ANNO 1922

(quarta parte) 1922 c
< inizio anno 1922

< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

MUSSOLINI cosa diceva? sul POPOLO e sulla LIBERTA':


IL POPOLO:
"L'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più, delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale"
( M. - Da "Preludio" . Aprile 1924 di Gerarchia - IV, 109).

"Un popolo per giungere alla potenza ha bisogno della disciplina" (M. - Discorso al Cova di Milano, 4 ottobre 1924. IV, 294).

"La disciplina deve essere accettata. Quando non è accettata, deve essere imposta" (M. - Discorso a Udine, 20 settembre 1922. II, 310).

"Il diritto se non è accompagnato dalla forza, è una vana parola" ( M. - Discorso a Firenze, 17 maggio 1930. VII, 206).

LA LIBERTA':

"Il concetto assoluto di libertà è arbitrario. Nella realtà non esiste" (M. Discorso al Cova di Milano, 4 ottobre 1924. - IV, 291).

"La libertà non è un fine; è un mezzo". (M. - Articolo su Gerarchia, marzo 1923, III, 78).

"Ma che cosa è questa libertà? Esiste la Libertà? In fondo, è una categoria filosofico-morale. Ci sono le libertà: la libertà non è mai esistita" ( M. Discorso in Parlamento, 15 luglio 1923. III, 196).

LA LIBERTA DELL'INFORMAZIONE:

"La stampa più libera del mondo intero é la stampa italiana. Il giornalismo italiano é libero perchè serve soltanto una causa e un regime; é libero perchè, nell'ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione.
" (M. Dalle parole rivolte ai
giornalisti, a Palazzo Chigi, il 10 Ottobre 1928). - VI, 250 e 251.

CRONACA DELL'ANNO ....Mussolini

"o ci daranno il governo
o glielo prenderemo calando su Roma "

... ricapitoliamo i fatti. MUSSOLINI alla fondazione del PNF (lo abbiamo letto) rivolgendosi ai partiti aveva lanciato dei messaggi molto chiari per chi "voleva intendere". Come davanti ai cattolici dove si era presentato questa volta non più anticlericale. I cattolici risposero con un altrettanto messaggio se non proprio di alleanza certamente di appoggio. Infatti, il 18 gennaio DON STURZO che sta commemorando il primo anno di fondazione del suo partito Popolare, sembra molto chiaro anche lui quando intervenendo, proclama l'impotenza dello Stato borghese e democratico liberale. Don Sturzo rimprovera Giolitti e ...."auspica che il fascismo sappia difendersi da lui e dai suoi abbracci democratici". Non è forse il suo un consenso, per quanto velato? - Lo scontro con Mussolini deve ancora avvenire, e don Sturzo dovrà abbandonare "per non creare imbarazzi alla Chiesa" e andare in esilio.

Mussolini ha buttato l'amo giusto lo scorso dicembre, si apre dunque lo spiraglio dell'appoggio dei cattolici, tanto più che dopo quattro giorni il 22 gennaio, muore Papa Benedetto XV ed è eletto il 12 febbraio Pio XI, arcivescovo di Milano. Per Mussolini é un'occasione d'oro che non si lascia sfuggire adottando una tempestiva e stupefacente strategia politica.

Fa commemorare alla Camera il Papa morto (mai accaduto prima d'allora) e scrive sul giornale un  elogio al nuovo Papa ACHILLE RATTI che a Milano, quand'era cardinale, in una manifestazione fascista affiancata dalla rappresentanza e dall'autorità religiosa (onoranze al Milite Ignoto) non gli dispiacquero  per nulla i gagliardetti fascisti presenti.
Ma Mussolini non si ferma qui, manda un altro messaggio chiaro; e anche questo non dispiace alla gerarchia di Oltretevere. "Fra Italia e Vaticano - afferma e augura Mussolini - speriamo possano presto nascere delle buone relazioni".

Il papa non rimane per nulla indifferente. Sceglie una domenica per ridiventare dopo mezzo secolo il protagonista del Paese e della storia.
Per la prima volta (dal 1870) un papa, dopo 52 anni di "prigionia"  dentro il proprio palazzo, si affaccia da una finestra del suo studio su Piazza San Pietro per benedire la folla.
Manifestando, così, il desiderio di togliere la Chiesa dal suo isolamento. Nella piazza gremita la commozione avvinse tutti, credenti e non credenti piangevano dalla commozione. Qualcuno cominciò a dire che Mussolini aveva fatto il miracolo, e la Chiesa salutò l'evento di questo giorno come la seconda  "resurrezione" del Cristo. Il suo Vicario finalmente poteva tornare tra la folla.
Una netta opposizione la manifesta sempre contro la Russia sovietica, contro il comunismo ateo (condannato dall'enciclica Divini Redemptoris)

(Nel '29 poi, Mussolini si guadagnò perfino il titolo di "L'Uomo della Provvidenza", ovvero "l'Uomo che ha reso possibile il "miracolo". Il secondo miracolo per intercessione della Madonna. La scelta vaticana dell'11 febbraio per la firma dei Patti Lateranensi, non fu infatti casuale, ma era quel giorno la grande festa delle apparizioni a Bernadette della Madonna di Lourdes).

La marcia su Roma deve ancora avvenire. Ma il clima é già questo! Di consenso, anche emotivo.

Il "romagnolo mangiatore di preti", mette così a segno un clamoroso successo (che fu ancora più clamoroso e plateale, quando il 23 settembre del '24 a Vicenza, entrò nella Basilica assieme al Vescovo e s'inginocchiò accanto a lui in raccoglimento davanti all'altare maggiore della Madonna, lui che a Forlì in un comizio aveva proposto di "collocare la pseudo vergine in un postribolo").

Intanto il 1° FEBBRAIO  era caduto il governo BONOMI, il 28 si era formato quello nuovo, di FACTA, che il 18 MARZO ottiene la fiducia con l'appoggio.... dei fascisti. Una cambiale firmata in bianco che permetteva a Mussolini di riunire a Milano il 26 MARZO in una adunata 20.000 fascisti senza dover temere nulla dalle autorità. Fa seguito poi un'altra adunata, il 12 MAGGIO con 40.000 a Ferrara (e questa volta, uniti a sostenerlo, ci sono anche gli Agrari - altro bel colpo a segno!) poi a Rovigo e in altre città.
In alcune, queste adunate si trasformarono in spedizioni punitive, che negli scontri causarono numerosi morti e feriti.

Insorgono le sinistre che proclamano il 1° AGOSTO uno sciopero nazionale che dovrebbe paralizzare tutto il Paese. Mussolini non ha indugi, come parlamentare, dà "48 ore di tempo allo Stato per reagire", altrimenti interverranno le sue squadre fasciste "per riportare l'ordine nel Paese".
Questo prima d'ora non l'aveva mai detto nessuno!!! 

Le ore non si contano, partono in anticipo i primi squadristi. Il 3 agosto viene occupato il municipio di Milano, poi quello di Genova,  Livorno e Parma. Seguiranno poi quelli di Bolzano e Trento. Negli scontri morti e feriti. Il 5 AGOSTO si mobilita l'esercito. E' solo una mossa formale, nessuno interviene, e le "spedizioni punitive" si moltiplicano con una indifferenza delle forze dell'ordine, che si trasforma in un'implicita immunità; e in certi quadri dell'esercito anche di consenso.

Manca ora solo l'occupazione di Roma, l'ultimo atto. MUSSOLINI si prepara,  ma prima, sempre più abile, il 20 settembre, e questa volta pubblicamente, enuncia la sua strategia. "Distruggere tutta la struttura della sinistra che sogna la delegittimazione dello Stato", e fa sue le richieste avocando a sé  quelle dei capitalisti, degli imprenditori, degli agrari.
Nel frattempo al Congresso i socialisti il 1°ottobre a Roma, invece di ritrovarsi e proporre una unità con i Popolari per realizzare un patto in funzione antifascista, impiegano tutto il loro tempo in aspre polemiche per moltiplicare le proprie divisioni e le lacerazioni.
La frangia massimalista ha in mente solo la Russia, vuole una rivoluzione proletaria violenta. Al congresso s'impone così tanto questa corrente, con feroci polemiche, che sia TURATI, sia TREVES e MATTEOTTI, riformisti più cauti (che qualcosa devono aver capito della Russia) sono espulsi dal partito.

MUSSOLINI segue queste lacerazioni, e ha la netta sensazione che tutti i socialisti ormai la rivoluzione sono impegnati a farsela dentro in casa, intrigati a disgregarsi, a scollarsi. In aiuto a Mussolini c'e la Camera del Lavoro che denuncia con una autocritica polemica, proprio la disgregazione delle forze di sinistra. Tutta acqua che va al mulino di Mussolini. Quasi potrebbe sedersi ed aspettare.

Un'altra mano gli viene dal prefetto di Milano, che guarda con simpatia i fascisti (spera o gli promettono forse un ministero) nonostante i tafferugli degli squadristi a Palazzo Marino e la distruzione dell'Avanti avvenuta  pochi giorni prima. Mussolini con tale appoggio, rompe gli indugi, la prossima meta dei suoi squadristi sarà Roma. Ma per la capitale ci vuole una prova generale. La prova viene fatta a Napoli, il 24 ottobre. Dove sfilano 40.000 camice nere davanti a MUSSOLINI; e lui dal palco, con l'oratoria irruente di un tribuno romano, grida il suo obiettivo (minaccia):
"o ci daranno il governo o glielo prenderemo calando su Roma".

Mussolini grida per impressionare, ma intanto abilmente saggia il terreno politico, fa alleanze, propone governi, ministeri, chiede alcune partecipazioni, ma si rende subito conto che ha davanti a sè una classe politica timorosa, faccendiera, solo opportunista, debole. Ha capito nei contatti con i "nani" che ora può avere tutto. FACTA di debolezza ne ha molta, e lo dimostra subito dopo tre giorni, il 27, quando si dimette dopo aver preparato il decreto con la proclamazione dello stato d'assedio. Altri si defilano, non vogliono compromettersi, fanno gli agnostici. "Se quello lì prende poi veramente il potere ci tocca andarcene a casa, meglio non esporsi troppo". 

Da ogni parte d'Italia convergono il 28 OTTOBRE su Roma le squadre fasciste con la guida, la logistica militare e la regia dei "quadrumviri" DE BONO, BALBO, DE VECCHI e BIANCHI, che il giorno prima sono stati segretamente in Liguria a pranzo dalla regina madre Margherita (!). A finanziare la Marcia hanno provveduto i grandi industriali, Olivetti, Conti, quelli dell'industria pesante, la Banca Commerciale, la Confragricoltura e altri. Mussolini non é solo! e non ha le spalle coperte soltanto da attivisti esagitati, ma ha la copertura di potenti borghesi, riuniti nei consigli di amministrazioni di banche e grosse società; quelli cioè che contano nel Paese! - Che lui chiama "i miei 2000 ferventi assertori, della mia nazione operante" - vedi la lista >>> )

Si tenta a Roma l'ultima carta, chiamare GIOLITTI; ma l'abile uomo politico, che dava la sensazione di sicurezza e stabilità a ogni prefetto d'Italia, nel caos generale procurato dagli assembramenti nelle stazioni di ogni città, non partirà mai per Roma. Alcune guardie regie per fermare gli "invasori" avevano fatto saltare i binari della ferrovia; così (si narra) bloccarono anche Giolitti (Mussolini a cose fatte confesserà e riconoscerà con tutta onestà che "se c'era Giolitti a Roma le cose non sarebbero andate così lisce"). In realtà Giolitti quel medesimo giorno - non voleva muoversi da Dronero senza un invito preciso del Re, anche perchè stava celebrando a Dronero i suoi 80 anni, e nello stesso giorno presentando per i posteri "Le memorie della mia vita" Vedi > > >

Il 28 OTTOBRE Roma è assediata da 25.000 fascisti, con 28.000 soldati chiamati a difendere la capitale. Il clima è allucinante, da insurrezione, l'esercito sbarra le porte di Roma anche se non sa ancora cosa fare e come dovrà reagire. Si vuole dare alle stampe l'ordine di "Stato d'assedio" preparato da FACTA, ma nessuno sa come si stende un decreto di stato d'assedio, si rimedia nell'archivio, se ne trova uno del 1898. Ora manca solo la firma del Re.

VITTTORIO EMANUELE III, non ha dormito, si è consultato tutta la notte con i suoi generali quale linea adottare. Se firma è guerra civile. E dell'esercito ci si può fidare? Gli risponde DIAZ, "nel dubbio è meglio non provare", gli fa eco PECORI GILARDI "meglio non fare l'esperimento, se va male non finisce solo il governo, ma anche la monarchia e tutto il suo esercito". Il re preoccupato nel sentire queste parole, non firma (ma trema) ma invia a Mussolini il telegramma con l'invito di recarsi a Roma per conferire.

A Milano MUSSOLINI vive l'attesa, "su una graticola", anche se le sue squadre hanno in mano ormai la città. In contatto con la capitale apprende che "il re non ha firmato" lo stato d'assedio, anzi è invitato a Roma; gli anticipano il contenuto del telegramma. Sa di avercela fatta, si precipita fuori a raccomandarsi di non causare incidenti: "Se ci scappa ora un solo morto siamo finiti", e nell'esultanza per pochissimo non finisce lui morto, uno squadrista nell'euforia inciampando nelle barricate fa partire un colpo che gli sfiora l'orecchio. La frase di Mussolini all'indirizzo di questo tale é irripetibile...... Bastava un centimetro e il fascismo finiva lì !

L'arrivo a Roma é trionfale. Raggiungono la capitale altri 42.000 fascisti. Mussolini si presenta al re come "un fedele servitore", che in cambio gli affida la guida del governo. Inizia la sua apoteosi.

Lasciamo a NENNI, non di parte, la cronaca di queste ore : "Il re e la regina sono al balcone, con i suoi generali, sotto sfilano 70.000 camice nere. In testa il Duce, ieri capo di bande insorte, oggi presidente del Consiglio. Grida come gli altri , Viva il re! Passano le sue squadre che hanno seminato terrore nel Paese e gridano anche loro, Viva il re! Passa la squadra della Lomellina con in testa una contessa che ha diretto le squadre punitive e ora manda baci sulla punta delle dita, alla regina. In Via Seminario una catasta di libri brucia, sono quelli di Marx e di Lenin. I benpensanti sono unanimi nel lodare il tatto di Mussolini quando rimanda a casa i suoi "sovversivi". Hanno sfilato per sei ore e quarantasei minuti. Da stasera, intanto, ogni provincia ha il suo Mussolini, ogni villaggio ha il suo ras. La legalità e l'autorità sono calpestate. Ogni fascista da oggi si crede autorizzato a dettare legge". E' nata la dottrina fascista, dove Mussolini la riassume in una formula "Niente all'infuori di me, niente contro di me".

MUSSOLINI formato il suo Governo, si presenta alla Camera il 16 NOVEMBRE per ottenere la fiducia. Con un discorso mette l'accento sulla sua condotta passata e futura. "Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto". E prosegue "il mio governo come politica interna si riassume nella triade, economia, ordine e disciplina. Nella politica estera dignità e difesa degli interessi nazionali, altrimenti seguiremo altri percorsi". Gli votano a favore 316, contro 116, astenuti 7. Fra i favorevoli i popolari e i liberali, con DE GASPERI, GRONCHI, GIOLITTI, BONOMI, MEDA, ORLANDO e SALANDRA.

MUSSOLINI non é ancora contento. IL 24 NOVEMBRE chiede pieni poteri per un anno intero, "allo scopo di ristabilire l'ordine e avere piena liberta' di azione in materia economica e amministrativa". La Camera a larghissima maggioranza approva. La legge è pubblicata il 3 dicembre, e di fatto la stessa Camera in quel giorno si esautora da sola. Mussolini ora può emanare provvedimenti legislativi in piena libertà. Glielo hanno concesso!! (solo dopo recrimineranno!!!)

Il "SUO" consiglio dei Ministri, va anche oltre: gli concede il 15 dicembre, pieni poteri di agire con i mezzi che ritiene più opportuni contro "coloro che sono promotori di turbamenti".
E Mussolini va a formare subito, dopo 13 giorni, il 28 dicembre (il decreto lo approva il Consiglio dei ministri) la "sua" Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) alle sue dirette dipendenze ed esonerata dal prestare giuramento di fedeltà al re.

Il compito della Milizia era di proteggere "gli inevitabili ed inesorabili sviluppi della rivoluzione "rossa", e di "sostenere a tutti i costi il nuovo regime". Un esercito personale di Mussolini che voleva dire "qui sono e qui resterò, piaccia o non piaccia agli altri partiti". E fu così solerte questa milizia che a fine marzo del prossimo anno le sue spedizioni punitive avevano provocato vari incidenti con 118 morti. Non tutte furono eseguite su ordine di Mussolini, ma rimase il fatto che nessuno della milizia  fu mai processato o punito.

Come "promotori di turbamenti" furono subito indicati i socialisti che di ritorno da Mosca, sfidarono il fascismo, forse su indicazioni di Lenin. Si fusero in un unico partito, in quello Comunista, fra mille diffidenze e ostilità interne su chi voleva fare la rivoluzione e chi voleva scalare il Parlamento con la legalità. Nonostante lo stesso Lenin (che proprio non conosceva nulla dell'Italia) sostenesse che la rivoluzione in Italia era ancora "troppo prematura". Inoltre si afferma anche che rimproverò i rossi "vi siete fatti scappare l'uomo giusto".
L'Avanti pubblica la notizia della fusione e i nomi del direttivo del partito. Entrano in azione i legali "pieni poteri" di Mussolini contro il "pericolo rosso". Saranno tutti denunciati, mentre le sue Milizie, sono sbrigative, devastano l'Avanti e Ordine Nuovo di Gramsci, e distruggono le Camere del lavoro a Torino dove si contano negli scontri 22 morti.
Inizia così in questo anno 1922, il regime fascista mussoliniano.

poi qualche anno dopo,
davanti a una folla oceanica osannante,
diede la parola d'ordine:
"una sola, categorica e impegnativa per tutti "vincere", e "vinceremo"!!!
"SCENDIAMO IN CAMPO....."
"DALLE ALPI ALL'OCEANO INDIANO"
"POPOLO ITALIANO CORRI ALLE ARMI!"

IL POPOLO """" Siiiiii, Siiiii, Siiii, Siiii ........) ASCOLTA > >

Come andò a finire, lo sappiamo tutti.
Fascismo e Monarchia nella polvere,
seguita dalla tragedia dell'8 settembre.

Eppure non è bastato:
("Poichè il passato non rischiara l'avvenire, lo spirito attuale avanza nelle tenebre"- Tocqueville)

Infatti, un dichiarato fascista e un rampollo monarchico stanno per ritornare sulla scena politica italiana nelle imminenti elezioni.
ITALIA AUGURI !!!

Riguardo poi all'economia, l'attuale "re" liberista, propone un giorno il mercato e il giorno dopo il vecchio assistenzialismo delle partecipazioni statali (vedi Malpensa-Alitalia). Vuol far pagare oggi a noi tutti i debiti della seconda, per far guadagnare domani la prima (che è privata). Che bell'uovo di Colombo!!!
ITALIANI AUGURI !!!

anno 1922 continua > >