NORMANNI IN ITALIA



(vedi gli avvenimenti cronologici nei singoli periodi in RIASSUNTI)

ed anche "I NORMANNI: DAL NORD D'EUROPA AL SUD D'ITALIA >

di Mario Veronesi

Un popolo “nuovo” combattenti eccezionali, discendenti da quei Vichinghi che avevano fatto tremare la cristianità, guidati da autentici capi che con la loro audacia fondarono dei regni, al nord e al sud dell’Europa, in Inghilterra e in Sicilia.
Al sud scacciarono i bizantini e seppero resistere per quasi due secoli al potente impero germanico, le loro insegne sbarcarono in Grecia e in Africa, e la morente monarchia bizantina vacillò.
A Palermo una corte ricca e sfarzosa, cristiani per religione ma orientali per cultura, nel loro stato vissero in armonia, le etnie religiose del tempo.
Cristiani i maggiorenti del regno, musulmani i dignitari di corte e la guardia scelta, ebrei i mercanti, ma tutti sudditi del regno “dei normanni”.

Sulla venuta dei primi normanni in Italia le notizie sono alquanto incerte, il cronista Amato di Montecassino narra che attorno al 1016, quaranta pellegrini normanni reduci da un pellegrinaggio in terra santa, giunsero a Salerno mentre questa città era assediata dai saraceni.
I normanni si gettarono animosamente sugli assedianti, sbaragliandoli e liberando la città, il principe Guimaro IV li colmò di doni, e gli chiese di rimanere a Salerno, al loro rifiuto il principe inviò in Normandia un suo ambasciatore, con il compito d’assoldare una schiera di questi validi combattenti.
Giunsero a Salerno alcuni normanni, comandati da Gilberto Dregot.

Il poeta Guglielmo Appulo, in un poema in onore di Roberto il Guiscardo, ci racconta che pellegrini normanni nel 1015, recatosi in visita al santuario di S. Michele sul Gargano, incontrarono Melo il ribelle di Bari, che li invitò a combattere contro Bisanzio, questi rifiutarono ma gli promisero che tornati in patria, avrebbero mandato in Italia una schiera di combattenti.
Gli storici moderni accettano le due versioni, possiamo quindi ritenere che alcuni pellegrini normanni tornati dalla terra santa, incontrarono nuovamente Melo e conclusero con lui un accordo, mandando una schiera a Salerno che indubbiamente aiutarono Guaimaro contro i saraceni.
Di certo sappiamo che questi primi normanni vennero in Italia sul finire del 1016, li troviamo a Capua, e che parteciparono alla guerra di Melo contro i bizantini.

Nella primavera del 1017 l’esercito di Melo in marcia verso la Capitanata, si scontrò con le milizie bizantine, un altro combattimento seguì a Civita, dove i bizantini subirono una pesante sconfitta, le conseguenze delle vittorie di Melo fu, che quasi tutta la Puglia cadde in mano degli insorti, e che dalla Normandia cominciarono ad affluire sempre più uomini, mossi dal loro spirito avventuroso e allettati da facili prede.
L’imperatore Basilio II nel dicembre del 1017, inviò in Italia Basilio Bojannes con un numeroso esercito, al suo arrivo attaccò e distrusse le città pugliesi ribelli, tragica fu la repressione compiuta dai bizantini a Trani nel 1018, poi tentò di indurre i principi longobardi e l’abate Atenolfo di Montecassino ad abbandonare Melo.
Una battaglia decisiva fu combattuta nell’ottobre del 1018 a Canne, nella stessa pianura che aveva visto molti secoli prima, la lotta tra i romani e cartaginesi.
L’esercito di Melo fu distrutto e solo cinquecento normanni, sui tremila presenti riuscirono a scampare.
Dopo questa vittoria i principi longobardi abbandonarono Melo, e tutta la Puglia ritornò sotto le insegne di Costantinopoli.
Melo fuggì prima a Roma dal pontefice, ed in seguito in Germania da Enrico II, che lo nomina duca di Puglia.

Enrico II promise a Melo e al pontefice, un aiuto per la riconquista della Puglia, Melo però non riuscì a vedere le milizie imperiali muovere verso il Sud dell’Italia, mori nell’aprile del 1020.

Compianto dall’imperatore, fu sepolto nella cattedrale di Bamberga, e nel novembre del 1021, Enrico II mosse dalla Germania, con un esercito di sessantamila uomini, in gran parte bavaresi e svevi, passò per Verona, Mantova e giunse a Ravenna, dove divise il suo esercito in tre corpi, uno di ventimila uomini, con l’incarico di arrivare a Capua, e sottomettere Pandolfo; l'altro, undicimila uomini dovevano scendere nella Campania, e fungere da collegamento tra il primo e il terzo corpo, cioè il grosso dell’esercito, comandato dall’imperatore in persona, che scendendo per l’Adriatico doveva raggiungere la Capitanata.

Enrico II giunse senza problemi a Benevento, dove incontrò il pontefice, si mosse successivamente verso Troia; la città si arrese dopo tredici settimane d’assedio, e qui terminò la spedizione imperiale, anche perchè una terribile pestilenza colpì le milizie germaniche.
Enrico II non riuscì a raggiungere il suo scopo principale, l’unione della penisola sotto il suo regno, unico risultato raggiunto, fu quello di bloccare i bizantini nella loro espansione, e ristabilito la sovranità germanica, sui principati longobardi.
Sul trono di Capua fu investito Pandolfo di Teano, devoto alla causa tedesca, la valle del Liri fu assegnata ai nipoti di Melo (Stefano, Pietro e Melo) che presero il comando dei normanni superstiti.
Questi per i servigi resi ricevettero dall’imperatore, alcuni feudi posti sui confini bizantini, e costituirono il primo nucleo della futura dominazione normanna al Sud dell’Italia. 
Astutamente iniziarono a trarre vantaggio delle guerre dei vari staterelli meridionali, prestando l’aiuto delle loro armi, ora all’uno ora all’altro.

Nel 1030 il capo dei normanni Rainaldo Dregot, per l’aiuto dato a Sergio nella guerra contro Pandolfo IV, ebbe il titolo di conte, il possesso di terre tra Napoli e Capua e la mano della sorella di Sergio.
Qui il condottiero normanno eresse un castello, lo cinse di fossato, di terrapieni e lo chiamò Aversa, questo territorio costituì il luogo di raduno per altri normanni e brettoni, divenendo il luogo di partenza per le future conquiste normanne.
La spedizione bizantina in Sicilia, che doveva conquistare l’isola era capitanata da Stefano, fratello dell’imperatore Michele Paflagone, che comandava la flotta, mentre l’esercito era comandato da Maniace, numerosi lombardi esuli comandati da Arduino, e una compagnia di cinquecento normanni, fra i quali tre fratelli della famiglia Altavilla, figli di TANCREDI di Normandia.

Che dalla prima moglie Moriella, aveva avuto cinque figli: Guglielmo detto (braccio di ferro), Drogone, Umfredo, Goffredo e Serione, dalla seconda moglie Trasenda, altri dieci figli, sette maschi e tre femmine Roberto, Malgero, Guglielmo, Alfredo, Umberto, Tancredi, Ruggiero, Fredesina, Emma e Alverada.
I primi tre figli di Tancredi, si misero al servizio del principe di Capua, poi seguirono Rainolfo Drengot alla corte di Guaimaro IV a Salerno, infine nel 1038 seguirono l’esercito bizantino in Sicilia.
La guerra con i saraceni di Sicilia, si protrasse per due anni con alterne vicende, ma alla fine vide il fallimento della spedizione bizantina.
Dopo rancori e delusioni Arduino con i suoi lombardi, ripassò lo stretto e si portò in Campania, accordatosi con Guimaro IV di Salerno e Pandolfo III di Benevento, si preparò a sostenere la rivolta in Puglia scoppiata contro i bizantini.

Nel 1041 Arduino con le sue milizie invase la Puglia, erano con lui i tre fratelli d’Altavilla Guglielmo, Drogone e Umfredo, ai quali Arduino promise la metà delle terre conquistate; e quelli occuparono Melfi, Ascoli, e Venosa.
Contro Arduino e i normanni marciò Michele Doceano, che pose il campo nelle vicinanze del fiume Olivento, il 17 marzo ci fu la battaglia che vide la prima disfatta dei bizantini, poi un’altra sconfitta la subirono a Montemaggiore.
Nelle operazioni che seguirono i normanni non incontrarono nessuna difficoltà, e il 2 febbraio 1042 entrarono in Bari, acclamando ARGIRO figlio di Melo duca della Puglia.
Stranamente non si hanno più notizie di Arduino, la cui fine sembra avvolta nelle tenebre.
Costantinopoli non potendo vincere con le armi, usò altri mezzi, offrì ad Argiro il grado di patrizio e di Catapano, il figlio di Melo accettò e così Bari, e le altre città della Puglia che si erano ribellate, tornarono - tramite i normanni- sotto il dominio bizantino.
Nello stesso anno in Matera, i normanni proclamarono loro capo, col titolo di conte delle Puglie, Guglielmo “braccio di ferro” d’Altavilla, e i territori occupati furono divisi fra i loro dodici capi.

Guglelmo morì senza eredi nel 1046, la contea di Puglia passò al fratello Drogone, che estese il proprio dominio verso nord, ma subito dopo fu assassinato nel suo castello di Monte Ilario, l’odierna Montoglio; 
il minore degli Altavilla Umfredo, fu eletto duca.

Da parecchi anni si trovava in Italia ROBERTO d’Altavilla, era sceso nella penisola con cinque cavalli e trenta fanti. Avuto in dono dal fratello Drogone la rocca di S. Marco presso Bisignano, vivendo per alcuni anni di brigantaggio, assalendo città e campagne, per la sua astuzia fu soprannominato il “GUISCARDO” l’astuto.

Nel 1057 alla morte d’Umfredo, Roberto il Guiscardo è nominato tutore del figlio minorenne, e acclamato dai normanni duca di Puglia e di Calabria.

Nel medesimo anno Riccardo d’Aversa occupava Capua, cacciando Landolfo III succeduto al padre Pandolfo V, ponendo fine al principato longobardo di quella città.
Tra il 1059 e 1060, Roberto il Guiscardo, con l’aiuto del fratello più giovane Ruggero, occupava la Calabria. 
In vent’anni i normanni, s’erano impadroniti della vaste province bizantine; e quasi giunti alla stretto i due fratelli iniziarono a guardare alla Sicilia. L ’occasione si presentò, quando furono chiamati in aiuto dall’emiro Ibn-Thimna. E nel gennaio del 1061 iniziò l’impresa dei due fratelli, un'impresa che sarebbe durata quasi un ventennio.
Radunati mille cavalieri, e mille fanti, passarono lo stretto, occupata Messina marciarono contro Rametta che si arrese, occuparono Trini e Frazzanò, e giunsero a Castrogiovanni; il Guiscardo poi tornò in Puglia, lasciando il comando al fratello Ruggero.

L’uccisione dell’emiro Ibn-Thimna, privò i normanni di un prezioso alleato. Ma fu una buoba occasione per attaccare gli arabi quasi allo sbando. Infatti, nel 1063 i musulmani di Sicilia, furono duramente sconfitti da Ruggero sul fiume Cerani, occupò Catania, e subito dopo puntò poi su Palermo, che dopo una furiosa difesa capitolò. Dopo 240 anni la città tornava cristiana.

Ruggero dedicò la sua attività ad estendere la conquista, occupò Trapani, Cinisi e Iato; ultime a cadere in suo possesso furono poi le città di Noto e di Butera nel 1091; e nello stesso anno Ruggero, occupò Malta, liberando tutti gli schiavi cristiani.

Nel giugno del 1076, Roberto il Guiscardo assale e occupa Salerno, poi i normanni si portano sotto le mura di Napoli assediandola, in seguito attaccando anche Benevento.

Papa Gregorio VII sapeva che con la caduta di Benevento, sarebbe tramontata l’influenza politica del papato nell’Italia meridionale, e non potendo soccorrere la città con un esercito, scomunicò gli assedianti.
La scomunica produsse il suo effetto, Rainolfo conte di Caiazzo e d’Avellino, e Giordano, figlio di Riccardo di Capua, si schierarono dalla parte del pontefice, e recatisi a Roma in penitenza promisero al S. Padre di difendere i domini della chiesa di Roma, lo stesso Riccardo in punto di morte, restituì le terre della chiesa, che aveva occupato; morì il 5 aprile.

Successo al padre nel principato di Capua, Giordano toglie l’assedio a Napoli, poi con le sue milizie muove contro il Guiscardo che si rifugia a Troia.
Gli eventi non a favore costrinsero il Pontefice a cercare una pace con il Guiscardo, e tramite l’abate Desiderio di Montecassino, si giunse ad un incontro tra i due.
Il Guiscardo giura di difendere la Santa Sede da tutti i nemici, di restituire le terre pontificie e di non molestare più Benevento, in cambio Gregorio lo assolveva dalla scomunica, e gli conferisce l’investitura per la Puglia, la Calabria e la Sicilia, consentendo che si tenesse in via provvisoria, Salerno, Amalfi, e la parte invasa di Fermo. Dal Guiscardo ottenne anche una promessa di aiuti in caso di necessità.
L’ambizioso Guiscardo spronato dal pontefice, mira però ai territori d’oltre mare, e l’occasione gli si presenta subito quando a Costantinopoli una congiura di palazzo, scaccia dalla reggia l’imperatore Michele VII, il figlio Costantino, e la principessa Elena figlia di Roberto.
Il quale intima al nuovo regnante Nicefalo Botoniate, di rendere la corona a Michele VII; al suo rifiuto, Roberto organizza una spedizione, sbarca a Corfù e se ne impossessa, passa in Epiro e pone l’assedio a Durazzo, che fu occupata dopo tre giorni di duri combattimenti per le strade cittadine.

Il 18 ottobre 1081 in una battaglia decisiva, i bizantini furono duramente sconfitti, i normanni ripresero la marcia, invasero la Macedonia e occuparono Castoria, poi marciarono contro Tessalonica, quando gravi notizie giunsero a Roberto dall’Italia.
Lo richiamava il pontefice minacciato da Enrico IV, e dalla rivolta scoppiata in Puglia, fomentata dall’oro di Costantinopoli, e dall’aiuto militare di Giordano di Capua.
Roberto affidò l’esercito al figlio Boemondo, e con due navi rientrò in Italia. Sbarcato ad Otranto, con l’aiuto del fratello Ruggero richiamato dalla Sicilia, mosse contro Giordano da Capua.
Enrico IV giunto a Roma la cinse d’assedio. Il pontefice rifugiatosi in Castel Sant’Angelo, inviò messaggeri a Guiscardo rammentandogli la promessa fatta; questi raccolto un esercito di trentamila fanti, e di seimila cavalieri, fra cui numerosi mussulmani inviatigli dal fratello Ruggero dalla Sicilia, partì per Roma giungendo sotto le mura della città eterna, tre giorni dopo che il re germanico aveva rinunciato all'assedio e lasciato la capitale.
Entrò in Roma senza perdite grazie al tradimento, poi le sue milizie corsero in lungo e in largo la città eterna, saccheggiando case, chiese e monasteri, rubando e bruciando al grido di guerra “Guiscardo Guiscardo”, un vero scempio degno dei più feroci barbari, Gregorio VII fu liberato da Castel Sant’Angelo e condotto al Palazzo Lateranense; intorno a lui morte e desolazione; i lamenti dei moribondi giunsero alle sue orecchie come una maledizione del popolo, in mezzo al quale egli non sarebbe potuto più rimanere. Gregorio VII lasciò Roma rifugiandosi a Cassino, seguito da vescovi e cardinali rimasti a lui fedeli,

Verso la fine di giugno, il Guiscardo ritornò nei suoi domini, trascinandosi dietro numerosi prigionieri destinati ad essere venduti come servi nei mercati di Puglia e di Calabria.
Dopo un breve soggiorno a Cassino, il pontefice si trasferì a Salerno, in cui fissò la sua dimora.
Triste sorte di un gran pontefice, che dopo aver umiliato l’impero e l’imperatore, dopo essere stato l’arbitro dell’Europa occidentale, era costretto dalla sua stessa vittoria, ad abbandonare la città di Pietro, seguire una schiera di Saraceni, contro i quali, aveva vagheggiato una guerra santa, e vivere in esilio, ospite del suo feroce vassallo.
Morì a Salerno alla fine di maggio, ed ebbe sepoltura nel duomo della città, nel 1557 gli fu eretto un magnifico mausoleo.

Roberto il Guiscardo dopo aver accompagnato il pontefice a Salerno ritornò in Puglia, il suo pensiero era sempre rivolto ad oriente; ed infatti, rinnovato l’esercito, nel 1084 sbarcò in Grecia; lo accompagnavano i figli Ruggero, Roberto, Guido e Boemondo. Una vittoria normanna contro una flotta veneziana gettò lo sgomento a Costantinopoli, ma i rigori dell’inverno impedirono altre azioni navali e la flotta svernò in Butrinto.
Ma una grave pestilenza scoppiò nell’esercito normanno, causando la morte di oltre diecimila soldati, lo stesso Roberto colpito da peste morì.
Il normanno era la mente, che aveva voluto la spedizione in oriente, ed era l’unico uomo, che poteva mantenere salda, fra le sue milizie, la fede in una vittoria; di conseguenza venendo a mancare l’impresa fu abbandonata.
Il suo cuore fu tumulato ad Otranto, il corpo imbalsamato trovò sepoltura nella chiesa della Trinità di Venosta, accanto alle tombe dei fratelli.

Roberto il Guiscardo lasciava un fratello, Ruggero conte di Sicilia, e quattro figli maschi, Boemondo nato dalla prima moglie, degli altri tre il maggiore Ruggero, già riconosciuto dalle truppe come loro duca, mosse guerra al primogenito, ma prima dello scontro fratricida, la contesa fu composta dallo zio Ruggero, Boemondo ebbe alcune città tra le quali Taranto, Otranto e Gallipoli, e al giovane Ruggero il ducato della Puglia.

Al colmo della potenza Ruggero di Sicilia morì il 22 giugno del 1101, e venne sepolto nel duomo di Mileto da lui stesso fondato.
Ruggero figlio di Roberto morirà poi nel 1111, lasciando il ducato di Puglia e di Calabria al figlio Guglielmo, morto poi anche lui -nel 1127- senza eredi.
Tutto il ducato passava a Ruggero II figlio del conte di Sicilia, che ne prese possesso occupando anche Salerno e Amalfi.
Questo non poteva piacere al pontefice Onorio II, che si vedeva costituire un vasto e potente stato ai confini di Roma, scomunicò il normanno e incitò alla ribellione i baroni del ducato.
Ruggero II tentò la via pacifica, inviando al pontefice ambasciatori, doni e dichiarandosi vassallo della chiesa, fallito ogni mezzo Ruggero II radunò sotto le sue insegne un corpo di mercenari e le milizie dei suoi vassalli, e con quest’esercito occupò le città ribelli della Puglia.

Onorio II inviò un esercito contro il normanno, che si sciolse ancora prima dello scontro, il pontefice rimasto solo si rifugiò a Benevento e fece sapere al normanno che lo assolveva dalla scomunica e lo investiva del ducato di Puglia.
Ruggero II accolse l’offerta, e nell’agosto del 1128 si portò a Salerno, ricevendo dal pontefice l’investitura del ducato.
Data la potenza raggiunta, Ruggero II pensò di trasformare il titolo di duca in quello regale, radunò a Salerno i maggiorenti del ducato e questi sentenziarono che si riprestinasse in Sicilia il trono, e che Ruggero II fosse incoronato re a Palermo. 
La cerimonia regale avvenne nel Natale del 1130. 

Onorio II non pote assistere al trionfo del suo antico nemico, cessò di vivere dieci mesi prima della cerimonia di Palermo, il 14 febbraio 1130.
Alla sua morte furono eletti due papi, Gregorio diacono di Sant’Angelo con il nome d’Innocenzo II, e in S. Marco, il cardinale Pietro Pierleoni, che prendeva il nome d’Anacleto II.

Lo scisma divise l’Europa cattolica, i re di Germania, Francia, Inghilterra, d’Aragona e di Castiglia riconobbero papa Innocenzo II, mentre i comuni lombardi, gli Hohenstaufen e i Normanni riconobbero Anacleto II.
Innocenzo II si rifugia in Francia, trovando un potente alleato in Bernardo da Chiaravalle, il benedettino con la sua autorità ed eloquenza, gli guadagna il favore di tutte le congregazioni religiose del regno, e dello stesso re Luigi.
In Germania re Lotario, il 13 febbraio 1131 incontra Innocenzo II, il re germanico avrebbe accompagnato il papa a Roma, e mosso guerra ai normanni, dal canto suo il pontefice gli promise l’incoronazione ad imperatore e l’investitura dei beni allodali di Matilde di Canossa, che Lotario passò al genero Enrico di Baviera.

L’esercito imperiale giunse a Roma nell’estate del 1136, ma non si fermò come sperava Innocenzo II, ma proseguì verso sud.
Lotario giunse ai confini della Puglia nella primavera del 1137, conquistò numerose città tra cui Bari e Barletta, intanto l’esercito del duca di Baviera passando per Montecassino, occupava Benevento e Capua; i domini di Puglia del normanno erano persi, ma Ruggero II sapeva che il clima e le epidemie, avrebbero causato numerose morti nell’esercito nemico, sapeva che l’interesse dell’imperatore era prioritario per la Germania, quindi aspettò gli eventi.
Nel novembre del 1137, Lotario stremato e senza aver combinato nulla, si rimise in viaggio verso la Germania, ma giunto nel villaggio di Breitenwang morì, era il 4 dicembre.
La salma fu portata in Sassonia e sepolta nel convento di Lutter.

Ruggero con un forte esercito raccolto in Sicilia apparve nel salentino, Salerno gli aprì le porte, mentre Nocera, Capua e Avellino che tentarono una resistenza furono poi prese e saccheggiate.

Rainulfo cognato di Ruggero nell’ottobre del 1137, radunato un esercito con i superstiti tedeschi di Lotario e con le milizie di Bari, Trani e Melfi che ancora gli ubbidivano, andò incontro al cognato, 
e a Ragnano lo sconfisse mettendolo in fuga.
Ruggero II si rifugiò a Salerno per trascorrervi l’inverno, con l’intento di riprendere la lotta nella primavera successiva.

La morte d’Anacleto II, pose fine alla scisma pontificio, e la successiva morte di Rainulfo, liberò Ruggero da un acerrimo nemico. Rimasto solo Innocenzo II, scomunicò il normanno e radunò un esercito, che personalmente guidò verso sud, ma fu sconfitto e catturato.
Per il normanno fu il trionfo, con in mano il papa si fece assolvere dalla scomunica, riconoscere i territori, e costrinse l'esercito del pontefice ad arrendersi. In poco tempo tutta l’Italia meridionale, riconobbe la sovranità di Ruggero II.

Consolidato il suo dominio in Italia, Ruggero II volse anche lui lo sguardo oltre mare, l’Africa e la Grecia erano costantemente nei suoi piani di conquista. L' ’impresa africana ebbe inizio nel 1146, una gran flotta giunse a Tripoli che cadde in suo potere, seguì Mhedia e poco dopo tutto il territorio da Tripoli a Tunisi, dal deserto al mare, riconosceva la signoria del normanno.

L’ammiraglio siciliano Antiocheno, nel 1147 con una flotta, occupava Corfù, passando poi nell’Etolia, nella Beozia assaltando, Tebe e Corinto. Le ricchezza frutto dei saccheggi che giunsero in Sicilia furono enormi; e tra i numerosi prigionieri molti erano tessitori, che contribuirono all’apertura dei primi stabilimenti di tessitura sull’isola.
Quaranta galee dell’armata di Ruggero, al comando d’Antiocheno, passato lo stretto dei Dardanelli, si presentano davanti ad un’incredula Costantinopoli, e la tempestano di proiettili incendiari.
Ritornati in mare aperto, si scontrarono con la flotta greca arrecandogli gravi danni. Liberarono anche Luigi re di Francia, che reduce da un’infelice spedizione in terra santa, era stato catturato dai greci.
La guerra tra i due regni continuò ancora per qualche anno, poi grazie all’intervento del papa si concluse.

Fu l’ultima guerra di Ruggero, egli trascorse in pace gli ultimi anni della sua vita, dedicando a rendere prospero il suo regno, protesse le arti e la cultura, chiamando a se da ogni paese i migliori artisti; la sua corte era di uno sfarzo senza uguali, la civiltà mussulmana lo seduceva e la preferiva a quella latina e bizantina. Circondò il trono di splendore orientale, la guardia del re era composta da arcieri saraceni, e una milizia saracena lo accompagnava in ogni luogo. Dall’ultima moglie Beatrice, figlia del conte di Rethel gli nacque Costanza, che porterà la corona di Sicilia agli Svevi, ma Ruggero non la vide nascere, morì prima, il 24 febbraio del 1154, all’età di cinquantanove anni, dopo ventiquattro di regno.
Salì al trono il figlio Guglielmo, poi deceduto senza eredi, il regno fu reclamato da Enrico IV re di Germania, figlio del Barbarossa, che avendo sposato Costanza figlia di Ruggero II, si considerava erede di diritto del trono normanno.

I baroni e i maggioritari del regno riuniti a Palermo elessero invece re Tancredi duca di Puglia, e fu la guerra con gli Svevi. Un numeroso esercito tedesco sbarcò in Sicilia, con l’aiuto della flotta genovese e pisana, occuparono il regno seminando morte e distruzioni, trasportando in Germania un ricchissimo bottino, ponendo così fine al potente stato normanno.

Più tardi, un nuovo imperatore, figlio del distruttore del potere normanno, avrebbe ridato splendore a tutto il meridione, il suo nome
: Federico di Svevia

Mario Veronesi

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