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CRONOLOGIA

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E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1821
L'Insurrezione Piemontese --  I Personaggi politici di questo periodo
LA REPRESSIONE DEI BORBONI A NAPOLI

LA CARBONERIA    LA POLIZIA NELL'800 - I MARTIRI ITALIANI DELLA LIBERTA'

*** IL CONGRESSO DI LUBIANA
*** IL VOLTAFACCIA DI FERDINANO I
*** LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA STRONCATA
*** LA RIVOLUZIONE PIEMONTESE

Iniziamo con una panoramica generale sull'intero anno

La "Santa Alleanza", al congresso di Lubiana dove è atteso FERDINANDO I, le tre potenze, Austria, Prussia e Russia, intendono riconfermare le decisioni già prese a Troppau a dicembre. Interventi militari  su quei territori dove sono "già in atto", o si verificheranno d'ora in avanti, moti rivoluzionari di qualsiasi genere.

Questa formula  "già in atto" significa che hanno già deciso a dicembre di intervenire sul regno di Napoli, senza neppure l'approvazione del re borbonico. 
 Ferdinando, quasi offeso, aveva deplorato la decisione comunicata al suo ambasciatore, e aveva subito dichiarato che solo con presente il re in persona di uno stato sovrano si potevano prendere certe decisioni; anche perchè la situazione  non era affatto grave e si stava impegnando a dare ai suoi sudditi una costituzione meditata. Aveva quindi chiesto di partecipare all'incontro delle grandi potenze a Lubiana in questo inizio gennaio.

8 GENNAIO - Ferdinando I, con tanto ottimismo, raggiunse Lubiana. Il Congresso iniziava il 26 gennaio, quindi è presumibile che il re di Napoli si é incontrato con gli altri convenuti e portato a conoscenza il  programma costituzionale che aveva concesso nel suo regno senza dover ricorrere a una sanguinosa repressione; figuriamoci se ora era necessario il minacciato intervento militare austriaco. Insomma era quanto mai inopportuno applicare la punitiva linea di condotta che avevano concordato e deciso  le grandi potenze a Troppau lo scorso anno, senza nemmeno averlo consultato e senza conoscere esattamente la situazione del suo Paese.

11-12 GENNAIO - TORINO -Metternich - che era  l'ispiratore della linea "intervento repressivo" - dopo i moti di Napoli - temeva fortemente le emulazioni dei liberali in altre città, e  non si sbagliava. Le agitazioni andate così a buon fine a Napoli stavano alimentando altre cospirazioni in altri Stati italiani. In Piemonte c'erano già degli emulatori del generale Pepe. Ci volevano dunque delle "punizioni" esemplari per stroncare già sul nascere le rivolte. Se non erano sufficienti le forche per i cospiratori, bisognava impiegare l'esercito e prendere più drastici provvedimenti. E soprattutto agire subito.

26 GENNAIO - La "punizione" di METTERNICH su Napoli non si fece attendere. FERDINANDO I era partito da Napoli per  Lubiana per farsi ascoltare dai "grandi", e nutriva persino la speranza di essere apprezzato come mediatore di pace, visto che nel concedere una monarchia costituzionale ai liberali - ispirandosi alla saggezza, sottolineava - a qualche privilegio lui  aveva rinunciato.

Lo attende invece un'umiliazione. Il riconoscimento dato ai moti guidati dai militari, la Costituzione offerta  con il giuramento, e le aspettative che lui e suo figlio Francesco hanno concesso  ai  "ribelli" "rivoluzionari"  "disertori" - così considerati da i "grandi" riuniti al congresso - sono condannate e respinte in blocco a Lubiana. 
Austria, Prussia e Russia impartiscono subito disposizioni alle sedi diplomatiche di non riconoscere il  nuovo Stato di Ferdinando I. Una vera e propria esautorazione!

Contemporaneamente, partono gli ordini per far muovere un potente esercito austriaco su Napoli, per ripristinare l' ordine ed affrontare il ribelle esercito napoletano, guidato dal "traditore" generale Pepe.

23 FEBBRAIO - Mentre l'esercito austriaco sceso in Italia sta già attraversando i territori del Regno Pontificio (prontamente concessi dal papa), a Napoli il governo costituzionalista,  determinato a difendersi, riceve da Lubiana l' enigmatico e assurdo ordine di Ferdinando I,  "...desistere dal progetto difensivo, ma accogliere invece gli austriaci per il bene del Paese".

7 MARZO - Convinti che il re a Lubiana é minacciato e forse tenuto prigioniero, i napoletani non desistono, si organizzano e si spingono fino a Rieti per affrontarli; ma sono purtroppo sconfitti da un esercito più forte e decisamente più numeroso. Il 21 MARZO gli austriaci occupano Capua, Caserta e Aversa.

25-25 MARZO - Il potente esercito austriaco entra nella città di Napoli, il giorno dopo alcuni reparti occupano la fortezza di Gaeta. Il 31 MARZO con la sistematica occupazione della città, si procede prima al disarmo totale dei cittadini - pena l'immediata fucilazione se sorpresi in possesso di armi -   poi il 9 APRILE é istituita la corte marziale per i ribelli, si offrono persino premi per i denunziatori dei  rivoluzionari. L'11 APRILE é  nominato nuovamente il più famigerato capo della polizia: il principe di CANOSA, che Napoli ha già conosciuto per un breve periodo, nel 1816 all'inizio  della restaurazione dei Borboni, ma che Ferdinando IV, aveva esonerato per la troppa fanatica e feroce azione repressiva di questo personaggio che discreditava   la corte, alimentando odio invece di placarlo.
Così a  Napoli  con Canosa richiamato in servizio e a capo della repressione, ritorna il terrore.

Sono arrestati tutti quelli che avevano fatto parte del Parlamento, e sono emesse condanne a morte per tutti i militari che avevano preso parte alla rivoluzione;  in contumacia  anche il generale Pepe.

Destituiti tutti coloro che avevano ricevuto  cariche e impieghi dal governo precedente, rigorosamente vietate le società segrete,  altrettanta rigorosa la censura su ogni genere di stampa e proibite ogni tipo di  manifestazioni e assembramento di gruppi di persone.

15 MAGGIO - FERDINANDO I, l'uomo che molti napoletani avevano creduto sincero, saggio, moderno, capace di non piegarsi davanti agli austriaci,  si rivelò invece (questa fu l'impressione) di una doppiezza incredibile. Scortato dagli austriaci rientrò ufficialmente e pomposamente a Napoli.

La restaurazione si compì rapidamente. Sul patibolo subito i due maggiori responsabili - gli ufficiali MORELLI e SILVATI; molti promotori finirono nelle regie galere, ma moltissimi si misero in salvo fuggendo in tempo quando capirono che il tradimento del re era un dato di fatto; con i dubbi avevano sperato fino all'ultimo istante.

La RIVOLUZIONE NAPOLETANA finiva così. In un modo triste e umiliante. Forse per la doppiezza di Ferdinando. Forse anche giustificata, perchè lui stesso sperava che le altre potenze europee come la Francia e la Gran Bretahna, si sarebbero opposte all'intervento dell'Austria su uno Stato sovrano che non aveva -nella sollevazione-  provocato nessun disordine pubblico. O forse Ferdinando  pensò solo alla sua sopravvivenza.

Ma si é anche scritto che quest'esito infelice, contribuì potentemente a diffondere il sentimento dell'unificazione nazionale, la mitologia del Risorgimento, a dare ai moti una tinta patriottica e anti-austriaca; anche se non  a livello di masse popolari, ancora isolate e poco influenti. Ma è indubbio che i fuggitivi, a migliaia, iniziarono a ingrossare le file dei futuri cospiratori in ogni parte d'Italia.

Ma innanzitutto, l'aspetto più importante! L'Austria, dopo l'intervento a Napoli (e fra poco in Piemonte)  in crescendo, apparve a tutti quella che era: non la garante degli Stati Italiani, ma la protettrice dei regimi più illiberali, e i suoi soldati i sicari degli Stati  più oppressivi e repressivi. Insomma l'Austria cominciò a farsi odiare anche da chi ancora quest'anno - il SAVOIA in Piemonte - chiese il suo aiuto per stroncare i moti rivoluzionari esplosi dentro il suo esercito. Gli stessi moti, concepiti da quel gruppo di cospiratori, che poi scodellarono più tardi alla dinastia sabauda un regno: il Regno d'Italia. Pazienza Vittorio Emanuele, e ora il fratello Carlo Felice, appartenenti ancora alla più ottusa monarchia, ma sorprese l'atteggiamento del giovane Carlo Alberto, che si era sempre ribellato al conservatorismo sabaudo e aveva dimostrato fino all'ultimo momento, di essere un filoliberale. Invece sprecò il resto della sua vita - 30 anni - per capire da che parte doveva stare.

Già, perché nel frattempo, mentre a Napoli si soffocava la prima vera rivoluzione liberale, che andava a iniziare il difficile cammino verso l'unificazione nazionale, il coraggio di PEPE, MORELLI, SILVATI e di altri 5000 anonimi, non moriva sul patibolo, ma l'audacia si era trasferita in Piemonte. Perché anche il tentativo rivoluzionario che ebbe luogo nel regno Sabaudo fu d'ispirazione e prodezza militare; i suoi capi erano tutti ufficiali membri dei circoli di corte. Perfino il legittimo erede al trono (lui, Carlo Alberto) il giovane ribelle della dinastia: ma che poi - nel momento di agire- purtroppo come doppiezza, si dimostrò non inferiore a Ferdinando I.

Un inquietante e ambiguo personaggio Carlo Alberto, che si riscattò solo nei suoi ultimi giorni di regno, quando lo perse! quando ripercorrendo tutti i suoi errori,   ne trovò così grandi, che non seppe resistere al dolore,  morì di crepacuore.

E' quindi necessario ora, ritornare all'inizio dell'anno e ripercorrere gli eventi piemontesi che scorrono quasi in parallelo con quelli di Napoli, ma che abbiamo separato per non confondere, e per dargli una sequenza ordinata.
L'esempio napoletano indusse i liberali di altri stati italiani a passare all'offensiva. In Piemonte il conte Santorre di Santarosa si impegnò a organizzare un moto costituzionale. Ma come quella di Napoli  vi fu una disorganizzazione degli insorti: la repressione, fu facilitata anche dall'incertezza nell'azione manifestata dai liberali, dalle discordie interne fra moderati e radicali, dalla poca chiarezza dei programmi che caratterizzavano quei gruppi rivoluzionari; e soprattutto emerse l'isolamento dei patrioti dal resto della popolazione: la borghesia commerciale, industriale ed agraria, ancora debole ed immatura fu coinvolta solo marginalmente;  e del tutto indifferente rimase la "plebe" contadina ed urbana che preferiva il semplice pane e non l'astratta libertà. E il primo anche se poco lo riceveva dai "signori", ed erano questi ad avere in mano le unità produttivi 

 

L'INSURREZIONE PIEMONTESE

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*** GAUSS enuncia la sua teoria degli errori

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