CRONOLOGIA - SPORT - STORIA:  CICLISMO

 IL CICLISMO ANNI '60 dopo il COPPI & BARTALI 

 ritorna alla grande con MERCKX & GIMONDI 

di Daniele Laneri


ANNO 1960 - All'inizio degli anni'60 l'entusiasmo del pubblico per il ciclismo si raffredda un po'. Le grandi corse a tappe di quegli anni sono vinte da corridori troppo regolaristi per entusiasmare le folle. In particolare a dominare al Tour è Anquetil: ma la sua maniera di correre, che non prevede la grande impresa nel grande giorno del tappone montano, e che si basa sul cronometro e sulla continuità di rendimento, con la salita come terreno di pura difesa, più che esaltare il pubblico lo raggela. Il suo modo di correre lascia poco spazio all' immaginazione, e più volte Anquetil è fischiato nel giorno del trionfo al Parco dei Principi: il pubblico transalpino è più legato a Poulidor, un vero e proprio eterno secondo del ciclismo, che invece corre con grinta, con poderosi scatti in salita. Che finisce però sempre per risultare battuto, grazie ai successi a cronometro di Anquetil, campione quasi perfetto dal punto di vista tecnico, ma troppo freddo per piacere al pubblico dei non-tecnici. I tifosi apprezzano Poulidor, che coi suoi attacchi mette a dura prova la resistenza di Anquetil, privandolo d'una superiorità che altrimenti diventerebbe noia. Dunque, Poulidor perdeva sul campo, ma vinceva nel cuore della gente.

 ANNI 1962-1963 - Anche il Giro attraversa momenti difficili: per due anni consecutivamente, nel '62 e nel '63, viene vinto da Franco Balmamion, che però mai riesce ad aggiudicarsi una tappa. Tra i personaggi più interessanti dell'epoca è Vito Taccone, il "camoscio d'Abruzzo", loquace protagonista del dopo-tappa televisivo di Sergio Zavoli. Attaccante di natura, non solo in bicicletta, finì spesso per prendere a pugni altri corridori, litigare con tutti, pronosticare con facilità sue improbabili vittorie. Fu amatissimo oppure odiatissimo, non lasciava via di scelta. Nel Giro del '63 fu più lui il protagonista del vittorioso Balmamion. Taccone vinse 5 tappe di cui 4 consecutivamente, e per 3 volte, dopo il primo successo,si teleannunciò come vincitore il giorno seguente. Vittorie di un giorno, perchè sulle tappe con molte salite consecutive finiva per andare in  crisi. Anquetil per le corse a tappe era il re, così come Van Looy lo era nelle corse di un giorno. Vinse due campionati mondiali, e un terzo gli fu strappato da un suo gregario. Tentò anche di improvvisarsi corridore da corse a tappe, ma le salite troppo spesso lo respinsero. 

ANNO 1964 - Nel '64 Jacques Anquetil si aggiudica, primo uomo dopo Fausto Coppi, nella stesso anno il Giro e il Tour. E' il suo quinto successo al Tour, il battuto è ancora Raymond Poulidor. La Sanremo è sempre terreno minato per gli italiani, questa volta è di Tommy Simpson il successo, mentre il giovane Motta si aggiudica il Lombardia. Nel mondiale dei dilettanti si impone un certo Eddy Merckx, mentre Felice Gimondi vince il Tour dell'Avvenire, una sorta di piccolo Tour de France per i giovani corridori dilettanti: ne sentiremo riparlare...... 

Sempre in quell'anno al Giro si mette per la prima volta in luce Franco Bitossi, il mitico "cuore matto" del ciclismo italiano.Vince in particolare la Cuneo-Pinerolo, una riproposizione della mitica tappa con cinque colli nella quale Coppi compì una delle sue leggendarie imprese. Bitossi fu un grande nelle corse in linea soprattutto. Spesso era in fuga e all'improvviso era colpito da impreviste crisi passeggere: era il suo famoso cuore matto che faceva le bizze, batteva in modo aritmico,solo un malessere passeggero che non gli impediva di correre. Non era raro vederlo appoggiato a un paracarro palparsi il cuore e vedere il gruppo sfilargli davanti ormai non più preoccupato, tanto era abituato a quell'immagine. E abituato, appena il malore era passato, a vedersi raggiungere e superare da un Bitossi rinato. 

ANNO 1965 - Il ciclismo italiano si rilancia nuovamente. Vittorio Adorni vince il Giro d'Italia: prende la maglia rosa nella parte iniziale, la perde a Catanzaro per poi riconquistarla a Madesimo dove arriva solo con oltre 3 minuti di vantaggio su Taccone. Campione gentile, Adorni era il contraltare proprio di Taccone, anche nelle sue apparizioni televisive dei dopo tappa: tanto era irruento e sgraziato Taccone, quanto era sereno ed educato Adorni, che faceva valere una proprietà di linguaggio non comune per gli sportivi di allora. Al secondo posto nella classifica finale si piazza Zilioli, abbonato a questa poltrona, al terzo Gimondi. Adorni parte dunque per il Tour con propositi bellicosi, ma a causa di una indisposizione sul Tourmalet si ritira e lascia spazio al suo compagno di squadra Gimondi. E' una edizione nella quale non è presente Anquetil, e dunque si pensa possa essere arrivato il grande momento di Raymond Poulidor. Ma, partito per essere un gregario, Gimondi conquista la maglia gialla. Sul Mont Ventoux Poulidor attacca con forza: Gimondi è in difficoltà ma non perde la testa e alla fine, difendendosi coi denti riesce a mantenere la maglia gialla per 34 secondi. Alla fine, con la cronometro conclusiva da Versailles a Parigi,Felice Gimondi legittima la sua vittoria. Il titolo mondiale va all'inglese Tommy Simpson. 

ANNO 1966 - Il nome di Eddy Merckx compare per la prima volta nell'albo d'oro di una grande corsa: è la prima delle sue tante vittorie nella Milano-Sanremo. Ma gli italiani non sono da meno nelle classiche del Nord: Gimondi con una fuga principesca si aggiudica la Parigi-Roubaix e lascia il secondo classificato Janssen ad oltre 4 minuti; lo scatenato Dancelli vince la Freccia Vallone. Per la prima volta Anquetil si impegna e vince una grande gara in linea: è la Liegi-Bastogne-Liegi. Al Giro d'Italia la vittoria va ad un'altra speranza del ciclismo italiano: Gianni Motta. Sembra il possibile inizio di una nuova rivalità: Motta-Gimondi. Ma ci penserà poi Merckx a spazzare il campo da ogni velleità dei due. Al Tour, mentre Anquetil è in declino si impone il giovane Aimar, davanti a Jan Janssen e al sempre piazzato Poulidor. Il finale di stagione vede ancora Gimondi alla ribalta nelle grandi classiche: vince per distacco la Parigi-Bruxelles e poi batte in volata al Giro di Lombardia nientemeno che Eddy Merckx. 

ANNO 1967 - Gimondi vince il suo primo Giro d'Italia: dopo un inizio incerto, tutto si decide nella penultima tappa che porta alla Madonna del Ghisal lo: Gimondi attacca e combina un putiferio in classifica generale, scalzando dalla vetta l'ormai vecchio Anquetil, che relega al terzo posto finale, dimostrando ancora una volta grandi doti di resistenza che gli permettono di arrivare negli ultimi giorni delle grandi corse a tappe ancora con molte energie in corpo. Merckx comincia a dare i primi segnali di un dominio che negli anni a venire diverrà persino noioso e scontato: vince per la seconda volta la Sanremo, poi si aggiudica Gand-Wevelgem, Freccia Vallone ed infine il campionato del mondo. La corsa iridata si svolge a Heerlen; Motta tenta un attacco che a tutti appare suicida: insieme ad altri due corridori parte all'attacco dopo soli 8 chilometri di corsa. Merckx intuisce il pericolo e più in là si riaggancia ai fuggitivi. Negli ultimi chilometri rientra sui primi anche Janssen, reduce dai successi alla Roubaix e al Giro di Spagna, e la corsa si decide in volata: è Merckx che con un prodigioso colpo di reni sulla linea d'arrivo elude il ritorno proprio del pericoloso Janssen, mentre il nostro Motta, ormai sfinito dall'interminabile fuga, è solo quarto. Al Tour ancora un vincitore dal palmares poco nobile, il francese Pingeon, mentre sia Gimondi che il velocista Marino Basso si aggiudicano due tappe. Ma durante la corsa, in cima al Mont Ventoux, perde la vita il campione inglese Tommy Simpson. Balmamion,campione di regolarità,secondo al Giro e terzo al Tour, vince il campionato italiano per distacco. 

ANNO 1968 - Inizia il dominio di Eddy Merckx: non c'è corsa che sfugga al "cannibale", così è soprannominato; è l'inizio di una vera e propria epoca, il "merckxismo". Un nome così difficile da pronunciare, ed ancora di più da scrivere, una altrettanta facilità nelle sue vittorie. Scrive Sandro Picchi: "Merckx corre, finchè le forze lo sorreggono, con l'animo del cavallo di testa, del capobranco, del condottiero: sempre davanti a tutti, sempre affamato, sempre mosso dall'identico scopo - la vittoria - qualunque sia la gara, kermesse paesana o campionato del mondo, cui partecipa". Il '68 ,o meglio  il Sessantotto, inizia male per Merckx, a causa di un malanno al ginocchio. Ma il campione belga si rifà vincendo la Parigi-Roubaix, mentre quello che ormai è il suo avversario predestinato, Felice Gimondi, si impone nel Giro di Spagna. E il bergamasco sembra potersi ripetere anche al Giro. Batte Merckx nella cronometro di San Marino, ma il belga si aggiudica tre tappe, tra cui quella decisiva alle Tre Cime di Lavaredo, ed alla fine prevale. Quel corridore che sembrava troppo grosso e pesante per le grandi salite, e quindi tagliato fuori dalle corse a tappe, smentisce tutti. Al Tour, nè Gimondi nè Merckx sono presenti. L'andamento della corsa è incerto fino alla fine. Tutto praticamente si decide all'ultima tappa, la frazione a cronometro che porta a Parigi: in lotta sono il belga Van Springel in maglia gialla, il primatista dell'ora Bracke e l'olandese volante Janssen. Bracke pare il favorito, ma incontra una giornata storta, ed alla fine si impone Jan Janssen. I campionati del mondo si disputano in Italia, ad Imola. Nelle prime battute della corsa nasce una fuga con Adorni e Agostinho, ai quali si uniscono Van Looy e Carletto. I belgi e gli italiani rimasti in gruppo non inseguono, la fuga prende corpo, sembra si possa arrivare ad una soluzione in volata in cui il favorito è Van Looy. Ma quando mancano ancora 90 chilomtri al traguardo, l'enfant du pays qual'è Vittorio Adorni, che è nativo di Parma, si lancia in una fuga solitaria che pare folle. Scriverà invece una delle pagine più belle del ciclismo, senza trovare un attimo di cedimento nella sua azione, ed arrivando al traguardo con 10 minuti di vantaggio su tutti i migliori, con Dancelli, Bitossi, Taccone e Gimondi rispettivamente terzo, quarto,quinto e sesto. 

ANNO 1960 - Eddy Merckx diventa il protagonista assoluto del 1969. Ad inizio stagione fa sue la Parigi-Nizza, la Milano-Sanremo, la Freccia Vallone, il Giro delle Fiandre (con una fuga solitaria di 70 chilometri che lo porta ad avere alla fine 5 minuti di vantaggio su Gimondi e un quarto d'ora su Janssen) e la Liegi-Bastogne-Liegi, lasciando solo la Parigi-Roubaix al belga Godefroot. Al Giro d'Italia l'episodio nero della stagione. Merckx è maglia rosa, e sembra non avere problemi a conquistare la vittoria finale. Ma a Savona risulta positivo al controllo antidoping, e viene squalificato dalla giuria. Poteva un uomo della forza induscussa di Merckx avere usato sostanze proibite? Merckx pianse e si dichiarò innocente e del resto la maggior parte delle persone non voleva proprio credere a quella realtà, a partire proprio dai suoi colleghi: Merckx si era già tantissime volte sottoposto ad esami antidoping,e mai aveva rifiutato di sottoporvisi come talora avevano fatto altri campioni. Si parlò di sabotaggio, perchè all'epoca i corridori erano usi ricevere borracce dal pubblico, e qualcuno poteva aver messo qualcosa di proibito in una di quelle borracce. Comunque sia, la vittoria di quel Giro andò a Gimondi. Merckx si rimbocca le maniche, la sua sete di rivincita dopo il brutto episodio è enorme: vince il suo primo Tour de France, compiendo, il 15 luglio,un'impresa epica: in solitudine scala il Tourmalet e l'Aubisque e vince l'importantissima tappa, arrivando a vincere la frazione con 7 minuti di vantaggio e la corsa con 17 minuti su Pingeon. Un vero cannibale, ormai non ci sono più titoli. Gli avversari lottano solo per il secondo posto quando Merckx è in gara, sono quasi colpiti da una sindrome di inferiorità, e comunque dalla rassegnazione. 

ANNO 1970 - Ed anche nel 1970 la musica non cambia. Inizia la stagione vincendo la Parigi-Nizza e poi, nel giro d'una settimana, Gand-Wevelgem, Parigi-Roubaix e Freccia Vallone. Un italiano però torna, dopo 17 anni,a vincere la Milano-Sanremo. A rompere la maledizione è Michele Dancelli: parte a una settantina di chilometri dalla città dei fiori ed arriva solo al traguardo, commosso come lo sono tutti coloro che assistono alla sua impresa. Quelle di Dancelli sul palco di Sanremo sono fra le lacrime più famose dell'intera storia del ciclismo. Le grandi corse a tappe vedono la prima doppietta Giro-Tour da parte di Eddy Merckx, senza che i rivali lo impensieriscano più di tanto. Al Giro il battuto è ancora Felice Gimondi, al Tour è l'olandese Zoetemelk, che conquista il primo di una lunga serie di piazze d'onore. Nelle classiche italiane va molto bene Franco Bitossi, che si laurea campione italiano e vince anche il Giro di Lombardia. 

ANNO 1971 - Subito Merckx vince Parigi-Nizza e Milano-Sanremo; poi rinuncia al Giro per preparare meglio il Tour; ma gli italiani non sanno approfittare della sua assenza e la vittoria finale nella corsa rosa va allo svedese Gosta Petterson: si tratta di un corridore molto regolarista, che pur non vincendo nessuna tappa è sempre con i primi nelle azioni decisive. Ha un atteggiamento troppo difensivista, forse a causa della sua personalità timida, e perciò non compie mai quelle imprese che forse sarebbero nel suo bagaglio tecnico. Al Tour il super-favorito Merckx dà segnali di cedimento: sul Puy de Dome è attaccato con successo da Ocaña e da Thevenet. Ma soprattutto è in crisi nella Orcières-Merlette, dove è in difficoltà dall'inizio della tappa, e dove perde sei minuti da Ocaña. Si debbono ancora scalare i Pirenei, ed Ocaña si presenta in maglia gialla dopo averla sfilata proprio al belga. Ma Merckx non si arrende e attacca deciso sui Pirenei: il duello si conclude ben presto, lungo la discesa del colle della Menté, ove,nella tempesta di quella giornata, Ocaña cade e si ferisce gravemente. Non può riprendere la corsa, ed allora Merckx ha via libera per il successo finale. Ma il dubbio che lo spagnolo potesse davvero battere il belga rimane. Merckx poi rimette d'accordo tutti a Mendrisio, nel campionato del mondo: vince battendo in volata il compagno di fuga Felice Gimondi, che ancora una volta è il primo degli umani. 

ANNO 1972 - Si apre ancora una volta sotto il segno di Merckx: vince la Sanremo per la quinta volta, ed arriva festante al traguardo mostrando il palmo aperto con il numero delle vittorie. Poi fa sue anche la Liegi-Bastogne-Liegi e la Freccia Vallone, battendo in volata Poulidor. Al Giro è ancora Merckx contro tutti, in particolare gli spagnoli; è in particolare Josè Manuel Fuente a contrastare l'asso belga: riesce anche a staccarlo più volte in salita, ma gli difetta la tattica; spesso infatti sferra ottimi attacchi ma scegliendo male i tempi: come quando distanzia Merckx sul Sestriere, ma poi è ripreso verso l'arrivo quando ormai è esausto. Fuente vince anche la tappa dello Stelvio, ma la vittoria finale, anche in virtù delle cronometro, è ancora di Merckx. Il quale vince, per la quarta volta, anche il Tour. Un vecchio adagio dice che la miglior difesa è l'attacco, e così Merckx attacca deciso sull' Aubisque, e stacca i suoi avversari Ocaña e Thevenet, che nell'inseguimento cadono anche in discesa. Poi i suoi due rivali sono tagliati fuori dalla lotta alla vittoria per colpa della sfortuna: Ocaña è vittima di un attacco di congestione, mentre Guimard, che ha duellato a lungo nelle prime tappe con Merckx per la maglia gialla, e lo ha battuto anche ad Aix-les-Bains e a Revard, è vittima di una tendinite ad un ginocchio. Il mondiale di Gap riserva uno dei drammi più grandi dell'intera storia del ciclismo. Franco Bitossi è in testa alla corsa e si presenta da solo nel lungo vialone in salita dell'arrivo. Un gruppetto di inseguitori, guidati da Merckx, si avvicina. Bitossi è solo ma gli avversari si avvicinano ancora. Bitossi inizia a ondeggiare da una parte all'altra della strada, è inghiottito a due metri dal traguardo, ed è poco importante per lui essere battuto da un altro italiano, il velocista Marino Basso. Scrive Piero Ratti sulla Gazzetta dello Sport: "Dev'essere tragico vedersi saltati via a tre metri dalla linea bianca, sia pure da un compagno di squadra, dopo avere assaporato il gusto esaltante della vittoria clamorosa. Dev'essere tragico perchè Bitossi si accascia sulla bicicletta come lo avessero trafitto con un pugnale. Eppure riesce ad essere grande anche nel momento della sconfitta: "Ho piacere per Marino" è la prima cosa che dice..". A fine stagione intanto Eddy Merckx trova anche il tempo di battere, a Città del Messico, quindi in altura, il record dell'ora, portando il limite a 49 chilometri e 408 metri, senza avere neppure fatto una preparazione troppo accurata. Il tentativo vincente si effettua il 25 ottobre, al termine di una stagione lunga e logorante. 

ANNO 1973 - Nel segno dei belgi l'inizio stagione del 1973. Roger De Vlaeminck si aggiudica la Milano-Sanremo, mentre Merckx vince Gand-Wevelgem, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi. In quest'anno Merckx sceglie di non partecipare al Tour de France, e di correre, fra le grandi corse a tappe, il Giro di Spagna e il Giro d'Italia.Nessun problema a vincere entrambe le corse, con sei vittorie di tappe in entrambe; al secondo posto sono Ocaña e Gimondi rispettivamente, cioè le sue vittime preferite. Il Tour comunque, privo di Merckx, appare più incerto che mai. Ma Ocaña fin dall'inizio detta la sua legge, sorprendendo gli avversari già al terzo giorno di corsa. E proseguendo con gli attacchi lungo tutte le tre settimane di corsa. Una vittoria indiscutibile: e se ci fosse stato Merckx? Il verdetto sarebbe certo stato più imprevedibile, ma il dubbio è destinato a rimanere per sempre. Il giorno più bello per il ciclismo italiano è il 2 settembre, data del campionato del mondo sul difficile tracciato di Barcellona, sul colle del Montjuich. Quattro corridori si danno battaglia per tutto il lungo finale di corsa: i due belgi Merckx e Maertens, lo spagnolo Ocaña, che corre in casa, e il nostro Gimondi. Proprio Felice lascia gli avversari scannarsi in frequenti attacchi, centellinando le proprie energie. L'arrivo è in volata. Merckx parte verso una volata lunga, ma finisce la benzina. Maertens, che è molto forte in volata, tenta di approfittarne, ma è saltato in velocità da un Gimondi più fresco degli avversari. Felice realizza finalmente il sogno di una carriera, iniziata con la prospettiva di essere il re, e spesa poi ad inseguire l'inarrivabile cannibale. E con la maglia iridata sulle spalle nella primavera del...

ANNO 1974 - .... Gimondi vince finalmente anche la tanto inseguita Milano-Sanremo. Non con uno scatto nel finale sulla salita del Poggio, ma con un'azione da lontano, partendo a 25 chilometri dall'arrivo, ad Arma di Taggia, lasciando sul posto i velocisti assetati di vittoria. Ma il 1974 è l'anno dei record di Merckx: è il primo uomo a riuscire a vincere nello stesso anno Giro d'Italia, Tour de France e Campionato del Mondo. Soprattutto al Giro d'Italia ebbe vita dura, per merito del giovane italiano Gibì Baronchelli, corridore tanto talentuoso quanto incostante. Baronchelli riesce a staccare Merckx sulle Tre Cime di Lavaredo, ma il belga riesce a contenere con un grandissimo sforzo nell'ultimo chilometro il distacco. Alla fine il cannibale si aggiudica il Giro con solo 12 secondi di vantaggio su Gibì. Al Tour ed al mondiale il battuto è il trentottenne Raymond Poulidor, un vero e proprio eterno secondo. Insomma la consacrazione massima per Eddy Merckx: scrive di lui Alfredo Martini, che dal 1975 diventerà anche mitico commissario tecnico della nazionale italiana: "Le sue azioni si sviluppavano attraverso progressioni che non risparmiavano alcuno; poco adatto a scattare, in compenso sviluppava dei crescendo che mettevano paura. Non si può dire che sul volto del campione belga non si leggesse lo sforzo che stava compiendo, ma il fatto è che Eddy quello sforzo lo poteva sostenere a lungo, molto più a lungo,più di tutti. Molte delle sue vittorie le costruiva in salita, quando la fatica della corsa aveva intaccato lo smalto dei suoi antagonisti. Allora lui prendeva l'iniziativa e il gioco era fatto."

Testo di Daniele Laneri

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