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CRONOLOGIA

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E PAESI

< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1920  
GRAMSCI ATTIVO CON "ORDINE NUOVO"  
Scoperte/Scienza  - Cultura/Costume

 



*** L'IMPRESA DI FIUME
( FIUME - vedi ) 

La Carta del Carnaro

*** ( < foto a sx) DE AMBRIS E D'ANNUNZIO
*** MUSSOLINI- LA SVOLTA A DESTRA
*** LA QUESTIONE ALBANESE

Mentre negli altri paesi sintomi di ripresa economica, riordinamento nella vita sociale, amministrativa e la stabilità politica inizia nuovamente a stabilizzarsi, la lunga crisi del dopoguerra in Italia sta invece procurando al Paese uno stato confusionario dentro ogni gruppo politico, e di riflesso in quello sociale il caos è perfino drammatico.
La classe dirigente è incapace di iniziare un nuovo percorso dopo una guerra non persa, ma neppure vinta, visto che da ogni parte si leva il grido di "vittoria mutilata" e ai disoccupati reduci "vincitori", i socialisti (gli antinterventisti ora sulla cresta dell'onda) non smettono di dire "belle conquiste avete fatto, cosa vi dicevamo? ora eccovi qua, tutti a spasso. Bei fessi". 

 Infatti questa "vittoria" (dopo la pessima figura a Versailles, con la delegazione italiana che si è ritirata e la pubblicazione di un messaggio di Wilson rivolto agli italiani (come se non esistessero i politici con cui trattare - VEDI DOCUMENTI ) per far accettare la "sua" soluzione) ha procurato profonde ferite (di orgoglio soprattutto, come se non bastassero le altre) dentro la società, nel morale dei cittadini, e di conseguenza una grave crisi economica e politica.
Le "strade" ideologiche che alcuni partiti o movimenti prendono quest'anno sono del tutto nuove; dopo le ultime elezioni  di novembre  dalla maggioranza parlamentare sono scomparsi per la prima volta dall'unità d'Italia i raggruppamenti della destra e della sinistra. Primo partito il PSI, secondo  quello dei  Popolari di Sturzo. ( PSI (156 seggi ), Cattolici PPI (100), RAD.(38), PSI RIF.(27).
Si era presentato alle elezioni -nella ciscoscrizione di Milano- anche un certo Benito Mussolini con i Fasci di combattimento, ma non ha ottenuto nemmeno un seggio. Appena 4795 voti contro i 170.000 dei socialisti e i circa 74.000 dei popolari di don Sturzo.

Sembra la fine! L'uscita di scena! (VEDI SOPRA 
Ma nonostante questo fallimento, il protagonista della politica di quest'anno è proprio lui.
 E anche -nel bene e nel male- dei prossimi 25 anni.

La grande ondata delle rivendicazioni sociali in Italia non accennano a diminuire, sono in aumento gli scioperi,  ed è impressionante l'aumento del costo della vita.

Fissandolo a  100 nel 1913, il costo della vita era già salito a 365,8 nel 1919, ma ha compiuto  un drammatico balzo a 624,4 in questo 1920. Il 100% in un anno! L'oro era a 3,49 lire al grammo nel 1913, lo scorso anno 1919 a 5,82,  schizza quest'anno a 14,05 (240% in un anno). Con una guerra "vinta" dicono i politici che l'hanno voluta.
 Aumenta il debito pubblico, il disavanzo della bilancia è enorme, e l'industria  nel tardare a riconvertirsi, dopo i grandi profitti della guerra, non solo non ha potuto riassorbire i milioni di ex combattenti tornati dal fronte, ma  sta lasciando a casa perfino quelli che erano stati impiegati nel  processo produttivo bellico. La Fiat e l'Ansaldo impiegavano prima della guerra 5000 operai, ma negli ultimi giorni di guerra erano saliti a 50.000 ognuna. Ora, ovviamente,  sono entrambe in crisi.
Ma non è il solo settore in gravi difficoltà, anche nelle campagne la crisi tocca alcune  fasi critiche. Se dal 1901 al 1913 gli scioperi contavano una media annua di 100.000 lavoratori, lo scorso anno  sono stati 500.000 e quest' anno toccheranno il 1.000.000.

La soluzione che ha adottato il governo per far fronte ai debiti e alle spese sostenute in guerra è stata  quella di aumentare le tasse; con la conseguenza di far aumentare il costo della vita alle cifre iperboliche riportate sopra e ha bloccato ulteriormente gli investimenti produttivi; anche se in effetti non si sa che cosa produrre. Non esiste un mercato dei consumi. Si salvano quelli che abitano nei piccoli paesini, dove lo scambio in natura permette di mettere insieme qualcosa per il pranzo e un po' di pane/polenta e latte per la cena. 
L'amarissimo  paradosso, quello che indignava gli ex 4.500.000 reduci, era che il denaro ricavato dal maggior prelievo fiscale (che stava mandando in crisi tutta l'economia, facendo salire i prezzi, aumentando la disoccupazione - causando odi e anche paure) serviva buona parte solo per pagare gli interessi dei Buoni del Tesoro (90 miliardi che erano stati emessi per finanziare la guerra) posseduti da chi la guerra  non l'aveva fatta, e che ora con il paese dissanguato ci guadagnava pure!

La  realistica analisi di De Ambris allarmò ancora di più: lo Stato tassando in questo sciagurato modo, causava la paralisi della produzione e gli investimenti, facendo salire l'inflazione e la disoccupazione. Inoltre essendo il debito troppo grande, "non lo avrebbe mai annullato questo debito". Occorrevano decine di anni. Tanto valeva correre il rischio di fare una rivoluzione, e anche se era una oscura "avventura", non c'erano altri sbocchi in questo quadro globale confuso, contraddittorio, ma anche piuttosto drammatico.

Tutta questa situazione piena di tensione ha alimentato dentro i vari movimenti politici che sono sorti in questo generale sconforto, accese lotte dialettiche, soprattutto a sinistra  tra i sindacalisti rivoluzionari e quelli riformisti, che hanno già provocato delle profonda lacerazione o una presa di distanza dalle utopistiche ideologie socialiste marxiste.
(Non dimentichiamo che Lenin lo scorso anno ha deciso di mettere fine alla II Internazionale socialista, per rompere definitivamente col socialismo riformista, accusato di collusione con la borghesia capitalista, e ha trasformato Lenin la III Internazionale in una rigida struttura dirigistica governata dal Pcus.

Mussolini che ha già fondato i fasci è uno di quelli che le distanze dai socialisti le ha prese già dal 1914. E ha gia preso una netta posizione anche da De Ambris dopo aver visto il  fallimento dei rivoluzionari russi leninisti  che hanno dimostrato al mondo intero di non essere capaci di governare; "perchè - dirà Mussolini-  non basta essere in tanti, ma si deve essere preparati". "I calli alle mani non bastano per dimostrare che uno sia capace di reggere uno Stato". -"Una rivoluzione la si fa in ventiquattr'ore, ma in ventiquattr'ore non si rovescia l'economia di una nazione".
 E ha ragione, perchè in Russia Lenin è stato costretto a rimettere ai loro posti i funzionari zaristi. Davanti al disastro ha già preso -attirandosi critiche- drastiche decisioni per permettere un minimo di stabilità. I comitati operai dimostratisi incapaci vengono subito sostituiti (anche con la forza, come a Kronstadt il prossimo anno) da direttori (politici) con poteri assoluti. E tutto questo ha comportato una rapida centralizzazione del potere nelle mani dei massimi dirigenti del partito bolscevico; che non è immune al suo interno di elementi altrettanto incapaci, dovuto al fatto che spuntano fuori personaggi più autoritari di Lenin e Trockij stesso: come Stalin. Il primo -già ora malato- morirà nel '22, mentre Trockij (anche lui propenso a qualche liberalizzazione)  resisterà alcuni anni, ma verrà emarginato ed infine espulso dall' Urss  come "nemico del popolo". Una frase ad effetto che otterrà sempre il consenso nelle repressioni staliniane.



De Ambris si corregge - a chi gli rimprovera di volere una guerra civile- precisa cosa intendeva per "rischio" e "avventura". "Non una rivoluzione di tipo bolscevica, ma un realistico programma che prevede l'espropriazione parziale solo del capitale speculativo e non  quello direttamente investito nella produzione; se fatto sconsideratamente questa espropriazione potrebbe distruggere il sistema". De Ambris per attuare questo programma richiama ed invita - negando ai partiti politici ogni funzione positiva nella lotta di classe -  all'unione di tutte le forze di sinistra, sindacalisti, anarchici e repubblicani. 
Ma sempre sindacalismo di sinistra rivoluzionario è il suo. Infatti lo predica anche ai fascisti perchè li crede ancora di sinistra.

Da un'altra "trincea" invece sta nascendo in sordina il "sindacalismo nazionale"  ben diverso dall'originale sindacalismo operaio socialista;  perchè riunisce proprietari, funzionari, contadini, operai, ex combattenti, e quella classe media che ha in mano i buoni del tesoro, che sia in un modo (incognita di una insolvenza di uno stato guidato da incapaci), che nell'altro (una rivoluzione di tipo bolscevica) rischia di non prendere più nulla. Una "trincea" dunque messa in stato d'allarme proprio per nulla agnostica.

De Ambris (che crede sempre nell'anima socialista dei fasci) in una conferenza a Milano lo scorso 9 giugno proprio davanti ai fascisti di Mussolini, ripropone il suo programma, parlando anche di corporativismo. Mussolini che è presente interviene e fa il suo discorso, e non è molto diverso da quello del sindacalista "rivoluzionario" ospite. Il suo intervento è appassionante, realista e ci mette dentro tutte le dottrine di gioventù: "Una nazione italiana è come una grande famiglia. Le casse sono vuote. Chi deve riempirle? Noi, forse? Noi che non possediamo case, automobili, banche, miniere, terre, fabbriche, banconote? Chi può, "deve" pagare. Chi può, deve sborsare...E' l'ora dei sacrifici per tutti. Chi non ha dato sangue, dia denaro".(Il Popolo d'Italia 10 giugno 1919).

Sembra  dunque che proprio De Ambris  fornisca al fascismo di Mussolini il contenuto ideologico, ma è pur sempre De Ambris ancora legato al sindacalismo rivoluzionario. E sembra ancora legato a dare appoggio all'impresa di Fiume di D'Annunzio ritenendo l'irredentismo "un mezzo valido" per la mobilitazione politica e populistica capace di scuotere con il consenso il Paese. Di uguale avviso sembra essere in questo breve periodo lo stesso Mussolini.

Poi la svolta. Scompare il radicalismo. Accadono i fatti di agosto. La crisi interna diventa drammatica; ci sono gli scioperi e la serrata di tutti gli industriali; poi l'occupazioni delle fabbriche;  si teme (la rivoluzione russa è appena alle spalle) una svolta bolscevica; inoltre è stata votata alla Camera la nominatività dei titoli al portatore che scatena l'allarmismo negli ambienti industriali, finanziari ed ecclesiastici che li possiedono; infine la disfatta politica per la questione Albanese; (Un  motivo in più per far abbandonare a Mussolini la causa -anche se "patriottica"- di D'annunzio e De Ambris)

   La svolta è netta, antirivoluzionaria, un distacco ben definito dal socialismo tradizionale; anche se Mussolini si era già allontanato progressivamente prima della guerra e subito dopo,  perchè è convinto dell'impotenza del proletariato. Infatti - prima ancora della rivoluzione bolscevica - aveva scritto su Utopia "I socialisti commettono un gravissimo errore, credono che il capitalismo ha compiuto il suo ciclo. Invece il capitalismo è ancora capace di ulteriori svolgimenti. Non è ancora esaurita la serie delle sue trasformazioni. Il capitalismo ci presenta una realtà a facce diverse: economica, prima di tutto". (profetico, anche per il 2000!)

Pur influenzato dai principi corporativistici di De Ambris,  nell'estate di quest'anno Mussolini taglia di  netto i legami con la sinistra rivoluzionare. Svolta risolutamente a destra, e attacca il socialismo. Chiede ed esige (questa è la grande svolta!)  ai lavoratori gli stessi sacrifici  richiesti agli industriali, in nome della nazione. "Se per gli interessi nazionali bisogna lottare contro il socialismo e se occorre sostenere i proprietari terrieri e i produttori per non causare lo sfascio della società in una rivoluzione o in una guerra civile, allora il fascismo  si schiererà con la borghesia".  
E' ormai un movimento il suo che non ha quasi più nulla a che vedere con i Fasci fondati nel 1914, e perfino diverso da quelli fondati lo scorso anno 1919 in piazza san Sepolcro; che - iniziamo a notare questo fatto- non sono nati  dentro un locale della camera del lavoro o in una sede di un partito operaio, ma in una saletta messa a disposizione dal Circolo industriale. E ovviamente ad ascoltarlo non ci sono solo i "camerati", ma ci sono anche gli industriali.
(Una curiosità: C'erano anche 5 industriali ebrei a questa riunione, e fu proprio uno di loro (Goldman) a procurare la sala. Ma anche a Fiume con d'Annunzio c'erano ebrei, fra cui Aldo Finzi che divenne poi sottogretario agli interni, mentre Dante Almansi fu vice capo della polizia. Ebrei vi erano pure nel 1936 alla guerra d'Etiopia; e uno di loro (Alberto Liuzzi) fu perfino decorato di medaglia d'oro. Questo per sconfessare quelli che sostengono che fin dall'inizio nella ideologia del fascismo c'era del razzismo e dell'antisemitismo) 

Ma questa riunione in "tale sede", non era già più una novità, già il 1° agosto Mussolini al suo giornale -Il Popolo d'Italia- aveva cambiato il sottotitolo. Da quotidiano socialista -dopo aver ricevuto ulteriori finanziamenti di industriali "siderurgici"-  lo aveva sottotitolato  Quotidiano dei combattenti e dei produttori (poi il 1° gennaio del '21, sarà ancora più esplicito e mette il motto di Blanqui  "Chi ha del "ferro" ha del pane"). Il patto con gli industriali è ormai senza sottintesi (e quando andrà al governo alla fine del 22, suo primo pensiero fu quello di abrogare la legge sulla nominatività dei titoli, che tra una lungaggine e l'altra - temendo chissà cosa-  i timorosi politici - non l'avevano mai applicata spaventandosi di perdere i voti, che si "pesano".

In questa estate siamo dunque alla definitiva rottura dal sindacalismo rivoluzionario di De Ambris (che  inizia ad essere addirittura un antifascista) e alla rottura con l'irredentismo di D'annunzio che crede ancora in un appoggio di Mussolini in nome del "patriottismo". Appoggio mancato anche perchè D'Annunzio con l'impresa di Fiume per quanto senza sbocchi, sta trasformandosi in una pericolosa  guida del sovversivismo reazionario, sta esercitando una forte attrazione nazionale, sta conquistandosi una notorietà che manca ancora a Mussolini, e cosa ancora più temuta dal fondatore dei fasci è che D'Annunzio vuole creare un "suo" partito fascista, poggiando su un nazionalismo-patriottismo molto diverso (più retorico che pragmatico) da quello di Mussolini; che  non appoggiandolo gli conferma così che il suo "fascismo" è diverso. De Ambris lo ha capito prima di D'annunzio, infatti, a settembre costituendo la Reggenza del Quarnaro, informa tutti i giornali ma non quello di Mussolini, che si lamenterà in un corsivo sul suo giornale. Poi tre mesi dopo Mussolini si prende la rivincita e approva il trattato di Rapallo (evacuazione di Fiume con l'esercito italiano a sparare cannonate per farli sloggiare) sbarazzandosi così dei due rivali, di cui uno molto fastidioso, per non dire, pericoloso: D'Annunzio.

La Carta del Carnaro (promulgata l'8 settembre - messaggio dell'ideologia sindacalista nazionale, preparata concettualmente da De Ambris, ma curata nello stile da D'Annunzio) non affermava soltanto l'italianità di Fiume, ma sosteneva il suo statuto rivoluzionario; sembra una prova generale;
ma sia il governo, sia Mussolini hanno diffidato un tale connubio. Perchè c'era il grosso pericolo che se passava Fiume, l'impresa dannunziana si trasformava in un messaggio dirompente,  la città diventava  un simbolo per tutti gli oppositori della democrazia liberale, cioè avrebbe incoraggiato i rivoluzionari in altre parti d'Italia. Infatti, D'Annunzio stava già  progettando la Marcia su Roma, con due anni di anticipo su quella di Mussolini, e che lo stesso Mussolini tramite De Ambris con una lettera  gli consigliò di non fare.
Ma già il 17 febbraio sul Popolo, Mussolini rese noto un complotto di D'annunzio-De Ambris (con elementi di estrema sinistra) che mirava a dare l'avvio a un moto insurrezionale in Italia.

Con l'Albania o con Fiume  - riteneva Mussolini con molto realismo già da tempo - l'Italia non poteva certo nelle condizioni in cui era,  sostenere - moralmente, materialmente e finanziariamente (politicamente meno che mai dopo Versailles) - un'altra guerra; nemmeno una dentro un "cortile", figuriamoci fuori dai confini. Gli italiani si sarebbero ribellati. Se dovevano fare una guerra come quella precedente senza ottenere nulla, tanto valeva farne una interna "civile";  una "rivoluzione" vera e propria. Non guidata dai bolscevichi o dai sindacalisti, ma forse questa volta dagli stessi quadri militari, che al congedo, anche loro non avevano ricevuto  nulla, erano tutti frustrati  (e vedremo più avanti come Mussolini aveva visto giusto e tastato bene il polso del Paese).

Il disperato "caso" FIUME e ALBANIA era l'amara prosecuzione del dramma delle spartizioni territoriali di fine guerra. Fin dallo scorso anno, le due questioni che avevano lasciato delusi sia i politici (che durante la guerra non avevano però fatto nulla)  sia i combattenti (che invece in guerra avevano fatto molto),  rischiavano di trasformarsi dopo alcuni provvedimenti politici - uno per l'Albania e l'altro per la ribellione irredentista fiumana di D'Annunzio, in due tragedie. Si sfiora infatti in Italia nel primo caso una guerra civile (come vedremo, iniziando da Ancona)  (preavviso di una incontrollata rivoluzione?), e sta maturando una tragica ma pericolosa commedia  nell'altro.  Mussolini  sembra essere il più realista di tutti, e non fa proprio nulla per dare l'appoggio "patriottico" a D'Annunzio e a De Ambris, mentre dalla questione Albanese, proprio da questa riceve un segnale "forte e chiaro" (l'ammutinamento dei militari).

ALBANIA

Il protettorato dell'Italia sull'Albania a Versailles a fine guerra non era stato  modificato (neppure preso in esame, fu addirittura dimenticato! E all'Italia conveniva non ricordarlo). Ma attenta  c'era l'Albania che coglie l'occasione e ne approfitta per formare un governo provvisorio che si dichiara indipendente, pur avendo nel suo territorio migliaia di soldati italiani (70.000) inviati sul posto durante la guerra al comando del generale PIACENTINI. A fine guerra infatti, nel timore che il protettorato venisse tolto all'Italia con le decisioni di Versailles, su ordine del governo i soldati erano  rimasti in Albania. Si voleva insomma creare uno status quo.

Ma a PIACENTINI, gli Albanesi, forti di quella "dimenticanza" a Versailles, il 3 giugno gli danno l'ultimatum: 48 ore per sgomberare dal territorio. Il generale ignora l'ultimatum e si attesta sulla costa a Valona. Ma qui si scatena la rivolta di alcune bande di albanesi. Piacentini a malapena riesce a controllare la situazione.
A Roma il governo GIOLITTI é in allarme, intende mandare l'esercito per occupare l'Albania; non perché -si afferma- vuole negare la sua indipendenza, ma perché Valona,  "così vicina all'Italia rappresenta un serio pericolo, dobbiamo quindi proteggere l'Albania dalle bande sovversive". Infatti, il paese in ribellione non ha un governo ufficiale, ma solo gruppi che hanno formato autonomamente delle bande armate, che fanno parte di un anomalo controllo politico, formato da due blocchi in contrapposizione. "Questa situazione - si ribadisce in Italia - bisogna controllarla, fino a quando il Paese non avrà un governo democratico, uscito da libere elezioni e che l'Italia con la sua presenza, con la sua "missione" vuole del resto garantire". (sembra quasi di leggere il Corriere della Sera nei giorni del 1997! quando si verificherà una analoga situazione).

Gli italiani dopo l'ultima terribile esperienza, con in casa più di un  milione fra mutilati e feriti, con le piaghe ancora aperte nella carne e nella mente, scende nelle piazze duramente contro  l'occupazione albanese come é stato deciso dal governo; che in sostanza significa un'altra guerra. Nell'esercito é già tutto pronto per salpare per poi fare iniziare la "missione". Ad Ancona il 26 GIUGNO, un reggimento di Bersaglieri pronto a partire per Valona si ribella, non vuole imbarcarsi; è ammutinamento, che viene subito appoggiato da tutta la popolazione della città, che fa saccheggi, assalta le armerie. Scontri, barricate, cariche della polizia, con decine di morti. E' quasi un'insurrezione generale nazionale. Infatti le manifestazioni che appoggiano i sentimenti dei militari "ribelli" e quelli della popolazione anconetana che ha dato man forte ai "ribelli", dilagano a macchia d'olio in altre parte d'Italia. Intervengono i politici, si doma la rivolta ad Ancona, poi alla fine il governo per riportare la calma nel Paese, fa marcia indietro. Non si va più in Albania.
Mussolini aveva visto giusto, ma in difetto, perchè qui a non voler partire non erano i civili richiamati, ma addirittura i soldati e i quadri dello stesso esercito, addirittura uno dei migliori e più gloriosi reparti delle forze armate. Un segnale forte! Fortissimo!

IL 24 LUGLIO, le bande di Valona vista la caotica situazione in Italia, alzano il tiro, attaccano e inviano un nuovo ultimatum ai soldati italiani abbandonati da mesi da una politica indecisa e ambigua. Piacentini e i suoi uomini è costretto a difendersi. Il 3 agosto c'è il cedimento per non spargere sangue inutilmente; a Tirana viene firmato lo sgombero immediato delle truppe italiane. Si torna a casa. L'Albania é lasciata al suo destino, fino a quando ... Mussolini non dimenticando l'affronto (in un altro contesto) riproporrà l'occupazione forzata (e dato che era forzata, alle prime difficoltà l'Albania gli si mise contro quando Mussolini ebbe l'infelice idea (di sbarcarvi per farvi una testa di ponte per "rompere le reni alla Grecia").

*** C'è da dire che un mese prima sulla scena politica, dopo il successo  del Partito Popolare alle elezioni del novembre scorso,  STURZO aveva insediato 100 nuovi deputati alla Camera (destra e sinistra per la prima volta dall'Unità non erano nella maggioranza). Così i Popolari nel corso dell'anno misero in crisi più volte la maggioranza di NITTI  nonostante tre rimpasti del tutto inutili. Dopo i vari incidenti sopra narrati  il 15 giugno a governare ritornò GIOLITTI,  al suo quinto mandato e su indicazione di tutti i parlamentari. Aveva 78 anni! Nato ai tempi di Carlo Alberto! Ma in Italia non c'era di meglio.

*** Infine il PSI (ora al governo, primo partito, dopo le elezioni ricordate sopra) non è capace di gestire la grave situazione delle tensioni sociali, dove scioperi e serrate degli industriali stanno paralizzando tutto il Paese. Una parte della direzione del partito - l'ala moderata - appare incerta con l'ala degli intransigenti; sorge presto una crisi interna che  porterà alla definitiva rottura; è in questa spaccatura che inizia a formarsi l'embrione di quello che sarà presto il futuro PARTITO COMUNISTA (ma le stesse incomprensioni e lacerazioni nasceranno anche nel dopoguerra della seconda guerra mondiale, e sempre per gli stessi motivi).

 Il 27 marzo del 1920 "Ordine nuovo" (rassegna settimanale di cultura socialista diretta dal ventinovenne
ANTONIO GRAMSCI   pubblica il manifesto "Per il congresso dei consigli di fabbrica. Agli operai e contadini di tutta Italia". Il 28 marzo gli industriali torinesi proclamano la serrata. Il 13 aprile viene proclamato lo sciopero generale che il 24 si esaurisce con la sostanziale vittoria degli industriali. Il 23-28 giugno il congresso della Camera del lavoro di Torino approva la relazione di Tasca sui consigli di fabbrica e nei mesi successivi si sviluppa lo scontro tra Gramsci e Tasca sulla funzione e l'autonomia dei consigli. (la spaccatura dalla quale nascerà il Partito Comunista è alle porte). In settembre Gramsci partecipa al movimento per l'occupazione delle fabbriche e si reca anche a Milano. In ottobre si adopera per la fusione dei diversi gruppi (astensionista, comunista elezionista e di "educazione comunista") della sezione torinese del Psi e in novembre partecipa al congresso di Imola durante il quale si costituisce ufficialmente la frazione comunista del Psi. Esce l'ultimo numero del settimanale "Ordine nuovo". L'edizione torinese de l'"Avanti!" ne assume la testata e la direzione e diventa l'organo dei comunisti torinesi, affidata proprio a Gramsci.

Nel frattempo, tra dispute di partiti e crisi politiche con la caduta di tre governi che paralizzano ogni riforma e rendono ingovernabile il Paese, gli operai hanno iniziato una serie di scioperi (29 MARZO) occupando diverse fabbriche. Terminata la "manna" della produzione bellica, non capaci di riconvertirsi, le grandi industrie stanno andando tutte  in crisi. Non ci sono indicazioni quale strada prendere, pur essendoci gli esempi americani. In Italia manca la domanda di prodotti di consumo, ma i cittadini non hanno soldi, e non hanno soldi perché non si producono beni, e senza produzione di beni (negli ultimi tempi ferme anche le grandi industrie belliche) non sono distribuiti stipendi. Il circolo è vizioso e sta diventando drammatico con il costo della vita sempre in aumento che colpisce i ceti più poveri che non hanno nessuna altra risorsa per sbarcare il lunario.
(Ricordiamo che durante il periodo della guerra erano nati 1976 stabilimenti con un milione di addetti - che i reduci chiamano "imboscati"; gente che era stata iperattiva, diligente e ubbidiente, stacanovista, protetta dagli industriali per ovvi motivi. Del resto chi non aveva queste virtù non si opponeva  se alcuni soggetti venivano richiamati per andare al fronte. Anzi questa era la costante minaccia).

In America - che  non solo è uscita indenne dal conflitto, ma ha rafforzato il suo capitalismo ed è cosciente di essere ora padrona dell'Europa, il modello di sviluppo è stato invece subito individuato e "centrato". L'industria bellica ha iniziato con la riconversione a produrre beni durevoli, e anche se questi sono inizialmente appannaggio delle famiglie ricche, la produzione ha prontamente riversato sulla classe operaia un reddito di lavoro che permette agli stessi lavoratori di accedere sempre di più  in progressione ai consumi . E' insomma partito il volano dell'economia americana e tutto  l'indotto farà il resto fino al 1929. L'America sta conoscendo - quasi senza freni- il suo grande boom. Del resto le ragioni per cui è intervenuta nella guerra sono stati proprio i grandi interessi finanziari. Se la Germania avesse vinto in Europa, i tedeschi l'avrebbero schiacciata. (Poi dicono che la guerra non risolve i problemi)!

In Italia invece si lotta ancora nei bassifondi per il carovita,  per l'aumento dei salari, e per l'indennità di fine rapporto per tutti quelli chi si vedono da un giorno all'altro licenziati per la crisi della produzione, o spesso sostituiti con quelli che sono a spasso e che si accontentano di salari molto più bassi. Una lotta tra poveracci.

Ma a lottare sono soprattutto i 4.500.000 ex soldati, ex combattenti, che seguitano a scendere in piazza per riavere il posto di lavoro che avevano prima, e che ora, invece di trovare le organizzazioni sindacali socialiste e comuniste schierate al loro fianco, si sentono ricevere accuse di aver voluto loro la guerra (i socialisti come sappiamo erano antinterventisti). Di rimando gli ex accusano i sindacati di proteggere solo quelli che hanno già il lavoro, proprio quelli che i milioni di reduci disprezzano e accusano di aver fatto durante la guerra gli "imboscati".
(Non dimentichiamo che un soldato al fronte prendeva 1-2 lire, mentre quelli rimasti a lavorare ne prendevano 10-12, ma con le forzate 75 ore settimanali, ne prendevano dalle 16 alle 20 al giorno).

Finita la guerra dei ricchi, si sta scatenando  insomma la guerra dei poveri; il proletariato che si contrappone a quelli che prima consideravano essere la "guida" alla rivoluzione socialista così tanto sbandierata nei precedenti anni, da Labriola, Sorel & C. presentata come la soluzione di tutti i mali.

Gli industriali di fronte a questa situazione di tensioni, si organizzano con la CONFINDUSTRIA e dichiarano apertamente che reagiranno con la serrata agli scioperi; agli attacchi alle fabbriche e al sabotaggio. Ad iniziare i conflitti padronali il 30 agosto é la nascente Alfa Romeo; si affiancano  poi tutte le altre industrie milanesi; il giorno dopo, compatti tutti gli industriali lombardi  fanno la serrata. Risponde alla serrata la Fiom occupando la fabbrica che ha iniziato per prima la serrata, poi  tutti gli altri stabilimenti metallurgici e siderurgici milanesi.

Il 31 AGOSTO la serrata degli industriali si è estesa in tutta Italia, provocando a sua volta l'occupazione degli stabilimenti metalmeccanici in tutta la Lombardia, in Piemonte e in Liguria.
Se lo "spettro bolscevico" si sta aggirando minaccioso nei saloni della finanza, nelle piazze c'è un altro "spettro" ancora più minaccioso: l'esercito italiano contro gli italiani.

Il governo già il 29 MARZO in seguito a uno sciopero a Torino dove avevano incrociato le braccia 120.000 lavoratori, aveva appoggiato gli industriali torinesi inviando sul posto 50.000 soldati, carabinieri, guardie regie, per proteggere la sostituzioni di chiamata sul lavoro con i volontari crumiri (che per la disoccupazione e per la fame che c'era in giro, sulla piazza di certo non mancavano). Le forze sindacali si spaccano sulla linea da seguire; ai riformisti si oppongono i rivoluzionari che vogliono gestire la produzione, fare loro le scelte, ottenere la compartecipazione agli utili; cioè il controllo diretto sulle fabbriche, minacciando altrimenti  l'ostruzionismo e l'occupazione.

Nelle tensioni s'inserisce prepotentemente MUSSOLINI, che come abbiamo letto sopra ha ora compiuto una repentina svolta a destra; abbandona improvvisamente molti contenuti democratici in precedenza resi noti; quelli che non gli hanno permesso una vittoria elettorale alle ultime elezioni.  Ora dai suoi discorsi fa scomparire il radicalismo, l'antiborghesia, e prosegue con il suo movimento dei Fasci sempre di più appoggiato e finanziato dopo questa nuova linea politica, da agrari e industriali in funzione antisocialista e antibolscevica, visto che lui si presenta ora come " l'uomo dell'ordine". E proprio per questo inizia a ricevere molte simpatie dalla borghesia, dai capitalisti, dalle classe media e dagli ex combattenti reduci dalla disciplina di guerra.
Gli industriali se non c'era Mussolini, a questo punto potevano fare una sola cosa per salvarsi: inventarsi un "Mussolini".

L'ex socialista di Predappio invece è a disposizione e ha fiutato il momento. Prende qualcosa da De Ambris, ma aggiunge qualcosa di suo rispolverando alcune affermazioni da lui fatte nel 1917. "....La rivoluzione non è il caos, non è il disordine, non è lo sfasciamento di ogni attività, di ogni vincolo della vita sociale, come opinano gli estremisti idioti di certi paesi; (il riferimento alla Russia è chiaro. Ndr) la rivoluzione ha un senso e una portata storica soltanto quando rappresenta un ordine superiore, un sistema politico, economico, morale di una sfera più elevata; altrimenti è la reazione, è la Vandea. La rivoluzione è una disciplina che si sostituisce a un'altra disciplina, è una gerarchia che prende il posto di un'altra gerarchia" (1917, 26 luglio, Il Popolo d'Italia).

Infine un clamoroso appoggio gli giunge anche dall'ambiente militare. Infatti a settembre,  gira una circolare spedita  dagli uffici di propaganda militare ai comandi d'armata, dal capo ufficio dell'informazione dello Stato Maggiore dell'Esercito Camillo CALEFFI, che afferma: "I Fasci di combattimento sono da considerare "forze vive" da contrapporre eventualmente agli elementi antinazionali e sovversivi e che perciò è necessario mantenere contatti con essi seguendone l'attività".
(Non dimentichiamo che ci sono a spasso, inutilizzati, e che fanno fatica anche loro a trovare un modesto impiego, 150.000 ufficiali inutilizzati dopo la smobilitazione. Compresi quei reparti che  in guerra erano stati chiamati "Arditi" ma poi a casa vilipesi dai socialisti (li chiamerà al suo fianco come "pretoriani" proprio Mussolini).
L'"Uomo dell'ordine" e le "forze vive" sono dunque chiaramente indicate, e Mussolini ora sa di avere dalla sua parte anche l'Esercito. (Non lo dimenticherà nel fare la Marcia su Roma). Infatti, molti dei 150.000 ufficiali avevano già iniziato a formare, istruire e a comandare le squadre formate da Mussolini.

Scriverà Gioanola in Il Novecento "Il fascismo non si presenta affatto come espressione di una dottrina politica, non ha come il socialcomunismo una filosofia alle spalle, ma è un punto di coagulo di tutte la paure, gli odi, i risentimenti di gran parte della classe dirigente e di ampi strati popolari contro il disordine sociale del dopoguerra, fomentato, agli occhi dei borghesi bempensanti, da una classe operaia sempre più tendenzialmente rivoluzionaria. C'è un'invocazione di ordine e di disciplina, un bisogno di metodi forti contro la crisi diffusa, che il fascismo sa interpretare con decisione. I fascisti della prima ora vengono in gran parte dai combattenti della guerra mondiale, e in particolare dai corpi più abituati all'uso della violenza (gli arditi), disposti a continuare in questa pratica entro una mitologia che celebra le armi, il sangue e la morte come espressione di virilità. Non per nulla il fascismo, come poi il nazismo, sviluppa rituali paramilitari, camicia nera, stivaloni, divise, esercitazioni con le armi, in una tendenziale mobilitazione di tutto il corpo sociale e nell'inevitabile creazione di nemici da combattere (il comunista, il borghese liberale, il plutocrate americano, l'ebreo, lo straniero, il "diverso"). Il valore principale di riferimento diventa il nazionalismo (all'opposto dell'internazionalismo socialista) con la sacralizzazione della patria, delle sue origini (la romanità), delle sue tradizioni". E. Gioanola, Il Novecento, Colonna Edizioni, 1999)

Torniamo invece al "disordine", ormai diffuso nel Paese. Gravi incidenti si verificano a Bologna (21 Novembre, 9 morti, 50 feriti)  e a Ferrara (20 dicembre), con altri  morti (3 fascisti e un socialista) e centinaia di feriti. I fascisti sono intervenuti a una manifestazione socialista per protestare contro la loro linea politica, ritenuta ambigua, che marcia - affermano - ora in blocco contro gli interessi di tutti i lavoratori, dei produttori e degli agrari. Dalle parole si é passati ai fatti: si è cominciato ad usare le mani, a  scatenare scontri, ed infine le cariche della polizia hanno trasformato le piazze in un campo di battaglia. Sta iniziando una nuova guerra!

RITORNIAMO A FIUME

A Fiume intanto si sfiora la follia il 24 dicembre; scoppia il "Natale di sangue" fra gli italiani residenti e gli italiani di D'Annunzio che hanno occupato la città appoggiati da altri italiani venuti da fuori, e che gli altri -affermano- non sono italiani del luogo. In realtà gli italiani del luogo sono l'85%,  soltanto che hanno due ideologie diverse e c'entrava poco l'etnia. (come del resto nella stessa Italia).  
Su ordine tassativo delle Nazioni Unite, le truppe italiane all'ordine del generale CAVIGLIA, dopo accordi del governo italiano con gli USA (alcuni dicono imposizioni), danno l'ultimatum di sgombero a D'Annunzio e ai suoi Legionari. Lui lo respinge con l'ostinazione "patriottica" che sta portando avanti da più di un anno con ogni mezzo, però già fallita  non solo militarmente negli scontri "italiani contro italiani", ma fallita anche politicamente con la inutile iniziativa plebiscitaria. La maggioranza degli italiani di Fiume insomma  ha preferito accettare le ufficiali pacifiche proposte del modus vivendi di Wilson, e si è messa sotto la protezione USA. Ottenendo cosi la proclamazione di Città Libera. Nè della Iugoslavia, nè dell'Italia.

Un caso molto strano però quello di Fiume (al centro di una confusa e vasta rete di intrighi e di fermenti eversivi).  Si affermava che la città era abitata in prevalenza da italiani (85%), ma al plebiscito non votarono a favore di D'Annunzio ma contro ed accettarono la proposta di modus vivendi presentata dal governo italiano nel novembre del 1919, poi ratificata il 12 novembre di quest'anno (Trattato di Rapallo - QUI RIPORTATO INTEGRALMENTE ).
D'annunzio
non accetterà questo accordo e manterrà il potere a Fiume fino al 24 dicembre di quest'anno quando il governo italiano dopo un ultimatum al ribelle  Comandante, invia l'esercito  per far sgomberare con le armi  i legionari (italiani) dannunziani e i seguaci dell'altro poeta l'anarco-sindacalista  DE AMBRIS, che si afferma (ma non conosciamo la fonte) fece perfino qualche avances verso la Russia. Da questo momento sappiamo solo che diventerà un ostinato avversario di Mussolini e del suo fascismo; fu costretto a vivere in esilio. Emigrò in Francia nel '22; poi divenne segretario generale della Lega italiana dei diritti dell'uomo.

Oltre che con Mussolini anche con D'Annunzio erano già sorti contrasti; De Ambris aveva cominciato a vedere nell'irredentismo di D'Annunzio un ostacolo ai suoi progetti, che  non erano -lo abbiamo letto sopra- molto diversi da quelli poi attuati in parte da Mussolini. Del resto lo stesso Mussolini li aveva già visti questi ostacoli prendendo le distanze da entrambi. Non solo fu favorevole al Trattato di Rapallo, ma addirittura a Febbraio di quest'anno sul Il Popolo, aveva denunciato un complotto di D'Annunzio le cui intenzioni erano quelle di dare l'avvio a un moto insurrezionale con alcuni elementi dell'estrema sinistra di De Ambris.
D'Annunzio a Fiume si arrese con le armi ma non si arrese con l'ambizione nel voler lui creare un partito tendenzialmente fascista. Purtroppo sulla sua strada c'era già Mussolini che è abile ad adularlo e nello stesso tempo lentamente ad accantonarlo. Lo isolerà a Gardone  per non nuocere, facendo convergere nelle proprie file i suoi seguaci.

Ma sentiamo altre versioni dei fatti riportati nei libri di STORIA in uso in Italia.

"Un gruppo di ex combattenti e fanatici nazionalisti guidati da Gabriele D'Annunzio occupa la città di Fiume e ne proclama l'annessione all'Italia".
"12 Novembre - Fiume diviene città libera. - Italia e Iugoslavia firmano il trattato di Rapallo.
D'Annunzio che si era rifiutato di abbandonare Fiume, in seguito all'intervento di truppe italiane lascia (dopo che è stato preso a cannonate dall'esercito italiano. Ndr) la città il 29 dicembre 
"Dizionario Enciclopedico Utet, Cronologia Universale).

"Questione Fiume: ...colpo militare con cui un gruppo di ribelli dell'esercito, guidati da Gabriele D'annunzio, occuparono il 12 settembre 1919 Fiume"
(Il Bignami di Storia)

"D'Annunzio partì con 300 uomini cui si aggiunsero, a Ronchi, i granatieri del Rejna e i legionari di Horst Venturi, in tutto circa 1000 uomini
(Cronologia Universale, Gulliver)

"D'Annunzio entra a Fiume con circa 2500 uomini... assume il comando della città con il consenso del Consiglio nazionale italiano di Fiume (non della popolazione italiana fiumana. Ndr.)
Nella speranza di mantenere il ruolo di "comandante", D'Annunzio indice un plebiscito, orientando la votazione a proprio favore anche con azioni di intimidazione svolte dai legionari a lui fedeli. Ma la cittadinanza vota a favore della proposta "modus vivendi" presentata dal governo italiano
" . (Storia d'Italia- DeAgostini)

"Una occupazione  compiuta con la compiacenza delle autorità militari italiane e all'insaputa (!?) del governo
" (Enciclopedia Europea, Garzanti, pag. 973)
"Su tutto dominò il personaggio di D'Annunzio, che in quell'occasione elaborò una parte cospicua del rituale che di lì a poco il fascismo fece proprio" (Ib.) 
"L'Italia per fargli sgomberare la città, dovette ricorrere alla forza in quello che con una certa forzatura retorica lo stesso D'Annunzio battezzò "Natale di sangue" Dopo essere stata retta per più di un anno da un governo presieduto dal capo del partito autonomista Zanella, Fiume fu riconosciuta ufficialmente all'Italia dal Patto di Roma con la Iugoslavia (27 gennaio 1924), in cambio di due zone della città, Porto Barross e il cosiddetto Delta
" (Ib.)

""La Carta: La costituzione dell'ideale repubblica eroico-letteraria fu ideata dallo stesso D'Annunzio con il nome di Carta del Quarnaro in cui fuse concezioni desunte dalle antiche polis greche e dai comuni medievali."
Respinte le minacce del governo italiano, che intanto aveva firmato con la Jugoslavia il trattato di Rapallo, D'Annunzio organizzò a Fiume uno Stato libero indipendente, finchè non fu costretto a evacuare la città, bombardata dagli italiani il 27 dicembre 1920"
(Cronologia Universale, Gulliver)
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"12 SETTEMBRE 1999, SUL CORRIERE DELLA SERA, PAG 9
TITOLO: "LA MINORANZA ITALIANA CI HA CALPESTATI" - MAURIZIO TREMUL, PRESIDENTE DELL UNIONE ITALIANI CHE RACCOGLIE TUTTI GLI ITALIANI  DI CROAZIA E SLOVENIA CHE VARIANO DAI 200 MILA AI 400 MILA - "E' FALSO CHE TUTTI QUESTI ITALIANI FOSSERO COLLABORAZIONISTI O FASCISTI. AL CONTRARIO, MOLTI ERANO DEI COMUNISTI O SEMPLICEMENTE DELLE PERSONE NORMALI" (RENZO CIANFANELLI) 

( vedi l'avventura di D'ANNUNZIO nei particolari) 

CULTURA E COSTUME
(in costruzione)

*** FRANZ KAFKA scrive "Metamorfosi", storia allucinante, dove traspare l'inquietudine, la simbologia dell'esclusione dalla comunità umana. Anche qui il suo personaggio - come nel Processo, subendo il giudizio di potenze oscure, viene per sempre escluso da un'esistenza libera e felice, e condannato ad una solitudine atroce.
(vedi biografia di KAFKA)

*** Sul Catalogo Rinascente delle Famiglie Italiane compaiono i primi costumi da bagno, una specie di tunica nera con bretelle e calze a guaine nere, e insieme gli ombrellini parasole che si sfoggiano nelle prime spiagge in Versilia e a Rimini, mentre nelle case dei ricchi compaiono i primi frigoriferi proveniente dall'opulenta America che ha subito riconvertito la sua industria bellica, nella produzione di beni durevoli. Con la guerra in Europa, l'America ha risolto molti suoi problemi. Inoltre può contare su una bella annuale somma con i debiti di guerra, sia dei vinti che dei vincitori (compresa l'Italia che ha debiti da onorare fino al 1988 (1988! non è un errore!)

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20 FEBBRAIO - Muore a Washington l'ammiraglio Robert E. Peary, lo scopritore del Polo Nord.

26 MARZO - Belloni vince la Milano-Sanremo.

17 MAGGIO - Giovanna D'Arco è santificata dal Papa con una solenne funzione in San Pietro

2 GIUGNO - Iniziato il 20 gennaio, il tenente Arturo Ferrarin vince il raid Roma-Tokyo.

7 GIUGNO - Belloni vince il Giro d'Italia.

15 AGOSTO - Nello stadio di Anversa Re Alberto del Belgio proclama l'apertura della VII Olimpiade.

30 AGOSTO - Nell'ambito della consegna del materiale aeronautico tedesco viene consegnato all'Italia, e giunge al campo di Ciampino il dirigibile Zeppelin L 61: sarà ribattezzato "Italia".

3 SETTEMBRE - La squadra italiana torna a casa dalle Olimpiadi di Anversa con 15 medaglie d'oro.

9 DICEMBRE - In Francia firmato l'atto di accusa contro Landru: è ritenuto autore dell'omicidio di 10 fidanzate e del fratello sedicenne di una di esse.

CONTINUA ANNO 1921 >