1815-1830 
vedi anche i "RIASSUNTI" completi di questo periodo

LA
(INUTILE) 
RESTAURAZIONE

Il termine che all'inizio fu impiegato in Francia per indicare l'età del ristabilimento sul trono del ramo primogenito dei Borboni, passò ben presto a designare l'epoca della storia dell'intera Europa che va dal 1815 al 1830, caratterizzata dal ritorno nelle monarchie restaurate dopo la caduta di Napoleone, del principio di legittimità del diritto divino in contrapposizione al principio di legittimità democratico affermato dalla Rivoluzione Francese.

Ma se il legittimismo fu un carattere essenziale di quell'epoca, la restaurazione non fu un movimento storico puramente reazionario mirante al semplice ritorno dell'ancien régime. Soltanto in pochi casi come nella Spagna di Ferdinando VII ed in alcuni principati tedeschi ed italiani (per esempio Napoli), i sovrani adottarono linee di condotta decisamente reazionarie, reprimendo ogni nuovo fermento vitale.

Per la maggior parte, invece, gli stati d'Europa furono retti o con il regime costituzionale (piuutosto vago) o con una forma di assolutismo paternalistico: Luigi XVIII non si mostrò favorevole agli "ultras", e cioè ai fautori dell'estrema destra; e lo stesso Metternich costrinse  Ferdinando di Napoli a disfarsi del ministro Canosa per i suoi metodi reazionari.

Durante la restaurazione furono in genere mantenuti il nuovo sistema amministrativo ed i nuovi codici, così come furono legittimati gli acquisti di beni ecclesiastici e feudali avvenuti durante il periodo della Rivoluzione. Non va neppure taciuto che l'età della restaurazione fu caratterizzata da un'abile opera di ricostruzione economica e finanziaria e da un'accorta politica intesa al mantenimento della pace tra le potenze europee.

Ciononostante la restaurazione fallì nel suo compito fondamentale, e cioè nell'attuazione di una giusta conciliazione del passato con il presente, perché disconobbe le nuove esigenze ideali della libertà, della democrazia e della nazionalità, potentemente portate alla ribalta dalla Rivoluzione e diffuse in Europa da Napoleone.
"Quale gioventù é mai questa che io lascio! Essa é nondimeno opera mia! E vendicherà abbastanza gli oltraggi ch'io soffro, colle chiare opere che da essa usciranno"... "Ma non iscorgono essi che uccidono in me se medesimi colle proprie mani?" (Da Sant'Elena, Memoriale).
 Il 1848 era ancora lontano, ma la pagina era già stata scritta!

Tali nuovi princìpi, si andavano sempre più affermando nonostante il rigore delle polizie. L'impiego della Chiesa come "instrumentum regni", nel tentativo di tenere a freno le nuove generazioni coll'educazione religiosa, cagionò, al contrario, il sorgere del Cattolicesimo liberale. 

I popoli intendevano rinnovare la vita dello Stato e chiedevano di partecipare al potere pubblico, e l'abile Concerto degli Stati europei architettato da Metternich non poteva contrastare che temporaneamente, per la sua stessa debolezza, l'imporsi delle tendenze liberali e democratiche.

Il tentativo di Carlo X, con la collaborazione del principe de Polignac, d'instaurare in Francia un regime autenticamente controrivoluzionario, provocò invece la rivoluzione del Luglio del 1830 : questa rivoluzione, anche se i suoi effetti non si diffusero durevolmente in Europa, segnò la fine della restaurazione. Dopo Napoleone era inutile far finta di nulla, l'Europa non era più quella di prima.

Nel '20-'21 erano iniziati i primi fermenti e primi moti (quelli di Napoli, seguiti da quelli Piemontesi); nel '31 divennero numerosi e consistenti i tumulti e le ribellioni; nel '48 esplosero, e questa volta non solo in Francia, in Italia, in Germania, ma nella stessa Austria, e Metternich fu messo alla porta.
Ma non è che cambiò di molto la politica austriaca. Soprattutto nei confronti dell'Italia con i vari interventi e le varie pesantissime ingerenze.
 
Dal '48 in poi "gli Asburgo seminarono malcontento su tutta Europa" (lo scrive il tedesco Alessandro Assia - fratello della zarina, parente con i Windsor, insofferente luogotenente austriaco a Milano, infine consigliere del giovane Francesco Giuseppe a Villafranca) con scellerate alleanze e con  ambigui patti (spesso originati da dissapori e antipatie familiari - come gli Assia, i Romanov, i Savoia, i francesi di Napoleone III).
 
Iniziarono gli Austriaci -perchè ambigui- ad essere sempre più isolati, dalla Russia zarista, e soprattutto dalla Prussia diventata Germania. Il colpo di grazia alla fine arrivò nel 1914. Nell'incapacità di mettersi d'accordo,  all'esterno come all'interno, crollarono così tre imperi storici. E i belligeranti (e non solo quelli perdenti)  uscirono dal conflitto tutti sconfitti, in quanto la guerra segnò - se non la causò direttamente - uno spostamento della potenza internazionale dall'Europa all'America da un lato, alla Russia sovietica dall'altro. Per rimanere da quel momento in avanti (i 2 blocchi) i soli padroni assoluti dell'Europa, nella Prima Guerra Mondiale, che diede poi origine - dopo una pausa- anche alla Seconda.


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