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< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"
- TUTTI GLI ANNI DELLA GRANDE GUERRA

1a GUERRA MONDIALE - RIEPILOGO IN BREVE >

IMMAGINI DELLA 1a GUERRA MONDIALE >


LA DICHIARAZIONE Italiana  di neutralità  -  PRESAGI DI GUERRA  E.. INTERESSI

"LE OLIMPIADI DELLA MORTE" - TUTTE LE DICHIARAZIONI DI GUERRA 

L'attentato a Saraievo dell'Arciduca d'Austria. L'inizio di un mondo in fiamme. 
QUI RIEPILOGO DEGLI EVENTI ALLA VIGILIA

  
COME SCOPPIA UNA GUERRA MONDIALE  

Scoperte/Scienza
   Cultura/Costume

FERMENTI SOCIALI  - "LA SETTIMANA ROSSA" - L'IRREDENTISMO

E L'ITALIETTA ANDO' IN GUERRA >> 

IL 10 MARZO cade il governo Giolitti dopo che si é discusso alla Camera la mancata riforma tributaria, la politica protezionistica e le nuove tasse per coprire le grosse spese della guerra in Libia, che solo ora sono portate alla luce, a conflitto finito. Il 21 MARZO, il re dopo aver proposto inutilmente SONNINO, che rifiuta, nomina SALANDRA per formare un nuovo governo, che ottiene la fiducia alla Camera con 303 si', 122 no, 9 astenuti.

Dopo il vento, viene la tempesta! Il 1° MAGGIO manifestazioni di Triestini, Serbi e Sloveni, si svolgono nei rispettivi territori contro gli austriaci, accusati di limitare la libertà ai residenti slavi e italiani. La Polizia austro-slovena carica gli italiani e provoca gravi incidenti. Lo sdegno è grande, il governo di entrambi i paesi minimizzano ma gli interventisti che guidano il patriottismo in Italia gridano "Guerra!", mentre i proletari non sono molti d'accordo, e scendono in piazza contro questa nuova pazzia. Intanto i rapporti diplomatici tra i due Paesi si fanno tesi.

Ma altrettanto tesi sono i rapporti all'interno della stessa Italia tra governo e lavoratori. La prima non ha risorse economiche e non è capace di procurarsele con delle mirate riforme, mentre  i secondi per le stesse ragioni stanno vivendo momenti drammatici. 

La situazione economica era già pesante dopo il terremoto di Messina del 1908, che aveva avuto come costo, in opere di ricostruzione, 107 milioni (cifra stratosferica a quei tempi): nel 1909-1910 il bilancio era andato in deficit e la lira aveva perso la parità con l'oro. La struttura fondamentale del sistema fiscale pesava soprattutto sui ceti meno forti colpendo i beni di largo consumo (rimasta inascoltata una proposta di Giolitti - 1909 - per un drastico aumento dell'imposta sul reddito e della tassa di successione) e perciò l'anima popolare non era ancora sensibile ai primi fremiti bellicosi che si facevano sentire qua e là anche in ltalia. Non che la classe dirigente sia aliena da tentazioni belliche per realizzare delle contropartite territoriali o dall'uno o dall'altro dei due blocchi, ma l'anno 1914 non era certo dei più favorevoli per servire alla popolazione il piatto della guerra anche questa come quella in Libia, di conquista e non di difesa.

Gli italiani stanno vivendo un momento drammatico della loro storia sociale, sono nel pieno della problematica scatenata dal lento passaggio della civiltà contadina alla civiltà industriale, una fase che vede esasperate contraddizioni, l'inasprirsi della legge del profitto sotto la spinta della trionfante filosofia della produttività, tipica della società industriale. Ed è proprio con il governo Salandra, appena formatosi  in marzo, a trovarsi davanti ai preoccupanti umori popolari. Poi in  giugno scoppia quella che è stata definita settimana rossa "
"Sotto questo nome un po' troppo impegnativo - scrive Giuliano Procacci in "Storia degli italiani", Laterza editore - si è soliti designare un moto di piazza che, con tutti i caratteri dell'improvvisazione e della spontaneità, sconvolse per una settimana il Paese ed ebbe per epicentro la Romagna e le Marche, una zona in cui l'opposizione anarchica, socialista e repubblicana aveva profonde radici. Fu una rivoluzione provinciale, guidata da duci provinciali - i romagnoli Benito Mussolini, Pietro Nenni e l'anarchico Errico Malatesta - animata da passioni provinciali e municipali, quasi una versione proletaria e popolaresca dei moti che nel 1830-31 si erano avuti nelle stesse regioni contro il governo pontificio.
I grossi centri industriali e operai del Paese, chiamati a scendere in sciopero generale per solidarietà con gli insorti di Ancona e delle Romagne, risposero solo in parte all'appello del partito socialista e della Confederazione generale del lavoro.
"Se la "settimana rossa" non era una rivoluzione, e per certi episodi essa era stata addirittura una caricatura della medesima, ciò non impedì che essa apparisse un minaccioso sintomo rivoluzionario a quei conservatori che della rivoluzione avevano una visione altrettanto approssimativa quanto quella di molti rivoluzionari del momento. Tale era Salandra, che fece inviare nelle Romagne l00.000 uomini e tale era anche il re, che rimase fortemente impressionato dai pronunciamenti repubblicani cui la "settimana rossa" aveva dato luogo
". Deciso no alla guerra, dunque. La maggioranza del Paese si rende conto che gli ardori interventisti sono espressione esclusiva degli interessi della grande borghesia imprenditoriale nazionale e internazionale. 

 Si cerca dunque di rimediare, di ragionare e il 14 giugno il Paese sembra tornare a un'apparente normalità, ma le cose precipitano quando due settimane dopo, il ......

28 GIUGNO, da Saraievo giunge la notizia dell'assassinio dell'ARCIDUCA FERDINANDO, erede al trono austriaco e della principessa sua moglie, ad opera di uno studente bosniaco di nome PRINCIP, complice si afferma in certi ambienti la serba Belgrado con l'appoggio della Russia che difende gli slavi contro le annessioni autoritarie dell'Austria. La reazione austro-ungarica all’assassinio dell’arciduca fu  sproporzionata al fatto in sé. La crisi  poteva risolversi diplomaticamente ma i nazionalisti austriaci spingevano perché al governo serbo, ritenuto responsabile del delitto, fosse inviato un ultimatum simile a una dichiarazione di guerra. E' quindi più verosimile pensare che l'Austria-Ungheria mirasse a servirsi dell’incidente per risolvere una buona volta a suo favore la questione balcanica e liberarsi per sempre dell’ingombrante Serbia, ritenuta responsabile dell'instabilità della regione in quanto forza emergente nei Balcani. Infatti, il piano austro-ungarico, elaborato dal Conrad, prevedeva l'eliminazione rapida della Serbia e un attacco alla Russia dalla Galizia.

23 LUGLIO - L'Austria con l'appoggio della Germania..........

PERCHE' LA GERMANIA?
La Germania mirava a ridisegnare la mappa della supremazia politica, dal momento che il suo peso politico era inferiore al peso industriale, commerciale e finanziario che aveva acquistato negli ultimi decenni. Il governo di Berlino non credeva nella solidità dell’Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) e dava per scontata la neutralità dell’Inghilterra, troppo impegnata nel difficile problema irlandese. Riteneva pertanto che l’occasione fosse propizia per battere la Duplice franco–russa e porre su salde basi la propria potenza mondiale. Il piano, che il generale von Moltke aveva ereditato dal suo predecessore von Schlieffen, affidava alle deboli forze di von Prittwitz nella Prussia Orientale e agli Austro-Ungarici l'incarico di contenere i Russi, mentre lo sforzo principale sarebbe stato operato immediatamente verso la Francia.
Errore di valutazione nei riguardi dell'Inghilterra. Gli inglesi da secoli padroni indiscussi dei mari e dei commerci intercontinentali, partecipano all'intesa e quindi alla guerra proprio perchè hanno deciso di voler stroncare la crescente potenza industriale (e imperiale)  tedesca che aspira  anche al  peso politico.

... dicevamo l'Austria con l'appoggio della Germania, reagisce e presenta un ultimatum alla Serbia, non informando l'Italia, che non solo fa parte della Triplice Alleanza ma lo scorso anno aveva siglato proprio con l'Austria un'intesa conosciuta da tutto il mondo. Certo che per l'Austria ora accettare l'aiuto dell'Italia significherebbe che a guerra vinta la stessa potrebbe chiedere in contropartita Trieste, il territorio contestato lo scorso anno da alcuni irredentisti italiani; interventisti che sono come abbiamo visto, in certe zone già sul piede di guerra. Sul Trentino non é che l'Austria teme esose rivendicazioni, la cittadina è piccola, non ha grande risorse; poi solo a Mezzolombardo e Mezzacorona si parla tedesco, il resto del territorio ha quasi sempre creato problemi a Vienna. Insomma Trento non é Trieste! che è il porto dell'impero. (Infatti  più tardi il Trentino prima dell'inizio delle ostilità verrà offerto all'Italia).

In Italia, al Governo, si pensa che nonostante questa non comunicazione ufficiale dell'ultimatum e con i rapporti non proprio affabili,  l'Austria usi la ragione e la logica militare; che in cambio, per coprirsi le spalle in Serbia  cederà sicuramente oltre che il Trentino anche Trieste. (questa è una convinzione di SAN GIULIANO scrivendo al presidente del consiglio SALANDRA. Non è così. L'Austria non informa l'Italia e attacca, proponendosi solo in seguito (se in difficoltà, e se aggredita) di chiedere aiuto all'Italia, come i patti del resto contemplano.

28 LUGLIO - Quello che temeva l'Austria (le pretese di spartizioni dell'Italia per il suo eventuale intervento) si verifica nel momento che va ad aprire le prime ostilità militari in Serbia.
Dal 28 luglio al 4 Agosto tutto precipita.

28 LUGLIO -L'Austria, sostenuta dalla Germania, rifiuta la proposta di mediazione avanzata dall'Inghilterra, così come la convocazione di una conferenza a quattro (Germania, Gran Bretagna, Francia e Russia) e dichiara ufficialmente la guerra alla Serbia.
30 LUGLIO -La Russia proclama la mobilitazione generale (probabilmente nell'esclusivo intento di offrire il proprio sostegno alla Serbia ma senza arrivare alla guerra) che però provocò l'immediata reazione della Germania che a sua volta dichiara la mobilitazione generale (secondo la maggioranza degli storici fu questo, in ultimo, l'avvenimento decisivo dello scatenamento del conflitto) e invia al governo di Mosca un ultimatum contenente la richiesta dell'immediata revoca della mobilitazione russa.
1 AGOSTO - Non avendo ricevuto risposta all'ultimatum, la Germania dichiara guerra alla Russia.
3 AGOSTO -La Germania dichiara guerra pure alla Francia, dopo aver lanciato al neutrale Belgio un ultimatum quanto mai provocatorio, anch'esso peraltro respinto, contenente la minaccia di guerra nel caso non avesse acconsentito al passaggio dell'esercito tedesco.
4 AGOSTO - La violazione della neutralità del Belgio e del Lussemburgo da parte delle truppe tedesche vince le ultime esitazioni del governo inglese che dichiara guerra alla Germania.

1° AGOSTO - L'Italia invitata dagli altri Paesi dell'Alleanza a mantenere i patti risponde, quasi tirandosi indietro, affermando che li rispetterà scegliendo la clausola di mantenersi o neutrale o in difensiva; e aggiunge....

".....L'Italia interverrà a fianco dell'Austria solo se si faranno prima degli accordi sulle eventuali spartizioni dei territori alla fine della guerra.....". (fra l'altro sollecitano questi accordi perchè si è convinti in Italia che in pochi giorni finirà tutto)

Ricordiamoci che l'Alleanza, aveva una connotazione anti-Francia, perchè era uno Stato che appoggiava le rivendicazioni pontificie fin dal 1861, quindi ostili al Regno d'Italia che considerava un'usurpazione sabauda. Mentre l'Austria paradossalmente (un Paese che era la massima potenza cattolica) aveva riconosciuto in vari atteggiamenti il possesso del territorio pontificio all'Italia quindi ai Sabaudi, ma solo perché la Triplice faceva comodo; l'Italia era un utile "cuscinetto" messo tra Francia e l'Austria. Dello Stato pontificio giù a Roma, all'Austria non gli importava proprio nulla (ricordiamoci il grande imbarazzo di Francesco Giuseppe, quando il Papa espresse il desiderio di rifugiarsi in Austria).

In Italia i socialisti un coinvolgimento militare lo temono e chiedono al Governo di esprimersi con una palese neutralità. Il consiglio dei ministri il 1-2 agosto ha dichiarato ufficialmente la neutralità dell'Italia, concludendo "per ora non è possibile guerreggiare". Ma nello stesso giorno stabilisce una severa legislazione economica di guerra e chiama alle armi due classi, e in anticipo anche quella del 1894 (nemmeno ventenni). Non solo, ma il 2 AGOSTO, Re Vittorio Emanuele III con il generale Luigi CADORNA, 64 enne, nominato Capo di Stato Maggiore, ha già deciso di inviare truppe sul Reno. Questo avviene contemporaneamente al comunicato del governo che sta informando il Paese di aver scelto la via della neutralità. Invece il....

9 AGOSTO, il Min. Esteri italiano SANGIULIANO, con una lettera segreta ha già deciso! Ma non di correre in aiuto dell'Austria, ma l'incontrario di combatterla: "Lo faremo - afferma - quando avremo la certezza della vittoria"!
Sempre in segreto SANGIULIANO rivela con una lettera diplomatica a Grey (Min. Est. inglese), le proprie intenzioni: "Quando l'Austria si troverà in difficoltà e noi avremo la certezza della vittoria, tutti insieme, noi (Francia, Inghilterra) l'attaccheremo"!

Nel frattempo - come già accennato sopra- rotti gli indugi il 28 LUGLIO l'Austria dichiara guerra alla Serbia (è l'inizio della Prima Guerra Mondiale) e l'Italia con il Re si prepara a guardare dalla finestra su quale carro salire, se mettersi con gli anglo-inglesi, o schierarsi con l'Austria (ha messo insomma un piede in due scarpe, e andrà incontro a chi uno dei due inizierà a vincere).
(La scena si ripeterà con lo stesso uomo nel 1943, l'8 settembre, a Chieti. Da una parte gli Alleati, dall'altra i tedeschi, e il re in mezzo a vivere le sue 48 ore più fatidiche- Liberazione di Mussolini, la fuga a nord o a sud secondo l'esito del tradimento fatto agli italiani).

Si temporeggia, si é prudenti, visto che i tedeschi nello Champagne ottengono successi all'inizio dell'anno. Si sta aspettando una loro debolezza per colpirli, invece stanno vincendo. Proprio per questo, l'Inghilterra a conoscenza del piano di Sangiuliano fa insistenti pressioni sull'Italia perchè attacchi da sud l'Austria, diventata ora molto pericolosa visto che i tedeschi-austriaci stanno disimpegnandosi a est e puntano sulla Manica. Infatti, i tedeschi dopo la vittoria strepitosa contro i russi (vi  catturano 225.000 prigionieri) il....

4 AGOSTO.... invadono il Belgio, e iniziano a chiudere -a partire dal 2 settembre- in una morsa Parigi. Ma iniziano anche le prime difficoltà alla battaglia della Marna del 12 SETTEMBRE. Qui sono i francesi a ribaltare le sorti della guerra. Due milioni di uomini si affrontano. I tedeschi puntano sulla Manica, a Calais, a Dunkerque, ma a Ypres in novembre sono fermati dai franco-inglesi. Il piano strategico tedesco sta naufragando; le divisioni restano immobili e senza rifornimenti per mesi, inoltre l'intera forza navale é intrappolata nel Mare del Nord. Oltre che impediti a svolgere   missioni di guerra non possono procurarsi facilmente le materie prime. Per spezzare questo accerchiamento, la Germania nel maggio 1916 affrontò la marina inglese nella battaglia dello Jutland nel mare del Nord. Ma la battaglia non bastò a sottrarre agli Inglesi il dominio dei mari. I Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina contro tutte le navi sospettate di portare rifornimenti agli avversari. I sommergibili tedeschi iniziarono ad affondare le navi mercantili e perfino quelle per il trasporto dei passeggeri. Scalpore destò l’affondamento del transatlantico Lusitania, che causò la morte di un migliaio di persone.
(Tuttavia l'intera marina tedesca rimase intrappolata fino alla fine della guerra, e fu costretta a consegnarsi ai vincitori senza aver sparato un solo colpo. Per i tedeschi fu l'umiliazione più beffarda dell'intera guerra)

L'Italia con SAN GIULIANO (visti ora questi risultati sullo scenario della guerra) fa ora  pressioni sugli alleati inglesi per ottenere in caso di un collaterale intervento contro l'Austria, garanzie sulle future spartizioni. Inoltre vuole da inglesi e francesi un intervento navale nell'Adriatico in modo da giustificare l'intervento contro l'Austria con la scusa di voler ristabilire l'equilibrio dei Balcani.

Nel Patto di Londra (lo si liquida in fretta e solo verbalmente) si definiscono i compensi di fine guerra; che all'Italia sembra una guerra breve, già vinta, quasi senza  parteciparvi (un fatto simile si ripeterà nel 1941, ma dall'altra parte della barricata -con i tedeschi che stavano dando l'impressione di stravincere - aggredendo la Francia già spacciata a poche ore dall'arrivo a Parigi di Hitler)

L'Italia a Londra chiede Trieste, Trento, l'Istria, gran parte della Dalmazia, il protettorato sull'Albania, il possesso di Valona, Gorizia, l'Alto Adige e Fiume, tutto verbalmente, ma poi nell'atto formale che sarà stipulato e firmato solo il 26 aprile 1915 ci "si dimentica" di far scrivere dettagliatamente i precisi confini dell'Alto Adige e di Fiume (nasceranno a fine guerra per questa dimenticanza grossi problemi con Wilson che dei patti di Londra   "scritti o non scritti per me non valgono nulla, non sono più validi, perchè sono io che ho vinto la guerra!" (ed era vero!)

In questa fase di stallo, proseguono alcune trattative di pace. Interviene il 10 novembre la Germania che ignorando l'intesa segreta anglo-francese del governo italiano, esercita alcune pressioni sull'Italia per coinvolgerla e rispettare i patti, pur cercando trattative di pace. Gli stessi passi distensivi sono fatti dall'Austria (che è disposta a fare alcune concessioni territoriali pur di non scatenare una sanguinosa guerra - (Alla fine della guerra l'Italia riceverà all'incirca quello che si offriva ora), ma l'Italia con SONNINO prende tempo. Anche perchè  il 16 ottobre é morto SAN GIULIANA, il 31 é caduto il governo SALANDRA, se ne formerà un altro, ma otterrà la fiducia solo il 5 dicembre. Agli Esteri c'è appunto Sonnino che dopo aver visto due giorni prima (il 3) gli austriaci arrivare a Belgrado chiede  a Vienna di   rispettare la Triplice alleanza e chiede quei compensi previsti dall'art.7 in caso di espansione austriaca sui Balcani. Sembra una minaccia quella di Sonnino ma nello stesso tempo vuol dare l'impressione di appoggiarla.

IL 25 DICEMBRE, mentre gli italiani stanno celebrando il Natale, all'improvviso, l'Italia esce allo scoperto coglie di sorpresa tutti e sferra a Valona il suo attacco, occupando la città albanese. Dichiara al mondo che lo ha fatto per impedire l'occupazione ad altre potenze. Ma non specifica quali.  Tutte le trattative di pace si interrompono, ormai é chiaro da che parte sta l'Italia. L'Austria fa sapere a tutto il mondo il tradimento che ha subito, ma ormai è troppo tardi. Le grandi potenze si sono alleate con l'Italia per abbattere l'impero asburgico, anche se stanno facendo il loro ambiguo gioco, promettendo all'Italia territori che "sogna" ma che a fine guerra -costata così cara agli italiani- saranno solo le briciole di questo sogno. Più realisticamente e tragicamente pagherà -quella che sarà poi definita "vittoria mutilata"- con un tributo di 600.000 morti e debiti per 64 anni. Inoltre la beffa. Non sarà neppure invitata a fine guerra a partecipare alle spartizioni dei territori, che, secondo l'infuriato Wilson, l'Italia si é già presa arbitrariamente: il Trentino, l'Alto Adige, e con D'Annunzio è stata occupata Fiume.

Ma torniamo indietro di 4 mesi sullo scenario italiano.....

....su quello esterno agli intrighi (forse) del Parlamento, che per tre mesi non ha un governo. Il 16 ottobre era morto San Giuliano, il 31 ottobre si era dimesso Salandra, e il nuovo governo sempre di Salandra otterrà la fiducia solo il 5 dicembre, accennando a "una Italia pronta agli eventi", per le sue "giuste aspirazioni". I neutralisti sono sconfitti, sono solo i socialisti e qualche singolo a votare contro la nuova linea politica tutta interventista: 413 voti a favore con solo 41 contro.

In questo vuoto di potere,  i ventenni e insieme tutti gli interventisti democratici compresi i radicali, si schierano in una grande manifestazione a Roma a favore della guerra, mentre MUSSOLINI sulle pagine dell'Avanti del 22 settembre organizza un referendum che é quasi un plebiscito a favore della neutralità e del non intervento. Ma passano solo tre settimane e la presa di posizione è completamente ribaltata. Infatti, il......

18 OTTOBRE, MUSSOLINI esce sullo stesso giornale con un articolo sconcertante; sostiene la sua nuova linea politica, che dal titolo s'intuisce quale sarà d'ora in avanti: "Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante". Il suo intervento scatena delle grosse polemiche dentro il PSI, fermo sulle posizioni neutraliste e pacifiste. La rottura é inevitabile, Mussolini é costretto il 20 ottobre a dimettersi dal giornale. Ma trova subito molti appoggi nella grande borghesia, negli industriali, e con i loro fondi dopo pochi giorni, il 15 novembre fonda a Milano il Popolo d'Italia. E' finanziato dai liberali di destra, antisocialisti e interventisti.   Un tradimento per i socialisti;  il 24  Mussolini viene espulso dal partito. E' la rottura definitiva di Mussolini con i partiti dei proletari.

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