CRONOLOGIA - SPORT - STORIA

BARTALI

COPPI 
DUE LEGGENDE

IN BICICLETTA

Negli anni del dopoguerra entrano in scena i campioni indimenticabili. 
e Nuvolari fa sognare i patiti del volante

di LIONELLO BIANCHI

Passata la buriana della seconda guerra mondiale, in Italia si ricomincia a fare sport. Dopo il referendum del 2 giugno 1946 , il 15 giugno riprende il Giro d'Italia, una fiaccola ideale di pace accesa per riunire tutti gli italiani, di ogni città, paese e contrada. Non tutto fila liscio in quel primo Giro post bellico, solo quattordici tappe. Non mancano tafferugli per le strade, specie nella tappa verso Trieste, con la carovana dei girini bloccata a Pieris da un nugolo di manifestanti che volevano impedire l'arrivo nel capoluogo giuliano che, in base al Trattato di pace, era stato escluso dai confini italiani: intervennero i poliziotti della Celere, chiamati anche "scelbini" dal nome del ministro degli Interni democristiano Scelba, concittadino di don Sturzo; seguirono scontri con sparatoria, un agente ferito, sassi lanciati contro i corridori. Tappa interrotta. Ma il giorno dopo il Giro riparte: lo vince Gino BARTALI, secondo FAUSTO COPPI, il suo grande rivale, a soli quarantasette secondi. 

Prima del Giro, era tornato il campionato di calcio. Durante gli anni terribili che vanno dal '43 al '45 si erano giocati due tornei, uno al Nord e uno al Centro sud. Subito dopo la Liberazione riparte il campionato nazionale. Sono gli anni contrassegnati dal grande Torino, l' "undici" che entusiasma i tifosi con le sue prodezze. Ma la sciagura è dietro l'angolo: il 4 maggio 1949, la squadra precipita con l'aereo sulla collina di Superga mentre rientra dopo una trasferta. E' lutto nazionale: l'Italia piange capitan Valentino Mazzola e i suoi compagni. 
A scaldare gli italiani ci pensano anche i motori. Nel 1947 riprende la Mille Miglia ancora con il leggendario TAZIO NUVOLARI e altri piloti che scatenano il tifo sulle strade d'Italia. I protagonisti sulla scena, insieme a PEPPINO  MEAZZA, astro del pallone, che dopo essere stato l'idolo dell'Ambrosiana Inter, fece il grande tradimento passando ai cugini del Milan proprio durante il conflitto bellico. Ma non per questo Meazza perde la sua aureola di eccezionale campione.

BARTALI VINCE E FERMA LA RIVOLUZIONE 

Accanto a Meazza suscitano sempre entusiasmo gli altri assi del pallone: GIOVANNI FERRARI, grande mezzala della nazionale campione del mondo; conquista nel 1941 il suo primo scudetto con il Bologna. Nascono pure durante la guerra gli eroi dello sport. 

Comincia proprio nel 1942 la favola gloriosa e affascinante di Fausto Coppi: il 7 novembre di quell'anno, difatti, sulla pista del Vigorelli, velodromo milanese, batteva il record dell'ora portandolo a km. 45,871. E' solo l'avvio di una carriera che lo porterà a essere per tutti il Campionissimo. Sulle strade d'Italia e di Francia, Giro e Tour, sono indimenticabili i duelli con Gino Bartali: il Belpaese spaccatosi per il referendum monarchia-repubblica, pro e contro, vivrà per anni diviso in due grandi fazioni: bartaliani e coppiani., tra Ginettaccio e il Faustissimo o "le grand Fotò" alla francese, con quell'aria fragile, con quel volto sofferente, ma con i garretti d'acciaio. La sua eterna aria triste lo rendeva simpatico anche alle mamme. Per contro Gino Bartali era sostenuto soprattutto, ma non solo, dagli sportivi di credo cattolico e persino dai vescovi che lo eressero a paladino dell'anticomunismo, visto che in quegli anni dell'immediato dopoguerra la dottrina di Marx e Lenin era considerata perversa. 

Non è un caso che in questo clima GUARESCHI  partorisca il celeberrimo romanzo con la sfida tra il vulcanico parroco don Camillo e il sindaco Peppone, un romanzo che ebbe tanto successo anche nel cinema con la magistrale interpretazione dei formidabili attori Fernandel e Gino Cervi: ricordate? Una vittoria al Tour, nel luglio del 1948 ottenuta da Bartali riuscì a fermare una vera e propria guerra civile, all'indomani dell'attentato a Palmiro Togliatti, il 14 luglio 1948: contro il segretario del Pci vennero sparati tre colpi di pistola da parte di un siciliano, due di essi andarono a segno alla nuca, Togliatti venne ricoverato al Policlinico romano. 

Tra gli italiani d'America e non solo spopolava nei primi anni Quaranta Jacke La Motta protagonista di duelli indimenticabili con il grandissimo Ray Sugar ROBINSON che si incontrarono sul ring per tre volte. Dopo due sconfitte, LA MOTTA si prese una clamorosa rivincita, conquistando gli appassionati statunitensi.

CONSOLINI, IL DISCOBOLO SOLITARIO 

 Con il ritorno delle Olimpiadi (Londra 1948), l'Italia scopre un beniamino. ADOLFO CONSOLINI (1917-1969), originario di Costermano nel Veronese, che si laureò campione olimpico nel lancio del disco, una specialità nella quale stabilì più volte il primato mondiale lanciando l'attrezzo a 55,33 metri. Consolini, olimpionico, primatista mondiale, un personaggio semplice, assurto agli onori della cronaca, si mantenne sempre qual era prima della celebrità. Smesso di lanciare il disco, ritiratosi a vita privata, raramente compariva in pubblico. Schivo e modesto, tornato al suo paese, Consolini si accontentava di raccontare delle sue imprese ai suoi compaesani, ma con l'aria di uno che voleva indicare una strada ai giovani, senza peraltro la pretesa di salire in cattedra. Raccontano i giornali di quella Olimpiade post-bellica, che risentiva dell'atmosfera di austerità seguita alla guerra: "...un giovanottone italiano con la tuta azzurra se ne stava solo soletto, seduto su una panchina di un parco londinese a mangiarsi un panino: il suo nome è Adolfo Consolini, laureatosi ieri (sic) campione olimpico nel lancio del disco...". Un episodio che la dice lunga sulle sue abitudini sobrie, di ragazzo cresciuto tra gli stenti della guerra. Un episodio questo che fa sorridere vedendo come al giorno d'oggi vengono coccolati gli atleti di ogni disciplina. Consolini, ad ogni buon conto, vivrà qualche scampolo di celebrità cinematografica: avrà una parte di protagonista in un film, Cronache di poveri amanti, tratto da un romanzo di Vasco Pratolini. Alle spalle di Consolini, nel disco vinse l'argento un altro italiano Peppone Tosi, un corazziere del Quirinale. 

A quelle Olimpiadi del '48 non parteciparono Germania e Giappone, le due nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale: troppo recenti le ferite aperte dal conflitto provocato dal nazismo e dall'imperialismo nipponico. Ma oltretutto i due paesi erano usciti malconci dalla guerra, addirittura prostrati i giapponesi che subirono i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Ma Londra 1948 passò alla storia anche perché per la prima volta furono due donne le più applaudite: la olandese Fanny Blankers-Koen, mamma di tre bambini, vinse quattro medaglie d'oro (100, 200, staffetta 4x100 e 80 ostacoli); con la mammina volante c'era la francese Micheline Ostermeyer, pianista e concertista, che, con la musica in testa, conquistò due ori nel disco e nel peso.

DOPOGUERRA, ANNO ZERO DELLO SPORT 

 Era il tempo della cortina di ferro: la ginnasta Maxie Provaznikova fu la prima atleta dell'est europeo a chiedere, proprio nei giorni dell'Olimpiade londinese, asilo politico. Sempre ai Giochi di Londra nasce la leggenda del Settebello d'oro, ovvero della nazionale italiana di pallanuoto che vinse la medaglia d'oro. In quell'occasione viene coniato dai giornalisti dell'epoca quel soprannome che è ancora usato. I magnifici azzurri di quell'impresa sono entrati, insieme a Consolini, nella grande leggenda dello sport mondiale. Tra gli altri Cesare Rubini, che giocava anche a basket e che poi, negli Anni Sessanta, fu l'artefice dei successi delle "scarpette rosse" del Simmenthal Olimpia Milano, pluricampione di basket. 

Nell'immediato dopoguerra, cioè dal 1945 al 1950, lo sport torna ai tempi pionieristici, affidato in gran parte all'entusiasmo e alla passione, ma anche ai sacrifici dei suoi atleti. In ogni sport, anche nel calcio. In Olanda il governo dà disposizione a tutti i propri rappresentanti consolari di reperire dodicimila palloni da assegnare alla propria federazione calcio. In quegli anni la prima partita tra Belgio e Olanda non poté essere giocata ad Anversa perché lo stadio, distrutto dai bombardamenti, era ancora un cumulo di macerie e l'incontro venne perciò disputato ad Amsterdam. Problemi anche in Norvegia, dove per riorganizzare il calcio la federazione di questo paese è costretta ad assumere trenta allenatori stranieri, in particolare cecoslovacchi, austriaci, svedesi, danesi e svizzeri. In Italia la nazionale affidata a Vittorio Pozzo, il Commissario tecnico dei due mondiali vinti nel '34 e nel '38, riparte con il grande Torino. La squadra si spostava perlopiù in pullman ma un giorno Vittorio Pozzo fece scendere tutti dal torpedone, il famoso Conte rosso, bloccato da un guasto, e ordinò una camminata di qualche chilometro per arrivare al campo d'allenamento.: "Ci farà solo bene" disse il Ct.

IL GIRO CON LA MISTERIOSA DAMA BIANCA - Del resto anche la nostra Federcalcio era a rischio in quei difficili anni di ricostruzione. La Svizzera ci tese una mano invitandoci a Zurigo per un'amichevole l'11 novembre 1945: la partita si concluse 4-4 e segnò la ripresa dell'attività degli azzurri, come sottolineò in un articolo Leone Boccali, uno dei padri del giornalismo sportivo, fondatore e direttore de Il Calcio Illustrato, quindi dell'Almanacco annuale del calcio, passato in seguito alle Edizioni Panini che ne cura tuttora la pubblicazione. Dopo quell'incontro in terra elvetica, l'Italia aprì le frontiere e nel campionato italiano arrivarono gli assi stranieri. Nel 1949 Gianni Agnelli, allora presidente della Juventus, soffiò al Torino il danese John Hansen, al Milan arrivarono Gren, Nordahl e Liedholm, soprannominati il trio "Gre-No-Li". 

Sono gli Anni Cinquanta quelli di un nuovo miracolo italiano, non solo per la crescita industriale. A Parigi si inaugura il salone dell'astronautica nel 1950, lo stesso anno in cui Cesare Pavese, che si ucciderà nel '51 in un albergo di Torino, pubblicava "La Luna e i falò". Da Aspen nel Colorado rimbalza in Italia la notizia di una duplice impresa di uno sciatore allora sconosciuto: ZENO COLO', che vince in quei mondiali la libera e lo slalom gigante. Zeno Colò, originario dell'Abetone, ha inaugurato nello sport bianco una vera e propria era, più tardi seguirono SENONER, THOENI e, di recente, il fenomeno TOMBA e la dolce Deborah COMPAGNONI, che ricalca le orme di Celina SEGHI, campionessa degli anni del secondo dopoguerra, abetonese come Colò. 

Anni di gloria per FAUSTO COPPI che nel '49 e nel '52 vince Giro e Tour, poi nel '53 conquista il titolo di campione del mondo sulle strade di Lugano. Il Campionissimo è all'apogeo. Sulle strade e sui circuito italiani e stranieri compare una signora distinta, ribattezzata la dama bianca, Giulia Occhini Locatelli, che lascerà il marito, un medico del Novarese, per seguire e vivere con Coppi. In un'epoca in cui non c'era ancora il divorzio, la coppia venne perseguitata e la dama bianca conobbe persino il carcere per alcuni giorni drammatici, prima di vincere la sua battaglia per la separazione dal marito e ottenere così di stare al fianco del Campionissimo, dal quale ebbe anche un figlio (Faustino).

Nelle Olimpiadi di Helsinki del 1952 brillano le stelle di Agostino STRAULINO e Nico RODE che con la loro Merope, conquistano l'oro nella classe Star e l'Italia dell'epoca riscopre la magia della barca a vela.

UN AMORE FRA DISCO E MARTELLO - Ma l'eroe di Helsinki è il cecoslovacco Emil ZATOPEK, triplice medaglia d'oro nei Cinquemila, nei Diecimila e nella Maratona. 

Ma con Achille COMPAGNONI e Lino LACEDELLI gli italiani si scoprono anche scalatori di alte vette: i due alpinisti piazzano il tricolore sul K2 a quota 8611 metri. C'è anche però un lutto nell'auto: nel '55 ALBERTO ASCARI si schianta in prova a Monza il 22 maggio. 

Soddisfazioni invece nell'ippica, con il trionfo di un cavallo italiano, RIBOT, della scuderia Incisa, che vince il prestigioso Arc de Triomphe nel 1956. 

Nel ciclismo si afferma un nuovo campione, ERCOLE BALDINI: ancora dilettante, batte il record mondiale dell'ora al Vigorelli con 46,394 km. e ai Giochi di Melbourne del '56 conquista l'oro. Divenuto professionista, Baldini non finisce di stupire vincendo il Giro d'Italia e il mondiale di Reims nel '58. Quasi contemporaneamente si impone il lussemburghese CHARLY GAUL., che vinse un Giro sbaragliando tutti sul tappone del Bondone in mezzo alla bufera. Il celebre Emilio De Martino, un poeta di sport sulle pagine della Gazzetta, scrisse in quell'occasione: "....Nei miei lunghi anni trascorsi al seguito delle corse ciclistiche non ho mai passato una giornata infernale come quella di oggi. Il percorso era difficile, molto difficile: doveva rappresentare la prova decisiva. Le sue difficoltà sono state moltiplicate e rese quasi inumane dalle continue tempeste... E sul Bondone il piccolo lussemburghese Gaul, partito da Merano ventiquattresimo in classifica con un distacco di 16 minuti e 6 secondi vince il Giro". 

Alle Olimpiadi di Melbourne nel novembre del '56 qualche settimana dopo i fatti sanguinosi di Budapest scende in gara anche la nazionale ungherese. E lì, a dispetto della cortina di ferro e della guerra fredda tra Usa e Urss, si celebra una love story: Olga Fikotova, praghese di 24 anni, discobola, e Harold O'Connoly, lanciatore del martello, bostoniano, si conoscono e si innamorano a prima vista, una love story che fa il giro del mondo. In quel periodo c'è pure il trionfo di EUGENIO MONTI il "rosso volante" che conquista il titolo mondiale di bob nel 1957: il primo di una lunga serie di titoli, in totale saranno otto ed a questi vanno aggiunti due ori olimpici nel bob a due e a quattro nel 1968, a suggello di un curriculum degno di un fuoriclasse. Nel mondo del calcio sul finire degli Anni Cinquanta spunta l'astro del mitico PELE', il più grande calciatore di tutti i tempi. 

Nel '58 Edson Arantes do Nascimiento, al secolo Pelè, con il Brasile vince il Mondiale in Svezia sbaragliando e conquistando l'Europa e il Mondo. Con il suo Santos, la squadra brasiliana di club pluridecorata, Pelè incanta e dà spettacolo. Pelè è il pallone, il re del calcio. 

 

di LIONELLO BIANCHI

Ringrazio per l'articolo
concessomi gratuitamente
dal direttore di

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