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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1917 (5)

L'INTESA GUADAGNA L'ALLEATO USA, MA PERDE L'ALLEATO RUSSIA

LA RIVOLUZIONE RUSSA - LE OFFERTE DI PACE SEPARATA DELL'AUSTRIA - IL CONVEGNO DI SAN GIOVANNI DI MORIANA - INCONTRI SENZA L'ITALIA - DECISO RIFIUTO DELL'ITALIA - CADORNA FA I PREPARATIVI PER LA NUOVA OFFENSIVA SULL'ISONZO
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LA RIVOLUZIONE RUSSA

Dopo gli interventi di WILSON al Congresso americano e la sua decisione di entrare in guerra contro la Germania, l'Intesa nel conflitto guadagnava con l'intervento degli Stati Uniti in Europa un alleato, ma negli stessi giorni ne perdeva un altro: la Russia.

La Russia quasi sull'orlo della disfatta, era stanca del conflitto, era da qualche tempo matura per la rivoluzione sociale, e fu, alla prima scintilla, il primo dei regimi dell'Europa centrale e orientale a crollare sotto il peso e le tensioni della guerra.
L'esplosione era attesa, sebbene nessuno potesse prevedere il tempo e l'occasione della detonazione. Nemmeno Lenin ci sperava. Poche settimane prima dell'8 marzo 1917, nel suo esilio in Svizzera si era ancora chiesto se sarebbe mai vissuto abbastanza per vedere scoppiare la rivoluzione.

L '8-12 marzo invece (il 23-27 febbraio secondo il calendario russo) improvvisamente accadde di tutto, nel modo e con delle circostanze del tutto impreviste e in una forma quasi spontanea.
L'8 marzo a Pietrogrado (Pietroburgo fino al 1914) era il giorno della tradizionale ricorrenza nella quale il movimento socialista celebrava la Festa della Donna, e appunto questa giornata iniziò il mattino con una dimostrazione di donne operaie che reclamavano condizioni più umane nel lavoro e soprattutto chiedevano pane. La dimostrazione di quel giorno, coincise con un periodo di serrata attuata dalle fabbriche metallurgiche Putilov, per contrastare quella forza militante socialista che da qualche tempo organizzava scioperi, anche questi, per le insopportabili condizioni di vita nelle fabbriche, per i bassi salari, per i massacranti orari di lavoro.

Il fiume era ancora ghiacciato, e proprio attraverso questo passaggio, ci fu una marea di manifestanti che dai sobborghi industriali, iniziò a riversarsi in città e a convergere al centro della capitale. Dalla dimostrazione sempre più numerosa e minacciosa, si passò al saccheggio dei forni del pane e alle prime colluttazioni con la polizia; in poche ore lo sciopero si mutava in vera e propria insurrezione, resa -e questa fu una vera sorpresa- più grave dalla partecipazione di parte delle guarnigioni della capitale. Tutta la fragilità del regime venne alla luce quando alcuni reparti dello zar, compresi i fedelissimi cosacchi, agli ordini perentori dei loro superiori di condurre la repressione, prima esitarono, poi si rifiutarono di sparare sulla folla, ed infine iniziarono a fraternizzare con i dimostranti.

Il giorno dopo, il 9 marzo, anche la Duma (assemblea rappresentativa, creata dopo la rivoluzione del 1905 - questa era composta da 525 membri di varie classi) si schierava con gli insorti; il 10 il resto della guarnigione zarista si univa ai ribelli; l'11 lo Zar sospendeva la Duma, ma questa aveva già costituito un Governo provvisorio liberale (Comitato esecutivo) presieduto da RODZIANKO, che eleggeva il 12 marzo un ministero con a capo il principe LVOV.

Furono 4 giorni di rivolta spontanea, senza una guida politica, che posero fine a un impero!

Dalla capitale ben presto la rivoluzione si estese alle province cominciando dai grandi centri di Mosca e di Karkof. Il 15 marzo aderì alla rivoluzione il granduca MICHELE, comandante nel Caucaso, e lo Zar NICOLA II, che si trovava a Pekoff, messo alle strette, abdicò per sé e per il figlio in favore del granduca suo fratello, il quale però, il 16, annunziò che, prima di accettar la corona, avrebbe aspettato che si pronunziasse la Costituente.

Ma la rivoluzione (con molti militari che si erano alleati con i lavoratori in rivolta) aveva preso il suo caotico corso, anarchico senza esserlo perchè era inizialmente una "rivoluzione borghese"; distrutto la potenza militare russa, la cui dissoluzione si effettuava con la stessa rapidità con la quale progrediva la rivoluzione; la quale rimosse dagli uffici i granduchi, internò a Zarskojé-Selo, lo Zar, la Zarina e i figli e lasciò che l'autorità militare fosse trasferita al "soviet di Pietrogrado".
Ma il nuovo governo che non era già più del partito del liberalismo borghese (avevano meno del 2,5 % dei deputati nell'Assemblea) si trovò subito in conflitto con il "Soviet" degli operai e soldati, costituitosi il lo stesso giorno del 12 marzo per iniziativa dei partiti socialisti, che per prima cosa reclamavano l'immediata conclusione di una pace "senza indennità né annessioni" e promuovevano la costituzione di organi di democrazia diretta in tutti i reparti dell'esercito e nei luoghi di lavoro.
Il 21 marzo, il governo provvisorio, riconosceva l'indipendenza della Finlandia, pur nell'ambito di una progettata federazione russa; il 12 aprile, la concedeva all'Estonia.
Il nuovo Governo, fu presentato ai popoli dell'Intesa come un Governo nazionalista (governo liberal-democratico) fautore della guerra ad oltranza, e fu subito riconosciuto dall'Italia, dalla Francia e dall'Inghilterra, le quali accettarono le dichiarazioni (1° maggio) del ministro degli Esteri PAVEL NICOLAEVIC MILIUKOFF; s'impegnò, affermando che "...la Russia avrebbe continuato energicamente la guerra a fianco degli Alleati dell'Intesa".

MILIUKOFF parlava in nome della Russia, ma tutta la Russia non era quella da lui rappresentata. Di "soviet" (consigli) ne erano nati ovunque, spesso composti da gente comune, senza esperienza politica, figuriamoci poi se in grado di prendere il potere e capace poi di gestirlo; la Russia non era mica un Comune, era il più grande Paese del mondo; occorrevano menti capaci.
Ma anche quelli che l'avevano questa esperienza (partiti o organizzazioni rivoluzionarie - bolscevichi, mensevichi socialdemocratici, socialisti rivoluzionari, ecc.) usciti dalla clandestinità, ognuno cercò di o di insediarsi nelle assemblee per coordinarle e convertirle al proprio indirizzo, oppure di spazzarle via e istituirne delle proprie.

Il 16 aprile era tornato dall'esilio LENIN ed altri dirigenti. Il partito bolscevico varò un suo programma che prevedeva: l'assunzione di tutti i poteri da parte dei consigli degli operai e soldati (Soviet); l'immediata cessazione della guerra; la distribuzione delle terre ai contadini; il controllo operaio sull'industria.
Questa potenziale pretesa egemonia dei bolscevichi sul Soviet (meglio dire councils) di Pietrogrado fu però contesa da quelle forze (mensceviche socialdemocratiche) favorevoli ad un compromesso con il governo provvisorio. Insomma, una sinistra in lotta al proprio interno che aveva due orientamenti.

Il 16 maggio il governo provvisorio vacillante nel caos anarchico che si è ormai creato, subisce un rimpasto, ed il socialrivoluzionario KERENKSIJ, nominato ministro della guerra, tenta di riorganizzare l'esercito. Già in giugno quest'esercito tenta di lanciare una nuova offensiva, ma è battuto; sferrato un attacco nella Galizia orientale, gli Austro-Tedeschi costringeranno ad evacuare la regione; in seguito conquisteranno poi Riga, la Lettonia e le isole del mar Baltico.

A questo punto fra le truppe si diffondono l'organizzazione e la propaganda dei bolscevichi; slogan come "Pane, pace e libertà" fanno crescere in pochi mesi il consenso.
Dal 16 al 18 luglio, si susseguono a Pietrogrado dimostrazioni di sfiducia verso il governo provvisorio; masse di operai e soldati manifestano chiedendo il trasferimento del potere al Soviet bolscevico. Il 20 dello stesso mese, LVOV si dimette e KERENSKIJ è nominato capo del governo; si scatena una campagna repressiva contro i bolscevichi; LENIN è costretto a fuggire in Finlandia; mentre il reazionario, generale KORNILOV, si mette al comando di un improvvisato esercito.

Questo generale rivolge (9 settembre) un ultimatum al governo provvisorio russo (che ha un'autorità ristretta alla sola Russia europea) accusato di scarsa energia e chiede di assumere lui direttamente i pieni poteri. KERENSKIJ reagisce facendo appello alla mobilitazione popolare; l'audace impresa di KORNILOV fallisce per la defezione di gran parte delle sue improvvisate truppe; però così agendo il governo provvisorio si è screditato permettendo un massiccio ritorno dei bolscevichi che estendono la loro influenza fra le masse conquistando così un consenso di maggioranza. Poi i bolscevichi passano all'azione: sono costituiti reparti della Guardia Rossa; dopo brevi combattimenti occupano i principali edifici pubblici di Pietrogrado e pongono in fuga il governo provvisorio; l'8 novembre viene sancito la costituzione di un "Consiglio dei Commissari del Popolo" (primo governo rivoluzionario) che aprirà negoziati con la Germania, adottando il principio della pace senza annessioni né indennità. Ratificata poi il 9 dicembre 1917, passerà alla storia come la "Pace di Brest-Litovsk".

L'OFFERTA DI PACE SEPARATA DELL'AUSTRIA

Sopra abbiamo anticipato gli eventi russi, brevemente fino alla sua conclusione, ma noi dobbiamo ritornare all'inizio di questi eventi; cioè nello stesso marzo e aprile, quando questo era il tempo in cui le Potenze dell'Intesa (Russia compresa, con Miljukov già al governo provvisorio) proclamavano di essere "strettamente unite" e di voler continuare la guerra fino alla completa vittoria delle loro armi.

"Strettamente unite?". No, in ognuna di loro, forze nascoste nell'ombra lavoravano per la conclusione di pace separate.
Chi (a parte la caotica Russia vista sopra) cercava di giungere presto alla pace, era l'Imperatore d'Austria CARLO I, il quale agiva in Francia per mezzo di suo cognato SISTO di Borbone. Questi, ai primi del marzo 1917, consegnò al presidente POINCARÉ una nota del conte CZERNIN, ministro degli Esteri Austro-ungarici, la quale proponeva un accordo sulle basi seguenti: pacificazione dell'Austria con la Francia e l'Inghilterra separandosi dalla Germania e aiutando diplomaticamente la restituzione dell'Alsazia-Lorena e la reintegrazione del Belgio; pacificazione con la Serbia costituendo un grande regno jugoslavo sotto l'alta sovranità imperiale; pacificazione con la "nuova" Russia disinteressandosi della questione di Costantinopoli.
Il POINCARÉ obbiettò che Francia e Inghilterra non avrebbero mai permesso di sacrificare la dinastia serba; infine si meravigliò che nella nota non si facesse parola delle rivendicazioni italiane. Tuttavia i francesi si mostreranno interessati alla proposta austriaca, sebbene tale profferta era in contrasto con gli impegni presi dalla Francia verso l'Italia con il famoso patto di Londra del 1915. I Francesi si limiteranno ad informare gli alleati inglesi; e come avevano fatto gli austriaci, entrambe le due potenze non dissero nulla all'alleata Italia.

La notte dal 23 al 24 marzo il principe SISTO ebbe un segreto colloquio con l'imperatore, e l'imperatore lo ebbe a Laxemburg. CARLO I assicurò che, accordatosi completamente con la Francia, con l'Inghilterra e con la Russia, chiederebbe alla Germania di stipulare una pace conveniente. Ove la Germania si rifiutasse, egli si riterrebbe sciolto dall'alleanza e libero di trattare per proprio conto.
Sulle questioni polacca, turca, belga, balcanica, italiana, l'imperatore mostrò spirito conciliante: promise amicizia alla Serbia e uno sbocco sull'Adriatico purché sopprimesse le società rivoluzionarie segrete; stimò giusto mantenere belga il Congo; riconobbe giuste le rivendicazioni francesi sull'Alsazia-Lorena; si disse propenso a far cessioni territoriali all'Italia, ma dichiarò "che non avrebbe trattato direttamente con questa potenza" ma che avrebbe incaricato la Francia, l'Inghilterra o la Russia di risolvere la questione. Tutto quello che fu discusso nel colloquio fu consacrato in una lettera autografa dell'imperatore, che il 31 marzo il principe Sisto consegnò a Poincaré.

Subito dopo il colloquio di Laxemburg, il cancelliere tedesco e il conte CZERNIN a Vienna convennero che nelle eventuali trattative di pace agirebbero di comune accordo. Il 3 aprile gli Imperiali austriaci con Czernin e il generale VON ARZ, capo dello Stato Maggiore austro-Ungarico in luogo di CONRAD, si recarono ad Homburg, dove trovarono gli Imperiali germanici con BETHMAN-HOLWEG, HINDENBURG e LUDENDORFF.
Ad Homburg il conte Czernin consigliò ai tedeschi la restituzione dell'Alsazia-Lorena offrendo di abbandonare alla Germania la Polonia, ingrandita della Galizia austriaca. Furono inoltre accennate a trattative di pace separate con la Russia.
L'abboccamento di Vienna e il convegno di Homburg turbarono POINCARÉ e, non meno di lui, RIBOT, nuovo presidente del Consiglio francese ministro degli Esteri, il quale era d'avviso che delle offerte austriache di pace bisognava parlarne prima a LOYD GEORGE ancora ignaro di questi incontri segreti e profferte.

Ma l'inglese non era il solo. Dei maneggi del principe Sisto di Borbone (ripetiamo cognato dell'imperatore d'Austria) non sapeva nulla l'Italia, né i politici, né Cadorna, che proprio negli stessi giorni, per le allarmanti notizie giunte fin da febbraio, temeva un'imminente offensiva austro-tedesca in grande stile, e pur preparandosi, il Quartier Generale italiano all'inizio della primavera, stava vivendo giornate di grande ansia.

La Francia, desiderosa che quest'offensiva non avvenisse - la quale avrebbe potuto mandare a monte le pratiche iniziate per mezzo di SISTO di Borbone -, pregò segretamente CARLO I di concludere in fretta un armistizio con l'Italia ed esortò questa (ignara di ogni cosa) a chiederlo. L'esortazione francese, ingenuamente dall'Italia fu raccolta, ma si volle prima esser sicuri che l'armistizio avrebbe dato luogo a buone trattative di pace. A questo scopo, con grande segretezza fu mandato da Roma a Berna il colonnello MONTECCHIO-PARENZO, addetto alla Legazione italiana in Svizzera.

Questi il 12 aprile si recò alla Legazione tedesca, quindi insieme col ministro germanico, alla Legazione austriaca. Il colonnello espose ad emtrambe che anche il Re d'Italia, desideroso che la guerra avesse termine, proponeva di riprendere al punto in cui erano state rotte le trattative del maggio 1915 (Inizio della guerra dell'Italia). Se la proposta fosse stata accolta si sarebbe stipulato un armistizio. II ministro d'Austria rispose che ne avrebbe riferito al proprio Governo. La cosa poi non ebbe più seguito. Non sappiamo perché, ma probabilmente qualcuno in anticipo scoprì le ambiguità e i doppi giochi di alcuni personaggi.

IL CONVEGNO DI SAN GIOVANNI DI MORIANA

Il giorno 11 aprile, prima che il colonnello Montecchio-Parenzo giungesse a Berna, RIBOT, incontratosi a Folkestone con LLOYD GEORGE lo informò delle offerte dell'imperatore austriaco; stabilì con lui di continuare i negoziati, ma di parlarne prima al ministro Sonnino. Saputo ciò, il principe SISTO supplicò che non si rivelasse la cosa al ministro italiano. Allora si stabilì che Ribot e Lloyd George avrebbero incontrato Sonnino a San Giovanni di Floriana e che al collega italiano la proposta di Carlo I la si sarebbe presentata come proveniente dal conte MENSDORFF.
Il convegno avvenne il 18-19 aprile. RIBOT informò gli onorevoli BOSELLI e SONNINO di avere ricevuto dal conte di MENSDORF, insieme a LOYD GEORGE, assicurazioni che l'Austria avrebbe volentieri fatto una pace separata, e chiese loro se e a quali condizioni l'Italia avrebbe partecipato alle trattative. Il Sonnino rispose che per l'Italia le eventuali trattative avrebbero avuto come base il patto di Londra dell'aprile 1915 che poteva essere in parte anche modificato solo se le offerte austriache erano serie e non davano luogo a lunghi negoziati.

Nel convegno di Moriana si discusse anche della divisione fra Italia, Inghilterra e Francia delle zone d'influenza sul territorio turco. Ma questo era stato argomento di un accordo segreto già stipulato nel maggio 1916 tra l'Inghilterra e la Francia, suscitando malumori in Italia quando li apprese questi "patti segreti" e "divisioni", solo nell'ottobre del 1916.
Tuttavia a S. Giovanni di Moriana i due alleati dissiparono tanti malumori e l'Italia conobbe nei particolari quell'accordo e vi aderì. All'Italia gli si concedeva la zona di Adalia e la città di Smirne.
Anche della questione greca si occupò il convegno: RIBOT propose una repubblica ellenica con VENIZELOS presidente; e LOYD GEORGE la destituzione del re Costantino manifestamente filogermanico; si stabilì così di dare l'ostracismo al re e di dare alla Grecia un altro sovrano, della medesima casa, il quale però avrebbe chiamato al governo VENIZELOS, schierato per l'intesa. Il 12 giugno con un nuovo "ultimatum" gli alleati costringeranno re COSTANTINO ad abdicare; gli succederà -come re fantoccio- il figlio ALESSANDRO, con (era scontato) Venizelos primo ministro di un governo che il 27 dello stesso mese dichiarò guerra agli imperi Centrali. In Grecia, negli ultimi mesi della guerra saranno poi concentrati circa 500.000 soldati dell'Intesa più quelli Usa, che erano pronti a risalire i Balcani, in caso della fallita offensiva sul Piave dell'ottobre-novembre 1918.

Appena l'Imperatore CARLO e il conte CZERNIN seppero che BOSELLI e SONNINO, a San Giovanni di Moriana, avevano chiesto l'applicazione del patto di Londra nelle trattative, informarono il Governo francese che il Re d'Italia si era profferto di far pace con l'Austria accontentandosi del Tirolo italiano, di Aquileia e di alcune isole adriatiche. L'Austria avrebbe accettato queste condizioni, ma avrebbe ceduto i suddetti territori dietro compenso, costituito dalla cessione da parte dell'Italia della Somalia o dell'Eritrea. Il Governo francese chiese chiarimenti a Roma. Non ottenendo nessun riscontro, non insistette sulla continuazione delle trattative (anche se ci furono altri due incontri a Luglio a Parigi e a fine agosto a Londra dove Sonnino confermerà un atteggiamento di fermezza sul rispetto del patto di Londra 1915). Così sfumò la possibilità della conclusione di una pace separata e fu intensificata l'azione della Germania e dell'Austria diretta (in quel preciso momento) a sfruttare la rivoluzione russa per alleggerire il fronte a est.

Infatti, mentre - quasi negli stessi giorni - si svolgevano queste trattative, lo scenario della guerra a est stava profondamente cambiando; i nuovi governi russi intenzionati a fare una pace con l'impero centrale, se raggiungevano il loro scopo, avrebbero disimpegnato sul fronte gli austro-ungarici, e questi che già avevano previsto una grande offensiva sul fronte italiano in primavera, avrebbero aggiunto e riversato sull'Italia le loro armate.

Fin da febbraio, allarmato da vari segnali, prevedendo quest'offensiva, il Comandante Supremo CADORNA aveva iniziato preparativi e vi si era impegnato contando sulle assicurazioni fatte dall'Intesa (conferenza militare interalleata) a novembre 1916 a Chantilly; cioè di un intervento massiccio dell'Intesa sull'Isonzo per fronteggiare non solo l'eventuale offensiva, ma anche per fare preparativi di carattere offensivo.

L'offensiva dell'Intesa fu sferrata il 16 aprile 1917, sul fronte occidentale (conclusasi poi male a Ypres e Verdun) ma non in Italia. Mentre in Italia Cadorna sferrò il 12-28 maggio, l'ennesima offensiva sull'Isonzo, la 10ma - e come le precedenti con risultati molto modesti.

di questa offensiva parleremo nel prossimo capitolo > > >

Fonti, citazioni, testi, bibliografia
Prof. PAOLO GIUDICI - Storia d'Italia - (i 5 vol.) Nerbini 1930
TREVES - La guerra d'Italia nel 1915-1918 - Treves. Milano 1932
A. TOSTI - La guerra Italo-Austriaca, sommario storico, Alpes 1925
COMANDINI - L'Italia nei cento anni - Milano
STORIA D'ITALIA Cronologica 1815-1990 -De Agostini

CRONOLOGIA UNIVERSALE - Utet 
STORIA D'ITALIA, (i 14 vol.) Einaudi

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