SPORT

CALCIO  - LA STORIA

crono9.jpg (4528 byte)


Il calcio era conosciuto fin dai tempi greci come l'episciro, (episkyros)  giocato con i piedi,e  il pheninda  giocato utilizzando anche le mani. Nel mondo romano prese il nome di harpastum, o anche detto in volgare il  piede-palla. 
Conosciuto in tempi antichi si praticava anche in Cina, chiamato tsu ciu, che significa calcio palla.

Nel periodo rinascimentale  fu molto praticato e giocato nelle piazze di Firenze.  Con alcune regole, lo si chiamò calcio fiorentino (florentinum harpastum). Abbiamo però molte testimonianze che si giocava anche a Bologna, Padova, Urbino, Mantova e Venezia. In alcune città lo si proibì perchè si era trasformato  in un gioco violento sia con i giocatori che con i tifosi.

I primi trattati dedicati al calcio  sono proprio fiorentini, di Antonio Scaino, Trattato del gioco della palla,  e quello di Giovanni de Bardi, Discorso sopra il gioco del calcio fiorentino.
Dai due trattati scopriamo che questo antico gioco della palla era molto diverso dal moderno calcio; le caratteristiche sono piuttosto più vicine al rugby che non al calcio moderno.
Discorso a parte, merita un accenno al PALLONE COL BRACCIALE, che lo stesso Scaino accenna nel suo trattato (vedi a proposito altre pagine su questo sito)

Con una fisionomia simile all'attuale cominciò ad essere praticato in Inghilterra verso il 1700.

Soprattutto in alcune scuole dove si accese la disputa per alcune regole, soprattutto quelle che dovevano decidere se giocare solo con i piedi o utilizzare anche le mani.
Lo scontro portò a due correnti: Quella dell'Università di Rugby impose il suo regolamento "mani e piedi" e il contatto anche violento con l'uomo,  mentre le altre, più portati all'eleganza che non alla irruenza,  per distinguerlo nettamente lo chiamarono  "piede-palla", cioè "foot-ball".
Per l'obiettivo della palla, cioè la "rete," il primo scelse come nome "meta" nome greco, il secondo "goal" che significa sempre la stessa cosa,  meta, tradotto  in inglese.

Nelle maggiori Università ebbe molta più fortuna il secondo regolamento. A Cambridge nel 1846 nacque la prima squadra di vero calcio moderno, il Cambridge Club Football.  Quella di Harrow la imitò; sorta nel 1855 il suo regolamento fu di un "RIGORE"  bizzarro: per evitare che qualcuno toccasse la palla con le mani, fu imposto ai giocatori di indossare guanti bianchi.

Nel 1857 nacque l'Hallam Club Football, nel 1859 il Forest Club Football, nel 1862 a Nottingham il Nott County Football. All'inizio del 1863 si contavano 11 squadre. Un giorno (il 26 settembre) gli undici rappresentanti si riunirono alla Taverna Massonica del quartiere londinese di Lincoln.
Il 26 OTTOBRE 1863 diedero vita al FOOTBALL ASSOCIATION.

Seguirono altre riunioni "tecniche" per stendere un regolamento. Ma qui iniziarono le accese discussioni su vari punti discordanti; finchè il successivo 9 dicembre ci fu una scissione fra chi voleva il rugby e chi il calcio.
Noi seguiamo questi ultimi.

Scrissero il regolamento: misura del campo (max 120x90), misura e peso della palla (0,71 di circonferenza), numero dei giocatori (11), il tempo di gioco (90 minuti diviso in due tempi), i falli, le punizioni. Rimaneva l'annoso problema dell'uso delle mani. La soluzione fu quella di punire "rigorosamente " questo tipo di fallo, e nello stesso tempo fu deciso (un compromesso tra i due giochi) l'uomo che poteva utilizzare piedi e mani per parare la palla:  il portiere, ma solo nella sua area (detta appunto poi di rigore).

Il Calcio conobbe subito   grande popolarita e diffusione, finchè arrivò anche  in Italia nel 1893, quando a Genova venne fondata la prima società italiana, dal nome anglofilo GENOVA CRICKET and ATLETIC CLUB.

Poi a Torino nel 1896 nasce la FEDERAZIONE ITALIANA FOOTBALL.
Prenderà poi nel 1909 il nome di FEDERAZIONE ITALIANA GIOCO CALCIO (FIGC).

Il gioco nel frattempo  era divenuto molto popolare anche in Sudamerica, infatti, nel 1893 era già nata la federazione Argentina, nel 1895 quella Cilena, poi subito dopo  la Uruguaiana.

Nella Olimpiade del 1908 che ebbe luogo a Londra, il calcio fu inserito nelle discipline olimpiche. S'imposero naturalmente gli inglesi, i "maestri" del calcio, che ripeterono il successo nel 1912 e fino al 1920. Nel frattempo la scuola calcistica sudamericana aveva fatto grandi progressi.  Balzò in primo piano nel 1924 l'Uruguay, che ripetè il trionfo nel 1928, anno in cui l'Italia di Mussolini si classificò al terzo posto.
Nel 1930 alle Olimpiadi, si affiancarono i Campionati del Mondo. Nella prima edizione confermò  il predominio l'Uruguay vincendo sull'Argentina, un'altra emergente nel calcio d'oltre oceano, confermando  così il predominio e l'"alta scuola" sudamericana.

Non rimase indietro la "scuola italiana", quella guidata da POZZO;  nel giro di quattro anni s'impose,  vincendo la Coppa del Mondo 1934, poi quella del 1938 e i Giochi Olimpici del 1936, regalando a Mussolini  un grande successo d'immagine.

IL CAMPIONATO DI CALCIO

In Italia il CAMPIONATO ITALIANO  di CALCIO, ebbe luogo nel 1898: vi parteciparono quattro squadre e si svolse in una sola giornata. Vinse il Genoa. Aumentando la popolarità del gioco del calcio, alla squadra ligure con Milan, Juventus, Pro Vercelli e Internazionale si aggiunsero altre squadre cittadine e provinciali come la Novese, il Casale, la Pro Vercelli, l'Alba, e molte altre. Tutto era affidato alla passione di alcuni gruppi di sportivi locali, che spesso furono in grado - con quasi nessuna spesa di gestione -  far nascere nelle piccole cittadine un tifo maggiore che non nelle grandi città urbane.
Presto il fenomeno non passò inosservato agli attenti operatori economici: le manifestazioni iniziavano a spostare molti tifosi o creavano nella sede della partita un indotto commerciale, con l'entusiastica partecipazione della folla, pari se non superiore alla festa annuale del paese.

Scoperto il grande business, volendo fare le cose per bene (impianti, attrezzature, manifesti stampati, ingaggio allenatore a tempo pieno ecc.)  per far assistere alla partita si cominciò a far pagare gli spettatori un biglietto per coprire  alcuni costi,  come il viaggio degli atleti nelle trasferte o dare un compenso ai giocatori  reclutati  fuori provincia. (Un vezzo che inizia a diffondersi per rendere più agguerrita la propria squadra locale).

In questo clima,   nel 1925 la tifoseria torinese, pur avendo già una squadra (la Juventus)  creò un'altra squadra, il Torino, meno aristocratica, più popolare, perfino antagonista all'altra. Come del resto era già accaduto a Milano. Poi comparve nello stesso anno anche il Bologna, in seguito le altre. Alcune emersero in sordina, altre in un modo strepitoso, dovuto non ai mezzi a disposizione ma per la presenza nel vivaio locale di alcuni fuoriclasse, subito  bramati dalle grandi squadre che così a colpi di compensi sempre maggiori, assicurandoseli, iniziarono la loro incontrastata supremazia sulle piccole città; salvo qualche eccezione.

Ma la vera storia del Calcio Italiano, comincia con l''istituzione del Torneo a girone unico, la cui prima edizione si svolse nel 1929-30 con la partecipazione di diciotto squadre (poi sedici, ventuno, e poi ancora sedici a partire dal 1967-68). Fu proprio da questa competizione professionistica che nacque una grande potenzialità agonistica e quindi  una ampia selezione dei giocatori, che dopo appena quattro anni permisero all'allenatore della nazionale italiana  Pozzo di mietere successi uno dietro l'altro in campo mondiale.

Dal 1949 la Federazione consentì il tesseramento di giocatori stranieri, che migliorò lo spettacolo grazie all'apporto di elementi stranieri, ma nello stesso tempo trasformò subito in una grande   industria il calcio, con le società modificate da club dilettantistico, in società per azioni,  la cui pubblicità della squadra va indirettamente a vantaggio delle altre attività economiche dell'azionista. Spesso una personalità del mondo economico - che sfrutta la popolarità della squadra per dare valore aggiunto ai suoi prodotti, o, come ai tempi di Pompei, conquistare simpatie dai tifosi, avere consensi dalla folla, quando poi decide di "scendere in campo"   per entrare in una competizione  politica

Servirsi delle insegne del calcio per scopi personali ed elettorali, era già duemila anni fa una furbesca risorsa nel costume greco e poi in quello romano. Il tifo del calcio, anche allora era sfruttato dall'ambizione di qualche arricchito, che senza molti riguardi, sponsorizzando una   squadra, mercificava per i suoi scopi economici o politici, la manifestazione, i giocatori, i tifosi.

Le iscrizioni venute alla luce a Pompei, offrono delle testimonianze inequivocabili. Esempio:   il "Palazzinaro" arricchito Aulo Vettio, grande mecenate del calcio, decise di "scendere in campo" anche nella politica e opportunisticamente si mise a cercare i voti con la propaganda elettorale murale presso i tifosi della squadra che   sponsorizzava, dichiarando di essere meritevole di  voti per il lodevole e munifico piacere e per il godimento che lui "donava"  al "popolo" con la "sua" "squadra di palla"  molto   famosa.
Per ottenere questo consenso, utilizzò nella sua  propaganda   elettorale il nome, le insegne e i colori della squadra per farsi eleggere senatore. Come uomo politico non é rimasto di lui nulla, é passato  alla storia solo per aver scalato il Senato utilizzando i piedi e non la testa. (Facciata della Casa di Giulia Felice - documento al  Museo di Pompei CIL, IV, n. 1147)
Nulla di nuovo! Anche oggi sappiamo come iniziò in Italia un noto partito politico.

Questo bisogno e l' esigenza di aumentare il numero degli spettatori (oltre all''indotto - oggi Tv, giornali, supporter) ha trasformato quindi il meccanismo della gestione e della composizione delle squadre in un'impresa, quindi in un "valore" aziendale, e spesso in una "proprietà" personale, rappresentata da attrezzature e da un "parco giocatori".  A questo proposito si può osservare che il calcio   è l'unica attività economica che ancora oggi si basa su un sistema di compravendita di uomini: i giocatori.

Lasciamo però questo aspetto etico-economico-sociale-politico ai futuri storici
e inoltriamoci nella storia delle competizioni che appassionano  le folle di tutto il mondo

I CAMPIONATI DEL MONDO DI CALCIO DISPUTATI
(finaliste e risultato)
1930 - URUGUAY - ARGENTINA 4-2 1934 - ITALIA - CECOSLOV  2-1
1938 - ITALIA - UNGHERIA  4-2 1950 - URUGUAY - BRASILE  2-1
1954 - GERM. (Rft) - UNGHERIA 3-2 1958 - BRASILE - SVEZIA 5-2
1962 - BRASILE - CECOSLOV.  3-1 1966 - INGHILTERRA-GERM (Rft) 4-2
1970 - BRASILE - ITALIA  4-1 1974 - GERM. (Rft) - OLANDA  2-1
1978 - ARGENTINA- OLANDA 3-1 1982 - ITALIA - GERM (Rft) 3-1
1986 - ARGENTINA -GERM (Rft) 3-2 1990 - GERM (Rft) - ARGENTINA 1-0
1994 - BRASILE - ITALIA 3-2 1998 - FRANCIA - BRASILE  3-0
2002 - BRASILE - GERMANIA 2-0
2006 - ITALIA - FRANCIA 5-3 (ai rig.)

altre competizioni all'indice SPORT

 

ALLA PAGINA PRECEDENTE

CRONOLOGIA GENERALE       SCHEGGE    DI   STORIA

CRONOLOGIA - SPORT


o aggiornate - se non l'abbiamo già fatto