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CRONOLOGIA

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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1921 (2)

BAGLIORI DI COMUNISMO IN ITALIA
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qui nella tabella, iniziamo da molto lontano.... Europa: 1500

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Come abbiamo appena letto nel precedente capitolo, il 21 gennaio 1921, a Livorno, con una scissione dentro il PSI, si costituiva il Partito Comunista Italiano.
Gli slogan bolscevici, più che dar fastidio al fascismo finirono per dare una mano a Mussolini.
Come vedremo più avanti, questi slogan e questo tipo di repubblica comunitaria, non erano nuovi.

"BAGLIORI DI COMUNISMO NELLA RIFORMA - La guerra dei contadini" Questo era il titolo di un libro dato in questo stesso periodo tempestivamente alle stampe; autore ITALO CARACCIOLO. Un opera che ripercorre tutta la storia dei movimenti comunisti in Europa...fin dal 1500 !!!

Avendo una fonte inesauribile di testi antichi e moderni scomparsi dalla circolazione e dalle biblioteche, l'autore di "Cronologia", ne ha scovato una preziosissima copia; e vale la pena -per chi ne ha voglia- di leggerlo interamente, immergendosi ai tempi dei primi movimenti comunisti del 1500

Noi qui, ci interessa subito l'argomento, perchè in Italia il Comunismo nel 1921 si aggirava quello che annunciava Engels nel suo "MANIFESTO".... "Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono alleate in una santa caccia spietata a questo spettro.....". (sono le ideologie di fine '800, inizio '900; nuove ma non proprio del tutto)

Dunque dall'Opera di Caracciolo, inizieremo dall'ultimo capitolo; l'XI, cioè:

"CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE".

Chi desidera invece ripercorrere tutta la strada delle prime forme di comunismo in Europa,
scelga i capitoli nei link riportati a inizio pagina.

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CAP. XI - "CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE".

"E’ probabile che se il movimento comunista degli anabattisti nel XVI secolo fosse esploso e avesse dilagato simultaneamente nel centro dell'Europa invece di esaurirsi in sanguinose e sterili lotte, a quest'ora l’Europa (e forse più che la sola Europa) avrebbe un assestamento sociale assolutamente diverso.

"Ciò che oggi è, o sembra, impossibile a realizzarsi o almeno a resistere alle mutate tendenze dello spirito umano o alle diverse esigenze individuali, era forse non irraggiungibile allorché l’industria era inesistente o quasi, e gli elementi costitutivi della società erano i privilegiati e gli oppressi. Quegli, nobili ricchi, clero; questi, pochi operai e la gran massa dei contadini analfabeti.

"Col rifiorire degli studi sacri ad opera dei riformatori e dei cattolici, con la lotta religiosa iniziata da Lutero e Melanchton, il Vangelo venne divulgato, analizzato, studiato come non mai fino allora, e ciascun partito di quelli direttamente interessati nella lotta trovava dalle parole e dai simboli di esso la ragione delle proprie aspirazioni; era quindi naturale che le aspirazioni popolari, prendendo origine dalle parole di Cristo e degli apostoli, consistessero in aspirazioni puramente materialistiche, tutte rivolte ad un vivere più umano.

"Nel 1518 TOMASO MORO aveva pubblicato in Inghilterra l' UTOPIA, che era tutta una protesta contro gli abusi e i privilegi che governavano la società all’inizio del secolo XVI, ed è un vero trattato di organizzazione comunista. Tradotto in tedesco, il suggestivo libro ebbe presto grande diffusione nella Germania, suscitandovi enorme impressione e collaborando grandemente ad una nuova concezione dei diritti dell’individuo nella società.
“É giusto” egli diceva “che un nobile, un ricco, un usuraio, un uomo improduttivo ed inutile debba condurre una vita beata fra i divertimenti e l'ozio, mentre i lavoratori tutti vivono di stenti e di privazioni ?. Questi sono soggetti ad un lavoro così penoso ed assiduo che le bestie da soma appena sopporterebbero!”.

"Le condizioni della società in Germania erano appunto quelle che, come in Inghilterra e in tutta l'Europa, Moro deprecava. II popolo era dissanguato dalle imposte, numerosi erano i nobili ed i nobilotti che, circondati da una corte oziosa e prepotente, trascorrevano la vita nel gaudio e nella lussuria; la miseria popolare era salita a proporzioni fantastiche ed alimentava bande di predoni che terrorizzavano ed estorcevano frequentemente ai cittadini quel poco che questi riuscivano a sottrarre alle decime ed ai balzelli. L'agricoltura era negletta, il mestiere delle armi esercitato a beneficio di chi più pagasse. Ogni aspirazione del popolo ad un lieve miglioramento delle proprie miserevoli condizioni era immediatamente soffocata dai potenti, sia per difesa immediata di quei privilegi dei quali si richiedeva timidamente la riduzione, sia per timore di mettersi sulla via delle concessioni e di intaccare il principio di autorità. Era il concetto difensivo che ha sempre imperato nei secoli, e che il cardinale di Richelieu più tardi esprimeva così “Si les peuples étaient trop à l'aise, il ne sarait pas possible de les contenir dans les régles de leur devoir".

"Inizialmente il principio della comunità dei beni stupì e quasi atterrì gli stessi oppressi. Esso sembra a costoro contrario al Vangelo che predicava l' ubbidienza e il rispetto; poi si trovò che il Vangelo stesso, piuttosto che avversare, indicava agli uomini che nella rinunzia di ciascuno, e quindi nella comunanza dei beni, era il principio fondamentale e morale della vita umana.
II comunismo, non costretto ed attraversato da pastoie di ordine economico che lo rendono ai giorni nostri di dubbia attuazione, non differiva, nel concetto degli anabattisti, da quello dei legislatori e degli utopisti, nonché dei fondatori di molteplici sette, da Licurgo in poi, tranne in quanto lo esigessero le tradizioni e le condizioni locali.
Le comunità dei Pitagorici, degli Esseni, dei Terapeuti ebbero lunga vita, ma la loro costituzione era piuttosto sul genere di quelle che poi furono le comunità monastiche: non l'affermazione di un principio, ma una associazione volontaria fra persone che si sottoponevano ad una stessa legge, pur vivendo nel mezzo di una società diversamente organizzata e che essi non ambivano a riformare.

"I PELAGISTI del secolo V traevano la loro fede dal Vangelo, e stimavano non poter entrare nel regno dei cieli chi non avesse ceduto agli altri le proprie ricchezze. Essi non facevano esplicita menzione di comunità dei beni, ma, distribuendo la ricchezza di ciascuno in favore di tutti gli associati, venivano implicitamente a costituire una vera e propria comunità. Ma siamo sempre nel campo di un ordinamento volontario fra un certo numero di persone, e non di un ordinamento generale imposto, o che si cercasse di imporre, a tutta la società.

"I WICLEFISTI (seguaci di Wyclyf Jhon - 1324?-1384) sono erroneamente considerati nemici della proprietà individuale; ma nella stessa Inghilterra i seguaci di JEAN BOLLAND (miravano a distruggere ogni gerarchia sociale e ad abolire la proprietà individuale in favore di tutti; miravano, cioè, alla proprietà collettiva. In pratica, la SETTA DEI BOLLANDISTI era composta da un numero assai esiguo di affiliati, e Jean Bolland dimenticava volentieri di aver mosso guerra alla ricchezza e agli onori allorchè gli si presentava la possibilità di ottenerne per proprio conto.
I seguaci di HUSS (JAN HUS - Boemia 1369-1415, e GEROLAMOda PRAGA, bruciti sul rogo) non erano comunisti, e la loro setta era puramente religiosa; solo una frazione della SETTA HUSSITA tendeva all'abolizione della famiglia e della proprietà, e questa frazione, mal condotta, non ebbe alcuna influenza storica e sociale.
Un vero e primo esempio di organizzazione comunista ci viene dunque dato dagli anabattisti del secolo XVI.

"Lo spiegamento da parte degli anabattisti di sì ardite riforme sociali urtò contro la logica ostilità dei principi, dei nobili, del clero e di tutti quelli che nella rivolta iniziata originariamente sotto apparenza di lotta religiosa vedevano minacciati i loro secolari privilegi. Ai contadini e agli operai si aggiungevano, o palesemente simpatizzavano, i borghesi che, non avendo diritto ad alcun privilegio, odiavano e combattevano quelli degli altri. Ma questi non avevano né il fanatismo, né l'eroico ardimento, né l’incitamento di una assillante povertà che animava i contadini e gli operai nella lotta intrapresa, quindi furono più elemento di dispersione e debolezza che valido aiuto.

"Senza dubbio, però, il germe dell'insuccesso al quale andò incontro il comunismo del XVI secolo era nell'origine stessa del movimento anabattista, origine religiosa, o meglio nell’illogica insieme di princìpi politici e religiosi che nessun legame avevano o potevano avere fra loro. E’ comprensibile quanto poco importasse alla plebe l'esatta interpretazione della Sacra Scrittura. I contadini, assillati dalla lotta quotidiana per l'esistenza, avviliti e abbrutiti dalla prepotenza dei nobili e del clero, lasciavano le dispute religiose, di cui nulla comprendevano, ai fanatici e ai politicanti. Solo quando demagogicamente udirono proclamare il principio livellatore dei diritti e doveri, l’uomo non dover essere soggetto ad altro uomo, la terra e i beni appartenere indistintamente a tutti ed il frutto del lavoro al lavoratore, essi sollevarono il capo, ascoltarono, compresero o credettero di comprendere, e le file degli anabattisti si ingrossarono rapidamente.

"Ma le riforme religiose che, oltre quelle sociali, gli anabattisti predicavano, non fecero che moltiplicare le diffidenze, le inimicizie, gli odi, le persecuzioni. Ai nemici difensori dei propri beni materiali si unirono i difensori dei propri princìpi spirituali; ai privilegiati si unirono cattolici e luterani, con l'ardore che caratterizzava le lotte religiose del secolo. Contro una così formidabile coalizione l' anabattismo non poteva lottare e sopravvivere.

"Può affermarsi che qualunque movimento tendente a sovvertire l'ordinamento sociale è destinato all’insuccesso, o almeno deve lottare contro difficoltà ben più aspre, se esso è, oltre che sociale, religioso o antireligioso. Il contenuto religioso è destinato fatalmente a produrre scissioni e debolezze. Essendo in esso implicito un concetto di coercizione dello spirito, ha in sè il germe della ribellione. I1 fattore religioso in un movimento politico potrà dare dei fanatici, dei tribuni, degli eroi, ma esso sarà fatalmente destinato ad ostacolare un nuovo e regolare assetto sociale. Onde è che ai nostri giorni (e ciò sembra confermato, malgrado caotiche le contraddittorie notizie che a noi giungono sulla organizzazione della repubblica sovietica) un organizzatore di larghe vedute, di ingegno acutissimo e di pochi scrupoli, un condottiero di animi e mistificatore di idee, Lenin, ha “giudicato indispensabile”, per ottenere l'affermazione del comunismo fra i contadini delle diverse e più lontane regioni della Russia, togliere ad esso la caratteristica antireligiosa con la quale si era annunziato all' inizio della rivoluzione russa.

"Mettiamo allo stesso livello, dunque, coloro che per raggiungere uno scopo di generose trasformazioni sociali si pongono all'ombra dei sacri labari e coloro che innalzano una bandiera che simboleggi la lotta contro la religione. Nell’uno e nell'altro caso la libertà non è che una vana parola che dissimula malamente l'arbitrio e la violenza. Agli effetti del fine sociale che si propongono, coloro che combattono la loro lotta servendosi della religione come mezzo non differiscono da quelli che la combattono attraverso la distruzione di ogni concetto religioso.
Si veda, come esempio di intolleranza, il programma pubblicato, ora è molti anni, dagli “Escamisados”, società di internazionalisti spagnoli . “Liberatevi dallo spauracchio chiamato Dio, e, lasciandolo per far paura ai ragazzi, avranno termine quelle industrie chiamate religioni che servono soltanto ad ingrassare i saltimbanchi, come li chiama Dupuis, cioè i preti, la cui missione consiste solamente nell'ingannare e tendere panie ai gonzi. Questo è il nostro programma, ma, prima di metterlo in pratica, è mestieri che la nostra società si purifichi. E’ necessario uno spargimento di sangue che duri poco, ma che sia copioso, straordinario. I rami putridi dell'albero sociale devono essere tagliati affinché esso possa prosperare e mettere vigore. Tali sono i nostri desideri e le nostre inclinazioni, e adesso che lo sapete, tremate, o grassi borghesi e preti, poiché la vostra tirannia è agli sgoccioli. Fate largo agli scamiciati. La nostra bandiera nera è spiegata !”.

"La bandiera è spiegata, in questo caso, in favore dell'arbitrio e della prepotenza. Un movimento che si basasse su tali ampollose e volgari parole come potrebbe mai fruire di quel consenso di intelligenze e di oneste coscienze necessario ad una stabile organizzazione che dovrebbe regolare il nuovo assestamento sociale? Coloro che oggi sono gli oppressori diverrebbero gli oppressi; da colpevoli, vittime; non livellazione sociale, ma inversione; non libertà, ma persecuzione, germe di nuove rivoluzioni, e nulla di buono e di positivo per l'umanità sofferente.
Vero è che l'odio delle frazioni più estreme contro il clero in particolare ha origine nella protezione che, da Costantino e da Gioviano in poi, clero e potenti si sono scambievolmente prestati. Tale odio non è, nelle sue ragioni essenziali, rivolto direttamente al clero considerato nel suo compito esclusivamente religioso, né ha essenza filosofica, ma è rivolto al clero considerato nella sua tendenza eminentemente conservatrice e deformatrice dei princìpi sociali racchiusi nella stessa religione cristiana. Non appena il clero, in alcuni casi, ha abbandonato tale via, e da sostenitore delle classi comunque privilegiate ne è diventato aspro nemico, il favore popolare si è rivolto ad esso.

"Così ad esempio, grande entusiasmo destò fra gli operai e i contadini in specie, anche non cattolici, una circolare del Vescovo di Meath nella quale erano contenute le seguenti parole
“La terra è proprietà comune di tutti; le terre di ciascun paese appartengono in comune al popolo di quel paese, perché il vero proprietario, cioè il Creatore che le ha fatte, le ha trasmesse a lui come un dono volontario. Egli ha dato la terra ai figli degli uomini. Ora, siccome ciascun individuo, non importa in quale contrada, è una creatura ed un figlio di Dio, e siccome il Creatore non fa alcuna differenza fra le sue creature, qualunque riartizione della terra nella quale il più umile fosse escluso non sarebbe solamente un'ingiustizia ed un torto verso quell'uomo, ma altresì una resistenza empia alle benevole intenzioni del Creatore”.

"Quanto all'odierno movimento economico-religioso che fa capo al sindacalismo cattolico, esso, attraverso le formali differenze dovute a speciali contingenze storiche ed economiche, ha, nel suo contenuto sociale, notevoli analogie col movimento politico-religioso del secolo XVI. Se il primo, però, si fonda su una organizzazione sindacale, l'altro non era in sostanza che una semplice e istintiva riunione di oppressi sotto la bandiera della rivolta; il fondamento religioso è in entrambi come il punto di appoggio per muovere la grande leva che avrebbe dovuto o dovrebbe sconvolgere e sovvertire l'ordinamento sociale in favore delle classi meno privilegiate.

"Non seguiamo gli scrittori cattolici nelle loro requisitorie contro gli anabattisti. La narrazione che essi fanno degli avvenimenti è un esempio di partigianeria che offende la storia stessa; alle parole, ai fatti, ai simboli essi danno un significato che a volta a volta cambia, secondo che trattano di anabattisti, di luterani, o di cattolici. La violenza sanguinaria è descritta a foschi colori se attribuita agli anabattisti, è rappresentata sotto l'aspetto di giusta, per quanto penosa, sanzione, se commessa dai principi cattolici. Tutto ciò che è simbolo durante il periodo del così detto “regno di GIOVANNI di LEYDA" è fuori di dubbio svisato ed alterato.

"È infatti verosimile che una città cinta da un blocco implacabile potesse resistere così tenacemente, e cadere solo per opera di un traditore, qualora in essa venissero commesse le nefandezze e le scelleratezze d'ogni sorta che Meshovo e Kerstenbrok narrano? La lotta politica si svolgeva come i tempi richiedevano, e la crudeltà era mezzo comune a tutti i partiti. Tormenti e supplizi furono usati dai cattolici e da luterani con eguale frequenza e raffinatezza, e così anche dagli anabattisti.

Si può inoltre supporre che sia stato deliberatamente artefatto il significato del titolo di Re che Giovanni di Leyda ebbe o si attribuì. Egli infatti non si proclamò Re di Munster, di questa o di quella regione, ma “Re della novella Sion”.
Charles Foster Kent, in una pubblicazione sulla origine della Democrazia, dimostra il significato sostanzialmente diverso che gli israeliti davano alla parola “Re”.

Anzitutto, presso le tribù semitiche il capo, per le speciali condizioni di organizzazione, era in effetti il servo e non il despota del suo popolo. Il titolo che portavano i capi scelti dal popolo, e quindi alla volontà popolare legati, è stato tradotto in quello di “Re” e quindi lo stato venne chiamato “Regno”. Ciò perché non si è creduto tradurre diversamente la parola ebraica “Meléch” la cui radice significa “consigliere”; onde alla parola “Re” nella concezione ebraica corrisponde più il significato di “consigliere eletto dal popolo” che quello generalmente ad essa dato.

"II movimento degli anabattisti fu caotico, serie di episodi frazionati nel tempo e isolati; fu, più che una rivoluzione, una serie di rivolte operate da pochi pensatori e da una massa ignorante che li seguiva ciecamente. L’idea comunista era allora bambina, e ove più grandi erano le infelicità e il dolore, ivi la parola dei propagandisti aveva maggiore presa. Quindi non aspirazioni più o meno disinteressate ad un migliore avvenire dell’umanità, ma reazioni locali e non collegate che dalla comune miseria.

"Allora, come domani, un movimento di siffatta portata sociale tendente a sconvolgere dalle fondamenta l’intero assetto sociale, pur facendo astrazione dagli altri fattori negativi, era e sarà condannato all’insuccesso se non sarà contemporaneo oltre le stesse frontiere naturali delle razze, e quindi mondiale.
I rapporti economici fra i diversi centri di vita e di produzione non ammettono la contemporanea esistenza di organizzazioni sociali così antagoniste. Il comunismo o sarà internazionale, o non sarà che un effimero tentativo. Lo ammise recentemente lo stesso LOSOWSKI, presidente dei sindacati operai della Russia sovietica; in un colloquio avuto con giornalisti recatisi a studiare l'organizzazione del regime comunista russo, egli disse.

“Se la sperata rivoluzione europea non avviene, la rivoluzione bolscevica russa é condannata a perire. Non possiamo sussistere se il comunismo non si propaga dappertutto. Se rimarremo soli, fatalmente cadremo. Come si potranno conciliare nelle relazioni commerciali l'economia comunista e quella borghese?
Nella vita economica internazionale valgono le leggi dei vasi comunicanti; perciò, o noi saremo costretti ad accettare le vostre leggi, o voi le nostre, e ciò in un breve periodo di tempo. Per salvare le nostre conquiste dobbiamo guadagnare tempo, utilizzare anche il più breve respiro, altrimenti è la morte !”.

"Le sollevazioni anabattiste, sminuzzate così in episodi, sparpagliate in regioni l'una all'altra lontane, indebolite da inutili eroismi ed inutili malvagità, mancanti di qualunque continuità e simultaneità, non ebbero, la prerogativa, e quindi la forza offensiva e la resistenza difensiva, di una grande rivoluzione sociale, né le condizioni miserevoli nelle quali viveva il popolo in Germania e nell'Europa tutta avrebbero potuto favorire un movimento di proporzioni più vaste e di conseguenze più durature.

"La miseria delle classi inferiori provocata dalle lotte religiose, dalle persecuzioni, dagli abusi, era spaventosa. I privilegi dei nobili e del clero spingevano il popolo verso le più estreme condizioni di povertà e di abbrutimento. Il lavoro dei campi, unica risorsa della grande maggioranza popolare, era sfruttato dai grandi proprietari terrieri a proprio beneficio e a quello dei Vescovi; vaste zone venivano frequentemente tolte al lavoro dei contadini che già ne traevano il modesto frutto per il sostentamento della vita, ed assegnate come donazioni da principi e da nobili ai conventi che pullulavano in Germania, e questi, con ordinamenti apparentemente comunisti, le sfruttavano a loro beneplacito col lavoro dei propri dipendenti. L'attività del clero era enorme, la spudoratezza nell'accumulare ricchezze pari ad essa e i mezzi per procacciarsele d'ogni specie. Dopo la Riforma, quelli che cessarono di essere sfruttati dal clero passarono completamente sotto gli artigli della nobiltà che ne assorbì i privilegi.

"Allorché la fame bussava inesorabile alla porta delle casupole sparse per le vaste campagne e ai tuguri delle città, contadini ed operai abbandonavano il focolare domestico, il lavoro non proficuo, i propri affetti, e si riunivano in bande di avventurieri. Spesso si arruolavano mercenari al soldo dei principi; mediocremente pagati, ma con ampia libertà di preda, i peggiori, istinti si risvegliavano in questi soldati spinti alle armi dai soprusi subiti e dalla impossibilità di un utile lavoro; in tal modo essi diventavano zelanti esecutori delle angherie ordinate dai loro padroni, alle quali aggiungevano, per conto proprio, quel tanto di ruberie che servisse ad impinguare la propria borsa.

"Quando infatti Hutter diresse l'emigrazione dalla Germania, dalla Svizzera, dalla Polonia e da altre regioni verso la Moravia, fondandovi la sua colonia comunista e nettamente internazionale, la visione di una vita di lavoro e di tranquillità lungi dalle sofferenze fece sì che una vera massa di diseredati seguisse l'incitamento ad emigrare in Moravia, e la colonia prosperò e divenne fiorente fino al giorno della discordia e della rovina. In effetti, gli anabattisti erano più materialisti che spiritualisti, poiché gli eventi dimostrarono che le loro aspirazioni tendevano assai più ad un miglioramento di vita materiale che ad un rinnovamento di vita spirituale. Essi consideravano la scienza e le arti con indifferenza e forse con disprezzo, interpretandole come una emanazione delle classi potenti, quasi come un privilegio fra i tanti, e come uno spreco di tempo, poiché, come già Simeone figlio di Gemaliele, ritenevano che “non l'apprendere, ma il fare è quello che più importa”.

"Vero è che scienziati, artisti e letterati non potevano sorgere dal popolo in un tale ambiente di profonda ignoranza ed asservimento, o comunque, essi erano attratti nell'orbita delle famiglie nobili e delle corti. Gli scienziati, assai rari, erano accarezzati dai potenti; la magia, assurta anch'essa agli onori di scienza, era onorata e temuta; i filosofi vivevano in un dignitoso isolamento dal popolo; gli artisti, più o meno pagati, prostituivano la loro arte nell'adulazione dei principi; l'odio, quindi, verso le classi superiori si estendeva anche a tutti costoro la cui opera era incompresa ed inaccessibile al popolo.
Gli anabattisti consideravano invece come necessità ed obbligo per tutti l'apprendere e l'esercitare un mestiere manuale, solo allora ammettendo che si potesse dedicare le ore che sopravanzavano al lavoro per elevare la cultura e raffinare lo spirito.

L’influenza e le tracce lasciate dall'anabattismo considerato nel suo programma sociale furono notevolissime, checché dicano alcuni storici che vorrebbero circoscrivere l'azione della setta come diretta ad uno scopo essenzialmente spirituale. Vero è, invece, che il contenuto del programma anabattista (e perciò la definizione di anabattismo è più una tradizione storica a noi tramandata dagli scrittori di cose religiose che una esatta definizione programmatica) era prevalentemente sociale, e che tale programma doveva fatalmente svolgersi nell'ambito delle sette religiose, poiché così esigevano le contingenze storiche.

"L'attività intellettuale, specie in Germania, era particolarmente rivolta alla filosofia e alla teologia. Le scienze economiche e gli studi sociali erano pressoché inesistenti. Gli scritti sacri fornivano argomenti di asserzioni e confutazioni innumerevoli, e ciascuno poteva, in buona o in mala fede, per amore umano o per egoismo di casta, trarne le giustificazioni per il proprio programma di rivendicazioni o di oppressioni. Grande messe di esortazioni traevano gli anabattisti dal Vangelo, dalle cui massime il clero si era tanto distaccato, e il cui contenuto umano e sociale sfuggiva ai luterani.
Gli anabattisti lasciarono una eredità che venne raccolta da numerose sette e comunità con carattere prevalentemente pacifiche. Gruppi di anabattisti, scampati ai furiosi eccidi cattolico-luterani del 1534, si rifugiarono in Inghilterra, ove, per opera di MENNO figlio di Simone (uno dei difensori di Munster) fondarono una setta che prese il nome di SETTA DEI MENNONITI ( da MENNO SIMONS - 1535-1559). Essa aveva carattere pacifico, onde le fu permesso il soggiorno nella terra di Tommaso Moro, ed anzi si faceva notare e rispettare per sentimenti onesti e pietosi. Gli affiliati crebbero di numero in breve tempo, ma la setta andò lentamente degenerando dalle origini di rivendicazioni sociali. Essa infatti riconosceva l'autorità civile e ad essa si sottoponeva tranquillamente.
La setta dei mennoniti esiste ancora oggi ed è specialmente intenta all'agricoltura. Gruppi di mennoniti emigrarono nel Canadà occidentale, stabilendosi presso Vinnipeg nel Mannitoha. É recente la notizia che la colonia mennonita del Canadà, forte di circa 50.000 associati, per sfuggire alla nuova legge sulla colonizzazione nonché al servizio militare, ha deciso di emigrare nel Brasile, ove ha già acquistato 20 milioni di acri di terreno da colonizzare. E altri ancora emigrarono in Russia.
Mentre l'anabattismo e le sue diramazioni perdevano, specie per opera delle fiere persecuzioni, il carattere di rivendicazioni sociali, acconciandosi ad un programma essenzialmente religioso, il comunismo si addormentava in un letargo dal quale doveva svegliarsi solo molto più tardi, per avviarsi rapidamente verso più concrete aspirazioni.

"Comunque, l'evoluzione naturale delle leggi che governano la società non subisce rallentamenti o accelerazioni da reazioni o da rivoluzioni; apparentemente, forse, ma, per la legge universale del compenso fra azioni e reazioni, il ritmo storico torna ad imporsi.
“La storia umana - dice Taine - è cosa naturale come il resto. La sua direzione le viene dai suoi elementi stessi; non vi è affatto forza esteriore che la conduca, ma forze interiori che la fanno; essa non va verso uno scopo, ma riesce ad un effetto”.

"Le leggi che governano gli avvenimenti essenziali della storia trovano analogia nelle leggi
fondamentali della meccanica e dei fenomeni universali; come per questi le azioni e le reazioni si succedono e si compensano, così nello svolgersi dei fatti storici ad ogni acceleramento che sembra possa avvicinare, forzare quasi il corso degli eventi succede una provvida reazione, onde il ritmo storico fatalmente riprende il suo corso naturale

"Finché dureranno i segni caratteristici che differenziano nei loro istinti le varie razze, finché esisteranno barriere religiose, finché i diversi popoli non saranno stretti in un più intimo contatto intellettuale e spirituale, finché il proletariato, fraintendendo o falsando per ignoranza, per reazione, per ambizione, o per innato senso di violenza, la dottrina, pretenderà sostituire all'attuale ineguaglianza non una legge di rigida eguaglianza, ma una dittatura, rinnovando così sotto altra e peggiore forma l’ingiustizia sociale da esso oggi deprecata, finché la coscienza di un sano concetto di giustizia non abbia raggiunto uno sviluppo completo, il comunismo resterà sempre nel campo delle utopie e delle aspirazioni.

"Potrà affermarsi un giorno, cadrà l’indomani; sotto l'apparenza di una rivoluzione, sarà l'esponente di una novella tirannia, il predominio del braccio sulla mente, del corpo sull’intelligenza e della materia stillo spirito.
Ma quando tutti i fattori favorevoli ed indispensabili si saranno realizzati, quando il comunismo, sogno di poeti e di filosofi, avrà livellato, con ferree leggi e con ampie restrizioni di libertà individuali, le attuali differenze sociali, sarà esso apportatore di quella felicità e di quella giustizia alla quale aspira il mondo?

"Così credevano gli anabattisti, e per tale fede morirono atrocemente MÚNZER, WAGNER, HUBMEYER, HÚTTER, GIOVANNI DI LEYDA (ne parliamo ampiamente nel prossimo capitolo)

"Essi furono dunque dei grandi precursori; la fede che li animava ispirò loro una fermezza ed uno stoicismo che ha rari riscontri nella storia, e che, nel turbinoso incalzare degli avvenimenti che oggi scuotono l'Europa, inducono la mente a tristi confronti e a profonde meditazioni".

(FINE DELL’ XI CAPITOLO E DEL LIBRO)

Abbiamo –all’inizio- già accennato che saremmo partiti dall’ultimo capitolo.
Ora chi vuole ripercorrere l’intera storia di questi primi movimenti segua i capitoli successivi…che sono riportati nei link all'inizio di questa pagina.



OPPURE prosegui nel capitolo della Storia d'Italia.....

1921, l'anno del Fascismo.... > > >

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