| DA
20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
1
D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"
ANNO 1864
LA QUESTIONE MERIDIONALE BRIGANTAGGIO -
Il DAZIO SUI CONSUMI
IL TRISTE
IMPERO DI MASSIMILIANO
I
Personaggi politici di questo periodo
*** MONARCHIA
E RIVOLUZIONE ASSOCIATE
*** FIRENZE CAPITALE
*** MANIFESTAZIONI POPOLARI A TORINO
*** LA "CONVENZIONE DI SETTEMBRE"
*** IL SILLABO - L'ENCICLICA DI PAPA PIO IX
*** FONDAZIONE DELLA 1a INTERNAZIONALE
*** AUSTRIA - GUERRA ALLA DANIMARCA
*** FONDAZIONE DELLA BANCA D'ITALIA
*** NASCE A GINEVRA LA CROCE ROSSA
*** MARX - LA PRIMA INTERNAZIONALE
GENNAIO-FEBBRAIO - Le relazioni del Re con il Mazzini erano continuate l'intero anno, ma le risposte alle proposte del Mazzini erano rimaste sempre nel vago; spazientito il Mazzini inviò ripetutamente a Torino attraverso gli aiutanti di campo del re Savoitoux e il Veraris, altre lettere di sollecitazione sulla questione Veneto ("permettergli di agire, tenersi il re pronto, poi intervenire con le forze dello stato"); fin quando in una delle ultime scrisse chiaro e tondo "...che si decidesse, se il Re ha del coraggio".
Vittorio Emanuele gli rispose energicamente attraverso un agente mazziniano: "Abbiamo in comune lo slancio ed il desiderio di fare....con la massima energia senza le timidi impressioni altrui... ma gravi sono i momenti, bisogna ponderarli con mente calma...io e noi tutti vogliamo e dobbiamo compiere nel più breve spazio di tempo la grande opera... ma guai a noi tutti se non sappiamo ben farlo, o se ci abbandoniamo ad impetuose intempestive frenesie...Non possiamo far ripiombare la patria nostra nelle antiche sventure....Il momento non è ancora maturo; fra breve spero...".
Il Re con queste righe prendeva tempo e agiva con cautela, purtroppo aggiunse nella stessa lettera che voleva nel frattempo pubblicare le dichiarazioni da lui fatte (" monarchia e rivoluzione associate").
Insomma voleva legare il capo rivoluzionario e comprometterlo. Quasi scaricato Garibaldi, voleva attaccare (dietro e non davanti) al suo carro il Mazzini. Ci fu anche un colloquio fra i due (si scambiarono anche i ritratti, ma senza dedica) e il Mazzini parve accettare, comunque non si oppose alla pubblicazione.
Il veto giunse invece dal Minghetti, e alla fine il Mazzini risentito non autorizzò più la pubblicazione aggiungendo quasi offeso "Il mio scopo non è di mostrare quello che voglio e quello che credo di dover fare per l'unità d'Italia. Il mio scopo è Venezia e per tale scopo la pubblicazione richiesta non serve a nulla. Che volete che io mi attenda da un Re che ha bisogno per andare a Venezia di preparare l'opinione pubblica sul mio conto, come se io volessi essere un ministro e come se andare a Venezia fosse un delitto?".
Mazzini insomma non voleva cedere alla monarchia il diritto di iniziativa, questa Mazzini la pretendeva per sé, né intendeva modificare minimamente il suo piano. Ma nemmeno il Re il suo, temeva di fare il gregario del Mazzini.
E se Mazzini voleva sfruttare la monarchia per il suo ideale, anche il Re voleva trattare la rivoluzione come strumento della sua politica. Con una differenza però, che il primo non temeva di giocarsi tutto, nulla avendo da perdere. Mentre il secondo non voleva rischiare nulla (o forse conscio dei doveri verso il già esistente).
Arrivati entrambi a queste diffidenze, diventate ostilità, Mazzini se ne ripartì per Londra, mentre con altri progetti Vittorio Emanuele tornò riallacciare le relazioni con Garibaldi proprio quando il generale era a fare i famosi brindisi a Londra con gli inglesi, ma anche i brindisi a casa del rivoluzionario russo Herzen e con... lo stesso Mazzini!
Il viaggio trionfale di Garibaldi nella sua visita in Inghilterra (con banchetti, ricevimenti, cortei di folla ecc) misero perfino in imbarazzo le autorità inglesi, che esercitarono diplomaticamente alcune pressioni per farlo rientrare in Italia. Ma questa ospitalità calorosa non passò inosservata e diede anche motivo di maliziosi commenti politici da parte di stati (e regioni d'Italia) usciti sconfitti nel corso dell'Unità d'Italia (Due Sicilie, Borboni, Toscana, Papato).
Se prima, solo alcuni sospettavano che nelle decisioni di Garibaldi (in Sicilia) c'erano gli inglesi, dopo questi festeggiamenti furono molti coloro che si insospettirono.
Inoltre gli incontri di Garibaldi avuti con Mazzini all'isola di Wight, e i brindisi in casa di Herzen, preoccuparono un po' Torino. Si temette nuovamente un ravvicinamento di Garibaldi alle idee e ai progetti repubblicani del Mazzini. Stavano forse progettando insieme qualcosa?
Del resto Garibaldi anche se era stato graziato mica aveva dimenticato l'affronto ricevuto dall'esercito regio all'Aspromonte.
Eppure il Re (forse per calcolo, conoscendo l'imprevedibile personaggio) gli scrive
proponendogli di guidare un moto in Transilvania (Ugheresi, Rumeni, Serbi) contro l'Austria in modo da far sguarnire le Province occidentali, onde permettere all'esercito regio un attacco nel Veneto (facendo così a meno di Mazzini)
Sebbene dopo l'Aspromonte fosse irritato contro il Re, da Caprera dov'era ritornato, Garibaldi gli inviò un accorata lettera: "Io sono disposto ad andare dove Egli mi manda, ma credo che io potrei essere più utile qui" e riferendosi al Meridione "Il Suo governo è più odiato di quello dei Borboni, gli amici suoi sono gente interessata che prima o poi lo tradiranno, come gli amici dell'altro. Il giorno che il suo esercito sarà impegnato sul Mincio, nel Mezzogiorno ci sarà un cataclisma come mai si vide.... Mi lasci nel Mezzogiorno, mi dia i poteri che vuole e mi lasci fare..e non temi che io mi faccia Re né che io voglia proclamare la repubblica. Organizzerò qui duecentomila uomini che saranno suoi come l'esercito regolare".
Il Re dopo l'esperienza Napoli e dopo l'Aspromonte non è che si fidò molto, e tornò ad insistere per la Transilvania; alla fine Garibaldi finì per aderire iniziando a radunare i suoi fidi per la spedizione in Gallizia.
Ma il 10 luglio, prima della partenza, i repubblicani (ovviamente mossi dal Mazzini) non solo s'indignarono, ma sul giornale Il Diritto (organo del partito d'azione) comparve un rovente articolo-protesta: "I migliori del partito d'azione sono chiamati a partecipare ad imprese fuori d'Italia...in imprese incerte e remote ordite da principi, che servono più ai loro interessi che a quelli dei popoli...inoltre l'allontanamento dei patrioti italiani in questi momenti possono solo riuscire funesti agli interessi della patria".
Inutile dire che fu un colpo mancino, che irritò non solo il re e Garibaldi, ma era un colpo che li comprometteva anche davanti all'Europa.
Si rinunciò all'impresa, Garibaldi se ne tornò a Caprera.
Mentre il Re era alle prese con questi problemi rivoluzionari non andati a buon fine, il ministero Minghetti cercava di trovare una soluzione del problema romano con la sfinge napoleonica, che andava dicendo che bisognava dimenticare gli ultimi avvenimenti, che bisognava aspettare, che aveva in mente un progetto, e che prima o poi la questione si sarebbe risolta da sola.
C'è da dire che le condizioni di Pio IX non erano buone, e forse si sperava che morto lui, la popolazione romana si sarebbe sollevata da sola per proclamare l'annessione al Regno. Questo voleva Parigi: lasciare ai romani il diritto di scegliersi il proprio destino.
Ma nell'attesa di questo evento, i francesi non avevano nessuna intenzione di sgomberare Roma, seguitavano a temere che una volta lasciata Roma, gli italiani (mazziniani o garibaldini, e forse lo stesso regio esercito) avrebbero occupato i territori.
Ma ai primi di giugno, Napoleone III acconsentì a discutere privatamente la questione.
*** LA QUESTIONE ROMANA (vedi l'argomento)
"LA CONVENZIONE DI SETTEMBRE"
21 GIUGNO - Nelle trattative che avvengono fra i rappresentanti italiani e francesi, viene preparata la bozza di una Convenzione. In questa si contempla un ritiro graduale (in due anni) delle forze francesi da Roma; mentre l'impegno italiano è quello di non aggredire lo Stato Pontificio; infine c' è a parte nella convenzione, una clausola segreta: quella di trasferire nell'arco di sei mesi, la capitale d'Italia da Torino in un altra città italiana, dimostrando che il governo italiano rinuncia a Roma come nuova capitale (crollavano così i progetti cavouriani).
Perfezionato l'accordo in AGOSTO, la convenzione è firmata a Parigi il 15 SETTEMBRE.
Il segreto del trasferimento della capitale non fu proprio segreto; a Torino la notizia è subito trapelata provocando violenti e imponenti dimostrazioni popolari; gli ex sudditi piemontesi considerano una sventura economica lo spostamento della capitale.
Il 21-22 SETTEMBRE sono saccheggiati negozi e sedi di giornali, assaliti negozi di armi.
Le ribellioni sono domate dall'intervento dell'esercito, che non si fa scrupolo di sparare sulla folla. Si registrano oltre cinquanta morti e centinaia di feriti.
Precipitosa riunione del consiglio comunale di Torino che all'unanimità boccia il progetto della Convenzione, e ribadisce di volere Roma capitale.
Ma opponendosi al consiglio comunale torinese, sorge una associazione di deputati piemontesi (il Parlamento italiano era prima composto quasi unicamente da piemontesi) guidata da Gustavo Ponza che si propone di combattere a oltranza qualsiasi spostamento della capitale a Roma.
Impressionato dei gravi incidenti troviamo anche re Vittorio Emanuele, che accusa il governo Minghetti di aver usato l'esercito con incompetenza e di averlo spronato alla ferocia. Ne chiede le dimissioni. E chiama Alfonso La Marmora a formare un nuovo governo. Ne fanno parte Quintino Sella (al tesoro), Giovanni Lanza (agli interni), Agostino Petitti (alla guerra), Stefano Jacini (lavori pubblici) Luigi Rorelli (all'agricoltura) Giuseppe Vacca (alla giustizia), Giuseppe Natoli (all'istruzione).
Questa volta il governo è variegato: ci sono piemontesi, lombardi, napoletani e siciliani.
Il 18 settembre (dopo la firma della convenzione, avvenuta tre giorni prima a Parigi) una commissione (questa volta di generali, che esamina l'aspetto militare) dopo discussioni animate, decide che la soluzione migliore, per motivi strategici, sarebbe quella di eleggere capitale Firenze. Roma che ha il papato è da escludere (è l' "officina massima del brigantaggio, in tutti i sensi e in tutti i modi, moralmente e materialmente" - dalla relazione della Commissione del Brigantaggio nel Meridione), mentre Torino è una città troppo vicina alla Francia.
Alla fine il 19 novembre la Camera approva (con promulgazione l'11 dicembre) il trasferimento della capitale a Firenze, nonostante l'opposizione dell'associazione dei deputati piemontesi e dei cittadini torinesi che temono una decadenza della città.
Ma anche Vittorio Emanuele ne rimase affranto "ho il cuore schiantato, io che ho sempre vissuto qui, che ho qui tutte le memorie di infanzia, tutte le abitudini, i miei affetti". Quella clausola nella convenzione gli era stata nascosta fino all'ultimo dal Pepoli che l'aveva concordata con Napoleone; il Re a cose fatte l'aveva accettata con tristezza, sperando in un aiuto francese per il caso di attacco da parte dell'Austria o di appello del Papa ad altre Potenze per aiuto. Ma non si capacitava che tale tale promessa (aiuto) non compariva nella Convenzione.
Il Vaticano, allarmato dalle possibili conseguenze dell'accordo italo-francese, accentuò ulteriormente il proprio atteggiamento di intransigente chiusura nei confronti del governo italiano; unica consolazione quella di poter contare sulle truppe francesi che seguitavano a proteggere lo Stato della Chiesa. E ovviamente sull'Austria, da sempre la sua paladina.
*** Papa Pio IX, l'8 dicembre, pubblica l'enciclica Quanta cura. In appendice il Sillabo ("Gli errori del nostro tempo"). Condanna le dottrine liberali e riconferma il primato temporale della Chiesa. Ribattendo l'opposizione al liberalismo e alle nuove correnti di pensiero sul razionalismo.
Il laicismo lo considera un rifiuto a quella benefica influenza che la Chiesa ha da sempre esercitato nella vita della società, considerandolo un brutale egoistico segno di indifferenza morale e religioso, che dovrebbe essere invece un diritto dell'individuo.
Tra le tante proposizioni enunciate, la settantanovesima asserisce che la libertà di discussione corrompe le anime e la trentaduesima che il clero ha un diritto naturale ad essere esentato dal servizio militare. La tolleranza religiosa, la libertà di coscienza e di stampa, la legislazione eversiva, sono tutte condannate, insieme con il socialismo, il razionalismo e le associazioni per la diffusione della Bibbia, e recisamente nega che il Papa deve o può scendere a compromessi "col progresso, col liberismo, colla moderna civiltà".
Afferma che le idee socialiste sovvertono il diritto alla proprietà. Mentre quel principio tanto elogiato della "Sovranità del Popolo" viola i diritti divini di sovranità delle monarchie.
(Che era poi il pensiero del Gioberti ...."Un branco di pecore innumerabili è sempre men capace e men valido del mandriano...Mentre il diritto del Principe (l'Unto dal Signore Ndr.) è divino, poichè risale a quella sovranità primitiva onde venne organato ed istituito il popolo di cui regge le sorti...La sovranità si riceve, ma non si fa e non si piglia...Ella importa la sudditanza, come un necessario correlativo; e il dire che il sovrano possa essere creato dai suoi soggetti, e trarne i diritti che lo previlegiano, inchiude contraddizione. Insomma, il sovrano è autonomo rispetto ai sudditi, e se ricevesse da loro l'autorità sua, non sarebbe veramente sovrano, perchè i suoi titoli ripugnerebbero alla sua origine... I sudditi dipendono dal sovrano, e non viceversa...L'obbligazione verso il sovrano deve dunque essere assoluta, altrimenti la sovranità è nulla..."La potestà è ordinata, e da Dio procede" a ciò allude l'Apostolo (Paul. ad rom., XII,1,2). Sapete donde nasce il più grave pericolo? Dal predominio della plebe, la quale promette una seconda barbarie più profonda di quella dei Vandali e degli Unni e un dispotismo più duro del napoleonico. Guai alla civiltà nostra se la moltitudine prevalesse negli Stati". - (V. Gioberti, Studio della filosofia, cap. Della politica, vol III, Tipografia Elvetica, Capolago 1849). (Gioberti, quello Del primato morale e civile degli italiani" pubblicato nel 1843).
Inoltre nel suo Sillabo, Pio IX, condanna la libertà di coscienza, la tolleranza religiosa, la laicità della scuola, il progresso scientifico, la libertà di pensiero, di stampa, di ricerca.
Pio IX mira a riaffermare la somma autorità della Chiesa in tutti gli ambiti della società (che lui chiama) "contemporanea".
L'uomo della provvidenza, che aveva suscitato nel '46, alla sua elezione, tante speranze fra i liberali (soprattutto nel '48) diventa il più intransigente delle idee assolutiste dei monarchi.Bibliografia:
Francesco Cognasco -Vittorio Emanuele II - Utet, 1942---------------------------------------
*** EUROPA - CARL MARX presiede la riunione inaugurale a Londra, il 28 settembre, nasce l'Associazione Internazionale dei Lavoratori (detta "Prima Internazionale"). Il suo intento é quello di unificare tutte le attività dei rivoluzionari appartenenti alle classi dei lavoratori al di là delle barriere nazionali per combattere i monopoli capitalistici in ogni parte del mondo e sostenere la lotta per l'emancipazione del proletariato. Ma le riunioni sono dilaniate da lotte intestine da gruppi che vogliono invece condurre azioni diverse.
Il gruppo anarchico capeggiato da BAKUNIN, é per un'azione rivoluzionaria, ma troviamo un Marx titubante, che preferisce ora, le vie parlamentari. Alla fine Bakunin per queste sue idee, nel '76 fu espulso, e perdurando la divisione insanabile, l'Internazionale si dissolse. Non meno fortuna ebbe la Seconda Internazionale a Parigi nell' 89, che però si disintegrò alla vigilia della guerra 1914 (fra il pro e il contro l'intervento).
Non così fallimentare fu invece la nascita del movimento socialdemocratico in Germania fondato da BEBEL nel '65. Nel '75 espose il "programma di Gotha". Pur non schierandosi su tutte le idee di Marx, abbandonò le idee rivoluzionarie e si schierò su quelle parlamentari con il ricorso a libere elezioni. BISMARCK non riuscì ad arginare l'avanzata; nel 1912 il movimento diventato partito riuscì ad avere la maggioranza.
L'esempio vincente (compatibilità fra proletariato e parlamento) del partito tedesco (il primo Partito dichiaratamente Socialista) fu seguito con molta attenzione in altri Paesi d'Europa; in Belgio nel 1885, dai Cechi nel 1887, dagli Austriaci e Svizzeri nel 1888, dagli Inglesi nel 1893, e poi dai Francesi nel 1905, anche se fondamentalmente molto più Marxisti*** PACE DI VIENNA il 30 ottobre fra Danimarca e Prussia-Austria.
Uscita sconfitta la Danimarca, invasa dalle truppe prussiane, è costretta a cedere lo SCHLESWIG-HOLSTEIN e Lauemburg, collettivamente all' AUSTRIA e alla PRUSSIA.
-------------------------------*** Il 21 Marzo il Parlamento promulga la legge per la fondazione della Banca d'Italia.
*** Il 22 Agosto anche l'Italia, a Ginevra, partecipa e sottoscrive l'atto costitutivo della Croce Rossa Internazionale.
*** PASTEUR scopre il procedimento della Pastorizzazione; quel processo termico in cui muoiono i germi patogeni. Ma la scoperta di Pasteur, scatena odi e polemiche negli ambienti medici: "lui è solo un chimico, come può affermare certe cose, è un millantatore, un empirico".
*** Possiamo affermare che il 17 Febbraio 1864 durante la guerra civile americana inizia ufficialmente la storia del sommergibile. In quel giorno il tenente sudista Dixon riesce ad affondare la corvetta unionista "Housatonic" con il rudimentale battello a vapore "Hunley", dotato a prua di una lunga asta alla cui estremità sommersa era fissata una carica di esplosivo. Dixon riuscì ad avvicinarsi alla nave nemica urtando la carena sotto la linea di galleggiamento con la carica.....ed affondò con essa. (By: Barbetti Roberto)
*** CESARE LOMBROSO, psichiatra pubblica un curioso saggio di antropologia criminale: Genio e follia. Spiega che alcuni delinquenti hanno determinate anomalie somatiche e fisiche, quindi individuabili. Le polemiche durarono per un intero secolo, fino a quando la neuroscienza mise da parte queste rozze conclusioni. Che insomma un individuo può essere brutto da far paura, ma non per questo è un criminale. Neurologia della mente e fisiologia del corpo non hanno nulla in comune.