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ANNO 1841
seconda parte
I FATTI IN CRONO
1 GENNAIO - Entra in vigore nel Regno di Sardegna il nuovo codice penale militare di re Carlo Alberto.
21-26 - GENNAIO - Le intense precipitazioni dell'Italia meridionale provocano piene e inondazioni in vari paesi e città, causando numerose vittime. La più grave quella a Gragnano (NA), dove il fango e la frana di una collina distrugge il paese stroncando 113 vite umane.3 APRILE - A Napoli, finalmente si elimina il monopolio delle navi a vapore statali e delle concessioni delle linea navali, mai decollata per la rigida politica protezionistica. Si introduce una serie di facilitazioni per chiunque avesse costruito o introdotto battelli a vapore nel Regno. Il modello è quello inglese. E ovviamente tutto il settore della marina mercantile napoletana privata, decolla; il 15 agosto a Castellammare di Stabia nasce anche uno dei più grandi cantieri navali. Ma già in questo 3 aprile la società privata De Martino con il battello a vapore Vesuvio, compie il suo primo viaggio da Napoli a Tropea. In Ottobre un'altra società, la Florio, inaugura la linea a vapore Napoli-Palermo, con il battello Palermo. In breve , nel 1847, i battelli sulle varie linee del Tirreno erano già 77.
A Napoli si era mosso nel lontano 1817 il primo battello a vapore d'Italia. L'anno dopo si erano inaugurate delle linee, ma sempre sotto l'amministrazione regia, che pretendeva noli altissimi; risultato: una gestione fallimentare. Si erano poi date alcune concessioni ma anche questi a prezzi proibitivi; altro fallimento. Insomma la navigazione a vapore gestita dallo Stato, in 24 anni invece di favorirne lo sviluppo, la regia burocrazia la paralizzò totalmente, e in più ostacolò e scoraggiò in tutti i modi quella privata. Finalmente quest'anno qualcuno ha capito che con i battelli bisognava cambiare "capitano" e "rotta"; imitare il modello inglese. Ma era già troppo tardi. E non è che poi l'unione risolse i problemi, anzi nel sud li peggiorò.
Non dimentichiamo che il meridione, in particolare la Sicilia (come altre regioni) fu un' "annessione" all'Italia Unita, termine usato deliberatamente da Cavour, per evitare ipotesi di un'assemblea costituente. L'Italia come l'intendeva Cavour (conosceva mezza Europa ma non era mai andato oltre Firenze) doveva essere il più possibile una proiezione del Piemonte. Anche ai napoletani - che collaborarono - fu fatto credere che il plebiscito avrebbe significato autonomia. Poi si trovarono sotto le leggi sabaude.
"M. D'AZEGLIO si spinse a raccomandare che il sud fosse separato dal resto d'Italia perchè il plebiscito era stato un mero stratagemma che aveva dato un'idea del tutto falsa del pubblico entusiasmo. ( D'Azeglio, Scritti e disordini politici, vol III, pp 399) e FIORINI governatore di Napoli aggiungeva "Nel sud non ci sono cento unitari in sette milioni di abitanti" (cit. vol IV, pag. 56)MAGGIO - Carlo Alberto visita la Sardegna. Sull'isola aveva concentrato da alcuni anni il suo sforzo riformatore in senso statalista e antifeudale, ma il suo tentativo - con la carta reale emanata l'11 dicembre 1838 - non era del tutto riuscito: di spazzar via i diritti feudali. Nonostante le riforme seguitavano a resistere le giurisdizioni baronali e le servitù personali. Gli abusi continuavano, e quella strada delle nuove norme che doveva aprire alla formazione della proprietà privata - pur compensata da indenizzi dei diritti feudali aboliti - non si era affatto aperta. Nessun comune (sotto varie pressioni) osava "acquistare i diritti", visto che l'indenizzo gravava sul comune stesso con un imposta aggiuntiva locale per coprire i compensati con le cartelle di rendita che lo Stato aveva ai nobili promesso. Inoltre chi meglio dei comuni poteva valutare quei terreni che venivano sì messi a disposizione, ma i baroni arbitrariamente li definivano secondo un valore spropositato. Campagna desolate, incolte, fatte di sassi, venivano conteggiate come terreni fertili, e i tuguri come residenze signorili.
Erano passati tre anni. Non era accaduto nulla. Non era cambiato nulla. Carlo Alberto dopo alcune relazioni volle visitare per una ventina di giorni l'isola sperando di far cambiare qualcosa.Fu anche una pausa di riflessione. L'enigmatico sovrano piemontese, nel vedere il "regno" che il suo avo aveva così tanto disprezzato "perchè c'erano solo sassi", forse si rese conto che nonostante tanta tecnologia che ormai girava in tutta Europa, e perfino presso i cugini Austriaci che aveva sul confine al di là del Mincio, o dover sperare solo sulle "provvidenze" come suggeriva lo Stato Pontificio arroccato ancora alle concezioni dello Stato medioevale, il suo Piemonte presto si sarebbe trasformato in lande desolate come la Sardegna, o, pericolo più grande, quello che temeva, se la rivoluzione prima o dopo vinceva avrebbe perso tutto, forse anche il "regno di soli sassi".
Molti storici affermano che era totalmente indifferente ai problemi del resto dell'Italia (di cui conosceva pochissimo) e che era attento soltanto all'ingrandimento territoriale del suo Piemonte. Ma ci risulta che era anche molto attento a non perderlo; era un Carmagnola (bonapartista come suo padre) ma l'ambizione e l'orgoglio dopo essere salito sul trono era tutto sabaudo . Purtroppo in dieci anni di regno non aveva concluso ancora nulla ed era molto avvilito. Non dimentichiamo che Vienna considerava il Piemonte quasi una sua provincia, la sua unica e utile funzione era quella utilizzarla come cuscinetto con la Francia, che nonostante tutto non erano con gli austriaci in cattivi rapporti. Era semmai Carlo Alberto a seminare zizzania, e a volerli coinvolgere in una guerra i cui interessi erano soltanto suoi. A Metternich questo non sfuggiva, e neppure alla Francia e all'Inghilterra.CARLO ALBERTO era enigmatico, ambiguo, perpetuamente dibattuto, ma non stupido; le sue contraddizioni, l'incostanza, ma anche le sue diffidenze, le sue dissimulazioni, perfino con gli amici (e parenti) dimostrano che vedeva sempre la situazione da due punti di vista opposti; e non era facile ed era ancora più difficile scegliere con chi schierarsi, a chi appoggiarsi. Aveva addosso come un fardello tutta la tradizione sabauda, ma non dimentichiamo che era vissuto da giovane in Francia durante il periodo napoleonico (perfino cadetto di Napoleone) ed aveva ricevuto una educazione fortemente liberale, e quel temperamento bonapartista, dopo la restaurazione, fu difficile a chiunque sbarazzarsene. Insomma lo stato mentale dei cospiratori, affamati di libertà, lui lo conosceva bene; e l'accanimento contro i liberali -direbbe uno psicologo- era null'altro che una proiezione delle sue debolezze. Il suo cervello era diviso in due emiferi, in uno seguitava ad alloggiare Napoleone, nell'altro il reazionario zio Carlo Felice e per quanto ne sappiamo per quest'ultimo nutrì sempre un profondo disprezzo, ma mai per l'altro. Costretto dalla tradizione dinastica a non poter fare il Mazzini, odiava Mazzini. Quando si decise a marciare nel 1848 sulla Lombardia contro gli austriaci, fu più allarmato che compiaciuto dell'appoggio di Mazzini, nonostante avesse fatto il fondatore della Giovine Italia, atto di sottomissione al re, suo acerrimo nemico da sempre. Chi recitò meglio la parte non lo sappiamo.
Ma proprio per queste continue introspezioni, Carlo Alberto iniziò a credere che la situazione com'era quella italiane non poteva durare. Prima o dopo sarebbe esploso qualcosa. Era il primo a doverlo riconoscere anche se seguitava a fare in questi anni il reazionario. Inoltre -dovette pensare- che aveva appena quarant'anni, una vita davanti, che tutto stava correndo in fretta, e che nessun dei suoi avi si era mai trovato in una situazione così difficile nel fare delle scelte. Ma non era il solo, al di fuori dell'Inghilterra (ne avevano altri) tutti gli altri sovrani, piccoli e grandi, avevano lo stesso problema. Perfino Metternich non sapeva cosa fare. Salvo provocare una guerra mondiale. Questo ristagno proseguirà anche dopo la breve guerra del '48, fino al 1859, quando l'Austria (cadendo nella trappola tesa da Cavour) romperà gli indugi con il suo ultimatum ai piemontesi.1 AGOSTO - Con questo stato di cose in Italia, e una politica sabauda così ambigua e tenebrosa che se continuava in quel modo avrebbe compromesso prima o dopo la stessa dinastia, non meraviglia che quella di MAZZINI, e altre società segrete tornano nuovamente - dopo alcuni anni di pausa - a muoversi per organizzare delle insurrezioni popolari; anche se é subito pronta la risposta reazionaria. Nelle Marche in agosto ci sono molti arresti di affiliati di una nuova società segreta, quella creata GIOVAN BATTISTA FERRI. Mentre l'.....
8 SETTEMBRE, all'Aquila sempre dalle truppe pontificie, viene scoperta una cospirazione di un'altra società segreta quasi omonima a quella mazziniana Riforma della Giovine Italia con a capo addirittura il sindaco della città (barone CIAMPELLA) e alcuni militari. Durissima la repressione con morti e feriti nel corso della rivolta in entrambe la parti; seguito da un gran numero di arresti (150), quindi processi, severissime pene e numerose condanne a morte dei cospiratori.
LA FINE dell'anno 1841, per i costituzionalisti italiani porta con sè un'altra volta anche la fine di molte illusioni. L'orientamento della politica estera europea è nuovamente conservatore. In Francia il 13 agosto va al potere GUIZOT (aderendo alla Quadruplice alleanza - quindi una Francia non più aggressiva), mentre in Inghilterra cade il governo liberale dei whig e si forma un nuovo ministero tory, con l'ex autoritario conservatore ROBERT PEEL, che però a suo modo ha abbracciato per necessità e realismo il liberalismo (e che ha un ammiratore particolare quando parla in Parlamento; un giovane conte piemontese: CAVOUR)
RUSSIA - Le ambizioni imperiali russe nei Balcani e verso il Mediterraneo subiscono un grave colpo dalle Convenzioni di Londra. Infatti nel 1833 il Trattato di Unkar-Scelessi aveva posto la Turchia sotto il protettorato russo. Inoltre la Russia si era arrogata la protezione di tutti i Cristiani dell'Impero Ottomano. Inoltre il Trattato aveva chiuso i Dardanelli ad ogni nave da guerra eccetto quelle russe. Purtroppo per la Russia la Crisi di Oriente e le mire politiche francesi portarono ad un drastico ridimensionamento di questi successi russi ed ad una forte frustrazione russa. (By: Pier Paolo Chiapponi)
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*** FRANCESCO GIACOMO DE LARDEREL, scopre vicino a PISA e poi li utilizza per l'estrazione dell'acido borico, i SOFFIONI BORACIFERI. Costruisce i grandi impianti della raffineria fondando il paese di Larderel-lo.
*** R. OWEN zoologo, scopre, e classifica col nome greco (deinos= terribile e saurus= lucertola) deinos-saurus I DINOSAURI
*** JOSEPH SAX costruisce lo strumento musicale SAX-OFONO
*** Inizia la costruzione della prima linea ferroviaria internazionale. Francia e Svizzera con un trattato danno vita alla Parigi - Basilea.
*** A PARIGI in una mostra di pittura, ottiene un grande successo il pittore DELLACROIX
*** EDGAR ALLAN POE pubblica il suo primo "racconto del mistero", Il mostro della via Morgue. Lo scrittore con il suo genere é destinato ad un enorme successo.
*** Scalpore suscita l'opera di FEUERBACH, L'essenza del cristianesimo. Intepreta la religione cristiana come culmine dell'auto-alienazione dell'uomo e riconduce la teologia a antropologia.
*** KARL MARX (1818-1883) ventitrenne si laurea alla facoltà di filosofia dell'università di Jena con la tesi Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Poi solidale all'amico Bauer (forti idee hegheliane) abbandona l'università rinunciando alla carriera accademica ed inizia a collaborare con un giornale locale, organo della borghesia liberal-radicale. Ne diventa all'inizio del '43 perfino capo redattore, ma nel marzo dello stesso anno per i forti attacchi alle istituzioni statali il Rhenische Zeitung, viene soppresso dalla censura.
Dopo sei mesi di inattività Marx si trasferisce a Parigi dove fonda una rivista. L'ambiente parigino é tutto nuovo, tutto impegnato a criticare il vecchio e insieme l'utopistico. Lo abbiamo già visto lo scorso anno. Un ambiente dove si sta sviluppando il mondo delle inchieste, gli studi analitici, quelli statistici (COMTE COURNOT, BURET, FLORA TRISTAN). Importanti per la formazione intellettuale del giovane Marx. E importante perchè incontra ENGELS; Insieme tagliano repentinamente netto con tutto il movimento post-hegeliano, impregnato di ideologie.Della rivista di ne esce un solo numero; e nelle pagine spiccano alcune frasi del giovane Marx.
"....di fronte alla scissione in cui vive l'uomo moderno - da un lato il concreto come membro della società civile, e l'altro astratto, membro dello stato - l'emancipazione politica (di cui parla Tristan) non basta; la democrazia, là dove é più progredita, perfeziona anzi tale separazione. Occorre una "emancipazione umana", consistente in una riappropriazione, ad opera della società, delle essenziali forze umane estraniate dallo stato".
Nel contempo Marx indica, come portatrice di una azione rivoluzionatrice in Germania, la classe operaia in formazione. Il giovane intellettuale entra così subito in contatto con i socialisti e comunisti francesi, ma non aderisce a nessuna delle loro posizioni. Tiene fermo il principio della emancipazione umana.Subito dopo inizia anche lui a compiere i primi studi dell'economia politica. Manoscritti che non verranno però mai pubblicati; li scopriremo, molto più tardi, solo nel 1932.
Marx parla in quei fogli dell'alienazione del lavoro nella società capitalistica da sopprimere, ma al tempo stesso prospetta un comunismo del tutto diverso da quello utopistico (che sta circolando, visto lo scorso anno, del tipo Icaria) che (qui l'influenza di Grun si fa sentire) Marx qualifica "rozzo, in quanto nega la personalità dell'uomo ovunque, rifiutando anche tutto il mondo della cultura e della civiltà". "L'opposizione fra non proprietà e proprietà viene ad essere rapporto di contraddizione...motivo di risoluzione"
E' uno scritto giovanile. Nel corso del successivo ripensamento intorno alla natura dello stato, Marx si attesta su una posizione democratica. Confida in una "tendenza della società civile a trasformarsi in società politica", attraverso una partecipazione il più possibile generale (invoca il suffragio universale) al potere legislativo, onde superare la dissociazione verificatisi tra la società civile e lo stato politico".
Seguirà poi il primo abbozzo del materialismo storico; nel '47 fa polemica con Proudhon; nel '48 su incarico della Lega comunisti stende con Engels il Manifesto, ma nel '49 entrambi devono constatare, con il fallimento del moto rivoluzionario su scala europea, la impraticabilità di una alleanza del proletariato con la borghesia liberale. Engels e Marx espulsi dalla Francia e dalla Germania devono rifugiarsi nell'Inghilterra liberale e capitalista. Marx (tra l'altro, per vivere) collaborerà per dodici anni con l'americano New York Tribune.
Entrambi li ritroveremo comunque nei prossimi anni, anche perchè la teoria di Marx inizia a chiamarsi MARXISMO; la dottrina filosofica-politica intrecciata alle realizzazioni pratiche compiute in suo nome, a cominciare dai movimenti politici a essi ispirati, dalle rivoluzioni socialiste e dagli stati che nacquero in seguito a quelle rivoluzioni.