ANNO 1820

I MOTI  DI NAPOLI

(per i dettagli vedi riassunto dei fatti)
MOTI DI NAPOLI
e seguenti

(I martiri partenopei - di Atto Vannucci )

Prima di parlare dei moti napoletani del 1820 conviene fare un accenno alla Spagna, dove il 1° gennaio del 1820, indipendente da qualsiasi direttiva centrale, vi fu il "pronunciamiento di Cadice". Una rivolta dei militari affiliati per lo più alle due società segrete diffuse nella penisola (Massoneria e Comuneros) che costrinse il Re di Spagna Ferdinando VII a ripristinare la costituzione revocata nel 1812. La facile vittoria dei liberali spagnoli, che in poche ore ebbero partita vinta, infiammò gli animi: nel luglio successivo alla rivolta spagnola, ebbe inizio il moto carbonaro di Napoli.

La restaurazione non aveva assunto nel regno delle Due Sicilie un carattere così oppressivo come in altri stati della penisola. L'abile politica del cavaliere Luigi De Medici (anima del nuovo governo) mirava a ripristinare gli aspetti positivi del dispotismo illuminato e tendeva quindi a protrarre la politica del decennio francese. Perciò il Medici, ex giacobino, ed il suo collaboratore nel governo, il marchese Donato Tommasi, organizzatore della loggia illuminata, non perseguitarono i Murattiani, anzi se ne servirono nell'Amministrazione dello Stato amalgamandoli con i migliori elementi della Corte Borbonica. Inoltre non vennero nemmeno perseguitati i Carbonari, che furono addirittura ignorati.

Questa politica di conciliazione con gli elementi filo-francesi e progressisti del Regno, si rese maggiormente attuabile allorché venne allontanato dal Governo il principe di Canosa, ministro della polizia, accusato di essere il protettore dell'associazione segreta che, composta dalla peggiore feccia popolare e dai briganti del cardinale Ruffo, ricorrendo al delitto ed alla violenza privata mirava ad eliminare i Carbonari.

I ceti più colti dello Stato videro nelle idee del nuovo governo degli elementi di profondo regresso e non di progresso: ostacoli alla diffusione di ideali rivoluzionari quali le libertà costituzionali e le riforme sociali, non rinnegate nemmeno dal trascorso governo murattiano. Se aggiungiamo una politica rinunciataria nei confronti della Chiesa, quale risulta dal Concordato del 15 settembre del 1818; una politica del risanamento economico fatta a spese di grandi riduzioni nel bilancio dei lavori pubblici, delle bonifiche e delle scuole, si comprende come il governo del Medici, nonostante la buona volontà, suscitasse scontento ed opposizioni latenti in quasi tutto il paese.

Questa opposizione trovò la sua espressione nella CARBONERIA, che quindi rappresentò il malcontento della borghesia meridionale, assecondata dal basso clero e dalla bassa ufficialità dell'esercito; uno scontento che era rivolto innanzitutto contro il prevalente ceto feudale, appoggiato alla monarchia assoluta dei Borboni. Sebbene fosse diffusa in tutto il Regno, la Carboneria ebbe un peso amministrativo scarsamente rilevante, anzi fu costretta ad allearsi con gli ex-Murattiani (competenti burocraticamente ma moderati politicamente).

Va ricercata qui una delle cause del fallimento del moto del '20. I contrasti si ebbero fin da subito quando s'incominciò a trattare della costituzione da adottare.

I carbonari di Napoli ottennero dal re la Costituzione Spagnola ma dovettero ben presto cedere le redini del governo ad un gruppo molto più preparato nell'amministrazione dello Stato. Quando si consideri che nel parlamento regolarmente eletto su 72 deputati continentali vi erano appena 17 Carbonari, diventa facile comprendere le ragioni della crisi tra l'Alta Vendita di Napoli ed il Governo. La prima controllava gli organizzati nella Carboneria e aveva diretto il moto rivoluzionario, tuttavia il secondo controllava l'Amministrazione pubblica e poteva contare sull'appoggio della burocrazia e dell'alta ufficialità.

A queste incomprensioni interne vanno aggiunti due gravi ostacoli provenienti dall'esterno.

  1. Primo fa tutti, l'insurrezione di Palermo (14-16 luglio '20) caratterizzata dall'idea di separatismo e di indipendentismo della Sicilia dal Regno: ristabilire l'ordine costò sperpero di energie e forze che si sarebbero potute utilizzare in modo proficuo su ben altri scacchieri.
  2. Il secondo ostacolo fu determinato dalla politica del Metternich e dal suo principio dell'intervento che risultò decisivo dopo il Congresso di Lubiana e dopo la beffa del governo costituzionale ad opera del sovrano FERDINANDO I : con il pretesto di far riconoscere a livello internazionale il nuovo stato costituzionale, Ferdinando I chiese l'Intervento della Santa Alleanza.

In tali frangenti si vide appieno l'incapacità di assumere un'iniziativa diplomatica da parte del governo rivoluzionario di Napoli, imperizia determinata dalle contraddizioni interne allo stesso moto rivoluzionario: i Carbonari avevano saputo dar vita ad un moto rivoluzionario ma non erano stati capaci di impossessarsi del governo anzi avevano preferito affidarlo agli ex-Murattiani.

Il dualismo che distingue i costituzionali napoletani, lo si vede raffigurato in modo simbolico nel diverso atteggiamento tattico tra GUGLIELMO PEPE ed il suo collega Carrascosa. Il primo all'arrivo dell'esercito invasore gli corre incontro e l'affronta nel territorio dello Stato Pontificio, con la speranza di far sollevare la popolazione; il secondo tentò con scarsa convinzione la difesa del Garigliano e del Volturno. La grave sconfitta di Rieti (7 marzo 1821) segnò di fatto la conclusione dei moti napoletani.

vedi anche gli anni relativi in cronologia - 1821 e seguente


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