell’incanto; (in costruzione)

ANNO 1329 - Nomina del LII Doge  FRANCESCO DANDOLO (fino al1339)  - La "serrata" del Maggior Consiglio stava producendo i suoi effetti restringendo la cerchia degli elegibili.
Francesco Dandolo già ambasciatore ad Avignone presso il soglio pontificio di Clemente V e Giovanni XXII, fu l'artefice del ritiro dell' ultima scomunica pendente sulla città che con tale atto era stata preclusa al mondo della cristianità.
Uomo letterato e colto ( lasciò scritti di medicina, filosofia, cronaca ed un "digesto" - raccolta compendiata di sentenze giuridiche e scritti giurisprudenziali).
Fine diplomatico seppe però rispondere militarmente la dove la diplomazia non poteva aver efficacia, come la risoluzione delle questioni "Scaligere", i signori di Verona infatti, si erano sostituiti ai "da Romano" nelle pretese sull' entroterra veneziano prima con Can Grande della Scala e poi con il figlio Mastino II.
Tra il 1327 ed 1329 Can Grande aveva fatto cadere Vicenza, Padova, Feltre e Belluno arrivando fino ad istituire una dogana a "Malghera" (nda: Marghera - Mestre).
Nulla valse l' offerta di iscrizione "honoris causa" a Mastino Il, nel novero dei patrizi veneziani, questi dilagò invece nella pianura Padana, ostacolando la navigazione fluviale, costruendo saline ai confini meridionali della laguna e prendendo Brescia, Parma e Lucca. 
Vista vanificata ogni risoluzione diplomatica, Venezia avviò il reclutamento obbligatorio degli uomini di età compresa tra i 20 ed i 60 anni- chiamato " cernide" - al fine di evitare il ricorso a truppe mercenarie e, nella primavera del 1936 aderì alla lega anti-scaligera, costituita da Firenze, Siena, Perugia e Bologna; la guerra iniziò il 28 maggio.
Nel luglio dell' anno successivo la lega si rinforzò con la partecipazione di Milano, Mantova, Este, Ferrara, Boemia e Carinzia.
Il 24 gennaio 1339 sull' altare maggiore della Basilica di San Marco venne siglata la pace con nuova ridistribuzione dei comuni e territori che accontentò quasi tutti ad eccezione di Firenze che si vide sottrarre Lucca a favore della signoria sconfitta.
Francesco Dandolo morì il 31 ottobre 1339 e fu sepolto nel capitolo della chiesa di Santa Maria dei Frari.



ANNO 1339 - Viene concordato l’acquisto del territorio della marca di Treviso;(in costruzione)

ANNO 1339 - Nomina del LIII Doge  BORTOLOMEO GRADENIGO (fino al 1342)  L' ottantenne Bartolomeo Gradenigo fu eletto il 7 novembre 1339 con 32 voti, dopo una carriera quasi esclusivamente amministrativa che l' aveva visto per lungo tempo podestà di Ragusa (nda: odierna Dubrovnik), Capodistria e Procuratore del Tesoro di San Marco. 
Il suo dogado fu particolarmente tranquillo sotto l' impegno militare, a parte le endemiche scaramucce a Creta, non vi furono particolari episodi da segnalare.
Anche il governo della città non presentò grosse novità rispetto agli anni precedenti.
L' unico evento di rilievo fu la burrasca del 15 febbraio 1340 e quindi una delle prime "acque grandi" segnalate, perchè il mare riuscì ad oltrepassare l' isola del Lido e quella di Pellestrina.
Nella prima metà del 1300 c'è però da segnalare una svolta decisiva nel campo della costruzione navale: le galee diventano da biremi a triremi aumentando la loro capacità di trasporto, si passò infatti dalle 50 tonnellate di merce trasportata a 200 - 240 tonnellate. Le navi da trasporto assunsero una forma più tondeggiante (chiamate cocche) ma la cosa rivoluzionaria fu che dall' Arsenale di Venezia uscirono le prime navi con timone infisso sul "dritto di poppa" in prosecusione dell' asse longitudinale, anzichè laterale.
Dal punto di vista della rettitudine, Bartolomeo Gradenigo non doveva essere stato un gran gentiluomo, considerato che il 29 novembre del 1342 i Promissori Ducali dovettero intervenire, facendo approvare un decreto con il quale il Doge e la Dogaressa erano interdetti dallo svolgere qualsivoglia attività commerciale.
L'età fu sicuramente avanzata ma è probabile che anche il cuore non abbia retto agli impedimenti imposti.
Il doge si spense il 28 dicembre dello stesso anno ed il suo corpo fu deposto nel sagrato coperto della Basilica. 

ANNO 1343 - Nomina del
LIV Doge  ANDREA DANDOLO (fino al 1354)  Stessa famiglia ma di ramo diverso da quello del Doge Enrico, Andrea fu eletto, all' età di 37 anni, dopo parecchi tentati vi ed in contrapposizione con Marin Faliero.
A soli 25 anni fu nominato Procuratore di San Marco; a 27, su investitura del vescovo di Trieste fu signore di Pirano, infine Promissore Ducale.
Dotto e letterato, Andrea Dandolo su amico del Petrarca il quale scrisse di lui : << uomo giusto, incorrutibile, erudito, eloquente, saggio, affabile e umano>>.
Dopo un primo avvio tranquillo, coda del precedente periodo di pace, il dogado di Andera Dandolo si trasformò in uno dei più catastrofici per la Repubblica con guerre e calamità naturali.
La pace e persino l' alleanza con Genova in una delle ultime crociate si ruppe, provocando la catastrofe.
Nel 1344 Venezia per contenere l' invasione turco-ottomana, il cui impero si andava estendendo a scapito di Bisanzio, fu indetta una crociata bandita da papa Bonifacio IX, sostenuta da Giovanni senza paura (successivamente Duca di Borgogna) e alla quale parteciparono Venezia, Genova, Cipro ed i Cavalieri di Rodi.
I turchi furono temporaneamente fermati con la conquista di Smirne. 
Ma già dal 1345 iniziarono i primi guai : Zara insorse, sobillata dal re d' Ungheria Ludovico e da Beltrando Patriarca di Aquileia. La rivolta fu sedata nel luglio del 1346, da Marino Falier, al prezzo di migliaia di morti tra gli zaratini che in fondo erano considerati veneziani.
Il 25 gennaio 1348 la città lagunare subì un violentissimo terremoto che provocò il crollo di molti edifici, centinaia di vittime e la conseguente pestilenza scoppiata nel marzo successivo, che durò fino al 1350 decimando i due terzi della popolazione. 
In quest'ultimo anno, Genova si alleò con Giovanni Visconti, signore di Milano con mire espansionistiche verso la Padania orientale.
Venezia dal canto suo, al fine di prevenire eventuali sconfinamenti, strinse alleanza con scaligeri ed estensi ma nel 1353 la guerra infiammò tutto il settentrione d' Italia.
Genova, approffittando della debolezza di Venezia mosse attacchi anche per mare, a nulla valse l' alleanza con Pietro IV re di Aragona e III di Catalogna ( prima alleato con Genova per la presa di Algesiras, poi con Venezia per il predominio della Sardegna) il quale, ottenuta la sua brava vittoria di Alghero, abbandonò il campo, nè quella con l'imperatore Giovanni Catecuzemo il quale impensierito dalla tracotanza dei mercanti genovisi voleva tornare agli antichi trattati con San Marco e nemmeno l' intermediazione di Francesco Petrarca, ambasciatore per conto dei Visconti.
Dopo alcune vittorie di una flotta veneziana, capitanata da Marco Ruffini, su una genovese al comando di Filippo Doria, Genova passo al contrattacco con una prima vittoria a Caffa per passare in Adriatico con un' altra flotta agli ordini di Paganino Doria dove furono saccheggiate le isole dalmate di CUrzola e Lesina, nonchè la città istriana di Parenzo.
Il Doge non resse l'onta della distruzione Parenzo e il 7 settembre 1354 il dispiacere lo sopraffece, il suo corpo fu deposto in un sarcofago marmoreo, nel battistero della Basilica. 

ANNO 1347 1348 la peste: La peste bubbonica che infuriava nell’esercito tartaro assediante la base commerciale di Caffa in Crimea sarebbe stata portata in Italia da una galera veneziana che tornava da quel porto nell’autunno del 1347. La città, che aveva da poco superato le centomila persone essendo una delle più popolose dell’Europa medievale, registrò in diciotto mesi la morte dei tre quinti degli abitanti.

ANNO 1350 1355 la terza guerra con Genova: Genova fece una importante vittoria navale che però non le giovò: ci furono una serie di discordie interne che portarono i genovesi a cedersi al signore di Milano che patrocinò un compromesso e una pace.

ANNO 1354 - Nomina del  LV Doge  MARIN FALIERO (fino al 1355)  Dopo appena quattro giorni di conclave e con 35 voti su 41, l' 11 settembre1354, viene proclamato Doge Marino Falier il quale verrà informato qualche giorno dopo trovandosi ad Avignone in qualità di ambasciatore presso il papa Innocenzo IV. Il suo dogado iniziò male e fini peggio.
Il 5 ottobre, quando arrivò a Venezia, la chiatta dogale ( successivamente chiamata Bucintoro ) sulla quale era imbarcato per recarsi in palazzo ducale, a causa della nebbia fu costretta ad ormeggiare sul molo centrale della piazzetta ed il Doge fu costretto a passare tra le due colonne di Marco e Todaro, al centro delle quali venivano eseguite le sentenze capitali (segno di grande sventura; (nda: ancor oggi i veneziani evitano di passarvi in mezzo... per scaramanzia).
Il 4 novembre del 1354, la flotta genovese, dopo aver saccheggiato l' Istria ed aver diretto verso l' Egeo , si scontrò con quella veneziana capitanata da Nicolò Pisani e nella baia di Portolongo la flotta veneziana fu letteralmente incendiata e distrutta.
Venerdì 17 aprile 1355 Marin Faliero fu decapitato per tradimento dello Stato ed il suo corpo, con la testa posta ai piedi, così come era stato esposto per un giorno intero nella sala del "Piovego", dopo l'esecuzione della sentenza, deposto in un umile e anonimo sarcofago di pietra nella chiesa dei SS Giovanni e Paolo.
Il motivo di quella sentenza fu determinato dal tentativo di congiura a scapito dell' aristocrazia veneziana al fine di rendere ereditario il trono ducale.
Probabilmente la condanna così severa, non fu determinata solo da quel fatto, altre volte, altri suoi predecessori avevano tentato il colpo di stato, in maniera più o meno conclamata, ma fu determinata anche dal carattere e dall' atteggiamento, duro, cinico e dispotico di Marino Falier.
Da allora, nella sala del Maggior Consiglio, in palazzo ducale, al posto del suo ritratto che avrebbe dovuto essere dipinto nella fascia alta delle pareti, come era stato per i suoi predecessori e come fu per i suoi successori, figura un drappo nero sul quale spicca la scritta bianca: "Hic est locus Marini Faletri decapitati pro criminibus".


ANNO 1355 il doge Marin Faliero viene decapitato per tradimento. QUEL VENERDI NERO. Il venerdì 17 aprile (è forse da qui che è incominciata la credenza di giornata/numero porta-sventura?)  per alto tradimento, del quale però non esiste un ritratto abbastanza attendibile. 
Nato verso il 1285 , poco si conosce della sua giovinezza fino ai trent'anni, quando lo si ritrova membro del Consiglio dei Dieci, una delle più alte cariche veneziane, e con numerosi incarichi sia politici che militari, tutti assolti con grande dignità e fierezza, come ad esempio l'assedio di Zara del 1345. 
Di antico casato, che probabilmente proveniva da Fano, Marino Falier era ricchissimo ed aveva ulteriormente aumentato il potere della sua famiglia, dove già c'erano stati due dogati: il Doge FALIER DODONI Vitale dal 1084 al 1095 ed il Doge FALIER DODONI Ordelaf (anagramma di Faledro) figlio di Vitale dal 1102 al 1118. Quest'ultimo fu trucidato a Zara, sepolto a S.Marco e definito come "Re dei Re e correttore delle leggi". Si può notare quindi come nel regime del Doge vi fosse ancora il concetto di potere assoluto. E questo è un concetto molto importante, che probabilmente ha influenzato in misura notevole anche Marino Falier. 
Alla morte di Andrea Dandolo, egli fu eletto, al primo scrutinio, Doge di Venezia, l'11 settembre 1354, mentre si trovava ad Avignone come ambasciatore presso il papa Innocenzo VIº. Arrivò a Venezia il 5 ottobre sul Bucintoro, come tradizione voleva. Qui avvenne un disguido che fu subito interpretato "estremamente di cattivo augurio" in quanto, essendo una giornata di nebbia, la barca dovette attraccare al centro del molo, sulla piazzetta, ed il corteo dogale passò perciò tra le due colonne di San Marco e San Teodoro, dove venivano eseguite le condanne a morte. 
Per la sua ambizione di grandezza, e per il suo carattere violento, anche il dogato non era sufficiente ad un uomo come Marin Faliero, soprattutto perchè in quel tempo vi era un forte ristagno economico, di cui il popolo "borghese", formato da artigiani ed industriali, si lamentava fortemente. Ciò perchè la concorrenza con Genova , dopo la sconfitta veneziana di Portolongo, si era fatta insopportabile. 
Dal 1350 al 1355 Venezia passò infatti un momento estremamente delicato; la guerra con Genova, la precedente guerra coi veronesi e la peste avevano creato gravi difficoltà economiche con il commercio stagnante, con la scarsa circolazione monetaria, con un forte aumento del numero dei poveri, e con tassi d'interesse lievitati del 40%. 
Allora nella mente di Marino, anche per l'offesa patita da un giovane patrizio Michele Steno nei riguardi della moglie Aluica (Lodovico di Niccolò Gradenigo), scattò l'idea di una congiura per assicurare il dominio della sua famiglia contro l'intera aristocrazia che dominava la città. Si rivolse pertanto a coloro che, finanziariamente potenti, erano però esclusi dalla politica. Fra essi, si può ricordare Bertuccio Israello, proprietario di navi, Filippo Calendario, tagliapietra e ricco proprietario di barconi, ed un certo Bertrando Bergamoso, ricchissimo pellicciaio. 
La data dell'insurrezione era stata stabilita per il 15 aprile 1355. Con le armi ci si doveva impadronire del Palazzo Ducale, uccidendo i membri dei vari Consigli; successivamente era previsto di eliminare tutta la nobiltà assieme ai loro figli, di sopprimere il Maggior Consiglio e nominare infine il Doge "Signore di Venezia". 
La congiura fallisce per un'incauta confidenza del Bergamoso ad un suo amico, il patrizio Nicolò Lion. I congiurati vengono subito arrestati e sottoposti a tortura. In questo modo si viene a sapere che il capo dei congiurati è il Doge in persona. La città è posta in stato d'allarme da parte dei patrizi armati e quindi la congiura viene stroncata sul nascere. Il 16 aprile vengono condannati e giustiziati Bertuccio Israello e Filippo Calendario, cui seguono altri nove congiurati. Il 17 aprile è la volta di Marino Falier ad essere giudicato e condannato, per alto tradimento, ad essere decapitato. La sentenza venne eseguita nel Palazzo Ducale a porte chiuse nello stesso posto dove, prima di cingere la corona ducale, il Doge Marin Faliero aveva prestato giuramento di osservare la "promissione". Il boia, con la spada ancora insanguinata, gridò da una loggia:"Guardate tutti, è stata fatta giustizia del traditore". Il corpo rimase esposto per un giorno su una stuoia con accanto la testa tagliata. La sera del 18 aprile, il cadavere fu posto in una gondola e portato senza alcuna pompa alla sepoltura, costituita da un cassone di pietra che fu messo dapprima in un angolo di una cappella nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo. 
Successivamente il cassone, svuotato e rimosso, fu utilizzato come serbatoio per l'acqua dell'ospedale civile e trovò infine la sua collocazione, privo di stemmi ed iscrizioni, nella loggia esterna dell'antica sede del museo Correr. 
Per lo scampato pericolo, Il giorno 16 aprile, per Decreto del Consiglio dei Dieci, divenne festa Nazionale ed il luogo della parete della sala del Maggior Consiglio, dove avrebbe dovuto essere posta la sua immagine, venne dipinto di azzurro con la scritta a lettere bianche:
HIC FUIT LOCUS SER MARINI FALETRI 
DECAPITATI PRO CRIMINE PRODITIONIS
Dopo l'incendio di Palazzo Ducale del 1577 fu messo invece un drappo nero con una scritta un po' diversa:
HIC EST LOCUS MARINI FALETRI 
DECAPITATI PRO CRIMINIBUS
Interessato e stupito da questa storia, nel 1820, il BYRON fece un riuscito dramma dal titolo MARINO FALIERO.
Le monete di questo doge (ducato in oro, soldino d'argento, ed il tornese) sono tutte assai rare, soprattutto per la breve durata del suo dogato (sette mesi). Ugualmente Marin Faliero è diventato senz'altro il Doge più famoso del mondo. Questo è un fatto molto curioso, perchè la repubblica cercò in ogni modo di cancellarne il ricordo. La sentenza con la pena capitale non fu trascritta nel libro IVº dei Misti, al posto della quale si legge un "NON SCRIBATUR". La campana che fu suonata al momento della sua condanna per indicare che essa era stata eseguita, non fu piu' suonata, pena la morte, come decise il Consiglio dei Dieci e fu messa senza battacchio nella chiesa di San Marco. 
è solo per tradizione numismatica, che si sostiene che le monete di questo doge vennero incettate per ordine della Signoria e rifuse per cancellarne la memoria. La rarità soprattutto del ducato di questo Doge è dimostrata dal fatto che dall'inizio secolo ad oggi esso è stato offerto in pubbliche aste solo tre volte.
QUI IN RETE LE MONETE RARISSIME

ANNO 1355 - Nomina del LVI Doge  GIOVANNI GRADENIGO (fino al1356) Lo scalpore suscitato da Marin Faliero fece decidere il conclave molto in fretta per poter ridare subito un nuovo Doge alla Repubblica.
Giovanni Gradenigo era figlio di dogi sia da parte paterna che materna, nonchè il fratello di Pietro, aveva ricoperto le cariche di podestà a Capodistria, Padova e Treviso, non ultima quella di Procuratore di San Marco.
Terminate le inchieste ed eseguito le sentenze nei confronti dei congiurati, molti dei quali finirono impiccati, altri incarcerati, esiliati o interdetti, istruì il processo contro Nicolò Pisani, lo sconfitto di Portolongo.
Il 1° giugno concluse una pesantissima pace con Genova che vuotò le casse erariali e indebitò la Repubblica anche per il futuro, con gravissime ripercussioni economiche e commerciali.
L' anno successivo arrivò un' altra un' altra disgrazia: Ludovico re d' Ungheria, coalizzato con il conte di Gorizia, il Patriarca di Aquileia, il Duca d' Austria e Francesco da Carrara signore di Padova, mise in subbuglio la Dalmazia e con la coalizzazione arrivò all' assedio di Treviso.
Giovanni Gradenigo morì all' eta di 71 anni, l' 8 agosto del 1356. Le sue spoglie furono deposte in un sarcofago nel Capitolo della chiesa dei Frari. 

ANNO 1356 - Nomina del LVII Doge  GIOVANNI DOLFIN (fino al 1361) -  Anche questa fu un' investitura lampo, Giovanni Dolfin fu eletto il 13 agosto 1356 anche se con il minimo del quorum ( 25 voti). La cronaca del tempo vuole che, appresa la notizia, mentre stava difendendo Treviso quale "Provvveditore in campo" ( alta carica di nomina senatoriale preposta ai rifornimenti militari e vettovagliamenti, oltre al controllo dei comandanti militari, sui quali avevano poteri di sostituzione ), nonostante fosse cieco ad un occhio, fosse riuscito a forzare il blocco della lega ungherese , con l' ausilio di un centinaio di cavalieri e duecento fanti, cavalcando a briglia sciolta verso Mestre dove era atteso dagli ambasciatori per scortarlo in città e dove giunse il 25 agosto.
Nonostante le sue capacità militari ed il suo indiscusso coraggio però, Venezia fu nuovamente sconfitta nel febbraio del 1358 a Nervesa ( nda:sulle pendici del Montello - oggi provincia di Treviso ) . L' ungheria prese Durazzo e tutta la Dalmazia da Spalato a Zara. L' Austria ottenne il suo sbocco al mare con Trieste, Padova e Gorizia si spartirono Asolo, Conegliano e Serravalle.
Nel trattato di pace con l ' Ungheria, stipulato a Zara, il Doge fu costretto a rinunciare al titolo di " Duca di Dalmazia e Croazia" accontentandosi del titolo beffardo di " Dux Venetiarum et coetera".
A giugno venne stipulata la pace anche con i Carrara di Padova che nel frattempo si erano anche largamente espansi sul Po come precedentemente avevano fatto gli scaligeri, impiantando saline e mulini.
Finirono male anche le trattative per l'intercessione di l' Imperatore Carlo IV di Lussemburgo e I Re di Boemia, al fine di mantenere la dignità feudale sulla marca trevigiana.
Mentre papa Innocenzo VI dal canto suo, nel 1359 emise una bolla nella quale veniva espresso il "sacrosanto divieto" di commerciare con il miscredente sultanato egiziano.
Giovanni Dolfin morì il 12 luglio 1361 e fu sepolto nella chiesa dei SS Giovanni e Paolo. 

ANNO
1358 la cessione della Dalmazia; (in costruzione)

ANNO 1361 - Nomina del LVIII Doge  LORENZO CELSI (fino al 1365) -  Il declino della Repubblica veneta era coinciso con la "serrata" del Maggior Consiglio del 1297, da allora troppo pochi i nomi con troppi interessi personali e famigliari da poter annotare sulle "cartelle" dopo l' estrazione delle "balote" , fosse stato questo il motivo per il quale Venezia si stava avviando al tramonto? Il Maggior Consiglio decise comunque di provar a cambiare.
Lorenzo Celsi sebbene ricco per essersi alacremente cimentato nell'arte della mercatura, non apparteneva ad una famiglia canonica ma aveva avuto una discreta carriera diplomatico-politico-militare: era stato podestà di Treviso, capitano generale in Dalmazia e ambasciatore presso Carlo IV, fu elevato al soglio dogale il 16 luglio 1361 dopo un concitato conclave con altri quattro nomi in contrapposizione.
Narcisista convinto e come tale molto pieno di se stesso (vestiva di bianco non di rosso e passeggiava a cavallo; sul corno dogale aveva fatto ricamare una croce perchè anche chi non aveva berretto e togliendoselo potesse riverirlo, fosse costretto a inchinarsi per rispetto della croce).
Dopo una fugace vittoria ottenuta dalla flotta capitanata da Luchino dal Verme, nel maggio del 1364, sugli arconti cretesi che avevano deposto il veccio Duca Marco Gradenigo, issando le insegne di "San Tito" al posto del "Leone Alato", nonostante la crisi ed il decadimento (anche morale) imperversassero, il Doge proclamò una " festa granda".
I festeggiamenti ebbero quale cronista Francesco Petrarca il quale aveva preso dimora a palazzo Molin alle Zattere (nda: oggi sede di una società di navigazione), palazzo regalatogli dalla Repubblica in segno di riconoscimento per i libri donati alla biblioteca Marciana.
Giochi, spettacoli e giostra durarono quattro giorni con inviti estesi ai quattro angoli della terra e con un premio per il cavaliere vincitore costituito da una corona d' oro massiccio tempestata di pietre preziose. 
Considerata la congiuntura industriale, quella commerciale e l' esiguità delle casse erariali questi "sperperi" non potevano andar bene nè al Consiglio dei Dieci, nè a quello Ducale nè tantomeno al Maggior Consiglio, soprattutto se vi si aggiunge il fatto che il Doge, vestito di bianco passeggiasse a cavallo, portando uno scetro, appositamente costruito, al posto del bastone e che si sussurrasse la sua simpatia nei confronti di un' eventuale signoria.
Il 18 luglio 1365 Lorenzo Celsi , fino ad allora sano di mente, morì di depressione psichica (avvelenato ?) e sepolto nella chiesa della Celestia ( nda: vicino alle mura dell' Arsenale).

ANNO
1363 1366 la rivolta di Candia;(in costruzione)

By:Francomputer
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