3 Agosto 1914
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La
dichiarazione italiana |
L'ambasciatore tedesco a Roma, Barone Ludwig von Flotow,
al Ministero degli Esteri tedesco [tx5940]* Telegramma 161Roma, 31 luglio, 1914
Il Governo locale ha discusso, al Consiglio Ministeriale tenuto oggi, la questione dell'atteggiamento dell'Italia nella guerra. Il Marchese San Giuliano mi ha detto che il governo italiano ha considerato la questione in ogni aspetto ed è giunto nuovamente alla conclusione che la procedura austriaca contro la Serbia deve essere vista come un atto di aggressione e che di conseguenza un casus foederis, secondo i termini del trattato della Triplice Alleanza, non esisteva. Perciò l'Italia avebbe dovuto dichiararsi neutrale.
Alla mia violenta opposizione a questo punto di vista il ministro continuò a dichiarare che poiché l'Italia non era stata informata in anticipo della procedura austriaca contro la Serbia, poteva con meno ragioni aspettarsi di entrare in guerra, dato che gli interessi italiani erano direttamente danneggiati dall'azione austriaca.
Tutto ciò che poteva dirmi ora era che il governo locale si riservava il diritto a determinare se fosse possibile per l'Italia intervenire più tardi tra gli alleati, se, al momento, gli interessi italiani fossero stati soddisfacentemente protetti. Il ministro, che era in uno stato di grande eccitazione, disse per spiegare che l'intero Consiglio dei Ministri, eccetto se stesso, aveva mostrato un'evidente avversione per l'Austria.
Era stato ancora più difficile per lui contestare questi sentimenti, perché l'Austria, come seppi io stesso, continuava così persistentemente con una riconosciuta offesa agli interessi italiani, tanto da violare l'articolo 7 del Trattato della Triplice Alleanza, e perché stava rifiutando di dare una garanzia per l'indipendenza e l'integrità della Serbia. Rimpiangeva che il governo imperiale non avesse fatto di più per intervenire a persuadere l'Austria a una temporanea condiscenza.Ho l'impressione che non sia ancora necessario rinunciare a ogni speranza per il futuro qui, se gli italiani venissero accontentati parzialmente riguardo alle domande richieste sopra o in altre parole, se venisse loro offerto un compenso. Tuttavia, non può essere negato che l'atteggiamento che l'Inghilterra ha assunto ha decisamente diminuito le prospettive di una partecipazione italiana in nostro favore.
Nel frattempo, ho fatto notare al ministro nella maniera più evidente possibile l'impressione estremamente spiacevole che un tale atteggiamento avrebbe provocato in noi, e ho richiamato alla sua attenzione le conseguenze che avrebbero potuto svilupparsi per l'Italia nel futuro come risultato.
FLOTOW
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L'Ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey,
al Conte BerchtoldRoma, 30 Luglio, 1914
Telegramma Il Ministro degli Affari Esteri ha spontanemente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea.
Dato che il carattere della Triplice Allenza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per se stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in una operazione militare o rimanendo neutrale. Personalemente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmentre ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.
VON MEREY
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L'Ambasciatore francese a Roma, M. Barrere,
a M. Rene Viviani, Presidente del Consiglio,
Ministro per gli Affari EsteriRoma, 1 Agosto, 1914
Ho visto il Marchese di San Giuliano questa mattina alle otto e mezza, per avere precise informazioni da lui riguardo l'atteggiamento dell'Italia in vista degli atti provocatori tedeschi e dei risultati che essi potrebbero avere.
Il Ministro per gli Affari Esteri ha risposto che ha visto l'Ambasciatore tedesco ieri sera. Herr von Flotow gli ha detto che la Germania ha richiesto al governo russo di sospendere la mobilitazione e al governo francese di informarli riguardo le loro intenzioni. La Germania ha dato alla Francia un tempo limite di diciotto ore e alla Russia un tempo limite di dodici ore.
Herr von Flotow come risultato di questa comunicazione ha chiesto quali fossero le intenzioni del governo italiano.
Il Marchese di San Giuliano ha risposto che poiché la guerra intrapresa dall'Austria era aggressiva e non rientrava nel carattere puramente difensivo della Triplice Alleanza, particolarmente in vista delle conseguenze che potrebbero risultare da essa secondo la dichiarazione dell'Ambasciatore tedesco, l'Italia potrebbe prendere parte alla guerra.
BARRERE
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Poi
si fece la guerra. Finì come finì.
Ma qualcuno profetizzò subito !!!
Correva
l'anno 1934...Hitler era appena salito al potere.
In giro per il mondo "aria di tempeste"
"Nella Grande Guerra,
andarono in aiuto alla Serbia i Russi, si mobilitarono gli inglesi, si schierò la
Francia, scese in lizza l'America a partecipare alla carneficina per "salvare la
democrazia mondiale" e così via fino a questa rivoluzione hitleriana ed alla presente
situazione europea, di questa Europa oggi più pavida che mai nel prolungamento di una
siffatta concatenazione dei fatti.
Iniziò con il proposito dell'Austria, che era soltanto quello di punire la Serbia, e
credeva di poterlo fare senza che nessuno intervenisse. E invece intervenne la Russia, e
poi la Francia, l'Inghilterra, tutto il mondo.
"Non era certo colpevole il giovane anarchico Princip, della guerra mondiale. Ma la storia degli assassini politici dimostra che nessuna forza di polizia é valida contro un uomo disposto a dare la propria vita per la vita di quell'altro ch'ei vuole sopprimere. Contro il fanatismo politico é inetto qualunque provvedimento d'ordine. Finchè non declini, o almeno si disciplini, il furioso nazionalismo che oggi divide l'Europa, il continente non può considerarsi al sicuro, e non si possono ventilare pronostici sul mantenimento della pace senza specificare riserve relative a "un altro Sarajevo". Vi sono oggi in Europa almeno tre Capi di Stato la cui morte improvvisa può portare una catastrofe su tutto il mondo occidentale.
"Oggi
l'Europa é divisa tra i popoli che hanno ottenuto quello che volevano e i popoli
che vogliono quello che gli altri hanno. Forse c'é ancora qualcuno che pensa
che una piccola spedizione punitiva, o una sanzione qui e un'occupazione là,
possa giovare. Da quanto sento dire pare che oggi in Europa ci siano altri individui
tormentati dalla stessa idea.
"Poi scoppiano le Sarajevo, le scintille, e il mondo cade nel baratro.
"Ci sono 6 milioni di uomini in divisa. Che cosa aspettano?
"La prossima guerra avrà il proposito di Punire Danzica, siamo quasi sicuri, nessuno interverrà, poi dovranno intervenire la Russia, poi la Francia, l'Inghilterra, tutto il mondo!"
(Dal libro inchiesta Ci sarà la guerra in Europa?
del famoso giornalista-saggista Knickerbocker, era l'anno 1934.
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