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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1914 (1)

SARAJEVO - L'ULTIMATUM - L'ITALIA NEUTRALE (MA INTANTO)

L'ARCIDUCA EREDITARIO D'AUSTRIA ASSASSINATO A SARAJEVO - L'"ULTIMATUM" AUSTRIACO ALLA SERBIA - TENTATIVI DI SCONGIURARE LA GUERRA - RISPOSTA DELLA SERBIA - MOBILITAZIONI E DICHIARAZIONI DI GUERRA - TELEGRAMMI FRA I SOVRANI D' ITALIA E D'AUSTRIA - L'ITALIA DICHIARA LA SUA NEUTRALITÀ
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La bandierina che sventolava dall'automobile del Kaiser
(Gott mit uns - Dio è con noi) - (il motto poi lo usò anche Hitler)

L'ARCIDUCA EREDITARIO D'AUSTRIA ASSASSINATO A SARAJEVO

Il 28 giugno del 1914, FRANCESCO FERDINANDO, arciduca ereditario d'Austria, trovandosi a Sarajevo, capitale della Bosnia veniva ucciso a colpi di pistola con la moglie morganatica duchessa d'Hohemburg dallo studente serbo GAVRILO PRINCIP.
(i particolari e le foto dell'attentato qui)

L'assassino, che indubbiamente era il frutto della propaganda nazionale serba, diede occasione all'Austria-Ungheria di accusare di complicità il Governo di Belgrado e di trarne pretesto per dare una durissima lezione alla petulante nazione vicina, la quale, cresciuta in territorio, in potenza e in orgoglio dopo la guerra balcanica, rappresentava un serissimo ostacolo alla politica orientale austriaca.
Il Governo austriaco sperava che l'aggressione alla Serbia non avrebbe provocato l'intervento della Russia e della Francia; ma nel caso d' intervento di queste due potenze era certa l'Austria che insieme con la Germania avrebbe avuto ragione dei due avversari.

Il 6 luglio 1914, l'Austria segretamente ha già ottenuto il pieno sostegno della Germania.
Ma perché l'accorto Guglielmo II, offre questo sostegno all'Austria?
La Germania mirava a ridisegnare la mappa della supremazia politica, dal momento che il suo peso politico era inferiore al peso industriale, commerciale e finanziario che aveva acquistato negli ultimi decenni. Il governo di Berlino non credeva nella solidità dell’Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) e dava per scontata la neutralità dell’Inghilterra, troppo impegnata nel difficile problema irlandese. Riteneva pertanto che l’occasione fosse propizia per battere la Duplice franco–russa e porre su salde basi la propria potenza mondiale. Il piano, che il generale von MOLTKE aveva ereditato dal suo predecessore von Schlieffen, affidava alle deboli forze di von PRITTWITZ nella Prussia Orientale e agli Austro-Ungarici l'incarico di contenere i Russi, mentre lo sforzo principale sarebbe stato operato immediatamente verso la Francia. Ma fu un grosso errore di valutazione nei riguardi dell'Inghilterra. Gli inglesi da secoli padroni indiscussi dei mari e dei commerci intercontinentali, partecipano fin dal primo momento alla guerra proprio perchè hanno deciso di voler stroncare la crescente potenza industriale (e imperiale)  tedesca che aspira - dopo quello economico - anche al  peso politico.

Dell'alleata Italia Vienna non faceva conto; e quando quest'ultima stabilì di inviare un'aspra nota a Belgrado si limitò a fornire una informazione verbale a Di SAN GIULIANO dall'ambasciatore a Roma VON MEREY.
Tale decisione di non informare in anticipo l'alleato italiano nasceva dal timore che l'Italia potesse avanzare richieste di risarcimenti territoriali in una guerra che l'Austria riteneva già vinta, da sola, o al massimo con il suo alleato germanico.
Iniziò con il proposito di punire la Serbia, e credeva di poterlo fare senza che nessuno intervenisse. E invece intervenne la Russia, e poi la Francia, l'Inghilterra (che non aspettavano altro) poi l'Italia, l'America, tutto il mondo.

L' "ULTIMATUM" AUSTRIACO ALLA SERBIA
TENTATIVI DI SCONGIURARE LA GUERRA!

La nota austriaca ufficiale, redatta in forma di ultimatum con data del 19, fu consegnata a Belgrado la sera del 22 luglio 1914 (e per conoscenza il 24 a tutti i governi europei). Essa accusava il Governo serbo di avere tollerato, anzi favorito nella Bosnia e nell'Erzegovina la propaganda irredentista, che aveva causato l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando preparato in Serbia con la connivenza di ufficiali e impiegati governativi; imponeva a Belgrado di sconfessare pubblicamente gli odiosi maneggi iugoslavi; esigeva che si consentisse ad una commissione austriaca di recarsi in Serbia per eseguire indagini e collaborare con le autorità serbe alla repressione dei sediziosi e concedeva infine 48 ore per la risposta.

Il Governo austriaco nel comunicare alle Potenze l'ultimatum, lo accompagnava con una nota contenente un commento oltraggioso alla Serbia ed aggiungeva che se il Governo serbo non accettava le domande di Vienna, questa avrebbe rotto i rapporti con Belgrado.
All'Italia, sebbene alleata, l'ultimatum e la nota di accompagnamento furono inviate nello stesso giorno che agli altri Governi.

Avuta notizia dell'ultimatum alla Serbia, il Governo russo si affrettò a chiedere a Vienna che fosse modificata la forma dell'ultimatum stesso e ne fosse prorogata la scadenza. Dal canto suo il ministro italiano degli Esteri, con nota verbale del 25 luglio, ammonì l'Austria dei pericoli cui l'ultimatum la esponeva, dichiarò che il governo italiano non avrebbe seguito l'austriaco nella politica che questa aveva assunta, ed avverti che un'invasione austriaca del territorio serbo avrebbe (implicitamente) conferito all'Italia il diritto di reclamare compensi secondo i patti dell'alleanza.

Quasi le stesse cose, quel giorno stesso, Di SAN GIULIANO le aveva dette all'ambasciatore germanico VON FLOTOW, come risulta da un suo telegramma inviato al duca d' AVARNA, ambasciatore a Vienna:

"Oggi abbiamo avuto una lunga conversazione a tre, il presidente del Consiglio, il signor Flotow ed io, che riassumo per informazione personale di Vostra Eccellenza e per eventuale norma di linguaggio. Abbiamo Salandra ed io fatto notare anzitutto che l'Austria non avrebbe avuto il diritto, secondo lo spirito del Trattato della Triplice Alleanza, di fare un passo come quello che ha fatto a Belgrado, senza accordo con i suoi alleati. L'Austria, infatti, per il modo come la nota è concepita e per le cose che domanda, mentre sono poco efficaci contro il pericolo panserbo, sono profondamente offensive per la Serbia e indirettamente per la Russia, e ha solo dimostrato che vuole provocare una guerra. Abbiamo perciò chiaramente detto al signor Flotow che per tal modo di procedere dell'Austria, e per il carattere difensivo e conservatore della Triplice Alleanza, l'Italia non ha obbligo di venire in aiuto dell'Austria in caso che, per effetto di questo suo passo, essa si trovi poi in guerra con la Russia, poiché qualsiasi guerra europea è in questo caso, conseguenza di un atto di provocazione e di aggressione dell'Austria".

RISPOSTA DELLA SERBIA
MOBILITAZIONI E DICHIARAZIONI DI GUERRA

Lo stesso 25 luglio, prima che scadessero le 48 ore, la Serbia, che dalla Russia e dall'Italia aveva ricevuto consigli di prudenza e remissività, fece pervenire per mezzo del ministro PASIC alla legazione austriaca la risposta all'ultimatum, che dichiarava di accettare quasi completamente, chiedendo però che fossero attenuate le richieste, essendo incompatibili con l'indipendenza nazionale.
Ma il ministro austriaco dichiarò insufficiente la risposta e, rotte le relazioni diplomatiche, lasciò Belgrado. Contemporaneamente il Governo serbo, allontanatosi dalla capitale con la Corte, ordinava la mobilitazione mentre il Governo russo dichiarava di non potere rimanere indifferente al conflitto austro serbo e annunziava che avrebbe mobilitato l'esercito.

Il 26 luglio, il Governo inglese per temporeggiare propose una conferenza delle grandi potenze, ma l'Austria rifiutò la proposta dicendo che il conflitto con la Serbia non doveva interessare gli altri Stati e assicurando, anche in nome della Germania, che sarebbe stata rispettata l'integrità territoriale serba.
Dal canto suo la Germania rifiutò tanto la conferenza proposta dall'Inghilterra che la mediazione dell'Inghilterra, dell'Italia e della Francia, proposta da quest'ultima.

La Germania (escluse di avere preventivamente conosciuto la nota austriaca alla Serbia, ma dichiarò di approvarla, augurando però che il conflitto rimanesse localizzato) aderì invece a una seconda proposta inglese; cioè che le Potenze persuadessero l'Austria ad accettare la risposta serba come base per ulteriori discussioni: ma neppure questa soluzione del conflitto fu gradita all'Austria che dichiarò sdegnosamente di non voler subire alcuna pressione da parte delle altre Potenze.

Tentò la Germania di evitare la guerra, facendosi intermediaria tra la Russia e l'Austria, ma non vi riuscì, nonostante l'azione personale di GUGLIELMO II presso lo ZAR, che il 29 luglio propose all'imperatore di deferire la questione austro-serba al tribunale dell'Aja.
Ma oramai la parola era al cannone: l'Austria, che da ventiquattro ore aveva proclamato la mobilitazione generale, con l'esercito regolare in armi già bombardava Belgrado e la Russia a sua volta già dalla sera del 30 aveva mobilitato il suo esercito tanto alle frontiere austriache che a quelle germaniche.

Alla mobilitazione russa ed austriaca seguì quella tedesca il giorno dopo.

Il 31 luglio, l'ambasciatore germanico a Parigi presentò al Governo francese un ultimatum con il quale si chiedeva che la Francia dichiarasse la neutralità in caso di una guerra della Germania e dell'Austria-Ungheria contro la Russia.
Lo stesso giorno un altro ultimatum fu presentato dall'ambasciatore tedesco a Pietroburgo; con questo s'intimava alla Russia di sospendere la mobilitazione già in atto.
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Per quanto riguarda l'Italia leggiamo i tre documenti originali:

L'Ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey,
al Conte Berchtold

Roma, 30 Luglio, 1914 (Telegramma)

Il Ministro degli Affari Esteri ha spontaneamente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea.

Dato che il carattere della Triplice Allenza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare in una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per se stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in un'operazione militare o rimanendo neutrale. Personalmente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmente ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.

VON MEREY
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L'ambasciatore tedesco a Roma, Barone Ludwig von Flotow,
al Ministero degli Esteri tedesco [tx5940]* Telegramma 161

Roma, 31 luglio, 1914

Il Governo locale ha discusso, al Consiglio Ministeriale tenuto oggi, la questione dell'atteggiamento dell'Italia nella guerra. Il Marchese San Giuliano mi ha detto che il governo italiano ha considerato la questione in ogni aspetto ed è giunto nuovamente alla conclusione che la procedura austriaca contro la Serbia deve essere vista come un atto di aggressione e che di conseguenza un casus foederis, secondo i termini del trattato della Triplice Alleanza, non esisteva. Perciò l'Italia avebbe dovuto dichiararsi neutrale.

Alla mia violenta opposizione a questo punto di vista il ministro continuò a dichiarare che poiché l'Italia non era stata informata in anticipo della procedura austriaca contro la Serbia, poteva con meno ragioni aspettarsi di entrare in guerra, dato che gli interessi italiani erano direttamente danneggiati dall'azione austriaca.
Tutto ciò che poteva dirmi ora era che il governo locale si riservava il diritto a determinare se fosse possibile per l'Italia intervenire più tardi tra gli alleati, se, al momento, gli interessi italiani fossero stati soddisfacentemente protetti. Il ministro, che era in uno stato di grande eccitazione, disse per spiegare che l'intero Consiglio dei Ministri, eccetto se stesso, aveva mostrato un'evidente avversione per l'Austria.
Era stato ancora più difficile per lui contestare questi sentimenti, perché l'Austria, come seppi io stesso, continuava così persistentemente con una riconosciuta offesa agli interessi italiani, tanto da violare l'articolo 7 del Trattato della Triplice Alleanza, e perché stava rifiutando di dare una garanzia per l'indipendenza e l'integrità della Serbia. Rimpiangeva che il governo imperiale non avesse fatto di più per intervenire a persuadere l'Austria a una temporanea condiscendenza.

Ho l'impressione che non sia ancora necessario rinunciare a ogni speranza per il futuro qui, se gli italiani venissero accontentati parzialmente riguardo alle domande richieste sopra o in altre parole, se venisse loro offerto un compenso. Tuttavia, non può essere negato che l'atteggiamento che l'Inghilterra ha assunto ha decisamente diminuito le prospettive di una partecipazione italiana in nostro favore.

Nel frattempo, ho fatto notare al ministro nella maniera più evidente possibile l'impressione estremamente spiacevole che un tale atteggiamento avrebbe provocato in noi, e ho richiamato alla sua attenzione le conseguenze che avrebbero potuto svilupparsi per l'Italia nel futuro come risultato.

VON FLOTOW
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L'Ambasciatore francese a Roma, M. Barrere,
a M. Rene Viviani, Presidente del Consiglio,
Ministro per gli Affari Esteri

Roma, 1 Agosto, 1914

Ho visto il Marchese di San Giuliano questa mattina alle otto e mezza, per avere precise informazioni da lui riguardo l'atteggiamento dell'Italia in vista degli atti provocatori tedeschi e dei risultati che essi potrebbero avere.

Il Ministro per gli Affari Esteri ha risposto che ha visto l'Ambasciatore tedesco ieri sera. Herr von Flotow gli ha detto che la Germania ha richiesto al governo russo di sospendere la mobilitazione e al governo francese di informarli riguardo le loro intenzioni. La Germania ha dato alla Francia un tempo limite di diciotto ore e alla Russia un tempo limite di dodici ore.

Herr von Flotow come risultato di questa comunicazione ha chiesto quali fossero le intenzioni del governo italiano.

Il Marchese di San Giuliano ha risposto che poiché la guerra intrapresa dall'Austria era aggressiva e non rientrava nel carattere puramente difensivo della Triplice Alleanza, particolarmente in vista delle conseguenze che potrebbero risultare da essa secondo la dichiarazione dell'Ambasciatore tedesco, l'Italia potrebbe non prendere parte alla guerra.

BARRERE
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Nelle stesse ore del 31 agosto, a Roma, nella riunione del consiglio dei ministri, pur non diffondendo alcun comunicato (anche se era già trapelato l'atteggiamento dell'Italia) la posizione da tenere era unanime, ed era quella più realistica, espressa con la seguente frase "Per ora non è possibile guerreggiare".
La stessa sera, giunse al Quirinale un inviato straordinario di Berlino, il colonnello von KLEIST; la Germania intenzionata a schierarsi con la sua alleata, sollecitava il Re per l'invio del contingenti di uomini e mezzi, come previsto dalla convenzione militare stipulata con la Germania il 1° febbraio del 1888 (e rinnovata in aprile di questo stesso anno 1914 dal generale Pollio. Il Re tergiversò, affermando che voleva prima ascoltare il Parlamento.
Tuttavia il generale LUIGI CADORNA (che da soli 3 giorni, dal 27 luglio era subentrato al defunto generale ALBERTO POLLIO) ligio alla convenzione presentava al Re il piano -come previsto - per l'invio di truppe italiane sul Reno.

Il Re preso visione del memorandum, il 1° agosto, lo approvava in linea di massima, ma solo come "concetto di base", il giorno 2 agosto, proprio mentre il consiglio dei ministri annunciava la neutralità dell'Italia. Anche se Vittorio Emanuele III, aveva tutte le facoltà di poter decidere lui all'istante, senza l'approvazione del Governo. Poichè occorre tenere presente, che in politica estera, la corona godeva di una larga autonomia, consentita dall'art.5 dello Statuto Albertino, ancora ispirato a princìpi assolutistici.
(Gli stessi princìpi che V.E. III poi usò nel 1940 per "entrare" in guerra "a fianco" della Germania, e usò lo stesso art. 5, per "uscirne" il 25 luglio 1943, destituendo Mussolini -Tutte le dichiarazioni di guerra furono sempre dichiarate e firmate da V.E. III).

TELEGRAMMI FRA I SOVRANI D'ITALIA E D'AUSTRIA
L'ITALIA DICHIARA LA NEUTRALITA
'

Nello stesso 1° agosto, FRANCESCO GIUSEPPE così telegrafava a Vittorio Emanuele: "La Russia, che si arroga il diritto di immischiarsi nel nostro conflitto con la Serbia, ha mobilitato il suo esercito e la sua flotta e minaccia la pace d'Europa. D'accordo con la Germania ho deciso di difendere i diritti della Triplice Alleanza, ed ho ordinato la mobilitazione delle mie forze di terra e di mare. Noi dobbiamo trent'anni di pace e di benessere al trattato che ci unisce e la cui identica interpretazione da parte dei nostri Governi è da me accolta con soddisfazione. Sono felice in questo momento solenne di poter contare sull'appoggio dei miei alleati e dei loro potenti eserciti, ed esprimo i voti più calorosi per il successo delle nostre armi e per il glorioso avvenire dei nostri eserciti".

VITTORIO EMANUELE III così rispose a FRANCESCO GIUSEPPE:

"Ho ricevuto il telegramma di Vostra Maestà. Non ho bisogno di assicurare la M. V. che l'Italia, la quale ha fatto tutto ciò che poteva per mantenere la pace e farà tutto ciò che è in suo potere per ristabilire al più presto possibile la pace, osserverà verso i suoi alleati un'attitudine cordialmente amichevole, rispondente al Trattato della Triplice Alleanza, ai suoi sinceri sentimenti ed ai grandi interessi che deve tutelare".

Nelle sedute del 1° e 2 agosto, gli onorevoli Salandra e Di San Giuliano esposero al Consiglio dei ministri le domande che l'Austria e la Germania avevano rivolto all'Italia perché si schierasse al loro fianco. Il Consiglio dei ministri considerò "in primo luogo la ripugnanza del popolo italiano alla guerra e l'impreparazione militare e finanziaria della nazione; in secondo luogo rilevò il carattere offensivo della guerra contrastante con il carattere difensivo e pacifico contenuto nei trattati della Triplice Alleanza; in terzo luogo notò come la guerra austro-serba pregiudicasse gl'interessi italiani nell'Adriatico e violasse i patti dell'alleanza, che stabiliva compensi all'Italia in caso di modificazione dello "status quo" orientale, compensi che però l'Austria non solo non offriva ma neppure accennava, dando motivo all'Italia di considerarsi sciolta da qualsiasi impegno".
Da ultimo il Consiglio ricordò (ma pochi ne erano fino allora a conoscenza) gli accordi dell'Italia con la Russia, con la Francia e specialmente con l'Inghilterra e decise di non partecipare al conflitto accanto agli alleati.

Tuttavia fu presa la decisione di chiamare in anticipo la classe 1894; e per i giorni successivi fu stabilito di prendere alcuni provvedimenti economici , come la chiusura delle borse, divieto di esportazione di molti prodotti soprattutto alimentari e l'emissione di moneta.

Il 3 agosto 1914 un manifesto del Governo annunziava ufficialmente la neutralità italiana nel conflitto europeo.

Il telegramma da Roma che notificava a GUGLIELMO II la decisione dell'Italia di restare neutrale, fu accolto dal Kaiser con una sfuriata isterica, accompagnata da epiteti di tenore poco protocollare all'indirizzo del Savoia (iniziò con "inaudito", continuò con "ipocrita" e terminò con quel "nano farabutto" che non aveva mai sopportato). Tuttavia nel tornare calmo, attribuì quell'atteggiamento ad una tattica "furba" del Sabaudo; cioè che Vittorio Emanuele, voleva far sospirare il proprio appoggio per ricavarne il massimo beneficio possibile. Fu proprio con questa convinzione che il prussiano si rivolse a Vienna affinché guadagnasse alla guerra gli italiani con più allettanti compensi; anche perchè non dava tutti i torti agli italiani, visto che l'ultimatum alla Serbia era stato notificato all'Italia a cose fatte, inoltre - e questo lo sapeva bene- il patto che legava l'Italia all'Austria era puramente di natura difensiva e non offensiva.
Quello che invece il Kaiser non sapeva, era che tre persone stavano intavolando con le potenze dell'Intesa, trattative segretissime per staccarsi dalle due alleate della Triplice Alleanza; ma non per rimanere neutrale, ma per attaccarla insieme alla Russia, Francia e Inghilterra.
Erano così segrete le trattative, che nemmeno CADORNA (con in mano già il piano per l'invio di truppe sul Reno per soccorrere l' "amica" Germania) non ne era a conoscenza.

Un motivo c'era. CADORNA era un filo-tedesco-austriaco; e non era il solo convinto "triplicista"; in Italia era in buon compagnia con militari e uomini politici; tutti costoro erano convinti che l'avvenire fosse dei popoli germanici. Molti lo pensavano fin dal 1870 (dopo Sedan).
Del resto tale convinzione era anche giustificata dal fatto che la Triplice Alleanza era in vigore da trent'anni; e ad ogni scadenza era stata rinnovata; anche dopo l'avvento di Vittorio Emanuele III e Giolitti. Quindi, non solo Guglielmo II e Francesco Giuseppe, ma molti a Vienna, a Berlino, a Roma e in Italia, lontanamente potevano supporre che il Re d'Italia stava avviando trattative segrete con il governo inglese (e furono così "segretissime", che quando poi sfociarono nel "Patto di Londra" il 26 aprile del 1915, ciò che vi era scritto in quel patto, il Parlamento italiano lo apprese solo a guerra quasi finita e... quando a Versailles ormai valeva poco, perchè chi vinse veramente la guerra non era a quel Patto nè presente né l'aveva firmato: "scritti o non scritti per me non valgono nulla, non sono più validi, perchè sono io che ho vinto la guerra!" Wilson).

L'Italia a Londra aveva chiesto Trieste, Trento, l'Istria, gran parte della Dalmazia, il protettorato sull'Albania, il possesso di Valona, Gorizia, l'Alto Adige e Fiume, tutto verbalmente, ma poi nell'atto formale ci "si dimenticò" di far scrivere dettagliatamente i precisi confini dell'Alto Adige e di Fiume ( per questa dimenticanza nasceranno a fine guerra grossi problemi che si trascineranno anche dopo la seconda guerra mondiale).

Cos'era dunque accaduto in Italia per far cambiare "cavallo" a Vittorio Emanuele? Che negli stessi giorni 1 e 2 agosto, la Triplice Intesa (stipulata fin dal 1907 tra Inghilterra, Russia e Francia) visto l'ostile atteggiamento dell'Italia nei confronti dell'Austria, i tre rispettivi ministri all'ambasciatore italiano a Londra, GUGLIELMO IMPERIALI, fecero il primo passo, e avanzarono la proposta all'Italia di intervenire in guerra al loro fianco; contro l'Austria e la Germania !!!!.

Il 9 agosto, SAN GIULIANO in una lettera segretissima inviata a SALANDRA, prospetta per la prima volta l'eventualità di un'entrata in guerra dell'Italia "contro" l'Austria, ma solo qualora "si abbia la certezza della vittoria", e solo "quando le sorti della guerra fossero sfavorevoli all'Austria".
Nella stessa lettera il ministro ritiene necessario prendere subito accordi diretti con l'Intesa, per garantire i compensi territoriali che otterrà l'Italia nel caso di un suo intervento al loro fianco.
Il 15 agosto, IMPERIALI da Londra, dopo aver sentito il ministro inglese GREY, telegrafa a San Giuliano, che non ci sono difficoltà nell'iniziare questi negoziati per garantire i futuri compensi territoriali avanzati dall'Italia se questa si schiera con l'Intesa..
Purtroppo con i primi grandi successi della Germania (nello Champagne), San Giuliano cade nei dubbi, fa il prudente, non vuole esporsi troppo, e quindi i negoziati s'interromperanno fino a settembre.
Quando San Giuliano li riprenderà (16 settembre) inviterà gli anglo-francesi ad intervenire con una flotta nell'Adriatico, dando così un aiuto ai rivoltosi Serbi e Montenegrini, in questo modo l'Italia -accusando gli austriaci d'incapacità a mantenere l'ordine sui Balcani- potrebbe così giustificare il suo intervento contro l'Austria.

Torniamo al 1° agosto, quando fuori dall'Italia neutrale, gli eventi stanno precipitando.

E queste -nell'arco di alcune settimane - sono le prime dichiarazioni di guerra

28 Luglio: Austria-Ungheria alla Serbia
1 Agosto: Germania alla Russia
3 Agosto: Germania alla Francia
4 Agosto: Gran Bretagna alla Germania - Germania al Belgio
5 Agosto: Montenegro all'Austria-Ungheria
6 Agosto: Austria Ungheria alla Russia - Serbia alla Germania
9 Agosto: Montenegro alla Germania
11 Agosto: Francia all'Austria-Ungheria
12 Agosto: Gran Bretagna all'Austria-Ungheria
22 Agosto: Austria-Ungheria al Belgio
23 Agosto: Giappone alla Germania
25 Agosto: Giappone all'Austria-Ungheria
1 Novembre: Russia alla Turchia
2 Novembre: Serbia alla Turchia
5 Novembre: Gran Bretagna alla Turchia
5 Novembre: Turchia alla Gran Bretagna


Le "Olimpiadi della morte" sono iniziate
e quelle di sopra sono le prime squadre scese in campo per le prime gare eliminatorie;
ma siamo appena all'inizio; sono solo i primi 5 mesi di guerra

… periodo anno 1914 - 1915 > > >

 

Fonti, citazioni, e testi
Prof. PAOLO GIUDICI - Storia d'Italia - (i 5 vol.) Nerbini 1930
A.TAMARO - Il trattato di Londra e le rivendicazioni italiane, Treves, 1918
TREVES - La guerra d'Italia nel 1915-1918 - Treves. Milano 1932
A. TOSTI - La guerra Italo-Austriaca, sommario storico, Alpes 1925
COMANDINI - L'Italia nei cento anni - Milano
STORIA D'ITALIA Cronologica 1815-1990 -De Agostini

CRONOLOGIA UNIVERSALE - Utet 
STORIA D'ITALIA, (i 14 vol.) Einaudi

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