ANNO 1922

(sesta parte) 1922 e

UTILE LEGGERE LA NASCITA 
DEL NAZIONALISMO TEDESCO
 
FEDERICO II  IL GRANDE - RE PRUSSIANO

BISMARCK E LA GRANDE GERMANIA

HITLER

vedi anche

BIOGRAFIA DI HITLER > > 

HITLER, WAGNER E GLI EBREI > >

Il 9 NOVEMBRE sulla scena politica europea compare e riempie le cronache di vari giornali tedeschi un personaggio singolare: ADOLF HITLER. E' un estremista, leader di un partito nazionalsocialista dei lavoratori che lui ha fondato con il consenso popolare puntando sul malcontento di alcuni milioni di ex combattenti ridotti alla fame, ma ha anche l'appoggio della classe media e dei grandi industriali che fa comodo avere i demagogo che sbraita.  Come in Italia (la Banca di sconto)  nell'agosto di quest'anno, in Germania, quasi una omonima banca ha il suo il catastrofico crollo,  molto più peggiore di quello italiano. Il marco é finito sul lastrico come carta straccia. Sono colpiti i risparmiatori della classe media, le piccole e le medie industrie, i commercianti, gli artigiani, l'intera popolazione che dagli affari o dal lavoro salariato trae il suo sostentamento.

Un crollo che si aggrava ancora di più quando il grande capitale, fiutato il vento della crisi si è dato alla fuga riparando all'estero. E' infatti il momento quando  i vincitori presentano il conto della sconfitta, 132 miliardi di marchi in oro. (vedi anche in Biografia di Hitler). Una cifra enorme, spropositata, con le casse vuote, con  una economia in ginocchio; poi arriva il colpo di grazia con la Francia  che invade arbitrariamente la ricca Ruhr. Non soddisfatta, come l'Italia, delle spartizioni fatte da Wilson a Versailles, la Francia si é fatta giustizia da sé; e nessuno si è mosso. La Ruhr per la Germania era il polmone dell'intera economia tedesca, con i suoi impianti metallurgici, con le sue miniere (la scusa della Francia è che non riceveva i quantitativi di minerale e di carbone, fissati a Versailles come danni di guerra, e ha deciso di andarseli a prendere, dopo la non consegna -sembra- di una semplice fornitura di legname. Insomma cercava il pretesto).
Il progetto e le intenzioni contenute nella Società delle Nazioni -concepita da Wilson - anche quella diventa - come il marco- subito carta straccia. Ognuno si fa da sè le regole, avanza i propri diritti, e spesso con una buona dose di rancori atavici.

Questo clima sociale arrabbiato e umiliato e l'ideale humus per far nascere il malanimo e il furore ai tedeschi, e che scopre in HITLER non solo l'ex soldato deluso di aver combattuto quattro anni inutilmente, ma vi trova  l'uomo che teorizza già il nazismo risvegliando il nazionalismo più acceso; prima ancora di scrivere in carcere Mein Kampf !

In questo 9 NOVEMBRE anno 1922 (a pochi giorni dal potere preso da Mussolini in Italia)  nel cocente anniversario di quella infausta data della disfatta tedesca, Hitler fa il suo infervorato discorso sulla "Repubblica nata sul furto", che impressiona e appassiona i primi tedeschi che lo stanno ascoltando. Un discorso che è già "rivoluzionario", nuovo, e non di marca bolscevica. Questo in sintesi il suo intervento: "Il parlamento va eliminato, la democrazia é una sciocchezza, occorre creare un movimento di massa e terrorizzare gli avversari, "...fino al momento in cui i loro nervi crolleranno e dove noi vinceremo. La razza tedesca deve riaffermare la sua supremazia assoluta, e ricordatevi che noi non abbiamo perso. La Germania ha il suo popolo forte, colpiremo i "criminali di novembre". Germania svegliati !". Promette disciplina, ordine, fine degli scioperi, protezionismo. 
La grande borghesia in sordina accorre, l'ascolta e lo finanzia.

Lui li affascina, tanto che un industriale americano di origine tedesca, versa 1000 dollari al suo movimento, una cifra enorme. Hitler li utilizza molto bene quei soldi, ci compra un giornale e inizia a infiammare le folle, e a fare proseliti in ogni ceto.

Nel discorso troviamo già tutta la sua ideologia: il ribelle, il vendicativo, la dittatura, il razzista, il fanatico, il distruttore e il suo IO apocalittico, dove non manca una buona dose di "Pseudologia fantastica".

Di MUSSOLINI ha molto in comune: gli anni di gioventù impregnati di politica rivoluzionaria, e anche quelli che sta vivendo in questo periodo. Una vita quotidiana quella di Hitler, che lo ha trasformato in un perenne "arrabbiato" , in un estremista con notevoli inclinazioni al fanatismo, un agitatore spinto da un odio senza limiti, con promesse mirabolanti fatte con la retorica, il nazionalismo smaccato, l'ostentazione del vigore e la capacità di decidere. Quando parla, non si muove soltanto, ma si contorce dalla testa ai piedi, e il suo non è un parlare ma un gridare, rauco, ma che in crescendo si fa acuto, come il grido di un felino ferito. 

Hitler guarda molto al movimento fascista sorto in Italia sopra il malcontento borghese, su quello delle masse, gli ex combattenti e i disoccupati. In Germania, come quella italiana, la sinistra non è capace di amalgamare, guidare, farsi ascoltare. Una situazione identica all'italiana, ma con una nazione ancor più lacerata e in ginocchio, perché perdente. Una nazione incapace di opporsi alle spartizioni (che Hitler chiama rapina) del suo territorio (di qui l'accusa di Hitler ai potenti di aver venduto la Germania prima e dopo la resa) e una nazione umiliata per aver dovuto cedere tutto l'armamento;  l'intera marina, che non è stata nemmeno impiegata nella guerra. Inoltre mortificata con il divieto di costruire armi in avvenire. Ma soprattutto in ginocchio per gli immensi debiti di riparazioni (che non si aspettava, quasi non ci credeva, firmarono convinti in una a breve termine magnanimità. Di qui l'accusa di Hitler di aver "venduta" la Germania);  infine come in Italia cinque milioni di disoccupati, ex combattenti, che si sono sentiti traditi dai politici che hanno firmato la resa. Insomma l'intera Germania era un fienile che aspettava solo un fiammifero per far divampare fuoco e fiamme.

All'interno, in questo clima di disfatta, nascono le rivendicazioni di una miriade di partiti con ognuno la sua ideologia. Partiti e movimenti nati dopo la grande sconfitta  che non riescono con un programma a lenire con la loro dialettica le ferite di un popolo e di una Germania umiliata. Sono gli anni più duri, con un'iperbolica svalutazione e una crisi economica catastrofica, che toccherà il suo culmine verso al fine del 1923, quando a Novembre per acquistare un dollaro occorrevano 4200 milioni e per comprare un uovo  500 milioni.
Perfino molti autorevoli osservatori delle nazioni vincenti (Lloyd George) sapevano che prima o dopo qualcosa sarebbe accaduto. E molti si meravigliano ancora oggi che non sia accaduto prima, cioè prima dell'ascesa di Hitler nel 1933-34. La Repubblica di Weimar fu solo una ubriacatura di buona parte di tutta la classe dirigente tedesca, ma non dei tedeschi, e non poteva dunque durare perchè era una repubblica senza repubblicani, nè c'era una legittimazione popolare.

Fra questi partiti all'inizio del 1921, c'é un movimento che vuole cambiare tutto, radicalmente. Ma come in Italia i fasci, questa compagine é lacerata al suo interno dalle correnti moderate che però chiacchierano ma non sanno cosa fare, né da dove cominciare. Ne fa parte Hitler, che fiuta il momento e il clima per creare un suo movimento. Nello stesso istante (e siamo nell'agosto 1921) in Italia, Mussolini sta concependo la stessa cosa. Entrambi vogliono far prevalere la propria corrente di destra estremistica, quasi anarchica. Ma il vertice dei rispettivi  partiti assumendo posizioni più riformiste, li boccia entrambi. Mussolini in Italia l'anno dopo cambia subito registro e trova dentro l'ambiente industriale l'appoggio per salire al potere (affermando che senza il capitalismo al fianco non si va da nessuna parte), mentre Hitler dovrà attendere più di dieci anni per fare il "grande matrimonio", produttori & lavoratori.

Entrambi i due daranno le dimissioni dal vertice dei precedenti movimenti, ed entrambi dicono "facciamo da soli" (ma con gli industriali). Si creano entrambi non piu' un movimento ma un partito. Mussolini in Italia a novembre fonda il PNF (il fascismo), Hitler quasi nello stesso istante fonda  il NSDAP, il nazional-socialismo (nazismo).

Due partiti che nascono dal nulla con solo l'intuito molto accorto di creare consensi, incantando le folle, ma poi incantando e magnetizzando anche i professionisti della politica navigati ed esperti, quelle vecchie volpi capaci di fare del trasformismo un arte. Si aggregheranno a loro (come in Italia dopo i fatti di Ancona - (ammutinamento dei soldati alla partenza per l'Albania)) alcuni generali e potenti industriali. Quindi non un manipolo ma una forza militare  logistica e soprattutto economica. Altri politici li sottovalutano, dicono "sono dei teatranti", non li prendono sul serio, ma entrambi i nostri due personaggi, inquietanti ma abili, hanno chiaroveggenza e sfruttano sapientemente tre strumenti fondamentali, l'organizzazione, la propaganda e il denaro della grande borghesia.

Entrambi si danno una disciplina. Formano le squadre d'azione, incendiano impunemente le sedi di partiti avversi, le redazioni dei giornali, e si mettono in uniforme, uno in camicia nera e l'altro in marrone, ed entrambi fondano un proprio giornale con i soldi di grossi industriali. Entrambi non sono soli !!!
La classe politica incapace di comprendere il "momento" (lo impedisce una rigidità ideologica) non riesce a bloccarne l'ascesa e 
soccombe davanti ai due;  per consolarsi  li bollano entrambi  di essere avventurosi, demagoghi, "personaggi ridicoli"; mentre dalle masse  i consensi aumentano vertiginosamente ed entrambi i due capi, cinici e tenaci vanno verso il potere; che fra poco, non solo le masse appoggeranno.
Entrambi promettono quello che mancava all'Italia e alla Germania in quel preciso caotico momento."un Popolo, uno Stato, un Capo", e... minacciano  gli "estremisti idioti... la rivoluzione ha un senso e una portata storica soltanto quando rappresenta un ordine superiore, un sistema politico, economico, morale di una sfera più elevata"....."chi dice patria, dice disciplina; chi dice disciplina, ammette una gerarchia di autorità, di funzioni, di intelligenze. Questa disciplina, dove non è accettata, deve essere imposta, anche colla violenza" .
In italiano e in tedesco le frasi sono  quasi le stesse.

La situazione in Germania sul piano interno è però più gravida e più difficile dell'Italia. Per Mussolini é più facile, per Hitler molto più complessa, perchè in Germania ci sono ancora "poteri forti", occorre più tempo, ma l'allievo recupererà terreno, andrà oltre il suo modello e il suo maestro.

Come per il fascismo anche qui la difficile domanda storica é se fu Hitler a creare la Germania nazista o viceversa. La creta resta semplice creta se non trova l'artista che la modella, ma anche l'artista se non ha a disposizione la creta non diventa artista. 

(Facciamo una breve Biografia di Hitler, anche se in altre pagine la troveremo poi più completa, come in BIOGRAFIA DI HITLER )

HITLER ha compiuto 33 anni. Per destino é nato a Braunau, sull' Inn bavarese, un fiume che divide la città in due parti da secoli, da una parte la Germania dall'altra l'Austria. Si parla la stessa lingua (il tedesco) e lo stesso dialetto. Ogni abitante della città - separata sola da un ponte (il padre di Hitler ex calzolaio ci lavora come doganiere) sogna fin dalla culla di vedere riunita Braunau in un unica città. Ogni cittadino sta aspettando che nasca un condottiero da qualche parte e che finalmente elimini quell'odioso confine che non ha mai rispettato la volontà degli abitanti. Ma lo sta aspettando da duemila anni!
Da Cesare ai limes di Marco Aurelio e di seguito per altri 1800 anni in mille spartizioni della storia, una unione non è mai avvenuta, nemmeno nell'ultimo conflitto ('15-'18) dopo che sui territori delle potenze vinte Wilson tracciò le sue linee, lasciando immutato l'odio nei cittadini di Braunau dentro nel loro sangue e nei loro geni.

Hitler nel suo Dna se lo portò dietro quell'odio, fin quando invase l'Austria e abolì il confine; lui stesso, di persona, con la città che impazziva dalla gioia. Nella storia nessuno era stato capace, lui sì, ed era addirittura nato proprio in quella città.

HITLER a Braunau, nel 1889, nasce figlio illegittimo, per di più da due cugini consanguinei (il nome era sia dei genitori materni sia paterni), ma è subito orfano nell'adolescenza (la madre infatti muore di tubercolosi dopo che il padre era già al suo terzo matrimonio).

Nativo dunque  di una zona (nel limes Austria- Germania - posto a Braunau) la cui presenza di ariani Arii indoeuropei era bassissima. 
(
per quanto riguarda l'abusata parola "Ariani di Ario" non ha nulla a che vedere con gli "Ariani Arii",
VEDI ANNO 336 )

 Lui stesso e tutti i nomi della sua genealogia (addirittura consanguinei) erano di origine semitica ebrea, infatti suo padre era il figlio di una serva, che era stata messa incinta da un ricco commerciante che sappiamo era ebreo, Frankenberger o forse da suo figlio ventenne. Comunque o padre o figlio erano i responsabili di questa indesiderata maternità,  perchè poi alla nascita si presero cura del bambino e pagarono una retta mensile alla ex serva fino a quando il frutto della loro colpa ebbe quattordici anni. (un comportamento che significa, sembra  chiaro, che era stato uno dei due a ingravidarla). La madre (la serva di nome Maria Anna Chicklgruber) sposo' in seguito un certo Johann Georg Hiedler, quello che poi diede il suo cognome a Adolf Hitler (l'errore fu dovuto al parroco di Dollersheim, che trascrisse errato il nome del padre sul registro quando nacque. 

HITLER cresce, va a scuola, poi a 12 anni si oppone al padre nel proseguire la scuola ("Non volevo fare l'impiegato mai e poi mai") e la spunta. Aveva ottenuto la licenza di quinta elementare (suo compagno di banco, il grande filosofo WITTGESTEIN!!) poi si era iscritto alla scuola media, ma ci rimase poco, fino a quando i professori inviarono al padre una brutta nota "non ha attitudine allo studio". Il ragazzo si sentì umiliato. Convinse così il padre e decise quindi di rinunciare alla scuola per dedicarsi solo alla sua passione: la pittura. Vuole diventare un artista!

Quando dirigerà le grandi armate sul Volga (3-marzo-'42) ai suoi generali giustificherà le sue lacune scolastiche e i tanti errori linguistici, dicendo "quei professori erano dei somari, ed è tragico pensare che tale puerile gente abbia avuto il potere di sbarrare l'avvenire di un giovane come me che aveva - come potete notare - le qualità di condottiero della futura Europa" (non era ancora arrivata la cocente disfatta a Stalingrado).

"Era testardo, insofferente, ribelle", diranno poi i suoi professori per giustificarsi. Ma quando giunse al potere, invase l'Austria, entrò a Vienna, i professori li andrà a scovare uno per uno.
Testardo lo divenne ancor di più quando iniziò a leggere, divorando libri su libri e a dipingere: la pittura era la sua passione! A 17 anni l'ambizione all'arte lo porta a Vienna ma all'esame per l'Accademia di Belle Arti è bocciato per "scarsa attitudini"; anche qui registra un altro fallimento.

Tornato a casa, sconfitto ma non vinto, lavorò un intero anno e si ripresentò all'Accademia convinto questa volta di farcela, ma non fu nemmeno ammesso agli esami, i disegni presentati, furono tutti "bollati" a margine con un plateale "mediocre", "mediocre", "mediocre". Ostinato, Hitler  chiese spiegazioni, ma i docenti lo consigliarono di darsi all'architettura; ma il mancato artista non aveva gli studi necessari per iscriversi, quindi davanti a sè non aveva nessuna strada, nè arte e nè parte; non un mestiere, e nemmeno l'attitudine a farne uno.

E' il 1909. Umiliato e ormai senza soldi (la madre che lo finanziava è nel frattempo morta) nella monumentale Vienna di questo periodo, borghese, gaia, gioiosa, godereccia con i suoi valzer di Strauss, Hitler lo troviamo per 5 lunghi anni, disoccupato, frustrato, a spalare neve, a fare il facchino alla stazione, il muratore, l'imbianchino; ma sempre occasionalmente, quindi con pochi risultati economici;  infatti viene anche sfrattato da una misera stanza che occupava, ma che non riusciva pagare; messo sulla strada, Hitler emigra  nello squallore del dormitorio pubblico e nella mensa dei poveri. (quella stanza era al n. 34 della Schellesserheimerstrasse, più avanti al n. 106, abitò per un certo periodo LENIN in una stanza lurida come quella di HITLER. Nessun viennese avrebbe potuto immaginare, e nessun mago fare una profezia, che nello spazio di quaranta metri, dentro due anguste stanzette, alimentandosi con lo stesso pane che vendevano all'angolo della strasse, i cervelli di due barboni si stavano formando sui libri, per poi maturare due apocalittici progetti; uno a sconvolgere metà pianeta con una rivoluzione, l'altro invece con una disastrosa guerra mondiale a mettere a soqquadro l'intero pianeta.

Hitler assomigliava a uno "spettro", racconterà un suo collega barbone, ma non era traviato, non era dedito a nessun vizio nonostante la gioventù e la vita randagia; non fumava, non beveva alcolici, e per la sua innata timidezza pochi erano i rapporti con l'altro sesso. Del resto non curava affatto la sua persona, barba e capelli sempre lunghi, con  addosso una sgualcito cappotto nero regalatogli da un ebreo che vendeva vestiti usati, che gli fu riconoscente per aver dipinto Hitler dei cartelloni pubblicitari per il suo negozio.

HITLER tenta di vivere alla giornata vendendo piccoli disegni, acquerelli grossolani, cartelloni pubblicitari per i bottegai, che alcuni "grassi salumieri" gli disprezzavano. Dirà poi: "il ricordo più' triste e infelice  che ho è ricordare la gente felice di Vienna". Per gli altri Vienna in quegli anni era un sogno, della vita e dei propri piaceri. Ovunque c'era la musica nell'aria, nei Ring, nei parchi, nelle case opulenti. Nei teatri affollati,  le sublimi musiche di Mozart, Beethoven, Schubert. Era la Provvidenza che aveva toccato con mano la bellissima città stesa lungo l'azzurro Danubio: lo era per gli altri, per lui era un incubo: "la fame, era la mia fedele compagna e divideva con me ogni cosa, la mia esistenza era una lotta continua con questa spietata amica sempre accanto".

Cinque lunghissimi anni di miseria e di desolazione dentro una città con due milioni di abitanti che contava un milione di salariati. Una Vienna ricca, la più opulenta e la più colta capitale d'Europa. Hitler é pigro, non aspira a un lavoro fisso, si sentirebbe declassato dentro un anonimo proletariato (ma altro non potrebbe fare)  quindi preferisce un lavoro vagabondo. Ma non é affatto pigro sui libri, é un lettore incallito, come Mussolini, si butta a capofitto e si accanisce a divorare libri e libri di politica rivoluzionaria.

Una droga per lui, il classico cibo di un emarginato arrabbiato. Forse non cogliendo il contingente, ma catturando solo l'essenziale necessario alla sua indole, o forse per compensare la fame e l'odio che doveva provare in mezzo ai grandi magnifici palazzi della Vienna Imperiale. Diventato Fuhrer, non dimenticò nemmeno un istante quello che la città gli aveva negato.

Lo esternò con dichiarato disprezzo, vendicandosi con tutta l'Austria, e perfino con i professori che avevano avuto l'impudenza di averlo bollato "mediocre". Li scovò uno per uno! E si vendicò, umiliandoli, mentre ad alcuni fece loro terra bruciata con l'impiego, la casa, la vita. E la sua ossessione, l'atavico confine a Braunau, sul ponte, andò a spazzarlo via di persona! Lui, il figlio del doganiere, ex calzolaio, che riuniva non solo Braunau, ma riuniva due popoli. Una grande orgogliosa apoteosi nel suo intimo ma palese nel volto e nell'animo dei suoi cittadini in un delirio senza limiti.

Arriviamo a Hitler 1914. All'inizio della Grande Guerra, lui ha 25 anni. E' un interventista, come Mussolini, quindi coerentemente va volontario nell'esercito come Mussolini e come lui si distingue, diventa come lui caporale. Nel '16 partecipa alla famosa "Battaglia della Somme" dove morirono 1.000.000 di tedeschi inutilmente e lui stesso rischiò di morire. Come Mussolini (che rimase ferito, due volte in una gamba nel '16, nell'ottobre del '18) anche  Hitler fu quasi accecato dai primi gas asfissianti Ypres, inventati e impiegati con effetti devastanti e lanciati dai suoi stessi camerati, poi guarito rimase gravemente ferito non in combattimento ma per lo scoppio di un fusto di cannone sempre dei suoi camerati. Fu dato per morto, poi qualcuno si accorse che tra i corpi c'era ancora qualcuno in vita. Ed era lui !

Ricoverato in ospedale il 4 novembre apprende la anomala disfatta della Germania, la resa di una nazione che non ha nemmeno combattuto nell'ultimo anno, che ha l'esercito in piena efficienza, e l'intera marina alla fonda nei mari del nord. Poi l'onta e la beffa: il Kaiser è fuggito, due milioni di morti per nulla e quattro anni di sacrifici inutili. Gli crolla il mondo addosso e lancia già il suo anatema che contiene già tutto il nazionalismo tedesco: "tanti  morti e una disfatta perché un mucchio di criminali ha ardito alzare le mani sulla patria". I criminali secondo lui sono quelli della borghesia tedesca ebrea, quella  con i grandi capitali, che Hitler accusa di aver provocato la disfatta e la caduta della monarchia per salire al potere del nuovo Stato mercantile. Li accusa di essere i responsabili di una resa, della liquidazione dell'impero, della vendita della Germania ai nemici, francesi, inglesi e americani. Gli italiani nemmeno li nomina, li considera quasi compagni di sventura, visto quello che avevano ottenuto a guerra "non persa" ma nemmeno "vinta".

Rispedito a casa, finita la guerra nel modo più disastroso che abbiamo appena letto e con un dopoguerra ancora più drammatico sotto l'aspetto economico e sociale, nel 1919   troviamo Hitler nel partito dei lavoratori, e come abbiamo letto sopra, nel 1921 ne diventa il capo, come Mussolini, e in questo 1922 quasi uguale al suo è il suo programma. Da questo momento la carriera sarà una fotocopia di quella di Mussolini, cambieranno solo i personaggi e la scena, ma il regista diventa uno solo: il destino! Che li accomuna nella sorte, nella vita e nella morte.

Da questo momento lo incontreremo molto spesso nei prossimi anni, anche se la sua ascesa, dopo alcune avversità  inizia nel 1932 e nel 1933.

Il prossimo anno troveremo il PUTSCH DI MONACO che a Hitler gli costerà la galera, ma lui trasforma il processo e la sua detenzione  in una bandiera nazionalista. 

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