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L'ENTRATA IN GUERRA - LA STAMPA FU DECISIVA

L'AFFONDAMENTO DEL LUSITANIA

MA NON CI FU SOLO LA GUERRA, MA TERREMOTI, ERUZIONI, EPIDEMIE, TENSIONI SOCIALI

Scoperte/Scienza - Cultura/Costume - IL TERREMOTO NELLA MARSICA (ABRUZZO)

Mussolini alla manifestazione degli interventisti a Milano il 14-maggio

LA GRANDE GUERRA - Fra le tante manifestazioni di protesta sia contro o favorevoli alla guerra, BENITO MUSSOLINI come abbiamo letto in precedenza, dopo le accese ostilità per la non belligeranza, si era schierato con gli interventisti, pubblicando un articolo "Dalla neutralità assoluta, all'attiva." Si offre persino volontario! Motiva il cambiamento con le terre irredente; ma il motivo (forse umano) lo troviamo senza dubbio a Trento: odia gli Austriaci; il suo é un conto personale da regolare! I giorni di carcere a Trento e le umiliazioni ricevute hanno lasciato il segno! (vedi  ANNO 1911)

Proseguendo le sue operazioni militari, l'Austria, ha ottenuto un grande successo a Est contro i russi, e disimpegnatasi da questo fronte sferra con gli alleati tedeschi l'attacco alla Francia cogliendo altri successi. Sottovaluta però gli alleati dei francesi, l'Inghilterra, finora considerata solo una potenza navale non in grado di interferire sulla terra ferma.

A Ovest l'offensiva tedesca e la controffensiva francese si é svolta   nella regione della Champagne, ma ambedue senza alcun esito. A Est invece l'alleanza della Bulgaria con l'Austria permette  dal maggio all'agosto di sfondare con un colpo decisivo sul fronte orientale (battaglia di Gorlice-Tarnáw) costringendo i Russi a evacuare Leopoli, Lublino e l'intera Polonia (Varsavia cadde il 5 agosto) e  compromette pure la situazione degli Alleati nei Balcani; infatti, negli ultimi mesi dell'anno (ottobre e novembre) si ebbe  il crollo della Serbia, attaccata da due lati dai Bulgari e dagli Austriaci.
L'Italia dopo l' indefinibile occupazione di Valona, non vedendosi accontentata nelle sue richieste di spartizioni, il 12 febbraio avverte Vienna che qualunque azione militare   sui Balcani, verrà considerata in contrasto con l'art.7 con gravi   conseguenze. E -quasi come un ultimatum- si fissa perfino la data, il 1° marzo, per una eventuale accordo. Intanto  a metà febbraio ha già avviato trattative segrete con le potenze dell'Intesa per un intervento. 
Le trattative si conclusero più tardi con la firma del patto di Londra (26 aprile) ma il trattato rimarrà segreto fino al 1917; quando intervenne l'America,  e Wilson questo trattato lo considerò nullo, le spartizioni le avrebbe fatte lui. ("Io allora non c'ero. Inoltre i vincitori ci devono del denaro. Hanno avuto del denaro? E allora paghino! I debiti si pagano!"

La Gran Bretagna invece, entra d'impeto sullo scenario della guerra dopo che i tedeschi dalla Manica hanno sferrato  un attacco aereo  su Londra coi dirigibili Zeppellin.  Gli inglesi  ribaltano subito la situazione; ed è previsto ora, dopo l'inaspettato successo, un attacco in profondità che appare molto serio e che induce gli austriaci a una richiesta di negoziati di pace. Facciamo ora attenzione a questi negoziati che potrebbero evitare sia questa Prima Guerra Mondiale, che la Seconda, visto che della prima la seconda  non fu altro che una logica conseguenza. "Si fermarono solo le bocce, si fece una pausa, e le "Olimpiadi della morte" ripresero"

Si dirà in seguito della Seconda, che era uno scontro fra due ideologie dove ognuna voleva farsi le proprie ragioni. La liberal democratica con la sua dignità liberista con il principio e il motto "i debiti si pagano". La Germania  nazionalsocialista  e l'Italia fascista  con l'altrettanta dignità di due popoli orgogliosi (la prima alla fine di questa guerra fu politicamente sconfitta nonostante militarmente efficiente, la seconda umiliata nonostante la vittoria) che con quel principio liberista erano stati messi economicamente in ginocchio. Entrambi i due Paesi si identificarono in due uomini che si arrogarono il diritto di trasformarsi in "giustizieri" per i torti subiti, e che si può condensare con questa frase di Hitler che parlava a nome di tutti i tedeschi: "Con la nostra guerra che non vi ha neppure sfiorato, voi vi siete arricchiti e in più volete umiliarci e anche strozzarci l'economia nel pretendere i debiti da un popolo in ginocchio".

16 MARZO - L'AUSTRIA quasi rassegnata sta avviando trattative di pace con l'Italia (anche queste tenute però segrete ai nuovi alleati inglesi e francesi). Le offerte del governo austriaco sono le seguenti: 1) L'Austria é disposta a cedere il Trentino fino al confine bolzanino di Salorno. 2) A cedere tutta la riva occidentale dell'Isonzo (che costerà poi all'Italia quasi 500.000 morti per conquistarsela con le armi) e a concedere piena autonomia amministrativa su Trieste. 4) A garantire il suo disinteresse per l'Albania. 5) Acconsentire all'occupazione italiana a Valona, 6) Infine per Gorizia e alcune isole della Dalmazia  a fare "aperture" per un "benevolo esame".

(A fine guerra l'Italia avrà all'incirca quanto gli é stato offerto, più l'Alto Adige che ha però occupato senza il permesso di Wilson. Una spartizioni detta "vittoria mutilata". Saranno i patti arroganti di Versailles ("una svendita dell'Europa" dirà un presente)   l'origine della seconda guerra mondiale. Mentre  l'Alto Adige, sempre vantando le famose "linee Wilson", la sua questione la trascinerà fino alla fine degli anni '60, quando sarà riconosciuto a questo territorio una singolare Autonomia, con uno statuto speciale, detto "patto Gruber-De Gasperi". - Attualmente (anni 2000) trova ancora insoddisfatta la regione, che mira e mirerà sempre all'indipendenza totale. Dopo la Grande guerra, per venticinque anni accettarono il fatto compiuto, ma poi l'8 settembre del 1943 aprirono le porte a Hitler).


A queste offerte austriache, l'Italia pone le sue condizioni: due settimane per concludere, e vuole la rinuncia anche su tutta la provincia di Bolzano fino al Passo del Brennero, anche se la popolazione parla il tedesco ed é interamente contraria all'annessione all'Italia. L'Austria risponde nei termini, ma non accetta quest'ultima cessione. Ora si sente nuovamente forte perché ha trovato l'alleata Germania che la incita a proseguire la guerra.

I tedeschi (o meglio i grandi capitalisti) sono preoccupati nel loro territorio per un attacco concentrico.
Sanno che se i serbi, ungheresi, italiani, russi e francesi e inglesi vincono la guerra, perderebbero altri importanti territori vitali per il Paese ai quattro punti cardinali. Così l'insistenza tedesca che ha questi timori; l'indugiare degli italiani tra la neutralità e l'intervento (sia nei politici sia nei vari moti di piazza); più le fallite trattative di pace dove le richieste degli italiani viste sopra  ritenute inaccettabili, fanno cambiare l'ultimo atteggiamento assunto dall'Austria -che era quasi moderato.

  ANCHE SALVEMINI CI RIPENSA


 
APRILE - SONNINO a Londra, con l'ambasciatore FRANCAVILLA, stipula e formalizza il patto segreto: viene deciso in concerto a chi spetterà a guerra finita i territori (solo a parole erano stati definiti l'anno scorso) e si pretendono quelli già accennati sopra. Solo a queste condizioni, dopo trenta giorni l'Italia è disposta ad entrare in guerra a fianco degli inglesi, francesi e russi e quindi ad attaccare l'Austria dai confini veneti friulani e carsici.

Londra acconsente e fa l'Intesa (scritta). Mentre il Re inizia a fare la sceneggiata in Italia. Dichiara che si dimetterà se la Camera voterà a sfavore della guerra contro l'Austria. 320 sappiamo già  sono neutralisti e lo esprimono con un loro biglietto segreto a Giolitti.
Il re di nascosto ha già fatto un preciso accordo con lo Zar, il re d'Inghilterra e la Francia. I Savoia non sono nuovi nello schierarsi o con l'Austria o con la Francia, pur essendo imparentati. In questa circostanza i Savoia hanno l'ultimo rancore: la Francia anni 1861, che si era opposta al loro regno,  pur essendo laica appoggiava i diritti del Papa e considerava il titolo dei Savoia un'usurpazione, mentre l'Austria paradossalmente pur essendo cattolica appoggiava i Savoia quindi verso l'Unita' d'Italia e si schierava contro il Papa. 

Altrettanto rancore della Francia che sognava la rivincita contro la Prussia che l'aveva umiliata nel 1870 e inoltre rivoleva indietro i territori dell'Alsazia e Lorena persi nel 1871. Il piano francese prevedeva appunto un'offensiva generale in Lorena, partendo dai due lati delle fortificazioni di Metz.

Se all'inizio questo rancore dei Savoia verso la Francia c'era, a metà strada, trovò i motivi per passare segretamente dall'altra parte. Non accettò nonostante gli accordi di schierarsi al suo fianco, ma aspettò che s'indebolisse per poi attaccarla. Un voltafaccia che fu considerato dall'Austria un vero e proprio tradimento.

(Qualcosa di simile accadrà l'8 settembre 1943, quando a metà strada dell'"avventura", il re d'Italia, trovò opportuno abbandonare non solo l'alleato, ma scappare da quell'Italia che gli aveva dato la corona e che sperava ancora in una sua dignità nel dopo 25 luglio 1943 quando esonerò il capo del fascismo. Invece, mise in salvo il suo tesoro in Svizzera, e scappò come un mariuolo, commettendo l'ultimo atto disonorevole: quello di consegnare l'intero esercito allo sbando in mano all'infausto alleato per farne scempio con i suoi rastrellamenti e le nefandezze.
Vittorio Emanuele III come un codardo, scappava da una nazione Italia in sfacelo, insensibile a quella famosa frase di suo nonno Vittorio Emanuele II che pronunciò prima di accettare il titolo di re d'Italia nel 1859 (10 gennaio) : "Non sono insensibile al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi Savoia". Fu così' sensibile che riempiti i bagagli di tesori se la svignò come un mariolo con tutti i Savoia e i Savoiardi). (ma ne riparleremo!)

IL 9 MAGGIO Giolitti implora il parlamento di riprendere le trattative di pace, afferma che è meglio accettare le proposte fatte dall'Austria: "....per la guerra l'Italia non è preparata; ci costerà centinaia di migliaia di vite umane. Inoltre il conflitto in questo momento di grande crisi si trasformerebbe in un disastro economico per tutto il Paese, oltre le ripercussioni sul miglioramento sociale".

Ma le manifestazioni interventiste continuano in tutte le città, in contrapposizione a quelle pacifiste che però queste ultime (all'improvviso) non sono più permesse. La Camera improvvisamente fa il voltafaccia e vota a favore. Quindici giorni dopo, il 21 maggio concede poteri straordinari al governo in caso di guerra, con 407 a favore, 74 contrari, mentre il Senato (forse più saggi!) 281 contro 281.
Cosa si farà in caso di guerra? Ma è già tutto deciso. Il giorno dopo.....

Il 22-23 MAGGIO si vota la mobilitazione generale, il 24 maggio l'Italia dichiara guerra all'Austria e IL 23 GIUGNO al comando del GENERALE CADORNA, l'esercito italiano sferra la sua prima offensiva, sull'Isonzo........

Il piano del generale Cadorna consistette nell'offensiva limitata al settore orientale, quello delle Alpi Giulie e dell'Isonzo, con obiettivi Trieste e Lubiana. Ma nessuno degli obiettivi che il comando supremo italiano si era prefisso venne raggiunto. Quattro successive battaglie sull’Isonzo non modificarono il fronte.   L'intervento italiano e l' offensiva servì solo agli alleati, all'esercito russo in ritirata nella Polonia evitandogli una schiacciante sconfitta, e favori l'azione difensiva francese.  (ma questo a fine guerra non fu tenuto in nessuna considerazione, né gli si diede grande importanza).

21 AGOSTO - L'Italia é costretta anche a aprire le ostilità contro la Turchia. Il patto di Londra lo impone.  Il consiglio dei ministri vota dunque anche la dichiarazione di guerra alla Turchia per non perdere qualcosa (o poi guadagnare ) sui Balcani (Croazia, Dalmazia, Albania)  o in Libia. Del resto i due alleati, gli anglo francesi già il 25 aprile sono sbarcati nella penisola turca di Gallipoli.
Nel patto è menzionata anche la dichiarazione di guerra contro la Germania, ma si temporeggia, si ha quasi un timore riverente contro questa immane forza, e nonostante alcuni sottomarini colpiranno navi italiane nel Mediterraneo, la dichiarazione verrò presentata solo dopo un anno, nell'agosto del 1916, quando la Germania ormai aveva già subito la clamorosa disfatta a Verdum e alle Somme.

16 OTTOBRE - Si vota tra i contrasti (politici e anche militari - ma Cadorna é contrario, preferisce una sbarco in Grecia) una spedizione in Albania, per portare soccorso ai serbi rifugiatisi, dopo essere stati attaccati a nord dagli Austriaci a est dai Bulgari. Il corpo di spedizione partirà poi per l'Albania solo a fine dicembre.

18 OTTOBRE - Si svolge tra questa data e il 2 dicembre la terza e la quarta battaglia battaglia sull'Isonzo. Il tentativo di sfondare il confine fallisce miseramente. Le difese austriache sono efficiente e strategicamente sono state ben disposte.

4 DICEMBRE - Nonostante questi quattro consecutivi insuccessi, anche drammatici per il numero dei morti, l'anno si conclude alla Camera con i parlamentari che approvano la linea del governo con una voto superiore a quello espresso  in maggio a favore della guerra. Ci sono solo 48 contrari, mentre 406 sono a favore della politica estera  di Sonnino e Salandra.

Questo nell'ambiente politico, ma facciamo ora una panoramica sull'Italia appena entrata in guerra.....
e al primo impatto con le prime sconfitte.

PANORAMICA sull'Italia 1915

IN MAGGIO, sulle piazze d'Italia questa è la situazione: solo gli studenti la guerra la vogliono. Ascoltano affascinati MUSSOLINI a Milano e a Roma D'ANNUNZIO, che rientrato dall'estero dopo 5 anni di fughe per evasione fiscale, ha il suo momento di gloria. Incita con la retorica e lo spirito nietzschiano a "vivere pericolosamente" le "radiose giornate di Maggio", accusando GIOLITTI di essere un "traditore della Patria". (Nietzsche non aveva mai pronunciato la prima frase, la sua era "vivere ipoteticamente").

A volere la guerra insomma era una minoranza. Il sud era contro il conflitto perché temeva di perdere con i suoi prodotti agricoli i mercati d'Europa; e del resto dalla popolazione non era nemmeno "sentita" questa guerra che l'avrebbe coinvolta fuori dai suoi "nuovi e sofferti" confini.
 L'Italia centrale era (lo dice un rapporto della polizia) in prevalenza neutralista. Nel nord, il Piemonte era giolittiano quindi pacifista, e il veneto (anch'esso con qualche "amarezze" patite nell'Unità) era legato alla Chiesa, schierata per il non intervento (anche se c'era  Della Torre presidente dell'Unione popolare che cavillava sulla neutralità "assoluta" e quella "condizionata" dal diritto di difendere il patrimonio morale della nazione. Il proletariato allineatosi ai sindacati socialisti anch'essi erano contro. I fautori della guerra erano quindi solo in Lombardia, soprattutto a Milano, seguita da Genova e Roma, città dove si svolsero accese manifestazioni a favore.

Altri italiani comuni invece la pensarono molto diversamente, lo vedremo quando saranno chiamati alle armi a combattere con CADORNA che semina il terrore fra i soldati. Chi non ubbidisce ai suoi attacchi folli, chi indietreggia in battaglia, chi lo critica, lui applica la "romana " decimazione, "per farsi ubbidire e dare l'esempio ai vili e ai codardi" (più avanti lo vedremo all'opera).

SALANDRA e il Re a maggio hanno comunque deciso la mobilitazione generale e l'entrata in guerra, senza avvertire i veri sentimenti della popolazione, scavalcata da forti pressioni dai giornali come il Corriere di Albertini, dagli intellettuali, dalle manifestazioni di Mussolini e dai gruppi industriali che dalla guerra avevano tutto da guadagnarci con le forniture militari, come l'Ansaldo di Genova o la Fiat di Torino i due più grandi beneficiati dalla tragedia di un popolo intero.

La guerra fa cambiare subito il clima nelle fabbriche. Si abolisce il diritto di sciopero e negli stabilimenti vige la disciplina del codice militare con ufficiali in divisa che sono preposti: al controllo, alle denunce, a condannare per direttissima e ad applicare le pene. Orari di lavoro 70-75 ore settimanali, che permetteranno sia agli "imboscati" che ai "padroni" di fare lauti guadagni ma anche ricevere per quattro anni il disprezzo del popolo.

Basti pensare che l'ANSALDO (metallurgia) passerà da 4000 a 56.000 operai, la Fiat da 4.000 a 45.000 (a fare motori, carri, aerei, materiale bellico vario). Il clima dei 600.000 operai militarizzati diventa di terrore, visto che si commineranno 1.650.000 multe e 28.600 saranno le condanne alla prigione. La produzione balzerà nei 4 anni dal 5,6%, al 10,8%, al 21,6%, al 30,51% (!!). Un vero affare per pochi!

Poi l'Italia di quest'anno, vigilia e primo anno di guerra, non ha soldi. Ricorre a un prestito nazionale di 1.000.000.000, poi a un altro di 1.070.000.000, e 1.250.000.000 li ottiene in prestito dall'Inghilterra. Siamo appena all'inizio di un indebitamento colossale che a guerra "vinta" si aggiungeranno gli spropositati conti degli aiuti americani forniti all'Italia nell'ultima fase della guerra.

Debiti per 62 anni", che per Mussolini fu il motivo principale per scatenare le sue feroci battaglie verbali per rivedere sia "quelle inique spartizioni di Wilson che hanno beffato l'Italia", e sia per non voler pagare quei debiti che " i nostri salvatori pretendono anche con gli interessi, vanificando così i grandi progressi economici che l'Italia sta raggiungendo".

Furono fatte poi delle dilazioni di pagamento (fino al 1988! - e non è un errore!), ma poi nel '29 entrata in crisi l'economia americana, gli USA li sollecitarono e resero furibondo Mussolini, ma soprattutto la Germania, che a quelle condizioni umilianti di resa subita a fine guerra (che avrebbe adirato anche un santo, e questo lo pensavano in tanti a fine guerra, compreso qualche ministro americano, come vedremo)  con i pagamenti degli esosi danni  era piombata in un disastro economico senza pari. Asfissia di una nazione, che aveva alle spalle, rispetto agli americani, ma anche rispetto a molti Stati europei, storia, cultura, civiltà secolare.

(Questa guerra fu l'origine dei mali del poi. Nessun storico può negare che senza lo spirito predatorio e imperialistico dei vincitori anglo-francesi ma soprattutto americani e con l'arroganza di Wilson al tavolo della pace di Versailles nei confronti della vinta e democratica Germania di Weimar e nei confronti della Liberal-Borghese "vincitrice" Italia,  non poteva nascere in Germania il nazionalsocialismo (poi nazismo) di Hitler e in Italia il fascismo di Mussolini. E non ci sarebbe stata neppure la Grande Guerra, almeno per l'Italia, se non fosse stata spinta a farla una minoranza, un manipolo di studenti, professori, universitari con alla testa due capipopolo, Mussolini e D'Annunzio. Due tragici personaggi che faranno cambiare il destino all'Italia per tutto il secolo).

ANDIAMO ORA ALLE ROVINOSE OPERAZIONI IN GUERRA - Affidato il Comando al GEN. CADORNA, il 23 GIUGNO i reparti italiani combattono la prima battaglia sull'Isonzo e fino a dicembre con altre tre interventi (18 LUGLIO, 18 OTTOBRE, 10 NOVEMBRE) non ottengono nessun risultato rilevante. Ma vi muoiono quasi un quarto dei soldati del contingente, 62.000 morti e 170.000 feriti. A quelli che indietreggiavano in prima linea, evitando di mandarli "sotto processo", ci pensa Cadorna a condannarli. Una fucilata alla schiena alla presenza degli altri.

CADORNA attua una disciplina di ferro, chiede pieni poteri sul campo, non vuole processi. Nell'"insubordinazione" e nella "viltà degli italiani" (darà sempre a questi motivi la perdita di una battaglia) lui usa il fucile alla schiena. Ad Asiago in una battaglia sfortunata per il 141° Regg.to, ne uccide uno su dieci, ufficiali e soldati. Prendendoli a caso. Per dare l'esempio!

É solo la prima delle decimazioni, ne seguirono 141 con una media di 40 morti ciascuna e altre che non si conoscono. E' il caso del 138° fanteria che sbandatosi a causa della morte del comandante iniziò a ripiegarsi, ma trovarono le mitragliatrici italiane del 138° fanteria alle spalle che li mandò tutti al creatore. A Padova al comando d'armata furono trasferiti alcuni di questi ufficiali, condannati alla fucilazione alla schiena; come digestivo, fu offerto nel parco della villa, lo spettacolo  alle dame degli ufficiali che avevano partecipato a una cena.

Pochi erano gli italiani che volevano combattere questa guerra. Lo dicono le cifre molto indicative: 870.000 processi, 160.000 incolpati di renitenza, 400.000 con l'accusa di insubordinazione, 210.000 condanne, 15.000 condanne all'ergastolo, 4028 esecuzioni con "fucilazione alla schiena". I morti alla fine furono 600.000, il quadruplo della 2a Guerra Mondiale. Esercito operante 4.200.000 uomini, mobilitati 5.500.000. (Quattro anni di tragedie e di sfacelo per poi ottenere alla fine, poco più di quanto era stato offerto, e debiti per 70 anni. Una "beffa")

Il male era che c'era poca coesione, una poca sentita partecipazione degli italiani, non proprio sovversivi, come si volle far apparire. L'inadeguatezza dei materiali, carenti e scadenti, provocò non solo le cifre di sopra ma dal 1914 al 1918 abbandonarono il Paese 1.713.000 italiani per rifugiarsi con tutti i mezzi nei paesi d'oltralpe o in America, visto che CADORNA non operava per rendere meno sanguinosi gli enormi sacrifici dei bravi eroici, sfortunati soldati italiani, che non potevano per nessuna ragione al mondo operare una ritirata. Cadorna non perdonava.

Seguiremo ora gli sviluppi di questa pazzia..................il prossimo anno.....

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