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ANNO 1919 

< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

< vedi "L'IMPRESA DI FIUME"

< vedi "I LEGIONARI PER ZARA ITALIANA"


I 14 PUNTI FISSATI DA WILSON  -  IL DOPO GUERRA  - IL DRAMMA DEL VENETO
Scoperte/Scienza  - Cultura/Costume

Gabriele D'Annunzio con Rizzo e Ciano

D'annunzio*** LA CRISI DI FIUME
*** ELEZIONI E TRIONFO DEI POPOLARI
*** MUSSOLINI NON VIENE ELETTO
*** LA PAURA DI UNA SVOLTA BOLSCEVICA

*** DISAGI SOCIALI? MUSSOLINI NE APPROFITTA

LA GRANDE GUERRA - Terminato il conflitto, il Presidente degli Stati Uniti WILSON (USA) fa lui personalmente le spartizioni. Inoltre presenta i conti economici: tutti gli Stati vinti e vincitori sono "tutti" debitori verso l'America. 

Un paese l'America  che non è stato nemmeno sfiorato dal conflitto, anzi con la grande mobilitazione industriale per le forniture militari all'Europa, ha avuto per la prima volta la possibilità di far nascere una fortissima economia bellica che ha interessato tutti i settori. 
Poi la immediata riconversione a fine guerra ha favorito il decollo dell'intera economia americana che fino allo scoppio del conflitto in Europa era fortemente nazionalistica (legge di Monroe), si era chiusa (protezionismo estremo), era divenuta egocentrica. L'America non voleva nulla dall'Europa. Le battaglie del libero scambio dell'800 sono memorabili! Quando alla fine gli inglesi lo concessero, l'America già camminava con le sue gambe, era già autonoma, e il libero scambio lo disdegnò.

Tutto il resto - politica, guerre e affari degli stati europei, non  riguardava gli americani.
Monroe infatti affermava nei 3 punti fondamentali della sua legge:
1) Nessuna ulteriore colonizzazione negli Usa da parte di Stati Europei.
2) Qualsiasi tentativo in tal senso sarà interpretato come atto ostile.
3) Gli Usa se gli europei rispettano i primi due punti non avrebbero mai interferito a loro volta con gli affari del vecchio continente.

Ora invece con il loro intervento in Europa gli Stati Uniti erano i veri vincitori "morali", "materiali" ma soprattutto "economici" della guerra;  in poco tempo l'America diventa la maggior potenza mondiale, grazie non solo alla forte produzione di guerra, ma anche al calo produttivo dell’Europa stessa; infatti i commerci statunitensi prosperarono subito in tutti i mercati  europei; le sue esportazioni di prodotti industriali ed agricoli aumentarono considerevolmente. La immediata riconversione delle industrie dalla produzione bellica a quella privata ormai era una realtà consolidata, oltre all'aumento della meccanizzazione nell'agricoltura. Tutto subì un'accelerazione proprio perchè il benessere e quindi la domanda di beni di consumo premeva con impazienza. Soprattutto quelli durevoli, mentre quelli di consumo erano ormai abbondantemente disponibili e a basso costo, dopo che era  -finita la "missione" in Europa - era ritornata una grande liquidità di denaro in circolazione.

(le stesse condizione, quasi identiche, ancora più accentuate, si verificheranno poi nella Seconda Guerra Mondiale. Fu un altro periodo di espansione economica straordinaria che permise all'America di risolvere molti suoi problemi interni; che il 1929 aveva reso perfino drammatici. Il New Deal introdotto da Rooesevelt nel '34, già nel '39 (prima dell'entrata nella seconda guerra mondiale (1941) era ormai da tempo in crisi. Nè c'erano alternative. Per la seconda volta distruggere la potenza economica tedesca era diventata una vitale necessità, pena il tracollo.

*** Ritornando al documento finale di WILSON  (dei 14 punti)   questo enuncia così la divisione sul territorio italiano

Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le due nazionalità. " (punto 9).
Poi la condizione di "carta bianca per gli USA sulla libertà di navigazione nei mari europei" (punto 2). Spartisce così sulla cartina una mezza dozzina di Stati riunendo territori che parlano anche 4 lingue diverse (come Croazia, Slovenia, Bosnia, Erzegovina, Serbia, Montenegro (formando la Iugoslavia) e stabilisce i confini dell'Italia. Oltre quelli degli altri Paesi, dove agisce all'incontrario, cioè divide anche quelli che di lingua (al 95%) ne parlavano solo una; il tedesco (come nella Saar).

Mentre per l'Alto Adige, si afferma nel documento di Wilson -che abbiamo ricordato il 2 novembre scorso (quello giunto dopo, a "cose fatte")- che "le pretese italiane sul Trentino, queste dovrebbero essere soddisfatte, mentre la parte nord abitata dai sudtirolesi (attuale provincia di BZ- detta anche Alto Adige) dovrebbe essere completamente una regione autonoma, senza ingerenze italiane" (dalla Paper Relations Foreign USA 1918, vol.1 pag. 410). (che in sostanza é il punto 9, dei "14 Punti" base.(Questo articolo sarò oggetto di contrasti fino agli anni Settanta - anche dopo il Patto De Gasperi-Gruber del secondo dopoguerra- (Questione Altoatesina)

Come abbiamo già letto in precedenza, si erano dimenticati allo stato maggiore italiano di Abano (che ordinò di invadere l'A.A. prima dell'arrivo del corriere da Versailles) di questi particolari, compreso quello di Fiume. O s'ignorava che SONNINO nel patto di pre-spartizione di Londra (vedi 1915) gli esatti limiti territoriali li aveva tralasciati di scrivere. Ne aveva parlato a voce nei colloqui ma aveva dimenticato (!) di far aggiungere sulla Carta questi territori, intendendo con il Trentino anche il Bolzanino, mentre per Fiume vagamente fu accennato nel Patto che andava alla Croazia. (vedi "Patto di Londra" )

A questa spartizione, a Parigi il 24 APRILE, l'Italia lasciò la riunione per protestare contro l'arrogante WILSON che dettava legge e tracciava le sue "righe Wilson" sulla cartina dell'Europa con la massima disinvoltura e sotto le pressioni delle altre potenze. Linee di confine che andavano a modificare tutto il territorio balcanico a favore della costituzione di un nuovo Stato, la Iugoslavia.
WILSON davanti a queste insofferenze informò non solo il governo Italiano, ma fece pubblicare su diversi giornali un appello  rivolgendosi (che smacco per i politici, come se non esistessero) direttamente agli italiani di sostenere la soluzione proposta dagli americani, e al governo mandò a dire  che se l'Italia non si presentava, avrebbe fatto cadere tutto l'intero Patto di Londra e proceduto alle spartizioni da solo.

L'Italia nonostante grandi manifestazioni di piazza nel Paese e un'accesa campagna di stampa su quella che si diceva essere una "vittoria mutilata", torna a sedersi alla conferenza il 29 MAGGIO, ma ottiene solo i territori che (disse Wilson), "si è già presa senza il mio permesso", rimanendo l'Italia delusa e beffata.  Un netto rifiuto invece sul territorio di Fiume (che nel patto l'Italia aveva lasciato alla Croazia, ma nello stesso patto la Dalmazia gli spettava). 
Mentre alla Francia e all'Inghilterra furono distribuite le ex colonie tedesche.
Lo strano è che in queste spartizioni, ci sarà uno scarso eco nella stampa italiana, tutti i giornali  concentrano la propria attenzione sulla questione di Fiume mentre gli altri si spartivano la grande "torta" appena sfornata dal conflitto.

L'impresa di Fiume - in maniera specifica -(quella dell'Albania la narreremo il prossimo anno -mentre quella dell'AA si trascinerà fino al 1972)   fu il risultato di agitazioni di alcuni piccoli gruppi di italiani della città  che si erano visti (grazie a Wilson - ma anche alla cecità dei politici italiani) esclusi dall'Italia. Era un sentimento di (strumentalizzato, e lo vedremo presto) patriottismo - si afferma - presente un po' in tutta Italia oltre che in Dalmazia.  Ma in questi territori bisogna dire che c'era di tutto e l'incontrario di tutto. Italiani nativi e no, ma comunque entrambi con una ideologia in contrapposizione (in sostanza l'etnia c'entrava poco). Erano italiani ma più della metà erano di sinistra (come nei quartieri operai di Sussak).

(Al censimento del 1910, su 50.000 abitanti in Fiume città, 24.000 erano italiani, 15.000 croati e il resto di altre nazionalità, con una predominanza di quella ungherese). Ma è altrettanto vero che se il sobborgo croato di Sussak (di fatto il quartiere operaio di Fiume - di sinistra), dove vivevano circa 15.000 persone, fosse stato considerato parte integrante del territorio municipale, la maggioranza sarebbe stata dei croati (anche loro di sinistra), contando questi ultimi, come abbiamo visto, altri 15.000 abitanti (di sinistra) tra i 50.000 che costituivano l'intera popolazione di Fiume città)

La Carta del Quarnaro, in parte opera dell'anarco-sindacalista DE AMBRIS, che verrà presentata il prossimo anno (una specie di repubblica autonoma) era fortemente imbevuta di corporativismo, di ambigui propositi di crociate internazionali contro gli stati "plutocratici", e il D'Annunzio poeta vi aggiunse delle classicheggianti concezioni desunte dalle antiche polis greche e dai comuni medievali (delle utopie insomma).  De Ambris fece perfino delle avances verso la Russia sovietica; rifiutava una rivoluzione di tipo bolscevica (e su questo era d'accordo con Mussolini con cui si era incontrato per cercare appoggi alla sua causa) ma nello stesso tempo negava ai partiti politici ogni funzione positiva nella lotta di classe. Ecco perchè dopo divenne un forte oppositore di Mussolini, che inizialmente fino al prossimo anno oltre che dare l'impressione di voler appoggiare la causa irredentistica (patriottica) era anche influenzato dalle idee di De Ambris, il quale fornirà - come vedremo il prossimo anno- proprio al fascismo alcuni contenuti ideologici, come il corporativismo, quindi lontano dal collettivismo bolscevico.   

Tornando ai trattati di Versailles,  furono insomma negate all'Italia sia la Dalmazia (tranne Zara e l'isola di Lagosta) con Spalato e la Tommaseana Sebenico, sia Fiume; che con i territori dell'Alto Adige e della Venezia Giulia a "maggioranza non italiana"  annessi all'Italia -aspettavano di diritto (affermavano alcuni - ma altrettanto per le stesse ragioni questo diritto lo affermavano gli altoatesini) - perche' rientranti come Nizza, il canton Ticino, Malta, Buccari e la Corsica, nei limiti naturali (!?) d'Italia, ossia al di qua delle Alpi; inoltre -dicevano sempre alcuni nazionalisti- avevano una storia -fin dai tempi dei Romani- legata al resto d'Italia. (Siamo fuori dalla realtà; andare a dire queste cose a Wilson era semplicemente anacronistico)

Questo lo dicevano alcuni, mentre altri ricordavano che per Nizza (e non c'erano allora gli americani) non si erano proprio per nulla osservati questi "limite naturali"  ma fu "regalata" dai Savoia alla Francia, cosa che amareggiò gli italianissimi cittadini di Nizza e rese furibondo lo stesso Garibaldi che a Nizza vi era nato e che per l'Italia unita aveva combattuto.
Inoltre sempre con quella logica di chi pretendeva questo  "limite naturale"  gli stessi italiani poi non si tirarono  indietro quando andarono a sconvolgere l'Abissinia che era degli abissini.  Gli italiani la occuparono non chiedendo ai locali il permesso; la conquistarono calpestando i diritti di chi vi era nato, ma ci si giustificò dicendo che erano incivili, che praticavano la schiavitù e che l'Italia portava la civiltà di Roma nel mondo.

IL "NATALE DI SANGUE"

Il fatto di Fiume é già quest'anno molto strano; ma lo diventa ancora di più il prossimo anno, il 24 dicembre, in quello che fu definito (retorico, poetico, eroico-letterario) "Natale  di sangue" (Italiani che presero a cannonate altri italiani)

Con Versailles e D'Annunzio nasce dunque  (in seguito poi quello dell' A. A.) il problema Fiume, che già con la presenza di una minoranza di Slavi, per protesta GABRIELE D'ANNUNZIO con un atto di ribellione ha occupato  anche lui  il 12 settembre, guidando un commando (i Legionari, 300 uomini)  rivendicandone il possesso della città e l'annessione all'Italia
D'Annunzio non conosce i patti segreti di Londra, nè la "volontà" di Wilson, che resta molto infastidito da questa azione, anche perchè crede che dietro il gesto del poeta-soldato ci sia il governo italiano, che per ben due volte lo ha scavalcato. Perentorio Wilson riconferma la sua ferma volontà e quanto é già stato deciso a Versailles. L'Italia (costretta o convinta) firmerà poi il Trattato di Locarno e farà come vedremo, sloggiare D'Annunzio (riprenderemo più avanti i successivi eventi).
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In Italia dopo il grande dissesto economico della guerra e l'immediato razionamento dei viveri, scoppiano gravi disordini e numerosi scioperi di lavoratori. Nelle manifestazioni si assiste nel Paese  ad una prima ventata di bolscevismo verso il mese Settembre. Le prime notizie (ma spesso distorte) che giungono dalla Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre, alimentano infatti certe utopie anche nella classe operaia italiana. Si ha la netta impressione che la "lotta di classe" fino ad ora solo teorizzata da Lenin e compagni (e in Italia dai tanti gruppuscoli) sia una realtà a dimensione europea. Mondiale. Già alle porte! (questo sperava Lenin convinto che di lì a poco lo scoppio di una rivoluzione a livello europeo avrebbe consentito una sorta di cooperazione internazionale fra Russia ed Occidente).

Le occupazioni delle fabbriche italiane creano dunque  momenti di tensione;  nascono su modello bolscevico, ma di fatto, saltando i teorici della rivoluzione, alcuni movimenti reazionari sorti anche spontanei  (dove ci sono arrabbiati ex combattenti ma anche tanta gente affamata)  sono decisi a fare questa volta la "loro guerra", andare allo sbaraglio, anche senza una guida, o di andare con il "primo che passa" che ha intenzione di prenderne  il comando.
Che questo potesse accadere non era per nullo escluso. Se irrazionali da anni erano stati i pasciuti politici, non si poteva pretendere che ora -irrazionali- non lo fossero chi non riusciva nemmeno a campare. C'era insomma da aspettarsi di tutto. Perfino i caposcuola  rivoluzionari non sapevano cosa fare. I sindacalisti pure; difendevano poche migliaia di occupati (fra l'altro quelli che non avevano fatto la guerra) e non si curavano di milioni di disoccupati. Una massa, che se veniva fuori dalle file uno e ne prendeva la guida e le difese li avrebbe condotti alla vittoria spazzando via tutto. C'era il numero e tanta rabbia in corpo. Ed erano tutti già pratici della violenza, la "scuola" di  quattro anni di guerra avevano loro insegnato del resto quello, anche ai ragazzini, ai 17 enni della classe '99.

Ma senza una guida tutti stanno per commettere gli stessi errori di Lenin, che però proprio quest'anno  sta correndo ai ripari. Infatti, cosa sta accadendo in Russia? Nelle fabbriche ad esempio, gli operai esercitano il controllo della produzione, ma il piu' delle volte si divertono ad ingiuriare e malmenare gli ex-proprietari o i funzionari declassati a fare gli impiegati. A rimetterci è la produttivita' e l'amministrazione. Lenin, indubbiamente con lucidità, capisce che non era possibile dare il potere in mano a persone che sì hanno contribuito alla vittoria bolscevica ma che non hanno nessuna esperienza,  tanto meno conoscono l'economia e la tanto odiata burocrazia.

Nasce così il dibattito sugli ex specialisti, in altre parole sul ruolo da assegnare alle persone formatesi al tempo degli zar, ma in possesso delle adeguate competenze per gestire l'apparato statale. In altre parole bisognava  ricorrere ai cosiddetti "specialisti borghesi", le uniche persone  in possesso delle adeguate competenze per gestire l'apparato statale, le grandi fabbriche, l'agricoltura, e soprattutto le casse statali.

Insomma Lenin riconobbe che nelle fabbriche oltre agli operai  era necessario che vi fosse qualcuno che conosceva i mezzi per produrre e che coordinasse con la disciplina gli operai nel loro lavoro. E questo qualcuno era quasi sempre un ex- funzionario zarista;  e che quindi per  incentivare l'economia ed aumentare la produzione era fondamentale e bisognava far ricorso a chi gia' conosceva il mestiere Per cui stimò necessario che, per esempio, medici, ingegneri, professori, burocrati, formatisi nelle scuole zariste venissero tutelati e ben pagati pur essendo "afflitti" da "una mentalità borghese". Insomma stava già iniziando il grosso problema della Russia e alcune teorie utopistiche iniziavano a fare acqua da tutte le parti (anche se in occidente pochi sapevano come stavano veramente  le cose, filtravano ad arte solo le conquiste, che tutti ora possedevano terre e i mezzi di produzione, nessuno invece parlava del caos di quest'anno, e del prossimo con già in atto le rivolte "contadine" e la repressione più dura che si stava scatenando. Contro i milioni di piccoli e medi proprietari terrieri (che sono però il 5% della popolazione ma possiedono il 90% della terra coltivata) che boicottano la collettivizzazione. (VEDI PIANETA RUSSIA in TEMATICA).

Dunque l'Italia di questo 1919 era afflitta da una situazione quanto mai critica dei rapporti sociali per il drammatico contrasto fra le precarie condizioni del proletariato e dei contadini che avevano pagato un tributo di sangue e sofferenze in trincea,  e il lusso smodato sfrontatamente esibito dai "pescicani", i nuovi ricchi che avevano tratto enormi profitti dalla guerra con le industrie belliche - (1976 stabilimenti con un milione di addetti).

Ma la delusione e l'intolleranza alle discriminazioni si erano estese anche al ceto medio e alla piccola borghesia, una folta schiera di giovani ufficiali e di combattenti che non avevano trovato nel dopoguerra la realizzazione delle loro aspirazioni, nè un miglioramento economico e l'affermazione sociale cui credevano di avere diritto come contropartita dopo le benemerenze militari conquistate eroicamente sul campo di battaglia, che al dunque risultarono "patacche".
 I tempi erano dunque maturi per una svolta radicale, maturi per quel fenomeno politico alimentato dalla violenza (ancora in forma potenziale) della lotta di classe, ma anche dal malcontento generale, e dalla paura dei conservatori che temevano la prima; erano insomma maturi per  il fascismo di Mussolini.

"Il fascismo non si presenta affatto come espressione di una dottrina politica, non ha come il socialcomunismo una filosofia alle spalle, ma è un punto di coagulo di tutte le paure, gli odi, i risentimenti di gran parte della classe dirigente e di ampi strati popolari contro il disordine sociale del dopoguerra, fomentato, agli occhi dei borghesi benpensanti da una classe operaia sempre più tendenzialmente rivoluzionaria. C'è un'invocazione di ordine e di disciplina, un bisogno di metodi forti contro la crisi diffusa, che il fascismo sa interpretare con decisione".
"Certo il fascismo non avrebbe potuto conquistare il potere se non avesse trovato connivenza e appoggio nei deboli governi del dopoguerra, oltre che aiuto concreto da parte del capitalismo non liberale e della grande proprietà terriera, spaventati dall'accresciuta forza della classe operaia". (Elio Gioaola, Novecento, Colonna Edizioni, 1999)

MUSSOLINI, il 23-MARZO, dentro un locale di Via San Sepolcro a Milano, in una saletta messa a disposizione dal Circolo industriale (e da un ebreo!) costituisce con 871 soci (arditi, ex combattenti, ex interventisti) i FASCI COMBATTENTI, imprimendo ora al suo movimento un indirizzo fortemente antisocialista (e vuole essere così coerente (togliere ogni dubbio a chi li ha) che manda a incendiare L'Avanti, il giornale dei socialisti di cui Mussolini stesso era stato il direttore.  Vuole ad ogni costo trovarsi uno spazio politico per arrivare in Parlamento. A finanziarlo ci sono già alcuni importanti gruppi industriali privati (acciaierie Ansaldo, Ilva e altri). Industrie cruciali, che in Russia sono stati le prime ad essere collettivizzate. Ovvio che si sta diffondendo molta, moltissima inquietudine; ed inizia  una controrivoluzione dei borghesi-capitalisti non liberali. "Rivoluzionari" di destra che appoggiano la mobilitazione delle masse usando "l'uomo" per fare del populismo (comodo al consenso)  per così sbarazzarsi di tutti gli ostacoli del parlamentarismo e così imporre la propria legge ed esercitare il capitalismo più selvaggio.
A favore di Mussolini quindi c'è innanzitutto un aiuto concreto del capitalismo non liberale, e la grande proprietà terriera, e c'è anche l'appoggio (o la connivenza) dei deboli governi usciti da questo dopoguerra. (Sarà proprio Giolitti, convinto di potersi servire di Mussolini, a introdurre i fascisti nel gioco politico; infatti  favorisce la presenza delle loro liste nelle elezioni del 1921, ponendo fine agli equilibrismi degli unici due blocchi rimasti sulla scena politica a contrastarsi (perfino al loro interno); i due partiti di massa: il cattolico e quello socialista).

Anche DON STURZO del movimento cattolico, tempestivamente ha esposto  un progetto politico che prevede la costituzione di un Partito Cattolico, democratico, aconfessionale e autonomo: finalmente con l'approvazione del Papa (preoccupato ora anche lui dell'avanzata socialista "ateista"). Il programma del partito di Sturzo si rivolge essenzialmente ai contadini (piccoli proprietari di "fazzoletti" di terra, timorosi della confisca della stessa - quello che è avvenuto in Russia, il famoso 5%, 5.000.000 di soggetti filo-zaristi, perchè dagli zar hanno ricevuto quelle terre) e alla piccola borghesia e prevede la difesa dei tradizionali valori evangelici-cattolici, come la solidarietà, la famiglia e la religione (ma anche protezione della proprietà).
 Nel suo programma, Don Sturzo avanza richieste di riforme sociali in pacifica collaborazione fra capitale e lavoro (anche lui parla di una "socializzante" partecipazione agli utili (tesi ardite che erano già uscite alla cattolica Opera dei Congressi a Vicenza nel 1904- poi sciolta da Pio X proprio per questo). Quindi esprimendosi politicamente contro il vero socialismo ma anche contro il nascente capitalismo liberista selvaggio; quello dello sfruttamento, quello dei bassi salari. 
(Nel 1948 avrà un seguace: lo "scomodo" (anche lui) DOSSETTI).

Sturzo getta così le basi del nuovo Partito Popolare Italiano. Viene fondato quest'anno al congresso di Bologna il 16 GIUGNO sotto la presidenza del leader cattolico trentino ALCIDE DE GASPERI.  Già allestito come struttura dirigenziale al suo interno é già pronto a presentarsi alle prossime elezioni di novembre. E qui  ottiene subito eccellenti risultati. E' il secondo partito con il 20,6%. Un risultato che permette l'elezione di 100 deputati (ma spacca il partito cattolico).

CAMBIA LO SCENARIO POLITICO

ELEZIONI POLITICHE - Si svolgono il 16 novembre. Votano 5.793.507 su 10.235.878 aventi diritto (56,6%). Grande affermazione di due partiti di massa. Il PSI diventa (quello che tutti temevano) il 1° partito italiano con il 32,4% (156 seggi). 2° Il Partito Popolare di DON STURZO 20,6% (100 seggi). Scendono invece Liberali e democratici da 310 a 179 seggi. I repubblicani da 17 a 9. I radicali da 73 a 38. Alcune liste di ex combattenti prendono 17 seggi. Mentre i  Fasci combattenti  con  MUSSOLINI e MARINETTI, candidati che si sono presentati  a Milano, non ottengono nessun seggio.
L'unica lista del fascio, quella di Milano, ottiene una manciata di voti, appena 4795 contro i 170.000 dei socialisti e i circa 74.000 dei popolari di don Sturzo nella stessa circoscrizione.

 Cambia completamente lo scenario politico. Destra e sinistra non hanno la maggioranza, e il governo NITTI che ne esce durerà poco. Dovrà sostenersi il prossimo anno sempre in bilico con i Popolari e i Socialisti, poi dopo un paio di inutili rimpasti, viene definitivamente sconfitto. Tornerà a fare il presidente del consiglio per la quinta volta GIOLITTI; consenziente tutti i parlamentari come vedremo il prossimo anno, dopo i fallimenti di Nitti e complice la grave (e decisiva) crisi italo-albanese.
Sembrano invece finiti le speranze per Mussolini. Ma l'ostinato uomo di Predappio ha perso solo una battaglia, ma non ancora la guerra che è appena iniziata, e che non ha ancora dichiarato. Il prossimo anno compirà improvvisamente  la sua vincente e radicale netta sterzata a destra.

Non fa nulla da solo! Lo aiuta il fallimento di Nitti, lo aiuta Giolitti che vuole diabolicamente usarlo come ago della bilancia,  lo aiuta il vento della crisi economica, ma anche  la "piazza" quando scoppia la crisi italo-albanese. Mussolini si trova davanti a un  terreno di coltura molto fertile, sufficiente per tentare la sua personale avventura. L'aveva -con un innato fiuto da mastino- anche previsto, ma non nella misura che poi ottenne; fra l'altro con la simpatia del re, dell'esercito e del Paese. Una riforma politica in senso autoritario auspicata dai detentori del potere, dalla monarchia e dall'esercito, dal capitalismo e dalla stessa Chiesa. (Mussolini con solo 35 deputati, il 24 Nov 'del '22,  gli altri gli cedono il potere. Anzi si pongono sotto la sua ala protettrice.

TORNIAMO A FIUME

Alle elezioni di novembre, D'Annunzio (non dimentichiamo che è di sinistra) dopo aver occupato Fiume, prende l'iniziativa  di indire un plebiscito nella città occupata, ma nonostante qualche azione intimidatoria e la sua grande magniloquente oratoria, non ottiene il risultato sperato, la popolazione di Fiume gli dice No, preferisce  accettare la proposta americana.
Anche D'Annunzio non si arrende davanti alla sconfitta; mantiene il potere che ha creato nella città, e sempre puntando più sul patriottismo esterno (irredentismo) che non in quello interno non è intenzionato a togliere l'occupazione, nonostante  gli Stati Uniti il 27 ottobre abbiano respinto ogni altra proposta fatta dal governo italiano.  Anzi D'Annunzio il 14 novembre ha occupato anche Zara e manterrà l'occupazione e il potere per tutto il prossimo anno, complicando sempre di più la questione, anche perchè a Zara il consenso dell'occupazione è venuto dal governatore italiano, l'ammiraglio Milo, mettendo molto in imbarazzo il governo italiano nelle difficili trattative.

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