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La riunione dei "grandi" al Congresso di Vienna

(L'IMMAGINE A PIENO SCHERMO (300 kb) CON L'INDICAZIONE DI TUTTI I PRESENTI
QUI PER CHI POSSIEDE IL CD DI "CRONOLOGIA")

IL CONGRESSO DI VIENNA

poi la SANTA ALLEANZA

By Yuri Marcialis

 

Il Congresso di Vienna arrivava dopo ventidue anni di timore per un’Europa unita, controllata e governata dalla Francia. Si trattava di formare un ordine legittimo dopo che la rivoluzione francese aveva scardinato il principio secondo il quale i re governavano per diritto divino. I vecchi sovrani e i loro ministri acquistavano nuovamente un ruolo fondamentale e come prima cosa imponevano alla Francia la restaurazione dei Borbone, col legittimo erede: Luigi XVIII.

Si apriva un acceso dibattito politico tra sostenitori della vecchia Europa e quelli della nuova Europa; tra i più lungimiranti sostenitori del ripristino della situazione pre-rivoluzionaria era però evidente la necessità di scendere a compromessi. Non era possibile dare un colpo di spugna alle conquiste della rivoluzione diffusesi grazie all’imperialismo napoleonico. Conquiste come la nazionalizzazione dei beni del clero e l’idea della libertà (fosse questa di stampa, riunione o associazione) erano ormai assimilate e fatte proprie da gran parte della popolazione europea.

Simbolo di questa libertà era diventata la Costituzione, scritta nella maggior parte dei casi, sulla quale i sostenitori di vecchia e nuova Europa si confrontavano in un dibattito che evidenziava le maggiori differenze in relazione alla natura della sovranità. I primi propendevano per una Costituzione concessa dal sovrano come atto di bontà nei confronti dei sudditi e i secondi intendevano la Costituzione come un diritto dei sudditi, detentori della sovranità.
In quest’atmosfera si apriva, il 3 Ottobre del 1814, il Congresso di Vienna. Per la prima volta nella storia dell’Europa moderna, tutti i sovrani e i loro ministri partecipavano ai dibattiti di un grande congresso in prima persona. I protagonisti erano Charles Maurice Talleyrand-Pèrigord per la Francia, Robert Stewart visconte di Castlereagh per l’Inghilterra, Klemens Wenzel Lothar principe di Metternich per l’Austria, barone Karl August von Hardenberg per la Prussia e lo zar Alessandro I Pavlovic per la Russia.

La presenza degli esponenti di maggior spicco dell’aristocrazia europea provocava un clima di euforia tale da trasformare il congresso in un evento mondano di grande importanza, mentre il tipo di incontri tra governanti, invece che plenario, era soprattutto di tipo bilaterale. Lo svolgimento del Congresso può essere ben compreso dalle parole di uno dei protagonisti, Metternich lo descriveva così: “grazie a un concorso di circostanze unico negli annali del mondo, i principali attori di questo dramma si sono trovati riuniti negli stessi luoghi […] il capo del gabinetto inglese quasi ogni giorno ha avuto contatti con i suoi colleghi d’Austria, di Prussia e di Russia […] e le usanze diplomatiche hanno dovuto per forza di cose adeguarsi alle circostanze. Gli affari più complessi, le questioni più ardue vengono trattati in vari modi in questa o quella sala: niente corrieri, niente scambi di note scritte, niente intermediari tra le corti […] i problemi più gravi erano sempre agitati e discussi durante le riunioni familiari che avevano luogo fra i tre sovrani oltre che fra i capi di gabinetto, e solo allorché queste questioni fossero giunte a un certo grado di maturità i ministri tenevano conferenze regolari e stendevano verbali”.

Il personaggio che più influenzava lo svolgersi del Congresso di Vienna, anche perché in rappresentanza della parte perdente, era certamente Talleyrand, ex vescovo di Autun, che dopo aver avuto un ruolo importante sotto Napoleone, si era messo al servizio dei Borbone. Suo obiettivo era quello di tenere la Francia, pur sconfitta, nella cerchia delle grandi potenze. Per far ciò sosteneva con fermezza che il colpevole degli avvenimenti dell’ultimo ventennio era stato solo e soltanto Napoleone e non il popolo francese. Talleyrand riusciva a far accettare i propri principi, arrivando perfino a concludere un’alleanza con Inghilterra e Austria contro Russia e Prussia (Gennaio 1815) rompendo così il fronte, sino a quel momento unito, dei vincitori.

Per comprendere il nuovo sistema di principi è necessario prioritariamente esaminare i fondamenti ideali che Talleyrand sfruttava per far uscire la Francia dalla posizione difficile in cui si trovava alla vigilia del Congresso. I due grandi assiomi che guidavano i negoziatori erano: legittimità ed equilibrio europeo. Dove per legittimità non si intendeva giustizia, ma accordo internazionale sui modi e sui fini della politica estera. In base a questi principi, risultava indispensabile restituire ai legittimi sovrani i propri territori e laddove non era possibile farlo si sarebbe dovuto procedere secondo le regole dell’equilibrio.

Talleyrand era il più logico difensore della legittimità e scriveva così: “l’equilibrio sarebbe dunque solo una vana parola se non si tenesse conto dell’effettiva forza morale, che consiste nella virtù, anziché di quella effimera e ingannevole prodotta dalle passioni. Ora, nei rapporti tra un popolo e l’altro la prima virtù è la giustizia”. La giustizia di Talleyrand non era determinata dai diritti dei popoli, dal diritto di autodeterminazione, dal diritto di scegliersi la forma statuale, bensì dalla giustizia della legittimità, infatti affermava che “la confisca, bandita nei rispettivi codici dalle nazioni illuminate, nel XIX secolo debba essere consacrata dal diritto generale dell’Europa […] e che la sovranità si perda e si acquisisca per il solo fatto della conquista; che le nazioni dell’Europa siano unite loro solo da nessi morali […] in una parola che tutto sia legittimo per chi è il più forte”. Con queste parole Talleyrand esprimeva con estrema forza il concetto secondo il quale la solidarietà europea fondata sulla legittimità e l’equilibrio fossero i fondamenti più saldi per garantire la pace.

Henry Kissinger esemplificherà molto bene il concetto di legittimismo dicendo che “un ordine la cui struttura è accettata da tutte le grandi potenze è legittimo; un ordine che includa una potenza che ne considera oppressiva la struttura è rivoluzionario” e continuando in relazione all’equilibrio affermerà che “in politica interna, la sicurezza è data dal predominio dell’autorità; in un sistema internazionale, è data dalla parità dei rapporti di forza e dalla sua espressione, cioè l’equilibrio”.

Il principale antagonista del Talleyrand era il Metternich, Cancelliere austriaco e figura autorevole nel panorama politico europeo, meno cinico del francese e certamente molto pragmatico, egli stesso si definiva “l’uomo della prosa e non della poesia”. Un suo collaboratore, il diplomatico Gentz scriveva: “coloro che avevano colto la natura e gli obiettivi del Congresso, non potevano certo ingannarsi circa i suoi sviluppi, quale che fosse il giudizio sui risultati […] i grandi proclami di ricostruzione dell’ordine sociale, rigenerazione del sistema politico europeo, pace durevole erano proclami per tranquillizzare i popoli ma il vero scopo del Congresso era quello di dividere tra i vincitori le spoglie dell’Impero sconfitto”. Il Metternich era però molto meno scettico del suo consigliere ed era estremamente sensibile al problema dell’equilibrio e infatti si esprimeva così: “l’Austria non nutre gelosie nei confronti della Prussia, ma al contrario considera questa potenza quale uno dei paesi più utili sulla bilancia delle forze in Europa […] situate tra i grandi imperi di est e ovest, la Prussia e l’Austria sono complementari quanto a sistemi di difesa: unite le due monarchie formano infatti una barriera invalicabile contro le iniziative di qualsiasi sovrano conquistatore che forse un giorno tornerà a occupare il trono di Francia o quello di Russia”.

Il Metternich fautore dell’equilibrio europeo, non intendeva soffocare il perdente, spingeva invece verso una politica di concerto europeo per il governo del continente al fine di garantire una pace duratura e su questo trovava il pieno appoggio del Castlereagh. Il Ministro degli Esteri inglese, infatti, teorizzava il non intervento nelle questioni interne agli altri Stati e grazie al vantaggio dato dalla posizione insulare della Gran Bretagna dava pieno appoggio alla teoria dell’equilibrio. Le posizioni dell’asse Austria-Inghilterra riscuotevano il maggior consenso e in effetti passava la nuova linea di condotta dell’equilibrio degli Stati, pur con la restaurazione delle vecchie dinastie. Ciò che Metternich e Castlereagh erano riusciti a fare altro non era che la stabilizzazione di un ordine accettato da tutti che tenesse latenti le tensioni e che riducesse al minimo la necessità di utilizzare la forza nelle questioni internazionali interne all’Europa, proprio in virtù dell’equilibrio nei rapporti di forza.

Metternich, anima razionale e ostile al romanticismo, era stato il primo politico europeo a vedere un progresso dominato dall’ordine e dall’uguaglianza (intesa davanti alla Legge) e a basare il suo ragionamento sulla forza del diritto, cosa per nulla scontata sino a quel momento. A parte lo statista austriaco, che prestava attenzione estrema all’equilibrio e la pace ma ignorava peraltro il progresso interno dei singoli Stati, nessuno dei partecipanti al Congresso riusciva a cogliere la vera portata storica di quell’evento epocale.

Nel 1814 il Conte Charles-Henri de Saint-Simon coglieva l’occasione del Congresso di Vienna per far conoscere le proprie idee: inviava a tutti i negoziatori un opuscolo intitolato Riorganizzazione della società europea, ovvero della necessità e dei modi di raccogliere i popoli dell’Europa in un unico corpo politico, conservando a ciascuno la propria nazionalità. Il Congresso era però rimasto sostanzialmente indifferente alle tesi del filosofo francese. Simon aveva poi cessato di essere europeista per trasformarsi in universalista, ma le sue idee illumineranno molte menti su quella che sarebbe diventata la sostanza dell’Europa: ferrovie, gallerie transalpine, grandi imprese, diffusione del commercio e del libero scambio sono tutti aspetti impliciti, anche inconsapevolmente, delle teorie del francese.

Finito il Congresso, i governanti d’Europa, nel rispetto del principio di legittimità ispiratore di gran parte delle decisioni scaturite dai negoziati, avevano l’onere di stabilizzare e bloccare la situazione di compromesso raggiunta al fine di garantire la pace. Erano necessarie garanzie contro il pericolo francese e contro pericoli esterni all’Europa, ma obiettivo primario era garantire il regime degli Stati europei. A parte poche eccezioni, tutti gli Stati avevano regimi monarchici, solo alcuni dei quali con Costituzioni concesse dai sovrani. Ma nella maggior parte delle situazioni le monarchie continuavano ad essere assolute: sciolte cioè da ogni vincolo coi propri sudditi o, come si iniziava a intendere dopo la rivoluzione francese, coi cittadini.
Garantire i regimi esistenti significava garantire il principio di legittimità, contro i liberali e contro tutti coloro che parlavano di volontà nazionale o popolare nel tentativo di limitare il potere regio. Metternich campione dell’immobilismo interno agli Stati era però riuscito nell’intento di garantire una pace quasi secolare e un equilibrio europeo che sarebbe durato a lungo. Infatti solo nella seconda metà dell’ottocento praticamente tutti i sovrani d’Europa saranno costretti a concedere le Costituzioni.

Andando quindi oltre l’analisi della storiografia del secolo scorso, il Congresso di Vienna può essere inquadrato in due modi contradditori tra loro, ma ugualmente validi: da un lato era stato certamente un momento di restaurazione politica interna agli Stati nazionali, ma allo stesso tempo era stato un momento di progresso grazie soprattutto alla teoria del “concerto europeo” del Metternich e alle proposte ancora utopiche del visionario Saint-Simon, tra le quali quella di un Parlamento europeo.
I risultati raggiunti a Vienna tra il 1814 e il 1815 saranno ben descritti da Henry Kissinger che dirà come “stupisce non quanto fosse imperfetto l’accordo raggiunto, ma quanto fosse ragionevole; non quanto fosse reazionario secondo le ipocrite teorie della storiografia del XIX secolo, ma quanto equilibrato” e continuerà affermando che “non corrisponde alle speranze di una generazione di idealisti, ma diede loro qualcosa di più prezioso: un periodo di stabilità che diede alle loro speranze la possibilità di realizzarsi senza un’altra guerra e senza una rivoluzione permanente”.
In sostanza nella prima metà dell’Ottocento veniva costruito un ordine legittimo, condiviso da tutte le potenze europee, che garantiva per la prima volta nella storia un equilibrio tra gli Stati e una pace duratura, ovvero un momento cruciale per il continente. Il 9 giugno 1815 nella riunione plenaria dell’Europa (unica riunione ufficiale di tutto il Congresso) veniva sottoscritto l’Atto finale di Vienna: era stato inconsapevolmente piantato il seme per un’Europa pacificata e unita, praticamente l’inizio di una nuova era.

By Yuri Marcialis

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Il Congresso di Vienna (22 settembre/3 ottobre 1814 - 10 giugno 1815) ispirandosi al principio legittimista, sostenuto da Talleyrand, tende a ricostruire gli Stati esistenti anteriormente alla Rivoluzione francese, il che ha per conseguenza la restaurazione dell'equilibrio europeo, rotto dalle guerre rivoluzionarie e   napoleoniche.

( vedi anche i TRATTATI DI PARIGI )

Dopo la caduta dell’Impero napoleonico, le potenze vincitrici (Austria, Russia, Inghilterra e Prussia) vogliono 
1) reprimere le spinte di rinnovamento politico-sociale e le esigenze delle nazionalità che il rivolgimento napoleonico aveva sollevato in tanta parte d’Europa;
2) restaurare le legittime dinastie e le autorità tradizionali; 
3) delimitare le nuove frontiere fra gli Stati, assicurando il contenimento della Francia e l’equilibrio europeo.
 
La Francia inviò come osservatore il ministro Talleyrand, il quale però seppe impedire che il Congresso si trasformasse in una coalizione antifrancese.

Talleyrand, infatti, approfittando del contrasto che divideva Russia e Prussia da Austria e Inghilterra (la Russia voleva la Polonia, mentre l’Inghilterra voleva impedirglielo; la Prussia voleva la Sassonia, ma l’Austria era contraria), affermò il principio di legittimità, secondo cui i territori europei dovevano ritornare a quei sovrani che per eredità vi avevano regnato prima del 1789. Questo principio ignorava volutamente quello della sovranità popolare, affermato dalla Rivoluzione francese.

 

Costituiscono importanti eccezioni all'applicazione del principio legittimista:

* la mancata restaurazione del Sacro Romano Impero,
* quella di un Regno Indipendente di Polonia,
* l'unione della Norvegia alla Svezia
* il mancato ristabilimento di alcune Repubbliche:

* creazione di un Regno dei Paesi Bassi, che sostituisce la Rep. delle Province Unite,  annessione delle Repubblica di Venezia all'Austria.

* In Italia scompaiono le repubbliche di Venezia, Genova e Lucca. Il regno di Sardegna è restituito a Vittorio Emanuele I di Savoia (1802-21) che si annette la Liguria. Il regno Lombardo-Veneto passa all’Austria. Ma come un ombra l'Austria sovrasta e influenza la politica dell'intera penisola. Molti altri ducati vengono assegnati a dinastie imparentate con la Casa d’Asburgo (Parma, Piacenza, Modena, Reggio, Toscana, Lucca...). I regni di Napoli-Sicilia passano a Ferdinando I di Borbone (*), che diventa re delle Due Sicilie (1815-25), legato all’Austria da un trattato di alleanza militare. Lo Stato Pontificio venne restituito a Pio VII (1800-23).
(*) Ferdinando I di Borbone era figlio di Re Carlo III e di Maria Amalia di Sassonia, salì al trono quando il padre divenne Re di Spagna (1759) e rimase sotto la tutela di un Consiglio di reggenza. Raggiunta la maggiore età aveva sposato (1768) Maria Carolina figlia di Maria Teresa dei Lorena-Asburgo (quindi Austriaca), questa donna (non smentendo il suo sangue) ossessionata dalle idee di libertà e uguaglianza che si diffusero anche a Napoli con la Rivoluzione Francese, influenzò fortemente Ferdinando che diede (fino al 1825) un nuovo indirizzo alla politica estera passando dall'orbita spagnola a quella austro-asburgica)


* la mancata restituzione di Malta all'Ordine omonimo.

* L’Inghilterra non ebbe in Europa vantaggi rilevanti, ma entrò in possesso di molte colonie francesi e olandesi (Guiana, Ceylon)

L'Impero Germanico è sostituito dalla Confederazione Germanica, in cui primeggiano Austria e Prussia; la presidenza della Dieta, che ha sede a Francoforte, spetta all'Austria. Il numero degli stati germanici è ridotto da più di 360 a 39 (si tratta soprattutto di una decimazione amministrativa), quello delle città libere da 51 a 4, i Principati e Feudi Ecclesiastici non vengono ristabiliti. L'antico Elettorato di Hannover, eretto in Regno, è restituito alla Casa reale inglese come feudo maschile.

Fanno parte della Confederazione Germanica il Regno dei Paesi Bassi, cui è stato attribuito il Granducato di Lussemburgo, e la Danimarca cui, in cambio della Norvegia, sono stati dati i Ducati di Holstein e di Lauenburg, fonte questa di gravi e lunghe complicazioni future. Anche l'annessione alle antiche Province Unite degli ex Paesi Bassi austriaci, la cui popolazione cattolica latina (i Valloni) si ribellerà contro il Re dei Paesi Bassi, e l'attribuzione all'Austria del Lombardo Veneto dovrà fatalmente indebolire la compagine, già poco salda, dell'Impero austriaco.

Al Congresso di Vienna non è ammessa la Turchia, che non fa pertanto parte del disegno europeo, esclusione voluta soprattutto dalla Russia, la quale spera nella conquista di Costantinopoli e nell'ottenimento di uno sbocco sul Mediterraneo.

Il Congresso di Vienna sebbene si sia opposto alle aspirazioni nazionali ed abbia violato le leggi geopolitiche, ha posto anche dei princìpi giusti e fecondi: ha soppresso la tratta dei Negri, ha favorito la libera circolazione sui fiumi internazionali (Reno, Danubio e Vistola) ed infine ultimo ma non meno importante ha garantito alla Svizzera la sua neutralità permanente.

Modificandosi in tal maniera l'aspetto geopolitico, si resero necessarie nuove alleanze al fine di mantenere l'equilibrio. La Santa Alleanza, stipulata a Parigi il 26 settembre 1815 fra Austria, Prussia e Russia, patto a cui aderiscono in seguito a titolo personale Francia e Inghilterra, verrà strumentalizzata dal Metternich per mantenere l'ordine e l'equilibrio consacrando il principio di intervento, al quale l'Inghilterra opporrà il principio di non intervento, che favorirà l'emancipazione delle colonie spagnole, la trasformazione del regime in Francia (1830) e la costituzione

Il periodo che segue dal Congresso di Vienna alla Rivoluzione parigina del 1830 (che rilancia l’esperienza liberale su scala europea) si chiama dunque  RESTAURAZIONE  (di autorità presunte legittime ma, più in generale, di aspetti conservatori della vita pubblica). Si afferma così l’Europa legittimista. 
In Italia la restaurazione è portata avanti non solo dall’Austria, ma anche dai Savoia, Borbone e Stato pontificio. Quest’ultimo ristabilì l’ordine dei gesuiti, chiese ai governi che l’istruzione pubblica fosse restituita al monopolio delle scuole confessionali, ottenne che ogni attività culturale fosse sottoposta a preventiva censura ecclesiastica, che la stampa e la diffusione di opere proibite dalla Congregazione dell’Indice venissero perseguite dal potere giudiziario come reati civili, soppresse il codice napoleonico e ricostituì il tribunale dell’Inquisizione.

In Italia la borghesia, frantumata nei vari piccoli Stati, non aveva campo d’azione. La vita interna degli Stati italiani era caratterizzata da strutture proprie di una società preindustriale. L’intensificazione dei traffici coi mercati d’oltralpe (era aumentata la richiesta di seta e cotone nonché di generi alimentari pregiati) rendeva ancor più evidenti le condizioni di arretratezza. L’Italia rischiava d’essere tagliata fuori dagli sviluppi del capitalismo industriale dell’occidente europeo. Produttori e commercianti chiedevano: unificazione doganale e creazione di un organico e moderno sistema di comunicazioni interne. 
A far cambiare qualcosa - a partire dal 1820- furono soprattutto gli scrittori romantici, intraprendendo un’opera di sprovincializzazione della cultura italiana, inserendola nel più vasto moto del Romanticismo europeo.

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ANCORA SUL CONGRESSO DI VIENNA
(in un'altra versione)

Le 4 Potenze che avevano sconfitto Napoleone (Inghilterra, Prussia, Russia, Austria) più la Nuova Francia di Luigi XVIII tentarono di accordarsi e ricondurre l'equilibrio delle Forze in Europa nell'alveo dei princìpi di legittimità. I vari Regni dovevano tornare alle antiche Dinastie conservando i loro Domini storici. Le idee della Rivoluzione andavano radicalmente estirpate per sempre; quello che era successo in Francia sarebbe stato solo una triste testimonianza degli eccessi a cui le masse popolari possano spingersi se non più guidate da Sacri Princìpi della tradizione e dal rispetto dei propri Sovrani, come era avvenuto sotto l'Ancien Régime. Riunitisi a Vienna, i plenipotenziari dei vincitori imposero la Restaurazione delle forme tradizionali della vita politica e sociale, condannando le idee dell'Illuminismo come frutto perverso della Massoneria.

Anima del congresso che si tenne fra il Settembre 1814 ed il Giugno 1815 fu l'abilissmo Cancelliere Austriaco Metternich, colui che in pratica elaborò tutte le clausole della nuova realtà politica sintetizzandole in 121 Articoli. Va sottolineato il ruolo degli altri due protagonisti: Castlereagh, Ministro degli Esteri Britannico, il quale desiderava accattivarsi la Francia e limitare l'influenza Russa, e lo Zar Alessandro I, il cui esercito aveva partecipato attivamente alla sconfitta di Napoleone. Salito al Trono dopo la scomparsa del padre Paolo I, strangolato nel 1801 da una congiura di Palazzo, Alessandro era convinto che Dio lo avesse destinato a salvare il Mondo e che la pace avrebbe dovuto fondarsi sui princìpi del Cristianesimo.

Al Congresso di Vienna si radunarono più di 200 Diplomatici inviati dalle Nazioni Europee, dai Principati Italiani, dalle Libere Città Tedesche, dai Cavalieri Teutonici, dai Cavalieri di Malta e da tante altre associazioni che ambivano facendo valere i loro diritti storici ad avere un ruolo nell'assetto internazionale che si andava forgiando. I Palazzi Aristocratici organizzavano per loro fastosi ricevimenti e lo stesso Ludwig van Beethoven, con la prima dell'Opera Fidelio, mise la sua musica al servizio del Nuovo Ordine. Al di là di queste frivolezze le sessioni plenarie del Congresso finirono per riplasmare la mappa dell'Europa. Una serie di Comitati affrontarono problemi come la navigazione dei grandi fiumi o il commercio degli schiavi e le Deliberazioni di Vienna avrebbero condizionato la politica Continentale per parecchi anni. Eccole in sintesi:

* L'Italia fu spezzettata in 7 Stati. Scompaiono le repubbliche di Venezia, Genova e Lucca. Il regno di Sardegna è restituito a Vittorio Emanuele I di Savoia (1802-21) che si annette la Liguria. Il regno Lombardo-Veneto viene annesso all'Impero Austriaco il quale conserva una forte presenza in Italia ed una grande influenza nella Confedarazione Germanica. Molti altri ducati vengono assegnati a dinastie imparentate con la Casa d’Asburgo (Parma, Piacenza, Modena, Reggio, Toscana, Lucca...). I regni di Napoli-Sicilia passano a Ferdinando I di Borbone, che diventa re delle Due Sicilie (1815-25), legato all’Austria da un trattato di alleanza militare. Lo Stato Pontificio venne restituito a Pio VII (1800-23).

* La Gran Bretagna ebbe il completo controllo dei mari grazie al dominio di posizioni. Non ebbe in Europa vantaggi rilevanti, ma entrò in possesso di molte colonie francesi e olandesi (Guiana, Ceylon...).

* Lo zar Alessandro I Romanov (1801-1825), acquista dalla Slesia la Finlandia e dalla Turchia la Bessarabia. Buona parte della Polonia forma il Regno Polacco che viene posto sotto il Protettorato Russo e con il controllo della Finlandia la Russia estese le sue frontiere per 400 km verso Occidente.

* La Prussia, sotto la sovranità di Federico Guglielmo III di Hohenzollern (1797-1840), cede alla Russia quasi tutte le terre polacche acquistate dopo il 1793, ma acquista vari territori a ovest (Pomerania, Brandeburgo, Slesia, che fanno parte della Confederazione germanica). 

* La Francia seppur ammessa tra le Potenze con poteri decisionali perse tutte le conquiste della Rivoluzione e di Napoleone e dovette accontentarsi dei confini anteriori al 1790. Ritorna al trono la dinastia dei Borbone con Luigi XVIII (1814-1824). Come territorio fu ridotta entro le sue antiche Frontiere e fu costretta a pagare un'indennità di guerra mentre tutt'intorno nascevano i cosiddetti Stati Cuscinetto

* La Germania tramite l'Istituzione della Confederazione Germanica divenne assoggettata a due potenze: Prussia ed Austria

Nel settembre 1815, lo zar di Russia, deluso dai modesti risultati ottenuti dal Congresso, riprende l’iniziativa politico-diplomatica stilando un documento che auspicava forme di collaborazione internazionale (a livello dei sovrani) sulla base della comune matrice cristiana della civiltà europea. Nasce così la Santa Alleanza, cui aderiscono la maggior parte delle potenze europee. Rifiutarono di firmare il documento sia l’Inghilterra, perché era contraria a un’eccessiva influenza della Russia nella politica europea, sia lo Stato Pontificio, che non poteva vedere con simpatia il legame tra un sovrano ortodosso (lo zar), un imperatore cattolico (austriaco) e un sovrano protestante (prussiano). L’Austria invece si servì dell’Alleanza per far accettare ai paesi che l’avevano sottoscritta la politica dell’intervento, secondo cui ogni Stato doveva sentirsi autorizzato a intervenire ovunque scoppiassero moti rivoluzionari e spinte all’indipendenza delle nazionalità oppresse.

 

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