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vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1820
I MOTI DI NAPOLI
 
-- I Personaggi politici di questo periodo

LA STORIA INEDITA DI OSCURI EROI DEL TUTTA IGNOTA

LA CARBONERIA 
vedi qui nei RIASSUNTI I dettagli dei MOTI DI NAPOLI e successivi fatti

I MARTIRI ITALIANI DELLA LIBERTA' I PARTENOPEI

***  RIVOLUZIONE A NAPOLI
*** LA CAUSA INDIPENDENTISTA  IN SICILIA

Iniziamo con una panoramica generale sull'intero anno

Già all'inizio dell'anno (dopo una nuova rivoluzione di militari democratici iniziata in Spagna - l'altra era avvenuta a  Cadice nel 1812) si diffonde in Italia un vasto movimento liberale infiammato dai carbonari. Dalle prime manifestazioni di intolleranza verso i governanti ritornati sul trono con la restaurazione, si passa a vere e proprie insurrezioni e ammutinamenti dentro gli eserciti; come a Napoli, dove quello borbonico (in buona parte ancora murattiano) invece di domare i tumulti popolari si é schierato improvvisamente dalla parte dei rivoltosi.

Nel scompiglio napoletano, ne approfitta la Sicilia per ribellarsi al dispotismo e alla tirannide dei Borboni, per poi proclamare con una rivoluzione la sua indipendenza sull'isola. Ma lo fa con un'altrettanta confusione, maggiore e più complessa di quella napoletana. Alcuni gruppi sono per l'unità altri per il separatismo; ne nasce una guerra civile tra città e città, tra i diversi gruppi sociali, e anche lotte intestine tra aristocratici, borghesi e popolani.

Altri focolai insurrezionali stanno nascendo nello Stato Pontificio, mentre in Piemonte la carboneria si è insinuata nelle file militari e dentro la stessa corte sabauda.

La "Santa Alleanza" degli Stati europei, allarmata si riunisce a Troppau. METTERNICH davanti ai primi fermenti in Spagna, Portogallo, Stato Pontificio, ma soprattutto sul Regno delle Due Sicilie , suggerisce di adottare metodi drastici. Interventi diretti, repressivi e straordinari, per stroncare con la immediata partecipazione di reparti armati le rivolte locali "prima che si trasformino in pericolose rivoluzioni, che potrebbero nuovamente turbare tutto l'equilibrio europeo".

Nonostante questi tentativi di capovolgere il movimento della storia, nessuna forza reazionaria, monarchica e aristocratica, era più in grado di distruggere il nuovo progredito sistema liberale (sempre più capitalistico) affermatosi prima in Inghilterra, in Francia, in diversi paesi europei e in USA. Il capitalismo si sviluppava con successo sostituendo il lavoro manuale con quello delle macchine, l’artigianato e la manifattura con le fabbriche: nelle campagne liquidava i rapporti feudali e la servitù della gleba. Tutto ciò, entrando in palese contraddizione col dominio della nobiltà, dei principi, degli imperatori e del clero, determinò la nuova ripresa del movimento rivoluzionario borghese in questi anni Venti.

Dalla Santa Alleanza la liberale Inghilterra si dissociò proprio su pressioni di questo movimento rivoluzionario borghese; atteggiamento questo che fece sorgere ai rivoluzionari italiani molte illusioni e qualche vaga speranza di aiuto. Sfortunatamente la Gran Bretagna non era per nulla contraria alla politica dell'intervento, purchè l'Austria agisse da sola. Insomma rimase sempre ambigua. Sempre molto attenta che un Paese (ossia  regnanti francesi, austriaci  e russi) diventasse più forte dell'altro, sconvolgendo gli equilibri. Quindi a turno alternativamente gli inglesi erano sempre disposti ad aiutare prima uno, oppure l'altro. (questo fino all'avvento di Hitler).

Altrettante speranze i liberali italiani le riposero nella Francia, che a Troppau non si é schierata apertamente, ma nemmeno é favorevole che l'Austria si trasformi nel gendarme del mondo. Purtroppo la sua voce é quella di una nazione debole ed é ancora quella di una Francia recentemente sconfitta militarmente.

Ferdinando re di Napoli con i moti di Napoli stava considerando alcune sagge concessioni, poi anche lui a Lubiana avanzò una formale richiesta di aiuto dell'esercito austriaco ristabilendo così con la forza la restaurazione. Fu fatalmente stroncata la rivoluzione del generale murattiano Pepe, e l'esercito austriaco rimase fino al 1827 a presidiare Napoli; mentre la rivoluzione siciliana falliva invece da sola, a causa delle divisioni che esistevano nel campo dei suoi promotori. (Anche qui l'Inghilterra non era estranea; premeva sull'indipendenza siciliana ("Separatismo"). Lo aveva fatto nel periodo napoleonico. Lo farà successivamente con Garibaldi. E tenterà ancora nel 1943.

Fra gli altri severi provvedimenti presi dall'Austria e dalla Prussia (che non sono immune in casa propria dalle leghe studentesche di orientamento liberale - le Burshenschaften) viene deciso di esercitare un rigido controllo sulle università e si rafforza la censura sulla stampa di ogni genere, compresa quella letteraria e scientifica. Si chiudono alcuni giornali e riviste. Finiscono coinvolti e accusati di cospirazione diversi collaboratori di alcuni fogli italiani, fra questi il Conciliatore di Milano.

La polizia, su tutti gli stati ad egemonia austriaca (lo sono quasi tutti, meno quello piemontese - anche se a Vienna lo considerano un regno sottomesso) sorveglia i luoghi pubblici, tutte le manifestazioni di folla di ogni genere sono proibite Nel Lombardo Veneto é ordinato ai parroci di leggere in chiesa un invito ai fedeli a "fare il loro dovere",  quello di denunciare i carbonari. Premio un sacco di sale per le informazioni, o 500 corone per la cattura di un ribelle vivo o morto.

LA CRONACA DELL'ANNO

1 GENNAIO - Si diffondono in Italia le prime notizie della rivoluzione militare in Spagna. Consiste in un vero e proprio ammutinamento dentro le fila dell'esercito, contro la restaurazione e l'assolutismo di re FERDINANDO IV. Sull'esempio della Spagna anche in Portogallo i liberali organizzano un'insurrezione cacciando la reggenza.

Sono due notizie che provocano vasti fermenti nel mondo liberale e carbonaro italiano.

29 MAGGIO - A Napoli sono scoperti preparativi insurrezionali guidati dai carbonari Salernitani.

1 LUGLIO - Malgrado il clima reazionario, gli arresti, le perquisizioni, la messa al bando dei carbonari di Salerno, a Nola (Napoli) un reggimento della cavalleria reale borbonico guidato dagli ufficiali MICHELE MORELLI e GIUSEPPE SILVATI si ammutinano, marciano su Avellino, si uniscono ai carbonari salernitani, e chiedono che sia applicata nel regno la Costituzione di Spagna del 1812.

Ferdinando I, invia il generale ANTONIO CAMPANA a reprimere la rivolta, ma a sua volta nelle file dell'esercito ci sono molte defezioni che vanno così a rafforzare le file dei rivoltosi.

5 LUGLIO - I carbonari insorgono anche a Benevento, dello Stato Pontificio, costringono alla fuga il delegato. Nello stesso tempo il generale GUGLIELMO PEPE appoggia con il suo esercito gli ammutinati di Salerno, si mette a capo della rivolta, invia poi alla reggia cinque carbonari per chiedere al sovrano Borbonico la concessione della Costituzione di Spagna.

Il giorno dopo Ferdinando I, forma un nuovo governo costituzionale, nuovi ministri, poi si dimette e lascia il regno al figlio FRANCESCO che promette ai rivoltosi la Costituzione di Spagna del 1812, nuovamente concessa con alcune modifiche a inizio anno dal re di Spagna dopo la rivolta militare.

9 LUGLIO - Dopo le promesse e il cambio della guardia nel palazzo borbonico, il generale PEPE con 7000 soldati fa la sua entrata trionfale a Napoli sfoggiando sulla divisa la coccarda tricolore, rossa celeste e nera.

FERDINANDO I concede ai militari ribelli e giura (un giuramento che poi in seguito rinnegherà) con principi, generali e ministri una nuova Costituzione, ma nella formazione di una nuova giunta a Napoli, i nobili siciliani chiamati a farne parte rifiutano di aderire; chiedono una Costituzione simile, ma tutta siciliana quindi indipendente da quella del regno di Napoli; in caso contrario lasceranno Napoli e minacciano di guidare l'insurrezione siciliana. Che però in una forma autonoma è già iniziata, promossa e diretta, dalle corporazioni operaie, solo dopo si aggregheranno e saranno guidate da un gruppo di nobili e di borghesi favorevoli al separatismo.

15-17 LUGLIO - Rottura delle trattative tra Napoletani e Siciliani con a capo l'intransigente principe di Villafranca. Scoppia a Palermo la tanto temuta insurrezione antiborbonica, ma è ormai una guerra civile tra separatisti e i sostenitori dell'unità. A scatenare una vera insurrezione con morti e feriti sono i separatisti, che assaltano con il popolo il palazzo reale, distruggono i monumenti e i vessilli borbonici, mettono fuori combattimento le truppe inviate a stroncare i tumulti.

Alla grande rivoluzione separatista ora si appoggia anche una buona parte della nobiltà e della borghesia e sono proprio nove nobili e nove borghesi a formare una giunta provvisoria di governo a Palermo, e ad accettare (in un clima di concordia)  le richieste delle corporazioni artigiane, impiegatizie ed operaie.

A guidare questa giunta provvisoria stranamente è  il cardinale PIETRO GRAVINA.

20 LUGLIO - Il principe di Napoli pubblica un proclama illustrando le modifiche avvenute sul regno (che non sono poche: si sono aperte 100 sezioni (vendite) carbonare, abolita la censura, le corti speciali e la stessa polizia è organizzata dal carbonaro PASQUALE BORRELLI. Inoltre il vicario accenna alle nuove elezioni per il nuovo parlamento del Regno, ed invita i siciliani a unirsi e a formare i collegi elettorali con propri deputati.

Ma il grosso problema in Sicilia - che é poi quello della mancanza sull'isola di un progetto comune - si manifesta in tutta la sua drammaticità. Due diverse concezione del modo di fare una rivoluzione le hanno i due gruppi di rivoltosi, poi fra tutte le città siciliane é solo Agrigento a schierarsi con i separatisti palermitani, infine la città di Caltanissetta addirittura resta fedele ai Borboni. E' un caos che non promette la vittoria a nessuna corrente cospirativa ma serve solo a scatenare una guerra civile.

24 LUGLIO - Per i separatisti palermitani, la lotta sembra concludersi con un grande successo; accolgono il principe di Villafranca, lo nominano presidente della nuova giunta.

AGOSTO - Napoli e Palermo e l'intero sud destano molte preoccupazioni a Vienna. Quello che si teme é che i piccoli focolai sparsi sull'Italia, divampino, imitando i carbonari del sud. Metternich non si limita a esternare apprensioni ma invita gli stati una severa repressione. In Italia, nei suoi domini (diretti o indiretti) la polizia austriaca intensifica la sorveglianza, s'infiltra in ogni luogo per ascoltare commenti o scoprire dimostrazioni di simpatie ai fatti meridionali. Poi senza tanti preamboli si invitano i parroci di tutte le chiese a chiedere dai pulpiti la collaborazione dei fedeli, con l'invito a compiere il "proprio sacro dovere", cioè a fare la delazione.

10-11 AGOSTO - La costituita giunta a Palermo respinge le proposte napoletane di fare i collegi elettorali, ribadisce di combattere per l'indipendenza, e sferra un tremendo attacco alla ribelle Caltanissetta, devastandola, massacrandovi 300 abitanti.

1- SETTEMBRE - L'Austria si muove! sI discute se inviare truppe in meridione per stroncare quella che a Napoli non è un'insurrezione, e neppure ha provocato spargimento di sangue. Con questo buon precedente , proprio da Napoli, il generale PEPE é convinto di poter dominare la rivolta a Palermo. Parte con 4000 uomini diretto in Sicilia. Si uniscono a lui i messinesi e i catanesi, sempre insofferenti nei confronti di  Palermo.

22 SETTEMBRE - Il generale PEPE puntando minaccioso su Palermo, ottiene la capitolazione del principe di Villafranca; una resa incoraggiata dalla nobiltà cittadina che ora il popolo accusa di aver fatto il voltafaccia, tradita la causa indipendentista. E' l'inizio di un'altra sanguinosa guerra civile.

26-30 SETTEMBRE - Sono i cinque giorni più neri della Sicilia, di Palermo in particolare. Insurrezione della plebe, contrastata dalle truppe napoletane del generale Pepe. Saccheggio del palazzo reale, guerriglia nelle strade, distruzioni, scontri all'arma bianca, o con i fucili di entrambi le due fazioni; lasciano nelle strade in cinque giorni 5000 morti. Una carneficina. Pepe sembra avere in mano la situazione.

5 OTTOBRE - Il generale Pepe nel caos totale, pur dominando la situazione, ha però informato Napoli, ha chiesto rinforzi, anche se nel frattempo ha placato la rivoluzione, che conosce un attimo di tregua, ideale per iniziare a trattare. Si fanno negoziazioni per una capitolazione onorevole, si dettano alcune accettabili condizioni, si allude a un'amnistia generale per tutti, é instaurato un provvisorio Parlamento con ancora una indefinita indipendenza che sarà nel corso di ulteriori incontri poi meglio delineata.

5 OTTOBRE - Nello stesso giorno i primi severi provvedimenti presi dagli austriaci nel Lombardo-Veneto contro i sobillatori a mezzo stampa, causano l'arresto a Milano di SILVIO PELLICO e PIETRO MARONCELLI ex collaboratori del "foglio azzurro" il Conciliatore di CONFALONIERI. Con una severa sentenza (condanna a morte, poi graziati dall'imperatore rispettivamente con 15 e 20 anni di carcere duro) i due sono rinchiusi nella fortezza dello Spielberg in Moravia. Pellico vi resterà dieci anni, fino al 1830 quando fu di nuovo graziato.

15-23 OTTOBRE - A Napoli l'operato di Pepe sulla paritaria composizione della drammatica condizione palermitana ma anche dell'intera Sicilia, non è proprio del tutto condannata né dalla corte borbonica né dal nuovo governo napoletano che si era costituito, che fra l'altro non comprendeva nessun carbonaro. Ferdinando prende in considerazione alcune sagge concessioni che potevano accontentare i liberali napoletani e anche i separatisti siciliani. Purtroppo ci fu il 23, la famosa convocazione di METTERNICH di tutti i plenipotenziari delle grandi potenze al congresso di Trappau, che abbiamo accennato all'inizio. Si sancì il "principio di intervento" nei territori della Santa Alleanza, per stroncare immediatamente le rivolte con reparti dell'esercito armato.

Stroncarle soprattutto dove queste rivolte erano state ispirate e poi guidate dai militari giacobini, dai nostalgici murattiani, o dai frustrati bonapartisti, che ... errore gravissimo   si disse- non erano stati subito allontanati dall'esercito con la restaurazione. Metternich considera queste prime avvisaglie un grave pericolo per l'intero impero. Vuole quindi adottare il pugno di ferro.

7 DICEMBRE - L'arrogante decisione a Trappau, fu presa senza la presenza dello stesso re FERDINANDO I, che ribadì quasi infuriato che decisioni così importanti su un regno sovrano richiedevano come minimo la presenza del sovrano stesso. Inoltre - aggiunse - si stava impegnando per comporre i contrasti eliminando le cause. e nello stesso tempo stava iniziando ad elaborare con i rappresentanti del suo governo una costituzione saggia e liberale, una nuova monarchia costituzionale conforme al luogo e ai tempi.

Concludeva di voler partecipare alla nuova conferenza di Lubiana prevista all'inizio del prossimo anno, per mediare con le potenze europee e spiegare meglio i suoi progetti pacifisti, senza ricorrere agli interventi militari che spesso causano guai peggiori.

Del resto la dimostrazione di una reciproca intesa era già una realtà; a Napoli nella rivolta di Pepe le strade non si erano bagnate di sangue; la concertazione c'era stata.

Purtroppo a Vienna avevano già deciso, ed avevano un altro punto di vista che non era quello degli amanti della pace, come il volenteroso (ma purtroppo debole) Ferdinando.

Ne vedremo gli sviluppi il prossimo anno.

29 DICEMBRE - L'ultimo atto, mentre FERDINANDO si é imbarcato per raggiungere Lubiana, é il voto del nuovo Parlamento napoletano che abolisce la feudalità in Sicilia, forse su indicazione degli accordi fatti da Pepe sull'isola. Ovviamente non gradita ai nobili latifondisti.

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""FRANCIA - Viene assassinato il Duca di Berry, continuatore della dinastia. Questo fatto rende più aspra la reazione monarchica che viene ulteriormente galvanizzata dalla nascita del figlio postumo del Duca di Berry, il Duca di Chambord, nuovo continuatore della dinastia. La revisione della legge elettorale, doppio voto concesso ai più forti contribuenti, rafforza gli ultras e vengono create per reazioni numerose società segrete da parte dell'opposizione secondo l'esempio della Carboneria italiana. (By: Pier Paolo Chiapponi)""

*** HANS CHRISTIAN OERSTED dimostra che la corrente di una "pila di Volta" devia un ago magnetico, mentre AMPERE scopre il formarsi dell' ELETTROMAGNETISMO. Ma é il primo che annuncia la scoperta della produzione di campi magnetici da parte di conduttori percorsi da corrente.

Le Leggi dell' ELETTROMAGNETISMO. Con queste oscure e ancora ignote leggi, si apre un importantissimo capitolo nella storia della Scienza, ma ancora tutt'oggi nel 2000, inesplorato, ancora con molte lacune, pur con tante dimostrazioni nel generale e nel particolare. Dell'elettromagnetismo non  sappiamo ancora nulla; la sua natura, sia cosmica, sia quella che si sprigiona  da un semplice atomo; ne' sappiamo quale e quanta influenza eserciti l'elettromagnetismo nei nostri neuroni impegnati nell'attività cerebrale, che non sono altro che uno sterminato mondo di atomi in cui miliardi di ioni di diversi elementi interagiscono ognuno creando degli infinitesimi campi magnetici, che possono essere modificati persino da quelli provenienti da distanze siderali.

Non sappiamo infatti (ma non credo) neppure quanto influenzi il campo magnetico delle microonde di un semplice telefonino, anche se sappiamo benissimo che alcune "trasmissioni" che avvengono fra neurone e neurone, tramite gli assoni, dendriti e sinapsi subiscono delle particolari interferenze bio-elettriche; conosciamo benissimo in mV la potenzialità elettrica dei nostri "conduttori" che non sono molto diversi da quelli creati dall'uomo e quindi quelli di un "trasmettitore" a microonde.

La PET, la Tomografia a Elettroni e Positroni ce ne danno oggi, nel 2000, ampia testimonianza. Gli strumenti ci sono!

Curioso é scoprire che un neuroscienziato sa poco di telecomunicazioni, e uno scienziato addetto a studiare queste ultime non sa nulla di neuroscienza.

Sappiamo che i cilindrassi che hanno la funzione di trasmettere gli impulsi (il trasporto dei messaggi elettrici nel nostro sistema nervoso) hanno la stessa caratteristica di un cavo coassiale o di un doppino telefonico, sono anch'essi protetti da una guaina lipo-proteica (la mielina) che li difende dalle interferenze degli stessi campi magnetici che ogni cilindrasse a sua volta produce.

E' una guaina "calibrata" dalla natura, che serve a "schermare" i fasci di cilindrassi (dendriti) uno dall'altro. Hanno però un nemico comune, ed é la semplice temperatura basale! (non parliamo di quella esterna!) La mielina con appena alcuni gradi sopra i livelli normali diventa una guaina "colabrodo", assorbe i campi magnetici dei cilindrassi vicini (che sono poi i messaggi che vi scorrono prodotti dalla differenza di potenziale delle sinapsi che con lo scambio di ioni, oscillano dallo - 0,30 mV a + 0,70 mV).

Il "corto circuito" causa lo stato confusionale. I messaggi che scorrono in alcuni cilindrassi si confondono, si sovrappongono, si mischiano con gli altri.

Questa situazione confusionale la conosciamo un po' tutti, ed é quando siamo in uno stato febbrile molto alto. Basta insomma l'aumento di 4-5 gradi per entrare in "corto". Se é superiore, o persiste per molto tempo quella negativa, la guaina protettiva di mielina ha delle lesioni irreversibili, soprattutto nei numerosi cilindrassi presenti nelle aree cerebrali. E' come se nel fascio di cavi del nostro computer, il rivestimento che li protegge non esistesse più, ed ogni cavo entra in contatto con gli altri. Il risultato é il corto.

***  ALPHONSE LAMARTINE ( 1790-1869) pubblica le ELEGIE Meditations poetiques. A carattere amoroso, l'opera rifugge ogni riferimento realistico. L'autore è una figura molto discussa del romanticismo francese (poi anche nella vita politica)  con tendenze a motivi tristi e metafisici, ma anche un personaggio fondamentale di questo periodo. Più tardi, nel 1848 fu a capo del governo provvisorio della Repubblica, poi in seguito al colpo di Stato del 1851 si ritirò deluso dalla vita politica.

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