HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1844
 
I Personaggi politici di questo periodo

VEDI ANCHE I RIASSUNTI DI QUESTO PERIODO IN STORIA D'ITALIA

*** "DELLE  SPERANZE D'ITALIA" - di BALBO
*** LA TRAGICA SPEDIZIONE DEI F.lli BANDIERA
*** INIZIA L'ERA DELL'INFORMAZIONE IN TEMPO REALE

L'insuccesso nel corso dell'anno, dei tentativi repubblicani di far scoppiare una rivoluzione, finita anche questa nel sangue, si aggiunge al fallimento dello scorso anno, che già aveva provocato polemiche. Le due crisi del mazzinianesimo favoriscono così  l'affermazione delle correnti moderate. Si sviluppa il movimento del neoguelfismo, ispirato da VINCENZO GIOBERTI    ne Il primato morale e civile degli italiani (che abbiamo  già illustrato lo scorso anno). Un'utopia che però è stata accolta da alcuni con entusiasmo, ma forse solo per non essere associati alle congiure carbonare e alle insurrezioni mazziniane. Gioberti aveva semplicemente aperto una porta, molti quasi convinti applaudivano, ma furono pochi ad entrare nel suo "castello di carta".

Dopo le idee di VINCENZO GIOBERTI, contenute in questo suo saggio, esponendo  la poca fiducia nella rivoluzione mazziniana per conseguire uno stato unico e repubblicano,  e indicando che era possibile realizzare solo una federazione di Stati guidati dal papa, esce quest'anno il saggio di CESARE BALBO: Le speranze d'Italia, pubblicato a Parigi e introdotto anche questo clandestinamente in Italia. Una visione più concreta del problema, meno ascetica di quella del (non dimentichiamo) "sacerdote" Gioberti.

(Una curiosità: non trascuriamo questo fatto, che in questi mesi uscì ("per pochi") il monumentale "Memoriale di Sant'Elena" di Napoleone dalla tipografia Fontana. (di cui l'autore che scrive qui ne possiede una copia). E non dimentichiamo che Carlo Alberto era stato un cadetto di Napoleone; ed era quel giovane ribelle che nel 1821 anche se non aveva ancora ereditato il trono concesse la Costituzione durante i MOTI PIEMONTESI di cui lui era connivente. Ed anche se non aveva la passione di leggere libri, siamo sicuri che ne divorò il contenuto. E altrettanto fecero tutti i liberali piemontesi)

Il libro di Balbo é in effetti una risposta al Gioberti, non proprio polemica, visto che in parte sposa la sua idea; ma la sua é più costruttiva e anche più attuabile. Riafferma in primo luogo la necessità della indipendenza italiana, come una immediata esigenza per emanciparsi dagli austriaci che esercitano ormai  su tutta la penisola il controllo politico, economico e militare, direttamente o indirettamente.
Il problema dell'indipendenza italiana - aggiunge - va risolto con l'allontanamento dell'Austria dalla penisola, mediante compensi nei territori danubiani. Fare in modo che le attenzioni dell'Austria si concentrino a est.

Come Gioberti, anche Balbo respinge le azioni insurrezionali mazziniane, e cerca di indicare una via moderata; crede nell'opera lenta delle riforme,  e  anche lui ha fiducia nella stampa per la formazione di una coscienza nazionale. Ma molto realisticamente anche lui crede che tutto questo é irrealizzabile  fin quando lo "straniero" a Verona - con 100.000 uomini - domina, terrorizza, o nella forma meno aggressiva condiziona tutti gli altri Stati italiani, dai più piccoli ai più grandi, che in un modo o nell'altro, una buona parte sono tutti legati o imparentati agli Asburgo.
Per rompere questa egemonia con l' aiuto di un esercito straniero non era neppure ipotizzabile, Francia e Inghilterra nel protocollo del 10 luglio del 1831 (dopo i moti di Modena) non si erano affatto impegnate a conservare il potere temporale del papa "col ferro e col fuoco", ma  avevano sottoscritto questo patto solo l'Austria, la Russia e la Prussia; e la prima continuava a mantenere la promessa del suo minaccioso avvertimento:  "stroncheremo in Italia ogni tentativo di ribellione".

In contrapposizione al neogualfismo, ci sono le idee anche del neoghibellismo di GUERRAZZI, NICCOLINI. GIUSTI che additano nel Papato l'ostacolo secolare dell'unità d'Italia. Poi ci sono LAMBRUSCHINI, CAPPONI, RICASOLI che aspirano a una riforma interiore del cattolicesimo con una separazione radicale della Chiesa dallo Stato.
Infine le idee di CARLO CATTANEO che elabora un federalismo repubblicano democratico: cioè una federazione di Stati regionali con costituzione e ordinamenti autonomi. (ed è quello di cui parla proprio Napoleone nel suo Memoriale; in un modo preciso)

Sperare in appoggi stranieri sembrò anche a loro  irrealistico.  La Francia era intervenuta ad Ancona nel '32, ma poi in qualche modo aveva trovato un accordo col papa e si era nuovamente defilata. Non voleva complicazioni. Questo apparve evidente. Ad Ancona,  la Francia contribuì perfino a far ritornare il legato pontificio, poi la sua flotta levò le ancore dal porto per ritornarsene a casa.
Se c'era una possibilità in Italia di riuscire a creare una confederazione di Stati, per poi arrivare  all'indipendenza nazionale, questa poteva essere riposta solo nella forza politica e militare del Regno di Sardegna, e non nelle varie disordinate insurrezioni mazziniane, quindi spettava a CARLO ALBERTO   costringere in qualche modo l'Austria a cedere il Lombardo-Veneto. Tutto il resto sarebbe venuto da solo e forse senza tanti altri sacrifici. I Lombardi avrebbero fatto la loro parte nello scacciare lo straniero. (questo spinoso problema militare GIOBERTI non lo aveva per nulla affrontato - ed era invece il nocciolo della questione. Ecco perchè la sua opera é pura utopia)

Insomma Balbo è realista e più concreto di Gioberti, conosce bene Carlo Alberto, conosce molto bene  la storia dei Savoia, e sa che nei desideri espansionistici sabaudi, la Lombardia era sempre stata la preda più ambita dai tempi degli Sforza, ma nonostante molti "cambi di bandiera" nessuno dei Savoia c'era mai riuscito, al contrario furono sempre relegati a governare minuscoli regni, e spesso dopo averli ricevuti come compensi, li avevano persino disprezzati, come l'ultimo, quello di Sardegna.
Si offriva dunque a Carlo Alberto questa prospettiva, naturalmente lui doveva cambiare nuovamente bandiera e  alleanza, cioè marciare contro gli austriaci e mettersi nello stesso tempo contro il Papa; ma questo non era un problema. Il voltafaccia era stato sperimentato più volte, una più una meno non avrebbe creato scrupoli.
Poi c'era l'unificazione degli altri Stati, che a quanto pare questi storici contemporanei ritenevano che a Carlo Alberto interessasse ben poco; ma se quello era il passaggio obbligato per arrivare a un grande regno doveva accettarlo questo sacrificio, del resto l'idea di  assumere lui la direzione del processo di unificazione nazionale non doveva proprio dispiacergli; poteva essere l'occasione per dar vita finalmente a un grande regno sabaudo, e conoscendo il carattere e l'ambizione di Carlo Alberto, non era  del tutto insensibile alla fama di condottiero da immortalare nella storia.

BALBO, come GIOBERTI, auspicava a una confederazione di Stati sovrani, ma indicava come guida non il Pontefice (che semmai era da avversare perchè c'era poco d'aspettarsi da lui) ma Re  Carlo Alberto. Bisognava innanzitutto convincere lui,  poi - anche se non era una impresa facile - convincere le altre popolazioni ad accettarlo; ma con un buon progetto e una buona informazione non doveva essere impossibile. L'Italia aveva le radici, le aveva lontane nel tempo, ma le aveva.

Insomma nella grande confusione, fu una grossa novità il libro di Balbo. Trovò appoggi naturalmente in Piemonte, sostegni dai moderati, solidarietà dai lombardi, e l'entusiasmo (veramente provvidenziale) di MASSIMO D'AZEGLIO. E' lui l'uomo che avvicina CARLO ALBERTO, e forse, il prossimo anno  viene  incaricato proprio dal Savoia ad esaminare molto da vicino, con un soggiorno a Roma, lo Stato Pontificio, saggiare gli umori e  le intenzioni del Papa e naturalmente i propositi dei patrioti romani moderati, che anche se cattolici, buona parte desideravano l'unificazione. Chi andava in giro, in Toscana, in Piemonte, in Lombardia (non parliamo poi se andava all'estero) quando tornava nella capitale veniva preso dallo sconforto. Più che un limbo era un inferno per tutti, salvo quei pochi privilegiati vicini al Papa.
D'Azeglio farà il prossimo anno qualcosa di più, dopo una accurata  analisi su Roma, si trasferisce per alcuni mesi in Romagna (sempre papalina).  In quella confusione emersa dopo i moti di Bologna, dentro i vari gruppi, assume virtualmente lui la direzione del sempre vivace, e a volte molto irrequieto movimento patriottico romagnolo, per orientarlo alle idee moderate.

All'affermazione di queste idee riformiste moderate, e a far riemergere molti dubbi sull'efficacia delle azioni cospirative o insurrezionali d'ispirazione mazziniane, arriva poi il fallimento dell'impresa dei fratelli BANDIERA, che Mazzini non l'aveva appoggiata ma nemmeno l'aveva fermata. Non prese minimamente in considerazione che, se falliva miseramente la spedizione,  avrebbe provocato un ulteriore e gravissimo colpo alla credibilità dei suoi progetti e che la frattura dentro il mazzinianesimo sarebbe divenuta irreparabile E proprio questo accadde.

Ufficiali della Marina austriaca, i baroni EMILIO (alfiere di fregata) e ATTILIO BANDIERA (alfiere di vascello) dopo contatti a Londra con Mazzini avevano fondato ancora nel 1840-41 una loro società segreta, la Esperia. Operando all'interno della Marina con altri 19 ufficiali avevano informato Mazzini che veleggiando a Corfù si sarebbero impadroniti delle navi austriache, per dirigersi e appoggiare l'eventuale insurrezione accennata  da Mazzini  in Calabria contro i Borboni, ma in data da stabilire.

In marzo (il 15)   una rivolta indipendente da quella mazziniana scoppiata a Cosenza, causa un drammatico e tragico equivoco. Mentre le truppe borboniche riescono con un intervento a stroncare la rivolta in città, i fratelli Bandiera credendo trattarsi dell'insurrezione mazziniana scoppiata in Calabria estesasi fino Cosenza, si impossessono delle navi austriache a Corfù, sbarcano a Crotone, ma apprendono la cupa realtà, che nè a Cosenza né tantomeno in Calabria  era scoppiata quella rivoluzione vagamente accennata da Mazzini.
La spedizione andò incontro a una disfatta totale. Intercettata (perchè tradita da un disertore che si è allontanato nello sbarco ed é andato a denunciarli ai borboni)   i componenti furono tutti catturati. Mandati sotto processo per direttissima, 14 dei componenti furono condannati all'ergastolo, e i fratelli Bandiera con altri 9 ufficiali  fucilati sul posto.

L'impressione che suscita in Italia la tragica impresa, fa scatenare altre violenti polemiche dentro le società segrete e i vari movimenti liberali, e tornano nuovamente alla ribalta i progetti moderati, o quell'armonizzazione di italianità e fede cattolica giobertiana, che offriva la   prospettiva  di una riconcialiazione nazionale.
Purtroppo i governi reazionari,  sempre attenti e prontissimi a dare l'esempio del castigo che attende i rivoluzionari, a Bologna, proprio il tribunale pontificio,  non avendo sotto mano dei ribelli, per due volte nel corso dell'anno, manda sul patibolo quelli condannati alla galera nell'agosto dello scorso anno dopo i moti di Savigno. Sei, per dare spettacolo e monito,  li fucilano a Bologna sul prato di S. Antonio.

Servì solo a togliere ogni dubbio agli italiani, che alla guida di quella federazione di Stati auspicata da Gioberti, il papa era proprio l'ultima persona indicata. Anche moralmente, visto che le condanne a morte di Bologna non trovarono neppure l'approvazione di Metternich. Realista anche lui, queste gratuite manifestazione di forza, creavano molto danno al prestigio della Chiesa, e creavano anche inbarazzanti situazioni negli stessi stati austro-ungarici. Non bisognava -Metternich quasi gridava-  portare all'esasperazione  la gente coinvolta sia direttamente sia indirettamente. I processi erano una farsa. A Vienna e nell'amministrato  Lombardo-Veneto, i tribunali erano seri, e le condanne a morte anche per casi gravissimi non erano proprio per niente frequenti. La giustizia era amministrata da veri giudici, che applicavano le leggi rigorosamente, e nemmeno l'imperatore poteva opporsi al verdetto, nè poteva impedire il tribunale a fare il suo dovere. Un giovane anche se uccideva il principe ereditario, non era condannabile se non aveva già compiuto 20 anni. (come Princip,  che nel 1914, a Sarajevo, fu salvo per pochissimi giorni).

A dare il colpo di grazia allo Stato Pontificio, e alle ipotesi neoguelfiste, ci pensò poi MASSIMO d'AZEGLIO   con la relazione che inizia a scrivere il prossimo anno e che renderà pubblica. Un atto di accusa impietoso verso lo Stato Pontificio denunciando le oppressioni, le angherie, i disagi, le angosce,  la miseria e le arretratezze civili e sociali, delle popolazioni amministrate dai legati e dai vescovi papalini.
L'analisi implacabile e poi la meticolosa diffusione, fa sorgere  il dubbio che a commissionare questo studio a Massimo d'Azeglio, fosse stato proprio Carlo Alberto. Se un giorno si fosse deciso a cacciare  dalla Lombardia gli austriaci, questi avrebbero avuto come alleato certamente lo Stato Pontificio pronto a far convergere le proprie truppe a Piacenza minacciando la Lombardia; era quindi meglio screditarlo un po' prima. (Carlo Alberto non immagina che proprio a causa di Piacenza perderà la guerra del 1849).

Altra ipotesi, può essere quella - per non avere  Carlo Alberto concorrenti - di infamarlo per  stroncare le idee e i progetti neoguelfisti di Gioberti, che indicava la figura morale del papa come unica possibile guida dei futuri stati federalisti. Una ipotesi questa inquietante per   i Savoia. Loro che fine avrebbero fatto? Quindi un po' di fango era tremendamente necessario buttarlo sul governo papalino (pur dando a intendere che la concezione giobertiana di un papato legittimato alla grande  "missione"  non gli dispiaceva - con lui regnante però) . E Azeglio dal suo libro di fango ne gettò   parecchio sul governo pontificio e sul Papa, quello che doveva assumere la guida "morale" dell'unificazione.

(LA CRONACA DETTAGLIATA DELL'ANNO - IN COSTRUZIONE)

1 GENNAIO - Esce a Parigi di Cesare Balbo, Delle speranze d'Italia. Clandestinamente inizia ad arrivare qualche copia anche in Italia, destanto subito curiosità. Possiamo pensare che il primo a leggerlo sia stato Carlo Alberto.

24 FEBBRAIO - Emilio BANDIERA, comandante di fregata, diserta dalla marina austriaca a Trieste. Quattro giorni dopo a imitarlo é il fratello Attilio comandante di vascello, anche lui della marina austriaca. Veleggiando nella zona di Corfù tenta di impossessarsi della nave.

11 MARZO - Implacabili i giudici pontifici a Bologna nel giudicare i responsabili e i seguaci che avevano partecipato ai moti dello scorso anno a Imola, a Bologna e Savigno. Le condanne che vengono rifilate sono durissime. Carcere per molti seguaci e venti pene di morte per i capi.  Lo spettacolo  della fucilazione viene programmato per  il 7 maggio, a Bologna sul prato di San'Antonio,  in modo che la  popolazione nell'assistervi   prenda atto che cosa l'aspetta.

15 MARZO - Autonomamente a Cosenza scoppia una rivolta. I ribelli riescono ad impossessarsi del comune, ma non fanno nemmeno in tempo di  proclamare una costituzione. L'esercito interviene in forze con le armi in pugno, vengono abbattuti alcuni ribelli, mentre altri arrestati finiranno davanti al plotone d'esecuzione. Il sogno indipendentistico finisce in una giornata.   Ma le conseguenze sono gravissime per altri motivi. Vanno a innestare un'altra feroce polemica che abbiamo già accennato sopra.

16 GIUGNO  - Credendo che nel meridione borbonico fosse scoppiata la rivoluzione, i fratelli Bandiera si sono impossessati delle navi austriache, sono accorsi nella zona ribelle sbarcando poco lontano da Crotone. Purtroppo la ribellione era già stata domata, e solo al loro arrivo apprendono che non era affatto una rivoluzione nei domini borbonici ma una ribellione locale.

18 GIUGNO - I Fratelli Bandiera con i compagni delusi e disorientati hanno anche la sventura del tradimento di un compagno  disertore; allontanandosi li ha denunciati  a San Giovanni in Fiore. Non hanno scampo. Tentano la fuga al largo, ma sono intercettati dai soldati del paese messi in allarme dal disertore.

10 LUGLIO - Arriva il castigo per i componenti della spedizione dei Bandiera. Condanne a morte per i 21 componenti, 6 immediatamente fucilati. Il 24 luglio la condanna colpisce i Fratelli Bandiera, anche per loro la fucilazione insieme agli altri 15 compagni. A Guadagnarci il piccolo paese di San Giovanni in Fiore. Il re Borbonico premia il comune, e per tutti i cittadini esenzione delle imposte.

14 AGOSTO - Grosse novità nel regno di Sardegna. Carlo Alberto seguendo l'esempio del Granduca di Toscana, che lo ha già fatto molti anni prima con Leopoldo, abolisce le corporazioni di arti e mestieri e offre a tutti la libertà di praticare qualsiasi attività lecita, sia produttiva sia commerciale. Da il via alla ferrovia Torino-Genova e il suo consiglio di Stato (relatore Petitti di RORETO) indice un congresso per la costruzione di un unico sistema ferroviario degli Stati italiani.
Carlo Alberto continua a porre grandi interrogativi: si dimostra antiaustriaco in politica estera e promuove un sia pur cautissimo riformismo interno, manda truppe allo stato Pontificio per reprimere i moti liberali e nello stesso tempo assicura a D'Azeglio il suo pieno appoggio a una soluzione moderata e "piemontese" della causa italiana. Un enigma!

26 AGOSTO - Sempre su invito di Carlo Alberto, viene costituita una istituzione che prepari insegnanti per le future scuole da aprire nel regno. A guidare questo importante organismo é chiamato l'abate filantropo FERRANTE APORTI, già fondatore a Cremona delle scuole infantili (poi asili) dove i fanciulli non dovevano essere solo custoditi, ma anche educati. Espulso poi dal   Lombardo-Veneto austriaco nel '48, andò esule proprio in Piemonte e qui, a Torino,   vi morirà nel 1858.

12 SETTEMBRE - Questa volta é Milano ad accogliere il VI Congresso degli scienziati. Vi partecipano 900 scienziati, e durerà fino al 27 settembre. Nell'occasione la capitale lombarda, collateralmente ai lavori,  allestisce una grande esposizione delle ultime novità tecnologiche, le nuove macchine delle induustrie, i nuovi prodotti.
Così ce lo descrive (ed è un altro punto di vista) Paolo Mencacci nella sua Storia della Rivoluzione Italiana: "Ai 15 settembre 1844 un numero, grande di cultori delle scienze conveniva nel celebre duomo di Milano ad invocarvi il celeste patrocinio; alla sacra funzione assisteva Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo e vi impartiva la Eucaristica benedizione. Recatisi in seguito al palazzo di Brera, ivi nella grande aula, alla presenza del Vicerè e dell’Arcivescovo il Conte Vitaliano Borromeo, presidente generale, apriva la riunione. Un grandioso spettacolo, offerto alla città nell’Anfiteatro dell’Arena, ed altre feste rallegrarono gli animi occupati in scientifiche discipline! - Di tale Opinione pubblica però, così artificiosamente formata, fa d’uopo ricercare la origine; e noi non crediamo di andare errati se la segnaliamo in quei tali famosi Congressi, detti degli scienziati i quali, sotto le sembianze di scientifiche trattazioni, di null’altro si occupavano veramente, che di spianare le vie alla rivoluzione, seguendo l’impulso delle Società segrete, sotto la protezione de’ governi, ciechi o complici della stessa Rivoluzione".
Insomma il Clero queste benedizioni del cardinale non le approvava proprio. Ma l'Austria era cattolica e ogni cosa che inaugurava si appoggiava al clero. Non farlo avrebbe operato male e creato forti contrasti con i cattolici, non così nel farlo perchè cattolici veri o presunti  lo erano un po' tutti.

DICEMBRE - L'anno si conclude con un intenso lavoro diplomatico in molti stati italiani daccordo con gli   austriaci, con trattati di spartizioni in caso di morte dei rispettivi regnanti. Attorno al tavolo a dividersi città, ducati, troviamo i Savoia, il granduca di Toscana, i duchi di Modena, il duca di Parma e di Lucca, e naturalmente il "padrone", l'imperatore d'Austria. Sono gli altri tutti suoi parenti stretti o acquisiti, pertanto la "distribuzione", le annessioni, le successioni  le fa  lui, gli altri devono solo ubbidire; sono in un verso o nell'altro tutti fantocci sottomessi al "più forte"; e l'Italia é una gran torta da distribuire a fette a chi si attiene alla politica di Vienna.

*** 18 LUGLIO - In Piemonte Carlo Alberto, dopo due anni di studi e progetti, finalmente dà l'avvio alla costruzione della prima più importante ferrovia del suo regno: la Torino Genova, che passa  da Alessandria. I progettisti volevano anche costruire una prosecuzione verso il Ticino, al confine lombardo, ma il veto degli austriaci chiude la questione. Parenti o non parenti, la linea é tabù.

*** MORSE che ha già perso una occasione nel far brevettare il suo telegrafo, il 24 MAGGIO di quest'anno lo rende utile con un'altra invenzione: esegue con una semplicissima apparecchiatura inventata da Cooke nel '42, LA PRIMA TRASMISSIONE a distanza (fra Washington e Baltimora) della storia umana con il suo semplice alfabeto PUNTO E LINEA.
Il TELEGRAFO Morse subito adottato da tutti i giornali per ricevere le notizie dal mondo in tempo reale, poi diffuso in tutti gli uffici postali, vivrà ininterrottamente per 149 anni.Verrà soppresso dagli Stati Uniti (dov'era nato) soltanto il 10 agosto del 1993, anche se  nel frattempo  si erano sviluppati altri sistemi di comunicazione.

*** Con questo stessa principio del "punto e linea"  A. BAIN, ha già brevettato in questo stesso anno, una strana macchina e ha inviato il suo primo FAX-SIMILE, cioè un disegno a distanza. A perfezionare la macchina sarà poi GIOVANNI CASELLI inventando il "PANTELEGRAFO il 22 gennaio  del 1860. Ne  approfitta il musicista Gioacchino Rossini, che  invia un suo spartito musicale da Parigi a Lione.

*** ALESSANDRO DUMAS pubblica i Tre moschettieri

*** CHATEAUBRIAND inizia a scrivere Memorie d'oltretomba.

***RELIGIONE - Il 23 Maggio dell'anno 1844 Il BAB, letteralmente "La Porta", dichiara la sua missione divina. E' l'anno zero per la Fede BAHA'I': Il calendario bahà'ì infatti inizia la sua numerazione da questa data. La Fede Bahà'ì è una Religione monoteista, rivelata, che ha per scopo principale la pace e l'unità del mondo. Riconosce tutte le Religioni rivelate come tappe fondamentali e successive per l'evoluzione dell'umanità.

CONTINUA ANNO 1845 >