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PERSONAGGI
il TRASFORMISMO

I Personaggi politici di questo periodo

ampio approfondimento sul
"TRASFORMISMO", LA SUA LOGICA, LA SUA FUNZIONE
SPIEGATA DAI FONDATORI > >

L'avvento della Sinistra al potere mostrò al paese tutto che il parlamentarismo stava mettendo radici. Tecnicamente, in base allo statuto del 1848, non c'era alcun obbligo per i governi di considerarsi responsabili nei confronti delle Camere, ma il re riconobbe abilmente i vantaggi di un ampliamento della base della classe politica. Egli assicurò privatamente i suoi amici che avrebbe continuato a tenere le redini del governo e che per tanto non avevano nulla da temere da Depretis al potere.

Nel gruppo degli uomini di governo furono inseriti alcuni dei radicali più famosi e rumorosi, come Nicotera e Francesco Crispi, e il Mezzogiorno ottenne una più larga rappresentanza nel nuovo ministero. La maggior parte dei membri dei nuovo gabinetto non erano mai stati ministri prima d'allora e il sistema di ripartire le spoglie fra i vincitori condusse molta gente nuova a ricoprire uffici minori. Con Agostino Depretis come presidente del consiglio c'era ben scarso pericolo che si dicesse che la sua parte politica fosse accusata di curare solo gli interessi dei suoi aderenti, in quanto egli cercò di promuovere, forse con eccessiva facilità, la fusione fra gruppi e interessi di ogni sorta. La Sinistra si rivelò ancora più della Destra un partito politico privo di una composizione stabile e di una linea precisa.

La tattica politica di Depretis diede origine al fenomeno definito con il termine di "trasformismo". Esso si manifestò apertamente con l'accordo stipulato tra lo stesso Depretis e Marco Minghetti, alla vigilia delle elezioni dell'ottobre 1882, al fine di unire le forze contro l'estrema sinistra, ma esprimeva una più vasta tendenza spontanea "di molti candidati conservatori o moderati ad assumere l'etichetta governativa (quindi di sinistra moderata) sulla base di compromessi locali con le varie clientele elettorali da un lato e con i rappresentanti del governo centrale dall'altro".

Il trasformismo si basava su maggioranze sempre diverse e provvisorie, sui rapporti personali, su interessi ristretti e corporativi, sul "clientelismo" fenomeno diffuso soprattutto nelle regioni meridionali ma non esclusivamente meridionale (si ha clientelismo quando un partito o persone singole cercano appoggi, non sulla base di idee e di programmi, ma per mezzo di favori e di raccomandazione di vario genere). In queste condizioni i governi non avevano programmi precisi, si ricomponevano di volta in volta con uomini della Destra o della Sinistra. Così le differenze fra gli esponenti dei due gruppi, che non erano mai state rilevanti per quanto riguarda la loro origine sociale, lo divennero ancora meno in seguito alla politica di compromessi e di favoritismi grazie ai quali il governo di Depretis si garantiva l'appoggio dei deputati dell'opposizione, annullando i contrasti derivanti dalla diversità delle idee che esistevano, per esempio sulle riforme da fare o sulla politica estera. 

Quindi nel "trasformismo" si manifestava il venir meno dell'antico contrasto di principi tra Destra e Sinistra storica di fronte all'emergere di nuovi comuni avversari, il socialismo e il movimento operaio.

Contrariamente all'Inghilterra e alla Francia in Italia non si realizzò un'alternanza di forze al potere, ma il blocco dominante finì per assorbire le forze politiche alla propria destra fino a rimanere, su questo versante, privo di opposizione. Gli unici che forse avrebbero potuto costituire una valida resistenza in parlamento erano i cattolici, i quali tuttavia, nella loro componente "intransigente", rispettavano rigorosamente il "non expedit" astenendosi al voto (mentre i cattolici "transigenti", conservatori e moderati, aderivano alla maggioranza governativa). L'unica opposizione, costretta in gran parte per la limitatezza del suffragio a operare al di fuori del sistema politico, rimase quasi radical-socialista.


INTENDIAMOCI SUI TERMINI:
TRASFORMISMO? CHE COSA FU REALMENTE 

di LUCA MOLINARI


Fino alla presa di Roma (settembre 1870) l’elemento distintivo tra le due principali aree della politica del giovane Regno d’Italia (Destra Storica e Sinistra Storica) era stato rappresentato da come giungere ad annettere Roma al Regno. La Destra Storica riteneva che ciò dovesse avvenire attraverso un’azione diplomatica tra l’Italia e la Santa Sede, invece la Sinistra Storica, Roma doveva essere presa ad ogni costi utilizzando ogni mezzo, anche militare e violento, possibile. 
Dopo la “breccia di Porta Pia” e la dichiarazione di “Roma Capitale” la politica italiana dovette ricalibrarsi ponendosi nuovi obiettivi e nuove tematiche. Si cominciò a sostenere che la politica dovesse diventare una scienza positiva, ossia dovessero venire meno le divisioni ideologiche esistenti in precedenza e che i partiti dovessero trasformarsi (da qui il termine trasformismo) guardando il “bene comune”.

Per guidare questa nuova fase ci si rifece alle tesi di uno studioso svizzero Blunsqui il quale vedeva i partiti divisi in quattro diverse aree corrispondenti alle fasi della vita umana: giovinezza-radicali, maturità-liberali, media età-conservatori, senilità-reazionari. L’ideale sarebbe un governo fatto dall’alleanza liberali-radicali che si alternasse ad un governo realizzato dall’alleanza conservatori-reazionari. Qualora in seno alle due coppie di partiti politici fossero più forti le componenti estreme (radicali e reazionari) si dovrebbe giungere “all’unione dei centri”, ossia all’alleanza tra liberali e conservatori per avere un’azione di governo basata su elementi di moderazione e di tiepido riformismo. 

Furono proprio questi presupposti alla base dell’accordo tra Marco Minghetti ed Agostino Depretis che, nel 1876, portò il leader della Sinistra Storica alla guida del governo del Regno inaugurando la stagione del trasformismo, il cui significato cominciò ad assumere un significato negativo a causa delle accuse rivolte all’alleanza Minghetti-Depretis dagli esclusi da tale accordo: i componenti della Pentarchia. 

I cinque componenti quest’area non erano affatto innovatori e la loro opposizione non era spinta da motivazioni politiche, ma da motivi personali: Crispi era l’altro leader della Sinistra Storica sempre in competizione con Depretis, Cairoli era una cariatide del Risorgimento, uomo senza infamia e senza lode, Baccarini era un oscuro deputato di Ravenna, Zanardelli un rispettabile, ma stagionato deputato del Nord ed infine vi era l’uomo più chiacchierato e più corrotto del Parlamento italiano, Nicotera.

La critica storica al trasformismo, quindi, non può prendere le mosse da elementi di carattere etico e morale, ma da una considerazione più propriamente storica: non si giunse ad un sistema politico dialettico e competitivo, ma si ebbe una situazione di blocco e di stagnazione che si sbloccarono solamente con l’avvento del demiurgo, il decisionista Francesco Crispi, l’uomo della disfatta coloniale di Adua e della feroce repressione dei Fasci Siciliani.
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di LUCA MOLINARI

"TRASFORMISMO", ne parlano i fondatori
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