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CRONOLOGIA

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E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1881
NASCE LA LEGGE SUL CATASTO  - 
Economia Linea decennio 1881-90  -  
La ripresa dei prestiti 1881-1890

I Personaggi politici di questo periodo

* LE FERROVIE IN ITALIA
* NASCE IL PARTITO SOCIALISTA RIVOLUZIONARIO
* NIENTE SOLFONATURA, BASTANO LE PREGHIERE
* CRISI NELL'AGRICOLTURA
* COLONIALISMO E EMIGRAZIONE

L' ITALIA CONTA 29.278.000 ABITANTI
Attivi il 54,4%, di cui in Agricoltura il 65,4%, Industria il 20,2%, Servizi il 14,4% Il prodotto lordo: nell' Agricoltura il 65,4,0%, Industria 20,2%, Terziario 14,4%, di cui l' Ammin pubblica 4,8 %
Quelli che lavorano sono 15.927.000 e i non attivi 13.351.000

4 MARZO - 

GIUGNO -  Il Parlamento abolisce il corso forzoso della lira ma l’attuazione del provvedimento (presentato alla Camera il 15/11/1880, discusso a partire dal 3/2/1881, approvato il 7 aprile e promulgato con decreto regio il 16 giugno) è tuttavia rinviata all’aprile del 1883 a causa di una grave crisi alla borsa di Parigi che turba il mercato finanziario europeo. La legge stabilisce lo scioglimento del consorzio delle banche di emissione costituito nel 1874, l’assunzione da parte dello Stato della circolazione consorziale (940 milioni di lire) e la sua sostituzione con monete d’oro e d’argento e con biglietti di stato convertibili. Ne deriveranno un aumento del potere d’acquisto della lira e un forte afflusso del capitale straniero in Italia, ma anche una notevole spinta inflazionistica.

29 MAGGIO -  Dopo una travagliata crisi nel governo che è costata le dimissioni di Cairoli, DEPRETIS  vara il suo IV governo, affidando il ministero delle finanze ad AGOSTINO MAGLIANI. Nel presentare alla Camera il programma del governo, Depretis dichiara che il progressivo miglioramento delle finanze permette di accrescere le spese militari, ma che l’Italia continuerà ad essere nella società internazionale "un elemento di concordia"; inoltre insiste sulla necessità della riforma elettorale.

AGOSTO - A Rimini durante un congresso clandestino di una quarantina di rappresentanti di circoli anarchici, viene fondato il Partito Socialista Rivoluzionario, con presidente ANDREA COSTA.
Obiettivo: la necessità di avere un partito ordinato, capace di promuovere, d'ispirare e di dirigerla quando scoppierà la rivoluzione. Non viene fissata una data, ma si interverrà quando ci saranno le condizioni necessarie alla sua buona riuscita.

OTTOBRE - Incontri a Vienna tra re Umberto e Francesco Giuseppe. Scopo della visita è quella di assicurarsi ( e lo ottiene) un appoggio qualora l'Italia dovesse intervenire per frenare la politica espansionistica della Francia in Africa, che con il trattato del Bardo ha esteso il suo protettorato sulla Tunisia (con un banale incidente ha occupato -nonostante tante rivolte- Tunisi e assediato Biserta), creando del risentimento nel governo italiano che aspirava ad occupare questi territori.
Questo avvicinamento tra Italia e Austria è il prologo di un accordo molto più ampio (ma ambiguo), quando verrà stipulato nel mese di maggio del prossimo anno la Triplice Alleanza (un patto a connotazione antifrancese che rimarrà segreto fino alla prima guerra mondiale).
L'alleanza è tra Austria, Germania e Italia (ma nel 1914 l'Italia non lo osserverà, e non solo non sarà neutrale ma si schiererà proprio contro l'Austria).

Ma nello stesso  periodo (il 18 giugno di quest'anno) la Germania e l'Austria (all'insaputa dell'Italia)  concludono un altro accordo segreto con la Russia (detto dei Tre Imperatori) che prevede di modificare lo status quo territoriale della Turchia (nel 1914 non lo rispetteranno entrambi)

Questo è stato possibile anche perchè è cambiata la politica russa dopo la morte dello zar ALESSANDRO II, vittima di un attentato il 13 marzo di quest'anno. E' salito sul trono il figlio Alessandro III, che agisce drasticamente contro l'opposizione liberale, ripristina alcuni privilegi nobiliari, accantona i progetti di riforma degli Zemstvo, e con l'Austria nonostante il patto ritornano le vecchie ruggini di tempi addietro.

Ma non basta tanta abbondanza di ambiguità. L'Austria (dieci giorni dopo, il 28 giugno) su richiesta della vicina Serbia, stipula (all'insaputa degli altri - a soprattutto all'insaputa della Russia) un altro trattato segreto che è una sorta di protettorato (imperialistico) asburgico sul territorio serbo (che sarà poi una delle principali cause dello scoppio della prima guerra mondiale). 

Ma come se non bastasse, la stessa Russia e Germania nell'87 (il 18 giugno - all'insaputa dell'Austria) stipulano una patto di neutralità reciproca nel caso una di esse si trovi coinvolta in un conflitto con un terzo paese  (fu chiamato Trattato di controassicurazione).
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Inizia un ciclo positivo nell'economia italiana, ma solo fino al 1887.
In questo periodo si assiste ad una forte crescita della borghesia industriale del Nord, per gli interventi del governo, che inizia da quest'anno a favorire con la protezione doganale soprattutto l'industria tessile.

Si avvertono già alleanze di questa nuova borghesia industriale con i capitalisti agrari impegnati nella pianura Padana nelle grandi produzioni di cereali, grano, riso, zucchero, bachicoltura. Nel nord nasce una fitta rete di Banche Popolari e Casse di Risparmio che fanno investimenti però "solo" sul "mattone". L'edilizia infatti conosce un forte incremento, di natura solo speculativa, soprattutto nelle grandi città.
Il protezionismo adottato dal governo all'inizio di questo decennio, favorisce solo i settori costosi (tessile e siderurgia - che necessitano di grandi macchine) mentre penalizza i piccoli settori dinamici, soprattutto quello meccanico che in questi anni avrebbero dovuto svolgere un ruolo trainante verso tutti gli altri settori con la produzione di piccole macchine di ogni tipo (soprattutto quelle dell'agricoltura). Fenomeno già avvenuto nel resto d'Europa nel precedente decennio. Paesi che ora risultano i più attrezzati e più competitivi. Alla fine di questo decennio -con il surplus locale- provocheranno la caduta dei prezzi nei prodotti di consumo, creando serie difficoltà alla produzione agricola italiana  arcaica, affidata ancora alle braccia e soprattutto ai carretti; mentre nel centroeuropa oltre agli attrezzi meccanici, una fitta rete ferroviaria e di trasporti fluviali, domina già tutto il territorio unendo grandi e anche piccole città o addirittura  contribuendo alla nascita di altri centri posti sulle grandi direttrici stradali, ferroviarie, fluviali oltre il potenziamento di quelle marittime.
Queste infrastrutture, indispensabili, hanno quest'evoluzione.

Nel 1861 in Italia erano in esercizio 2521 chilometri di strade ferrate,
in Francia 4000 km,
in Germania 11.000,
in Inghilterra 14.660 (!).
Mentre in questo 1881 l'Italia è ancora ferma a 7780 km (tutte private),
la Francese ha già il triplo, 22.000 km;
quella Tedesca-Prussiana il quintuplo, 35.400 km.

Proprio quest'anno, in marzo, la legge proposta per l'esercizio statale delle ferrovie, è bocciata da un forte gruppo di parlamentari favorevoli al mantenimento dell'esercizio solo privato. Ed ogni privato naturalmente guarda al suo "feudo" e non a unire altre regioni.

L'Italia non più competitiva, e la conseguente crisi che la colpisce (le esportazioni agricole perdono nell'arco di una decina d'anni, il 40% del totale) provoca la perdita di occupazione e causa il fenomeno della grande migrazione transoceanica di molti disperati e indebitati contadini proprietari di piccoli poderi del Nord, e in parte penalizza l'intero Sud (produttore di vino, frutta, verdura, agrumi, olio, grano) in mano ai grandi latifondisti che però non reggono alla concorrenza europea,  nè a quella americana-russa sul grano. I prodotti li hanno, ma non hanno i trasporti nè marittimi nè ferroviari.
Ancora nel marzo di quest'anno  la commissione che doveva esaminare l'esercizio statale delle ferrovie, dopo quattro anni di studi (!) ha dato parere negativo sia all'esercizio statale che a quello della formazione di grandi società ferroviarie. Ha prevalso l'esercizio dei piccoli privati che ovviamente guardano solo al loro "cortile".  

Dal '71 al '91, 721.000 italiani emigrano in Francia, 191.000 in Germania, 203.000 in Svizzera, 567.000 in vari Paesi e 1.006.000 nelle due Americhe.
Attenzione: l'80 per cento degli emigranti era del Nord Italia, il 7 del Centro, il 13   del Sud.
(Solo nella 2nda ondata dal 1900 fino al 1925 fu diversa la provenienza:)
( Nord Italia 50%, Centro 11%, Sud 39% )

Una crisi dunque grave; dovuta non all'oscuro destino ma  per le scelte (mentre i governanti parlano di liberalismo) che in questi ultimi anni - dicono- "ha fatto l'Italia".

A) Mancano grandi capitali agricoli. I ricchi si sentono ricchi, solo se possiedono terre, anche se incolte, quindi in sostanza non dispongono di liquidi, e i pochi soldi che hanno non li spendono certo per l'agricoltura che non rende e spesso con i metodi adottati è perennemente in passivo; - una mentalità non solo feudale ma ancora  romana (quella dell'epoca più ottusa).
B) Mancano i capitali di origine commerciale, perché senza i grandi consumi non si creano i profitti nel commercio, inoltre i grandi capitalisti aristocratici il commercio ancora   lo disprezzano anche qui come i nobili nell'antica Roma "il commercio é ignobile" (!).
C) Manca il risparmio.  Le banche sono già numerose, ma se il settore produttivo non è dinamico e ben remunerato il settore agricolo (che occupa ancora il 65% della popolazione attiva, ma con salari cinque volte inferiori all'Inghilterra) il risparmio non nasce certo dalla miseria.
D) Infine, l'iniziativa privata. Questa non può esprimersi in Italia. L'italiano non è carente di capacità, ma queste allo stato potenziale sono soffocate dalle tre voci di sopra. Abbiamo la dimostrazione degli emigranti all'estero che nei paesi ospitanti, hanno invece creato grandi aziende, grandi fattorie e grandi imprese commerciali in tutti i settori, anche se la maggior parte di essi era analfabeta (il 90%).

Con questi elementi negativi, l'Italia non poteva ripetere i modelli di sviluppo degli altri Paesi europei. Né poteva aspettarsi dalla vecchia e nuova borghesia (ora alleata in un patto scellerato) una svolta rapida verso l'industrializzazione che invece occorreva dare subito al Paese.
L'unico a poterlo fare era lo Stato. Ma nello Stato c'era proprio dentro la borghesia del punto A (i latifondisti) che erano contrari (vedi la ferrovia) a creare quella struttura industriale dinamica che stava già - in altri Paesi- stravolgendo il mondo agricolo, che di fatto, era in Italia l'unico lavoro disponibile, ma dai latifondisti monopolizzato con i bassi salari. Il Pil lo producevano loro, nella percentuale del 65,4% del totale, ma la distribuzione del reddito (su quasi tutta la penisola) restava bassissimo, e ovviamente la popolazione non poteva di certo far partire il volano del commercio e questo a sua volta la produzione. A cui  molti anche dentro il governo erano ostili, dopo i primi campanelli d'allarme.
Il "fenomeno" del Biellese (iniziato ancora prima dell'Italia Unita) era ormai davanti a tutti: ed era "minaccioso". L'industria tessile - con un alto assorbimento di manodopera (fra l'altro annuale e non stagionale come l'agricoltura), aveva messo sul lastrico le risaie del vercellese. I salari delle fabbriche, anche se bassi, portavano via alla campagna i braccianti, e quelli rimasti, pretesero salari sempre più alti. Conseguenza: che il riso indiano che si riversò sul mercato italiano costava la metà di quello biellese-vercellese;  rimasero così (ma non per molto) solo i piccoli poderi gestiti familiarmente. I piccoli latifondisti smisero di produrre per non andare in perdita, e su di loro piombarono i falchi: le banche che in breve tempo incamerarono grandi territori produttivi e solo più tardi, ma molto tardi, dal 1955 in poi,  meccanizzarono.

La bachicoltura (seteria) che fino al 1851 era una delle grande risorse italiane - nella Lombardia e nel Veneto in particolare - crollò del 50% con le importazione della seta orientale a minor prezzo, poi ci si mise la pebrina (l'epidemia dei bachi) che la decurtò di un altro 50%. L'esportazione della seta, da 14.000 qli. calò a 3.100 qli. Ricordiamo che al censimento industriale del 1876 su 382.000 addetti all'industria, 200.000 erano impiegati nelle seterie. Mentre nelle campagne, nella bachicoltura e gelsicultura, erano coinvolte oltre un milione di persone (dai bambini ai nonni, essendo un lavoro banalissimo)

NIENTE SOLFONATO BASTANO LE PREGHIERE

L'altra "mazzata" venne dalla viticultura (un altro settore trainante dell'agricoltura e delle esportazioni italiane) quando nella vite si abbattè a partire dagli anni '50 la crittogama, riducendo la produzione in alcune zone del 50%,  e sull'intero territorio del 30%. La coltivazione della vite era purtroppo ancora arcaica, ed ignorata era la solfonatura. Bastò un piccolo parassita per metterla in ginocchio. All'estero, in Francia, in Germania, in Inghilterra (che avevano segnalato l'epidemia all'Italia da tempo -dagli anni '50) il problema l'avevano risolto dieci anni prima con gli anticrittogamici. In Italia invece si ricorse alle processioni dei santi, a far benedire dal curato i filari delle vigne, e a mille altri antijettature arcaiche . Non furono sufficienti! Il parassita ignorando le preghiere e i riti, iniziò indisturbato a  divorare un vigneto dopo l'altro (compresi quelli rimpiazzati).

Da queste negative esperienze erano usciti i latifondisti negli ultimi anni, e ora erano al governo. Di produrre a così alti rischi non se la sentirono più. E di adeguarsi, nella meccanizzazione, nei concimi, nella prevenzione delle malattie, non ne volevano sapere. Occorrevano soldi, da tirar fuori un anno prima, e i soldi non li avevano. Le banche? Conoscevano solo l'investimento del mattone, non puntavano di sicuro sull'agricoltura a così alto rischio, dove bastava un piccolo parassita per distruggere un raccolto o a non far crescere per anni i vitigni.
Anche il potente Banco di Roma (uscito dai muri del Vaticano) credeva poco alle benedizioni dei filari delle vigne, puntava sull'edilizia, la più sicura! Agli agricoltori negava i prestiti, ritenendoli fin dall'inizio inesigibili.

Ottusi i latifondisti? Lo Stato? I Banchieri? Chi poteva immaginare una tale modificazione epocale in tutti i settori, e inoltre contemporaneamente? C'erano già le esperienze degli altri Paesi, questo è vero. Ma anche negli altri Paesi si commisero molti errori. Inoltre alcune  scelte ebbero la fortuna di coincidere con eventi a loro più favorevoli.

In Italia, negli anni '60 c'era la Guerra, le rivolte interne, le sommosse meridionali, e questo proprio nel momento - per lo scoppio della guerra civile in America e poi per il cambiamento della sua economia non più schiavista, autonomista, accettata anche da una parte dei conservatori -  il resto d'Europa recuperava non solo i mercati prima persi con la concorrenza americana, ma fu molto impegnata a soddisfare la propria forte domanda interna, che mise in moto il volano di tutta l'economia continentale. Il blocco delle importazioni americane, procurò il decollo perfino all'Egitto, che nonostante i grandissimi lavori in tutto il Paese (ad opera   di emigranti esuli italiani - soprattutto siciliani - quelli che invece in Italia bollavano come "briganti"), non riuscì nemmeno a soddisfare la forte domanda europea di cotone, che prima veniva soddisfatta dall'America.

(IN SEGUITO AGGIUNGEREMO ALTRE NOTIZIE )

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*** COLONIALISMO ITALIANO - 9 GENNAIO: Arriva ad Assab il primo funzionario governativo: si tratta del commissario civile Giovanni Branchi, console di carriera, la cui presenza é divenuta necessaria a causa dei crescenti problemi di ordine pubblico nella colonia. Il suo arrivo porta ben presto alle dimissioni del rappresentante della Compagnia Rubattino Giuseppe Sapeto che si sentirà schiacciato e privato di reali poteri fra il commissario Branchi e il capitano di fregata Galeazzo Frigerio (che ha sostituito il capitano di fregata Carlo De Amezaga il 5 luglio 1880).

11 APRILE: Parte da Assab una spedizione intenzionata ad aprire una via di comunicazione fra la colonia e il Tigrè (Etiopia). La spedizione é guidata dall'esploratore ed ex garibaldino Giuseppe Maria Giulietti che porta con se il sottotenente di vascello Giuseppe Biglieri, dieci marinai della "Ettore Fieramosca", due operai italiani, due etiopi e un interprete sudanese per un totale di 17 persone tutte bene armate. Ma la mancanza di sondaggi nei confronti delle poplazioni che dovranno essere incontrate lungo la strada spinge il governo Cairoli a vietare l'esplorazione; ma purtroppo il divieto arriva troppo tardi quando il gruppo ha già lasciato Assab.

25 MAGGIO: Massacro della spedizione Giulietti: dei 17 membri non sopravvive nessuno. Non si saprà mai con certezza come é andata, comunque questa é la storia più probabile. Dopo la partenza da Assab il gruppo si era diretto verso il villaggio di Beilul dove aveva sostato per una dozzina di giorni; ma fra lo sceicco di Beilul Mohammed Akito e suo figlio Omar erano sorti dissapori con gli italiani per ragioni poco chiare (il capo della spedizione Giulietti era un uomo assai poco diplomatico e probabilmente offese in qualche modo lo sceicco o il suo figlio). Probabilmente ne era seguita la decisione di attaccare la spedizione una volta che si fossero allontanati da Beilul, cosa che puntualmente avvenne. 

13 LUGLIO: Nonostante le forti pressioni per uno sbarco militare a Beilul (sostenuto ad Assab sia dal comissario civile Giovanni Branchi che dal capitano di fregata Galeazzo Frigerio) il nuovo ministro degli Esteri Pasquale Stanislao Mancini decide di rinunciare ad una rappresaglia che potrebbe causare attriti non solo con l'Egitto (sotto la cui sovranità si trova Beilul) ma sopprattutto con la Gran Bretagna, con la quale il governo sta negoziando un trattato che definirà i rapporti anglo-italiani nell'area per decenni. Ci si accontenta così di una commissione d'inchiesta egiziana presieduta da Ibrahim Rushdi Pascià che non porterà a nulla, come del resto una seconda commissione d'inchiesta egiziana istituita dopo le proteste italiane per le conclusioni della prima.


*** Sul "Giornale dei bambini" esce a puntate la Storia di un burattino,  dello scrittore CARLO LORENZINI, che si firma COLLODI. Le puntate continueranno fino al 25 gennaio del 1893. L'editore Paggi di Firenze riunisce le puntate e ne fa un libro che porterà il titolo PINOCCHIO.

*** Altro evento editoriale: Nuova Antologia  pubblica a puntate I Malavoglia  di GIOVANNI VERGA. Mentre esce il primo romanzo di ANTONIO FOGAZZARO Malombra.



***  Un contabile, dilettandosi di fisica, inventa la pellicola fotografica, poi costruisce una scatoletta parallelopipede con delle lenti per metterla dentro e ottenere dei negativi; lui si chiama EASTMAN, e alla scatoletta dà il nome KODAK.   E' nata la macchina fotografica di massa.

*** In funzione (a Londra) la prima CENTRALE ELETTRICA sul fiume Wey.

*** A Parigi, (dopo Londra) appaiono i primi tranwai.

*** A Panama iniziano i lavori per  la costruzione del Canale omonimo, ad opera della società francese De Lesseps (la stessa del canale di Suez).

*** In ITALIA, compaiono le prime lampadine ad incandescenza. Sono prodotte da un solerte giovane trentenne industriale: ALESSANDRO CRUTO

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